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Archive for novembre 2012

Ieri finivo così:

Dopo le elezioni del 2008 ho guardato bene la faccia di Veltroni e mi sono posto il più classico e disperato

Cosa ho fatto?

E siccome c’ho ‘na corrente d’aria al posto del cervello, mò sono pronto a reiterare il gesto.
Cosa ci volete fare? Sono fatto così, mi faccio infarloccare, mi fido delle persone e Renzi non mi dispiace, come non mi dispiaceva Veltroni allora.
E poi, aveva senso votare per qualcun altro? C’è forse qualcuno di voi che ha dato un voto allora e può dire di averlo dato alla persona giusta?
A me è successo solo una volta, tanti anni fa: ho dato un paio di voti ad un amico del PSI, ho seminato, e lui mi ha procurato dei contratti in RAI.
Politici di razza, gente di una volta…

Ripeto, ho scelto Veltroni come oggi sceglierei Renzi, se me lo lasciassero votare; sceglierei l’uomo, di sicuro non voterei per il partito della Bindi, che per me rappresenta il Male Assoluto, in quanto cattolica e comunista, come il vino rosso col pesce (e per portarmi avanti col lavoro mando già a cagare chi lo fa e che pensa di scrivermi un pippone sull’abbinamento); o per il partito di D’Alema, il quale, non essendo nè cattolico nè comunista, rappresenta tutto il resto del Regno del Male e di peggio c’è solo il dentista che ha mangiato l’aglio: ti fa male, ti zanza i soldi e puzza.

Per capirci: io, domenica, ero lì, in coda, per dare un pre-voto, che potrebbe non sfociare in un vero voto, addirittura pagando un obolo: roba da vero sostenitore, quasi a livello dello sparecchiatore di tavoli alla Festa dell’Unità.
Ero lì a fare quello che nessuno mi aveva obbligato a fare ma mi sentivo… come dire… dietro le linee nemiche, ecco.
Io penso esattamente ciò che pensavo dieci o venti o trent’anni fa (dunque… trent’anni fa… avevo 22 anni… no, tranne che alla figa, non pensavo…), solo cambia la persona a cui affido le mie speranze, come uno scommettitore il cui scopo è chiaro, vincere, ma cambia cavallo dopo qualche scoppola, quando scopre di aver puntato su un vitello.
Scusate ma mi scappa di divagare…

Normalmente sono il mio critico più spietato, stavolta mi do un bel voto: sono migliore dei “coerenti” a tutti i costi.In politica la fedeltà ad un partito scivola pericolosamente verso il tifo:

Non mi interessa se i giocatori della mia squadra sono bravi e simpatici o una banda di bidoni col suv, le sopracciglia disegnate e il cerchietto in testa, io tifo per la squadra.

Bravo.
Persino i supernazionalisti Francesi hanno rischiato di disaffezionarsi alla loro nazionale quando, nel 2006, hanno visto scendere in campo 10 negri su 11.
Chiarisco, per chi mi leggesse per la prima volta, che per me “negri” non è un insulto, è che li ho chiamati così dalla mia nascita e ancora vent’anni fa lo dicevano al telegiornale, quindi per me restano tali e non cambiano nome, esattamente come i ciechi e gli handicappati.

Questa cosa della disaffezione alla squadra l’ha detta Nicole, mia parente acquisita, signora francese molto gauche, al di sopra di ogni sospetto di xenofobia. Il fatto è che non si sentiva rappresentata in senso estetico, “come francese”, inteso come quelle col nasino all’insù, quelle che quando capitava di trombarne qualcuna, facevano dei versi che avevo voglia di mangiarle vive.
Se uno disegna un francese, lo immagina col basco, magari i baffetti e la sigaretta in bocca, come li disegna Matt Groening dei Simpson, per capirci, e il pastello del marrone non lo usa, se non per qualche sfumatura sulla baguette.
La capisco, Nicole, si è sentita come, credo, le nostre donne quando abbiamo fatto Miss Italia una di Santo Domingo o come mi sento io tutti gli anni quando il Giro d’ Italia parte dal Belgio o passa in Slovenia. Il Giro d’ Italia, chiaro?

Io, invece, juventino dalla nascita, anche se poco praticante, ricordo di avervi già confessato di aver partecipato ai festeggiamenti per le Coppe dei Campioni 1989 e 1990 vinte dal Milan di Gullit e Van Basten: come si poteva non apprezzare quegli uomini -non tutti…­­- e di conseguenza quella squadra?
Invece la maggior parte delle persone, i tifosi, apprezzano gli uomini di conseguenza alla squadra in cui giocano, cosa che, pur riconoscendo come umano un po’ di attaccamento ad una bandiera, mi sembra una minchiata.

Uhm… ora mi viene in mente che Schumacher mi è diventato simpatico dopo l’ingaggio in Ferrari… Alonso pure…
Cazzo faccio, cancello la divagata? Naaa… come dice la famosa maglietta

POBODY IS NERFECT

quindi proseguo col post.

Me ne stavo lì a guardare un sacco di gente comune, come me, ma la sensazione da “behind enemy lines” mi veniva quei signori con l’aria molto progressista, rigorosamente con un cappello da brigante dell’Appennino e il toscano in bocca, il quasi indispensabile Barbour vecchio di trent’anni («Questo? Pff… l’ho comperato in Scozia perchè pioveva sempre, qui non sapevamo neanche cosa fosse…») e il pantalone di velluto. Completano la dotazione l’aria intellettual-incolta con cenere e un po’ forfora sui vestiti.
Cosa manca?
Ah, sì, manca ciò che per quell’intellettuale di sinistra rappresenta il soffio di Dio, quello che infonde la vita nel fango: una bracciata di quotidiani che, solo per vederne tutte le prime pagine, bisogna non avere un cazzo da fare tutto il giorno, nonchè un posto in Comune che ti permetta di abbinare cultura, stipendio e pensione al suddetto “cazzo” da fare.

Le signore, ça va sans dire, in tenuta “dimesso-chic” d’ordinanza mentre, per fortuna, i giovani sono un momentino più globalizzati e, tranne qualcuno con kefiah incorporata, devo riconoscere che mi hanno aiutato a non sentirmi un cane in chiesa.

Su una cosa devo essere d’accordo con Bersani e compari: le Primarie sono un grandissimo esercizio di democrazia, secondo solo alla necessità di registrarsi per votare, tipo negli Stati Uniti.
Il voto, come il lavoro, non è un diritto, devi dimostrare di meritarlo.
Se sei un lavativo e/o non sai fare un cazzo, nessuno deve sentirsi obbligato a fornirti un lavoro o, ancor meno, uno stipendio. E se non sai da che parte sei girato, se sei un pecoraio di merda (senza offesa, se sei un pecoraio informato, non considerare il “di merda”…) che non sente una notizia da anni, è meglio se a votare non ci vai, tanto saresti utile solo alle cosche mafiose per mandare avanti i De Gregorio o i Cosentino.
Non che “noi che la sappiamo lunga” abbiamo ottenuto chissà che, però, almeno personalmente, non ho mai votato un mafioso sapendo di votarlo.

E su una cosa, oltre al fatto di non dare spazio a Renzi, sono in disaccordo con Bersani e compari: quando parla di “giornata magnifica, organizzazione perfetta…”
Eh no, caro stempiatone del mio cuore: l’organizzazione, almeno dove sono andato io, faceva proprio cagare, fidati.

Un ufficio del centro storico, soffitti altissimi e corridoi larghi mezzo metro, tipo tana vietcong, al primo piano, con ascensore a due gradini dal livello ingresso, così gli handy sono sistemati.
Ovviamente all’ingresso non c’è un cartello che indichi “si vota al primo piano”, si sale sulla fiducia, poi sul pianerottolo si intravede l’area registrazione ma non c’è un cartello.
Bugia, i cartelli ci sono, appiccicati sul bordo dei banchetti da scuola a cui sono seduti i volontari, così le persone che si stanno registrando li coprono completamente. Va be’, basta chiedere.
Io finisco tra le grinfie di un ragazzino il cui cervello non è alimentato ad alta tensione e ci mette il doppio del tempo del suo collega che prende i dati di Bimbi: sarà perchè lei ha fatto una firma, a me lo stonato ne ha fatte fare sette o otto. Lo scopro solo dopo, chiacchierando in coda, così prima di uscire regalo un attimo di buonumore a quei bravi progressisti domandando al tipo se con le mie firme pensa di cambiare la macchina a cambiali o di piazzare qualche organo –mio- sul mercato nero.

Il corridoio.
Dall’area registrazione si passa al corridoio in fondo a cui c’è la sala del voto, quindi tutti si mettono in coda, anche quelli registrati online, che dovrebbero entrare in una stanza a metà corridoio, non in fondo.
Solo che il cartello “registrati online” non è in alto, ben visibile, bensì appiccicato al muro, ad altezza d’uomo e, ciliegina sulla torta, dopo la porta in cui si dovrebbe entrare, non prima.
Okay, rappresenta un paio di metri –ergo, cinque minuti- in più di coda, cosa vuoi che sia per celebrare un simile esercizio di democrazia?
Dopo un quarto d’ora (francamente non so se avrei resistito molto di più…) arrivo alla sala del voto e lì ho un piccolo brivido.
Vi consiglio di proseguire la lettura con la colonna sonora adeguata:

Non c’è un cazzo da fare, l’impronta è quella, il DNA è quello, non si scappa.
C’è un grande tavolo con cinque persone: uno legge il certificato che ho appena ottenuto e il mio documento, l’altro riporta i dati sul registro.
Insomma, uno legge e l’altro scrive.
E gli altri tre?
Ovvio, controllano quei due pericolosi intellettuali.
E tengono d’occhio il mugiko di turno che non trema palesemente ma percepisce la solidità e la forza dell’apparato burocratico che si trova di fronte.

Scherzi a parte, è una situazione spiacevole, non fosse altro per il fatto che se due dei tre imitassero quei pericolosi intellettuali, noi ci metteremmo meno tempo.
In più… naaa, sono io che sono prevenuto, questa non ve la dico…
Sì, figurati se la tengo per me…
Due sono tra i quaranta e cinquanta e hanno l’aria da zampolit, i commissari politici dei bei tempi andati, il terzo è grosso, sui sessanta, massiccio e occhiuto, il classico da lavoro sporco, che ti guarda fisso negli occhi, quasi come dire

Potrei farti confessare quello che voglio, lo sai?

a cui rispondo fissandolo a lungo a mia volta, resistendo al desiderio di deglutire, quasi come dire

Compagnuccio, a me mi fai un ricco e succulento pompino, lo sai?

Sì, l’ho fatta molto più grossa della realtà e sono prevenuto, lo riconosco.
Però, impercettibilmente ma innegabilmente, l’atmosfera per me era quella, a livello infinitesimale e certamente involontario da parte loro, ma proprio quella di milioni di scene simili che si sono verificate nel secolo scorso.
Quando le cose durano tanto quanto è durato il comunismo, qualcosa lasciano, anche se gli interessati non se ne rendono conto.
Un po’ come il nostro osso sacro.

Tanti auguri, Matteo, per quello che dovrai affrontare in casa tua, ancor prima che in Parlamento, sempre se ti ci faranno andare.
Continua.

Dottordivago

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behind

Va’ che la vita è strana, eh?

Se qualche tempo fa mi avessero detto che, dietro compenso di cento euro, una domenica mattina sarei uscito di casa con la mia signora per andare a votare per le primarie del PD, avrei risposto:
« Dì, barbone, te ne do io 200, basta che non mi rompi i coglioni…»

E invece, in barba al senso della vita, alla storia del mondo e alle previsioni di Nostradamus, ieri l’ho fatto, senza che nessuno mi allungasse i 100 euri di cui sopra.
Anzi, ho tossito due euri per me e due per Bimbi.
E non è finita: ho pagato con una banconota da 5 euro così, quando lo stonato (di cui vi parlerò) che mi ha fatto fare più firme che per pagare la Torre Eiffel in cambiali mi ha detto “Le do subito il resto”, ho risposto «Tenetelo pure, sono ricco di famiglia…», tanto ero soddisfatto per quanto stavo facendo.

Eh sì, come diceva il bisunto mafioso interpretato da Burt Young in “C’era una volta in America”

‘a vita è cchiù strana r’a mmerd’…

È stato il primo passo del mio programma elettorale: se il candidato del PD sarà Renzi, voterò per lui, sennò Grillo può già marcare un punto sul cartellino: votare il M5S non sarà la cosa più allineata al mio pensiero ma resta sempre il miglior sistema per sfasciare tutto senza sparare un colpo.

La cena di domenica mi ha visto ospite a casa di amici con cui, fino a poco tempo fa, condividevo la visione politica, passando dall’entusiasmo per la discesa in campo del Puttaniere di Arcore, alla consolazione che “è un bandito ma non peggio degli altri e poi, almeno, fa ridere…”.
Loro si sono fermati lì.
Io sono passato al sospetto che si trattasse di un delinquente incantatore di votanti alla certezza che senza di lui oggi saremmo messi meglio: non dico che saremmo la Germania ma saremmo più lontani dalla Grecia.

Proprio non capivano, gli amici, come potessi pensare e dire le stesse cose di una volta ma tentare di ottenerle votando per l’Impero del Male; poi si sono appena appena tranquillizzati quando ho fatto presente che io intendo dare fiducia ad una persona, da cui mi aspetto grandi cambiamenti in un partito che non mi ha mai saputo conquistare, anche se mentre ripulivo il cervello dal berlusconismo mi è partito un colpo e ho votato Veltroni nel 2008, nell’illusione di dare il massimo danno al mio ex Caro Leader Viagra-dipendente.
Ma non è mai stato amore, col PD, più che altro è stato come prendere una sbronza coi controcazzi e svegliarmi imbarazzatissimo nel lettone di un amico, col sospetto di aver fatto qualcosa di sbagliato…
Dopo le elezioni del 2008 ho guardato bene la faccia di Veltroni e mi sono domandato il più classico e disperato

Cosa ho fatto?

Continua.

Dottordivago

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Berlu-Sionismo

Interrompo la serie “Millantato credito” (intanto, per quanto pilastri dell’esistenza, per parlare di caffè e patatine fritte c’è sempre tempo…) per dedicarmi ad un un instant-post, come quelli seri che “stanno sul pezzo” e vanno “dentro la notizia”.

Ieri ho pubblicato un paio di minchiate su Feisbuk…
No, non è che vi trascuro per quel posto del cazzo, gli dedico cinque minuti, solo perchè, oltre al mio nome, compare anche quello della mia ditta, cosa che manterrò fino a quando non mi deciderò a mettere qualcosa sul sito www.copsserramenti.it per cui pago la registrazione da tre anni…
Ho visto che un minimo di ritorno c’è, quindi mi impongo di pubblicare qualche minchiata ogni tanto per far girare il nome, per muovere la classifica, insomma…

Sono troppo sincero? No perchè… se dà fastidio, ditelo, che cambio registro…

Comunque, due giorni fa, dopo aver letto i nomi di Mussolini (poi ritirata), Sgarbi, Santanchè e mostri assortiti, ho pensato che sì, come sosteneva Alfano, le primarie del PDL erano una cosa più all’americana di quelle del PD, però intesa come l’America dei Simpson e del Partito Repubblicano di Springfield, quella specie di Spectre presieduta da Mr. Burns:

P.R.S.

Poi è arrivata la bomba del rapimento-lampo del ragioniere Spinelli, quindi mi è toccato dedicare due minuti a questo:

BERLUSCA

Giuro che mi rode il culo, basterebbe conoscere una cazzatina qualunque per farsi coprire di soldi dal mio ex amico/leader politico.
E mò si spiega il titolo: il Berlu-Sionismo è uno stile di vita, è un filo che lega Arcore a Gerusalemme, è diventare grandi grazie all’indiscutibile seme della genialità iper-nutrito dalla politica (prima Craxi poi il Governo per il figlio della signora Rosa, gli USA a tempo pieno per i figli di Abramo) e fertilizzato dalla determinazione a commettere un enorme numero di porcate senza fare una piega.
Di conseguenza a tutto questo, l’evoluzione del Berlu-Sionismo è la paura continua di un attacco, è vivere circondati da nemici.
Nemici che vogliono la tua morte, come nel caso di Israele, o i tuoi soldi, come tutti quelli che ricattano Berlusconi.
Con una differenza: Israele sa di avere nemici veri, il Puttaniere di Arcore era abituato ad avere, più che altro, nemici di facciata, da operetta, da “teatrino della politica”, appunto, tipo PDS, DS, PD, gente che da vent’anni manda in scena la stessa replica, cambiando solo il titolo della commedia e mantenendone la trama e gli attori.
Gente che non vorrebbe la sua testa ma solo il suo posto.
Per farci che, poi, lo sapranno loro; di certo non per liberarsi di quello che dovrebbe essere il Nemico N° 1, visto che quando si sono trovati nella stanza dei bottoni, cerca cerca ma, tra tutti, non sono riusciti a trovare un dito che li schiacciasse, i bottoni.

I nemici di Israele li schiacciano, i bottoni, quelli che lanciano i missili, quindi il Sionismo deve difendersi, se vuole sopravvivere.
Così è nato IRON DOME, la cupola di ferro.
E, tanto per cambiare, si può fare tutto, è solo una questione di soldi.

iron dome

Finora gli USA hanno pompato soldi e mezzi a getto continuo ma, un po’ la crisi, un po’ il Fiscal Cliff, a breve i rubinetti potrebbero chiudersi un momentino.

Silvio ha adottato l’EURO DOME, la cupola di euri, sotto cui si ripara da parecchio tempo, e che ormai sta sostituendo la precedente EURO TROMB, la cOpUla con gli euri.

Purtroppo sta scoprendo che, così come le barche e le fuoriserie,

che non è un problema comperarle ma mantenerle

anche le puttane hanno dei costi di gestione che superano quelli dell’acquisto.
Per carità, a fronte di ragazze che si accontentavano di un regalino per una comparsata ad una festa, a cui sarebbero andate anche gratuitamente, un po’ per curiosità e un po’ per tentare di entrare in un certo mondo, diverso è il discorso per un pompino (va’ che a sedici anni, succhiarglielo a tuo nonno…), per non parlare di un giovane culetto imburrato, articolo che richiede investimenti a breve termine, vedi grano a fine prestazione, e a lungo termine, tipo un posto da consigliera regionale, investimento oneroso ma con il vantaggio di girarlo a ‘sti pirla che siamo…

Purtroppo per il Berlu-Sionismo, cambiano le forze in gioco.
Se prima era un missilotto ogni tanto, roba fatta in casa, tipo razzi Qassam sui kibbutz e una Noemi oggi o una D’Addario domani su Arcore, oggi comincia ad essere roba iraniana un po’ più pesantuccia e precisa, su Israele, e roba del calibro Ruby, Mills o Mondadori sull’Impero Berlusconiano, alle cui porte, contemporaneamente, i nemici premono da più parti.

Incapaci di colpire gli odiati ebrei, l’ira dei nemici di Israele si abbatte sulla propria gente, tipo le “spie” torturate, uccise e maciullate per strada:

gaza

Bravi, complimentoni, se per una frazione di secondo ho pensato di darvi un 1% di ragione in questa storia, per me potete continuare a prenderlo nel culo fino al giorno del giudizio, quando andrete in paradiso e troverete 72 ricchioni al posto delle vergini che sognate. E ricomincia la storia.

Se Dio vuole, da noi il Berlu-Sionismo è roba all’italiana,
I nemici di Silvio sono meno crudeli degli sgherri di Hamas, l’atmosfera non è quella aspra di Gaza ma quella più brumosa e rilassata dell’hinterland-bene di Milano, mentre lo sfortunato bersaglio di ripiego non ha un nome e una qualifica da agente segreto ma da episodio di Fantozzi: il ragionier Giuseppe Spinelli.

Ora, che un signore di una volta come quest’ometto, con quella qualifica e quel nome maneggi centinaia di milioni -forse miliardi, in tutti questi anni- probabilmente rappresenta quel miracolo italiano di cui parlava il suo capo vent’anni fa.
Per sua fortuna, come tutto quello che riguarda Berlusconi, o si tratta di una cosa fasulla o di una comica: sequestro lampo, rapitori con scarpe del Milan che seminano impronte digitali e parlano al cellulare più di una donna alla guida di un SUV, vanno in banca e li scacciano col cartello “chiuso per rapina” –va beh… “gente che lavora”, avranno pensato- poi li blindano e gli trovano armi fasulle in casa e soldi falsi nelle cassette di sicurezza.
Oggi le comiche.
Domanda: non potevano blindarli subito, senza lo scherzetto del “chiuso per rapina”? O forse serviva tempo per sostituire i soldi veri del riscatto con i tarocchi?
Ma come ce la raccontano fa più ridere, preferisco ridere, come quando il Berlusca in persona aveva mostrato la micro spia trovata nel suo ufficio, grossa come un pacchetto di sigarette, tipo quelle che si potevano comperare sull’Intrepido negli anni 60/70.
Con quest’uomo tutto finisce in burla o in burlesque.
Persino l’attentato… In Israele saltano i bus con i civili che vanno a scuola o al lavoro, mentre al Silvio tirano un soprammobile sulla mangiatoia.

Il Sionismo manda aerei, elicotteri ed è pronto con i carrarmati.
Il Berlu-Sionismo schiera Niccolò Ghedini.
L’avete visto? Avete sentito come parla?
Un consiglio: okay, gli avete fatto un bel periodo di lancio, avete creato il personaggio, ora potete spostarlo su Zelig: è pronto per far ridere sul serio.

Dottordivago

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Sottotitolo: quattro righe per marcare il territorio, che sono di corsa.

Okay, così va meglio: una bella pagina bianca senza quella foto che mi fa perdere le bave come un cesto di lumache messe a spurgare.

Si parlava sempre di caffè della pizzeria, l’articolo col peggior rapporto qualità/prezzo in assoluto, ricaricato 10/15 volte quanto la pizza ma con uno svantaggio: non è neppure lontano parente di quello che uno vorrebbe, cioè un caffè, mentre la pizza raramente tocca tali baratri di schifezza; diciamo che anche nella peggiore delle ipotesi, la pizza ricorda sempre il concetto iniziale, il caffè no.
E mi scapperebbe di divagare un attimo.

Forse in pizzeria c’è un’altra cosa con il merdosissimo rapporto qualità/prezzo del caffè: il pesce.
Per favore, non ordinate l’orata o il branzino in pizzeria.
Ve lo chiedo per favore, se non volete farlo per voi, fatelo per me.
Non so se al sud sono messi meglio ma da noi i pizzaioli pretendono dai grossisti (li vedo, ho la tessera, vado negli stessi posti degli scugnizzi milionari) le orate e i branzini da cinque pezzi per chilo, 200 grammi, al costo massimo di 5 € al kg, quindi pesci da un euro malcontato.
Gli stessi pesci che ti arrivano nel piatto con uno sgobbo di 12/15 euri.
E se fossero buoni… pace, non te l’ha detto il dottore, mangia e paga.
Il fatto è che si tratta di zozzerie che arrivano dalla Grecia e dalla Turchia, allevati senza alcun controllo, nutriti con qualsiasi cosa possa provocarne l’ingrasso e tenuti insieme con bombe di antibiotici, senza cui, considerate le condizioni degli allevamenti, avrebbero una mortalità del 90%.
E quando vi prendete una bronchite sono cazzi, visto che i nostri batteri, ormai, con certi antibiotici si fanno il bidet, tanto sono mitridatizzati da quelli che assorbiamo con certi cibi.
Ma l’avete già vista un’orata pescata? Con quel muso nero come un pastore tedesco e la fronte dorata? Le sfumature cangianti un po’ rosa e un po’ azzurre sulle squame argentate?
Però avete sicuramente già visto quegli stronzi grigioneri da pizzeria, con i filetti di grasso giallo nella pancia, come i conigli allevati male.
Non fatevi rubare i soldi rovinandovi la salute, lasciate perdere.
Non dico di rivolgersi alle pescherie per un esemplare pescato, è un mestiere da ricchi, però esistono dei bei prodotti di allevamenti italiani, tutti marcati con il tag piantato nella capoccia, roba da 12/15 euro al kg, quindi con 5 euro vi portate a casa un bel pesciotto da 3/4 etti, più che dignitoso.
E se non avete la griglia, una padella può bastare, oppure mezzo metro di Cuki e un bel forno caldo; volendo esagerare, una teglia e un paio di chili di sale grosso.
Questo sì che ve lo dice il Dottore.
Continua

Dottordivago

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Sul post La sorella di Andrea mi arriva un commento di Lisa:

Lisa

Premesso che se ‘sto posto si chiama “IL PANDA DEVE MORIRE”, non è il massimo esordire chiamando “Panda” l’incazzoso Dottordivago…
Comunque, dando per scontato che la cosa non si ripeta in futuro, giusto per sembrare originale ti dirò, cara Lisa, che il mondo è proprio piccolo.
Poi proseguirò dicendo che la casa in sè è un posto splendido, almeno lo era sette anni fa: a picco su un mare così blu da ricordare le acque profonde del Pacifico a nord della California, senza averne la cupezza; e poi la loggia… indimenticabile, la cosa più bella della vacanza.
Già che mi ricordo, fatto importante per due coppie, c’è un bagno al pianterreno e due nella zona notte, al primo piano.
Lo sgabuzzino è perfetto per due bambini, è fatto apposta; per due adulti, no, sembra di dormire nelle cuccette ferroviarie, lo spazio è quello e i letti a castello non sono il massimo per una coppia adulta.

Bello anche l’esterno, con la terrazza riservata e la scalinata che porta all’acqua, dove credo che i bambini potranno togliersi la voglia di tuffi.
Ecco, a proposito: i vostri bambini, hanno il freno a mano?
Non per altro: in quella zona del meraviglioso Salento, o sei una sula avvezza a vivere appollaiata su una scogliera o sei dotato di freno a mano, per evitare di rotolare in acqua.
Lungi da me l’idea di trascorrere anche solo un minuto su uno spiaggione riminese con vista sul minestrone più grande del mondo; però anche non dover passare tutto il tempo come uno che cammina su un cornicione per salvare un aspirante suicida, magari anche poter fare due passi rilassati su un po’ di sabbia, a me non dispiace.

La cosa brutta è che da quella casa prima o poi ci devi uscire, così ti ritrovi in Salento, terra cantata e decantata ma che, opinione personalissima, a me mi ha fatto cagare -“a me mi” rafforzativo- a cominciare da Santa Cesarea, dove si trova la casa in oggetto.
Secondo me in quel posto hanno una Pro Loco coi controcazzi, in grado di pilotare i gusti e far considerare “bellissima” una zona relativamente ordinaria, “bravissimi” un gruppo come i Negramaro, dalla povertà musicale impressionante, e “buonissimo” un vino comune, prima, e artefatto, adesso, come il Negroamaro.
E la taranta o pizzica che sia, aldilà delle valenze culturali che si vogliono trovare, dopo due minuti è un dito nel culo.

Dovessi dirti il perchè del mio brutto rapporto con quella zona, francamente non sarei in grado di farlo, resta il fatto che, a parte il panorama, non mi piaceva niente. Uno dei motivi potrebbe essere che, guida del Gambero Rosso in mano, l’abbiamo preso in quel posto per dieci giorni in altrettanti ristoranti, a parte un posticino carino nel centro di Lecce, bella città pattugliata da gruppi di tre o quattro ragazzine quasi tutte carine. Poi, un bel giorno, un fruttivendolo ambulante a cui avevo chiesto una dritta mi ha indicato una ragazza che faceva la spesa da lui e mi ha detto “E andate da lei, no?…”
Dio lo benedica: ho passato il resto della vacanza mangiando da cristiani, a patto di fare una ventina di km per raggiungere il locale.

Probabilmente non sono l’unico nemico che il Salento si è fatto: come dico sempre, ci sarà un motivo se esattamente di fronte -stesso mare, stesso clima- c’è Corfù, dove la stagione turistica dura cinque/sei mesi, a fronte del mese di agosto e poco più del Tacco d’Italia.

Ed ora, al termine di “Servizio Pubblico”, andrà in onda “Diritto di replica”, dedicato a tutti quelli che in Salento ci hanno lasciato il cuore.
Perchè il blog, amici lettori… lo fate voi!…

Dottordivago

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…per cui vi chiedo un piccolo aiuto.
La prima foto già la conoscete, oggi mi è comparsa davanti la seconda, sempre su Feisbuk, postata da uno che non c’entra niente con Ginko, benemerito scopritore della prima trifula.

 gemella2 gemella1

Secondo voi, è la stessa signorina?
Il viso e i capelli mi sembrano proprio gli stessi, anche se quella di destra mi sembra un momentino più palestrata.
Vorrei una conferma da voi, è da un po’ che le guardo ma mi sta calando la vista… Poi prometto un paio di post senza foto, che mi sta venendo il cerchio alla testa.

Dottordivago

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Si parlava di caffè, vero?
Ora, capisco che i 7 grammi di macinato necessari per una tazzina di caffè, se ottenuti triturando stronzi di cane e vecchi scarponi degli alpini anziché una miscela in grazia di Dio, possano costare meno di 10 centesimi; capisco pure che il sciur Illy, cintura nera di arabica nonchè comunista più ricco delle Tre Venezie, per una sua miscela ti barbi dai 15 ai 18 centesimi.

Ma, porca puttana zozzona, visto che tu, pizzaiolo di merda, mi zanzi un euro e mezzo per 25 cc di caffè, che significa 60 euro al litro, potresti spacciarmi per caffè almeno una cosa per cui non debba uscire e leccare il marciapiede per togliermi il gusto dalla bocca.
moraNo, non sono uno di quei cagacazzi delle associazioni consumatori che vorrebbe pagare un euro la margherita perchè, tra una cosa e un’altra, al pizzaiolo costa 50 centesimi; capisco che le spese ci siano e le materie prime sono la voce minore, come capisco che passare una serata davanti a un forno non è come passare la stessa serata trastullandosi con le chiappe di questa signorina.
Sì, lo so, la foto c’entra poco con l’argomento, ma non è che posso farmi venire mal di testa solo io per colpa di quel merdone di Ginko che pubblica certe robe su Feisbuk, il bastardo…

Tornando sul pezzo, anche se come “pezzo”, pure questa non scherza, il lavoro va pagato, balle non ce ne sono, motivo per cui una pizza costa dieci volte il totale degli ingredienti, mentre una bistecca “da pizzeria”, che dal frigo al piatto comporta un impegno di venti secondi, costa solo il doppio che dal macellaio.
Anch’io, quando andaracunz intrac, come va, ciuf ciuf, e la famiglia? Mah…
Eh?…
Scusate, stavo ancora pensando al culo della signorina…

Dunque, dicevo, quando passavo qualche ora nella mia ex armeria, avevo una vetrinetta di coltellini, rigorosamente made in China, che a me costavano dai due ai tre euro.
Solo che vai lì, apri la vetrinetta, tirane fuori sette o otto, faglieli vedere, raccontagliela un attimino… Vuoi beccargli meno di 12/15 euri?
Ovvio che l’arma e la canna da centinaia o migliaia di euro avevano un ricarico di qualche punto percentuale.

Lo stesso discorso vale per il caffè, dove il costo della miscela rappresenta una goccia nel mare, tutto il resto è costituito daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…

Chiedo scusa, ci risentiamo nel prossimo post, senza foto: questa, come dicono a Genova, me dà l’an-gùscia…
Continua.

Dottordivago
P.S. Scurpenìn, uomo talmente genovese che se sta una settimana senza lavarsi i denti, non gli viene il tartaro ma il pesto, mi ha detto che a Genova “me dà l’an-gùscia” significa “mi fa schifo”.
Perchè, quella signorina non fa schifo?…

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