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Archive for novembre 2007

Anche solo per dare un senso al nome di questo blog, esaminiamo una forma di pandismo.

Da millenni il vino fa bene all’anima se ne bevi poco e male al corpo se vai lungo. Per essere precisi farebbe sempre male perchè, checchè se ne dica, contiene dal 10 al 20% di alcol, che è un veleno per il nostro organismo, e a quei medici che elogiano i suoi effetti benefici sull’apparato cardiocircolatorio cito una ricerca, di chi non ricordo (L’aap!), in cui si affermava che per assorbire i composti polifenolici contenuti in una pastiglia per la circolazione è necessario bere 600 litri di vino rosso. Per info contattare il fegato…

Al mio fegato, il vino, fa male due volte, perchè mi fa incazzare come una bestia.

No, non sono portato alla ciucca cattiva, ce l’ho con il nuovo significato che da qualche tempo si dà al vino.

Oggi il vino è cultura e questa parola mi ricorda il mai abbastanza odiato Joseph Goebbels che, quando sentiva la parola “cultura” la mano gli correva alla Luger. Io, parafrasando Goebbels, quando sento la parola “cultura” la mano mi corre alla Beck’s, nel senso che ho cominciato a bere più birra che vino. Tutto questo, detto da uno che al 50% è di Cuccaro Monferrato, suona come una bestemmia, ma non è forse una bestemmia al Vino, quello vero, l’andazzo di oggi?

Sono stufo di mettere in bocca degli intrugli che non vanno bene neanche per lucidare il rame, vinacci andati a male che con una bella iniezione di gusto di legno diventano “barricati”, porcherie fatte con gli aromi da pasticceria perchè uno deve avere il retrogusto di nocciola, l’altro di fragola, di minestrone o di eternit .

Sono stufo di trovare solo vini importanti di quattordici gradi, spessi come il castagnaccio, che per mandarne giù mezzo bicchiere devi mangiare un chilo di pane, vini che ti anestetizzano la bocca e il cervello, sennò manderesti a cagare i fenomeni che parlano, appunto, di retrogusto e si dimenticano il gusto, che apprezzano il finale lungo -checcazzo è, una sinfonia?- che si ottiene con la gomma arabica, o che sentenziano “sapore vinoso”, il che sarebbe sorprendente in una spremuta di topo morto ma quantomeno lapalissiano in un bicchiere di vino.

Il fatto è che tutto questo muove montagne di soldi, come i centri benessere, i maghi, e, a salire, l’omeopatia, l’arte, il riscaldamento globale, le religioni e tutte le altre fabbriche di fumo. Tutte cose per cui il mio interesse è tendente a zero.

…Solo che a me il vino mi piace ( a me mi rafforzativo ndr). E bevo quello che mi fa Giovanni, settantacinquenne di Acqui Terme, lui sì, da tutelare dall’Unesco, più di una foresta o una chiesa. Questo signore ha un naso e una bocca e un’esperienza che valgono tutti gli enologi spocchiosi del mondo. Attenzione, non sto imitando il mio amico Magagna secondo cui “tutto ciò che è genuino è buono”. Il vino è come gli agnolotti: se li sai fare sono buonissimi, sennò lascia perdere e compra quelli di Giovanni Rana.

Molti mi fanno notare che, milioni di persone che non bevevano vino, oggi ne sono diventati grandi conoscitori, proprio grazie alla qualità raggiunta.

A questi signori consiglio un assaggio di merda: come diceva non ricordo chi (L’aap!) “miliardi di mosche non possono sbagliarsi tutte”.

Dottordivago

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Segnalo a chi passa da queste parti un blog dove c’è addirittura il rischio di imparare qualcosa senza impegnarsi troppo.

Trattasi di www.ipernova.wordpress.com.

Il boss si chiama Paz e credo si tratti di un tipo niente male: il classico cavallino sul quale mettere due soldi.

Oddio, mi ha mandato un commento in cui parla bene di Prodi ma, per quanto grave, gliela perdono: il ragazzo si farà…

Dottordivago

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Se prendo un litro d’acqua, lo metto in una pentola e ci accendo il fuoco sotto, la temperatura dell’acqua aumenta, più o meno velocemente a seconda del fuoco.

E così un bel posto da dirigente Rai non me lo leva nessuno. 

Adesso, mi rendo conto che parlar male della Rai è la cosa più scontata del mondo, ma ditemi un po’ voi…

Mi faccio andar bene tutto: il tirarsela da servizio pubblico e contemporaneamente inseguire dati Auditel e sponsor come le peggio tv commerciali, dilapidare capitali immensi, assumere figli di e amici degli amici, parlare di professionalità e mettere in onda alcuni soggetti che nelle “tv libere” degli anni settanta avrebbero trovato sì e no posto a manovrare il gobbo, l’ipocrita levata di scudi per gli accordi sottobanco con la concorrenza.Va bene, ho le spalle larghe e posso sopportare tutto questo e altro.

E’ passare da pirla che mi prende male.

Avete notato il rilievo che, poco tempo fa, è stato dato alla “nuova veste” del TG UNO? Sembrava che il mondo dell’informazione non sarebbe più stato lo stesso, mi aspettavo un nuovo approccio al giornalismo via etere, raffiche di scoppiettanti novità, rutilanti scenografie. Qualcuno, dotato di senso della misura, ha parlato di cambiamento epocale. Ero persino preoccupato per le sorti della sigla che, piaccia o no, fa tanto telegiornale e per quei simpatici burini di speaker che piuttosto che dire tiggì con una “g” sola si farebbero colare piombo fuso in bocca.

Quando ho realizzato che le novità consistevano nel logo, che da giallo è diventato bianco, e nel tavolo, che è un tavolo moderno ma ci sarà costato come quello originale di re Artù, ho ridacchiato scuotendo la testa come si fa quando un amico stupido ne combina qualcuna delle sue.

Pochi giorni dopo, sempre la Rai, ha proposto una svolta, questa sì, epocale: hanno inserito un codice colori nel marchio in sovraimpressione! E non è finita: verde significa per tutti, il giallo richiede la presenza di un adulto e il rosso manda a nanna i bambini.

Ma come gli vengono? Ci vogliono già delle belle teste, eh?

Non ho notato se le altre reti lo fanno ancora o se hanno rottamato il tutelaminori, dopo anni di onorato servizio, ma non è questo il punto. Il punto è: ma la Rai, ci prende per pirla o cosa?

Probabilmente tutto questo polverone servirà a giustificare mostruosi esborsi a favore delle ditte che hanno eseguito i lavori in studio o la vertiginosa parcella presentata dal genio informatico che ha colorato di bianco il logo giallo.

Anche in questo si dimostrano indietro come le balle del cane: non hanno ancora capito che nessuno sanzionerà il loro dilapidare i nostri capitali, come insegnano Destra, Mastella e Sinistra.

Mi stupisce essere l’unico a notare la cosa (credo) ma non più di tanto: quando tutto il popolo inneggia al re e al suo bellissimo abito, solo un bambino o lo scemo del villaggio fanno notare che il re è nudo.

Dottordivago

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Riporto come post il commento che ho inviato all’articolo di Marco Travaglio sull’immondo Mastella, comparso ieri sul blog di Beppe Grillo.

Quando uno è toccato da “un brutto male” si ritrova a fare cose che non si sarebbe mai sognato, tipo rivolgersi a maghi e guaritori. Ora, io sono la persona più scettica, terricola e realistica di questo emisfero ma, visto che contro questo cancro-Mastella non ci sono speranze, proviamo questa.
Lancio un appello: tutti coloro che abitualmente si rivolgono a maghi ed affini si ricordino di aggiungere alle loro richieste una fattura a morte per il ministro della giustizia; che tutti gli operatori dell’occulto focalizzino miliaia di malanni in direzione della famiglia intera dell’Immondo; che tutti gli iettatori, al mio paese detti anche “ossi da morto”, convoglino le loro onde negative su tutti quelli che condividono il dna di quella putrida genìa; e che tutto ciò che di più maledicente esiste sulla terra, nel cielo e negli inferi si unisca e trasformi il Campione di Ceppaloni in un vaso di Pandora di ogni sfiga.
A quelli come me, che non credono a dei e demoni, a ying e yang e a cip e ciop, ricordo che due entità metafisiche probabilmente esistono: il culo e la sfiga. Il primo ha dato abbondantemente nel corso della vita del Nostro, mentre la seconda si è mostrata solo al momento della sua nascita e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma ora la Nera Sorella deve ritornare con tutte le sue energie e tutti noi, anche i più disincantati, soffino nelle vele di questa nave corsara portatrice di pianto, affinchè voli tra i fulmini e approdi ai lidi mastelliani e compia il suo ferale compito. Quindi, d’ora in poi, congiungete le mani e recitate: “QUESTA PREGHIERA NEL VENTO SI PERDA: MASTELLA, CHE TU POSSA MORIRE NELLA MERDA. QUESTA PREGHIERA NEL VENTO SI PERDA: MASTELLA, CHE TU POSSA MORIRE NELLA MERDA.

Vi prego, crediamoci e facciamone un mantra. Se mai funzionasse, se mai avesse un minimo effetto, proviamoci. Alternative non ce ne sono. La nostra classe politica è intoccabile da mani umane: proviamoci con la sfiga.

Dottordivago

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Questo post non è di interesse pubblico ma "for Marcia’s eyes only". E visto che già non ve ne poteva fregare di meno anche degli altri post, questo non vi toglierà il sonno.

E allora perchè lo scrivo qui? Semplicemente perchè non so come rintracciare la tipa, salvo comunicare a suo padre, il mio grande amico Milton, che "il panda" è vivo, sempre che io mi ricordi esattamente l’email di papà…

Chiariamo una cosa: il panda deve morire, e questo è certo. Però è vivo il blog e questa cosa potrebbe interessare la mia amica Marcia che, una sera di tanto tempo fa, si pelava dal ridere sentendo le esternazioni della mia mente malata.

Eh, lo so, essere coglioni è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare…

Comunicazione di servizio: nel caso qualcuno non si facesse i cazzi suoi e leggesse il messaggio per Marcia, abbia almeno la bontà di pronunciarlo alla brasiliana, cioè "Marsia" e non all’italiana.

A questo proposito, dolce Marcia, non ti ho mai detto che il tuo bel nome, pronunciato da un italiano ignorante, è un nome di merda? Ma a te, che te ne fotte? Già conosci me che, ringraziando la Madonna, sono uno dei più ignoranti.

Ricapitolando: non so come rintracciarti e non so se l’email di papà è giusta, e allora prendo questo messaggio senza corpo e lo metto in una bottiglia che non ha consistenza e lo lancio in questo grande mare che non ha spiagge.

E gli dico, come faresti tu, fica com Deus.

Dottordivago

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Questa è una domanda che mi porrò tante volte su queste pagine. E’ sufficiente seguire con un minimo di attenzione ciò che viene detto in TV da politici o addetti ai lavori, per porsela.

Proprio ieri era la giornata mondiale o europea o italiana -L’aap- dedicata alla sicurezza stradale e in tutti i telegiornali si stracciavano le vesti e si disperavano per il fatto che in Italia muoiono sulle strade circa 5000 persone all’anno e che questo è indegno di un paese civile. Sono daccordo, anche se Italia e civiltà sono due parole che fanno a calci in culo.

Ma questi signori dov’erano una decina di anni fa quando i morti per incidenti stradali erano circa 8000? E dove aveva mandato in crociera il cervello l’allarmatissimo speaker che sempre ieri dichiarava che sulle strade, in pochi anni, ci sono quindici morti in più al giorno? Dovrebbe spiegarci come ciò sia possibile, visto che 5000 : 365 fa meno di 14 morti al giorno. E’ talmente chiaro che si tratta di un errore di lettura che non vale la pena perderci tempo.

Merita molto di più una dichiarazione di qualche anno fa di un super manager di stato, non ricordo se De Vita o De Rita -L’aap- a proposito del costo della benzina. Questo signore, appartenente ad una categoria che, mensilmente, riceve uno stipendio pari a quello decennale di un impiegato, alla domanda del giornalista -"Gli italiani si chiedono: perchè la benzina costa 2000 lire al litro?"- ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga -"Gli italiani devono capire che oggi, a livello industriale, la benzina costa 300 dollari alla tonnellata"-. E non si sbagliava, erano dati corretti.

Messa giù così, uno chiede scusa per il disturbo e se ne va con la coda in mezzo alle gambe. Se, invece, uno fa come me e prende una calcolatrice, scopre ciò che il fenomeno ha detto.

Allora, considerato che in quel periodo il dollaro valeva 1750 lire e sapendo che una tonnellata di benzina è pari a più di 1300 litri, il conto è semplice: 300 x 1750= 525.000 lire, che divise per 1300 litri fa circa 400 lire al litro.

Ora, il fenomeno ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga -"La benzina costa 2000 lire al litro perchè la benzina costa 400 lire al litro"-

Io non dico niente, vedete voi. Ma sappiate che quello è ancora lì, e lo stipendio glielo hanno pure aumentato.

Dottordivago.

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Il perchè del nome di questo blog lo potete vedere in “Perchè il panda deve morire”.

Ribadisco il concetto che, se mi trovassi a tu per tu con un panda, l’ultimo dei miei pensieri sarebbe quello di fargli del male, così come a tutti gli altri animali.

Il mio “millantato odio” per il panda ha radici antiche.

Dopo l’alluvione subita dalla mia città, Alessandria, il sei novembre 1994, mi sono dato da fare per aiutare un po’ di gente che se la passava veramente male.

Ho perso una quarantina di giorni di lavoro (autonomo!) per creare e coordinare una struttura parallela a quelle ufficiali, con lo scopo di reperire e distribuire cibo e attrezzature agli alluvionati. La cosa, nata dal nulla, ha permesso di aiutare tanta gente, grazie soprattutto all’opera di tanti volontari che arrivavano da tutta Italia.

Ora, voglio che sia chiaro che sono una testa di cazzo e che è l’unica volta nella vita in cui ho fatto del bene, ma allora mi girava così e, sottolineo, non c’ho guadagnato una lira.

Non sono mai stato orgoglioso della mia città: il nostro pianeta è un immenso essere vivente e come tale deve avere un buco del culo, in cui io ritengo di vivere; ma in quel momento ho visto Alessandria ferita e l’ho amata, dopodichè ho ripreso a sopportarla.

Torniamo al 94. Una sera mi trovavo nella tenda mensa, allestita dal Comune e mandata avanti da noi volontari; ricordo che in quel periodo la cucina funzionava grazie all’opera di una ventina di camperisti di Lecco, persone stupende arrivate cariche di ogni ben di Dio. Il momento non era bello, ma sia durante che dopo il lavoro si stava bene e si parlava e si rideva.

Tra le tante pirlate c’era spazio per argomenti più seri e quella sera si disquisiva sui danni dell’alluvione e, in particolare, c’era una ragazza di Torino che batteva continuamente sui danni all’ambiente, aspetto non secondario, ma prima che all’ambiente, con i mezzi a nostra disposizione, bisognava pensare ai cristiani; e questa non sentiva ragioni e ci dava degli insensibili, era una specie di khomeinista verde che probabilmente ora starà vivendo su una sequoia per impedirne l’ abbattimento. O forse ha scoperto il sesso…

Ad un certo punto ciò che rimaneva dei miei pasti ha abbandonato il mio intestino ed ha invaso la scatola cranica: praticamente mi è andata la merda al cervello. Ho detto qualsiasi cosa potesse infastidirla, fino a renderla furibonda, e riuscii a mietere facile gloria con la filippica sul panda che deve morire.

E siccome mi piace apparire peggio di come sono, ho concluso dichiarando che avrei voluto avere una pelliccia di panda davanti al camino, sulla quale trombare Licia Colò in lacrime.

Ne è seguita un’ovazione da parte di uomini e donne e la certezza assoluta che la pasdaran non me l’avrebbe mai data.

Visto il successone ho riproposto centinaia di volte la storia del panda nel corso di cene o semplici cazzeggiamenti ed ora è quasi un marchio di fabbrica.

Questo è quanto; e se vi aspettavate qualcosa di geniale o profondo, avete sbagliato blog.

Dottordivago

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