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Archive for ottobre 2008

Non è l’invito a continuare a leggere, è l’avvertimento che prima ci sarebbe da leggere il post precedente, se non l’avete già fatto…image

Ho iniziato con l’elogio della boxe ed un saluto a Peter Buckley, il più grande sacco da botte vivente -per miracolo…- poi, forse per il clima di questi giorni, mi deve essere entrata un po’ di pioggia nel cervello e ho finito per parlare della proliferazione degli incontri di calcio, causata dalle televisioni che vorrebbero trasmettere più partite che telegiornali.

Nella boxe è peggio.

Nella boxe moderna, quella codificata dal marchese di Qeensberry nell’800, esistevano inizialmente tre categorie: leggeri, medi e massimi; agli inizi del ‘900 vennero create le categorie dei mosca, gallo, piuma e medio massimi.
E si è andati avanti per decenni con le sette categorie classiche.

Vado a braccio, ma credo che la prima federazione sia stata la WBC, che dirigeva tutta la musica e pianificava gli incontri.
Poi un giorno si sono detti: “Và che siamo dei pirla… Abbiamo 7 campioni del mondo i cui incontri ci portano soldi: perchè non ne facciamo una decina?”
Visto che la cosa funzionava, altri si sono ingolositi ed hanno costituito la WBA, una seconda federazione con altri otto o dieci campioni.

Nella boxe hanno cominciato a girare valanghe di soldi, quindi da lì a nascere una terza federazione, la WBO, c’è voluto un attimo.

E noi, siamo figli di puttana? hanno detto degli altri; ed è nata l’IBF, così abbiamo 4 federazioni con le stesse identiche caratteristiche e che mirano solo a dividersi il 90% della torta, come PDL e PD.
Ci sono anche altre federazioni che non contano un cazzo: i soliti Casini, insomma.

Il problema è che ognuno vuole aiutare gli amici ed aumentare i profitti, quindi, se da una parte uno vuole fare il ponte di Messina, gli altri vogliono assumere 12 milioni di insegnanti e bidelli: nella boxe basta aumentare le categorie che, così facendo, sono salite a 15.

Mosca fino a 50,802 kg
Super Mosca fino a 52,163 Kg
Gallo fino a 53,525 Kg
Super Gallo fino a 55,338 Kg
Piuma fino a 57,152 Kg
Super Piuma fino a 58,967 Kg
Leggeri fino a 61,237 Kg
Super Leggeri fino a 63,503 Kg
Welter fino a 66,678 Kg
Super Welter fino a 69,853 Kg
Medi fino a 72,574 Kg
Super Medi fino a 76,204 Kg
Medio Massimi fino a 79,378 Kg
Massimo Leggeri fino a 86,183 Kg
Massimi oltre 86,183 Kg

Ci sarebbero anche federazioni orientali che prevedono i pesi Paglia -giuro!-  che fanno combattere denutriti di 45 kg: roba da andare lì, prendere i due pugili per le orecchie e dirgli: “Se vi trovo ancore a fare a botte lo dico ai vostri genitori. E adesso filate a casa…”

E si arriva al momento attuale in cui, se uno è campione di una categoria, gli basta un piatto di gnocchi ai quattro formaggi per combattere in quella superiore, o una bella cagata per passare in quella inferiore.

Ma non è così semplice: vi ricordate le 4 federazioni?
Bene, visto che ognuna ha i suoi campioni, ci ritroviamo con 4 campioni del mondo della stessa categoria che, moltiplicati per le categorie fa

4 x 15 = 60 campioni del mondo.

Arriveremo al Campionato del Mondo Pesi Massimi del Capricorno, a quello dei Gemelli e così via? Mica per altro: ci sarebbero ben 12 categorie ulteriori ed un mucchio di incontri da organizzare; se poi uno finisce per essere poco più che il Campione del Condominio, poco male.
Ed a livello nazionale, ci sarà il Campione Italiano Pesi Welter di quelli che di nome fanno Armando che sfida il Campione Italiano Pesi Welter di quelli che si chiamano Franco?

Oddio, è da così tanto tempo che non seguo più la boxe che forse ci siamo già arrivati: io mi sono fermato agli anni 80, quando i Campioni erano Campioni.

Thomas HearnsRay Sugar Leonard

  image

Va beh, ci metto anche l’animale, ma piccolo piccolo, come la statura morale.

tyson

Dottordivago

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Non ho mai giocato a calcio se non all’oratorio, ho sciato per poco tempo -giusto quanto bastava per capire che non mi piaceva-, non sono mai riuscito a sopportare il tennis nonchè un sacco di altri sport.
Giusto un po’ di pallavolo, soprattutto al mare, dove lasciavamo la spiaggia per andare a giocare al campo; adesso portano la sabbia nei palasport per i tornei di beach volley: mah!…
Per cui, ora, mi ritrovo un fisico che sembra un preservativo pieno zeppo di creme caramel.
Naaa… non è vero, a suo tempo qualcosina ho fatto:

ho fatto LA BOXE.

Dai 18 ai 24 anni: minchia che bello!

Lo sport più bello del mondo, se gli togli la cattiveria.
Il grosso difetto è che è l’unico sport che non prevede di battere l’avversario, come nella lotta, ma di fargli male o, per essere precisi, è stato il primo sport con quell’obiettivo, seguito poi da vari thai, full, kick, cric e croc.

Tranquille, ragazze, il mio volto che pare dipinto dal Botticelli non ne ha risentito più di tanto -il cervello qualcosina…- semplicemente perchè gli incontri li ho sempre fatti in palestra con tanto di casco e guantoni da 14 once; come chi va in moto non prevede di cadere -ma capita- nella boxe ci sono le testate, che non sarebbero ammesse ma prima o poi una la prendi, anche senza l’intenzionalità dell’avversario; io ne ho prese un paio, e sono gli unici segnetti, praticamente invisibili.
Già sento quelli che la sanno lunga “sì, figurati… in palestra… casco… once… che boxe è?”.
E’ LA BOXE, bellezza, quella che ti dà una forma fisica strepitosa, una resistenza a prova di tutto ed un aiutino anche per affrontare la vita con un altro spirito; quella boxe dove non cerchi di infilare il pollice nell’occhio o di trasformare un gancio corto in una gomitata ed un affondo in una testata; quella boxe che è scherma sublime e rispetto per l’altro; quella boxe dove tu cerchi di battere uno come un tamburo e lui cerca di batterti come un tappeto -sono due scuole di pensiero…- ma dove ti fermi se vedi l’altro in grossa difficoltà.
Fatta così, non c’è niente di più bello.

Ma perchè vi sto parlando di cose che vi interessano come la riforma agraria in Tagikistan?
Perchè se ne va un grande, magari un grande sconfitto, ma che proprio per questo merita l’onore delle armi.
La notizia non potete non averla sentita:

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Vorrei soffermarmi sull’ultimo periodo: perchè un pugile dovrebbe essere differente?
Beh, tiro ad indovinare: perchè se non è in forma un muratore, il cliente si ritrova col muro storto, il pugile si ritrova storto lui.

Differenze a parte, pensa che passione deve avere uno per prendere tutte quelle botte…
Passione, a mio avviso, che si meriterebbe di meglio.

Su questo blog non scrivo quasi mai di sport, preferisco argomenti di più ampio respiro, che interessino quanti più lettori possibile.
Ne parlo un po’ di più, ma solo di motociclismo -motomondiale e Sbk- e di Formula 1, forse lo sport più rovinato del mondo; riesco ancora a seguirla, ma vedendola con gli occhi di chi ne ha conosciuti i passati fasti; un po’ come quando guardi quelle signore che sono state delle gran belle gnocche e le vedi ancora commestibili, salvo farsi dire da chi non l’ha mai vista prima “Ma che cazzo dici, sei scemo?”
Sopporto a malapena qualche incontro di calcio, ma deve essere come minimo la finale di Coppa dei Campioni, l’Europeo o il Mondiale.
E poi: Coppa dei Campioni una sega, tant’è che le hanno cambiato il nome e si chiama Champions League, una cagata di torneo che smentisce sè stesso; una volta, col vecchio nome, era un torneo giocato dai vincitori dei vari campionati nazionali che si scontravano sia a livello europeo che sudamericano; i due vincitori si contendevano il titolo Intercontinentale.

Oggi non so bene quante squadre, per ogni nazione, partecipino, ma so che sono diverse: però la squadra campione è una sola, quindi cosa c’entrano gli altri?

Avete mai sentito un prete dire “Solo i buoni andranno in Paradiso, magari insieme a quelli così così e pure a qualche testa di cazzo d’un peccatore”?
Io non frequento l’ambiente ma mi risulta che ci siano regole diverse.

In un post precedente disquisivo sul significato delle parole, quindi non intendo ricominciare adesso, però, se vuoi fare più incontri per guadagnare più soldi, oltre al torneo per i Campioni istituisci anche la Coppa dei Secondi, il Trofeo dei Terzi e la Giocachicazzovuole Cup.
Come si dice nella casa regnante inglese, non si mischia la merda con la cioccolata, of course…

Col nome in inglese, Champions League, la contraddizione dà meno nell’occhio ma, se bastasse cambiare nome, la sinistra governerebbe l’Italia da 14 anni, invece di farsi inchiappettare dal Silvio… così, tanto per fare un esempio…

Continua.

Dottordivago

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Oggi inauguriamo un nuovo filone: butto l’occhio sul sito dell’ANSA e, se trovo qualcosa che mi sconfifera, ci spargo su un po’ del mio ormai famoso letame.
Oh, ma come mi vengono certe idee? Saremo sì e no una milionata, in Italia, ad avere avuto una pensata del genere…

Mica per altro, qui si fanno le nozze coi fichi secchi, ragazzi: non ho energie psichiche sufficienti per un post “vero”.
Oggi ho passato la giornata facendo calcoli, ho dovuto addirittura rispolverare il compasso… Tira due righe, raccorda col compasso, poi ripetere altre mille volte; e poi fai i conti, e ricomincia.
Il tutto simpaticamente interrotto da qualche telefonata che ti fa perdere completamente il filo.

Adesso qualcuno mi dirà che per lui è ordinaria amministrazione: cazzi tuoi, amico mio, io sono abituato meglio e una giornata così mi lascia bollito: spero di contrarre a tempo di record il morbo della mucca pazza, così mi dà una rassodata al cervello che, al momento, rischia di colarmi dalle orecchie.

Vabbè, facciamo ‘sta prova?

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La vogliamo intitolare “Piccoli cazzoni crescono”?
O “Come sprecare una multa”?
Se io avessi un figlio che mi spende mezza paghetta per cambiare una suoneria al giorno, lo guarderei negli occhi e gli direi:”Ma tu, hai mai provato le canne? Cià, vieni qua che ti insegno, che se va bene il colpo mi diventi come Vasco Rossi o Jim Morrison ed è la volta che porti a casa due lire…”

Il figlio tredicenne di un mio amico era un ragazzino fantastico: a parte la bellezza fuori dal normale che mi faceva spesso dire “fatti fare due foto dallo zio, che le mettiamo su internet ed intasiamo tutti i siti pedopornografici del mondo”, a parte quello, era pieno di interessi, leggeva libri al ritmo di un critico letterario ed era bravo in un sacco di sport.
Poi gli hanno regalato il cellulare.
Capisco benissimo che se un figlio adolescente non ti fa girare i coglioni, c’è qualcosa che non va; e se te li fa girare non è che ti tranquillizzi, la cosa.
Il fatto è che lui, semplicemente, si è spento.
Adesso può sembrare che io esageri, ma vi sto dicendo la verità: non posa il cellulare nemmeno per mangiare, ha sempre una mano impegnata, anche a tavola; siete mai stati a tavola con un musulmano che mangia con le mani?
Io sì, parecchie volte.
Tiene sempre la mano “impura” sotto al tavolo e con quella non tocca cibo nè altro: un’appendice morta.
Mariolino è uguale: a differenza del musulmano, se c’è un salame sul tavolo lo sderna in trenta secondi, ma la mano impura è sempre sotto al tavolo a mandare sms alla cieca!
Lo scosta un momento da sotto la tovaglia -solo un pezzettino, come i giocatori di poker con le carte- vede la risposta e riparte; il resto della giornata lo passa coricato su un divano, con quel dito che sembra il becco di un picchio.
Ed è tutto uno scambiarsi suonerie, loghi e cos’altro non so.
E non l’ho più sentito dire una parola: se interrogato finge di non sentire, se tirato per i capelli in un qualsiasi discorso è solo un “mmm” dopo l’altro e non solo con me, che sono un cagacazzo, ma anche col resto del mondo.

Sarò un cavernicolo, ma mi sembra un’aberrazione.

Morale della favola: vorrei che queste aziende multate centuplicassero le truffe, così qualche cellulare volerebbe nel cesso e qualche ragazzino tornerebbe a parlare.

Basta, mi rimangono energie solo per le necessità vitali; per questa sera il mio neo-encefalo si mette in cassa integrazione a zero ore e lascia tutto in mano al cervelletto, quello della fame, sete, paura, difesa della prole -che non ho: un lavoro in meno…-; nel mio caso il paleo-encefalo recepisce solo i seguenti stimoli: cibo e nanna.
Cacca, forse, ma che non sia niente di impegnativo.

Dottordivago

Technorati Tag: ,,,

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Da tempo mi riproponevo di dire due stupidate sui nomi che vengono imposti ai bambini e riflettevo sul fatto che mai parola fu più pregna di significato, infatti in alcuni casi i nomi vengono proprio imposti,  nel senso che se il bimbo si potesse ribellare lo farebbe ma, pover picinin, i genitori se ne approfittano, salvo poi ritrovarsi in casa un paio di Erika ed Omar o un Pietro Maso qualunque.

La scorsa settimana c’è stato il caso del bimbo di Genova che i genitori volevano chiamare Venerdì; sulla lora strada hanno trovato un funzionario dell’anagrafe che ha pensato “non saranno cazzi miei, ma prima che Bruschetta scopra che non faccio una fava tutto il santo giorno, è meglio che faccia vedere che esisto”, così ha girato la pratica ad un giudice.

Il giudice, svegliatosi bruscamente, ha pensato “per me chiamatelo come volete, ma prima che Bruschetta scopra che quello dell’anagrafe, rispetto a me, è  Aleksej Grigor’evič Stachanov, prendo un calendario e, tenendomi una mano sull’inguine per non strozzarmi l’ernia, guardo il santo del giorno in cui è nato”.
E l’ha chiamato Gregorio: poteva andare peggio, Greg è un bel diminutivo.

Se è possibile battezzare Domenica una bimba, non vedo qual’è il problema del piccolo Venerdì, salvo il fatto che esiste una Santa Domenica mentre all’appello manca San Venerdì.
Lasciamo stare il fatto che non c’è un musulmano o un indù in Italia che diano al figlio il nome di un santo cattolico, ma se a me dei santi non me ne può fregare di meno, perchè devo avere quell’obbligo?
E la calabra Domenica, prima di essere santa -e quindi prima di creare un precedente ortodosso- perchè gliel’hanno lasciata chiamare così?
Se le cose fossero sempre andate così, se ci si fosse sempre basati sui precedenti, oggi ci chiameremmo tutti “Ehi tu”, “Senta…”, “Scusi…”, “Oilà”  oppure solo “fiiiiuu”, non letteralmente ma inteso come fischio.

Ho un amico che di cognome fa Venticinque, un altro Quaranta: proprio a voler essere fiscali proibirei il nome Venerdì solamente al figlio di un ipotetico signor Diciassette; non per altro: passerebbe la vita a stringere la mano di un tizio che mentre dice “piacere” con l’altra mano si ravana nei pantaloni.

Ai genitori del piccolo Venerdì -per me si chiama così…- non ha fatto mancare la propria solidarietà niente meno che Alan Elkann, che ha un figlio di nome Lapo -ma era meglio chiamarlo Pippo…- nonchè, è cosa nota, due nipoti battezzati Oceano e Leone; il granduomo ha sentenziato “non ci trovo niente di strano” ed a questo proposito vi rinnovo una minchiata che avevo già proposto su queste pagine:

La paziente ha fatto causa al chirurgo:

 

che risponde: a me sembra tutto a posto.

chirurgo 

Tralasciamo i casi arcinoti di Domenica Melalavo e Felice Mastronzo, forse leggende metropolitane; giusto per la cronaca citerò l’amico di mio padre,  Primo, chiamato così dal papà comunista che di cognome fa Maggio.

Ritengo che ognuno possa dare ad un figlio il nome che vuole, santo o mica santo, basta non cadere nel ridicolo.
I miei amici hanno dato ai figli dei bei nomi italiani.
Una sera, al ristorante, con una coppia di amici in attesa di un maschietto si valutava un possibile Edoardo, anche se alla futura mamma sembrava troppo serio e le sarebbe piaciuto un nome più brioso: le ho proposto Petardo, ma credo non se ne faccia niente.

Un altro amico si chiama Gualtiero Maria: bel nome e suona bene.
Ma perchè un nome da donna? Se fosse nata una sorellina, sarebbero stati coerenti e l’avrebbero chiamata Veronica Luigi?

Ce l’avete un velo pietoso? Bene, stendetelo sulle varie Jessica, Natascia, Veruska ecc. ecc.: non è il caso di infierire.
Vabbè, giusto una cosina: se dài certi nomi ad una figlia, ti può pure andare bene, ma se quando ha tredici anni scopri che ha già massacrato di pompini tutta la sua classe, un po’ te la sei cercata…
Jessiche, Natasce e Veruske in ascolto: so benissimo che voi siete i casi andati bene, e ne sono felice.
Mi spiace solo per i vostri amici…

Qualche anno fa ero su una spiaggia di Formentera e, nonostante fosse settembre inoltrato, era piena di italiani.
No, non faccio il figo, non mi disturbano gli italiani: mi disturbano i nomi che danno ai figli.
Era tutto un Morgan e Jason, con la variante di una signora amante del doppio nome che passava la giornata strillando “Minchia Kevin…”.

Avendo la moglie valdostana -non nel senso che è ricoperta di prosciutto e formaggio ma nel senso che è originaria della Valle d’Aosta- ho fatto notare ad amici che vivono nel ridente capoluogo alpino che oggi, lì da loro, tutti i bambini si chiamano Didier, Thierry e Michel; mi hanno risposto che la loro è una regione bilingue.
Mi sono permesso di sottolineare che fino a qualche anno fa i valdostani, pur essendo più bilingui di quelli di oggi, si chiamavano Germano, Delio, Natalino e così via, ma la cosa è morta lì.

In Alessandria ho un box in affitto in cui ci tengo un po’ di tutto; nel cortile ho fatto amicizia con la prole della famiglia Iannacone: Nicolas, Entoni e Maicol.

Serve altro o la chiudiamo qui?

Dottordivago

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Dài, non fare così…
Ma sì, lo so, nel post precedente ti ho dato dell’ incommensurabile coglione… ma con l’amicizia che c’è, se anche uno si prende un minimo di confidenza…
Lo sai come faccio, no? Subito mi incazzo, ma dopo un attimo è tutto finito…
Su, Walterino, tira via quel muso lì, dài…
Vuoi che ti porti al cinema?
Eccolo lì… lo vedi che ti scappa un sorrisino?
Guarda, pur di far la pace, anche un film di Ermanno Olmi…
Eh? I fratelli Taviani?
Walter… non te ne approfittare, eh? Lo sai come la penso: meglio un Olmi oggi che due fratelli Taviani…
E se tiri troppo la corda ci metto un attimo a farti vedere un blockbuster made in USA, chiaro?…
No no no… non fare di nuovo il muso…
Guarda qua cosa c’è…

bellissima

Ah ha… lo sapevo io che questo… eh?…
1951, bianco e nero, drammatico, regia di Luchino Visconti…
Pace?…
Oh, bravo, adesso ti riconosco.

Senti un po’, già che ci siamo, volevo chiederti un favore…
Eh? Ma figurati se voglio un posto di lavoro…
No, neanche una raccomandazione; lo so che non conti un cazzo e che per queste cose devo chiedere a Baffino o a quello lungo lungo secco secco…
No dài, non t’incazzare di nuovo…
Ma non volevo… non conti un cazzo… nel senso buono, capito?
Conti, conti…
Eh? Sì, sì, più di Francesco, sì, giuro, più di Francesco… Okay?…

Allora, senti qua: è un periodo che sono incasinatissimo, mi serve una mano per dare una girata a tutta la situazione ed ho appena scoperto che sei l’uomo giusto: io ti dico cosa vorrei fare e tu mi spieghi come farlo, okay?

Dunque, sai che la macchina in garage non mi va di metterla, troppo casino, ci entra a malapena quella di Bimbi; ecco, vorrei farci entrare comodamente anche la mia e quelle di tutto il condominio: due scale, trenta appartamenti per scala… togli i vecchietti… diciamo un centinaio di macchine, più o meno.

Poi, l’officina: non riesco più a muovermi, c’è un merdaio di roba dentro e vorrei ricavare un po’ di spazio per lavorare comodo; inoltre, visto che ho dei macchinari che uso poco, mi farebbero comodo altri due o trecentomila metri quadrati da affittare alla Boeing per farci gli aerei.

E devo mica spiegarti come sono messo in casa?…
Vorrei aggiungere almeno tre o quattro camere per gli ospiti, ognuna col suo bel bagno, e, se possibile, una zona giorno, con cucina, per organizzare matrimoni: centocinquanta coperti, non di più. Ah, se ci stesse anche una chiesetta potrei offrire il pacchetto completo, che ne dici?

E per finire… Cosa?
Come sarebbe a dire “ed io cosa c’entro”?
Ma non voglio i finanziamenti, te l’ho detto…
…E se non parlavi di soldi, qual’è il problema?
Che è una cosa impossibile?

Senti un po’, fenomeno, per gli altri si può fare tutto e se ti chiedo un favore io…
Sai benissimo di cosa sto parlando: l’altro giorno hai fatto stare due milioni e mezzo di persone al Circo Massimo e per quattro pirlate che ti chiedo…
Cosa “ma no, vedi…”?
Hai preso tutta ‘sta gente, li hai fatti stare in un posto che, sì e no, ce ne sta un decimo; li hai stipati come gli atomi di una nana bianca, che un cucchiaino di quei manifestanti pesava come l’Everest, rischiando di creare un buco nero nella Città Eterna se solo ne arrivava ancora un pullman…
E per me non puoi fare niente?
Come sarebbe “non erano proprio tanti così”?
Guarda, lo sapevo, non dovevo chiederti niente: pur di lasciarmi nella merda sei disposto a fare la figura dello scemo…
Bell’amico!…

Cosa?…
Eh no, bello mio: quel film dimmerda te lo vai a vedere per i cazzi tuoi…

Dottordivago

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E’ un po’ tardi, ma facendomi forte del fatto che tra poco tirerò indietro l’orologio di un’ora, mi sa che ci scappano due cagate.

Cena devastante.
Un ristorante che mi sembra di essere in rete: hanno un menu che prevede una serie di antipasti, solo che un antipasto, in realtà, sono cinque antipasti, quindi come un sottomenu; lascia stare i primi e i secondi, che ce n’è un mucchio, e con i dolci si ricomincia coi sottomenu: c’è una lista di dolci che ne comprende alcuni che, in realtà, sono cinque dolci diversi…
Sì, lo so, gira la testa anche a me. Cambio.

Premessa dovuta: non ho seguito nulla, niente, zero virgola un cazzo, della manifestazione di oggi; qualcuno di quelli a tavola ha buttato l’occhio a qualche collegamento, ma di ufficiale non so niente.
Ho sentito parlare di due milioni e mezzo di persone: ci pensate che successo?

Nessuno ha mai radunato così tanta gente senza che poi cambiasse un cazzo, dopo.

Neppure a Woodstock erano così tanti, ed erano tutti ciucchi e fatti, eppure, dopo, qualcosa è cambiato; qualcuno si sarà ammazzato in macchina tornando a casa, qualcuno avrà picchiato la moglie e i bambini, qualcuno sarà finito in Vietnam, qualcuno avrà imparato a suonare uno strumento, qualcuna sarà tornata a casa piena come un agnolotto: capirai, tre giorni di amore libero…

Credo che a Roma fossero tutti sani, o perlomeno liberi da abusi alcolici o tossicologico-farmaceutici, eppure, fatto assolutamente straordinario, due milioni e mezzo di persone si saranno mosse per niente, l’entropia al contrario: il caos che genera spontaneamente l’ordine.
Cerco di chiarire il concetto: se metti una goccia di inchiostro in un bicchiere d’acqua, questa si colora, cioè si crea il caos spontaneamente; per fare il contrario, cioè separare l’inchiostro dall’acqua, occorre somministrare energia, cioè intervenire dall’esterno; questo perchè i sistemi sono portati spontaneamente al disordine.
Tranne i sistemi veltroniani.
Se due milioni e mezzo di persone si muovono in giro per l’Italia, un po’ di casino lo faranno, no?
Ed abbiamo ottenuto il disordine.
Poi sono tornati a casa dopo un giorno in piazza, stanchi ma felici, come la servetta che è andata a ballare il liscio: ha volteggiato rapinosa qua e là per la pista con tutti quelli che capitavano, si è immedesimata nel ruolo di protagonista della serata; forse, in un angolo, l’ha anche data a qualcuno particolarmente sveglio; poi, però, se ne torna a casa con due aloni di sudore sotto le ascelle ed i piedi che le fanno male, per ricominciare tutto da capo il giorno dopo.
E spontaneamente si ricrea l’ordine.

Walter, te lo dico col cuore, in quanto sono un tuo -mai più- elettore (niente di che, l’ho fatto solo per non votare il Totò Riina di Arcore…): Walter, sei un così incommensurabile coglione che mandi a puttane le leggi della fisica.
Come i buchi neri, in cui la gravità è così elevata che tutte le leggi che esistono se ne vanno a puttane, hai un tale vuoto nella testa che riesci a scombinare il mondo come noi lo conosciamo.
Noi ci aspettavamo che l’opposizione facesse le barricate e bruciasse i cassonetti per strada quando, per esempio, una manosvelta ha infilato il decreto salva manager in un ordine del giorno del parlamento; o quando i sindacati hanno bloccato l’accordo per Alitalia, che sarà una porcheria ma è sempre meglio che il crack; probabilmente, serenamente, pacatamente, ti stavi strizzando il pisello sul divano, davanti ad un film neorelista rigorosamente in bianco e nero e non te ne sei accorto, finchè non l’hanno tirato fuori i giornalisti.
I giornalisti!
In Italia!
Che fanno solo ciò che gli dite!
Probabilmente siete stati così tanto tempo assenti che i vostri galoppini hanno pensato “chi tace acconsente…”

E allora cosa fai?
“La vecchia guardia muore ma non s’arrende!” e così hai ripescato quei quattro pirla, oltre a me, che ti hanno votato; li hai caricati sui treni (a proposito, chi paga?) promettendogli una giornata in piazza cantando Bella Ciao con le bandiere della pace e del Che, sentendosi protagonisti del loro destino, protestando per le classi differenziali e per la riforma della scuola -che è arrivata ad un punto che una qualsiasi riforma, da quella della Gelmini a quella luterana, può solo fare del bene- per poi tornare a casa con le ascelle sudate ed i piedi gonfi, come la servetta.

Và che Berlusconi lo sa che hai a disposizione ‘sta vecchia guardia di pirla, c’erano tutti quelli che ti hanno votato, tranne me, ma io sono un neo arrivato già ripartito, per nessuna destinazione; gli altri fanno volantinaggio, cuociono a gratis salamini ai gastrofestival dell’Unità e se gli dici “Salta” rispondono”Quanto alto, compagno?”
E sa anche, il Silvio, che, al di fuori di una manifestazione ogni tanto, non subirà nessun danno.
Com’è ovvio, visto che siete due facce della stessa medaglia, come i ladri di Pisa.
Ma sono cose che ti hanno già detto in mille.
Mi fa ridere una cosa uscita a tavola stasera: così come esisteva la nobiltà potente, la nobiltà decaduta ed i parvenue, oggi abbiamo il Berlusca che rappresenta la criminalità organizzata, la sinistra estrema è la criminalità decaduta e tu sei la criminalità rincoglionita, arrivata da poco ma smaniosa di entrare nel gioco.
Sei il succedaneo politico del palo.
Solo che, ora di dividere, ti fottono sempre.

Dottordivago

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So chi, a Catania, ha vinto i 100 milioni del Superenalotto, e dopo ve lo dico.
Ma prima mi scappa di divagare.

Finalmente posso ricominciare a guardare un qualunque TG senza sentire un quarto d’ora di speranze, sogni e banalità; finalmente si torna alle care, vecchie minchiate elargite sempre a piene mani su tutti gli aspetti dello scibile umano e non concentrate su di un unico argomento.
Ho ascoltato, per una volta con piacere, un espertone di nautica che elogiava la velocità di un cabinato di 50 piedi, superiore a 35 nodi all’ora.

Vecchio Ciuchino, icona mangiastupidi, quanto mi sei mancato…

Riascoltare le care, vecchie cazzate è un po’ come tornare a casa dopo tanto tempo: per i primi giorni ti fa piacere anche dire due parole con gli amici noiosi.

Forse all’espertone è sfuggito il fatto che il nodo è già una misura di velocità -corrisponde ad un miglio nautico all’ora- per cui dire “nodi all’ora” è come dire “il cane scodinzola la coda”, quindi il super esperto, ingaggiato per l’occasione, era probabilmente quello che porta i cappuccini a Saxa Rubra o il campione regionale di pleonasmi.

Così saputello sono insopportabile, eh? Colpa di un malvagio incantesimo: ora recito la formula magica e torno il coglione che tanto amate…
Cazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerda.
Oh che piacere, questi gargarismi di volgarità sono una mano santa: provateli, quando vi sentite troppo a modino…

Parlavamo del sei al Superenalotto e del fortunato vincitore: andiamo per esclusione, che ci arriviamo.
Allora, non sono io ed ho le prove, o quantomeno ho un curriculum che mi mette al riparo da ogni sospetto; mettetevi comodi, parte una simil-cialtronata felliniana.

Primavera 1977. Sono in terza superiore ed ho già le idee chiare: visto che fai una scuola del cazzo, almeno che sia in un posto scomodo; infatti tutte le mattine prendo il treno ad Alessandria alle 6.27 ed arrivo a Casale Monferrato alle 7 o giù di lì, per cui stiamo fino alle 8 in un bar con annessa ricevitoria del Totocalcio.
Il giovedì -tenetelo a mente, ci servirà…- è la giornata in cui Aldo si improvvisava sistemista; io, Ennio, Johnny e Gonzalo ci fidiamo e cacciamo la valuta; aveva un sistema infallibile da circa 20.000 lire -per darvi l’idea, il panino dal salumiere davanti alla scuola quotava 300 lire- quindi ci costava più della discoteca del sabato sera, principale ed istituzionale passivo di bilancio dell’epoca, nonchè unità di misura e di riferimento per il prezzo di qualsiasi cosa.

Non abbiamo mai fatto più di 7 o 8, anche in quelle domeniche in cui saltava una partita e tutti facevano un 11 da 10.000 lire.

Dopo tre campionati, nel maggio del ’79, Spartacus strappa le catene: li guardo brutto brutto e dichiaro che quel giorno, coi soldi del sistema, faccio colazione con venti krapfen e sei cioccolate calde: scelgo il diabete, piuttosto che dare ancora del grano alla Sisal.
Il sistema è già pronto e, come sempre, infallibile: si accollano anche la mia quota e lo giocano.

E’ il caso che ve lo dica?
Hanno fatto un piccolo 13 ed hanno vinto 1.250.000 lire a testa: allora, per noi, un capitale.
Per fortuna mancavano pochi giorni alla fine della scuola, sennò avrei dovuto cambiare istituto: a botte di “Coglioneeeee!” mi hanno pelato come San Bartolomeo.

Nel 1991 ho un negozio a Milano.
Pranzo e cena nella trattoria barese all’angolo, il cui proprietario -la fantasia al potere!- Nicola, tutti i giovedì riceve da Trani mozzarelle, burrate, trecce ed altri souvenir del Paese delle Meraviglie.
Gliele portano nel primo pomeriggio, quindi all’ora di cena sono ancora calde ed io, regolarmente, rischio la vita.
Per non esagerare, il giovedì salto il pranzo e mi faccio un panino al bar Salgari, così, già che ci sono, gioco una schedina precompilata e controllo la vecchia; una volta butto l’occhio sulla colonna vincente che recita:”Il 13 vince 431 milioni”. Controllo i risultati: sì, sì, sì, sì, sì, , , , fino ad avere undici pronostici giusti; ve lo giuro, mi tremavano le gambe anche se ero seduto: niente a che vedere con le cifre del Superenalotto, ma equivaleva comunque ad una milionata di euri oggi, quindi…
Ho gli occhi fissi sulla schedina e non ho il coraggio di guardare gli ultimi due risultati; ma non è necessario: so già che non può essere vero.

Infatti.

Allora era ancora al mondo il mio amico prete, il Prevosto, quindi facevo ancora finta di credere in Dio, giusto per non dargli un dispiacere.
Adesso, quando mi parte una madonna, non fa testo: sono ateo e sfrutto semplicemente il suono di alcune parole che, in certi momenti, mi sembrano particolarmente indicate.

Quel giorno ho veramente bestemmiato come un carrettiere.
Eccheccazzo… Fammi sbagliare le prime due, no? O la quarta e la quinta, vaffanculo a te…

Passano sei mesi e, ovviamente di giovedì, gioco un sistemino precompilato di sette colonne che il tipo della ricevitoria, avendo sbagliato qualcosa, stava per buttare.
E’ il destino, è il destino, mi sussurra una voce, ed io le do retta.
Maledetti film di Frank Capra: lì quei colpi riescono sempre, porca troia.
Infatti il giovedì successivo scopro che, su sette colonne, ho fatto 1 su due colonne e 0 sulle altre cinque.
A parte lo smacco, ma una volta anche lo zero vinceva qualcosa, solo che io -è il caso di dirlo?- ero fuori tempo massimo di una quarantina d’anni.

Abbiamo appurato che di giovedì se mi casca l’uccello mi rimbalza nel culo?
Ok, quindi per la storia di ieri non guardate me.

Ed ora parliamo del fortunato vincitore di Catania, quello del 6 da cento milioni.
Dico la verità: con precisione non so chi sia.
Però, amici catanesi, vi do una dritta: tenete d’occhio i vostri amici.
Se qualcuno ha un’irrefrenabile ridarola, seguita da momenti di distacco totale dalla realtà, tirategli giù i pantaloni: se ha un buco del culo come uno sbadiglio
è lui!

E proprio a lui do un consiglio: non dare un cazzo a nessuno, quei cento milioni mangiali, bevili, pippali, trombali, fuoriserieli, panfilizzali, insomma, goditeli.
Ma salvane un po’ per medicine e cure specialistiche: se avevi dei Jolly nella vita, ormai te li sei giocati tutti.

Dottordivago

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Sottotitolo: dedicato ad un amico che li manderebbe, tutti, ancora più lontano…

Non è un western fantascientifico e non parliamo di indiani con le piume bensì quelli col turbante.

Leggevo sul televideo che ieri, dalla base costiera di Srihakot nello Stato meridionale dell’Andra Pradesh, l’India ha lanciato il razzo Pslv-C11, vettore della sonda Chandrayaan 1 che per due anni orbiterà intorno alla Luna.
Il compito della missione lunare, a detta di televideo, è quello di trovare l’acqua e l’elio-3, carburante fondamentale per le centrali a fusione nucleare.

Io sono terra terra come le patate ma, nella mia pochezza intellettuale, capisco che la ragione vera è puramente propagandistica e politica, esattamente come per Russi e Americani da 50 anni a questa parte; ma si sa, televideo è robba da Rai, dove su tre addetti uno mangia, l’altro dorme e il terzo è fuori ufficio.

E comunque, forti ‘sti Indiani, eh?
A parte la ricerca dell’acqua, comprensibilissima: già il viaggio è lungo, poi stai là due anni, capisci bene che, prima di rimetterti in viaggio, una doccia ci vuole: primo perchè parti fresco e non rischi di addormentarti, secondo perchè quando arrivi e tutti ti festeggiano, dopo due anni a secco, sembra che hai fatto un frontale con un asteroide di letame.

Poi cercano l’elio-3.
Trentanni fa, nella vecchia compagnia di sbarbati del mare avevamo Elio 1 ed Elio 2, entrambi di Torino: vabbè che le telefonate costano, ma se dall’India davano un colpo di telefono a Chiamparino, sicuramente si sarebbe attivato per trovargli anche Elio 3, “e quando avete bisogno chiamate pure, neh?”
Avrebbero risparmiato rupie a palate.

Invece niente: questi prendono e partono.
Come diceva mia nonna, “Vorrei essere una mosca per vedere cosa stanno facendo”.
Ma posso immaginarmeli.
Tutti fieri e contenti, belli lucidi per il sudore, che si caricano uno con l’altro:”Ma dai!… Ma vieni!… Dài, che siamo nello spazio…”

E noi dobbiamo stare zitti, che non abbiamo neanche i soldi per andare in giornata al Lago di Lugano.
Li abbiamo presi per il culo una vita: che è il paese più puzzolente del mondo, che se in giro c’è una religione da scemi loro, minimo, ce l’hanno doppia, che crepano per la fame ma adorano le mucche e usano le scatolette di Simmenthal come santini, insomma, li abbiamo sempre caricati come delle sveglie.
E adesso questi vanno lì e ti trovano l’elio-3.

Sì, va beh, una volta che l’hanno trovato bisogna escogitare il modo per prenderlo; ma con tutti quegli Dei che hanno, uno che ci metta una parolina buona… eh? Capissciammè…
Sì, giusto, bisognerà portare su le attrezzature e gli impianti; consideratelo già fatto: dico io, possiamo esportare Divinità in tutto il mondo, qualche santo provvederà, no?
Usti, pensandoci bene: l’elio-3, lo trovi nel tetrapak o viaggia col vuoto a rendere? No perchè, nel caso, toccherà portarsi dietro le bottiglie vuote…; problema da poco: con un pellegrinaggio a Benares, due pennellate sulla faccia e qualche giaculatoria, il problema si risolve.
E poi, tutta una tirata fino a casa, due giorni da casello a casello.
Si atterra a Mumbay e via coi festeggiamenti!
Popolo indiano, abbiamo l’elio-3! Vai con la fusione nucleare!…

Eh? Non l’hanno ancora inventata?
Ma porco Ganesh, com’è ‘sta storia, dobbiamo proprio fare tutto noi?
Va beh, quanto vuoi che ci mettiamo?…
Ancora cinquantanni???
Ma puttana Kali, ce lo dite adesso?
Oddio… guarda un po’ la scadenza di quella merda di elio-3…
Nooo… Shiva bastardo… da consumarsi preferibilmente entro…
Ma vaffanculo!… Che cazzo è, mascarpone?

Ehm… uhm… fammi schiarire la voce…
Popolo indiano, ce l’abbiamo nel culo: tutta colpa dell’Occidente imperialista.
Bon, così abbiamo salvato la faccia.
Piuttosto, dov’è la Rosina, quella pezzata?
Come “perchè?”… Son due anni che non vado in chiesa!…

Dottordivago

P.S. Se qualche girotondino impegnato nel sociale volesse darmi del razzista etnocentrico, gli consiglio prima di farsi una risata -non è difficile, provate…-
poi, se proprio vuole…

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Ovviamente mi riferisco a banche, fondi, borsa, mega aziende e confraternite di ladroni similari.
Ce ne hanno sempre combinate più che Bertoldo ai Francesi e noi, per anni, abbiamo desiderato, inutilmente, di fargliela pagare; adesso, che sarebbe il momento giusto, mi pongo la domanda: ci conviene?
Purtroppo la risposta è NO, semplicemente perchè ci tengono per le palle.

L’altro giorno seguivo il TG e per un momento ho provato una sconfinata ammirazione per gli Inglesi; un sacco di gente ha fatto un casino della Madonna per far sapere al proprio governo che, riguardo all’attuale situazione, saranno cazzi delle banche e che loro di certo non intendono cacciare un penny per salvarle.
E fanno male.
Che ci piacciano o no, agli Inglesi tocca fare tanto di cappello: sono partiti dalla loro isoletta brumosa ed hanno conquistato mezzo mondo, depredandolo come pirati ed arricchendosi in modo sfacciato per un paio di secoli; non che questa sia una cosa positiva, però bisogna riconoscere che, dove la popolazione indigena si è minimamente integrata col nuovo padrone -avete presente nuotare o annegare?- una volta arrivata o ritornata l’indipendenza le cose hanno cominciato ad andare decisamente bene, vedi Stati Uniti, Canada, Australia ed India; questo è dovuto al fatto che gli Inglesi, pur tra mille nefandezze, hanno dato a questi stati un’impronta moderna, a differenza di Francesi, Portoghesi, Spagnoli eccetera.
Lascio fuori dalla lista gli Italiani, visto che stiamo ancora aspettando qualche colonizzatore che dia a noi un’impronta moderna.

A casa loro si sono inventati la società attuale con l’industrializzazione, le lotte operaie ed il welfare state, nonchè tre quarti di mode e tendenze degli ultimi cinquantanni.

Ma adesso sbagliano a protestare.
Avrebbero ragione, ma in questo momento ci tocca mordere nel limone e dire che è dolce.

Stabiliamo, non come teorema ma come assioma, il fatto che

i poveri lo prendono sempre nel culo

E fin qui siamo tutti daccordo, no?
Mi ci metto pure io nei poveri, vista la mia influenza sui grandi sistemi; che poi me la passi meglio di tanti altri disperati è un fatto che mi lascia comunque impotente nei riguardi della situazione italiana, europea e planetaria.

Adesso ragioniamo, o sragioniamo, tanto se il protagonista sono io, non si vede la differenza.

Le grandi aziende.
E’ di ieri la notizia che si sta pensando a nuovi incentivi per le automobili e gli elettrodomestici; siamo alle solite: finchè c’è da guadagnare, le società si beccano i dividendi, quando si fa grigia, si beccano gli aiuti pubblici, che si scrive così ma si pronuncia ci ravanano nel portafoglio.
O così o pomì: forse forse è meglio cambiare macchina e frigo che pagare cassa integrazione, mobilità o sussidi di disoccupazione a migliaia di lavoratori ai quali, prima o poi, ci tocca trovargli un posto come insegnanti, con il risultato di arrivare ad un rapporto studenti/docenti uguale a uno, quindi un po’ peggio  di adesso.
Idem per Alitalia: se continuano a volare, qualcuno che paga il biglietto ci sarà pure, ed a noi spetterà tirare fuori la differenza; se restano a terra ce li ritroviamo tutti su queste spalle, anche perchè i dipendenti Alitalia non possono neanche fare i bidelli; forse in qualche scuola alla Magliana, ma sarebbero troppo bori pure lì.
Quindi ci conviene pagare l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

La Borsa.
Qui balle non ce ne sono: in tutto il mondo un centinaio di persone decidono cosa deve fare la Borsa, se salire o scendere; se non sei uno di quei 100, non ti ci mettere, oppure stacci, ma sappi che sei una foglia nel vento.
Forse Arabi ed affini hanno capito che con tutti i soldi in più, piovuti dal cielo con il petrolio fino a 150 dollari, ci possono fottere meglio che cento Bin Laden.
Comunque non possiamo farci niente, salvo rivestire tutto l’Occidente di pannelli solari e quando ci scappa una scorreggia correre a farla su un generatore eolico o imbottigliarla come succedaneo del metano.
Ragazzi, questa è macro economia: riuscite a seguirmi?…

Le Banche. (dimmerdamerdamerdamerdamerdamerdamerdamerda)
Lo so, non ditemi niente.
Ci fottono da sempre; ultimamente, poi, con bond argentini, Cirio, Parmalat e mille altre iniziative delinquenziali hanno veramente passato il segno.
Purtroppo sono le loro mani quelle che ci tengono per le palle.
Tutti i nostri soldini non sono altro che file (file con la i, non con la ai) di numeri nei loro computer: se dicono che va tutto a puttane, è riferito a noi, non a loro.
Se da un giorno all’altro gli gira, quando infiliamo il bancomat nell’apposita fessura ci risponde una pernacchia e compare la scritta “andare a prendere la minestra alla Caritas”. E non sarebbe una bella cosa.
Augurare il peggio alle banche sarebbe il minimo, ma sarebbe anche come sperare che venga il Parkinson al chirurgo che ci sta operando: gli scappa una bisturata e… “Ops!… O cazzo, ma quella era l’aorta? Va beh, cosa c’è da guardare? Qualcuno dia una pulita per terra…”

Avete presente uno che vi deve un sacco di soldi?
Lo odiate, ma siete anche quello che la notte prega per la salute e la lunga vita di quel gran figlio di puttana.

Morale della favola, ci toccherà tirare la cinghia: spendere un po’ meno al supermercato, usare un po’ meno l’auto, concedersi qualche vacanza in meno.
Ma risparmieremo comunque meno di quanto ci aspettiamo: una parte dei nostri soldini risparmiati andra, sotto varie forme, ad aiutare la grande distribuzione, i petrolieri e le associazioni di albergatori; questi ultimi, poi, sono fantastici: quando c’è il tutto esaurito dicono “mmm…, sì, tutto sommato…”, quando hanno un letto vuoto, si vedono già sul marciapiede a suonare l’organino ed a far ballare la scimmia…

Non mi incazzo neanche più: infatti, con un sorriso disincantato, senza rancore, mando a tutti loro un cordiale vafanculo.

Dottordivago.

P.S. Se qualcuno mi spiega se e dove sto sbagliando, mi fa solo un piacere…

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Un commento di Simona a “Stiamo nel vago” mi ha fatto ricordare che il post non era finito quando il kopi luwak si è impadronito della mia mente.
Va bene che parlare di mente e del sottoscritto nella stessa frase è quasi una contraddizione in termini, ma rimane stupefacente quanto poco basti a farmi perdere la strada di casa; ero lì, col post praticamente scritto nella testa, e, non so come, sono stato aggredito dal pensiero dell’orrido intruglio; da questo all’idea del macchiato freddo – scagazzato caldo è stato un lampo, solo che la cosa mi faceva talmente ridere che mi sono dimenticato un pezzo di post.
Ma voi, dite la verità, è così che mi volete, no?
Parecchio tempo fa, il buon Paz -che tanto buono, poi… va beh…- in uno scambio epistolare mi criticava bonariamente per la lunghezza dei miei post ed a proposito dei suoi si scherniva -o mi pigghiava p’u u culu?…- dicendo che lui non possiede il dono della divagazione: è una delle cose più acute e sottili che mi siano arrivate su queste pagine; ovviamente non ho recepito l’invito alla stringatezza, anche perchè, come dimostra la storia della mia vita, non ho mai ascoltato un consiglio che sia uno; forse per una volta ho fatto bene: se mi firmassi Dottorconciso o Dottorconcentrato, e scrivessi di conseguenza, forse non sareste qui a leggermi.

Il fatto preoccupante è che, normalmente, mi rendo conto quando mi scappa di divagare, lo dichiaro e, magari a fatica, riesco a tornare nel seminato; stavolta, invece, ero lì tranquillo quando… BAM!
Tutto inarrestabilmente andato.
Ad una certa età -che non è la mia…- alcuni hanno questo problema con la vescica; non vorrei che questa sorta di incontinenza alla divagazione porti ad associare la mia testa all’organo collegato alla vescica.
Vabbè, me lo sono cercato e me lo dico da solo:

 image  

‘A testa de cazzo!

Comunicazione di servizio: Pinetz, non ti ricorda qualcuno che conosciamo? Vediamo se ha la coda di paglia…

Oh, ragazzi, sto divagando nel corso di una divagata: forse, quelle due pirlate che dovevo dire, è destino che non le dica; però ora ci provo.

Sempre a proposito di quelli che ti dicono chi sei e come sei.

Da sbarbato avevo il terrore di due categorie: gli amici mollati dalla morosa -che ti facevano degli elmi micidiali- e quelli -ma soprattutto quelle– che si iscrivevano a Psicologia.
Col passare degli anni, i cuori infranti mi spaventano meno: come già detto, la maggior parte dei miei amici si è separata, qualcuno anche due volte, ma con l’età c’è una maggior reticenza a disperarsi in pubblico; quelli che tengono duro sono quelli -ma soprattutto quelle– che la laurea in psicologia l’hanno conseguita; ma anche quelli che si sono fermati prima continuano a rendere la vita, o quantomeno la conversazione, impossibile.
Un po’ come l’epatite C: quando hai preso in mano un libro di psicologia, resti positivo e pericoloso per tutta la vita.

Faccio un esempio.
Io mi rosicchio le unghie, da sempre; non in modo maniacale e rabbioso come quelli che si massacrano a sangue, così no, ma non ne vengo fuori comunque: posso anche stare un mese con le mie manine sante tutte belle e a postino quando, vuoi per un Gran Premio o per un film o per una minchiata qualunque, mi ritrovo con i polpastrelli da lebbroso e le briciole sputazzate sulla camicia.

Sì, non è una bella immagine, ma con tutte ‘ste donne che mi stanno addosso uso queste cose come deterrente, tipo le mutande strausate di Homer Simpson che “Potrebbero scoraggiare persino Joan Collins…”.

Forse mi rosicchio le unghie perchè sono un inguaribile agitato, o forse perchè possiedo una dentizione continua come i topi, fatto sta che se non ho la bocca in movimento, compreso il parlare, non sto bene.
Una notte ero a pescare con un amico: mare di fronte, canne piazzate e sopra di noi solo il cielo; finiamo i panini e ci schiaffiamo uno stuzzicadenti in bocca -chi non ha provato, in un momento così, non sa cosa si perde…- a cui segue una Marlboro (ora non più) ed un chicles (chewing gum, ndr); poi è il momento di una Fisherman, perchè anche a pesca l’alito è importante: e se Marcolino, tra il chiaro e lo scuro, mi tirasse la lingua in bocca?
Infatti il socio si avvicina e mi dice:”…Ma cosa cazzo stai facendo?”
Dunque, avevo il chicles e la Fisherman in bocca, lo stuzzicadenti da un lato, la Marlboro dall’altro… e mi rosicchiavo le unghie!
Marcolino, che è un amico, mi domanda se voglio uno Xanax per rilassarmi o se preferisco fargli un pompino per tenere impegnata la bocca.
Ho risposto che stavo bene così e di farsi i cazzi suoi, però mi sentivo un pirla.

Orbene, quando mi metto le mani in bocca e nei paraggi c’è uno nel tunnel della psicologia spicciola, è la fine; mi sono sentito dire che sono un insicuro, che ho bisogno d’affetto, che è un desiderio di ritorno all’utero -può darsi: come diceva Woody Allen,”desidero tornare all’utero: uno qualunque…- o quantomeno di ritorno alla mammella -idem, magari una quinta…-, che sono insoddisfatto, che sono…  AAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!
E TU, PERCHE’ SEI COSI’?
PERCHE’ SEI UN CAGACAZZO?
PERCHE’ SEI UN SUCAMINCHIA?
PERCHE’ SEI UN ROMPICOGLIONI?
EH? PERCHE’?

Di solito smettono.

Morale_ Non fatevi dire chi siete: siatelo.

E già che non vi faccio mancare niente, chiosa finale.
Che non c’entra niente col resto, ovvio.
Stamattina sono andato da Pino Trifula, il mio pusher di tartufi.
Il poverino -poverino una sega…- si dice dispiaciuto, ha poca roba -ma buoonaa…- per colpa del clima troppo secco.
Faccio l’acquisto -due pezzi trovati sotto ad un rovere, e chi vuole intendere…- e lo tranquillizzo: vado a far lavare la macchina, come estrema macumba per attirare la pioggia.

Ringraziando la Madonna ha funzionato, sta cominciando giusto adesso, porca troia…

Però stasera, mentre fuori piove, tartare di manzo e uova fritte con sopra l’equivalente del PIL della Cambogia: mmmmmmm…
Problemi di coscienza? …. Naaa! Piuttosto mi creerà qualche problema coi vicini: quando mangia il tartufo Bimbi fa dei versi che sembra stia trombando.
E non la solita roba: con uno bravo, intendo…

Dottordivago.

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