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Archive for maggio 2016

Da un mese non cliccavo sull’icona del Panda, avevo paura di trovare richieste che non posso soddisfare, se non dei sonori cazziatoni.
Vedo che i fedelissimi per un po’ hanno tenuto duro ma quando è troppo, è troppo, vi capisco.

Il lavoro, gli impegni… non ve la racconto neanche, in questo momento sarebbero tutte cazzate.

Il fatto è che ho un umore maledettamente ballerino.
Sto bene di salute, per chi mi incontra in giro sono sempre quello che spara due cazzate e se ne va, sempre che le cazzate non diventino sette o otto e allora se ne va l’interlocutore, con una testa che sembra l’Hindenburg.
Ma quando è ora di mettersi a scrivere qualcosa… non è che mi blocco, proprio non mi viene neanche in mente.
Sono come uno mollato dalla morosa a cui mettono davanti un piatto di lasagne al forno: niente da fare, bocca dello stomaco chiusa, “grazie, come se avessi accettato, proprio non mi va giù…”

Mi manca l’appetito del cantastorie.
Che è diverso dal blocco dello scrittore (va be’, “scrittore”…): avrei anche un sacco di cose di cui parlare, ero già partito col RisPost dedicato al commento di Antaress… È lì, quasi finito ma… niente, non mi va.
E, per dimostrarvi che non mi invento niente, vi ammollo pure una foto scattata un mesetto fa in Costa Azzurra, una foto che dice più di mille parole:

image8

Sottotitolo:
Una volta, mentre lo fotografavano, uno ha sorriso ed è morto il giorno dopo…

Ho qualcosa dentro che mi rode, “cosa” lo so io, non sono uno che si confida.
Faccio come quelle fighe con la faccia storta a cui chiedi “cosa c’è?” e quelle ti rispondono il terrificante

“niente…”

tipicamente femminile, un niente in cui puoi immaginarci di tutto.

Roba che passa, niente di grave o di irreparabile, però c’è e bisogna aspettare che passi. Meglio: che io me la faccia passare.
Non prendo pastiglie strane o psicofarmaci, quelli sono per chi vuole l’oblio.
Io voglio sentire queste cose, guardarle in faccia e fargli un culo così: IO, non la pastiglia, non ho mai chiesto a nessuno di combattere le mie battaglie.

Per la precisione prendo un Minias per dormire, niente di nuovo, ho sempre avuto un rapporto di merda col sonno, solo che due o tre ore cominciavano ad essere un po’ poche, se uno deve lavorare col cervello.
Prima ho provato le varie Tonine (Mela e Sero), che mi facevano un ricco e succulento pompino mentre, da un paio di settimane, con la Minnie va meglio, arrivo a cinque, anche sei ore, a volte.
E con questo chiudo la cartella clinica del matto.

E quindi?
Quindi volevo mandarvi un saluto, quello sì, vi sento un po’ come la mia gente, in questo posto si è creato qualcosa, non siamo su FB, questo posto non è solo “uno che scrive e altri che leggono”.
Ocio: un saluto che è un “come va, tutto bene?”, non uno struggente addio.
Ciao, “i miei”…

Dottordivago

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