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Archive for marzo 2012

Va bene che

  • appena nati sono tutti belli,
  • quando si sposano sono tutti ricchi e
  • quando muoiono erano tutti buoni

ma, solo per il fatto che se ne va, non è possibile che le mie orecchie abbiano sentito qualcuno parlar bene di quest’uomo:

fede01gInsomma, è l’essere più laido e stupido del pianeta e se, come provano le trasferte svizzere, ha avuto un certo successo alla voce “soldi”, è dovuto solo allo zerbinamento totale nei confronti di Silvio, di cui è stato una vera Vestale, avendo consacrato buona parte della sua vita, professionale e non, al culto di “quella” personalità.
Riportano le cronache che una volta una signora di una certa età lo ha scambiato per Berlusconi, di fatto materializzando il sogno di una vita.

Ha dato per primo la notizia dell’inizio della Guerra del Golfo.
E allora?
Pochi secondi di anticipo rispetto agli altri, forse dovuto all’incoscienza di non verificare le fonti e al totale sprezzo del ridicolo per un’eventuale figura di merda, non possono cancellare i miliardi di cazzate che ha detto e fatto per i vent’anni seguenti.

Possiamo salvarlo dall’inferno per l’anticipo di qualche secondo su una notizia?
È come se Hitler avesse aiutato una volta una vecchietta ad attraversare la strada o come se Stalin avesse prestato una tazza di zucchero al vicino di casa rimasto senza: sempre criminali restano.

O come se, per una volta nella vita, Naomi Campbell l’avesse data per amore.
‘A Nao’, sempre ‘na zoccola sei…

Dottordivago

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Mi tocca, siete così caldi sull’argomento che mi tocca dire ancora un paio di cose.

Io mi sono sforzato di non confondere le cose che detesto con situazioni da

Ciao, Corpo, me ne vado.
Tuo Cervello.

Da parte mia, dove ho tirato in mezzo qualcosa che mi sta sul culo, l’ho fatto notare, inoltre vi ripropongo il disclaimer:
<Ieri volevo parlare di alcune cose stupidamente dannose e costose per cui molti vanno pazzi ma potrei aver dato l’idea di voler elencare le cose che mi stanno sul culo. Niente di più sbagliato: da vecchio bastardo inaridito e inacidito quale sono, se mi lanciassi in un’impresa del genere, non mi basterebbe il tempo che mi resta da vivere.>

Di tutte le cose che voi avete citato, parecchie stanno sul culo anche a me ma non per questo sono da considerare delle cagate universali: tutto potrebbe piacere a qualcuno.
Lo so, non è da me essere così tollerante, forse mi sto rammollendo.
Però sono sempre io, e non chiamerò mai “diversamente abile” un handicappato, “non vedente” un cieco ecc ecc. 
E faccio molta fatica a non dire “negro”, non per convinzioni razziste ma solo perchè fino a 20/25 anni fa lo dicevano anche al telegiornale ed io mi ci ero abituato, un po’ come uno Statunitense che, se dice “Nu Yrk” anzichè “Niu Iorc”, non lo fa per fare il figo, è che quel nome, al suo Paese, ce l’hanno imparato così; allo stesso modo, a costo di ripetermi, se un bimbo di Berlino a tre anni parla tedesco, non è un genio, è tedesco.
E io dico negro, oh!

Divagata bastarda, eh? Non mi sono neppure accorto di cascarci dentro…
Dicevo? Ah, sì, che tutto può piacere a te e fare schifo a un altro, non per questo uno dei due si deve essere giocato il cervello.
Va’ che adesso la dico grossa: posso addirittura capire la birra analcolica.
Eh lo so, stavolta ho svaccato…
L’ho assaggiata una volta, sputata e mai più messa in bocca, però devo anche riconoscere che in questa bocca sono entrate cose che farebbero vomitare metà di voi umani e non so come mi comporterei dopo un divieto assoluto di toccare alcolici: chissà, forse qualche “anal” me la farei.
Cazzo c’hai da ridere, Camagna? Tu non la chiami così?

Vado a braccio, sia chiaro, non ribatto colpo su colpo alle vostre bordate contro questo o quello, però su un paio di cose vorrei dire la mia.
Tipo il camper.
Non ne avrò mai uno. Ha un senso se hai una famiglia numerosa, che portarla in un tre stelle ti costa come portare Naomi al Burj al Arab di Dubai; ha senso se non ti si fotte il cervello e ti regge la palpebra a guidare per ore a ottanta all’ora; ha senso se hai spirito di sacrificio e la promiscuità non ti disturba.
E soprattutto ha senso se vai in posti tipo Bretagna, per dirne una, dove ti puoi fermare in un posto sempre diverso, su una strada litoranea, con l’aria dell’oceano che ti accarezza mentre fai un pisolino sulla sdraio; non ha più senso se ti piazzi in un’area-camper asfaltata di Follonica o di Albisola, a chilometri dalla spiaggia, e magari ci stai un mese: a quel punto, con i soldi del camper puoi affittare un alloggio dignitoso finchè hai sulle spalle la famiglia numerosa e stare molto più comodo. 
Però, con le giuste condizioni, secondo me può essere una bella vacanza.

Quando faccio questi discorsi devo sempre ricordarmi di quella volta che spiegavo a Pezzotta, per cui esiste solo il calcio, quanto sia bello pescare un pesce. E lui mi fissava con lo sguardo vuoto.
Io insistevo, cercavo di coinvolgerlo, di entusiasmarlo…
Niente da fare, occhio spento, espressione assente.
Una volta l’ho convinto a venire a pesca con me, perchè “se uno attacca un pesce, è stregato a vita…”; gli ho detto di starmi vicino e, quando ho attaccato un bel pesciotto, gli ho passato la canna: «E dimmi se non è meglio di un pompino!…»

L’ha tirato su come uno straccio, mi ha ridato la canna e si è rimesso seduto con l’espressione catatonica.
Niente da fare, eppure a me sembrava una figata pazzesca, così come a molti non sembra vero poter vivere sottoterra in una tavernetta, cosa per me folle ma che, come abbiamo visto, nei dovuti modi… avercela, una tavernetta!

Ho scritto quattro post per citare un solo vero esempio di assenza di cervello, cioè la cabina-armadio, intesa come una stanza in cui la roba si impolvera invece di stare nell’armadio: quella è una belinata, giratela come volete, spendere di più per non avere una cosa, è proprio stupido.
Un po’ come chi compera le versioni quasi da pista delle più famose granturismo. La Porsche, per dirne una, fa un modello da 100.000 euro, con aria condizionata e tutto il resto; la stessa macchina, alleggerita per la pista non con l’impiego di materiali speciali ma eliminando gli accessori, costa 120.000 euro.
Come dicevano i suonati di Top Gear: «E non comperarla, quanto costa, un milione?»

Eh sì, ce ne sono di cazzate in giro, c’è da perdersi.
Ma poi mi avete citato lo spinning…
Premesso che a me il ciclismo, anche su strada, fa profondamente cagare, a fronte di gente che letteralmente ne fa una fede, devo dire di non trovare profondamente stupido lo spinning, pur non avendolo mai praticato.
È solo uno dei tanti modi per sudare un po’, anche se concordo con Marco G che farlo con uno che ti strilla nelle orecchie è piacevole quanto una vacanza con gli animatori di un villaggio. La necessità di avere uno che ti stimola urlando depone a favore della pochezza di quello che stai facendo, infatti saremo tutti d’accordo sul fatto che non sia necessario fare sesso col personal tromber:

avanti, continua, su, giù, su, giù, cambiooo!… da dietro, vai, mani sui fianchi, via, hop, hop, non ancora, non ancora, tieni… tieni ancora… evvaaaaiiii… bravissimo!

Però, pensandoci bene, nel mondo dello spinning c’è un aspetto da “fuga dei cervelli”:
aquaspinning l’aquaspinning.
Togliamoci subito il pensiero e vediamo l’unico aspetto positivo, cioè quello economico. Per prima cosa è precluso a tutte le palestre sprovviste di piscina, cosa che dà già una bella scremata, seconda cosa te lo fanno pagare un po’ di più, vista l’attrezzatura da ammortizzare ma, soprattutto, visto che a casa tua non lo puoi fare.
Bòn, finito, il resto sono cagate da rivista femminile: il massaggio a cosce e glutei, la dolcezza dei movimenti in acqua… Tutte troiate.
Dice: «I movimenti in acqua costano più fatica»
E pedalare fuori dall’acqua su un livello più duro, non è lo stesso?
No, non è lo stesso, è meglio: puoi aggrapparti al manubrio e spingere come un dannato; nell’acqua, appena spingi un po’ di più, tendi a galleggiare.
Come gli stronzi.

Dottordivago  

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Il fatto che la tavernetta sia un’arma a doppio taglio, cioè che può essere una figata ma anche, in caso di fuga dei cervelli, una scelta di vita da pazzi, fa sì che il concetto in sè non sia da bocciare a prescindere.
Lo so che mò mi vado a cercare una grana, visto che alcuni di voi avranno in casa quella che io ritengo, ma posso sbagliarmi, eh… (giusto per non dare del pirla ai miei lettori) essere la più grossa minchiata che uno può fare in casa sua:

la cabina-armadio.

Naaa… troppo drastico, come al solito troppo brutale…
Non è la più grossa, è solo la più priva di senso.
Quindi diamo un senso alle cose e alle parole.

Una volta, parlando del fatto che da alcuni anni è nata la moda di far partire o passare il Giro d’Italia dall’estero, cercavo, senza riuscirci, di capire il senso della cosa e dicevo:

Si chiama Giro d’Italia… Giro d’Italia… Non vi dice niente, ‘sta parola?
Lascia stare “Giro”, dimenticalo, concentrati su “Italia”: se si chiama Giro d’Italia vuol dire che si deve “girare in bici in Italia”.
Se già passi da San Marino, non vale.

Lo so, sono un cagacazzo, mi attacco a certe stupidate…
Torniamo alla cabina-armadio.

Cos’è la cabina-armadio?
Un armadio no, sennò continuavamo a chiamarlo così; diciamo che è una “cosa” più grossa di un armadio ma più piccola di una stanza? O è più una  piccola stanza (una cabina, appunto) che funge da armadio? Fate voi, datevi una risposta e tenetela lì.
Ora, metto troppa carne al fuoco se vi domando a cosa serve un armadio?
Un armadio è una cosa, contenuta in una stanza, al cui interno contiene altre cose, tipo un enorme contenitore da frigo, in cui metti una cosa per tenerla divisa dal resto. Nel nostro caso ci metti dentro i vestiti, che ci possono rimanere mesi o anni, affinchè non si impolverino, magari con un tamponcino di antitarme all’interno, giusto per non trovarsi il blazer blu con i buchi, come è successo a quel coglione del sottoscritto quando viveva lontano dalla mamma e prima che si materializzasse sulla Terra quell’angelo di Bimbi.

Bene, quindi la nostra matrioska vituosa prevede una stanza al cui interno c’è un armadio con funzioni protettive.
Se noi manteniamo la stanza e i vestiti ma togliamo l’elemento intermedio, cioè l’armadio, cosa otteniamo?

Calma, voglio darvi un ulteriore elemento di valutazione, anche perchè mi scappa di divagare un attimo…

Non molto tempo fa, non ricordo in quale “cinque minuti dedicati alla buona tavola”, ho seguito affascinato un “redazionale” (pubblicità  mascherata da servizio) in cui un ristoratore di Milano millantava una “internazionalizzazione” del proprio menu e portava come esempio un “Sushi di carne”.
Si trattava di un classicissimo carpaccio, però servito “alla Giapu”: marca “bravo” al ristoratore, almeno per l’abilità con le parole e l’abbattimento dei costi. Infatti, se metti il carpaccio o un battuto di fassone (Avanti Savoia! È un periodo in cui sento rinascere un certo orgoglio piemontese…) in un piatto, un sessanta/settanta grammi di carne glieli devi mettere, e deve essere buona, mentre se appoggi una fettina di insapore ed economico girello su una polpetta di riso aromatizzato, non dico con curry o wasabi ma anche solo un trito d’erbe, la carne diventa una decorazione ininfluente sul sapore e, doppia libidine, con venti grammi di ciccia l’aggiusti.
Poi -e lì non so come ha fatto l’inviato a non scoppiare a ridere o sputargli in faccia- ha proposto un “Sushi di verdure”, ovviamente crude…
Si chiama insalata, faccia di merda.
Anzi, pinzimonio, visto che veniva servito con “olio e salsa di soia a parte”…
Comunque bravo, qualche ciula che gli darà retta lo troverà di sicuro.

Torniamo a noi.
Ripeto: se manteniamo la stanza e i vestiti ma togliamo l’elemento intermedio, cioè l’armadio, cosa otteniamo?
Una cabina-armadio?
Ci sono due risposte:

  • «NO, faccio una cagata» se sei titolare di un cervello e capisci che hai ottenuto una stanza piena di vestiti in balìa di polvere e ragnatele;
  • «SI’, con gli accessori giusti» se il tuo cervello si è dato alla macchia e se saresti disposto a pagare quindici euro per un sushi di verdure.

Ma la cosa bella è che “gli accessori giusti”, quei quattro ferracci o mensole o cassettiere che un bravo venditore di mobili vi appiopperà per “attrezzare” la cabina-armadio, li pagherete molto, molto più di un bell’armadio, magari ai piedi del lettone matrimoniale, su cui allargare bene i capi per studiarli o solo per ripiegarli comodamente.

Ho visto una casa con quelli che sono due loculi al posto delle camere da letto.
Stupido paesano del cazzo che sono…
Si trattava di “zona sonno con annessa cabina-armadio”, capito?
Come l’inviato al ristorante, anch’io non ho sputato: dovevo fargli le finestre, a quel pirla…
La camera da letto grossa come l’armadio o l’armadio grosso come la camera da letto? Non ci arrivo, non capisco, eppure a certe cose ci penso. 
A volte medito sul fatto che se porti a casa in un secchio un pesce pescato in un fiume limaccioso e inquinato e lo metti nella nostra “acqua potabile”, dopo due minuti muore; a volte medito sul “vero succo di limone” nel detersivo per i piatti e gli “aromi naturali” in un gelato al limone; a volte medito sul fatto che chi trasportava schiavi negri attribuiva loro un “rack” di 19 pollici, mentre i posti economy sugli aerei ne prevedono venti: dice “beh, è un po’ di più, no?”.
Sì, ma i negri viaggiavano gratis…
Medito sul fatto che il progresso dovrebbe essere tale, cioè migliorarci la vita, ma nessuno medita sul fatto di assegnare a quattro stracci lo stesso spazio e volume -quindi la stessa aria– che assegni a te stesso in un luogo in cui passi quasi un terzo della tua vita?

Il mio amico Gianni, collezionista di arte moderna e zecche appiccicate su una tela, uomo con la passione per l’arredamento, si è preso la briga di arredare la casa del fratello, homo erudito che vive su una nuvola, quindi incapace di disquisire o decidere su alcunchè di pratico.
Avete presente che belle stanze avevano ancora le case dei primi anni sessanta? Belle, peccato fossero pensate per l’abbinata vincente letto+armadio e se uno si incaponisce a volerci ricavare la cabina-armadio poi deve mettere il letto da una piazza e mezza, un po’ come quelli che comperano il super suv e poi non riescono a entrare in garage.
Ciao Giuàni, vediamo quanto tempo ci metti a leggere ‘sta cosa…

Ah, nell’armadio ci si può pure nascondere:
«Cielo, mio marito!»
«Dove cazzo è l’armadio?»
«Ehm… ho voluto la cabina-armadio…»
«Ma vai a cagare, zoccola cogliona!…»

Concludendo, come dico sempre “il cesso in casa è progresso, il cesso in cortile era civiltà”, ritengo che la cabina-armadio sia pura ostentazione, sempre che qualcuno te la tenga a posto come l’armadio di Mickey Rourke in “Nove settimane e mezzo”, sennò, con un calzino quà e ‘na mutanda appesa là, che cazzo ti ostenti?
Come le cucine con le ante trasparenti: per tenerle a posto non ci vuole la colf, ci vuole un vetrinista, perchè un conto è vedere un mobile occupato dagli spaghetti a ventaglio in un vaso di vetro (ma chi cazzo ce li mette gli spaghetti in un vaso di vetro?) un altro conto è vedere le scatole dei fusilli incastrate con quelle lunghe dei bigoli e i sacchetti dei biscotti che fanno mucchio con fette biscottate e crackers…
«Robi muderni…» sentenziava mia nonna scrollando la testa.

Non siete d’accordo, vero?
Eccomi qua, miei amati carnefici, mi lacero la camicia bianca per scoprire il cuore, ora sparate pure.
Ma sappiate che potrete uccidere il mio corpo, non le mie idee: nelle vostre notti insonni sentirete la mia voce, come il “Cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe, che martellerà la vostra mente con battiti di

pi-rla – pi-rla – pi-rla…

Sempre che voi, per cabina-armadio, non intendiate la stanza degli armadi:

armadi
ma non come questa, in cui la roba si impolvera: intendo armadi con le ante, richiudibili, come è sempre stato giusto.
In quel caso taccio: significa che volate a quote che non mi appartengono.

Dottordivago

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Si parlava di tavernetta, dico bene?
Cominciamo a mettere qualche punto fermo: quando la gente non viveva di cazzate, quando i comportamenti erano dettati dalla necessità se non dalla sopravvivenza, comunque sempre dalla logica, nei seminterrati ci stavano i poveri.
Quelli furbi, visto che si trattava di ambienti magari un po’ umidi ma freschi d’estate e facili da scaldare in inverno. C’erano anche i poveri stupidi, tipo bohemiens e pittori squattrinati ma quelli vivevano in mansarda, l’ambiente più infame che esista: torrido in estate e gelido in inverno, quasi impossibile da scaldare a causa della spaventosa dispersione termica.
E scomodo da raggiungere, prima dell’invenzione dell’ascensore.

Oggi le cose in mansarda sono migliorate: i moderni sistemi di coibentazione permettono di ricavare ambienti un po’ più isolati di una gabbia per conigli, sempre che l’impresa abbia lavorato bene, sennò sono sempre cazzi; condizionatore ed ascensore fanno il resto.
Resta purtroppo quella che per uno spacciatore di finestre come me è una vera bestemmia: la Velux, cioè quella finestra che, se la tieni chiusa, ti arriva il sole in casa come su Mercurio mentre se la apri devi accettare di avere uno spigolo ad altezza d’uomo in mezzo alla stanza, col rischio di lasciarci un pezzo di scatola cranica o una vetebra. In compenso, se lasci la Velux aperta quando esci, prega che non faccia due gocce d’acqua e che i piccioni scelgano un altro posto per cagare o morire (spesso morire cagando…).
Non è finita: quel tipo di finestra può essere oscurata (a costi d’affezione) solo a patto di tenerla chiusa, per cui scordatevi l’immagine estiva di belle donne mediterranee che si fanno l’ascellata con il catino, a persiana socchiusa, finestra aperta e casa fresca… 
Ah, oltre a tutto il resto, metterci una zanzariera è sempre una rogna.

Però la mansarda è così romantica…

E visto che siamo alle semifinali del Campionato Provinciale di Luoghi Comuni, dirò anche che la mansarda è come Venezia:

Venezia è romantica ma non ci abiterei…

La tavernetta, cazzo, Dottordivago, la tavernetta!
La mansarda non c’entra. Non è difficile, basta prendere un argomento e andarci dietro, dovrei provarci, qualche volta, senza un De Falco che ogni tanto mi intimi:

Torni in tema, cazzo!

Ok, vediamo se lo Schettino della blogosfera riprende la rotta…

Tema: la tavernetta.
La tavernetta può essere una figata o un’inenarrabile minchiata, dipende dall’uso che se ne fa, a patto che la vostra non sia così:

tavernettaSe invece lo fosse, fateci l’uso che volete ma sappiate che non avete speranze di far parte della figata di cui sopra.
Inoltre vi consiglio di aprire uno stand al Festival del Kitsch di Berlino: conoscenza della lingua a parte, non credo che vi sentirete fuori posto.
Ah, dimenticavo: non fatemi sapere dove abitate, potrei non resistere alla tentazione di fare un bel falò…

Dipende dall’uso che se ne fa, dicevo, un po’ come la candeggina, che per pulire il cesso è una mano santa ma come bevanda è meglio evitarla.
Dopo una cena con amici, messi a bagno piatti e pentole sennò si incrostano, basta chiudere la porta della tavernetta a mo’ di pietra tombale e farsi una bella dormita; smaltita la cena, uno può decidere quando ridare un aspetto civile al benedetto locale.
Il Trofeo per l’Uso Consono della tavernetta va a quell’uom dal multiforme ingegno che lascia la moglie e le amiche in salotto, con le gambe raccolte sul divano a raccontarsela, e occupa la tavernetta con gli amici i quali, in quanto maschi, sono sempre in cerca di una tana più che di una dimora, per potersi sbragare in modo indegno su un divano che ha visto tempi migliori,  più vecchio e sfondato del titolare salottiero ma proprio per questo più comodo e funzionale, come un paio di vecchie ciabatte o una caffettiera marrone e un po’ incrostata per l’uso intenso.
Se poi, come anticipato da Marco, a questi elementi aggiungiamo un grande televisore e una bella partita, l’insieme degli ingredienti ricorda molto le “proporzioni auree” che consentivano di costruire uno Stradivari o gli elementi che, misteriosamente combinati, portano al miracolo delle vita.
A queste condizioni, in tavernetta siamo nel rosso dell’uovo, marca “bravo” alla tavernetta.

Ma… non dovevo parlarne male?
Ecco, non mi sono espresso bene: così come la colpa non è dell’auto che investe o della pistola che spara ma del cretino che guida e del coglione che tira il grilletto, allo stesso modo ho più volte verificato un uso improprio del locale in oggetto. Conosco svariate persone, tra le quali, purtroppo, devo metterci mia sorella, che nella tavernetta non ci stanno occasionalmente ma ci vivono.

Una coppia di miei clienti, a cui aggiungo i genitori di un amico, ci hanno messo anche un armadio per tenerci gli abiti di uso più frequente e un letto, così possono passare giorni senza che qualcuno faccia un giro in casa, quella vera e inutile.
Ora, a cosa servono piano rialzato e primo piano se poi vivi sottoterra?
Non ti basta il tempo che passerai sottoterra in mezzo a quattro assi?

E la situazione del sangue del mio sangue, mia sorella, a cui voglio un bene dell’anima, è quasi uguale.
Vent’anni fa, lei e suo marito hanno acquistato una di tre ville in costruzione in una zona -allora- periferica di Alessandria; parlando con quel genio di mio cognato (allora avevo ancora quel brutto vizio…), mi sono guardato intorno e ho detto che sarebbe stato un peccato, in futuro, trovarsi circondati da palazzine…
«Ma scherzi? Qui non costruisce più nessuno…»
«Ehm… se questa zona fa parte di un progetto che l’Associazione Costruttori ha battezzato “Piano di Espansione Immobiliare”… voglio dire… ci sarà un motivo…»
«Mi hanno assicurato che qui non costruisce più nessuno.»
«E chi è stato?»
«Il geometra…»
«Quale?»
«Il titolare dell’impresa, quello che mi ha venduto la casa…»

Ah… ecco…
Poco tempo dopo ho fatto una bella litigata liberatoria con mio cognato e me ne sono andato dalla ditta, seguito dai due operai migliori.
Per oltre una decina d’anni non ho messo piede a casa sua, era sufficiente vedermelo davanti a Natale, a casa dei miei, mentre con mia sorella mi vedevo in giro. Ma si sa, il tempo lenisce offese e ferite (non ho detto “guarisce”…) così un bel giorno mi invita ad una festicciola per il suo compleanno.
Accetto obtorto collo e, quando devo imboccare la stradina che porta a casa di mia sorella, non riconosco il posto. Giuro, ci ho messo cinque minuti.

Oh cazzo!… Nello stesso periodo giusto Shanghai e Ground Zero hanno avuto uno sviluppo immobiliare simile, non riconosco il posto.
Avete presente il vecchietto che chiede aiuto all’A-Team, quel vecchietto che i cattivi tycoon vogliono scacciare per costruire l’ennesimo grattacielo al posto della casetta di cui è proprietario? Ecco, la situazione è la stessa, solo i dislivelli sono limitati a tre o quattro piani in più, in favore dei palazzinari scatenati.

Facciamo un piccolo passo indietro: oltre al seminterrato, al piano rialzato, al primo piano e al sottotetto, che tutti quanti arredano e trasformano in mansarda rigorosamente di sfroso, appena gli danno l’abitabilità, il Genio ha pensato bene di rialzare il sottotetto di un paio di metri per renderlo abitabile e realizzare la terrazza, con vista (allora) sul tetto in eternit del capannone di fronte, operazione a cui è seguita una mazzata di tassa di urbanizzazione, l’equivalente di una dependance per gli ospiti o una country house per la caccia alla volpe, stalle escluse, però.
Quindi tre piani interi di casa, più il seminterrato, diviso tra tavernetta, che si è mangiata quasi tutto lo spazio, e un garage stretto e lungo per tre auto, in fila una davanti all’altra, davvero comodissimo, in cui non è neppure applicabile l’analogia di Shockley, che non pretendo conosciate e neppure che ve la leggiate qui sotto.

Ai fini del comportamento e delle proprietà elettroniche del materiale spesso si parla di lacuna come se si trattasse di una particella carica positivamente che si muove in senso opposto agli elettroni. In realtà gli elettroni si spostano per andare ad occupare il “posto libero” causato dalle impurezze, e lasciano un “nuovo posto libero”, la lacuna. Lo spostamento delle lacune non è altro che lo spostamento dei “posti vuoti” man mano occupati dagli elettroni.Per comprendere meglio al diversità tra i due tipi di conducibilità è stata introdotta un’analogia che prendere il nome di analogia di Shockley.L’esempio su cui si basa è veramente molto semplice: bisogna immaginarsi di avere un’autorimessa a due piani, uno completamente pieno e l’altro completamente vuoto; in queste condizioni, com’è intuibile, è impossibile effettuare un qualsiasi movimento delle automobili. Se però immaginiamo di spostare un’automobile da un piano all’altro, il movimento diventa possibile sia nel piano con una sola auto (elettrone libero) che nel piano con un solo posto vuoto (buco), spostando le auto una alla volta sfruttando il buco.

Il garage-corridoio comunica con la tavernetta, come la stalla con la cucina nelle case dei contadini nei secoli andati: gli uomini arrivavano dai campi, accudivano le bestie e, passata una semplice porticina, si mettevano a tavola.
Mia sorella arriva con la macchina, scarica le merci deperibili e lascia nel bagagliaio quello che non soffre; di là dalla porta c’è una grande stanza con una cucina, un salotto e un bagno, così non devono neppure salire in casa, casa in cui, per altro, non c’è un pezzo che non sia firmatissimo e costosissimo.

E inutilizzato.
Altri tre piani di casa sopra la testa, quelli teoricamente preposti a viverci dentro, del tutto abbandonati: come essere a letto con Belen

belen

e baciarle i piedi tutta la notte, tutte le notti.
Ad una certa ora mia sorella saluta il marito, si fa due piani di scale e va a letto. Fino in mansarda non si spinge mai nessuno: nata come una zona relax o spazio hobby, è diventata essa stessa l’hobby, infatti mia sorella ci va solo per tenerla pulita e spolverata.
Mio cognato, dopo aver mangiato un boccone, si svacca sul divano, si addormenta e non si alza più fino al mattino, salvo un paio di viaggi fino al frigo, in piena notte, per un meritato spuntino. Un Grande.

Un giorno ho domandato a mia sorella il perchè di quella scelta e la risposta è stata la stessa di chiunque decida di vivere come l’Uomo Talpa, quello che studia sempre come conquistare il mondo:

Mah… è comoda… e poi la casa è sempre a posto…»

A posto? E per chi?
Va beh, lasciamo perdere la tavernetta e andiamo avanti. Domani.
Continua.

Dottordivago

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Mò mi ripiglio.
Ieri volevo parlare di alcune cose stupidamente dannose e costose per cui molti vanno pazzi ma potrei aver dato l’idea di voler elencare le cose che mi stanno sul culo.
Niente di più sbagliato: da vecchio bastardo inaridito e inacidito quale sono, se mi lanciassi in un’impresa del genere, non mi basterebbe il tempo che mi resta da vivere.

Ovviamente il discorso musicale era messo lì giusto per dar fastidio a qualcuno, tipo quell’uomo raffinatissimo che vive perennemente sprofondato in una poltrona di pelle Connolly, in un salone vittoriano foderato di palissandro, con un Montecristo in bocca e un bicchiere di Hennessy in mano, uomo che nutre il proprio spirito con raffinatissime melodie sudamericane…
Va be’ (contenta Bridget? Senza espirazione…), andiamo avanti.

Già con tatuaggi e piercing ci avviciniamo all’argomento.
Il senso del bello è soggettivo ma, così come continuo a preferire il fisico di un atleta a quello di un obeso, una chiappa con una pelle tesa da suonare come un palloncino ad una chiappa cellulitica e un viso di vent’anni a uno di ottanta, allo stesso modo preferisco la pelle intonsa a una pasticciata d’inchiostro o straziata da ferraglia e cicatrici. E se questo rientra nei gusti personali, lasciatemi considerare una minchiata il fatto di pagare uno perchè ti faccia del male, bello o brutto che sia il risultato.
Troverò molta gente in disaccordo sull’argomento ma io continuo a pensare che se proprio qualcuno deve farmi soffrire fisicamente, deve essere almeno un erculeo ergastolano dagli insaziabili appetiti sessuali che non ammette rifiuti, mentre per farlo a pagamento deve essere almeno un dentista.

Ma continuo a non entrare nell’argomento, a girarci intorno, più che il Dottordivago sembro un Dottorgirovago qualunque…
Basta esempi discutibili e confutabili, è ora di giocare i carichi.
Ci sono stronzate senza senso, incontrovertibili, come dicevo in un vecchio post in cui parlavo della moda negro-adolescenziale di portare i pantaloni, magari con tanto di cintura, sotto al culo.

imbecilli

Che senso ha? Il corpo umano ha una forma e il vestito la deve seguire, tipo un cappello, che può avere mille fogge ma deve essere cavo, per infilarci la testa dentro. E i pantaloni servono a coprire il culo. Punto.
È il classico esempio di aberrazione, su questo sarete d’accordo.
Ma almeno è gratis, nel senso che i pantaloni devi averli, se poi decidi di metterli sopra, sotto o dentro al culo, non ti sei mangiato dei soldi.

Sapete già che per campare spaccio serramenti, il che mi porta ad entrare in un discreto numero di case.
Lasciamo perdere i gadget, ognuno è libero di mangiarsi i soldi come vuole, tipo le cabine-doccia che sembrano astronavi, con 18 ugelli che dovrebbero spruzzare in corrispondenza di ogni zona del corpo; dico “dovrebbero” perchè per alimentare tutti quegli spruzzi con la pressione adeguata, ci vuole la portata di una condotta di quattro pollici (10 cm), non la classica tubatura da mezzo pollice che, se uno ti apre il rubinetto nell’altra stanza, già cala il getto.
Ma queste sono ancora cazzate e mi viene il sospetto di averne già parlato. 
Vediamo le cose gravi.
La fuga dei cervelli ha due esempi lampanti: una più recente,

la cabina-armadio

e una partita negli anni 60/70 e che speravo estinta:

la tavernetta.

Partiamo da quest’ultima. Però domani, visto che è un periodo del cazzo in cui tutti vogliono farmi lavorare…
Continua.

Dottordivago

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Già detto e ripetuto: il problema dell’Italia non è l’innegabile fuga dei cervelli ma il fatto che il resto del corpo lo lasciano qua.

Minchia che due coglioni!

Quanto mi piacerebbe poter dire:

Gente, siamo un popolo fantastico, non sbagliamo un colpo, tutti i giorni una figata via l’altra…

E invece no, sempre e solo “difetti di questo, porcate di quello, cazzate di quell’altro…”
Poi, se non hai il controllo dell’autostima a stecca e sei titolare di un cervello, ti viene pure il sospetto di essere come gli altri cazzoni: dubbio lecito, roba che non sarebbe proprio rimestare nell’assurdo, no?
E invece no.
Io faccio l’esame di coscienza, sono analitico e spietato, ogni tanto mi guardo anche allo specchio; non dico che la sfango sempre, a volte mi devo cazziare ma le mie sono minchiate che durano un secondo e a cui costa poco rimediare, cose classiche, tipo:

Porca troia, per quieto vivere ho morsicato nel limone e ho detto che è dolce, sono stato zitto con tre o quattro stronzi e poi ho sbroccato con l’unico che non se lo meritava…

Ecco, sbagli del genere si risolvono con una telefonata o una chiacchierata, roba di trenta secondi.
Altre cose, più gravi, per quanto ci pensi, non me ne risultano: per carità, ho mille difetti ma cerco di fare in modo che non ricadano sugli altri.
Cioè, gente… io faccio la differenziata, non tengo due posti con la macchina, non alzo il volume del televisore, chiudo bene le porte dell’ascensore, sul lavoro e nella vita in generale mi rifiuto di ciulare qualcuno che non se lo meriti…
Va beh, sono un cicinìn turbotarro, mando a dar via il culo qualcuno in macchina ma solo quelli che non vanno avanti e che credono di guidare in una sorta di dopobomba in cui sono gli unici sopravvissuti, tipo quelli che per far salire o scendere un passeggero si fermano in mezzo alla strada, quando basterebbe accostare un metro e “ci puoi pure stare tutto il giorno, lì, stronzo!”

In questi anni di “Panda”, ne abbiamo viste parecchie, insieme, eh?
Cose e mode fasulle, scomode e/o controproducenti e, incredibilmente, assurdamente autolesionistiche, masochistiche.
Ecco, tornando al mio comportamento, c’è di buono che se anche faccio qualche minchiata che mi sfugge, di sicuro la faccio a danno di qualcun altro, non combino cazzate a me stesso. Mmm… mi sa che non è vero: forse sono la persona a cui ne ho combinate di più…
E così il post è finito.
No, dài, teniamo per buona l’affermazione che non sono autolesionista e andiamo avanti.

Premesso che, a causa della limitatissima tolleranza di cui è capace il sottoscritto, per me le forme di “assurdo autolesionismo” sono molto più numerose che per la maggior parte di voi.
Nelle pratiche masochistiche metto, ad esempio, la musica roba hip hop,  l’ascolto del 90% della musica Jazz e di quasi tutte le musiche latinoamericane, tango escluso, perchè, come dicevo domenica a Bridget Jones e al Magico Darix (ero in “visita-parenti” a Torino e, credo in piazza Castello, alcune ballerine e un’obesa-mancata-per-un-pelo insultavano il buongusto a tempo di tango),

il tango è un terrificante dito nel culo ma è il modo che usa Dio per dirti che ti stai divertendo troppo.

È una noia mortale, d’accordo, ma come monito mi sembra un bel miglioramento dai tempi della pioggia di fuoco su Sodoma, del Diluvio e di Piaghe varie.

Poi?
Odio i tatuaggi, giuro, preferisco un melanoma a un cuoricino o una farfallina.
Molti di voi ne avranno qualcuno e contenti che siete, quindi non li metto ufficialmente nelle “assurdità autolesionistiche” ma continuo a pensarlo.
Lo stesso discorso non vale per lesioni più gravi, di tipo tribale: uno che paga un altro affinchè gli conficchi nel corpo dei pezzi di metallo o d’osso, o vive in un suo personalissimo Neolitico o è un pazzo.
E non venite a dirmi che anche gli orecchini sono un tipo di piercing, perchè non lo sono: sono una decorazione appesa in un posto dove non crea impiccio e problemi igienici, a differenza di un chiodino nel naso, che praticamente costringe una bella ragazza a soffiarsi il naso come Gattuso in campo, o di uno nella lingua che, oltre a creare problemi col cibo, non ha funzione estetica perchè manco si vede.
E non guardatemi con l’aria furbetta come per dire “ma si sente…”.
La mitica Barbara di Torino (ancùra Türin, post Sabaudo…), la vera Carlo Rambaldi del pompino, ti stupiva con effetti speciali ma senza servomeccanismi in bocca: solo puro talento.

Minchia se è tardi! Fatemi lavorare un po’, va’…
Continua.

Dottordivago

ilpandadevemorire2

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Benvenuto Gaudente!

cesto18k Benvenuto Gaudente,

di te non so niente

ma al terzo commente
(licenza poetica)

ti becchi il presente.

Dottordivago

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