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‘Na roccia.
Per virus, batteri e micro-malamente generici e fetenti ero una fortezza inattaccabile.
Ero Achille dopo l’immersione nello Stige, se siete di cultura classica, oppure ero Sigfrido dopo il bagno nel sangue di Fafnir, se avete una cultura più gotica; comunque, due abluzioni che li resero invulnerabili.
O quasi.
Alla faccia di quelli che “eh, una volta i lavori li facevano bene…”, in entrambi i casi il lavoro è stato fatto più da cottimisti che da cesellatori, quindi i due eroi si sono ritrovati uno col tallone e l’altro con la schiena “a rischio”.
Non a caso si tratta di punti nella parte posteriore del corpo, esattamente come me che, con la mia invulnerabilità ai malanni, ormai mi sa che ce l’ho nel culo.

Non so in che cosa mi abbia “puciato” (voce del verbo “puciare”, dal mandrogno “pucè”, intingere, inzuppare, ndt) mia mamma quando ero piccolo, fatto sta che, tranne un febbrone da cavallo all’età di cinque anni, causato dalle tonsille da dare al gatto, non mi si attaccava un malanno che è uno.
Nell’età da scuole elementari e medie non ho mai fatto un giorno di assenza per un’influenza o un raffreddore. Cazzo! MAI.
Un nervoso…
Avevo dei compagni cagionevolissimi (INVIDIA!) che subivano una sorta di Effetto Butterfly virale, nel senso che se uno starnutiva in Manciuria, loro si beccavano il raffreddore in Alessandria.

E invece di fare ETCIU’! ETCIU’! facevano MANCIU’! MANCIU’!

(Questa cosa orrenda è solo per dimostrarvi quanto si può peggiorare con l’inattività, con la stasi mentale: se non ricomincio a scrivere qualcosa alla veloce, mi ritrovo con le piaghe da decubito nel cervello).

Io niente malanni, mai.
Si è iniziato a capire che non si trattava di una semplice “sana e robusta costituzione” con le vaccinazioni, quelle che una volta i genitori si sarebbero presentati a scuola con un randello, se qualcuno avesse provato a dire: «Mah, quasi quasi non le facciamo più…».
Mi sono beccato le varie anti-polio, anti-vaiolo e tutto quello che serviva nel pragmatico millennio precedente per salvare vite, prima che quattro drogati New Age, figli di drogati Hippie, convincessero un preoccupante numero di coglioni che si può vivere benissimo nutrendosi di sola frutta o di aria e luce, meglio ancora se con il sistema immunitario di un novantenne con l’AIDS.

Non ricordo più (sono passati quasi cinquant’anni…) quale fosse quella vaccinazione per cui prima ti facevano un test, poi vedevano la reazione, poi ti vaccinavano.
Ecco, quella non l’ho fatta.
E nessuno si spiegava come mai io risultassi immune a quella zozzeria.
Oggi mi preleverebbero un tot di fluidi e tessuti e mi studierebbero centimetro per centimetro, come farei io con Genevieve Morton (dedicato a Marco Val buonanima…). A quei tempi, invece, qualcuno dell’Ufficio d’Igiene contattò mia madre, che domandò qualcosa del tipo: «Cosa buona o nobbuona?» e alla risposta «Buona» si tranquillizzò e disse loro di non rompermi le palle.

Insomma, ero blindato, non avevo gli anticorpi, avevo gli Ultracorpi.

Un’altra cosa del XX secolo da rispolverare, insieme alle vaccinazioni a tappeto, sarebbe il servizio militare, dove un cocco di mamma e papà -a cui i genitori passano vitto, alloggio, paghetta, nonchè filo interdentale in bocca e carta igienica sul culo- trovi un sottufficiale proveniente da un posto in cui, quando hanno finito le pecore da inchiappettare, cominciano con le sorelle, un tipo con un unico sopracciglio che gli dica: «Corri su da quella montagna, torna giù e quando hai finito ricomincia. Ah… e se ti trovo uno smartphone in tasca, lo sbriciolo».
Madonna, come servirebbe, una vera vaccinazione anti-stupidità genitoriale.

Io, invece, il militare era meglio se lo evitavo.
Cioè, tutti gli anni rifarei due settimane del mio servizio militare, è stato un periodo divertentissimo, prima o poi ve lo racconterò.
Peccato solo per quell’iniezione di merda che dovrebbe difenderti da mille malattie. Una leggenda di quei tempi era proprio la famigerata “puntura”, roba che la Vergine di Norimberga le faceva una pippa: «Arrivi lì e ti piantano un siringone grosso come il braccio IN UNA TETTA! La maggior parte sviene…»
Invece niente di che: una punturina con un aghetto da insulina, se ricordo bene, di sicuro una cosa indolore.
Ma non innocua, almeno per me: mi ha scombinato tutto.
Il giorno dopo mi sveglio e mi sento strano, per fortuna dormivo nel letto sotto, se avessi domito al piano superiore mi sarei rotto le testa: le gambe non mi reggevano. Mi trascino letteralmente in infermeria dopo aver mandato a cagare un caporale che mi diceva di stare nel letto e “marcare visita”.
«Cosa ti senti?»
«Hai presente “morire”? Ecco, quello…»
Febbre a 39.7, ero uno straccio, una sensazione mai provata: oggi so che erano i sintomi di una super influenza. No, dico, super influenza a me, che manco conoscevo quella normale…
Anche lì… Mi piacerebbe parlare con un immunologo per capire che tipo di shock immunitario mi ha causato il “punturone”.
Il giorno successivo stavo meglio, ancora tosse e raffreddore ma nel giro di tre giorni era passato tutto, tranne il danno: da allora, nei dieci anni seguenti, ho iniziato a beccarmi influenza, tosse e raffreddore come tutti i cristiani. Magari meno di altri ma ogni tanto ci cascavo.
Poi il mio cazzutissimo sistema immunitario deve aver avuto un’impennata di orgoglio e dai 30 ai 40 anni ho vissuto di prepotenza con qualsivoglia agente patogeno: gli ho fatto certi culi, ai microbi…
Fino al 23 dicembre 2002, me lo ricordo ancora perfettamente.

Parallelamente alla ditta di serramenti, gestivo il reparto pesca e abbigliamento di un’armeria, una S.r.l con altri tre soci che si occupavano (male) del settore armi. Un bel pozzo di petrolio, per quanto mi riguardava, visto che tenevo in piedi tutto quanto col mio incasso. Poi, quando me ne sono reso conto e ho chiuso i rubinetti… Cosa fanno tre soci (75%) contro uno (25%) in una società di capitali? Ti danno un calcio nel culo e finiscono di mangiarsi tutto.
Ecco, qui non divago, sennò mi scoppia ancora il fegato.
Meglio tornare al virus da compagnia.

Pomeriggio del 23/12/2002, ore 15.
Sto una meraviglia, sono una macchina da lavoro. Entro in negozio e si comincia di brutto: fra due giorni è Natale, l’euro esiste da poco meno di un anno e quei coglioni degli Italiani non hanno ancora capito che vale 2000 lire, non 1000, così spendono regolarmente il doppio di quello che credono; ergo, c’è da farsi un culo così tra regali, pacchetti e tutto il resto.
Alle 16 sento un leggerissimo grattino in gola, un impercettibile abbassamento di voce.
E  grazie al cazzo, parlo come una macchina da stamattina!…
Alle 17 percepisco una strana debolezza.
E grazie allo stra-cazzo, non mi fermo un attimo!
Alle 18 quasi non sto in piedi.
E grazie allo strata-cazzo… ???…
Non trovo giustificazione, tranne una: ho l’influenza.
Anzi: ho l’Influenza, una specie di Progetto Azzurro, quello dell’Ombra dello Scorpione, che stermina il 99 e rotti % della razza umana.

Ora, spero che in collegamento ci sia qualcuno che ne capisca qualcosa: quale può essere il virus che fa un lavoro del genere? Io non credevo fosse possibile.
Deve essere un virus di un chilo, un chilo e mezzo, come quei cagnolini da compagnia.

Rientro a casa e sono mezzo morto, l’indomani sarà durissima, reggere l’assalto dei “Dai-che-l’euro-vale-mille-lire!”.
Infatti è un massacro, alla sera ho 38.5 di febbre, record personale dall’epoca del punturone.
Ricomincio a capire qualcosa a Capodanno.

Poi, se Dio vuole, fino all’altro giorno mi sono beccato solo le mie influenze-lampo: mi sveglio un po’ suonato, nel corso della mattina peggioro, non vado a correre sull’argine, pranzo a casa, faccio un pisolino, riparto leggermente migliorato, alla sera non ho più un cazzo.

Poi inizia il 2016.
A metà gennaio qualcuno mi piazza un tappa-naso da nuoto sincronizzato: non ho alcun disturbo, nessun fastidio, sto benissimo. Ma il naso è suturato.
’Fanculo, hanno inventato il Vicks Sinex. E la risolvo.
Dura dieci giorni, periodo in cui mi domando se non mi sta crescendo qualcosa nel naso, tipo polipi o altri invertebrati; ma se col Vicks Sinex passa, significa che non è niente di estraneo ma una semplice infiammazione della mucosa.
Infatti passa. «Oh, là, meno male, stasera sono a cena con quei deficienti, almeno me la gusto».
Fino alle 22.30.
Poi mi si scatena una via di mezzo tra prurito e bruciore ai bronchi, una roba micidiale, tossisco come un cavallo bolso, la stessa tosse incontenibile di certi tiri che si facevano col cilum, da sbarbati.
Dopo un’ora esco, il freddo migliora leggermente la cosa, dieci minuti dopo sono a casa e il disagio si è ridotto del 90%, dormo normalmente, il mattino dopo non ho più niente.

Passano 24 ore ed inizia un leggero mal di gola, che cresce giorno per giorno fino a diventare un raffreddore devastante con una tosse micidiale.
Per un giorno, oggi sto bene.

Spiegazione scientifica: il mio virus da compagnia si è reso conto che nel 2002 era stato un po’ invadente, a presentarsi di botto. Così si è annunciato con la massima discrezione e si è preso tutto il tempo necessario: non solo virus da compagnia, pure ammaestrato.

Dottordivago.

Niente di che, continuo con lo stretching, come ha scritto Marco, confermando il suo solito acume che ecc ecc…

Vorrei iniziare a fare qualcosa di più che segnare il territorio, come invece sto facendo.
Aspetto solo che mi si snebbi il cervello.
Il fatto è che mi sono beccato un raffreddore devastante, non ho chiuso occhio nelle ultime due notti e, ringraziando la Madonna, mò comincio con la tosse.

Non succedeva dal 2002, il 23 dicembre, per la precisione, poi vi racconto.
Stessa mazzata ‘n capa, decorso della malattia agli antilopi di questa.
In comune hanno il virus, che deve essere grosso come un cagnolino, quelli da vecchia signora, un virus da compagnia.
Se solo gli metto le mani addosso…

Dottordivago

…ne approfitterole…

0302162

Nel senso che il tempo è quello che è, quindi approfitto di una cosa postata su FB, che è un’invenzione del cazzo ma che, a differenza di voi, banda di tiratardi, mi porta via trenta secondi.

Eccola, poi domani ne parliamo:

0302161

E nonostante questa giovinezza da Oliver Twist, sono sopravvissuto e me la cavo discretamente, sono ancora vivo, come si evince da questa foto del 28 dicembre ultimo scorso, in quel di Amalfi.
io 28.12.15

Lo so, non c’entra un cazzo ma se poteste vedere che giornata c’è, oggi, in Alessandria, capireste perchè ho voglia di –ALMENO!- ricordarmi una giornata in cui il sole non mi lasciava neppure aprire gli occhi.

Dottordivago

…se il tempo non c’è, non c’è.
Quindi, solo per farvi capire che non scappo per tre mesi come l’ultima volta, lascio giusto un segno di vita travasato da Feisbuk, che a questo posto “nun je spiccia manco casa” ma ha il pregio che lì in 5 minuti sbrigo la pratica giornaliera.
Il testo dice:

Capite un cazzo.
È arte moderna, "Donna con burqa" in versione cubista.

2801161

Dottordivago

…provvedo subito a ricordare che questa sera i Grigi, cioè la squadra di Alessandria, si disputeranno un pezzetto di Coppa Italia con il Milan, avete presente una di quelle due squadre di Milano?…

Essendo di corsa, travaso una minchiata da Feisbuk:

260116

Vediamo nel pomeriggio se si riesce a rimpolpare la cosa.

Dottordivago.

Facciamo finta di esserci sentiti ieri, non ho voglia di raccontarvi le solite scuse.
Se davvero mi rimane questo nervoso nelle dita, rischiamo di ripartire, magari apportando qualche modifica, visto che da quando è nato ‘sto postaccio (2007) il mondo e il sottoscritto sono cambiati non poco.
Però, lo sapete, vi sarà capitato, quando si mette a posto la soffitta o il garage, non bisogna aprire i quaderni dei tempi della scuola o guardare le vecchie foto. No, si deve decidere cosa tenere e cosa buttare. Poi, quando tutto sarà a posto, si potrà dedicare un po’ di considerazione a quanto si è salvato.

Ma io ho sempre predicato bene (oddio, “bene”…) e razzolato male, infatti ecco qua il primo post che mi viene in mano, roba di quest’autunno, quasi finito e mai pubblicato, a cui bastava una soffiata per tornare nuovo nuovo. Non lo scelgo per un ritorno in pompa magna ma solo perchè era davvero quasi completo.
Ed anche perchè vi conferma che sono sempre un brutto tipo.
Come dicevano i vecchi guitti: «Andiamo senz’altro a incominciare».

Ho sempre sostenuto che, per fortuna, al mondo ci sono tante, ma tante persone migliori di me; gente che magari non si occupa dei calcoli per lanciare missili su altri pianeti o che non scopre come curare le peggio malattie, però porta gli ammalti a Lourdes, fa l’elemosina, bada ad anziani ed handicappati, fa beneficenza.
Bravi, siete la parte buona del mondo.

Poi c’è la parte bacata, quella col verme dentro.
È la carità pelosa, quella che nasconde un interesse, vedi Buzzi e il suo immortale “Ahò, coi migranti ce faccio più che c’ ‘a droga…” o quella dei vari cooperanti che a fronte di qualche spavento –tranquilli, li riportiamo a casa a botte di milioni di euri…- si beccano stipendi che in Italia cominci a vedere se sei almeno un medico o un dirigente. E lasciamo perdere i vari preti, vescovi e cardinali che fanno quello che tutti sapete, roba che non ho neppure voglia di elencare. Tutti quanti mi fanno profondamente schifo.

Poi c’è la carità sfigata, quella fatta DAGLI sfigati e non PER gli sfigati. 
Sono quelli che, vai dove vuoi, non se li caga nessuno, allora devono fare come gli Americani il 25 aprile: vai in giro, lanci “cioccolata e sigarette vere” al popolo stremato dalla Guerra e diventi automaticamente un idolo. Non saprei dire quanto lo diventi realmente ma immagino che non puoi sentirti realmente un idolo, non puoi essere così stupido. Salvo essere come quelli che, trenta e rotti anni fa, trovavo in Thailandia: poveri afflitti da varie forme di sfiga, veri inchiavabili che per una settimana diventavano irresistibili per tutte le ragazze rinchiuse nei bar, che urlavano il loro nome quando passavano per la (allora) polverosa o fangosa Main Street di Pattaya, supplicandoli di andare da loro e dai loro poveri cuori spezzati.
Qualcuno ci credeva davvero, almeno fino al primo «Cazzo vuoi, mostro?…» appena tornato in patria.

Ecco, ritengo che molti “benefattori” o volontari si circondino di disgraziati ed infelici e gli si dedichino principalmente per poter svettare tra loro, la solita vecchia storia del guercio che tra gli orbi è Re.
Sono cattivo? Fuochino: sono proprio un pezzo di merda.
Ma mi immedesimo nei “beneficiati”: conosco alcuni Inutili (personaggi così inutili da costituire una specie di casta) che, normalmente, non cago quanto sono lunghi. Ma digli che si presentino il giorno in cui dovessi avere la batteria della macchina a terra e uno di loro arrivasse coi cavi… Eh be’… amici, sicuro… amiconi! Fratelli di sangue! Poi, una volta che il motore fa VROUUUMM VROUUUMM,  ti ci puoi pure impiccare, coi tuoi cavi.

No, dai, non sono così stronzo, volevo solo rendere l’idea…

Comunque, credevo di aver esaurito le forme di “altruismo” vero o presunto; invece, grazie a quell’inesauribile fossa biologica che è Facebook, ho scoperto un altro tipo di beneficenza.
Giuro, non mi sfiora l’idea di inserire nelle categorie di cui sopra i volontari che sto per presentarvi. Di sicuro si tratta di persone migliori di me, che non si mettono in tasca una lira e che non devono”comperare” considerazione e amicizia. Se proprio dobbiamo trovargli un difetto, diciamo che sono un po’… smirati? Sì, dai, “carità smirata” mi sembra la definizione giusta.

10101

Minchia, che bravi!
Tutta la notte in giro per portare conforto alle “lavoratrici della notte”.
Che sono?…Dunque, in quella zona… no, mondine piegate in due dal duro lavoro in una risaia amara… no, non ce ne sono.
Schiave della filanda, storpiate e mutilate dagli ingranaggi dei telai nonchè trombate, ingravidate e ripudiate dal “figlio del padrone”

Cos’è, cos’è che fa andare le filanda
è chiara la faccenda son quelle come me.
E c’è, e c’è che ci lascio sul telaio
le lacrime del guaio di aver amato te.
Perché, perché eri il figlio del padrone
facevi tentazione e venni insieme a te
ecc ecc

come cantava Milva negli anni 70.
Ecco, manco quelle della filanda, in quella zona… no, niente.
E allora, chi sono queste “lavoratrici della notte” a cui portare conforto?
Donne metronotte a cavallo di scassate biciclette?
Aspiranti panettiere vaganti alla ricerca di un forno?

No, solo una banda di bagàse (legenda: “bagasa”, con la S sorda di “sole”, è la forma alessandrina di chiara derivazione dal genovese “bagascia”).
Insomma, per usare un eufemismo, un mucchio di troie.

Ecco, adesso io apprezzo che ci sia chi pensa anche a loro ma non riesco a risolvere questo dilemma: possibile che non ci sia qualcuno più bisognoso (e meritevole e meno abbiente) di aiuto e conforto notturno? Tipo quei disgraziati che dormono sui cartoni sotto al primo riparo che trovano? Gente che ha perso tutto, famiglia compresa? Oppure anziani con pensioni minime e invalidità che non gli consentono neppure di uscire per fare la spesa? Categoria che, tra l’altro, di notte dorme e non costringerebbe gli angeli della carità a prestazioni after hours.
Evidentemente qualcuno ha pensato che era proprio il caso di dare una mano alle zoccole. E va be’, sono creature del Signore pure loro.
Ma già che ci siete, oltre a mirare meglio la categoria da assistere, non sarebbe una buona idea inquadrare anche il periodo giusto e farlo quando serve?
Mi spiego. Sono immagini del 9 ottobre: c’erano venti gradi di giorno e dieci di notte. E gli angeli della notte si presentano così:

10103

Tanto impegno e buona volontà, non potrebbero essere meglio impiegati?
Tipo, come dico sempre, portare aiuto ai proprietari di piscine di Beverly Hills?
Non lo sapete che in California cominciano ad essere cazzi loro, con la perdurante siccità?

Dottordivago

Giusto un segno di vita.

il segreto

Pomeriggio a casa di clienti. La moglie va a svegliare il marito:
«Ippa’ (Ippazio…)…»
Grugnito
«Eddai, Ippa’, ci sta chiddu d’i finestri…»
Altro grugnito…
«…eddopo accumincia ‘U Segreto…»
Voce impastata: «È ffatto lu cafè?…»

‘U Segreto batte Chiddu d’i Finestri 1-0

Dottordivago

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