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Archive for settembre 2009

Annina Sdegnosa del Mississipì, in arte Antaress, mi invita a fare un gioco che definisce “meme”.
Meme? Cominciamo bene.
Mò mi tocca andare su Wikipedia e vedere di cosa si tratta: non vorrei essere considerato uno che si fa le meme, senza neppure sapere cosa significa.

Le rare volte che qualcuno mi fa simili proposte, tipo i giochini, se posso, rifiuto, se non posso… oh, non si può piacere a tutti, quindi rifiuto lo stesso.

Da anni gli amici hanno smesso di mandarmi sms “simpatici”, visto che li detesto -gli sms, non gli amici- : il principio è che se vuoi raccontarmi una barzelletta, mi telefoni e ci diciamo quattro belinate, non che con un “inoltra” sbrighi la pratica; e poi sono quasi sempre cose che non mi fanno ridere.
Non parliamo, poi, di Feisbuk: ci finirò sopra tre o quattro volte al mese e tutte le volte clicco una cinquantina di “ignora” su qualsiasi cosa mi venga proposta, un po’ perchè Feisbuk mi ricorda le assemblee di condomio, dove anche chi sembra una persona per bene, spesso, diventa un coglione, un po’ perchè se uno usa i cani come esca per pescare gli squali (questa è una delle ultime…) ha tutte le caratteristiche per indulgere anche a stupri e genocidi, tutti vizi che non si smette così, come mangiarsi le unghie; di sicuro non lo fa smettere un gruppo su Feisbuk.

Ma se l’Annina mi propone il giochino e mi mette nelle dieci persone invitate a farlo -ed al secondo posto, poi…- beh, insomma, mi sento considerato positivamente da una persona di cui non ho mai sentito la voce, e questa cosa mi lusinga.
Per i detrattori: volete dire che mi considera positivamente proprio perchè non ha mai scambiato una parola con me?
Sarà, ma come l’ho detta io suona meglio.

Dunque, vediamo le regole del gioco; Antaress dice:

Dunque, ecco le regole (cito testualmente Erbaviola): “Il gioco consiste nell’indicare onestamente 10 cose che mi riguardano e che probabilmente chi legge il blog non sa, infine indicare altri 10 martiri che dovranno sottoporsi al medesimo gioco per non risultare dei vecchi barbagianni poco 2.0”.

Ok, sono un vecchio barbagianni per nulla 2.0.
Finito il gioco.

Naaa… Annina, Tesorovitamia, non ti liquido così: parto col gioco, se in cambio tu mi spieghi cosa significa essere 2.0.

Piccola “istruzione per l’uso”: francamente non mi ricordo le cose che vi ho già detto di me, quindi qualcuna potrebbe essere non esattamente inedita, comunque saranno minchiate: quelle toste le so solo io e verranno nella tomba con me.
Sulla scia di questa dichiarazione arriviamo al primo punto:

1) I cazzi miei li so io. Punto.
Non sono uno che si confida e non mi piace che gli altri lo facciano con me: sono confidòfobo e probabilmente la gente se ne accorge, visto che non sono il confidente di nessuno; sarà che parlo tanto e la gente è portata a pensare che un chiacchierone vada in giro a “lavarti il culo” se solo gli confidi un segreto.
Sbagliato: sono una tomba; il Cigno dice che “me la canto” ed è vero, ma rigorosamente nel campo delle troiate.
Consiglio: se proprio dovete confidarvi, fatelo con uno come me -non con me- fatelo con uno che ha mille argomenti e non ha bisogno di tirare fuori i cazzi vostri per sostenere una conversazione.

2) Sono straordinariamente goloso.
Forse avrò gusto ed olfatto supersviluppati, non lo so, resta il fatto che il piacere che mi dà il cibo non me lo dà nientaltro.
Vi brucio l’ovvia battuta: no, neanche il sesso.

3) E dire che ero bravo a raccontarla alle donne, se volevo raccontargliela; ma non “bravo” e basta, no: lo ero ad un livello inimmaginabile, era una specie di superpotere.
Ho addirittura scritto lettere e preparato veri e proprii copioni per qualche amico, che ci crediate o meno.
Adesso? Rileggetevi il punto 2 ed aggiungeteci il 4.

4) Amo Bimbi in un modo che non riesco a spiegarmi.
Ho sempre pensato che la frase “darei la vita per…” fosse una gran cagata ma se ci fosse di mezzo Bimbi… beh, spero di non dovermi mettere alla prova, ma potrei pensarci.

5) Alleggeriamo l’atmosfera: soffro di bruxismo, cioè digrigno i denti dormendo.
Ho provato ad andare a dormire con il morso come i cavalli, ma mi sono reso conto che i preparativi per la nanna diventavano più lunghi della vestizione di un palombaro; sì, anche perchè ho il sonno leggerissimo per cui dormo coi tappi: mettevo i tappi e se Bimbi mi parlava rispondevo “Ehhh?” come un vecchio rincoglionito; se poi tentavo di parlarle sembravo la voce di un cartone animato.
Un giorno mi sono detto: “E metti i tappi, e metti il bite… una di queste sere mi svito il pisello e lo metto nel bicchiere come la dentiera… Naaa, bisogna eliminare qualcosa…”.
Così continuo a rosicchiarmi i denti.
I tappi sono indispensabili.
Il bicchiere può aspettare.

6) Sono vanitoso.
Non sono esattamente una schifezza ma per un giorno, un giorno solo, vorrei essere bellissimo, una bellezza ultraterrena, roba da far girare la gente per strada; andrei ad un party hollywoodiano e, dopo aver affascinato tutte le meglio gnocche del mondo, fuggirei con la cameriera più brutta, solo per regalarle una notte indimenticabile ed avere la sua eterna riconoscenza.
Ve l’ho già detto: se dovessi scegliere tra ciulare la meglio gnocca del mondo all’insaputa di tutti e non ciularla, ma che tutto il mondo pensi che l’ho fatto, non avrei dubbi: la seconda.
E se non è vanità questa…

7) Sono un pirla.
Dopo il punto 6 non serve dire altro, no?

8 ) Sono indipendente, ingestibile, incontrollabile.
Ho sempre avuto attività in proprio per non dover rendere conto a nessuno del mio operato: se ne ho voglia, lavoro, se ho voglia di guardare il soffitto per mezza giornata devo essere libero di farlo.
“G’ho minga padroni” diceva Ligabue, il pittore matto.
Lo capisco: il solo pensiero di avere orari o controllori mi toglie la voglia di vivere.
Peccato che sono anche

9) Pigro.
Questa cosa, sommata alla precedente, fa sì che non riesca a combinare un cazzo, nella vita.
Oddio, me la passo meglio di tanti altri, ma sfrutto un centesimo delle mie potenzialità: se solo avessi più volontà o solo qualcuno che mi obblighi ad impegnarmi… Va beh, non dico niente per non sembrare immodesto.

10) Sono falso e bugiardo.
E non la racconto mai giusta, neanche quando mi faccio le meme…

Ciao Annina.
Un bacio dal Dottordivago.

P.S. No, ‘sta cosa ad altri dieci non la fo, no, no no.

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Benvenuto, Lupo!

cesto18k

Come da consolidata tradizione, ecco il classico cesto di benvenuto per un nuovo commentatore.

Pensandoci bene, considerato il tuo nome, preferisci un omaggio del genere?

pecorelle jpg pecorella

Ah, digitando su Google “immagine pecore” è uscita pure questa:

pecorabile

Oh, scegli un po’ tu…

Dottordivago

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Non ce l’ho, non so cosa sia nè dove stia di casa.

E non lo cago.

Un’ora fa ho preso un caffè col mio amico Dedè, il quale sostiene che leggere i miei scritti è quasi un’attività a tempo pieno, tanto sono lunghi.

Belli, eh, ma lunghi…

Temo sia un modo elegante per dirmi che non ne ha mai finito uno.

Ho riflesso riflusso rifratto riflettuto un bel mezzo minuto su questa cosa, poi mi sono ricordato di essere il Campione del Mondo di “Consigli sprecati” ed ho cancellato ogni eventuale accenno di ravvedimento.

Le parole che sbrodolo su queste pagine non costano nulla, nè a me nè a voi: scrivo post, non telegrammi.
E se in questa riga, per allungare il brodo, voglio scrivere “Ambarabà ciccì coccò”, consapevole di sprecare tempo e schermo, lo faccio, e bene che sto.

Non sono un notaio, a cui basta la firma.
Non sono un incisore di lapidi, a cui ogni parola scritta costa un migliaio di martellate su uno scalpello.

Sono il Dottordivago, Blogger per Signora, romantico cavaliere dal forte braccio, brillante ingegno e cuor di fanciullo.
E lingua da portinaia.
Se cercate autorevolezza e stringatezza, avete sbagliato posto: il mio amico Paz mi ha riconosciuto, un giorno, “il dono della Divagazione” e la cosa mi lusinga.

Sì, “M’illumino d’immenso” è stata una figata d’idea, ma se Ungaretti l’avesse considerata il titolo anzichè l’opera e ci avesse scritto intorno un bel libro, magari ci faceva su anche due lire.
Però, forse, non avrebbe ottenuto la stessa attenzione e non sarebbe diventato un grande dell’Ermetismo.

Ma a me, che me ne fotte?
L’unica forma di ermeticità che apprezzo è la mostruosa durezza dei coperchi dei vasetti -ermetici, appunto- in cui la mia mamma mi passa prodotti di altissimo livello: dai peperoncini farciti con capperi e acciughe, all’antipasto con tonno e giardiniera; è incredibile, mi tocca aprirli col piede di porco, e contento che sono, visto che il botulino iniettato sul muso ti ringiovanisce, ingrerito sono cazzi…

Perchè essere concisi quando si può essere logorroici?
E poi, come dico sempre, siamo sicuri che quelli di poche parole siano più intelligenti dei chiacchieroni e non che, magari, abbiano meno argomenti?
Se uno si mette lì a leggere qualcosa, il minimo che si aspetta è di trovare delle parole; per i contenuti mi sto attrezzando.

Quella della sintesi è una cosa che non ho mai capito, insieme a tante altre fighezze da intelligenti, tipo “abbassare la voce per essere ascoltati quando tutti urlano” -ci ho provato: non uno che mi si è inculato…- o “d’estate bisogna fare come i Tuareg che si coprono per difendersi dal caldo”; sarà: appena vedo uno col loden, a luglio, che mi dice “Sto da Dio…”, allora, magari, un pensierino ce lo faccio.

Perchè scegliere per forza la via più breve? Non sempre ne vale la pena.
Se un camionista deve andare da Diano Marina ad Albenga, fa bene a prendere l’autostrada; se un altro deve fare la stessa strada ma è seduto su uno spyderino con una signorina al suo fianco e non ha il lavoro che spinge o il Diavolo che gli corre dietro, gli consiglio di fare l’Aurelia e di fermarsi cinque minuti a Capo Mele: non sarà il posto più bello del mondo, ma non è male; comunque è sempre meglio di un guard rail a destra ed uno a sinistra e di un “da casello a casello” tutto d’un fiato.

Gente, pensate un po’: questa è solo l’introduzione…

Naaa, scherzavo: oggi sarò conciso.
Un lettore mi ha segnalato un recente post di Beppe Grillo, di cui vi propongo uno stralcio:

Come chiamereste un vostro dipendente che, invece di lavorare per voi, lavorasse in proprio o per qualcun altro? Come definireste un tizio, eletto alla Camera o al Senato e a cui pagate un lauto stipendio ogni mese, che continua, imperterrito, a mantenere la propria occupazione? Un dipendente che remunerate con le vostre tasse, con benefit da favola e una pensione sicura dopo soli due anni e mezzo? Un signore che faceva l’avvocato come Ghedini, prima di essere “nominato” deputato dal suo cliente psiconano, e che continua a fare l’avvocato percependo laute parcelle? Un parlamentare come Barbareschi che si esibisce come attore nei teatri d’Italia?
Ho pensato a lungo a come definire questa gente. Questa condizione umana ha molti aspetti, molte facce. Un solo aggettivo è forse insufficiente.
“Assenteista” è quasi appropriato perchè in Parlamento spesso non si fanno vedere, ma non rende abbastanza l’arroganza di questi “desaparecidos” pubblici, che ostentano la loro assenza come un diritto divino. L’impiegato pubblico cerca di non farsi sorprendere fuori dal luogo di lavoro in orario di ufficio per non essere licenziato, mentre per i parlamentari è un vanto…

Ecco, quest’ultima parte mi ha suscitato una riflessione, il cui frutto è quanto segue; vi faccio notare che quando l’elaborazione di un concetto porta a certi risultati, si abbandona il campo della prosa per entrare in quello della poesia.

Riflessione.
L’impiegato pubblico assenteista, così come ognuno di noi quando fa una minchiata, è come quei cani che, dopo aver lasciato un bello stronzo fumante, raspano la terra con le zampe posteriori, con l’istinto naturale di coprire la cosa.
I nostri politici, invece, fanno come gli ippopotami, che mentre cagano fanno ruotare velocissimamente la coda, così la spandono nel raggio di venti metri, quasi a dire: “Sì, ti sto schizzando di merda, ma peso tre tonnellate e sono considerato una delle peggiori teste di cazzo del creato: hai qualche problema?”

Bene, queste sette o otto righe finali righe avrebbero dovuto costituire il post di oggi.
Solo che, alla faccia di Dedè, non potevo essere così conciso.

Dottordivago

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Sottotitolo: Ode a Briatore.

Cerco sempre di parlare di cose che possano interessare un po’ a tutti ma oggi vorrei trattare un argomento che mi interessa(va) molto: la Formula Uno.
Cercherò di rendere interessante la cosa anche a quelli che “nun ‘ie ne pò fregà dde meno” sposando una mia linea editoriale consolidata che prevede un uso smodato di parolacce che, come le donne nude in copertina, funzionano sempre.

E se qualcuno non ama le parolacce?
Beh, quello può sempre andare a dar via il culo da un’altra parte.
Visto? Ho già cominciato.

Allora, che qualcuno riuscisse a trombare Flavio Briatore, francamente non me l’aspettavo.
La notizia è di poco fa: il Piemontese più astuto del mondo ed il direttore tecnico della Renault, Pat Symonds, hanno dato le dimissioni dai loro rispettivi incarichi.

E ‘sti cazzi? esclamerà chi non segue la F1.
Per dare a costoro un’idea della gravità del fatto, dirò che è come se Moratti e Mourinho, dall’oggi al domani, venissero cacciati dall’Inter: come minimo, a Milano ci sarebbero problemi di ordine pubblico; tutto questo al quadrato, visto che, al mondo, esistono migliaia di squadre di calcio ma solo dieci team di F1.

Per la mentalità anglosassone, che poi è quella dominante in F1, i pezzi grossi sono quelli che pagano per primi, però Briatore è italiano, e se un italiano importante dà le dimissioni, significa che siamo di fronte ad un E.L.E. (Extinction Level Event, una catastrofe epocale tipo l’asteroide che ha tirato una riga sulla voce “Dinosauri”).
In effetti, teoricamente si è trattato di un gravissimo reato sportivo, anche se, secondo me, Briatore ha fatto bene.

Cos’è successo?
Quando l’anno scorso si correva il GP di Singapore, la lotta era tra Ferrari e McLaren, mentre la Renault non se la inculava nessuno; serviva un buon risultato, visto che in tempo di crisi imminente erano in forse i finanziamenti della Renault Automobili al team di F1 e che buona parte degli investitori del Circus si trova in Oriente: una bella figura a Singapore sarebbe stata molto più evidente agli occhi degli sponsors.

Briatore, sulla figa ne ha fatte diverse, di belle figure, ma quella macchina non c’era verso di farla andare, così, essendo tutto meno che scemo, ha fatto questa pensata:

“Ho un pilota, Alonso, e un cretino, Piquet jr: faccio partire leggero di benzina il pilota, così si può avvantaggiare in partenza, solo che così si deve fermare prima degli altri a rifornire; appena ha rifornito, dico al cretino di ammucchiare la macchina contro un muro, in un punto lento (sembra impossibile, ma anche la stupidità di Piquet ha un limite…) del circuito, così entra in pista la Safety Car (quella che raggruppa tutte le macchine e le costringe ad andare piano finchè si libera la pista)”.

Il geniale regolamento dell’anno scorso prevedeva che in quel frangente (Safety Car) fosse proibito entrare ai box, un po’ come se fosse vietato salire sulle scialuppe quando la nave affonda o, se preferite, come nascondere il Viagra quando Berlusconi ha la casa piena di belle topolone.

Senza scendere troppo nei tecnicismi, così facendo Alonso si sarebbe ritrovato in testa ed avrebbe avuto buone chances di vittoria, come poi è stato.

Mi è sempre stato detto che è meglio aver a che fare con un disonesto che con uno stupido: il disonesto ti fotte quando gli conviene, lo stupido ci prova anche quando il primo culo che parte è il suo.

Lo Scemo

Per chi non lo conoscesse, questo è Nelson Piquet jr., il figlio del tre volte Campione del Mondo di F1, nonchè la prova vivente di quanto un padre si possa rincoglionire per un figlio.
È un bel pivello; peccato che, a parte il fatto di essere un uomo di merda, al volante sia come Mister Magoo.
Quando ha deciso di fare il pilota, suo padre non gli ha comperato la macchina, gli ha comperato la scuderia, con tecnici e meccanici; è sempre stato così: a quattordicianni si ritrovava ad essere il titolare della squadra ed il pilota.
All’età in cui Alonso e quasi tutti gli altri giravano l’Europa in macchina con il padre per andare a correre, lui si spostava in First Class o sul jet di papà; questo fino a ventanni, poi suo padre gli ha comperato l’aereo privato.
Dall’ dall’, se scassa ‘o metall’ dicono a Napoli; tanto ha fatto il papà, che ‘sto pirla si è ritrovato in F1 con la Renault, senonchè, trattandosi di pippa di prima grandezza, dopo due anni Briatore lo ha incamminato.
Questo accadeva circa un mese fa.

E lui, per vendicarsi, ha spifferato tutto il momò di Singapore.

Max Mosley, il presidente della Federazione Internazionale, quello beccato a farsi frustare le chiappe da due puttanoni vestiti da SS, prima di lasciare il suo posto, come richiesto da tutti data l’impresentabilità del personaggio, aveva solo due desideri: metterlo nel culo a Ron Dennis, boss della McLaren, ed a Flavio Briatore.
Con Ron Dennis è stato quasi un gioco da ragazzi: se tutti abbiamo uno scheletro nell’armadio, in quello di Ron Dennis c’è l’Ossario di Redipuglia; tra la Spy Story ed altri smerdi (non sto ad annoiarvi coi particolari) aveva abbastanza elementi per mandarlo non solo in pensione ma al patibolo.

Col Cuneese Gaudente era più dura: l’uomo non è uno stupido, quindi serviva giocare più sporco di lui, tipo servendosi di un infiltrato, se non un vero e proprio traditore.

Giuda si è impiccato, Gano di Magonza è stato squartato e Jago torturato a morte: si direbbe che sia dura, la vita dei traditori.
La pena di Piquet jr. sarà quella di essere considerato un ommimmerd’ vita natural durante, col rischio che una volta morto qualcuno vada a cagargli sulla tomba: al posto del cero ardente con l’immagine di Papa Giovanni -l’immagine di Quellolà no, porta sfiga…- un bello stronzone fumante.

Ma almeno suo padre, non poteva dirgli di stare zitto?
A pensarci bene, sembra che il padre sia più incazzato del figlio, e di sicuro tutte le mosse necessarie le ha concordate lui con qualche vecchio amico…

Con il suo comportamento, il piccolo Nelson ha dichiarato al mondo di essere:
1) considerato un galoppino, visto che gli chiedono di fare una porcata simile;
2) un galoppino che sa di esserlo, visto che ha accettato;
3) una carogna, visto che l’ha fatto;
4) un infame, visto che l’ha confessato;
5) un coglione a vita, per quanto sopra e per il fatto che non troverà più un briciolo di considerazione in giro per il mondo (salvo che il vecchio amico di papà non gli abbia fatto qualche promessa…)

Si consolerà coi soldi di papà, mi auguro fino al giorno in cui, nella tentacolare Rio, dopo una serata passare a gavazzare, due banditonji di favela gli spareranno al cuore; in testa no, il proiettile trapasserebbe l’osso senza danneggiare nulla: sempre in ambito F1, Enzo Ferrari diceva che “Ciò che non c’è, non può rompersi”.

Il comportamento del fenomeno carioca mi ricorda una vecchia storiella.

Un tale racconta ad un amico:
– L’altra sera, al cinema, mi si siede vicino uno che comincia a toccarmi…
– E tu?
– Lascio perdere e vado in bagno; questo mi segue e, mentre piscio, me lo prende in mano…
– E tu?
– Lo lascio fare: poi si sbottona i pantaloni e me lo butta nel culo…
– E tu cos’hai fatto?
– A quel punto ho stretto le chiappe, l’ho trascinato fino in sala e gli ho fatto fare una figura di merda!

Chiuso il capitolo Piquet jr.

Perchè Briatore ha fatto bene?
Perchè ha approfittato della follia di un mondo allo sbando -cosa che, per altro, gli è sempre venuta bene…- un mondo il cui regolamento fa sì che le macchine si sorpassino ai box anzichè in pista e che -per fortuna ora non più- in situazioni di emergenza come durante il regime di Safety Car i piloti non potessero rientrare ai box per rifornire, anche se rischiavano di rimanere senza benzina e  se lo avessero fatto, sarebbero stati pesantemente penalizzati.
Un mondo, la F1 di Mosley, in cui non si possono toccare i motori, le gomme sono uguali per tutti e la ricerca è limitata all’aerodinamica, fatto positivo se si parlasse di alianti ma molto meno se si tratta di auto; inoltre è vietato provare in pista -per risparmiare- così si ingrassano solo produttori di mega-computer e simulatori.

Briatore non è mio amico, non lo invidio per ciò che è ma lo ammiro per quello che ha saputo fare in trentanni, partendo dal suo paesello del Profondo Nord -e mi dicono anche pieno di debiti…- per diventare il simbolo stesso del successo e della ricchezza.
E poi rischia di essere uno simpatico, testa a testa.
Di sicuro è furbo e, a breve, lo vedremo tornare, magari con la BMW, che se ne va, magari con la Toyota, che cerca un modo dignitoso per fare la bella, sempre che Flavione non ne abbia le balle piene .
Flavio, torna, che t’ vogliobbene

Io odio Max Mosley.
Lasciamo stare le orge sado-maso; come per Berlusconi, non mi riguarda quello che un uomo fa quando si toglie i pantaloni, mi basta non essere nei paraggi.
Lo odio per quello che ha fatto al mio ex sport preferito, la Formula Uno.
Dicono che la gestione Mosley ha aumentato la sicurezza.
Ero capace pure io: avrei messo mia nonna ai box, che avrebbe detto “Andate piano!” tante di quelle volte, che nessuno si sarebbe fatto male, salvo vedere le gare trasformate in overdosi di Lexotan.

Prossimamente vi racconterò cosa è diventata la F1 di Mosley, per oggi chiudiamo qui.

Solo una cosa, ancora.
Max, adesso che hai le teste di Dennis e di Briatore conficcate su due picche, adesso che hai dimostrato a tutti quanto sai essere stronzo, adesso, vero che te ne vai?

Dottordivago

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Poco, se si intestardisce sulla riforma sanitaria.
E questo ve lo dico io, che sono indiscutibilmente il miglior blogger esistito negli ultimi 150 anni della storia italiana.
Ecco, vedi? Mi parte già la divagata.

Campa più poco anche Berlusconi.
Lo sapete, ho già confessato di averlo votato dal 1994 al 2006, con l’intimo alibi che non era diverso dagli altri politici ma che, almeno, a volte mi faceva ridere; le sue uscite non ortodosse -per il triste e noioso panorama politico italiano, intendo, mentre nei paesi più civili, se un politico non sa fare una battuta, almeno se la fa scrivere- mi hanno spesso divertito ed anche ultimamente, con tutte le troie che gli sono passate sotto, ritengo che quantomeno dà un’immagine meno bacchettona e “catholic” della nostra società: preferisco un premier puttaniere, in assoluto il più puttaniere dei 150 della storia d’Italia, che un mangiaostie fasullo come Casini e tanti altri.
Se ho smesso di dargli il mio voto è per quello che fa con i pantaloni indossati, per quello che fa quando si parla di miliardi per volta, non di mille euro a botta.
Darei il mio voto ad Hannibal Lecter, se facesse funzionare tutto a modino, e se ogni tanto si mangia qualcuno… Oh, nessuno è perfetto.

Il Silvio è una sagoma, ok, ma anche le minchiate hanno un limite, un limite che stavolta ha passato alla grande, ma non tanto per il tono dell’uscita, quella dei 150 anni: ha passato il limite perchè temo che parlasse seriamente.
Düra minga, non dura, diceva Tino Scotti: a forza di assumere Viagra ed altri intostatori di minchia, deve avere la pressione di una bombola di acetilene e nella testa qualche vaso sanguigno comincia a schioppare; ancora poche allegre serate con l’uccello duro, poi gli schioppa un’arteria e non se ne parla più.
Portate pazienza, antiberlusconiani arrabbiati o, come me, disincantati: ci siamo quasi.
Augh, ho divagato.

Spero possa campare più a lungo Obama, anche se la vedo brutta.
Agli Americani, trombagli la mamma ma non toccargli i soldi, e lui ha intenzione di toccargliene proprio tanti; ma non sarà il popolo americano, cioè quelli che tossiranno gli 800 miliardi di dollari, a farlo fuori.

Ha dichiarato che la sua riforma costerà meno delle guerre in atto; probabile, la guerra è un mestiere da ricchi, ma per banche e grandi gruppi industriali è una mano santa, ed i soldi che finirebbero nella sanità, sembra di capire, andrebbero obbligatoriamente detratti dalle spese militari.
E quello è un branco di cani che non si lascia rubare l’osso.

Poi ci sono le Assicurazioni, che con una sanità più “all’europea” perderebbero parecchi clienti: solo qualche decina di miliardi di dollari all’anno… Naaa, non se la prenderanno per così poco.

Quindi lo faranno fuori.

E non dovranno neppure preoccuparsi dell’opinione pubblica, come invece è successo per Kennedy; allora l’America era intoccabile, quindi si sono dovuti sporcare le mani suscitando sospetti divenuti poi certezze, spacciando quel pirla di Oswald per una perfetta macchina di morte ed inventandosi pallottole magiche che sembravano palline in un flipper, più soggette alle leggi del Caos che non a quelle della Balistica.

Oggi c’è Al Qaeda, che come colpevole è meglio del maggiordomo.
È sufficiente qualche pecoraio assatanato, tutti appollaiati su vari tetti con uno Stinger in braccio, magari di una partita inviata a suo tempo in Afghanistan per tirare giù gli Hind sovietici -così ci sono pure le prove- e la prima volta che il morettino va a Camp David in elicottero…
Bum.

Forse potrebbe salvare le chiappe se addolcisse in parte la riforma che intende fare, arrivando ad un sistema sanitario a metà strada tra il loro ed il nostro, e forse è proprio quello che intende fare: speriamo, proprio scemo, il ragazzo, non sembra.

Negli Usa ci sono stato diverse volte, e non mi sono mai sentito male, manco un mal di testa (postumi di sbronza esclusi…), mai neanche morsicato la lingua, quindi non ho avuto modo di verificare il funzionamento del sistema sanitario più criticato del pianeta.

Per quel che ne so, trovo peggiore il nostro.
Non peggiore come strutture e assistenza, tutt’altro: lamentiamoci fin che vogliamo, ma le cure che ricevi in Italia, in altri paesi te le sogni.
È che il nostro sistema, oggi, è insostenibile.
Prendiamo un Marocchino che arriva in Italia, trova un bel lavoro in regola e paga i contributi: fin qui tutto bene; poco tempo dopo ottiene il Ricongiungimento Famigliare: giusto.

Solo che due volte su tre, tra nonni, genitori e figli, ti arrivano quindici marcioni, tisici e senza un dente in bocca, che vanno immediatamente all’ASL a reclamare cure costosissime: nel giro di un anno li abbiamo rimessi tutti in bolla, uno spettacolo.
Ve lo dico con certezza: Bimbi lavora in uno studio medico con otto medici di base e 10.000 mutuati e vede cose di cui i giornali non parlano.

Micro divagata: Bimbi conferma che, nell’Era Brunetta, i certificati di malattia si sono dimezzati. Grande Barattolino!

Sarà brutto da dire, ma il problema è che così il sistema non sta in piedi: quando la gente faceva dieci figli, la mutua non esisteva; primo, per un fatto di cultura dell’assistenza che ancora non c’era; secondo, sarebbe stato impossibile mantenere un sistema in cui uno paga e quindici godono.

Sembro Himmler, eh?
Ve l’ho già detto: tutti quelli che lavorano per me sono Moldavi o Rumeni, e grazie a Dio che ci sono.
Ragazzi così, noi non ne facciamo più: infaticabili ed affidabili -almeno i miei-gente che, quando lavora, fischia, e ditemi voi se questa cosa non è qualificante.
Ma soprattutto è gente che fa un figlio o due, non sette o otto o dieci, e le loro mogli lavorano tutte quante, visto non hanno l’obbligo di stare chiuse in casa ed uscire solo in compagnia di altre disgraziate come loro per andare a fare la spesa.
Inoltre, gli immigrati europei hanno un approccio realistico e, anche se per loro questo è il Paese della Cuccagna, se una cosa non gli spetta di diritto, spesso lo capiscono, salvo qualche Albanese che mette il coltello sotto la gola del medico; per chi arriva da una realtà africana, l’approccio è più infantile, pensa che qui tutto sia dovuto a tutti: per fare un esempio, sempre a detta di Bimbi, un classico è la ragazza magrebina che, per una pustola da acne, pretende la visita dermatologica.

E questo per chi ha la mutua.
E i clandestini?
Se sei clandestino, negli Usa, semplicemente non esisti o non dovresti esistere, quindi non ti curano: pragmatismo anglosassone.
Noi siamo diventati l’ospedale del mondo: conosco un ragazzo indiano -non me ne volere, Tuttoqua, ma sembra un bravo ragazzo…- che ha pagato i “mercanti di uomini” per farsi portare in Italia insieme con la moglie, spendendo sì, tutti i loro averi, ma con la garanzia che la moglie, gravemente ammalata, avrebbe avuto accesso, anche da clandestina, alle cure che in India non si sarebbe potuta permettere e che nessuna mutua le avrebbe passato.
Me l’ha raccontato personalmente ed in pratica è andata così: dice il medico indiano: “Ce l’hai 50.000 dollari per curarti? No-o? E allora, con quattro o cinquemila dollari andate in Italia, che lì sono una banda di coglioni e ti curano gratis”.
Se quel medico conoscesse la medicina come conosce il mondo, sarebbe un luminare.

Un po’ di sistema americano non farebbe male, qui da noi.
Il ragazzo indiano ce l’ha fatta, la moglie adesso è un gioiello e lui ha trovato lavoro: sono contento, davvero, ma è un sistema che può funzionare a lungo?

No, non può, e ve lo dice il più grande esperto di sanità degli ultimi 150 anni.

Dottordivago

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Siamo poca cosa

L’altra sera per poco non asfalto un negro in bicicletta col fanale spento.
Va beh, okay, “nero”, ma quarantanni fa Fausto Leali cantava “Non sono che un povero negro, ma nel mio cuore io prego…” e fino a ventanni fa dicevano “negro” anche al TG, quindi dico “negro” non perchè la mia formazione è di stampo hitleriano o Afrikaner ma perchè mi ci hanno abituato da bambino.
Me lo devo ricordare: i negri sono “neri”, gli handicappati sono “diversamente abili”, i ricchioni sono “diversamente trombanti” ed i pelati sono “diversamente pettinabili”.

…Cosa stavo…?
Ah, sì: il negher in bici.
Dunque, già sei nero, ti vesti di nero, giri in bici col fanale spento, contromano e con gli occhiali da sole -di notte!- così manco ti vedo il bianco degli occhi e stai pure imbronciato; almeno ridi, no?, che c’avrai una bocca di denti che fa invidia e che sembra un neon…

Morale, una sera, in orario aperitivo, lo racconto ad un amico che mi confessa di fare altrettanto: non integralmente, solo per quanto riguarda il fanale: “Ma sai che fatica si fa a pedalare con la dinamo inserita? Sembra di essere sempre in salita…”.
Certo, conviene fare così, soprattutto se devi andare dalle parti dell’ospedale: con l’ambulanza ci arrivi in un attimo.

Comunque ci ho provato; non vado in bici da una vita, di notte, poi, da due vite, quindi ho dato due pedalate sulla bici dell’amico: è vero, si fa una fatica da bestia, sembra incredibile.
E solo per tenere accesa una lampadina che con una piletta del cazzo fa luce per due mesi…
Minchia, adesso capisco perchè tutti quelli che stanno parecchio in sella, postini esclusi, si bombano come pesiste della Germania dell’Est.

Oh, ma guarda che siamo delle pippe, eh?
Non dico io ed il mio amico, parlo a nome del genere umano.
Pensate ai muscoli di una formica che si trascina un chicco di mais che pesa cento volte tanto, o ai salti che fa una pulce, che se solo fosse alta come un sardo medio salterebbe in cima alle Petronas Tower.

Tanti anni fa, nel corso delle mie trasferte africane, gli amici del posto mi raccontavano storie che sembravano vere prese per il culo.
Un amico inglese, produttore di tabacco proprietario di una farm grossa come il Belgio, aveva, chiusi in vari recinti, parecchi animali selvatici, catturati nelle sue coltivazioni, in attesa che che i guardiacaccia li spostassero nei parchi.
Avete presente gli scimpanzè? Sì, proprio quelli che negli anni 70 mettevano sui poster vestiti come i Beatles o col tutù da ballerina e che ispirano tanta tenerezza…
Bene, un maschio adulto, sui 40/45 kg, può staccare un braccio ad un uomo: non romperlo, dico staccarlo, come sfogliare una margherita; per dimostrarmelo, un suo dipendente a cui avevo dato del contaballe ne facevano incazzare uno in gabbia, stuzzicandolo con un ramo grosso, appunto, come un braccio: lui lo prendeva e lo spaccava con una facilità impressionante, e parlo di legna verde, non secca e camolata.
‘Azz!…

E noi?
Non so voi, ma io, un giorno, in palestra, stavo pedalando sulla cyclette, una di quelle con venticinque display che ti fanno anche l’oroscopo: io guardo solo quello che indica il tempo che manca alla fine del programma; visto che è un esercizio che mi annoia a morte, io non lo cago, il display, e preferisco un bel libro; ovvio, non saggi o cose ponderose, direi che un Tom Clancy o, meglio ancora, un Clive Cussler, che è come leggere Tex Willer, va benissimo.

Unica controindicazione: quando l’azione si fa intensa e gli avvenimenti mi prendono, aumento involontariamente il ritmo della pedalata; quella volta, l’eroe di turno stava salvando il mondo dal Cattiveria di turno, roba tipo riempirsi di mazzate avvinghiati ad una bomba all’idrogeno che faceva il conto alla rovescia come a Capodanno, anche se nel racconto era ottobre.
Giro la pagina, la copertina è patinata, le mani sudate…Merda, mi cade il libro; guardo il tempo, mi mancano due minuti soltanto, quindi lascio il libro in terra e finisco il programma; così mi cade l’occhio -oh, oggi mi cade tutto…- sul display che indica la potenza istantanea sviluppata: sto sbuffando come un mantice, mi sento inarrestabile come una locomotiva, le gambe sono due bielle che a momenti mi si impenna la cyclette e…

E sto sviluppando 600 watt.
Una locomotiva? Sì, toh, fuma…

Un Black & Decker, piuttosto, e neanche di quelli potenti: cazzo, possiedo svariati trapani, il 90% dei quali mi mangia in testa.
C’è da rimanerci male.
E tutto ciò con la consapevolezza che la bicicletta è considerata la macchina ad azionamento umano più efficiente in assoluto.

Siamo poca cosa, gente: teniamoci buono ‘sto pollice opponibile, và…

Dottordivago

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mike_bongiorno

Non mi è mai piaciuto.

In un’altra vita ho scritto testi per la televisione: le cagate che oggi leggete “a gratis” una volta me le pagavano e nell’ambiente non ho mai trovato uno che, a microfoni spenti, ne parlasse bene.
Non aveva una sola caratteristica dell’uomo televisivo di successo.
E invece ha fatto quello che sappiamo: un vero fenomeno!

Non era bello, non era simpatico, non aveva il senso dell’umorismo, non aveva i “tempi” dello spettacolo.
Era permaloso, lavorarci insieme era un incubo perchè capiva poco ma si credeva un genio.
Quando stava per fare una battuta lo si capiva cinque minuti prima, la “telefonava”, quindi quasi sempre la rovinava; se qualche volta gli riusciva, si capiva che era una cosa studiata a tavolino, quasi sempre da un autore.
Non sapeva fare i conti ed era l’insuperato Re delle Gaffes.

Non era neppure minimamente paragonabile, per simpatia e cultura, ai grandi a cui veniva accomunato, tipo Enzo Tortora, Corrado, Pippo Baudo.

Nonostante tutte queste caratteristiche negative, era furbo, più di me e di tanti altri, ed era un gran politico, quindi ha avuto un grande successo, assolutamente immeritato.
Adesso tutti dicono che ha inventato la televisione.
Non è vero: era una zecca che si è ingrossata a dismisura sulla schiena della televisione.
Ultimamente piangeva per essere stato liquidato da Mediaset e quelli di Sky stavano per riproporcelo.

Non l’ho mai potuto soffrire.

Ora è morto.
Non sono contento e non sono dispiaciuto.

È morto?
Pazienza.

Dottordivago

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