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Archive for settembre 2010

Nota dell’autore:
in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

Speriamo

Tipo a suo fratello, caso mai si cominciasse a sentire odore di galera.
Ma anche in mancanza di validi sostituti, perchè resistere alle tentazioni?

Dottordivago

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Cioè, no… veramente… io, nel post precedente… dicevo così per dire…
Comunque, se uno scrive un post di pubblica utilità, non è che può tirare la pietra e nascondere la mano, anche perchè detesto sentirmi dare del contaballe.
Quindi, a gentile richiesta, vi esco il farmaco.
Dopo minuziosa ricerca nell’armadietto dei medicinali, naturalmente a carico di Bimbi, visto che io non trovo l’acqua a Venezia, sono in grado di mostrarvi l’oggetto dei vostri desideri.

image

Avevo completamente cannato il nome: esiste un Celestone (grazie per la consulenza, Bimbi) ma è quello con cui, in seguito, Dado mi ha fatto l’infiltrazione vera, quella profonda, quella che mi ha tolto il dolore.
La volta di cui vi ho raccontato, invece, si era limitato ad una serie di punturine sottocutanee (credo si tratti di mesoterapia) con questo prodottino qui, che magari non sarà tutto ‘sto di più come anti infiammatorio ma c’ha comunque i suoi pregi…
Ah, tra l’altro mi sono dimenticato di dirvi il prezzo, forse il vero deterrente, probabilmente l’unico motivo per cui non è diffuso come l’Aspirina: tre fiale al costo totale di 2,70 € (duevirgolasettanta, come sugli assegni)
Eh lo so, la botta è secca ma tocca farsene una ragione.
Ma pensa l’avessi saputo venti o venticinque anni fa… 

Adesso facciamo un momento le persone serie: un conto è fare una cazzata e poi raccontarla perchè ti è andata bene, un altro conto è farsi del male da coglioni.
Qualche amico, ridendo, mi ha chiesto il nome esatto -anche parecchi, sulla posta privata…- ma non è certo per quello che ve lo mostro: semplicemente avevo parlato di Carlone, Cesarone, Celestone e non vorrei che qualche pirla tentasse l’esperimento con qualcosa che gli faccia spuntare le zanne come ai cinghiali.
Ora che sapete il nome esatto… non tentate l’esperimento ugualmente.

Diamo un’occhiata agli effetti indesiderati di questo farmaco, quanto meno la parte che mi preme maggiormente:

…alterazioni psichiche di vario genere: euforia, insonnia, mutamenti dell’umore e della personalità, depressione grave o sintomi di vere e proprie psicosi.
Una preesistente instabilità emotiva o tendenze psicotiche possono essere aggravate ecc. ecc.

Ocio, gente, va bene l’euforia (forse il catalizzatore è il Prosecco?) e può anche starci l’insonnia ma depressione e psicosi è meglio lasciarle perdere.
A me potrebbe essere andata bene, un po’ come tanti anni fa, quando la serata andava lunga e mi facevo ospitare a casa di Vittorio, un amico frocissimo di Milano: sono pochi quelli che sono passati di lì e hanno salvato il culo.
Nel vero senso della parola.

Dottordivago

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Gironzolando in rete si trovano vari blog specializzati in qualcosa, dall’informatica a tutto il resto. Io ci càpito dentro se l’autore del blog in questione mi lascia un commento e mi segnala la sua creatura; una rapida occhiata, seguita dalla consapevolezza di non capirci un cazzo, un saluto per marcare il territorio e me ne vado.
Quando Paz buonanima era dei nostri, prima che il lavoro lo assorbisse inesorabilmente, ricordo che aveva pubblicato un post in cui insegnava al volgo come andare in Croazia senza pagare il bollino autostradale sloveno, cosa risultata graditissima al popolo, visto che faceva risparmiare, credo, una trentina di euri, altrimenti da tossire in frontiera, per percorrere una manciata di chilometri.
Il momò funzionava, infatti l’ho sfruttato pure io, nel 2008: non mi ha cambiato la vita, ovvio, però mi ha dato il subdolo brivido che prova l’italiano medio quando fotte un’istituzione o l’ordine costituito.

Piacerebbe anche a me insegnare qualcosa a qualcuno, tipo fornire progetti di bombe ai terroristi, bombe che scoppino sul muso dei bastardi un attimo prima che siano finite.
Purtroppo ilpandadevemorire è un blog altamente approssimativo e pressapochista, più che altro specializzato in troiate.
Ma stavolta vi stupisco.

In questo periodo sto lavorando come un matto o, perlomeno, su ritmi che non mi sono proprii, in più dormo poco perchè mi vengono in mente tutte le cose che devo fare. L’altro giorno ero bello bollito ma dovevo sbrigare un sacco di lavoro, così ho pensato: “Quasi quasi faccio due telefonate a chi dico io e mi procuro il necessario per dare una schiacciatina ad un sassolino e mettere giù due righe…”
Poi ho pensato che non è cosa: un po’ perchè quella deliziosa zozzeria fa un male porco, un po’ perchè ho un’età, un po’ perchè oggi gira solo della merda…

Così, pensando alle vecchie stronzate che facevo – non ho smesso di fare stronzate, diciamo che non faccio più quelle…- mi sono ricordato di un succedaneo  che ho scoperto per caso quattro o cinque anni fa e che, se debitamente pubblicizzato, potrebbe fare tabula rasa di droghe, organizzazioni di trafficanti e crimini connessi.
Vado col post di servizio pubblico.

La mente ha un pregio: dimentica o attenua ciò che è brutto e migliora i bei ricordi; il corpo no: si ricorda tutto, il bastardo; col tempo i vecchi malanni peggiorano e, giusto per non annoiarsi, ringraziando la Madonna ne arrivano di nuovi.
Però, volendo spezzare una lancia in favore della nostra componente fisica, si può dire che col corpo si tromba, mentre col cervello vengono bene le pippe.
Ma sto già divagando e voi sapete che non è da me…

Dunque, non so in seguito a quale delle mille legnate prese in gioventù, mi ritrovo con un gomito dolorante, molto dolorante. Tutti mi dicono “epicondilite”, il cosiddetto gomito del tennista, solo che io non ho mai impugnato una racchetta: il tennis è uno sport altamente asimmetrico e noi non vogliamo che ‘sto bel bocconcino del Dottordivago perda le sue armoniche forme. In più, il tennis mi ha sempre fatto cagare come sport e vedere dei supercampioni che ogni due minuti si siedono, si asciugano e bevono –lo fanno anche i pugili ma è una storia diversa…- non mi piace, mi sembra roba da fighetti.
Pensandoci bene, se mi viene il gomito del tennista senza mai aver giocato a tennis, vuoi vedere che sono anche a rischio di ginocchio della lavandaia?

Comunque, chiamo il mio amico Dado che mi dice di lasciar passare la mattinata e di raggiungerlo in ospedale dopo mezzogiorno.
Vado.
”È epicondilite, zio. Ti faccio un’infiltrazione”.
Non apprezzo la diagnosi: già la natura mi è stata matrigna sulla fornitura di cervello, mò scopro che pure il resto non è un gran che, visto che mi becco malanni che non mi competono. Comunque, io sono quello bello e simpatico ma lui è quello laureato, quindi gli dico di infiltrarmi, inocularmi, inchiappettarmi, basta che mi sistemi ‘sto cazzo di gomito.
Apre un armadietto: “Porca troia, ho finito l’anti infiammatorio… Ti faccio la ricetta al volo, scendi un attimo in farmacia e torna, che sbrighiamo la pratica”.
Quasi preferisco così: già mi fa tutto a gratis con tempi di attesa pari a zero, almeno posso contribuire in qualche modo.
Torno con un farmaco dal nome che ricorda un oste o un ristoratore di una volta, qualcosa tipo Carlone, Cesarone, Celestone; due minuti e siamo a posto.

Andiamo a mangiare qualcosa; ordino una birra, Dado blocca l’ordinazione e mi dice di evitare l’alcol per un po’.
Eccheccazzo! Va beh, se lo dice il dottore…
Un paio di portate, un mucchio di minchiate e ognuno per la sua strada.

Alle 19 ho un appuntamento con un cliente che deve confermare un lavoro. La prima volta che ci siamo visti, il tipo mi ha offerto l’aperitivo in giardino; io, che sono uomo di mondo, mi presento con un Prosecco di Bisol, una vera delizia: penso a Dado ma ormai l’infiltrazione l’avrò già pisciata tre volte…
Un sorso a testa, poi parto con la spiegazione; parlare mette sete, loro si limitano ad ascoltare, quindi io finisco la bottiglia.
Sono incontenibile.
Li faccio a pezzi: sono quasi le 21 quando mi accompagnano al cancello, visibilmente provati dal fiume di parole che ho riversato loro addosso.
La soddisfazione di aver acquisito un bel lavoro mi dà un’ulteriore carica e a tavola massacro Bimbi che, povera stella, non riesce a proferire parola.
L’unica cosa che riesce a dire, a mezzanotte, è: “Io vado a letto”.
”Io no, non ho sonno…”
Forse neanche lei; forse, semplicemente, non mi sopporta più.
All’una sono sveglio come un galletto all’alba: mi sento strano ma non male, anzi…
Sono lucido, reattivo, brillante: mi sento da Dio!
Però mi costringo ad andare a letto. Faccio pianissimo per non disturbare Bimbi, solo che, dopo due minuti, con voce assonnata mi domanda se ho finito di fare casino…
Ma non sto facendo niente!
A parte pizzicarmi un unghia con l’altra, cosa che nel silenzio notturno fa l’effetto di schiocchi di frusta…
Mi tranquillizzo. Dopo mezzo minuto mi parte un piede: lo faccio viaggiare a mille, come un neo papà in sala d’attesa.
Va beh, ho capito: mi vesto ed esco, all’una e mezza.

Vado nel pub di amici, che alle tre chiude. Resisto fino alle cinque con alcuni ubriachi, poi metto a nanna pure loro. Torno a casa e mi piazzo sul divano, dove mi addormento dopo le sei. Mi sveglio alle 11, anche se Bimbi non fa un briciolo di rumore e cammina al buio in punta di piedi.
”Si può sapere cosa avevi ieri sera?”
”A parte sentirmi benissimo?”
”Veramente sembravi indemoniato…”
”Sì, in effetti ero un momentino sopra le righe… Chissà cosa… Cazzo, l’anti infiammatorio!”
Cerco la scatola, la trovo e la prima cosa che vedo è il simbolo rotondo di divieto, come quello che si vede per strada, solo che lì c’è scritto “Doping”.
Leggo il foglietto:

…se associato ad alcolici può causare mutamenti della personalità, stati di depressione o euforia…

Oh cazzo, mi sono bombato!
Chiamo Dado: prima mi dà del cretino, poi mi spiega che è un anti infiammatorio da non usare prima delle competizioni proprio a causa dei suoi effetti dopanti. “E come stai?”
”Benissimo”

Morale della favola: volete fare una seratona? Un Carlone, Cesarone, Celestone o come cazzo si chiama sottocutaneo e una bottiglia di Prosecco.
Dodici ore di benessere ed efficienza totale e non uno straccio di postumo.

E quelli del Cartello di Medellin possono andare a prendere la minestra alla Caritas…

Dottordivago
AGGIUNTA SUCCESSIVA: il Celestone è sempre un cortisonico ma non c’entra, di quello giusto parlo nel post seguente: “E poi tutti a San Patrignano…”

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Nota dell’autore:
in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

Vedendo la vita che faceva e chi si trombava, pensavo: “Che buco del culo ha Corona…”
Avevo ragione.

Dottordivago

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Avevo già trattato l’argomento in un vecchio post ed anche questa volta mi premuro di tranquillizzare quei tre o quattro che potrebbero dispiacersi per un mio insano gesto: per adesso non se ne parla.
Piuttosto, mi informavo se qualcun’altro ci aveva fatto un pensierino.
Non è per farmi i cazzi vostri, è solo che

è giunto il momento delle decisioni irrevocabili

Allora, motivi per liberarci dei nostri politici ne abbiamo più di quanti ne servano, solo che ora non è più possibile attendere oltre: dopo la votazione per salvare il culo a Cosentino, anche il più tonto di noi avrà capito con chi abbiamo a che fare e cosa ci aspetta.

Casa Berlusca li conosciamo e poi non sono neanche argomenti da affrontare tra persone per bene, sarebbe come parlare di mangiarsi i capperi del naso mentre si è a tavola.
La Lega mi fa schifo ogni giorno di più, specialmente ora che si è prestata a infilare una mutanda di kevlar ad uno dei peggiori rappresentanti di quella politica fatta di illegalità e clientelismi che loro, dal prato di Pontida, hanno giurato di combattere, con un’aggravante: Cosentino è pure un terrone e questo vorrei che se lo segnassero tutti i bergamaschi pronti ad imbracciare le armi per Bossi o i veneti che la secessione dal Sud se la sognano anche da svegli.
La Lega è falsa.
Ho sempre detto che la dittatura comunista è peggio di quella fascista perchè, mentre quest’ultima dice “si fa così e basta”, la prima dice la stessa cosa ma “per il bene del popolo”: praticamente uno che te lo butta nello sgnau e pretende pure che lo chiami amore.

Gianfranco_MiglioOra, è lampante che la Lega affondi le radici nell’odio per i terroni; e allora, com’è che adesso si prestano a salvare il culo ai mafiosi? Con che coraggio potranno parlare ancora di Roma Ladrona? Non hanno alcuna giustificazione, neppure quella del garantismo –caso mai si volesse credere ad una Lega garantista- visto che hanno votato non contro un’indagine persecutoria ma contro l’uso di prove che condannerebbero un ladro di merda.
E terrone, ripeto.
Caro prof. Miglio, che brutta fine per i suoi ideali…

Fini? Se qualcuno vuole credere alla sua estraneità alla casa di Montecarlo e di considerarlo migliore degli altri, libero di farlo, magari mentre scrive la letterina a Babbo Natale.

Di Pietro è passato dall’altra parte della barricata ed è diventato un altro appassionato immobiliarista: compera case con il mutuo, che trasforma in uffici con affitto a carico del suo partito, che lo paga con i nostri soldi.

PFC non merita neppure di essere nominato.

E poi c’è la sinistra, quella della Superiorità Morale: Berlusconi ha mille proprietà che gli valgono le accuse di conflitto d’interessi, il PD ne ha di più, almeno a livello di fatturato, considerando Cooperative, banche e assicurazioni; ma è tutta roba che ripeto almeno a cadenza settimanale.
Al TG di oggi, invece, ho sentito Enrico Letta dichiarare che, secondo lui, “Fini è vittima di una campagna di dossieraggio”, fingendo di non capire che un dossiè che dice la veritè può fare solo piacè, anche se è relativo a chi ti ha promesso dei voti in parlamento.

Quindi è tutto da buttare.
Ma non ce la faremo mai, almeno finchè non saremo costretti a mangiarci uno con l’altro, dopo che ‘sti delinquenti ci avranno ripuliti come uno specchio.
Non ce la faremo con il voto, non ce lo lasciano fare: e poi, a cosa serve il voto? Vi faccio notare che c’è gente che inneggia ancora a Lenin, che rimpiange Mussolini e che stringe la mano a Berlusconi.
Oddio, con il boicottaggio fiscale potremmo trovarci due lire di più in tasca, questo è vero, ma è anche innegabile che salterebbe per mancanza di fondi ogni forma di servizio pubblico, prima che ‘sti figli di una gran puttana si rendano conto che non c’è più niente da rubare.
E a quel punto saremmo ormai nel Congobbelga.

L’unica soluzione è eliminarli fisicamente.
Però, abbiamo forse tempo, voglia e palle per rifare la Brigate Rosse?
Io no e voi non credo.

Quindi ci dobbiamo attaccare ai migliori elementi della nostra società.
Anzi, no, ai peggiori.
Quando uno decide di suicidarsi, ha ancora qualcosa da perdere?
Al limite la faccia, tipo uno che scambi il Guttalax per un barbiturico e muoia nella merda.
Solitamente, chi si suicida fa pena, perchè ha fallito nella vita, nel senso che non è riuscito a farsela piacere così come gli si presenta.
E noi diamogli una buona ragione per morire.

Non ho detto “per vivere”, ho detto “per morire”, sia chiaro: hai detto che ti ammazzi? E allora adesso fai la persona seria e ti ammazzi davvero, non che fai quello che “perchè di qua, perchè di là…”… eh?!
Ho già pronta la campagna:

Non hai dato un senso alla tua vita?
Dallo alla tua morte.

E portati dietro un politico.
Perchè tagliarsi le vene e basta quando prima, con lo stesso coltello, puoi tagliare la gola di un Cosentino o un Verdini qualunque?
Cito loro perchè arrivare ai loro capi è oggettivamente difficile, anche se non vieto a nessuno di provarci.
Amici aspiranti suicidi, pensateci: dopo potreste sentirvi talmente bene da non volervi più uccidere ma, se proprio ci tenete, lo potrete sempre fare in carcere.
E se questo pacchetto regalo per l’Italia non vi venisse bene, se dovesse scapparci solo una ferita grave o, peggio, una lesione qualunque, non preoccupatevi: piuttosto che niente, anche un calcio nei coglioni avrà il suo peso.

Date uno scopo alla vostra vita e noi vi ripagheremo con la gloria: non posso promettere camionate di gnocca vergine come fanno gli imam con i musulmani, però…
Vediamo: se ci scappa il morto importante potrete dare il nome a una via, un morto ordinario e vi ritrovate il vostro nome su una scuola o uno stadio, un’invalidità del 100%… mah, direi un bel monumento importante.
A scendere con le lesioni il monumento sarà via via più modesto ma sempre con dispositivi anti-piccioni, al di sotto del 25% di invalidità permanente provocata dovrete accettare di vedere la vostra effige ammirata, sì, ma un po’scagazzata.
Per il famoso calcio nei coglioni verrete inseriti nella Lista degli Hurrà: prima di una partita o di un concerto, il vostro nome sarà letto ed acclamato; lo so, non è un gran che, consideratelo come un tre al Superenalotto.

Dove si può arrivare con questo sistema?
Dunque, in Italia, tanto per cambiare, battiamo un po’ la fiacca e, percentualmente, ci suicidiamo un po’ poco rispetto a paesi come le Repubbliche Baltiche o la Bielorussia; comunque, qui da noi, ogni anno sono quasi 3000, quelli che si tirano il collo; togliamone due terzi, perchè lo so che ci sono sempre quelli che dicono dicono ma se ne sbattono le balle del bene comune; con un migliaio di volontari si può già fare un bel lavoro, diciamo un centinaio di morti e sei/settecento feriti: qualche Baggio che sbaglia il rigore lo trovi sempre.
E teniamo conto che a quelli non ancora presi di mira peggiorerà parecchio la qualità della vita: non è bello vivere sapendo che sei nel mirino di qualcuno e non sapere se quello che ti si avvicina ti infila una busta in tasca o un coltello nelle costole…

Potremmo iniziare così, con i nostri aspiranti suicidi, con elementi locali, come le squadre di paese; poi, se le cose andassero bene, potremmo cercare degli stranieri e potremmo diventare come il Chievo, un quartiere che gioca in serie A.
Una volta aperto il mercato agli stranieri, si comincerà a fare le cose sul serio: con tutto quello che importiamo dalla Cina… lo sapete che laggiù si fanno secchi in 150.000 all’anno?
Allora sì che daremmo una bella derattizzata.
Anche se sarà doloroso, dovremo accettare di sostituire un cartello di Via Garibaldi con

VIA CHIN CHUN CHUAN
patriota

Dottordivago

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Pioggia di commenti sull’Autonomia.

Enrico sostiene, giustamente, che ogni divisione ha dei costi, anche se pure le riunificazioni non scherzano, per info citofonare Germania.
Solo che non ho parlato di divisione ma di autonomia, situazione già esistente in Italia e sancita dalla Costituzione, considerata intoccabile, anche se messa com’è non riuscirebbe mai ad ottenere un Certificato di sana e robusta Costituzione

Ripetendo la risposta ad Enrico, vi domando: vi sembra che Val d’Aosta, Trentino, Friuli, Sardegna e Sicilia siano divise dall’Italia?
A me sembrano italianissime e vorrei che tutte le regioni fossero così. Nè più, nè meno.
È un buon sistema? Allora voglio essere come loro.
È un sistema dannoso? Allora, per il loro bene, vorrei che loro fossero come me, Piemontese col centralizzato, non inteso come riscaldamento ma come sistema amministrativo e contributivo.
Con tante discutibili cagate che scrivo, per una volta la mia logica è inattaccabile e ribadisco: non ho detto “credo sia inattaccabile”, ho detto “è inattaccabile”, anche solo per il fatto che, come quello dei Siciliani e degli altri autonomi, il mio organismo si basa sulla chimica del carbonio, come loro ho svariati organi pari ed alcuni dispari, insomma, come diceva mio nonno quando percepiva un’ingiustizia o una disparità di trattamento nei suoi confronti: “A iò la buca suta u nas c’me ‘i ater” –ho la bocca sotto al naso come gli altri-

L’attento Storvandre mi fa notare che, potendo gestire i proprii soldi, è meglio ridurre le tasse che non sperperarli in benefici e regalìe come quelle, pescate a caso in mezzo ad altre mille, che ho elencato.
Certo che sarebbe meglio. Ma solo se il sistema ti consentisse di aver voce in capitolo sugli eventuali risparmi frutto della virtuosità della tua gestione; al contrario, se sai che ciò che avanzi finisce nel pozzo nero, cerchi di avanzarne meno possibile.
Il primo caso è definibile come “Politica del minestrone” che, se ne avanzi, il giorno dopo è ancora meglio, sia che te lo mangi tu, sia che serva per sfamare chi ne ha bisogno; il secondo ricorda più il caso delle patatine fritte, che se non le finisci subito le devi buttare nell’organico, per cui ti ingozzi come un pitone.

A Cristina dico che gli incassi dei musei ed affini resteranno ovviamente in regione come tutto il resto.

Quindi, se le cose stanno come dice Alemanno, che Roma è in credito con il resto d’Italia, o come sostiene Placido, che è il Sud ad essere in credito con il Nord, un sistema basato sull’autonomia metterebbe al riparo le regioni del Sud dalla voracità e dissolutezza del Nord.
A quel punto, potendo contare su buona parte del frutto del loro lavoro (dovranno comunque garantirci un minimo di fondo di solidarietà…), per le regioni del Sud sarà un gioco da ragazzi risanare i loro bilanci e, faccio un esempio, un paesone come Catanzaro, che al momento ha un passivo di

un miliardo e quattrocento milioni di euro

potrà in breve lastricare d’oro le strade.
È ora che noi polentoni impariamo a muoverci sulle nostre gambe, senza aspettare la pappa pronta dagli amici del Sud che, oltretutto, infamiamo diffondendo studi che mettono le città del Sud agli ultimi posti nelle classifiche positive ed ai primi posti in quelle negative.

So benissimo che, in un sistema simile, noi Piemontesi abbiamo solo da rimetterci ma voglio poter girare con la testa alta, per una volta.   

Quindi, visto che già esiste e giusto per non fare figli e figliastri, allarghiamo a tutta Italia l’Autonomia Regionale.
L’inesistente Padania resterà tale e, per cortesia, non verrà più nominata, visto che mi sento più Italiano o più Europeo o più Frocio che Padano.
Bossi, povero disgraziato rincoglionito, si troverà una badante mentre suo padre, il Senatur, potrà andare in pensione.
Roma resterà la Capitale d’Italia e riceverà un contributo ragionevole da tutte le regioni, che si accolleranno una volta per tutte la loro parte di Debito Pubblico, di debito INPS e di tutti i puffi che abbiamo in giro.
Ci dovrà essere un fondo di solidarietà obbligatorio, da tenere d’occhio come una figlia adolescente che ha scoperto il cecio, una sorta di cassa comune in cui chi preleva lo potrà fare sulla base della propria solvibilità e, nei dovuti tempi e modi, dovrà restituire il prestito.

E l’Inno di Mameli?
Sarà sufficiente un piccolo lifting al testo: quello “Schiava di Roma” mi va un po’ su per il culo, così come ripetere quattro volte nella stessa strofa “Siam pronti alla morte”… non lo so, sembra quasi di andarsi a cercare delle grane…
Effettuato il tagliando, l’Inno di Mameli continuerà a suonare per la Nazionale, per la Ferrari e per Valentino sulla Ducati.
E si farà l’amore, ognuno come gli va e anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età.

Dottordivago

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Non c’entra un cazzo ma

Mei son Piemunteis

avrebbe avuto un impatto diverso.

Giusto per chiarire un punto del post precedente in cui davo ironicamente –forse troppo ironicamente, infatti ha indotto qualche dubbio- ragione alla dichiarazione di Michele Placido relativamente al Nord prevaricatore che sfrutta l’oppresso Sud, vorrei dire due parole, anche allacciandomi alla dichiarazione di Napolitano che, citando Cavour, ha ribadito che Roma è e sarà l’unica capitale d’Italia.

Sono più d’accordo con lui di quanto lo sarei con Michelle Hunziker se dichiarasse di voler farsi trombare a tutti i costi dal sottoscritto.

Spostare una capitale e ricollocare strutture e ministeri costerebbe una tale montagna di soldi che credo non convenga a nessuno.
E poi, perchè spostarla?
Roma è grande, Roma è bella ed i romani hanno ormai la gestione della cosa pubblica nel sangue: metà di loro, da quando nascono, sanno che prima o poi un posto in un ministero qualcuno glielo troverà, quindi crescono con la dovuta forma mentis. È un po’ lo stesso motivo per cui sostengo che un Presidente della Repubblica, se ha principalmente compiti di rappresentanza come da noi, dovrebbe essere sostituito da un Re, uno che dalla nascita viene educato a parlare in pubblico, a trattare con i potenti e a stare a tavola, non dovrebbe essere uno che a centonovant’anni deve imparare il mestiere.

Quindi, che la Città Eterna sia eternamente Capitale, con tutte le agevolazioni e le deroghe di Roma Capitale, una specie di District of Columbia. 
E trovo sacrosanto che un Valdostano si gestisca le proprie risorse, in quanto residente in una Regione Autonoma.
E ritengo Vangelo che la stessa cosa la faccia un Trentino, un Friulano, un Sardo e un Siciliano.
Ed è perfettamente regolare che si comporti allo stesso modo un Piemontese, un Lombardo, un Veneto, un…

Houston, abbiamo un problema…

Devo verificare bene, ma così, su due piedi, mi sembra che, a parte le prime cinque regioni citate, per tutti gli altri non funziona così; approfondendo un momentino, mi risulta, da una ricerca della Fondazione Agnelli, che Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana e minimamente Liguria abbiano un saldo negativo tra tasse pagate e benefici di ritorno, mentre le rimanenti regioni ce l’abbiano positivo, cioè imbertano più di quanto tossiscono.

Non ho mai approfondito l’argomento Autonomie, quindi non conosco bene il meccanismo – e supplico chi ne fosse a conoscenza di illuminarmi- ma Bimbi, la mia dolcissima metà, è valdostana, il che mi ha dato modo di scoprire alcuni aspetti simpatici dell’Autonomia Regionale.
”Simpatici” per chi autonomo è, agli altri rode un po’ il culo. 
Un paio di amici valdotaine mi hanno spiegato, in soldoni, che se la regione dovesse mai chiudere il bilancio in attivo, l’eccedenza finirebbe nelle casse romane: ripeto, siamo a livello di chiacchiera da bar, vorrei veramente saperne di più.
Per far sì che ciò non avvenga -l’avanzo di bilancio, intendo- si sono inventati una serie di servizi e di contributi assolutamente favolosi.

Premesso che la stessa cosa avviene, se non nei particolari almeno in sostanza, nelle altre Regioni Autonome, in Valle ci sono servizi che noi, figli di un Dio sfigato, ci possiamo solo sognare. I dipendenti regionali sono coccolati come star del cinema e se, per esempio, si comperano una casa, hanno dei mutui di duecento anni ad interessi ridicoli; c’è poi un’istituzione chiamata Bilinguismo per cui, se sei dipendente regionale e sai dire tre parole in francese, hai un aumento di stipendio.
Un amico siciliano di mio suocero fa lo spazzino ed ha dei grossi problemi con l’italiano, mentre il francese ed il linguaggio dei Klingon sono per lui indistinguibili, però riceve il bonus in oggetto: va beh, non indaghiamo…
Solo che mi domando perchè, in una regione bilingue si debba premiare una cosa da dare, caso mai, per scontata.
Negli stati degli USA a fortissima presenza ispanica, tipo Florida, Texas e California, se vuoi lavorare per il governo devi conoscere inglese e spagnolo, sennò ciccia; il Bilinguismo valdostano, invece, prevede una situazione del tipo: “Ti assumo come chef nel mio ristorante; se poi -hai visto mai- sai pure cucinare, ti aumento lo stipendio”.

Contadini ed allevatori devono solo esprimere un desiderio che lo vedono già materializzato mentre un rappresentante, mi dicono, compera l’auto con agevolazioni impensabili e ci sono cooperative di servizi che mandano in giro persone a lavorare per la metà di quanto costino a loro, tanto c’è mamma Regione che ci pensa.

Passiamo ai servizi alla popolazione: la sanità è a livello scandinavo, le strade sono illuminate come la bocca di un paziente dal dentista e più lisce di un biliardo, visto che le asfaltano praticamente a ciclo continuo.
Se c’è un rivolo d’acqua che scende dalla montagna e rischia di inumidire la strada, viene convogliato con strutture in cemento tipo Diga delle Tre Gole ma rifinite in pietra come graziose baite, per abbassare l’impatto ambientale.
Tutta la Val d’Aosta non fa gli abitanti di Alessandria città, però c’è un aeroporto con voli giornalieri a Roma che fa avanti e indietro come la pelle dell’uccello con a bordo, magari, impiegati che portano un documento che avrebbero potuto tranquillamente faxare. 
Fino all’anno scorso, ogni proprietario di autovettura riceveva buoni carburante per l’equivalente di circa di 500 € abbondanti all’anno; ora l’hanno tolto ma danno un bonus energia legato alla casa, trovata che permette alla Regione di risparmiare qualcosina; brutto segno: mi sa che per mantenere i proprii privilegi, i politici cominciano ad intaccare i benefici del popolo.

Scandaloso?
No, fanno bene: sono soldi loro e la Costituzione glielo permette.

Ed ora scusatemi ma ho il lavoro che spinge, ci sentiamo domani.

Dottordivago

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