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Archive for febbraio 2014

Quando avevo più tempo, davo il benvenuto ufficiale ai nuovi arrivati, per la precisione al secondo commento, non al primo, che si condona, visto che può essere un errore. Se uno insisteva, allora era considerato sufficientemente “de coccio” per meritarsi tutta la cerimonia.

Prometto di fare un paio di ricerche e di dare a Cesare quel che è di Cesare.

Intanto, l’altro giorno ho dato una ripulita al blogroll, eliminando i link a blog una volta meritevoli ma fermi da anni.
Facendo quei cinque minuti di segretariato, ho dovuto accedere alla bacheca che, per chi non lo sapesse, è la stanza dei bottoni del blog, luogo in cui, se uno ha voglia, può trovare più statistiche che su un giornale sportivo americano e più informazioni che su TripAdvisor.

A me il blog non rende una lira, anzi, qualche volta mi sarà anche costato come un figlio scemo, per aver trascurato cose più terrene in favore della prosa alata, quindi trovo le statistiche interessanti come il “possesso palla volto a creare la superiorità numerica” quando, alla Domenica Sportiva, vorrei vedere due gol e andare a dormire, prima di ricordarmi che non pago Sky per filantropia…
Solo che i commentatori “criptati” gridano come orsi, non li sopporto, il mio modello era Martellini, al massimo Pizzul. Però, prima che le luci che sparano sulla faccia della chirurgicamente sfigurata Paola Ferrari mi costringano, come gli incauti saldatori di un tempo, ad andare a letto con le fette di patata sugli occhi, abbasso il volume e mi guardo i gol su Sky.

Ferma la mula, Dottordivago, oggi non hai tempo per uscire dal seminato.

Insomma, mi è capitato il link di un lettore silente, o meglio, se silente non è, si firma in un altro modo, mentre a casa sua si firma Ben Apfel ed è il tenutario di FAREFUORILAMEDUSA, questa cosa qua:

farefuorilamedusa

Merita un giro.
È un romanzo a puntate, finora sono 42, che provvederò a copiare-incollare e stampare, per potermele leggere da cristiano. Come ho già scritto da lui, sono come uno con lo spruzzone che si ritrova in un cesso pubblico: ho disperatamente bisogno di carta.

Poi voglio segnalare anche il penultimo link entrato nel nostro blogroll: REMEMBER ALAMO!, uno zibaldone dell’amico MarcoVal. Meritevole l’immagine,

remember alamo!

almeno per chi, come me, è cresciuto a Tex Willer e John Wayne, invidiabile il motto:

Sui Principî, né la resa né la trattativa.

E secondo me gliel’ha suggerito l’altro Marco, quello che, parlando di princìpi, di soprannome fa “Elasticocomelaghisa”…

Naaa… scherzavo, è roba del Big Val.
Hai capito MarcoVal? A vederlo sembra un pirla, e invece…
Inteso come complimento, ovvio…

Dottordivago

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Nel senso che non ho voglia di parlare di politica, che voglio cambiare argomento, non nel senso che “dopo Matteo, il diluvio”… 
Semplicemente vorrei, per una volta, finire il post lasciato in sospeso.

Insomma, a Renzi gli puzza l’alito al mattino, gli si forma il batuffolo di cotonina e peli nell’ombelico e va persino allo stadio due giorni prima delle consultazioni per il Governo, cosa che indignava il mio amico su FB, vedi post precedente.
Ho risposto all’amico berluscones (che andrebbe scritto senza “s”, in quanto singolare, solo che con la “s” si capisce meglio, fa più messicano, dà più l’idea dell’ignorante peones, che a sua volta andrebbe scritto senza “s”, in quanto singolare, solo che con la “s” si capisce meglio, dà più l’idea di…)

Aiuto.

Va be’, su FB gli ho risposto che, primo, nel tempo libero uno può fare gli stratacazzi suoi e, secondo, in Italia abbiamo visto un premier, quello che l’amico di FB vorrebbe ancora al governo,  impiegare il proprio tempo libero (sempre cazzi suoi, beninteso) in attività decisamente più invidiabili e deprecabili, d’altronde ognuno ha le sue passioni e se Renzi ama la Fiorentina, quella viola, l’altro se le faceva andar bene di tutte le razze e di tutti i colori.
Sia chiaro che questa  non una critica, più che altro è una constatazione, una risposta stupida ad una parimenti stupida affermazione: ho sempre detto che la vita privata di un politico, VIP generico o perdaballe qualunque, è sacrosanta.
Oddio, alcuni collaboratori del Berlusca lasciavano trapelare che nei giorni che seguivano le “cene eleganti" a base di Viagra, l’uomo era visibilmente provato e si addormentava a metà di una frase, come Abe “nonno” Simpson, il che già non è il massimo per un autista di Bartolini, figuriamoci per chi dovrebbe guidare un Paese. Resta il fatto che, comunque, con l’orologio che alla sua età fa tic tac in modo assordante e coi suoi soldi, probabilmente io avrei fatto di peggio.

Altri rinfacciano a Renzi di aver partecipato alla Ruota della Fortuna…
E allora? Berlusconi, da giovanissimo, cantava sulle navi, e poi guardalo…
Io, da sbarbato, facevo solo lo scemo, ero il più stupido di Alessandria e poi… 
Mmm… no, non devo mischiarmi con i politici, io non sono uno che cambia idea: ho tenuto la barra dritta, sempre saldo sulla stessa rotta.

Ora, che certe minchiate vengano utilizzate dai vecchi trinariciuti-grigliatori-di- salamelle alle Feste dell’Unità, che vedono l’Uomo Nuovo della Sinistra come il Babau, mi può anche andar bene; ma che lo facciano da destra quelli che non hanno mai avuto un avversario così politicamente “vicino” e disposto al dialogo, voglio dire… sta zitto, no?

Nota.
Quello che avete letto finora è stato scritto una settimana fa, dopo di che ho messo giù la testa e avanti, con gli occhi chiusi, contro il vento della vita…

Oggi sembra che sia passato un anno. Ci sono state le consultazioni, poi il Paese si è fermato per Sanremo, intanto si è formata la squadra di governo e abbiamo quasi archiviato le ovvie critiche, compreso il fuoco amico di Pippo Civati che, se non fosse così comunista-grigliatore-di-salamelle, mi sarebbe pure più simpatico di Renzi. Peccato che anche i migliori, se di formazione classica, quella della Casa del Popolo, non riescano a capire che in Italia non avranno mai, ripeto, mai i voti per vincere. E quando hanno vinto grazie al democristianissimo Prodi che li ha portati due volte al governo, ci hanno pensato loro a farlo cadere. Ma Pippo Pippo non lo sa?

Adesso siamo in piena alzata di scudi contro il conflitto d’interessi di un paio di nuovi ministri, roba che non ho neppure voglia di approfondire, non è nel mio stile. So che deve aver fatto qualcosa di “losco”, infatti tra mezzogiorno e l’una correvo sull’argine, quando mi si affianca un amico in macchina, bravo ragazzo anche se vota SEL, che vive in zona e rincasava per pranzo.
Mi fa: «Oh, il tuo amico ha già sbagliato tutto, eh?…»
Non so a cosa si riferisse ma ho immaginato che non si riferisse allo Ius soli
Ho risposto che io gli lascerei almeno il tempo di chiedere la prima fiducia e, magari, aspettare che faccia qualcosa, qualsiasi cosa, oltre a parlare per ore dopo il primo “signori miei”… E tutto questo con l’innegabile vantaggio di tutti i nuovi governi italiani da vent’anni a questa parte, cioè l’assoluta impossibilità di fare peggio del precedente.

Di sicuro, per ora, si è dimostrato ingrato nei confronti di tutti quelli che sono saliti in corsa sul suo carro ma ricordiamoci che ci sono ancora da decidere decine di posti da sottosegretario o altro, poi qualche commissione… insomma, il “Nuovo” che, se non “avanza”, almeno rinviene, come i peperoni.
Il Berlusca è un uomo migliore, un delinquente ma migliore in quanto a gratitudine e, anche se tutto questo ci porterà alla classica minchiata di chiusura del post, devo riconoscere che lo penso veramente. 
Non ha avuto paura delle critiche per essersi macchiato della recente nomina di due senatori come Razzi e Scilipoti: non scherzo, gliel’aveva promesso e l’ha fatto, esponendosi consapevolmente a una figura di merda e offrendo il fianco ad ogni tipo di giustissimo e sacrosanto attacco. Ha fatto una porcata al Paese ma qui sto parlando dell’Uomo-Berlusconi e una parola è una parola, vero Matteo “Nongovernosenzavoti” Renzi?

E prima ancora si è macchiato della nomina di ministri come Brambilla e Carfagna, a cui credo dovesse qualcosa…
Sì, qui non sono più serio. 
Dal punto di vista umano ho molto apprezzato anche la storia della Minetti: se alla poveretta non avesse trovato uno sbocco in politica, dopo il gavage di pompini a cui si è sottoposta, l’avrebbero sacrificata per farci il foie gras.

Dottordivago
P.S. Portate pazienza, se non chiudo così il Camagna non sa come commentare e io ci tengo.

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Ok, ok…

…avevo detto che marcava male e che scrivere qualcosa in questo periodo sarebbe stato come sfilarsi dal culo un ombrellino decorativo da cocktail.

Confermo.

Però, terminata l’operazione, conscio del fatto che il danno che mi infliggo con questa perdita di tempo farà ancora più male dopo, piazzo l’ombrellino di cui parlavo nel long drink di qualcuno che mi sta antipatico, metto un po’ di ghiaccio tra le chiappe e… stringi i denti, cow boy!

Dicono che quando hai una pistola puntata addosso, devi continuare a parlare, magari non dicendo a chi sta dalla parte giusta della stessa che c’ha la mamma maiala e che la sua rispettabile signora è pure peggio.
Se è vero, in una situazione del genere, che dovrebbe togliere a chiunque la voglia di emettere un fiato, io reagirei in maniera opposta all’istintivo silenzio e ubriacherei  di parole il malamente, diventando praticamente invulnerabile.
Salvo che il cattivo di turno, invece di tenere la pistola orizzontale come si usa oggi al cinema, me la mettesse in bocca…
Ecco, in quel caso dovrei rivedere un momentino la tecnica… Ma adesso, per fortuna, nessuno mi sta minacciando con una pistola.

Però ho appena preso un “uno-due” che avrebbe tramortito un rinoceronte, un paio di legnate che dovrebbero togliere a chiunque la voglia di parlare.
Ma io reagisco in modo non istintivo, fuori dagli schemi: faccio come quello che, dopo aver preso una pallonata nei coglioni, invece di rispondere “alzati tu” a quelli che gli dicono “alzati, tirati su…”, io mi alzo.

Ho sempre considerato pretestuose e ridicole le critiche mosse a due personaggi famosi e molto “considerati” ma che, non ho ancora capito bene, sembra che piacciano solo a me e pochi altri.
Parlo di Matteo Renzi e Antonio Conte, l’allenatore della Juventus.
Oddio, considerando che uno dei due è Antonio Conte, il “piacciano” di qualche riga sopra andrebbe sicuramente virgolettato e valutato nella giusta ottica. Però mi ha sempre dato fastidio che un allenatore di successo, nonchè inappuntabile professionista quale Conte è, venga attaccato in modo assolutamente idiota, non per incapacità tecnica o per inadempienze contrattuali o per la “gestione dello spogliatoio” ma… per il trapianto dei capelli.
In rete ci sono più fotomontaggi di Conte col gatto in testa, che foto di Miley Cyrus nella cameretta di un nostro comune amico…
Cazzo, se quella è l’unica cosa su cui si può attaccare un uomo, verrebbe da iscriverlo direttamente tra i “Giusti del Mondo”, mi sono sempre detto.

Ora, qual è la cosa più stupida che può fare uno criticato a vanvera?
Dare una ragione valida a chi lo critica.
Dopo lo sproloquio contro Capello (facile dire che con i “capelli” non è mai andato d’accordo…), anch’io mi domando se il chirurgo non è andato un po’ troppo in profondità, quando gli ha piantato in testa la nuova zazzera…

Minchia, che malmostoso!
E quindi stupido, non si scappa, le due cose vanno insieme, vedi la storia che lo scemo ha tirato fuori, quella dei due scudetti che la Giustizia considera “da noi rubati” e che la Storia vuole “a noi rubati”.
Devo ricredermi anch’io, come gli ignoranti che prendevano per il culo Darwin.

Angraecum sesquipedale.
I magnifici fiori bianco avorio, a forma di stella, possono raggiungere i 20 cm, hanno consistenza cerosa, sono di lunga durata e profumatissimi di notte, ma la loro caratteristica più curiosa è di avere un lungo sperone, anche più di 30 cm, che ha reso famoso questo fiore come “l’orchidea di Darwin”.
Infatti il famoso naturalista Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione naturale, fu affascinato dall’incredibile meccanismo d’impollinazione dell’Angraecum sesquipedale. Darwin intuì che quel lungo sperone non era casuale, ma aveva uno scopo ben preciso ed immaginò che dovesse esistere un insetto con una proboscide lunga trenta centimetri capace di raggiungere il nettare in fondo allo sperone e provocare così l’impollinazione.
La teoria di Darwin suscitò molto scetticismo fra i ricercatori dell’epoca, che dicevano che Darwin era matto, ma dopo trent’anni dalla morte del grande scienziato questo insetto dalla proboscide smisurata, una falena notturna, fu effettivamente scoperto e battezzato Xanthopan morganii praedicta per onorare la predizione di Darwin e la sua acutezza scientifica.

Se c’è il fiore, c’è l’insetto, se c’è il fumo, c’è l’arrosto.
In poche parole, chi dava del pirla a Conte aveva la vista più lunga della mia, anche se dal gruppo dobbiamo togliere quelli che criticherebbero tout court la propria madre, se mai diventasse l’allenatrice della Juve.
Criticando a tutto spiano, su tutto, prima o poi ci prendi.

Microdivagata.
Tutta gente come mia zia, che appena sa di qualcuno con due linee di febbre, scrolla la testa e dice “ha qualcosa di brutto”. E io la mando a cagare.
Poi, se mai ci azzecca una volta, se mai il tale incontrato in giro, con “una brutta cera”, alla fine scopre che ha un maramau che se lo mangia, la donna dal referto monotematico mi rinfaccia: «Cosa avevo detto, io?…»
«E grazie al cazzo!… Se senti uno starnuto, più che pensare a un raffreddore, pensi a un tumore al naso, prima o poi la gufata andrà a segno, anche solo per la legge dei grandi numeri…»

E comunque Conte è un pirla.

Ma fondamentalmente non me ne frega un cazzo: a me pesa molto di più il comportamento di Matteo Renzi.
Mi è sempre piaciuto e l’ho sempre difeso, anche perchè è quasi sempre stato attaccato per delle minchiate, dal giubbotto di Fonzie alla partecipazione alla Ruota della Fortuna, proprio come il gobbo Conte per i capelli.
Questa di un mio amico, su FB, è l’ultima in ordine di tempo:
1702

Mi tocca rispolverare un mio vecchio cavallo di battaglia: imputare a Renzi una cosa del genere è

come criticare Hannibal Lecter perchè si è mangiato le unghie.
E intendo le sue…

Continua

Dottordivago

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Marca male…

Piuttosto che niente, cambio casa.
Quindi, oltre al lavoro, è tutto un disegnare, misurare, inserire, cercare, scegliere…
Ci sono dentro da un po’ e i più attenti hanno notato una caduta quasi verticale della produzione, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Ma almeno la barca va.
Superate le Secche dei Muratori, il Gorgo dell’Idraulico e la Tempesta dell’Elettricista, superate le insidiose Scogliere dei Sanitari, siamo approdati alla Baia della Cucina, ormai definita e in attesa di preventivi.
Poi scenderemo a terra e ci inoltreremo nella Giungla delle Rubinetterie.
Siamo baldanzosi, fingiamo di non essere in pensiero per l’Ordalia del Trasloco.

Morale della favola:

Per un po’ di tempo,

tirare fuori un post

sarà facile come

sfilarsi dal culo

un ombrellino da bibita.

E così, sulle ali della Poesia, vi lascio.

Dottordivago

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Stwpipedia

Sottotitolo: Appendice a Voglia di Grillismo 4, ovvero

Il mio contributo all’Umanità

L’amico Big Val mi tira per i capelli in una mezza divagata dalla “saga” in corso.
E comunque non ci allontaniamo molto dal discorso originale.

Ovviamente la parte del riassunto serve ai poveri di spirito che non leggono i commenti, cosa che qui equivale a non leccarsi le dita, quindi godere la metà.

Nell’ultimo post affermavo:

Voglio smettere di pensare “adesso corro a casa dei miei e do un pugno sul muso a mia madre, che se mi faceva scemo come gli altri, non mi incazzavo così”.

Marco Val commenta:

… La famosa scatola di cioccolatini, dopo il boero del decennio precedente, ti aveva riservato ben due gianduiotti. In altre circostanze, penso che avresti potuto amarle: per esempio – l’hai detto – se tu fossi nato scemo (questa è di Groucho, l’assistente di Dylan Dog)…

Nella mia vita precedente, da scrittore di testi (onesto), scrivevo ogni parola col terrore di rubarla a qualcuno, quindi ero sempre pronto a citare la fonte dell’eventuale minchiata altrui, fermamente saldo nel credo “il prestito è lecito, lo spaccio no”. Se uno ha partorito una cosa molto bella, perchè non usarla? Chiedendo il permesso, ovvio, e non in modo continuativo.
Come dire che lo zucchero per il caffè, al bar, è gratis ma non ne puoi portare a casa un chilo, quando ti serve.
E ‘sta cosa mi è rimasta; così, complice anche una lettura frettolosa, rispondo:

Cioè, mi stai dicendo che quella del pugno sul muso alla madre ecc ecc è di quel Groucho, amico di Dylan Dog?
Io l’ho usata par la prima volta con Trullo, che diceva solo cazzate, e ricordo che aveva la gamba ingessata, tibia e perone, gentile omaggio di un portiere in uscita, quindi a cavallo tra 81 e 82.
Non so di quand’è il fumetto ma mi sa che sono arrivato prima io.

Big Val:

…E faccio doverosa ammenda. La freddura di Groucho (per inciso, Dyd esordì nel 1986) era esclusivamente questa:
– In circostanze diverse, avrei potuto amarla. Per esempio, se fossi nato scemo-…

Io:

Nessun problema, solo stupore da parte mia: quando mi arriva una cosa della cui paternità ho certezza, sono lusingato.
Non so se, parlando di uno basso, hai già sentito “alto come un citofono”, che da noi andava forte e che ancora oggi va abbastanza…
Ma no, va’, la racconto a tutti…

Ohh la!… Ci siamo arrivati.
E marca “bravo” al Campione Provinciale di Allungamento del Brodo.

Uh… a proposito… mò che mi ricordo…
Messaggio in una bottiglia virtuale all’amico (di Feisbuk) Sergio, messaggio che, se sarà destino, lui leggerà.

05024

Ecco… Sergio… Sei sicuramente nella Top 5 di quelli che amo seguire tra i miei 500 e rotti contatti di FB.
Però, se mi rispondi ancora una volta seriamente a una minchiata del genere, ti do un calcio nella portiera della macchina®, sono stato chiaro?
(®: quella della portiera è una minaccia mia, personale e registrata, approfittare con moderazione…)

Poi, per carità, ho avuto la “fortuna” di essere nato e cresciuto in Alessandria (“fortuna” che sto scontando ora, in una città che non è più neppure l’ombra di quell’altra), città che, quando aveva una sua precisa fisionomia culturale e razziale, non aveva rivali nel gusto della polemica o della retorica, purchè mirate al cazzeggio. E il mio brodo di coltura è stata, in particolare, la “Piazzetta” e, per la precisione, Baleta, dove ho avuto modo di venire a contatto con le più grandi menti contemporanee dedite -quasi a tempo pieno- ad inventare modi per sfottere la gente, oltre a minchiate in generale.
Da qui l’uso frequente di genialate come “andare avanti e indietro come la pelle dell’uccello” o “essere indietro come le balle del cane”, solo per citare le prime che mi vengono in mente. Ma questa è cultura popolare, è patrimonio comune, mentre le battute sono sacre.

Torniamo a noi.
Sostenevo anche:

L’ho sepolta, l’ascia dell’ambizione, ho deposto le armi, le ho appese al chiodo, ho svuotato il cassetto dei sogni e ci ho messo le polo, che nell’altro, con le T-shirt, non ci stavano più.
Non me ne fotte più un cazzo di niente, del successo, del mio nome sui libri di storia, di lasciare una traccia di me.

E invece, qualcosa rimarrà e me ne sono reso conto proprio in quest’occasione.
Sicuramente non comparirò sulla Treccani o su Who’s Who, neppure su Wikipedia. Ma su Stwpipedia, l’ipotetica “enciclopedia libera”, contenente lo scibile della minchiata, certamente sì.
Primo perchè, cercando bene, in queste pagine, nei sei e passa anni di “panda”, si trovano alcune cose che sarebbe un peccato se andassero perdute, se facessero la fine dei bastioni di Orione o delle porte di Tannhäuser…

Blade_runner_Roy_

Giuro, mi viene il magone a pensare che…

tutti quei momenti
andranno perduti
nel tempo,
come lacrime
nella pioggia…

Ecco, potrei nominare esecutore del mio testamento morale proprio il buon Marco Val, che dimostra un attaccamento a queste pagine o, quanto meno, una capacità mnemonica, degni di miglior causa.
Quando mi ha detto quella di Groucho, per un attimo ho pensato che quella che nasceva come antipasto agli insulti che stavo per rivolgere a Trullo, tanti anni fa, fosse entrata nel grande “circolo delle cazzate”, che si diffondono e si ripetono, come il “circolo dell’acqua” sul pianeta Terra.
Invece non avevo capito cosa intendesse l’amico ma, a questo punto, mi tocca raccontarvi in due parole la genesi del “pugno sul muso alla madre”.

Trullo, alias Murlo, Rullo, Urlo, Chiurlo e Moffo, per citare i principali, l’uomo con più soprannomi al mondo (forse più di tal Castellano, di cui poi vi dirò), è un personaggio di cui vi ho già accennato in un’altra occasione.
Trullo aveva una caratteristica peculiare, che conserva tuttora: viveva per il calcio.
Ok, non è così peculiare, lasciatemi finire: dotato di capacità tecniche notevolissime ma tarpato da un fisico approssimativo, non aveva realizzato il grande sogno di giocare a calcio ad alti livelli, quindi viveva per il calcio “teorico” ma, nonostante non parlasse d’altro e non seguisse altro, non ne capiva una beata minchia. Una cosa incredibile.
E qui riconoscerete che si tratta di un fatto straordinario.
Adesso… star lì a dire che, casualmente, era un interista sfegatato, potrebbe indurre qualcuno a pensare che io stia facendo di tutte l’erbe un fascio, cosa da cui mi guardo bene.

Insomma, una volta, stanco di sentirgli dire cose assurde, per cui veniva cazziato anche da altri interisti, gli ho detto, appunto, che se mia madre mi avesse fatto scemo come lui, l’avrei accoltellata nel sonno appena raggiunta l’età della ragione.
Da lì, in occasioni successive, ho iniziato ad allargare l’utenza, sostenendo che se mia madre mi avesse fatto scemo come gli altri ecc ecc
Ne ho in seguito verificato l’uso da parte di terzi e mi avrebbe fatto piacere se fosse arrivata anche ad un grande autore di fumetti ma non è andata.

Lascerò anche altre cose.
Tra cui: avete mai usato o sentito l’espressione “alto come un citofono”?
Dalle nostre parti viene usata da anni, quando si parla di persone come il Camagna non altissime, solo che mi è capitato di sentirla da gente proveniente da mezza Italia, recentemente persino in televisione, forse, addirittura, usata da quell’animale da risate che è Maurizio Battista.
E questo non è plagio, è cultura popolare.
Ma l’ho inventata io, tanti anni fa.
Continua.

Dottordivago

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Ecco, Beppe, magari, spiega a ‘sti due fenomeni dei tuoi che il gesto che universalmente sta per “vittoria”, se fatto mostrando il dorso della mano, altrettanto universalmente, significa “doppio vaffanculo” ed è uno dei peggiori insulti che si può rivolgere a qualcuno al di fuori del nostro provinciale ed ignorante paesello.
Oddio, sempre che gli “onorevoli” non ne conoscano perfettamente il significato e che non stiano salutando qualcuno che gli sta poco simpatico.
O forse sono così preparati da conoscere il fatto che ha dato origine al gesto, nato come scherno al nemico, cioè al rimanente parlamento, per loro.

Mò ve lo succhio un momentino con la storia degli arcieri inglesi, la mitragliatrice  del Medio Evo, vero flagello dei campi di battaglia, con i loro long bow.
E siccome per un tot di secoli gli Inglesi hanno fatto più guerre contro i Francesi che corna alla moglie, la logica conseguenza è che, ai Galletti, quegli arcieri stavano pesantemente sul culo e narra la leggenda che, quando ne catturavano uno, gli tagliavano, appunto, indice e medio, mutilazione che impediva loro di tendere l’arco con la freccia incoccata.
Sarà, anche se secondo me, quando li prendevano non si limitavano alle due dita ma li macinavano tipo battuto di fassone piemontese; resta il fatto che, continua la leggenda, quando si affrontavano sul campo di battaglia, gli Inglesi mostravano per scherno le due dita ai Francesi, come per dire “ce l’abbiamo ancora e adesso le usiamo”.
Molto più prosaico il significato moderno del gesto, che sta per “pigliarlo davanti e dietro”, quindi, solo per un fatto di numero di orifizi preposti, inizialmente dedicato alle signore dai giovinastri anglosassoni.
Ripreso dagli afroamericani (negher, nds), che rivendicano maggiori dimensioni dell’attrezzo, e usato per entrambi i sessi, col significato di “minchia che vale doppio”, ha definitivamente assunto il significato di “doppio vaffanculo”.
E tutto questo così, giusto per passare da sucaminchia piuttosto che da disinformato.

Andiamo avanti con la “voglia di Grillismo”.
Io non vorrei votare M5S, vorrei attuare solo una parte del programma: molto grillinamente, vorrei “decrescere felicemente”, vorrei una vita più semplice e ‘ntu culu all’ambizione.
L’ho sepolta, l’ascia dell’ambizione, ho deposto le armi, le ho appese al chiodo, ho svuotato il cassetto dei sogni e ci ho messo le polo, che nell’altro, con le T-shirt, non ci stavano più.
Non me ne fotte più un cazzo di niente, del successo, del mio nome sui libri di storia, di lasciare una traccia di me.
A parte quella sul mio divano preferito: mi ci sono voluti anni per modellarlo.

Ho una gran voglia di semplicità.

Non mi dispiacerebbe neppure diventare un filino più stupido, condividere cazzate su Feisbuk e pensare di aver dato un contributo al mondo, magari piccolo ma… sai… se tutti condividessero
Sì, voglio cavarmela così, voglio essere una versione stupidamente benefica di “Un Mandarino per Teo”: invece di far crepare un Mandarino dall’altra parte del mondo premendo un bottone, ed ereditarne il tesoro, voglio cancellare i mali dello stesso mondo con un clic, con una condivisione, ed esserne felice.

Voglio smettere di pensare “adesso corro a casa dei miei e do un pugno sul muso a mia madre, che se mi faceva scemo come gli altri, non mi incazzavo così”.

Voglio accontentarmi di poco, stupirmi per niente, avere tante cose per cui rimanere a bocca aperta, come quelle due poveracce di Torino, conosciute sul traghetto che da Ibiza mi portava a Formentera, in un settembre degli anni 90.
Eh lo so, vi tocca la divagata…

Due ordinarie, leggermente tendenti al bruttarello, anche se oggi, nella stessa situazione, le classificherei “decenti-tendenti-al-commestibile” solo per il fatto che avranno avuto sì e no venticinque anni.
Ero con Bimbi, che se ne stava in poltrona, e per noi stavano iniziando due settimane a Formentera, a settembre, il mese migliore, in quel posto.
Io ero appoggiato al parapetto e, tanto per cambiare, stavo fumando.
E loro mi hanno chiesto “hai da accendere?” come avrebbe fatto Margherita Fumero da Racconigi o Erminio Macario da Torino, se fosse stato ancora al mondo: una parlata da “profondo Piemonte” così marcata da sembrare finta.
Facciamo due parole e, quando scoprono che non è la mia prima volta a Formentera, mi tempestano di domande, anche perchè “se aspettiamo che si sveglino i nostri ragazzi” e fanno un gesto vago in direzione della prua…
Domande su domande, una più stimolante dell’altra, tipo se ci sono le meduse e se l’acqua potabile sa di cloro.
«Tranquille, è il più bel posto del mondo…»
Anche se, in effetti, l’acqua del rubinetto (definirla “potabile” mi sembra eccessivamente ottimistico) fa cagare.
«Meno male… già il periodo non è il massimo… ma una settimana adesso costa molto meno, sennò ci sarebbe piaciuto venire ad agosto…»
Benissimo.

Sto per rispondere che io, ad agosto, manco se mi minacciassero di morte…
Un americano, che ci vede con la sigaretta in mano, mi chiede pure lui da accendere, gli rispondo con una frase di senso compiuto, cosa che non si aspettava da un italiano, così mi domanda qualcos’altro, ringrazia e se ne va.
«Eh… certo che è una bella fortuna, conoscere le lingue…»
Come no, ho avuto un bel culo, io, a trovare l’inglese nell’uovo di Pasqua…
«Chissà qui come ce la caveremo… Tra tutti e quattro non diciamo una parola che non sia in italiano…»

Occazzo… Gli unici italiani che temono di non capire gli spagnoli e di non essere capiti. Eppure sono di Torino, non di quelle vallate dove il primo fidanzato era quasi sempre il fratello o uno zio e dove l’acqua povera di iodio faceva venire il gozzo agli indigeni…
Va be’, siamo quasi al porto e, prima di raggiungere Bimbi, esco di scena con una battutina: «Tranquille, parlare spagnolo, per noi italiani, è semplicissimo: basta aggiungere la “esse” finale e voilà…»
«Ma dai… figurati… vuoi dire che è così facile?»
Cioè… Uh Signùr… queste ci credono davvero…
«Fidati, metti la esse alla fine delle parole e vedrai che ti capiscono tutti»
Le saluto mentre titubano, non sono convintissime.
Ormai si vedono bene le case de La Savina e gli edifici del porto; l’insegna più grande è quella di un noleggio di bici e moto che, a caratteri cubitali, promette:

MOTOS Y BICIS

Ric e Gian sgranano gli occhi, mi guardano e io rispondo con lo sguardo “e io che t’ho detto?”… Saluto e raggiungo Bimbi.
Non so per quanto tempo abbiano parlatos in questa manieras per farsi capires dagli spagnolis, non le ho più rivistes…

Continua.

Dottordivago

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