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Archive for maggio 2008

Tornando ai massacratori della quarta settimana (vedi post precedente), penserete mica di aver esaurito la lista degli agenti patogeni di cui parlavamo, eh?
No perchè, il Dottordivago sarà un pirla, ma non è mica qua a far ballare la scimmia. E si rompe la testa anche per voi…

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Tanto per farci la bocca, cominciamo con due “virus opportunisti”, che in biologia sono quegli infami che, quando hai già un pallino in un’ala (*) per conto tuo, se ne approfittano e ti saltano addosso, complicandoti ulteriormente la vita.
(* dal gergo venatorio, significa stare poco bene, come un fagiano che ha preso una fucilata di striscio; per la precisione, io non sparo agli animali, era mio nonno che lo diceva sempre…)
Un navigatore o un ipod, da soli, che male possono fare?
Assolutamente niente, ad un organismo, pardon, ad un bilancio sano, ma nel contesto di cui parlavamo nella prima parte, cioè il bilancio cagionevole di uno che guadagna 1000 euro al mese e che in un anno devolve tra cellulare, cambio tv ed abbonamento SKY circa due stipendi, ecco, lì fanno dei danni: due aggeggini così e un terzo di stipendio s’è involato, e non sai neppure come.
Ora qualcuno mi domanderà quante persone conosco con quel reddito e la Sindrome da Shopping Compulsivo: parecchie.
L’altra sera una era a cena da me e, se non ne conoscete, fate un giro da Media World e date un’occhiata al bancone dei finanziamenti: difficilmente vedrete managers, direttori di banca, notai o dentisti: vedrete un sacco di gente che “non ce la fa più”. Ah, dimenticavo: da Media World non ci vuole la ricetta e, per quanto insistiate, non vendono farmaci salvavita.
E’ chiaro il concetto?

E quando uno “non ce la fa più”, cosa fa?
Stacca la spina.
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Attenzione: questo è uno dei più pericolosi e virulenti; non per niente il settore turismo – non quello che gli altri vengono a farsi pelare in Italia, quello che andiamo noi all’estero- è uno dei pochi che, in questi tempi di pianto e stridor di denti, tira che è un piacere.
Sarà che il credito al consumo è arrivato (da mò) anche qui, ma al viaggio lungo ci rinunciano in pochi.
Qui spezzerei una lancia in favore degli sperperatori a lungo raggio: anche se andare in vacanza col finanziamento è additato da molti come la peggior forma di sperpero, trovo più nobile indebitarsi per conoscere un pezzo di mondo che per cambiare il divano solo perchè “80 euro al mese non te ne accorgi”. 
Personalmente, la voce “viaggi” ha un posto d’onore nei miei passivi di bilancio, ma in mia difesa dirò che spendo dinero già in cassa, cioè mio, e che nessuno ha mai sentito un lamento da parte mia relativamente all’argomento fine mese.
Andiamo avanti.
E rendiamoci conto da cosa, alcuni di noi, si fanno rovinare i fine mese.
Ancora poco tempo fa, se dovevi cambiare la macchina, o cacciavi i soldi o facevi un debito, e portavi a casa l’auto nuova.
Oggi, o cacci i soldi o fai un debito, e porti a casa un altro debito: il SUV.  
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Sì, avete ragione, sono di parte e stavolta ho esagerato, confesso di aver messo la foto del SUV più brutto che ho trovato (vai con la voce del Rag. Ugo Fantozzi) : la SsangYong Rodius.
Roba che l’Arna e la Duna possono esporle al Moma, se non addirittura al Louvre.
Chiedo scusa, ma volevo esasperare il concetto; però resta il fatto che vorrei sapere in base a quale ragionamento uno che vive in città e appena può infila l’autostrada compera, non dico una porcheria come la Rodius, ma un qualunque SUV, cioè un’auto mezzo metro più lunga, larga, alta e pesante, che costa e consuma il 20% in più fornendo prestazioni inferiori di un’auto più corta, più leggera ecc. ecc.
Così come comprano cellulari con tante funzioni che neppure ne  conoscono un quarto, con la stessa mentalità comprano auto 4×4, quando due ruote motrici bastano ed avanzano, se uno non abita a Cervinia.
Affermazione valida se si esclude la mia macchina: sulla neve è una saponetta nel lavabo, ma se nevica c’è la Clio di Bimbi, con cui, con le invernali, si va dove tanti marcioni di 25 quintali si piantano…

Bon, vogliamo vedere un ultimo -ma non ultimo- esemplare di massacratore della quarta settimana?

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‘Tel chì l’esemplare: l’elettrodomestico -volendo considerarlo tale- che negli ultimi cinque anni ha decuplicato le vendite.
Ce ne sono di tutti i prezzi, ma i più economici consumano come la Nimitz, se andasse ad energia elettrica, e se Media World te lo vende col finanziamento, l’Enel non rateizza le bollette.
Lo so, d’estate è una figata, ed alla qualità della vita non si deve rinunciare.
Ed è proprio da quest’ultima affermazione che partiremo nel prossimo sproloquio.

Dottordivago.

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Vecchio esterofilo d’un Dottordivago…
Si poteva scrivere “I massacratori della quarta settimana”,ma una botta di ammerricano fa tutta un’altra figura…

Ragazzi, attenzione, abbiamo già finito di scherzare: questa è una faccenda estremamente seria.
Lo sapete che in Italia un sacco di gente non arriva a fine mese?
Il fenomeno è noto come “sindrome della quarta settimana” e i sintomi più evidenti sono:
-senso di vuoto nel portafogli;
-insonnia da bollette in scadenza;
-senso di vuoto nel frigo;
-fotofobia da spia riserva carburante; 
-il Bancomat ti manda a cagare.

Voi sapete che io faccio lo stupido, ma sono un mezzo genio, e non vi stupirà sapere che ho scoperto alcuni degli agenti patogeni responsabili della malattia e ve ne mostrerò le immagini, avvisandovi che la ricerca è solo all’inizio e che questi rappresentano la punta dell’iceberg; però, già così, diamo una bella inquadrata al problema.

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Questi sono i più spietati: per un bambino, o chiunque con un cervello da bambino, possono essere pericolosissimi; è sufficiente cambiarne uno all’anno -ne escono di nuovi tutti i giorni- e metterselo in tasca, ignorandone la pericolosità.
Sei in coda e ti rompi le palle? Chiami un amico: un euro, se sei breve. Sei in anticipo ad un appuntamento e non sai cosa fare? Fai due chiacchiere al telefono: altro euro, salvo complicazioni.
E questo più volte al giorno.
Il peggio del peggio? Atterra l’aereo che ti porta in vacanza in Brasile (a caso…) e si è appena spento l’applauso al pilota
-Madonna, che rabbia…!-
l’aereo sta rullando sulla pista ed inizi a sentire:”Sì, siamo atterrati adesso… No, il viaggio tutto bene… Sì, mentre aspetto i bagagli ti chiamo (!) … Ciao… Sì, ciao, ciao… Eh? Non sento bene… Pronto? Sì, adesso sì, ok, a dopo. Ciao ciao ciao.”
Tre euro, più dieci euri in attesa dei bagagli.
Il telefonatore annoiato, spende mediamente 70/80 euro al mese che, sommati all’acquisto del telefono ogni due anni, su base annua fanno 1000/1200 euro; guarda che combinazione: proprio uno stipendio di quelli che non arrivano a fine mese.
Lo dicevo l’altra sera ad un amico che si lamenta, giustamente, di guadagnare 1000 euro al mese, ma che ne spende 70 per il cellulare: gli ho messo il telefono sotto al naso e gli ho detto che lui lavora un mese all’anno per quel pezzo di merda, e dice di non potersi permettere di portare la moglie al ristorante, che ne avrebbe tanta voglia, una volta ogni tanto.
Andiamo avanti con un’altra “foto segnaletica”:

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Cosa sono 50 euro al mese? Niente, per un plasma acquistato a 24 rate, ma sono comunque un ventesimo di un reddito basso, come dire che, per due anni, un bel mezzo stipendio finisce lì.
E cosa guardi sul plasma? Luca Giurato? Naa!…
Ci vuole la tv a pagamento, 30/40 euro al mese, salvo acquisti di pacchetti extra: e questa rata non scade, continua tutti gli anni, e si succhia un altro mezzo stipendio.
Sbaglio, o quest’anno abbiamo già lavorato due mesi per delle cagate?
Mi faccio due conti, poi ci sentiamo.

Continua.

Dottordivago.

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…e non sarebbe necessario scrivermi tutti i giorni:"Ma perchè il panda deve morire?"
Ora ve lo ripropongo, riveduto e corretto rispetto a sei mesi fa, quando è nato questo merdaio di blog in cui alcuni non temono di sporcarsi il vestito buono.
Buona lettura, se vi va, sennò c’è sempre SKY…

Perchè il panda deve morire.

Vi sono in cielo ed in terra, Orazio, assai più cose di quante ne sogna la tua filosofia.
Shakespeare lo faceva dire ad Amleto e, senza volermi paragonare a cotanto autore, vorrei farvi notare che ci sono in giro ipocrisie, falso perbenismo, comportamenti di facciata,”questioni di principio” e falsità generiche in misura maggiore di quanto sia umanamente immaginabile e sopportabile.
Premesso questo, mi sento in dovere di dare risposta alla domanda che si porranno tutti quei due o tre che visiteranno questo sito: perché il panda deve morire?

Questa cosa è nata nel lontano ‘94, nei giorni dopo l’alluvione subita dalla mia città, Alessandria.
Mi trovavo con un bel gruppo di volontari accorsi da ogni dove per dare una mano agli alluvionati. Eravamo seduti intorno al fuoco -che bello iniziare così una storia..- e avevamo eletto a vittima della serata una khomeinista verde, una pazza ecologista integralista che era più preoccupata dell’inquinamento che dei morti.
Mi sono sentito in dovere di dirle tutto quello che mi passava per il cervello, compresa la filippica contro il panda che sto per esporre e, siccome mi piace apparire più stronzo di quello che sono, ho concluso dicendo che sognavo di possedere una pelliccia di panda sulla quale trombare Licia Colò in lacrime.

Tornando ad oggi, perchè il panda deve morire?

Perché, secondo me, il panda è l’animale fasullo e stupido per eccellenza e, come tale ,incarna tutti i comportamenti fasulli e stupidi degli uomini.
Perchè? Perchè il panda non si adatta, non si arrangia, non si aggiorna. E’ un orso grosso come un bue, con dei denti così e non mangia bestie, cristiani o dolce della casa.
Odio gli sprechi e pensare che un bestione così, che potrebbe vivere di prepotenza, si comporti come vedremo, non mi va giù: è come se Michelangelo avesse fatto l’imbianchino e Rocco Siffredi lavorasse in fabbrica.
Quindi, che sse magna sto panda?
Mangia il bambù, e solo poche specie delle oltre tre o quattrocento esistenti, così, pur vantando livelli di colesterolo invidiabili, non ha la forza di piantare uno spillo in un budino e non ha energie e tempo per riprodursi.
E’ così: l’ultima volta che un panda s’è fatto una panda, si fumava ancora al cinema.
E se poi c’è uno che fa un picnic lì vicino, lui si offende e si sposta di chilometri e se trova una strada o una casa si sposta ancora e, se non lo arrestano per vagabondaggio, muore di fame.

Solo che quel picnic, la strada e la casa si chiamano “terzo millennio” e lui questo non lo accetta.

Altre bestie lo capiscono e si adeguano; prova a coltivare un orto in Africa: non raccoglierai un’ostia perché tu rompi le palle agli elefanti, che sono lì da una vita, e loro ti spiantano i pomodori.
Vengono a mancare le prede naturali della tigre del Bengala? E allora il gattone ripiega sull’indiana, intesa non come cucina ma come signorina che passa da quelle parti.
Il progresso avanza? E allora lupi, procioni ed orsi bianchi te li ritrovi a ravanare nei cassonetti dell’organico.
Poche balle: il panda sopravvive per una forma di accanimento terapeutico da parte nostra, siamo per lui una specie di telefono amico che gli urla nella cornetta “Non fare sciocchezze, la vita è bella”, quando lui vuole solo farla finita.

E’ chiaro di che bestia stiamo parlando?
Sia ancora più chiaro che, ovviamente, non ce l’ho in modo diretto con quella sfiga vivente d’una bestia. E’ solo un’icona negativa, ma se fosse in grado di sfangarla da solo, senza aiuti istituzionali, sarei felicissimo di sapere che in Cina i panda crescono e si moltiplicano come i conigli selvatici in Australia. Ma solo a condizione che lo faccia con le sue forze: una specie esiste finchè si adatta all’habitat, e non viceversa. A tal proposito ci sarebbe da dire due parole sull’Alitalia, e pure sull’intera Italia, ma non è questo il momento.

Dicevamo, se l’habitat cambia, a causa di un asteroide, di un vulcano o dell’uomo, bisogna adattarsi: abbiamo invaso centinaia di ecosistemi e li abbiamo spianati, certo, ma se tanti animali sopravvivono non vedo perché sto babbeo non si dà una mossa a quel culone peloso.
Noi dovremmo limitarci a non uccidere gli animali per la pelliccia o l’avorio, poi che s’aggiustino a campare come hanno sempre fatto.
Anche nella nostra società c’è chi non si adatta, come i ferrovieri che rivendicano i “diritti acquisiti”, i sindacati che pretendono di mantenere un sistema pensionistico che non ha pari al mondo, gli ecologisti che non vogliono un ponte (oh, quello di Messina non lo voglio neppure io…) o una strada perché inquinano il paesaggio.
Quando i cavalli sono stati sostituiti dalle automobili, i maniscalchi sono diventati meccanici; ragionando da panda, plantigradi o umani, oggi i maniscalchi sarebbero in cassa integrazione da un centinaio di anni.

Insomma, ce l’ho con i panda, i fasulli, gli ipocriti e gli stupidi, quelli che non accettano il mondo e questa epoca, gente che non vuole capire che per fare la frittata si devono rompere la uova, che se sei in guerra ti tocca anche tirare qualche fucilata, che se cominci a lavorare a trentanni ed hai un’aspettetiva di vita di ottanta non puoi andare in pensione a 55, gente che vuole cambiare il mondo senza cambiare sé stessi per primi e senza pagare il minimo scotto.
Quando faccio questi discorsi mi becco regolarmente del fascista: è il destino di noi realisti, guai a dire, per esempio, che se uno era uno stronzo da vivo resta uno stronzo anche da morto.

Allargando il significato di panda, ce l’ho con i falsi, quelli per cui è sempre una questione di principio quando è chiaro che si parla di interesse personale, o che parlano solo “politicamente corretto”, o che vanno in guerra, sì, ma in missione di pace.

Sono tutti panda, come i nostri politici, che fanno finta di non capire che così non dura, che sta finendo anche il loro bambù, sempre che non cambino dieta e finiscano di mangiarci quello che ci resta.

I panda stanno in auto in un ingorgo e s’incazzano con quelli che non usano la bici, non arrivano a fine mese per colpa del governo e non perché hanno comperato a rate le vacanze (per staccare la spina -e sono quelli che non fanno un cazzo tutto il giorno-), il divano (cinquanta euro al mese non te ne accorgi), il palmare (per dire “pronto” -di più non gli serve-), il navigatore (per fare il giro dell’isolato), il televisore (plasma o morte!).

I panda danno la colpa alle cose, tipo l’euro che ha raddoppiato i prezzi, quando la colpa è degli uomini, che ci hanno messo due anni per capire quanto stavano spendendo, che l’euro valeva 2000 lire, non 1000. I commercianti, che non sono panda, si sono adeguati immediatamente.
I panda danno la colpa agli uomini, tipo il surriscaldamento globale, quando la colpa è delle cose, o di nessuno, visto che il nostro pianeta è un tipetto volubile che si sta scaldando per conto suo e noi possiamo fare poco, nel bene e nel male; invece il panda si preoccupa del surriscaldamento del pianeta e non della merda che mangia, beve
e respira, roba che, peraltro, crea problemi a più breve scadenza.

Ultimo esempio di panda: lui dice “di colore, diversamente abile e ci ha lasciato” mentre pensa “negro di merda, storpio del cazzo e crepa bastardo”.
Essere panda è tutto questo e altro ancora, e sono questi i panda che devono morire.

Concludendo, ce l’ho con un buon terzo del pianeta, e a volte pure con me.

Per cui, guerra alle ipocrisie ed ai pandismi.
E se non siete d’accordo, fate di me carne di porco.

Dottordivago

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Attenzione: per un problema tecnico questo post è stato ri-pubblicato il 15/02/2009.

Qui sono rimasti solo i commenti al vecchio post.

Dottordivago.

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…e così il mio amico Paz,  strenuo difensore dei film in lingua originale, mi toglie il saluto.

Tranquillo, Ragazzo venuto dal Brasile (non so se apprezzi la citazione cinematografica…), qui non si parla di cinema, qui si spande fior di letame.

Alla fine del post precedente mi scappava di divagare sulla pronuncia degli eventuali extracomunitari giornalisti, ma come divagata rischiava di diventare lunga, perciò eccola qua.

Ho un’età che mi consente di ricordare le lezioni televisive in bianco e nero dell’impareggiabile maestro Alberto Manzi, quello di "Non è mai troppo tardi".
Ora, visto che ho metabolizzato l’invenzione della ruota ed ho scoperto il copia/incolla, vi metto due righe prese da Wikipedia.

Non è mai troppo tardi ebbe un ruolo sociale ed educativo molto importante, contribuendo all’unificazione culturale della nazione tramite l’insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell’Italia di quegli anni. Infatti pare che, grazie a queste lezioni a distanza, quasi un milione e mezzo di persone sia riuscito a conseguire la licenza elementare. Il progetto ebbe inoltre un grande successo internazionale, in quanto fu imitato da ben settantadue paesi.

Per chi fosse curioso di sapere com’era quella tv negli anni 60, provo a mettere il link (oh mama, io che parlo di link…), ma non garantisco il risultato:  http://it.wikipedia.org/wiki/Non_%C3%A8_mai_troppo_tardi_(programma_televisivo) 

Oh oh, mi sa che ci sono riuscito…
Sei un fottuto genio, Dottordivago!

Bene, la tv di allora aveva una funzione sociale e la pubblicità si chiamava "Carosello", che era uno dei programmi più seguiti.
Quando quei merdoni di odierni funzionari o capi struttura Rai parlano di servizio pubblico, vorrei ricordare loro che oggi l’unica forma di servizio pubblico Rai è che gente come la Ventura deve aver fatto fior di servizi a tutti per trovarsi dov’è.

Quella era una televisione per cui valeva la pena di pagare il canone.

Oggi siamo esattamente all’opposto: con la tv si disimpara l’italiano.
Guardate un tg della Rai e sentite non cosa dicono, che tra loro e la concorrenza non sai chi prendere per battere l’altro, ma come lo dicono.
Quale sarebbe il requisito fondamentale per uno speaker tv?
La prima risposta sarebbe "non dire cazzate", ma non chiediamo troppo: che dicano pure ciò che vogliono, ma che, almeno, lo dicano bene.
Ok, in Rai sono tutti romani, va bene, ma non è obbligatorio andare a prenderli alla Magliana o al Testaccio.
E’ un continuo "Benvenuti al Tiggiuno", peggio ancora quelli del "Tiggiddue".
Ora, i romani non mi hanno fatto niente di male, ma devo riconoscere che, in quanto abitanti della capitale, hanno i difetti di pronuncia di tutte le regioni d’Italia.
_Come i sardi, raddoppiano le consonanti singole – la situazione è "stabbile" e le convergenze "possibbili"-;
_come i veneti, si mangiano le doppie – guera, chitara, carozza- e per far vedere di cosa sono capaci riescono  persino a partorire il sublime "teribbile";
_al posto delle "s" usano la "z" -le telecronache di formula 1 di Mazzoni sono "inzopportabbili"-;
_le "c" dolci diventano "sci"  e le "c" dure viaggiano verso la "g"
– cuoscere i bbugatini per gli amisci-;
_la "gl" quasi scompare, visto che quella di Totti è la "maiia" numero 10 e il sole "abbaiia", manco fosse un dobberman…
E non parliamo della pronuncia di parole straniere: "surf" e "club" diventano "serf" e"cleb",  würstel diventa "viurstel"- non è colpa loro: come tutti i dialetti meridionali, il romanesco ignora la  ü e la trasforma in "iu"; è una vita che cerco di insegnare "vadavialcü" agli amici meridionali, ma non c’è verso…-
Sempre l’inzopportabbile Mazzoni ce l’ha fatto a fette per una vita con Giac Vilnev, fiio del mitico Gil (Jacques Villeneuve, figlio del mitico Gilles, nota del traduttore).

Una doverosa precisazione: amici romani, tenetevi il vostro accento e siatene fieri; e lungi da me dire solo una parola contro i dialetti, che adoro.
Il fatto è che gli speaker, che di mestiere parlano, dovrebbero farlo bene; capisco che la Rai è robba de voiartri, e nessuno vuole togliervi il primato, ma un corso di dizione, è chiedere troppo?
Non per i vetturini o i camerieri della Parolaccia, solo per chi porta a casa uno stipendio per vendere la propria voce: il dovere minimo di un cantante è quello di essere intonato,  no?
E la parlata tipica lasciamola al tg3 in edizione regionale, che è cultura pure quella.

Ci sarebbe un’altra soluzione: assumere una banda di fotomodelli, maschi e femmine, e farli doppiare da fini dicitori o attori teatrali alle prime armi, per risparmiare, ma con lunghi studi di dizione alle spalle.
Credo che sarebbe daccordo anche Paz…

Dottordivago

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Ci servono, ci servono come il pane: quelli che hanno voglia di lavorare, è chiaro.
Ci sono i famosi lavori "che gli italiani non vogliono più fare", lavori che, stando a quanto vedo, aumentano giorno dopo giorno.
Ora, posso capire che i giovani vogliano evitare attività manuali, ma se hai un rapporto corpo/cervello  da stegosauro e a malapena sei riuscito a finire le medie, dovresti farci un pensierino; anche perchè non possiamo sorbirci 18500 edizioni in contemporanea del Grande Fratello e di Amici per mantenere una generazione di cazzoncelli che considerano un diritto acquisito la paghetta dei genitori e una sorta di benefit la pensione dei nonni.

Il fatto è che siamo arrivati al punto che dovremo servirci degli extracomunitari anche per lavori non propriamente da "migranti" o da prestatori di braccia.
Ormai i cantieri edili ed il settore assistenza anziani è loro esclusivo monopolio, ma oggi si aprono prospettive decisamente rosee in un settore fino ad oggi impensabile.
Quello che non capisco è perchè, in Italia, nessuno voglia più fare il giornalista, attività che, come diceva Montanelli, "è sempre meglio che lavorare": basta leggere un giornale o vedere un notiziario per rendersene conto.

Quale sarebbe il lavoro del giornalista?
Non è difficile: prendi un fatto e lo racconti, come vuoi, a seconda di chi ti paga, con un unica, semplice regola; non dico la verità, che sembrerebbe di chiedere troppo, ma almeno capire di cosa si parla.
Ora, avete presente la storia per cui quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito? Bene, sostituite "giornalista" a "sciocco" e avrete un quadro preciso della situazione.
Mi spiego meglio.

_Verona; cinque neofascisti uccidono un ragazzo per una sigaretta.
_Londra; polizia prepotente: arrestato per aver gettato a terra un torsolo di mela.
_Week end di sangue; sulle nostre strade è una strage continua.

Ok, per il momento è sufficiente.
Il primo dovere di un giornalista sarebbe quello di individuare la notizia -la luna- e non ciò che fa sensazione -il dito-.

A Verona, cinque sbarbati ubriachi, ma cretini pure da sobrii, di cui uno ancora più scemo perchè neonazista, hanno chiesto una sigaretta ad un ragazzo che, probabilmente, gli ha risposto di andare a comperarsele; lo avranno mandato affanculo, a cui sarà seguito il classico "Vaffanculo a chi?". La casistica prevede ancora un paio di insulti e poi si passa alle legnate.
E ci è scappato il morto, come in una rissa su cento.
Cosa c’entra la politica? Se fossero stati cinque Leoncavallini, cambiava qualcosa? E la sigaretta, che peso ha?
La vera notizia era: rissa notturna finita in tragedia. Punto.
Ma un vero giornalista ci avrebbe fatto un trafiletto in cronaca, mentre una banda di coglioni ci ha costruito decine di prime pagine.

A Londra, un tale rosicchia una mela per strada e butta il torsolo a terra; un poliziotto lo riprende e quello, probabilmente, gli dice di cercare i veri delinquenti. Il poliziotto ripete l’invito a ripulire e quello lo manda affanculo (tutto il mondo è paese…), al chè il tutore della legge gli chiede i documenti.
E quello lo rimanda affanculo: si sa, quando gli inglesi si mettono in testa una cosa…
Il poliziotto fa il suo mestiere e lo arresta per resistenza a pubblico ufficiale. E lo trattengono dodici ore.
Cosa c’entra la prepotenza? Cosa c’entra il torsolo?
Niente. Da noi, tutti i giorni, qualcuno, già con le balle in giostra per i fatti suoi, gonfia un vigile che lo multa per divieto di sosta.
E lo arrestano per poche ore.
Ma detta così non rende, invece loro, i coglioni, riescono a far sembrare che Pinochet sia il sindaco di Londra e Beria il capo della polizia.

Ricominciano i week end da "tutti al mare" e si ricomincia a contare i morti.
A proposito di morti, facciamo due conti.
In Italia muoiono circa 5800 persone all’anno per incidenti stradali, che diviso per 365 fanno 16 al giorno.
I nostri premi Pulitzer contano come vittime del "week end di sangue" i morti dal tardo pomeriggio del venerdì al lunedì mattina, cioè due giorni e mezzo che moltiplicati 16 ci danno il risultato di 40 salme, cifra che, per fortuna, viene raggiunta molto raramente. Quindi quella della strage è una non notizia.
Trascurano anche un altro aspetto, i nostri supereroi dell’informazione, quando parlano di "sempre più pesante sacrificio di vite": ventanni fa i morti all’anno erano quasi 8000, a fronte di un parco auto circolante pari alla metà dell’attuale. Come esempio di cose che vanno male, più che la circolazione, trovo molto più calzante parlare del livello dei giornalisti.

E qui mi riallaccio al tema iniziale: amici africani, europei dell’est ed asiatici deponete il piccone ed impugnate la penna.
Noi decadenti (e decaduti) italiani non ce la sentiamo più di fare un lavoro faticoso e che richiede precisione e coscienza come quello del giornalista, molto meglio inventare scandali e cazzate da Novella 2000.
Amici di tutto il mondo, potreste cominciare anche con una prosa un po’ stentata e zoppicante, ma sarete mica peggio di tanti neolaureati del sud, no? (Non ce l’ho col sud, ce l’ho con quei neolaureati a forza di caciotte, soppressate e bustarelle ai docenti). 
E chi invece si ritrovasse in televisione avrebbe qualche problema di pronuncia, ma non sarete mai peggio del povero Luca Giurato che, seppur chiaramente handicappato, ha il sacrosanto diritto ad uno stipendio Rai.
A proposito di pronuncia, mi scappa di divagare.
Ma nel prossimo post.

Dottordivago

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Accetto di buon grado i vai a cagare per il post precedente ma mi serviva un cappello introduttivo che sposasse la tesi in oggetto, cioè che il mondo è piccolo.
E siamo tutti daccordo.
Il problema è che si sta rimpicciolendo.
Tranquilli, niente a che vedere con il collasso di una stella, quel fenomeno per cui una stella come il nostro Sole si compatta fino ed oltre i limiti della nostra fisica e diventa grosso come la palla della Nivea, ma mantiene la propria massa, per cui una briciola di quella materia è pesante come il programma elettorale di Giuliano Ferrara.
Il passo successivo è il buco nero, quando tutto quello che conosciamo va a puttane.

Il 2 maggio il mio amico Paz ha scritto un post su un esperimento in corso che sta scatenando grandi paure, ma è roba già vista, gli stessi immotivati timori erano già usciti un paio d’anni fa per un esperimento analogo negli Stati Uniti.
E’ roba da Testimoni di Geova e varie fini del mondo e Paz, che è un inguaribile romantico, ha trattato l’argomento in modo quasi poetico. Succede, quando si gira su una bici da donna…

Faccio prima a copiare il post che a spiegarvi, e se volete saperne di più fatevi un giro su www.ipernova.wordpress.com
Comunicazione di servizio: un blogger serio avrebbe “linkato”, ma io ho da poco metabolizzato l’invenzione della ruota e non so cosa significhi “linkare”… cioè, un’idea ce l’ho… vabbè, dategli un’occhiata. 

LHC (Large Hadron Collider) è l’acceleratore di particelle più grande e potente mai realizzato dall’uomo, progettato per far collidere protoni ad un’energia mai raggiunta fino ad ora in laboratorio. È costruito all’interno di un tunnel sotterraneo lungo 27 km presso il CERN di Ginevra.
L’LHC giunge in questi mesi alla fase di (finalmente) attivazione. Ed è proprio in questi attimi che si sollevano dubbi nei confronti del progetto.
Alcune persone ritengono che l’LHC potrebbe causare la distruzione della Terra. Secondo questi il CERN potrebbe:

  • Creare un buco nero stabile
  • Creare materia strana più stabile della materia ordinaria
  • Creare monopoli magnetici che potrebbero catalizzare il decadimento dei protoni

Mi soffermo sul primo. Due signori chiamati Walter L.Wagner e Luis Sancho, hanno presentato un ricorso contro LHC sostenendo che gli esperimenti potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi l’intero sistema solare. Questa tesi è anche sostenuta da due ricercatori della Standford e della Brown University…   
Eccetera eccetera, grazie Paz.

Ecco, dicevo, non succede niente di tutto questo.
Ora, se il mondo non si sta rimpicciolendo, perchè vi dico che è sempre più piccolo?
Semplice: siamo noi che ci stiamo allargando e fra un po’ non ci stiamo più.
Ma con questo non intendo tirare in mezzo la sovrappopolazione o il surriscaldamento globale o altre sfighe planetarie; lo sapete che sono terra terra come le patate.
Il fatto è che viviamo sempre più in un’ottica deformata, dilatata, allargata, appunto.

Continuo a vedere ragazzini arrapatissimi abbracciati a fidanzatone debordanti, con orrendi rotoli di ciccia che escono tra maglietta corta e pantaloni a vita bassa: ai miei tempi quelle così non le trombava nessuno. E se qualcuno si cimentava nell’impresa era perchè l’ingallata aveva il buon gusto di girare indossando succedanei occidentali del burka. 
Oggi va così perchè, nella nostra ottica deformata, ci stiamo abituando a donne più larghe che lunghe. 
Che fine hanno fatto i classici canoni di bellezza?
Ve lo dico io: se li sono mangiati i nuovi televisori.
Non la televisione che, con tutti i suoi difetti, grazie a Dio propone sempre gnocche di tutto rispetto; no, parlo proprio dei nuovi televisori, gli ultrapiatti da 32 pollici in su, i famigerati 16:9. 
A casa mia mi godo ancora un fantastico 25 pollici tradizionale che mi permette di vedere le cose e le persone come sono fatte, e prego che duri ancora un po’, sennò per farci stare un moderno sogliolone mi tocca cambiare il mobile.
Girando molte case altrui per lavoro -no, non vendo il Folletto, faccio le finestre…- vengo regolarmente fatto accomodare in salotti in cui la tv, come le centrali nucleari, viene spenta solo per emergenze.
E siccome siamo un popolo che non arriva a fine mese, tutte le tv sono nuove di pacca, per gentile concessione di Agos Itafinco, Findomestic e altri benefattori.
Questi signori si vedono Verissimo ed altre perle similari in 16:9 mentre queste trasmissioni sono in 4:3, cioè le proporzioni dei tv classici. Il risultato è da acido: tutto si dilata in orizzontale, le ballerine sembrano la Sora Lella e nei primi piani diventano tutti batraci, con quelle facce schiacciate e gli occhi distanti.

Due anni fa ho visto qualche partita dei Mondiali alla piscina gestita da quel ciulandàri del Cigno, rigorosamente in 16:9.
Gli faccio notare che il pallone sembra una palla da rugby e lui mi risponde che, cazzo, compera il maxi schermo e non lo usa?
Dai e dai, il senso estetico si adegua e ne guadagnano i rapporti sociali degli obesi; molto democratico, non c’è dubbio, ma finisce che i panzoni si piaceranno sempre più e si specchieranno nella televisione e ci passeranno sempre più tempo facendo sempre meno movimento e diventando sempre più grossi… ODDIO!
Questo sì, che potrebbe portare alla distruzione del pianeta! 

Certo, basterebbe prendere il telecomando e selezionare il 4:3, solo che così facendo si ritroverebbero a vedere come col vecchio tv, ma alcuni con le rate da pagare e altri a batterci la testa contro come al Muro del Pianto. 
Per cui, avanti col baraccone degli specchi.
Ed il mondo sembra sempre più piccolo.

C’è un’altra cosa che dà la stessa sensazione: le automobili.
Dieci anni fa ne giravano la metà, ventanni fa un terzo; oggi ci sommergono.
Mi ricordo strade extraurbane dove mettevi giù il piede e ce lo lasciavi per un quarto d’ora; oggi ogni dieci metri devi alzare il piede: rallenti,  sorpassi, ce n’è un altro, che per fortuna svolta ma, contemporaneamente, se ne immette un altro. Eccheccazzo…! Molto democratico pure questo, ma che palle…
E la mia è una delle tante, certo. Ma è un’auto, non una corriera.
E la gente cosa fa? Compera auto più piccole? Eh no, bello, io mi faccio il suv.
Oppure vorrebbe comperare la berlina di quattrometri e mezzo che però, nel frattempo, l’hanno rifatta di quattrometri e ottanta; ogni nuovo modello d’auto sale di una categoria.
Così il mondo non è che sembra più piccolo, lo diventa proprio.

E i cellulari? Fino a ieri “piccolo è figo”, oggi ricominciano a farli grossi come ventanni fa, ma con le funzioni di un main frame, sennò, come fai a prenotare al ristorante o a scrivere “Uffa, piove…” su Feisbuk?

A Firenze bisogna potenziare i trasporti pubblici e loro, di fianco al Duomo, cosa ci fanno passare?
Navette agili e discrete?
No, una specie di petroliera su ruote lunga 30 metri.

A Milano, per l’Expo 2015, si progetta di costruire nuovi grattacieli; finalmente, dico io, visto che le grandi città italiane sono, al mondo, le più prive di edifici del genere e le distingui dalle città albanesi solo per via delle chiese.
Non è obbligatorio avere i grattacieli, ma a Milano o ti alzi o ti alzi, se ti allarghi sei già a Bergamo. Niente da fare, i verdi dicono no, quindi, probabilmente, ci si allargherà.
Dove, poi, non so.

Speriamo, nel nostro rapporto col mondo, di diventare come i proprietari dei labrador o come certi mariti: da un giorno all’altro l’animale che si trovano in casa è raddoppiato, ma non smettono di amarlo.

Oh, fatevi un po’ in là: questo mondo comincia a starmi stretto.

Dottordivago

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1985: l’anno più incredibilmente divertente della mia vita, l’anno in cui mi sono giocato tutti i jolly della mia esistenza, l’anno dopo di cui avrei potuto accettare ogni sfiga col sorriso sulle labbra per quanto ero già stato gratificato, in modo indecente, per il resto dei miei giorni.
Tra le mille cose successe ne cito un paio per corroborare l’affermazione del titolo.

Febbraio/marzo 1985: sono in giro per il mondo, pagato per farlo come e meglio di Licia Colò.
E se dico mondo intendo mondo, non quattro passi intorno all’isolato.
Campo base Bangkok, dove la società di cui detenevo una quota di minoranza aveva un ufficio. Da lì, Australia, un tot di isole risalendo il Pacifico, su fino all’Alaska, un po’ di Canada, California.
Arrivo a San Diego e…”Scusi, per Bangkok…?”
“In fondo a destra per qualche migliaio di chilometri”.
“Thanks”.

Durante una sosta alle Fiji incontro Tricia -stai brava, Bimbi, non ti conoscevo ancora…- la prova vivente che l’incrocio migliora la razza: mamma polinesiana e papà danese.
Vive negli USA a curare gli affari di papà ma è lì per il matrimonio tradizionale del fratello, che dura una settimana -la festa, non il matrimonio o il fratello…-
Che faccio, me ne vado?
Naaa, mi fermo una settimana; e faccio benissimo.
Partenza tra mille promesse di rivederci a brevissimo.

Giugno 1985: sono a Corfù, dove conosco John De Rossi, italoamericano in vacanza come me; grandissima amicizia, mangiate e bevute in compagnia di stupidi da tutto il mondo.
Durante queste cene, all’ammazzacaffè scattavano le sfide; ci passava davanti tutta la fauna dell’isola e il gioco era portare al tavolo le ragazze più belle: stupidi da tutto il mondo sì, ma buongustai.
Io ero lo stupido principe, enormemente dotato di faccia da culo e totalmente privo di cervello. Credetemi: questi occhi mi hanno visto fare cose che voi umani non potete neppure ecc… ecc…
Acchiappane una, acchiappane due, il tavolo si allungava e presentava veramente bene.
Il conto non era mai un problema: tra me e John si stava bene di salute -molto meglio di adesso… – e, nel caso servisse, uno degli stupidi era Jakob, figlio simpaticissimo e debosciato di uno sceicco kuwaitiano.
John mi molla una gomitata e mi indica una ragazza di spalle appena passata davanti a noi. “Ho visto la ragazza più bella del mondo. Se la porti al tavolo offro la cena per tutti”.
Parto di corsa e la raggiungo in mezzo alla folla del passeggio serale; sto ripassando mentalmente l’approccio quando lei si volta: Tricia!
Grande incredulità e giubilo e ritorniamo al tavolo, dove la gente comincia a cadere dalla sedia vedendo che ci sbaciucchiamo. Riusciamo a fingere di non conoscerci per cinque minuti, durante i quali ho rischiato di essere incoronato Imperatore di Corfù:  abbiamo raccontato la verità un attimo prima che cominciassero a portarmi i bambini da benedire.
Confesso di aver pregato di morire in quel momento, di ritirarmi col titolo, insomma.

Ottobre 1985: mi fermo tre giorni ad Istanbul a casa di amici.
Una sera organizzano una cena con un po’ di Vip locali per compiacere alcuni clienti americani; al mio fianco si siede John De Rossi.
Dite quello che volete, ma il mondo è piccolo.

Ora, ci rimanete male se vi dico che tutto quanto finora esposto non c’entra niente con quello che volevo scrivere?
Ma non è tempo perso: è solo l’introduzione del prossimo post.

Dottordivago.

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stella stella stella stella

Destatevi, miei prodi.
Oh cazzo, mi sbaglio sempre…
Destatevi, miei vili.
Uscite dagli atrii muscosi e dai fori cadenti: Il Dottordivago vi sta chiamando.
Sto chiamando all’adunata il mio esercito di “bùgia nen”, -per i non piemontesi significa “non ti muovere” ed indica gli amanti del quieto vivere- i miei figli prediletti, quelli che non vogliono o non possono affrontare di petto ingiustizie, maleducazione e prepotenze.
Quelli che subito fanno finta di niente ma poi te la fanno pagare con piccole o grandi vendette, che possono rendere la vita impossibile a furbi e prepotenti colpendo, rigorosamente, nell’ombra.
I miei Sceriffi Vigliacchi, appunto.

Chi si fosse perso l’atto costitutivo di questa Fratellanza può andare a vedersi il post del 9/11/2007.

Ora, miei vili, cosa mi porta a convocare le mie tremebonde truppe? Cosa mi spinge a strapparvi dalle vostre quiete attività, dal vostro laborioso, silente e rispettoso vivere?
Beh, innanzi tutto, come dice George W. Bush, che senso ha avere un esercito e non usarlo?
Secondo, devo dirvelo io che l’ozio è la situazione più pericolosa per qualsiasi tipo di truppa?
L’ozio annulla la volontà, fa abbassare la guardia, rende ignavi agli stimoli.
I nostri nemici non oziano.
Guardatevi intorno: vi sembra che vada tutto bene? Vi sembra che in giro non ci siano soggetti che meritino la vostra attenzione? Non vedete nessuno sporcare la città con cartacce o lasciando che il cane decori il marciapiede, disturbare  il prossimo con comportamenti riprovevoli come girare con motociclette dal rumore assordante o credersi padroni della strada ed ostruire il passaggio con parcheggi disinvolti?
Gente che, quasi per un fatto genetico, cerca di fregarvi in qualsiasi tipo di coda, fosse alla posta piuttosto che al supermercato?
Smetto di elencarli, sennò facciamo notte.

Vi vedo fremere, miei vili, ma aspettate ancora un momento.
Questa non è la Grande Adunanza, non ancora.
Le vostre membra sono intorpidite dall’inattività, le vostre menti non aduse, da troppo tempo, a distillare veleno ed a meditare piccole e grandi vendette.
Vi serve un po’ di addestramento, la vostra cattiveria ha il fiato corto e la vostra perfidia ha messo su pancia.

Ma ci sono qua io.

Ho individuato un paio di categorie facili da trovare e da colpire.
Tanto per cominciare, una cosa facile facile.
Quante volte vedete parcheggiare un’auto negli spazi per disabili? Tutti i giorni.
E quante volte vedete scendere dall’auto un disabile? Mai.
Ora, non dico vedere un tipo buono per il polmone d’acciaio o un tetraplegico e neanche un paraplegico; ci accontenteremmo anche solo di uno zoppo, di uno con una brutta cera.
Niente da fare: da quell’auto escono dei gioielli, roba da selezione della razza, esperimenti da dottor Mengele, tutti perfetti.
Non un colpo di tosse, una punta d’ernia, un’unghia incarnita: niente, delle specie di Highlanders, immortali ed incorruttibili dalle malattie.
Però hanno il permesso di parcheggiare lì, e voi no.
Vi pare giusto? No, non lo è, e avete la mia comprensione se schiumate di rabbia.
Coltivatela, la vostra rabbia, nutritela, ingrassatela, siate per lei una sorta di utero putrido ed amorevole.

Poi, nell’ombra, partorite il mostro.

Come? Ma vi devo dire proprio tutto?
I vecchi sistemi sono sempre i migliori; una bella chiave appuntita e lasciate spazio alla vostra fantasia: metri quadrati di lamiera vergine per i vostri ghirigori.
Una finezza: se potete, lasciate un messaggio che spieghi il perchè del vostro gesto. Solo una raccomandazione: non firmate con il vostro nome e, se proprio volete farlo, usate il nome della Fratellanza, ma solo quello.
Mi scappa di divagare.
Mi spiego meglio: una volta, sui muri si scriveva “Anna ti amo. Luigi”. Oggi gli sbarbati scrivono “Jessi ti amo. By Nicolas”.
A parte i nomi da Grande Fratello, che cazzo c’entra il “by”?
Non lordate con l’infame, inutile ed anglosassone “by” la vostra italianissima e sublime carognata, non scrivete “by Gli Sceriffi Vigliacchi” .
Esempio: “Brutto stronzo col permesso da disabile, disabilizzami sto cazzo! Gli Sceriffi Vigliacchi”.
Così: elegante, lapidario e devastante.
Volendo fare di meglio, è consigliabile esordire con “brutta testa di cazzo”: è unisex.
Tenete conto che il messaggio, già di per sè, potrebbe essere un inizio di terapia anti stronzi, senza ghirigori su cofano o portiere.
Vedete voi, ma sappiate che io consiglio il trattamento completo.

Se poi il finto infelice parcheggiasse in posti riservati sotto casa vostra, e se voi, per somma fortuna, abitaste ad un piano alto, cosa c’è di meglio che portarsi a casa qualche bel sassolino e lasciarlo cadere sul parabrezza? Non serve roba grossa, le dimensioni di una noce bastano ed avanzano per regalare un viaggio fino al primo Doctor Glass.
Ah, attenti ai passanti, che hanno già i loro bei problemi a schivare centinaia di cacche di cane lasciate lì da quelle merde dei loro padroni.
E questo ci introduce alla seconda esercitazione.
Fatti come questi hanno solo un colpevole: non l’animale cagante ma la bestia che lo segue col guinzaglio in mano.
Procuratevi una confezione di anonime crocchette che si confondano con l’ambiente, impregnatele di Guttalax e seminatele sul marciapiede lungo il muro, non nei giardinetti o nelle aiuole, dove è giusto che il miglior amico dell’uomo si liberi.

Mentre il miglior amico dell’Uomo Stronzo è giusto che si liberi sul divano buono.

Lo so, è un sistema poco selettivo, rischia di colpire anche degli innocenti.
Per alleggerirvi la coscienza vi faccio notare che il padrone educato -quello che raccoglie la merda, per capirci- è mediamente più attento al comportamento del suo cane e perciò meno esposto al pericolo che l’animale si cibi di ciò che trova in giro. E poi, questa è una guerra, ed ogni conflitto provoca danni collaterali.

Ma chi sono, il Dottordivago o il già citato George W. Bush?

Ci sarebbe anche un sistema molto, molto efficace ed estremamente selettivo, ma più costoso.
Le nostre città sono piene di extracomunitari che si spaccano la schiena tutto il giorno per pochi euro: trovatene uno, di quelli giusti, e dategli 50 euro per pattugliare la zona che vi interessa, all’ora giusta.
E state a guardare, defilàti, naturalmente: siete o non siete Sceriffi Vigliacchi?
Il suo compito sarà di redarguire il maleducato fino al fatidico “Fatti i cazzi tuoi”: a quel punto potrà ritenersi libero di comportarsi come vorrà e di dare una bella scrollata allo smerdatore.
Dovrebbe funzionare, e tutto questo con la spesa di una partita o di un concerto: ma vuoi mettere il divertimento?

Bene, miei vili, avete di che riflettere.
Certo, i miei sono solo suggerimenti, sta a voi elaborarli, trovare altre categorie di nemici da colpire o altri tipi di rappresaglia.
Io mi limito a piantare il seme dell’odio.
Sarete un terreno abbastanza fertile per farlo germogliare?

Dottordivago.

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Grillo la direbbe così: “Belìn, ragazzi, sono in una merda che manco c’avete un’idea…”
Io invece vi dico che in un momento già critico -in senso buono- del mio lavoro un cazzone mi ha combinato una pirlata che mi è costata una settimana di sbattimento, ma di quello brutto, roba da farsi un buco del culo come uno sbadiglio.
Nessun massacro fisico, certo, ma arrivo a sera con l’encefalogramma uguale a quello della Velina mora di “Striscia”, la morosa di Vieri, appunto.

Beh, sembra che la nottata stia passando, vedo la luce in fondo al tunnel e Spartacus è lì lì per strappare le catene.
A me piacerebbe molto scrivere qualcosa tutti i giorni; magari strapparvi un sorrisino quotidiano, o condividere con voi una mia idea malata: è solo che in alcuni periodi mi è veramente impossibile.
Colgo l’occasione per rispondere pubblicamente a coloro che mi hanno scritto per conoscere il motivo del mio silenzio: no, non mi sono rotto le palle del “Panda” e, no, non mi si è scollata l’ultima sinapsi del cervello.
Ancora no all’ipotesi che la malavita mi abbia spezzato i pollici -anche perchè scrivo coi due indici- e, no, tranquilli, non ho portato il computer al Monte di Pietà.
A proposito, se dovete chiedermi cose del genere fatelo pure sul blog, non è necessario scrivere a “Ditelo al Dottordivago”, la cui unica ragione di esistere è quella di aprire un dialogo privato con chi lo desidera, caso mai ci fosse la necessità. Per me non cambia nulla, ma è un peccato non condividere alcune mail divertenti che mi sono arrivate.

Tanti auguri, Elena!

Restando nelle comunicazioni di servizio, vi annuncio che il giorno 11 di questo mese la nostra amica Elena si sposa e se non foste una banda di cafoni approfittereste di questa pagina per farle gli auguri che si merita.
E prendete esempio da lei: no, non nel senso di sposarvi tutti quanti; nel senso che, come lei, potreste lasciare traccia del vostro passaggio, ogni tanto.
Come i cani: giusto una pisciatina per segnare il territorio…

Dottordivago.

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