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Archive for dicembre 2012

Good vibrations

Tè, ciapa lì, subito il video, così avete pure la colonna sonora per il

Discorso di Fine Anno

a blog unificato del Dottordivago.

Peccato che il brano completo sia un mezzo dito nel culo, l’unica parte che merita è quella  che fa

GU-GU-GU-GU-GUD VAIBRESCION…

usata, peraltro, in sette o ottocento videoclip e reclame, poche battute musicali che rappresentano una “ciliegina sulla torta” senza torta.
Praticamente una perla su uno stronzo, un po’ come gli occhi di quella sfigurata che conduce La Domenica Sportiva.

GU-GU-GU-GU-GUD VAIBRESCION…

Da dove mi vengono queste vibrazioni positive?
Dunque, parrebbe che l’unica cosa dell’anno che non ci siamo preso nei denti o nello sgnau, sia stata La Previsione dei Maya.
Che poi “previsione dei Maya” non era, poracci, ma semplicemente una cosa fraintesa e gonfiata a dismisura da internet, cioè da noi, anche se, con convinzione, solo dai più stupidi: niente di nuovo sotto il sole.
Voglio dire, se c’è gente che crede fermamente al finto sbarco sulla Luna, alle Torri Gemelle minate dall’amministrazione Bush Jr in combutta con la lobby ebraica, nonchè svariati iper-complottisti terrorizzati dalle Scie Chimiche, mi sembra che per costituire quella che da noi, tra Tanaro e Bormida, viene definita “una banda di ciulandàri”, di materiale umano ce ne sia un mucchio.

Uhm… devo preoccuparmi?
Solitamente, nell’elenco delle belinate planetarie inserivo la superiorità morale della sinistra, oggi non l’ho fatto.
Tranquillo, Marcolino, non intendo dare il prossimo voto al PD di Bersani,

  • come invece avrei fatto con Matteo Renzi, visto che
  • gli extracomunitari, se sono bravi, sono meglio di noi
  • i negri hanno il ritmo nel sangue
  • Sgarbi è uno stronzo ma quando parla d’arte…

No, niente LSD, non sto sbroccando: semplicemente mi rendo conto che con la storia di Renzi ho citato quello che è il più recente luogo comune della nostra società, così ne ho messo giù qualcuno classico per non farlo sentire solo.

Oggi una superiorità morale esiste e se non sta unicamente a sinistra, sta in cielo, in terra e in ogni luogo, ovunque.
Tranne che a casa del Puttaniere Mummificato, l’uomo a cui, è bene ricordarlo, ho dato il mio voto per dodici anni, dal 1994 al 2006 compreso.
Tranquilli, mi sono già marcato “bravo” da solo…

Oggi, come già detto, lui e quei pochi penosi -ma non per questo non pericolosi-mostri che stanno ancora con lui, assomigliano sempre più al Partito Repubblicano di Springfield, col Puttaniere sempre più calato nel personaggio di Mr Burns, ora perfido, ora completamente svanito e straparlante.
Qualsiasi cosa ci porterà l’anno prossimo, sarà meglio di loro, e notate che mi sto toccando mentre do per scontato che non vinceranno loro.

Un altra vibrazione positiva me l’ha regalata questo commento su Feisbuk, per cui ringrazio l’autrice, che ho preferito mantenere anonima:

botti

Ecco, magari non sarà l’Anno Mondiale della Cultura, però mi auguro che torni un po’ di semplicità, quella semplicità di cui A. M. (con Jack e la vacca che le ha mangiato i libri di scuola) è certamente portatrice sana.

E speriamo che sto povero Panda d’un Dottordivago abbia un po’ più di tempo da dedicare a queste pagine.
Buon anno, gente.

Dottordivago

ilpandadevemorire

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Bòn Natàl

Scusate l’augurio esterofilo ma sono in partenza per Nizza e sto facendo un po’ di pratica col francese…

Davvero, amici miei, buone feste a tutti voi.

Dottordivago

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Nel dubbio…

20/12/2012, ore 20.30

SDC10544
Ok, mai visto un Maya furbo.
Però, nella malaugurata ipotesi che possano aver ragione loro, io e la mia rispettabile signora abbiamo cenato così, poi vediamo…

Visto il clima, ho pensato di abbinare la portata principale ad un brodo ristretto molto profumato, a cui ho unito una cipolla tagliata sottilissima e rosolata mezz’ora nel burro a fiamma bassissima: interpretazione personale testata ed approvata, che consiglio.
Barbera, niente Sauternes o Armagnac.
Crema di melanzane e yogurt alla turca, giusto per finire i crostini dedicati al foie gras.
Insalatina finale (il foie gras si serve sempre per primo!) di pomodorini siculi e peperone giallo, con una goccia di aceto in più del solito, per sgrassare la bocca.
Dessert francescano: un amaretto tradizionale e uno rivestito di fondente.

Poco ma buono, la frugalità si impone, in caso di fine del mondo: vuoi mica farti trovare dall’Apocalisse a far le bolle sul divano con lo stecchino in bocca, no?

Un abbraccio, amici, ci vediamo domani…?

Dottordivago

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Insert coin

In Sei come un juke box, Edoardo “Simbatia” Bennato cantava

Muoviti muoviti, facci sentire
un’altra musica, una nuova canzone
muoviti muoviti, non ti fermare
tutta la notte devi suonare….

Lassù (nella rete) qualcuno mi ama ma, probabilmente, non ha capito bene.
Cioè, nel senso… Che risposta ci si può aspettare nel richiedere a me,

Dottordivago, blogger per signora, romantico cavaliere dal forte braccio, brillante ingegno e cuor di fanciullo, anello di congiunzione tra l’uomo e il peccato di gola,

nonchè orgoglioso propugnatore del Credo “spesso chi parla poco non è un saggio ma uno con pochi argomenti”, come si fa, dicevo, a richiedermi di parlare di qualcosa?
È un po’ come dire: «Signor Silvio, lei che ha una casa grande, potrebbe mica ospitare mia nipote sedicenne?»
Oppure è come domandare se la Coca Cola ha le bollicine.
La risposta può essere solo un clamoroso “sì”.

Un povero infelice come me, tristemente colpito da una malattia rara, peggiore di quelle per cui Telethon  chiede soldi, una malattia che spinge a dire la propria su tutto, spesso a sproposito e senza essere stati interpellati, vuoi che si tiri indietro una grama volta che qualcuno gli chiede qualcosa?
Il “non aver capito bene”, comunque, era riferito al rovescio della medaglia, cioè la mia  attendibilità: il motto “l’Approssimazione al potere” non è lì tanto per scrivere qualcosa, sappiatelo…

Oh merda, perchè il correttore grammaticale mi segnala “sappiatelo”?
Non ho mica scritto “…e se non lo sapevi, adesso sallo!”, no?
Oh, che faccia un po’ il cazzo che vuole, monsieur le correcteur…

Va be’, fatte le dovute premesse…

giù il gettone, ragazzi, inizia un altro giro…

Antefatto: Scurpenin scopre un vecchio post, Viserbella dreamin’, in cui si parla anche di pesce, manda un commento a cui rispondo, esce fuori la parola “merluzzo” e Marco si dice interessato all’argomento, appoggiato da Enrico che è poco amante del prodotto –BESTEMMIA!- ma ugualmente interessato.
E allora, posso io parlare del ritorno del Caimano o del suicidio della povera centralinista dell’ospedale londinese, turlupinata dai dj australiani che volevano notizie di Kate “Pienacomeunagnolotto” Middleton?
No, non posso, ho degli obblighi nei confronti dei miei lettori, anche se faccio loro presente che è quasi Natale e le mie cagate non vi sono mai costate un euro… così… tanto per dire, eh… hai visto mai… un presente…
Niente, eh?

merluzzo
Va be’, che dire sul merluzzo?
Faccio come quei tuttologi da web che si lanciano in grandiosi insegnamenti facendo un bel copia/incolla da Wikipedia? Che compassione…
Comunque, un minimo di base ci vuole, ma proprio un minimo.
Teoricamente, si dovrebbe parlare di “merluzzo” solo in presenza del Merluzzo bianco o comune (Gadus morhua), quello del nord Atlantico, sia americano che europeo.
Quello virtualmente estinto.
Bòn, finito, piaciuto il post?

Calma, gente, calma, ringraziando la Madonna qualcosa si trova ancora: in mezzo a tanta roba così così, tipo Brosme che viene spacciato per merluzzo, se non proprio robaccia, tipo pesci che arrivano dal Pacifico, buoni solo per fare del surimi, qualcosa del genere Gadus ancora nuota.
A proposito, mi scappa di divagare.

È curioso che il nostro “merluzzo” deriva dal Merluccius merluccius, che in realtà è il nasello, pesce che io preferisco a roba con nomi molto più fashion.
Per i pragmatici anglosassoni, invece, il merluzzo è il “cod”, contrazione di “gadus”, quello del famoso Cape Cod, dove fa figo andare, mentre se vai in vacanza a Capo Merluzzo ti prendono per il culo finchè campi.
Tornando al merluccius, agli acquirenti di branzini e orate d’allevamento consiglio di provare le code congelate dei piccoli naselli, roba da due o tre etti a coda, che moltiplicati per i tre euro al kg del costo, permettono a chiunque di mangiare un pesce buono e sano con la spesa di un euro.
Un pesce che, trattandosi di coda, non ha lische e che, dopo dieci minuti (e dico tanto) di bollore in acqua, vino bianco (sì, Dio mi maledica, anche il Tavernello!) e un po’ di aromi, lo metti nel piatto con due cucchiai di salsa rosa (la fantasia al potere!) e poi mi dici cosa mangi…
E cucinato in qualsiasi altro modo può essere solo meglio.
Chiusa la divagata.

Il merluzzo era un signor pesce: quando gli davano il tempo per crescere poteva arrivare a due metri per un quintale di peso, ma parliamo dei tempi in cui nel Mare del Nord le navi galleggiavano più sui pesci che sull’acqua.
Poi sono arrivate le reti di nylon, nuove tecniche di pesca e certi ecoscandagli… Avete presente le immagini dall’elicottero realizzate con telecamere all’infrarosso, in cui gli inseguiti dalla polizia cercano rifugio tra villette o siepi ma vengono inesorabilmente blindati perchè fosforescenti come i bambini di Chernobyl?
Ecco, mò i merluzzi -e molti altri pesci- sono piazzati così: non hanno scampo.

Nella perfida Albione il merluzzo, cod, e più sovente il suo compare haddock (eglefino) sono uno dei due ingredienti del Fish ‘n’ Chips; già come fatto mi pare importante ma scompare se si pensa che, insieme all’aringa, questi pesci hanno conquistato un impero.
No, non esagero: nel18°/19° secolo i britannici erano un popolo sano, pieno di proteine nobili derivanti da questi pesci, animali che non andavano nutriti o accuditi, bensì pescati con una facilità irrisoria.
Gli Irlandesi, tendenzialmente più pastorelli, andavano a patate e sono morti di fame a milioni, a metà dell’800, in seguito alla “peste delle patate”.
Nello stesso periodo, da noi, tre quarti della popolazione era sottonutrita e la pellagra era più diffusa dei cellulari oggi.
Gli Inglesi no: ben nutriti e ben disciplinati, sono partiti dalla loro isoletta nebbiosa e per un paio di secoli hanno rotto culi in tutto il mondo.
E il loro carburante se lo potevano pure portare con se, sotto forma di stoccafisso o baccalà.

Ohhh là!… Ce l’ho fatta, sono arrivato al vero motivo del mio interesse per il merluzzo: il baccalà.
Prima facciamo un minimo di chiarezza.
Il baccalà è quello ridotto a filetti e salato, lo stoccafisso è quello ripulito e seccato intero, mentre i veneti sono quelli che si ostinano a chiamare “baccalà” lo stoccafisso.
Qualche veneto vero del “gruppo Camagna”, a cui non domando nulla in quanto oriundo, qualche veneto purosangue mi sa dire come si chiama il merluzzo salato nella lingua della Serenissima?

Ocio, però, a prenderli per il culo, perchè i veneti hanno ragione pur avendo torto.

“Stoccafisso” può essere l’italianizzazione del norvegese stokkfisk (pesce-bastone) o dell’inglese stockfish (pesce da stoccaggio, da conservare), proprio per l’aspetto secco e duro del prodotto.
Però, la parola “baccalà” è fatta discendere dal basco bacalao, che si rifarebbe al latino baculum, bastone, parola poi adottata da tutta la penisola iberica ed arrivata in Italia, chissà come e perchè, ad indicare il merluzzo sotto sale.
Tranne che in Veneto, quindi i veneti avrebbero ragione.
Ma se in tutto il resto d’Italia, da secoli, si dice il contrario, toccherebbe adeguarsi, all’apparenza, salvo meditare segretamente la secessione…

Amo il baccalà.
Sarà che quando avevo tre o quattro anni, primi anni 60, mia madre aveva un negozio di alimentari, di quei negozi di una volta in cui tutto era sfuso, dallo zucchero alla pasta alla farina, per non parlare delle grosse latte di acciughe salate, aringhe affumicate, tonno sott’olio.
Evidentemente quegli odori mi sono rimasti nel naso e nel cuore, infatti è tutta roba che adoro, la base delle mie merende di allora, in cui disdegnavo il famoso surrogato di cioccolato bicolore o i “fruttini”, blocchetti di marmellata quasi solida, in favore di tonno, acciughe o aringhe, di cui ciucciavo le lische come uno dei gatti randagi degli Aristogatti.

E poi c’era il baccalà e il suo profumo.
Non quei filettini asfittici di oggi, roba da chilo o poco più, quando va bene…
Allora c’erano dei quarti di manzo, altrochè balle, che il bottegaio sezionava e divideva in filettone di schiena, pancia, coda e alette.
Per non parlare di trippa e uova.
A Natale arrivava il “Gran Banco”, filetti lunghi più di un metro e spessi più di quattro dita, che dovevano quel nome altisonante al loro mare di provenienza, i Grand Banks, i Grandi Banchi di Terranova, un nome che ho sentito per la prima volta quasi cinquant’anni fa dal rappresentante che la menava a mia madre, un nome che mi fa sognare ancora adesso.

Che dite, per oggi basta, eh?
Per un paio di ricette vi rimando alla prossima volta.

Dottordivago

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Nota dell’autore: in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

Ripubblicato da Feisbuk:

LEGA

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Nota dell’autore: in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

A costo di ripetermi, avevo un paio d’ore e non so più dove le ho messe, non riesco più a scrivere quattro belinate di fila.
In momenti analoghi mi limitavo ad un pensierino della serie “Il cesso della stazione”, oggi lo faccio su Feisbuk, cosa che almeno -e lo dico senza alcuna vergogna- fa girare il nome della mia ditta  ma in un luogo non frequentato da molti dei miei lettori, che per questo hanno tutta la mia stima.

Quindi, perchè non unire le due cose?
Oggi partirei con le feisbukate degli ultimi giorni, quelle più vecchie non hanno più agganci temporali.

12/12

13

12/12/bis

BRUNETTA

13/12

crosetto

Oggi

BIG

Dottordivago

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Sulla panda-agenda avrei due impegni: un RisPost per Ain’t that bad  e una monografia sul merluzzo per Marco.
E ho detto tutto.

Cioè… voglio dire… ormai sono come lo scemo del villaggio: uno mi tratta come il nonno, l’altro si comporta come i ragazzini borgatari che gridavano

Ammerica’, facce Tarzan!

ad Alberto Sordi “quanno fasceva er bagno alla marana” o come facevamo noi con Morandi Santo (non separava mai nome e cognome, diceva proprio “Morandi, Morandi Santo” come James Bond), noto ciucco pubblico degli anni 70, a cui chiedevamo di cantarci “Aveva un occhio di vetro ed una gamba di gesso”.
Se poi, cantando, si pisciava pure addosso, era l’apoteosi…

Ain’ that bad mi carica come una sveglia perchè sono l’unico paleolettore di Televideo rimasto.
A proposito, lo so che voi chenecapiteparecchio, detto con ammirazione e non ironicamente, non usate le maiuscole ma, ragazzo mio, cosa ti potevi aspettare da uno che legge il Televideo? Come minimo ti devi aspettare che segua ciò che, in un altro millennio, gli ha insegnato la Maestra Valzania e ribadito il Maestro Gavazza, cioè che il nome proprio, quindi anche un nickname, si scrive maiuscolo e cazzi non ce ne sono, anche se non dicevano esattamente così.

Vedi, Ain’t (ecco, adesso mi sento come da bambino, quando credevo che Little Tony si chiamasse davvero Little di nome…), il Televideo è…

PERFETTO

È la Proporzione Aurea, è come la Placca della Pioneer 10
Pioneer 10

quella destinata a portare a spasso per l’Infinito le nozioni base per far capire ad una eventuale intelligenza aliena che “pensiamo, quindi siamo”, da qualche parte nell’universo.
È il minino ed è tutto.
Non in senso assoluto ma per il risveglio sì.

Primo: a casa mia, pensa te che inguaribile eccentrico, il televisore è di fronte al divano, il computer no. E manco lo voglio collegare al TV. Perchè?
Perchè…
Secondo: a differenza di internet il televideo è un perfetto Bignami, c’è tutto quello che, parlando di  roba grossa, succede in Italia e nel mondo.
Quando uno si è appena svegliato e vuole partire sfrizionando come faccio io, con un tazzone (“mug” per non sembrare troppo vintage…) di Nescafè in mano, non ha bisogno dello scibile a portata di clic, basta molto meno, un po’ come uno che, non sapendo chi sia Nikolaj Rostov, lo cerca su Wikipedia e non si legge tutto “Guerra e pace”.
Io mi conosco, infatti faccio colazione a casa con il te e qualche biscotto.
Cosa c’entra?
C’entra. Il televideo è la mia attuale colazione francescana, internet è la colazione da Oscar o dai Parodi, luoghi in cui comincio a pensare “e adesso assaggerei ancora…” anche dopo tre panini e una Beck’s.

Già sono l’uomo dai preparativi più lunghi al mondo, sembro Zsa Zsa Gabor o Moira Orfei quando si restaurano per uscire.
Davvero, mi ci vogliono un paio d’ore normalmente e mi manca solo una cosa senza limiti come internet che mi tenga incollato ore allo schermo…
Sono un uomo senza volontà, uno da un cucchiaino di Nutella dopo cena e via, dentro al mobile, sennò gli spacco la faccia a tutto il barattolo.
Sono un uomo da Televideo, chiaro?

E uno l’abbiamo depennato, domani il menu prevede merluzzo.

Dottordivago.

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