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Archive for gennaio 2014

E “decrescita felice” sia, ‘cudìghel…

Che poi, non sarebbe necessariamente un ritorno al passato ma al buon senso.
Ci stanno (e ci stiamo) complicando la vita in un modo che inizia a non essere più sopportabile: tra le tante cose che ci siamo inventati per rovinarci la vita, lo sapete, sì, che non siamo mai stati così bene ma siamo straconvinti di stare malissimo, eh?… E sia parlando di benessere che di salute.

Bimbi, la mia dolce sposa, è impiegata in uno studio medico associato, intorno a cui gravitano più di diecimila mutuati, senza contare i numerosissimi pazienti della ventina di specialisti che si servono di quei locali. In una città di centomila abitanti, comincia ad essere un campione significativo di popolazione, oltre che un dito nel culo per me: quando sono in giro con Bimbi, la salutano tutti, mi sembra di portare a spasso una versione più alta e carina di Antonella Clerici.
Bimbi lo dice sempre: siamo alla follia.
In dieci anni, a parità di numero di mutuati, è quadruplicato il lavoro suo e delle colleghe; e non tanto per minchiate burocratiche, quanto per la frequenza con cui i pazienti si presentano.
Ocio che mi scappa di divagare…

Frequentazione dello studio medico preoccupante, a cominciare dagli extracomunitari (o i finto-comunitari come i rumeni), che al loro paese vengono ancora curati come la gamba di Garibaldi quando “fu ferito” e che non possono credere a quella che sembra una bella favola, cioè arrivare in un posto in cui non sei trattato come gli indigeni ma meglio, spesso molto meglio, quanto meno in termini di esenzioni da pagamenti o ticket di qualsiasi tipo.Per loro, che non si complicano (ancora) la vita come noi, è quasi un gioco, è un bengodi come per Johnny, un mio compagno di scuola che, quasi quarant’anni fa, sotto Natale e fino all’Epifania, andava ad aiutare nella pasticceria di un suo parente, incartando amaretti e dolcetti, insacchettando carbone o altro.
Ovvio che per i primi giorni si uccidesse letteralmente, non solo coi prodotti che maneggiava “istituzionalmente” ma anche con la pasticceria fresca più fine e qualsiasi altra cosa trovasse in quell’Eldorado di dolcezze e smerdi nutrizionali.

A sua discolpa va detto che si trattava più di un “benefit” che di un saccheggio generico, visto che rappresentava il 90% della paga che percepiva, mentre resta da domandarsi se era proprio questo comportamento a decurtare la sua paga, tipo i Blues Brothers, quando si sono bevuti l’ingaggio nel locale country.
Sia come vuole, dopo due giorni Johnny si riduceva con la glicemia e il colesterolo di una panna cotta ai lamponi sciroppati e, se non fosse subentrata la nausea come difesa naturale dell’organismo, entro il terzo giorno avrebbe rischiato l’amputazione del piede per il diabete o un blocco delle coronarie, causato da depositi di colesterolo, zabaione e crema pasticcera.

Ah, apro una divagoska (forma contratta di “divagata-matrioska”, cioè divagata nella divagata…) in onore del povero Cigno che, per la seconda volta in un mese, si becca un sondino su per la minchia, per fare un po’ di pulizia in un impianto idraulico che ricorda molto le resistenze delle lavatrici nello spot del Calfort.
Tanti auguri, animale, e sappi che ieri sera, anche in tua assenza, abbiamo tenuta alta la bandiera, al “sushi all you can eat”: se semo sfonnati, frate’…
Chiusa la divagoska.

Tornando agli stranieri, sono dei consumatori compulsivi di tutto ciò che il SSN mette a loro disposizione, tipo la classica marocchina che ha scoperto il cioccolato e che si presenta con un brufolo sul naso, pretendendo la visita dal dermatologo. Tesoro, dammi retta: torna alla tua vecchia dieta e vedrai che con quattro cimici, un pugno di riso e un pugno sul muso, ti depuri in un attimo.
Ma, loro, li posso capire, sono come Johnny.
E poi, così come ci libereremo dell’incubo Cina grazie all’inquinamento atmosferico delle loro città, che ne decimerà la popolazione, di certo alleggeriremo il carico sociale e sanitario causato dagli stranieri proprio grazie alla loro ingordigia di esami, analisi e terapie.
A forza di fare prelievi, prima o poi, gli finirà ‘sto cazzo di sangue, sì o no?
E con una TAC oggi, una radiografia domani e una risonanza dopodomani, sempre che non si trasformino in Hulk, gli verrà un maramau come alle prime squadre di soccorso di Chernobyl, sì o no?…
E a forza di farsi farsi prescrivere bancali di farmaci, pagati da noi, da mandare ai parenti rimasti al paesello, gli verrà l’accidente che gli auguro, si o no?
Bòn, chiusa la divagata cripto-leghista.

Per gli italiani, invece, non è un gioco, non è un bengodi: è un incubo.
Incubo che (“amici telespettatori, il tempo è tiranno”) vedremo domani.
Continua.

Dottordivago
P.S. Mò mi metto comodo e aspetto qualcuno di SEL che mi ricordi che gli stranieri sono una risorsa…

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Visto che il tempo è quello che è, travasiamo da Feisbuk…

2201

Ok, si dovrebbe dire “dopo aver visto”.
Il fatto è che mi rivolgo a dei cucù di Feisbuk… mi adeguo…

Dottordivago

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Parto rispondendo alla grillinamente delusa “sciura Maria” Barberio.
Mari’, non te la prendere, qualcuno doveva pure votarlo, il M5S, no?
Io l’ho votato per le Comunali e le Regionali, con la piccola soddisfazione che i grillini sono gli unici non indagati per gli sperperi del “Parlamento Piemontese”, mentre a livello cittadino seguo poco ma ho idea che girino a vuoto.
Fino ad un mese prima delle politiche ero intenzionato a ripetere il voto, poi ho avuto un momento in cui nella mia testa si deve essere messo a girare qualche ingranaggio solitamente incastrato e ho fatto una delle rarissime previsioni corrette della mia vita: ho scommesso un paio di aperitivi, regolarmente incassati, sul 25% di consensi a Grillo.
Ho azzeccato anche la quasi parità fra i tre schieramenti, cioè PD, Berlüsca e delusi dai primi due, che hanno costituito il 90% del M5S; ho solo sopravvalutato SEL, non pensando che i più incazzati sarebbero passati a Grillo, e dico “per fortuna”: falce e martello, la svastica, la Clerici che cucina e le facce rifatte con la chirurgia estetica, sono cose che mi danno il vomito.

Insomma, ho votato PD per la seconda volta in vita mia, sempre in funzione anti-berlusconiana, turandomi il naso ed ogni altro orifizio del corpo, come quelli che fanno il bagno in Amazzonia temendo di trovare il candirù (Vandellia cirrhosa).
E non ho votato M5S perchè ero certo che di voti ne avrebbero presi fin troppi per il loro assetto e la loro funzione.
1) L’assetto era praticamente inesistente, senza una base, una struttura, la formazione degli elementi… dicano quello che vogliono ma la militanza giovanile in un partito è senz’altro formativa, direi quasi indispensabile.
È la stessa ragione per cui dico che un Presidente della Repubblica come quello italiano -che, se mai le due Camere lavorano bene, non conta un cazzo- andrebbe sostituito con un Re, non inteso come “Re Giorgio”, sia chiaro…
Intendo un Re di rappresentanza, come quelli scandinavi, che comunque, quando è stato il momento, hanno saputo tirar fuori le palle e l’orgoglio contro le leggi anti-semite, almeno in Danimarca.
Un Re che sia la faccia riconoscibile del Paese, che duri a lungo e che abbia figli, così, al momento dell’avvicendamento, arriva uno che, da quando è nato, ha dovuto imparare a parlare o tacere, magari conosce un paio di lingue, sa stare a tavola… insomma, non è un autodidatta, il che dovrebbe dare certe garanzie e limitare le figure di merda.
Astenersi perditempo e Savoia, che poi è la stessa cosa.

2) La funzione dei Grillini in Parlamento, per come la vedo io, è quella del cane pastore: un capo che fischia e loro che corrono a tenere a posto il gregge.
A gente come quella delle sirene (da verificare che non scherzasse…) o quello del microchip (quello sì, che è scemo totale…) l’unica cosa che puoi chiedere è l’onestà, anche perchè l’ottima proposta di Grillo di limitare a due le legislature, è volta a non dare il tempo ai neofiti di corrompersi del tutto.
Quindi che siano i guardiani del Parlamento, che si facciano i cazzi loro come un cane della Narcotici, cioè che ficchino il naso ovunque e che segnalino gli illeciti.
Però, visto che alla lunga il Parlamento dovrebbe pure fare qualcosa, bisogna che il gregge sia più numeroso dei cani, che notoriamente non sono il massimo della resa parlando di lana da vendere e latte per fare il pecorino.
Insomma, il grillino in Parlamento deve essere come il coriandolo nel guacamole: un pochino ci vuole, sennò non è guacamole, ma ocio con la dose, perchè appena ne metti un po’ di più, sembra di masticare una cimice.

Poi, buona colpa del cosiddetto fallimento del M5S è da imputarsi a chi lo ha votato: credo che un buon 50% si aspettasse che Grillo tirasse fuori la bacchetta magica, atteggiamento che non ha mai aiutato nessuno ad essere clemente ed obiettivo nel valutare i risultati.

Con tutto questo, cara Maria, se nel prossimo futuro non ci sarà da votare per Renzi, probabilmente non prenderò neppure in considerazione l’idea di andare a votare, anche se, poco realisticamente, in un momento di incazzatura irreversibile potrei pure votare M5S.
E ai miei sucaminchia polemico-politici preferiti faccio presente che del giovanotto di Firenze parleremo in una prossima occasione.

Tornando alla mia“voglia di Grillismo” del titolo, mi limito alla cosiddetta “decrescita felice”: mi piace pensare, almeno per il mio futuro, un mondo più semplice e meno impegnativo, rinnegando il mio credo di sempre:
“Perchè risparmiare? Meglio guadagnare di più”.

Come diceva Paolo Rossi, in una delle due volte in cui mi ha fatto ridere:

Da bambini tutti i miei amici volevano fare
gli astronauti, gli scienziati, gli attori…
Io volevo fare la testa di cazzo.
Sono l’unico che ce l’ha fatta.

Io sono riuscito a coniugare le due cose: ero come i suoi amici, sono diventato una testa di cazzo.
Ma mi sto ripigliando.

Eh? È già ora di andare? Ok.
Continua.

Dottordivago

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Tranquilli, in senso politico aggiungerei un sacrosanto

’sto cazzo.

Mica per altro, è che non sono ancora così disperato.
E anche i disperati non lo sono ancora abbastanza, per accettare il cambiamento di mentalità che comporterebbe uno stile di vita alla Grillo.

Ecco… mi scapperebbe di divagare alla quarta riga: è grave?

Con “stile di vita alla Grillo” non intendo il suo personale stile di vita, intendo ciò che propone per la società futura; poi, se proprio devo dire qualcosa relativamente al suo stile di vita personale, dirò che sbaglia tutto: ma chi cazzo glielo fa fare?
Non la prende malissimo, sia chiaro, però perchè studiarsi una grana come quella dell’impegno politico, invece di godersi legittimamente i suoi soldi?
E ne ha, eh?… Non è Berlusconi, non è così ricco, ma ne ha abbastanza per sè e qualche altra generazione di suoi discendenti. E col vantaggio di non aver avuto –prima della politica, ovvio…– nessuno che lo odiasse davvero, a differenza del Puttaniere, per cui, dopo la fuga di Craxi, la “scesa in campo” era l’unico modo sicuro per salvare il culo.
Non è finita: ‘sto cristiano di Grillo avrà, sì, meno soldi dell’altro ma ha molti, molti meno vincoli, debiti, favori da restituire, bocche da chiudere, avversari da comperare, cortigiani e giullari da mantenere ecc ecc

Grillo era –ed è tuttora, incontrovertibilmente– il più grande cabarettista italiano; all’epoca del primo V day, nel 2007, mi faceva ridere da trent’anni.
Con la capacità di adeguarsi ai tempi, passando dalla caricatura dei vizi pubblici e privati degli italiani, a un approccio più moderno e più antico al tempo stesso: far ridere dicendo tristissime verità sui potenti, su economia, finanza, multinazionali, energia e inquinamento.
Senza rischiare la testa come i giullari di un tempo, per altro, cavandosela con l’oscuramento RAI del dopo-Sanremo 1986.

Il recital trasmesso vent’anni fa in due serate tv (credo proprio su Canale 5, emittente all’epoca impegnatissima nel tirare la volata al Cavaliere e alla neonata Forza Italia), recital in cui si è captata la svolta dall’italiano-macchietta all’italiano-cittadino-consumatore, quello in cui parlava di diossina o di Marlboro, che ci vende le sottilette Kraft, a mio modesto avviso è scolpito nell’Olimpo della comicità.
Anche se si perdeva, come oggi, dietro a ingenuità tipo l’automobile ad aria compressa e a chi “voleva affossare certi progetti” (no, ti prego, le Sette Sorelle no…), poi si rifaceva parlando male della Fiat e delle rughe di Gianni Agnelli, che definiva “quello che se gli tiri cento lire in faccia, gli si piantano qui (nelle rughe, nds) e se le porta via”…

Lo stile di vita “alla Grillo” è una figata.
Ovviamente dalla Nube di Oort ad andare in là, mentre sul terzo pianeta del Sistema Solare la vedo dura: in tutte le teorie di Grillo manca il fattore umano, inteso come la prevalenza di teste di cazzo ed egoisti sulla faccia della Terra.
Uno stile di vita bello da sentire vagheggiare ma un disastro da applicare veramente, un po’ come il Comunismo e la religione Cristiana.
Oltre a non capire che con la mentalità da centro sociale non si costruisce niente, oltre a dimostrare l’elasticità della ghisa su argomenti come la TAV, che sarà una minchiata di primissima grandezza ma è stata decisa da così tanto tempo che ormai è da realizzare per forza, anche solo per sfinimento, per una specie di usucapione morale, il Grande Beppe si conferma “de coccio” anche nel non capire che parla agli Italiani e non agli Scandinavi.
Diciamo che iniziando oggi dalle scuole, anzi, direi dall’asilo, a fare un vero lavaggio del cervello ai bambini, tipo scuola palestinese o nord coreana, tralasciando la distruzione di Israele o del mondo occidentale e concentrandosi sulla formazione di una nuova generazione di italiani, forse i figli di questa generazione “riformata” -quindi tra una cinquantina d’anni- potranno assuefarsi al mondo grillino. E godere, di conseguenza, di alta moralità e alta velocità (di download), ignorando parole come “corruzione” o “inquinamento”.

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…

Ok, siamo seri: li vedete gli Italiani di oggi comportarsi “Grillo’s way”?
Il 90% non è culturalmente e fisiologicamente in grado di separare la plastica dalle bucce di banana, di raccogliere la merda del cane o di parcheggiare la macchina senza mangiarsi due posti, dove ci sono.
E a questo proposito cito il grande Natalino Balasso:

Abbiamo rubato gli asciugamani negli alberghi, abbiamo rubato i posacenere nei ristoranti, abbiamo rubato le fioriere nella piazza del Comune. Abbiamo preso i soldi in nero, abbiamo pagato in nero, abbiamo affittato abusivamente appartamenti ad acclarati delinquenti, abbiamo intestato l’auto alla nonna, abbiamo truffato l’assicurazione con finti incidenti, abbiamo chiesto raccomandazioni, abbiamo evaso, truffato, mentito e corrotto.
Ora è tempo di dire basta a tutto questo marcio: scendiamo in piazza contro i politici.

♫Siamo noi ♫ siamo noooiii ♫ gli abitanti dell’Italia ♫ siamo noooiii…♫

Però in un mondo alla Grillo si starebbe meglio, come in tutte le Utopie.
Solo che lo vediamo la prossima volta.
Continua

Dottordivago

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Appetizer

In attesa di qualcosa di mio, in arrivo da FB…

16012

Sciapò a Marco Val.

Dottordivago

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I due quarti d’ora giornalieri (uno mattutino e uno pomeridiano) di frequentazione di Feibuk che mi impongo per far girare il nome della ditta e, perchè no, dire due belinate con qualche amico, iniziano a dare i loro frutti.
Non tanto per qualche richiesta di preventivo che ogni tanto arriva (rende poco ma costa niente, quindi…) quanto per l’apertura di orizzonte, la scoperta di un mondo che non conoscevo.
Le mie Colonne d’Ercole informatiche erano costituite da queste pagine e quelle degli amici, raramente mi avventuravo oltre, men che meno frequentare chat.
FB, invece, mi dischiude un mondo, anche se sarebbe più corretto dire che sono entrato in un’altra dimensione, anzi, no, ho acquisito un’altra dimensione.
Avevo un televisore normale su cui –inguaribile nostalgico- vedevo un’Italia da film di De Sica, poi diventata un po’ alla Sordi, poi scivolata sul Verdone e, visto che la realtà è difficile da evitare, anche un po’ di fratelli Vanzina o Neri Parenti.
Con FB ho aumentato la profondità, ho acquisito una dimensione; come succedeva a militare coi cristiani in carne ed ossa, qui ho scoperto gente diversa da quella che ero abituato a frequentare: insomma, sono passato al 3D.
Peccato che il 90% sia costituito da Grande Fratello e Barbara D’Urso.

Credo di avere 500 “amici”, dei quali ne conosco la metà, degli altri non ho mai sentito il suono della voce. Almeno un quarto scrive solo troiate, gente da cui aspetto risposte piccate dopo l’odierna pubblicazione di questo:

08015
Ebbene sì, siamo noi, siamo così; magari non proprio noi noi ma se pensiamo a quanta gente del genere esiste, a cui è riconosciuto il diritto di voto, cosa dite, la risaliamo ‘sta china? Io la vedo dura.

Non solo gli argomenti sono risibili: vogliamo parlare della forma?
Questa è di ieri:
0701
Stupisce quanta gente, anche giovane, non sappia scrivere quattro parole senza un errore. E la cosa bella è che da un po’ di tempo FB ha messo il correttore ortografico che, quando scrivi una belinata, te lo segnala con una grechina rossa sotto la parola interessata. Quindi i casi sono due: o siamo (mi ci devo mettere pure io, la maggioranza rappresenta anche me) molto, molto ignoranti e non sappiamo neppure come correggere l’errore oppure -che è anche peggio, visto che preclude futuri miglioramenti- non ce ne può fregare di meno di passare per somari.
Allo stesso tempo, a bilanciare questo disinteresse per la qualità dello scritto, interviene la straordinaria irritabilità per qualsiasi concetto esposto.

Ma è possibile arrivare a cinquant’anni e togliersi il saluto per un litigio su FB?
E non un litigio perchè un tuo amico ha pubblicato le foto tue che giochi alla “Bella e il Pompiere” con un compare di palestra, nelle docce…
Due miei amici, nella vita, non di FB, per altro due persone normali, quasi non si parlano più perchè Tizio ha preso un paio di foto di Caio in tenuta da hockey, ha messo due fumetti in cui fa dire delle minchiate –innocue- al soggetto, e Caio si è incazzato, caricando il Tizio come una sveglia, ovviamente su FB.
Una sera aspettavo Tizio per l’aperitivo, intanto parlavo con Caio, che ho incontrato per caso; quando il ritardo di Tizio ha superato un certo limite, l’ho chiamato e lo scemo mi ha detto di essere nel bar lì vicino perchè mi ha visto con Caio; non basta: «Non farti sgamare che stai parlando con me…»
Ma… gente… FB è una minchiata, è uno strumento per passare cinque minuti con un amico, magari dall’altra parte del globo o anche solo a dietro l’angolo…

Non lo so, sembra di vivere in un gigantesco condominio in cui persino l’ascensore, strumento che dovrebbe agevolare la vita, diventa un pretesto per litigare.

Il senso dell’umorismo è morto.
Un politico si permette una battuta? Non scherziamo, gente…
Berlusconi è stato messo in croce più per le barzellette che per le troie, mentre adesso il tiro si è spostato su un altro a cui piace fare la sagoma.

Non ho mai nascosto la mia simpatia per Renzi, e gliela rinnovo, anche se questa volta mi sono rifiutato di partecipare al “grande esercizio di democrazia che sono le Primarie del PD”, giusto per essere sicuro di ottenere il risultato che speravo.
Ebbene sì, ormai ho capito che porto sfiga, almeno in politica: se un seggio elettorale fosse popolato da gatti neri, vedendomi entrare si toccherebbero tutti quanti. E farebbero bene, visto il palmares:

  • 2006, ultimo voto berlusconiano: zuppa.
  • 2007, eletto il mio candidato sindaco, PDL, che ha fatto più danno della grandine.
  • 2008, primo voto “nasoturato” anti-berlusconiano, cioè PD: zuppa.
  • 2012, primarie PD, votato Renzi: zuppa.
  • 2013, secondo voto “nasoturato” anti-berlusconiano, sempre PD: non proprio zuppa ma pan bagnato sì, visto che hanno “non vinto”.

Quasi quasi propongo il voto di scambio: tu mi paghi e io affosso quell’altro.
Ah, tra l’altro anche sul calcio porto un discreto freddo: non ricordo quale sia stata l’ultima partita della Juve che ho provato a vedere ma ricordo che abbiamo preso una pera: «Ok, ho capito…» e mi sono beccato il solito documentario su Sky.  A fine partita ho controllato il risultato e la Juve, nel frattempo, aveva fatto tre o quattro gol.
L’altra sera ho timidamente buttato l’occhio sul televideo alle 22,45 e ho dato un significato alla mia assenza con un bel 3-0 alla Roma.

E se volevo momentaneamente liberarmi di Marco, ce l’ho fatta: giocando tre carichi come Juve, PD e Renzi, siamo sicuri che è corso in bagno a vomitare.

Non intendo più parlare di politica, sia chiaro, l’ho detto e lo ripeto: provo uno schifo che proprio non ce la faccio, come la zucca.

Piccola divagata.
Anno 1980 o ‘81, più o meno lì.
Vacanze di Natale, cena a casa di un amico, in campagna: una ventina di debosciati tra bagordi, chiacchiere davanti al camino e tentativi di trascinare una signorina qualunque in una delle tante camere.
Casualmente ero “di cucina”, posizione carismatica che veniva apprezzata dalle signorine in questione, meglio ancora di “quello che suonava la chitarra”, con l’unica controindicazione che prima dovevo saziare tutti, poi smaltire la sbronza e in ultimo dare un senso alla serata.
Tra le altre cose, il padrone di casa aveva una zucca gigantesca, sarà stata trenta o quaranta chili: «Sarà buona?» «Taglia, che vediamo…»

Era ottima.
Tagliata in due e posizionata davanti al camino, a cuocere come una kebab: ogni due minuti ne tagliavo una fetta, che condivo con un pizzico di sale, per accompagnare vodka e tequila, oppure con un pizzico di zucchero, per asciugare qualunque altro liquido ci sparassimo nel gozzo.
Insomma, se tutto va bene ne ho mangiato un paio di chili, con una dose d’alcool assolutamente smodata.
A smaltire la ciucca c’è voluto poco; peccato per quei tre giorni passati con il gusto di zucca che rinveniva: non l’ho più mangiata, non la voglio neanche vedere in cartolina, dopo trenta e passa anni.

Quindi, “politica? no grazie”: vorrei solo dire due parole sulla prima figura pubblica, dopo Berlusconi, capace di dividere il Mar Rosso, di separare nettamente il popolo tra chi lo ama e chi lo odia. E chi lo considera un buffone, esattamente come Silvio.

Non che ci sia molto da dire: a parole propone quello che chiunque sano di mente vorrebbe attuare in un Paese occidentale del 21° secolo.
Dice: «A parole…»
Infatti vorrei dargli modo di provarci sul serio: che senso ha, nelle nostre condizioni, rifiutare a priori uno che dice cose, a mio avviso, assolutamente sensate?
Parla di riformare la politica? Qualunquista.
Taglio dei costi della politica e riforme economiche? Populista.
Vince le primarie e detta una linea? Atteggiamento padronale.

Atteggiamento padronale?
L’omo, per esse omo, ha da puzza’ e da mena’, ‘a donna deve sta’ a casa a cucina’; affermazione che non rispecchia al 100% il mio pensiero ma la faccio mia, in quanto cappello introduttivo a er capo ha da commanna’.
Sennò, che capo è?
E se si permette una battuta, un “chi?”, passa per arrogante.

Che popolo di merda…
I navigatori, gli eroi e i santi di un tempo hanno da mò lasciato il posto a Schettini e ignavi, mentre se i nuovi santi sono come Quello là, siamo a posto.
Non contiamo niente, la tanto millantata “fantasia” italica non crea più niente da moltissimo tempo, le nostre auto sono rottami (salvo considerare bene di massa le Ferrari…) e non abbiamo proposto una novità negli ultimi trent’anni, a parte l’universalmente diffuso common rail che abbiamo pensato, disconosciuto e ceduto per un piatto di lenticchie ai tedeschi, con cui hanno dieselizzato il mondo. I nostri stilisti continuano a citarsi addosso, spacciando per “omaggio a” una copia sfacciata della moda di un periodo.
La cucina mostra mirabilie televisive che mal si coniugano con la desolante realtà: come dicevo poco tempo fa, persino l’espresso fa cagare.
Sono reduce da una vacanza a Nizza e il caffè più fetente della settimana l’ho bevuto all’autogrill di Ceriale, all’andata; al ritorno l’ho bevuto decente a Nizza, poi, per sicurezza,  una tirata fino a casa: un ora e tre quarti da casello a casello, Tutor del cazzo…
Ecco, ci mancava quello.
Basta.

Dottordivago

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