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Archive for luglio 2013

Nota fonetica:

La “ä” è quasi una “o”, mentre per pronunciare la “œ” si dispone la bocca per dire una “o” ma si tenta di pronunciare una “e”.

Il risultato è “Banda di caga-amaretti”.
Che siete voi, precisini-ini-ini, saputelli del mio cuore.

Parlando del mio nuovo sito www.copsalessandria.it

  • e uno c’ha le rètine…
  • e l’altra c’ha la facoltà…
  • l’altra ancora mi stronca su tutta la linea…
  • poi c’è quello che riceve “un diretto con un tirapugni tirato da un nano dopo 2 km di caduta libera da una montagna…” (ocio alle droghe chimiche, gente…)

Be’, sapete cosa vi dico?

Che avete ragione, ovvio.
Ma siete comunque una banda di caga-amaretti.

Andiamo per ordine.
L’unico responsabile di quello che avete visto sul sito, sono io.
Claudiochenecapisceparecchio, il mio Guru informatico, voleva fare un’altra cosa.
Io l’ho obbligato a mettere quello sfondo, io non gli ho ancora dato uno straccio di testo su cui lavorare, io gli ho fornito delle foto trovate in rete in dieci minuti, dopo aver detto per l’ultima volta ad un cliente:

ehm… il sito è in via di rifacimento… quel coglione del webmaster… mò mi sente… comunque a giorni le mando il link…

mentendo e sapendo di mentire, perchè del sito non esisteva un pixel, come spiegavo ieri.
Quindi il povero Claudio, il Guru, non il drogato del “nano col tirapugni” (ah, a proposito, benvenuto) ha fatto le nozze coi fichi secchi.

Prima cosa, io mi voglio eticamente, professionalmente e graficamente situare tra questi due estremi:

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È la ditta di un mio amico, bravo ragazzo che ha fatto una scelta: solo design, esclusività e fuffa, tanta fuffa, a camionate. E se sta in piedi, fa bene.
Sono andato a vedere il suo sito ed è sedici volte più bello del mio, non c’è partita.

Poi ho scoperto l’esistenza di questo, e giuro che non è un brutto biglietto da visita ma è lo screenshot della home page :

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Di questo non so e non voglio sapere nulla.

Andiamo avanti.
In questi giorni, per la prima volta, ho dato un’occhiata ai siti dei vari (e rari, meno della metà) concorrenti che un sito ce l’hanno e l’unica cosa che mi interessa copiare da loro è questa:

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Pagando, voglio finire dove c’è la freccia, che indica la mia esposizione, sulla mappa che compare digitando “serramenti Alessandria”: mi basta che la gente sappia che ci sono e dove sono, come si dice, “tu digli che vengano, poi ci penso io”…
Non voglio smanettoni, gente attirata dal sito e da cazzate senza senso e poi vi spiegherò perchè; di quella razza ne ho liquidato una coppia proprio qualche giorno fa.

Un amico ai cui genitori ho rifatto le finestre, mi manda un suo giovane collega che deve rifare gli infissi: 24 anni, bravo ragazzo, accompagnato da una burrosissima morosa circa ventenne, inevitabilmente destinata all’ingrasso futuro ma, al momento, buona come la torta.
Bravo ragazzo ma sulla strada sbagliata: ristruttura la casa per andare ad abitarci col ricciolo di burro, roba che a 24 anni tu e circa 20 lei, ce la porti, in casa, e se ce la fai le stampi un sorriso sulla faccia che sembri la sorella del Joker o che abbia avuto un ictus mentre vedeva Gianni e Pinotto.
Poi la riporti a casa, sua.

Comunque, Dio vi benedica, nessuno cambia le finestre negli scannatoi, quindi ben vengano le intenzioni serie del ragazzo.
Mi lascia un po’ di misure, chiedo chiarimenti, me li manda, gli mando il preventivo. Che, a quanto pare, risulta interessante, tant’è che ritorna col padre, finanziatore dell’operazione e che a sua volta vuole ristrutturare alla grande la propria casa, approfittando della stanza lasciata libera dal figlio.

Finché parlo del serramento va tutto bene, anche se il papà fa un po’ il fenomeno, atteggiamento sbagliato quando di fronte hai uno che, dell’argomento specifico, ne sa mille più di te, cosa che vale per l’acquisto delle finestre o per il pesce fresco o per il gioco delle tre carte in metropolitana.
Ma la vita è fatta di attimi, respiri e morsi nel limone, dicendo che è dolce, quindi lo lascio fare.
Poi gli mostro il mio vetro standard, che è assolutamente di categoria superiore: tanto per dirne una, in un mondo dove tutto arriva dall’Europa dell’Est, io compro vetri svizzeri; così, ripeto, tanto per dire…

«Già solo con questo si ha un abbattimento acustico di 37 decibel che, tanto per dare un’idea, è quanto dichiara la 3M per i tappi per le orecchie, quelli arancioni che usano sia gli addetti alle presse che i piloti di Formula 1…»
Sorrisino furbetto del papà:
«No… guardi… non parliamo di decibel… lasci stare…» come a sottintendere che se apre il libro lui…

Già parlavo tenendo un dito su una tempia, dove mi pulsava una vena; devo aver schiacciato un po’ di più e la pressione mi deve aver mandato uno schizzo di merda al cervello.
Ma ve lo racconto domani, s’è fatto tardi…

Dottordivago

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Parlando di un paio di miei fornitori, uno per le porte blindate e uno per le porte interne, ho passato la vita dicendo ai miei clienti: «…non posso neanche dirle di andare a vedere sul sito dell’azienda perchè, pur essendo gente che lavora benissimo, sono una banda di gnugnu terribili… pensi che non hanno neanche il sito internet!…»

«Esattamente come me…» era il pensiero immediatamente successivo.

Cioè… quando vi dico che sono un pirla, fidatevi, non è “fishin’ for compliments”.
Anzi, ci sono dei momenti in cui a darmi del pirla mi sembra di tirarmela e se me lo dice qualcun altro siamo ai limiti dell’adulazione.
Sì, per certe cose sono veramente un coglione.

Sono arrivato fino al 2001 senza sapere come si accendeva un computer.
E a differenza di quei bambini poveri che sarebbero dei nuovi Mozart o Schumacher ma la loro famiglia non si può permettere un pianoforte o una macchina da corsa, io di computer ne avevo due, quindi:

1X (inteso come uno qualunque) + 1PC + zero uso = pirla

1 (io) + 2PC + zero uso = pirla2

Il fatto è che ne avevo uno in negozio e uno in officina, purtroppo sia qui che là avevo anche qualcuno a cui farlo usare, quindi…
E se qualche amico mi dava giustamente del pirla, rispondevo che, prima di mettere la mia vita nei microchip di un computer, avrei aspettato il Millennium Bug, per vedere di nascosto l’effetto che fa…
Ovviamente, con l’innocuo avvento del terzo millennio non ho più avuto scuse: ho tergiversato, ho blimblanato, ho fatto l’indiano, ho menato il can per l’aia, ho fatto orecchie da mercante e promesse da marinaio, ho parlato a nuora perchè suocera intenda ed ho vinto il Campionato Regionale di Figure Retoriche.
Ma dopo un anno, ho ceduto.

Tra l’altro, mi viene il sospetto di averne già parlato, aspetta che verifico…
E infatti, eccolo qui.

Ah… andiamo bene… ne ho trovato anche un altro, praticamente con questa storia ve l’ho già fatto a fette…
Parlando di Marcolino, il mio primo Guru informatico, scrivevo:

«Marcolino, finchè c’è qualcuno che fa le cose al mio posto, non imparerò mai; dimmi cosa devo comperare e me lo metto in casa: mia moglie è ignorante come me, quindi non posso delegarle niente di informatico, ergo, sono obbligato ad imparare».
Marcolino ha dimostrato di capirci parecchio, infatti mi ha portato da Computer Discount, dove c’era una commessa alta un metro e ottanta con due tette su cui ogni uomo, almeno una volta nella vita, dovrebbe mettere le mani. Se la giustizia fosse di questa terra, ovvio, purtroppo dobbiamo fare i conti con questo mondo iniquo.

Insomma, sono indietro come le balle del cane.

Per ribadire quanto sono pirla, anzi, per scolpirlo nella roccia ad imperituro ludibrio, già nel 2002 avevo registrato http://www.carlogallia.it, roba che allora non costava 20 euro come adesso…
Ho pagato per tre o quattro anni, poi mi sono stufato.
Mi sono pentito, l’ho registrato una seconda volta, ho pagato per tre o quattro anni, poi ho dato l’incarico a Claudiochenecapisceparecchio di crearmi il sito.
Dopo un anno in cui non gli ho dato due righe da pubblicare, ho messo giù quattro cazzate, salvo poi pensare che il sito di un’azienda, se anche porta il nome dell’azienda, schifo non fa, quindi ho buttato via il fresco rinnovo di carlogallia.it per passare a http://www.copsserramenti.it.

Una settimana dopo aver dato a Claudio le prime cazzate da pubblicare, scopro che in Alessandria esiste una COP Serramenti, a fronte della mia COPS, acronimo di Consulenza e Progettazione Serramenti.
«Claudio, lo so, non dirmi niente, sono un pirla: potresti cambiare il nome? Che ne so, copsalessandria.it o qualcosa del genere…Come? copsalessandria è libero? Prendilo al volo, grazie»
Tre registrazioni in un mese: marca “bravo” al Dottordivago.

Morale della favola, siamo partiti.
Al momento in veste provvisoria, giusto per “contatti”, “dove siamo” e poco altro, mentre per il futuro la vedo dura: l’aspetto che porta via più tempo è la lotta tra me e Claudio, che vuole fare una cosa molto professionale, mentre io voglio un sito da deficienti.
Mi ha già bocciato lo sfondo “maremonti” che ho voluto (e ottenuto) a tutti i costi, in favore di un serioso blu per cui lui spingeva e anche i due matti della home non lo fanno dormire la notte.
Voi cosa ne dite?

www.copsalessandria.it

Dottordivago

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Ero più bravo.
O avevo solo molto, molto più tempo?

Morale della favola, volevo scrivere due belinate sui miei gusti alimentari, cosa nata in un paio di commenti con Marco.
Così, prospettando di parlare dei cibi su cui ho cambiato idea, ho pensato al titolo “Solo gli imbecilli non cambiano mai idea”.
Poi, però, mi sono ricordato di aver già usato la stessa frase, così ho verificato; trovato il pezzo, l’ho riletto, poi il seguito.
E ci sono rimasto male.
Ero più bravo, non ci sono cazzi.

Oh teste di minchia, è la seconda volta che lo dico e non uno, dico “non uno”, che si schifi di darmi una grattata in testa di consolazione…
Ok, me lo dico da solo: avevo più tempo, questo è certo.
Prova ne sia il fatto che riesco a mettere giù qualcosa in questo momento, grazie (grazie una merda…) ad un temporale che mi lascia senza internet a singhiozzi, roba che per uno che lavora con le email…
Comunque, c’è chi con un punto d’appoggio prometteva di sollevare il mondo e chi, come me, si accontenterebbe di un pomeriggio libero per portare il cervello a correre e sporcare su queste pagine, né per sollevare il mondo né per cambiarlo di una virgola, solo per scrivere due minchiate.

Facciamo così: vi riscaldo un po’ di minestra.
Anzi, faccio come hanno fatto negli ultimi venticinque anni un sacco di creativi, a seguito di un famoso cornuto “che non lo sputo sennò lo profumo” che ha messo le mani su un mio format prima che io lo registrassi, format che prevedeva di far vedere la pubblicità alla gente con la scusa di fargliela studiare, valutare ed eventualmente premiare. Allo stesso modo, con la scusa del titolo già usato, vi infilo un riciclaggio.
A proposito del format, ve lo ricordate “Diogene: dalla parte del consumatore”? Scritto e condotto da Antonio Lubrano, era l’antesignano di “Mi manda Lubrano” (poi diventato “Mi manda RAI3”).
Bene, io avevo pensato ad un programma “dalla parte del produttore”, per il famoso principio che “i soldi bisogna prenderli ai poveri”, e prevedeva tutta una serie di presentazioni, test e altro, tutto con lo scopo di fare la più smaccata pubblicità, mantenendo la gente incollata al televisore, anzichè col dito fumante sul telecomando.
Il famoso stronzo, di cui non dico il nome per evitare una querela, se n’è impossessato per vie traverse e l’ha smembrato come fanno i pescecani della finanza con le aziende, privandolo della massa critica e creando una serie di programmucci poi diventati spunto per altri, poi altri ancora, tutti senza successo.
E nessuno ha capito che mancava il coraggio di produrlo così come era stato pensato: una cosa che le sparava grosse, anzi enormi, proprio per essere credibile, tipo la religione, per capirci: due miliardi di persone darebbero credito alla storia del figlio di una coppia di impiegati che a 33 anni prende la maturità e tre giorni dopo guarisce dal raffreddore? No.
Invece: padre falegname, mamma vergine, figlio di Dio (che sul curriculum fa un figurone), crocifissione, resurrezione.
Bisogna spararle grosse, per essere creduti.

Vabbè, la connessione internet è tornata, devo finire un lavoro, così vi copio-incollo i due post, ovviamente non perchè non ho il tempo di scrivere altro, ma quando mai…
È una specie di Amarcord, che fa da prologo ai miei prossimi cambiamenti di idea.
Torniamo al 2008.

1) Solo gli imbecilli…

…non cambiano mai idea.
Dottordivago.

Veramente non sarebbe una pensata mia, ma ho dato un’occhiata in rete e chiunque la citi la attribuisce a qualcun altro, da Socrate ad Einstein, passando per Gesù Cristo e Rasputin: oh, se non la vuole nessuno, la firmo io.

Sto vivendo un periodo di grandi cambiamenti, il che dovrebbe fornirmi l’alibi per eventuali accuse di imbecillità, ma chi mi conosce un po’ sa che ci vuole ben altro per sviare le indagini…

Da un mese a questa parte ho cambiato modo di vivere: mi sono dato alla sinistra, e con questo non intendo dire che mi sono comperato l’eskimo e la sciarpa rossa e non ho fatto un corso da sindacalista o su come far vincere le elezioni a Berlusconi fino a che vita gli arrida.

E’ che per un mese, in seguito alla sfiga al braccio destro di cui parlo nel post precedente, ho praticamente tenuto la mano destra come elemento di simmetria, tipo la gamba destra di Gigi Riva, ed ho imparato a fare un sacco di cose con la sinistra, battute sulle pippe a parte.
Per fortuna gli anti infiammatori bastardissimi che mi ha prescritto Dado ci stanno mettendo una pezza, ma se la faccenda durava ancora un po’ potevo pure imparare a scrivere con la mano di Leonardo Da Vinci.

Ho letto da qualche parte che fare le cose in modo diverso -ad esempio, lavarsi i denti con la mano insolita- stimola aree cerebrali normalmente inattive, il che pare sia un toccasana per i cervelli un po’ bolliti; questa cosa si è verificata anche nella mia scatola cranica, visto che, nel mio caso, parlare di “aree cerebrali” fa il paio col cercare i funghi su Saturno.

Prima svolta epocale: TIM, vadavialculo.
Me l’hanno veramente fatto a fette con tariffe orarie, geografiche o astrologiche; se chiami a quell’ora, va bene, se sbagli orario è come saltare il contrappello durante la naja: ti fanno un culo così. Se chiami uno dell’Acquario, ok, il Sagittario ti costa come una chiamata satellitare.
Con il mio contratto, vecchio come Noè, posso chiamare a prezzi normali, ma comunque vergognosi, tutti i cellulari ed i fissi 0131, il prefisso di Alessandria; se mi sbaglio a chiamare un fisso a venti chilometri da Alessandria, che so, uno 0143 di Novi Ligure, mi conviene di più lasciare scadere l’assicurazione della macchina ed investire una comitiva di neurochirurghi.

«Oh pirla -mi pare già di sentire- cambia e fai una tariffa flat».
Dunque, TIM ne propone una che sgobba 18 cent al minuto, senza scatto alla risposta, ma tariffata al minuto: in poche parole, se dici “scusihosbagliatonumero” sono 18 centesimi -350 lire!-, se invece parli un minuto ed un secondo, sono 36 centesimi, ed in lire ci pagavi il caffè.

Faccio una doverosa precisazione: non sono un rabbino e non conto i centesimi: prima di scoprire che con il “rito quotidiano dell’aperitivo” non riuscivo a stare sotto gli 80 kg, solo di Beck’s e Prosecco spendevo il decuplo che per il cellulare; il fatto è che trovo sia assai più nobile la cirrosi epatica che regalare il grano agli spacciatori di telefonia.

Vedo la pubblicità delle Poste, che ora offrono anche la telefonia cellulare acquistando traffico da Vodafone; tariffa flat, 11 centesimi al minuto, niente scatto alla risposta, tariffazione a 30 secondi; come dire che lo “scusihosbagliatonumero” di prima, sgobba 5,5 centesimi: essere distratti non costa più come avere un figlio scemo.
Ho chiesto la “portabilità del numero” – farà schifo, sì, come accezione?…-  per cui a giorni mi chiamerà una signorina TIM per dirmi che lei, senza me, non può vivere: non vedrei l’ora che succedesse, se mi telefonasse un responsabile di quelli veri, uno che decide con quali porcate rubare i soldi alla gente; purtroppo sarà una che non conta un cazzo e senza colpe, per cui mi limiterò a dirle “Dica ai suoi capi che ci dovevano pensare prima”.

Certo che i vertici di TIM riescono tutti i giorni a dare nuovi significati al concetto di “faccia di merda”: mi vendono a 18 una cosa che Poste Mobile mi dà per 11, dopo averla acquistata da Vodafone che l’ha avuta da TIM; ora, bastardi, non potevate darla a me a dieci e non ne parlavamo più?
Ho sempre lavorato in proprio e mi domando come mi comporterei se scoprissi che uno qualunque, mai visto, comperando da uno che, a sua volta, compra dal mio fornitore storico, fosse in grado di darmi un prodotto a metà prezzo rispetto al primo della fila; come minimo farei un ordine bello corposo e poi, si sa, pagare e morire c’è sempre tempo.
Solo che con TIM non so come vendicarmi: se avete qualche idea…

Mi sa che Telecom intenda smettere di operare direttamente sul mercato e che, piuttosto, preferisca fare da grossista per gli altri operatori; un po’ come quei puttanoni che, raggiunta una certa età, smettevano con la professione e, oltre a tenersi qualche clientone storico, diventavano le maitresse di qualche casino e si “accontentavano” di vivere con la cagnotta sulle altre ragazze; ragazze che, sì, si tenevano la fetta più grossa, ma gli toccava pure acchiapparsi certi cazzi…

E con questa eterea similitudine dalle alate parole, vi lascio: ho un divano  selvatico da domare dieci minuti, poi nanna.
Domani altri grandi cambiamenti, roba epocale: cambio palestra e barbiere.

Nulla sarà più come prima…

2) Continua da “Solo gli imbecilli”

“Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi”
Dottordivago.
E allora, cos’è quella faccia lì?
Non ci credete che trattasi di aforisma del Dottordivago?
Sì, c’è stato un certo Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ha detto qualcosa di simile, di molto simile…
Però quando Celentano e Don Backy hanno firmato “Pregherò” spacciandola per un loro brano, tutti zitti, eh?
E tutti i tarocchi di Zucchero… eh?

Vabbè, tanto qui non stiamo parlando di finti cambiamenti gattopardeschi, qui si parla di un Dottordivago che dà una sterzata alla sua vita.
Magari partendo da cazzatelle come l’operatore telefonico (vedi post precedente) o altre cretinate che vedremo ora, però hai visto mai che da cosa nasca cosa…

Il problema è che la svolta “TIM, vadavialculo” mi ha dato soddisfazione, altri cambiamenti in corso d’opera meno, tipo il barbiere e la palestra.
Voi, a me mi conoscete, no? Spargo letame e sputo veleno, ma sono un tenerone che dà un valore immenso all’amicizia ed ho un atteggiamento simile anche nel campo delle buone conoscenze-quasi amicizie; anche solo fare due parole storte con un conoscente mi fa stare male, non parliamo di un amico: quand’è successo, non ci dormivo la notte.
Che poi quest’atteggiamento me l’abbia fatto prendere almeno due volte in quel posto a causa di ex amici, è una storia che non ho il piacere di raccontare; preferisco far notare che trombate da estranei non ne ho mai prese, semplicemente perchè non sono il più stupido del mondo, solo non credevo che un amico mi potesse fottere, e se con la guardia bassa si fa poca strada sul ring, anche nella vita non si va lontano.
Diciamo che ora ci sto più attento, ma se sarà destino, succederà di nuovo; non riesco proprio a togliermi dalla mente quel pensiero di merda “Ma figurati se proprio “X” mi fa un colpo del genere…”
Va beh, chiuso l’incidente.

Tema: la mia palestra.
La mia palestra da un mese è la mia ex palestra, e mi dispiace un po’: ci stavo bene e lì ho conosciuto persone che mi auguro proprio di non perdere, in primis Claudiochenecapisceparecchio, il mio guru informatico che non mi caga più tanto ma io lo vogliobbene lo stesso; sarebbe lungo citarne altri ma ci metto dentro almeno la titolare, che ho iniziato anni fa a chiamare signora Maestra e che adesso è chiamata così da metà iscritti.
E’ un posto giusto per me: tutte le palestre che conosco io o sono dei posti da caga-amaretti radical trendy, o sono posti pieni di idioti che si rovinano la salute per scolpirsi fisici ripugnanti, o sono postacci da Pino dei Palazzi -a proposito, Mimmo, c’hai zigarettee?…-

Nella mia ex palestra c’è la gente normale.
E allora, com’è che è diventata “ex”?

Per usare un eufemismo dirò che, come palestra, bellissima non è: scordatevi scintillii inox e luccichii di parquet, sale relax, bar interno e quant’altro; c’è quel che serve, senza fronzoli.
Ma a me è così, che piace.
C’è sempre stata una cosa che mi ha fatto incazzare dal primo giorno: lo spogliatoio.
E’ il locale più freddo, umido e puzzolente della provincia.
Non ho detto che sia sporco, sia chiaro, ma è un buco malsano al pianterreno, in un angolo in ombra dello stabile, con l’umidità che affiora da sotto che cerca di incontrarsi con quella che scende dal soffitto, visto che sopra ci sono i bagni delle donne e gli impianti, è proprio il caso di dire, fanno acqua da tutte le parti.
Praticamente una grotta.
E come tale non è dotato di finestre, tranne due buchi sopra le docce, che se li apri in questo periodo devi usare il bagnoschiuma additivato con l’antigelo.
Al ricambio d’aria dovrebbero provvedere un paio di ventoline del diametro di un cento lire ed un depuratore/filtratore che basterebbe a malapena per una scarpiera, se il filtro non avesse la mia età; e tutta questa profusione di mezzi e tecnologie ha un problema di fondo: è tutto collegato all’interruttore della luce, così il primo pirla che esce dallo spogliatoio e la spegne, stacca tutto, e l’ambiente torna ad essere una seducente fungaia, ricca di odori di bosco sottobosco sottosottobosco e nebbioline.
Peccato che il legno delle panche sia verniciato, sennò ogni autunno un bel raccolto di famigliole da polenta non ce lo toglieva nessuno.

Manca un anti-bagno, cioè qualcosa che separi lo spogliatoio dal gabinetto; ci sarebbe una porta, ovvio, ma se qualcuno, sbrigata una pesante incombenza non la chiude, ti porti a casa sui vestiti ciò che resta della sua cena; con un chiudiporta da 20 euro si eliminerebbe il problema.
Niente.
Voi forse penserete che sono un rompicoglioni, ma voglio mettervi a conoscenza di un fatto: l’odore, detto in soldoni, è determinato dalla presenza di particelle di una certa sostanza in sospensione nell’aria; da ciò si desume che se senti odore di merda, è perchè stai respirando merda.
Daccodo, particelle, ma sempre merda.
Sommando questo fattore al tasso di umidità del locale ed alla ventilazione solo virtuale, si ha come risultato che una cagata media ha il tempo di decadimento del plutonio, circa 20.000 anni.

Avevo richiesto la soluzione del problema, almeno collegando la “ventilazione” -va beh, ventilazione è una parola grossa…- non più all’interruttore ma ad una normalissima presa fissa, intervento dal costo previsto di 10 euro.
Niente.

Ringraziando la Madonna lì dentro fa un freddo del cazzo, sennò, con tutta quell’umidità, lo spogliatoio si trasformerebbe in un utero artificiale, in cui potrebbero svilupparsi forme mutanti dei peggio virus, roba da Alì il Chimico.
Io arrivo intorno alle 12, il riscaldamento parte tre ore prima e fino alle 13 c’è da battere i denti: tutti si lamentano che fa un freddo cane ma nessuno parla.
Così c’ho pensato io, facendo notare che diciotto gradi in uno spogliatoio non sono proprio indicatissimi: posso capire che in inverno sia più salutare vivere in case non caldissime, coprendosi magari un pelino di più -tutte balle, a casa mia ho 23° e sto da Dio- ma la cosa è di difficile attuazione in un luogo preposto a svestirsi e farsi poi la doccia.
Qualcuno deve averci pensato e l’ha chiamato “spogliatoio”, non “copritibenetoio” o “mettilamagliadilanatoio”: no, l’ha battezzato “spogliatoio”, luogo dove, per antonomasia, non ci si veste pesante.

La cosa che mi faceva incazzare è che con due lire si metterebbe a posto tutto, cosa che ho fatto notare più volte.

Morale della favola: io voglio bene alla Maestra ma, conoscendomi, ho capito che ero “a una col Jolly” (gergo da Ramino che sta per “essere in procinto di”, ndr) dal farmi una litigata a colpi di “Barboni-spendete-cinquanta-euro-in-quel-posto-del-cazzo”.
Così ho fatto la bella.
E bon.

Tema: il mio barbiere.
Sono due fratelli, e li conosco da trent’anni.
Tra i vari amici, ci siamo sempre domandati come facciamo ad andare lì per farci tagliare i capelli, quando è acclarato che quelli bravi sono diversi e che, a questi, di opere liriche non gliene dedicherà mai nessuno.
Risposta: vai lì, dici quattro cazzate e per mezzora non pensi al resto della giornata che ti aspetta o che sta finendo.
E poi sono bravi ragazzi.
Il fatto è che la situazione va peggiorando: uno dei due è sempre stato temuto come la peste da tutti i clienti, così si fa quelli di passaggio; l’altro, quello bravo, mi ha sempre costretto, nei due o tre giorni che seguivano il suo lavoro, ad accorciarmi in proprio le ciocche che lui dimenticava di tagliare, sempre sul lato destro: e va bene…
Con l’aggravarsi della situazione, diciamo da due o tre anni, ho cominciato a fargli notare che sul lato desto “mi sembrano più lunghi, o sbaglio?”
“Sbagli”, e da lì partono spiegazioni che tirano in ballo l’umidità o la secchezza del clima, le macchie solari, gli esperimenti atomici ed i poteri occulti.
Una volta, palesemente in torto, mi ha detto: “E’ che hai la testa un po’ quadrata e così sembra che…”

IO NON HO LA TESTA QUADRATA.

Al limite trapezoidale, ma per colpa sua.
Ho un sacco di “capelli ricci e belli”, e quelli bianchi tocca cercarli col lanternino.
Tempo fa ho collaborato ad alcuni programmi RAI, quand’era ancora in Via Teulada, ed un barbiere della via, che accorciava peli famosi da quarantanni, mi disse un giorno che avevo una testa perfetta, come Gian Maria Volontè e Marcello Mastroianni.
E allora, eh?

Ho cominciato a curare il mio barbiere e l’ho beccato: se perde mezzora sulla mia testa, passa cinque minuti a destra, cinque minuti al centro e venti minuti a sinistra; gliel’ho fatto presente, e lui mi ha guardato come per dirmi “Vuoi insegnare a tuo padre come si fanno i figli?”.
L’ultima volta, ci siamo superati: lui mi ha fatto una testa come quella che Andrea Lucchetta sfoggiava negli anni 90, trapezoidale, ed io ho fatto finta che andasse tutto bene, salvo lavorare dieci minuti al giorno per una settimana, man mano che le ciocche riprendevano la piega naturale.
Non tornerò dai due bravi ragazzi.

Mò che mi passa il male al braccio e che mi ricrescono i capelli, corro il rischio, nello stesso giorno, di cambiare palestra e barbiere; sicuramente proverò una sorta di disorientamento, come una vertigine.
Ma sarà un momento solenne e mi voglio preparare una frase ad effetto; anzi, l’ho già pensata:

E’ un piccolo passo per un uomo ma un passo da gigante per l’umanità

Sì, mi è venuta bene…

Continua.

Dottordivago

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Due minuti ben fatti, tra un preventivo e un calcolo tecnico.

Premetto che la mia esposizione è di fronte all’ingresso di Paniate, grande centro per l’infanzia, giocattoli, scuola e, soprattutto in questo periodo,  barbecue, piscine in kit e arredo giardino.

Dieci minuti fa entra una coppia mentre sono al telefono, mi fanno cenno

“diamo un’occhiata”,

rispondo con il cenno

“prego, fate come se sareste a casa vostra”
(eh lo so, gesticolo in modo sgrammaticato…)

e continuo la telefonata.

Questi guardano finestre con grande interesse per cinque minuti, mentre io, con gesti e occhiate, mimo il mio dispiacere per la lunghezza della telefonata; loro, molto gentilmente, sorridono e minimizzano.

Finalmente riesco a chiudere la telefonata.
Lui: «Buongiorno, dove tenete l’arredamento per il giardino?»

Succede, col caldo…

«Ma… veramente… io faccio finestre, Paniate è là, l’ingresso di fronte…»

Brusco cambio d’espressione: «E non poteva dirlo subito?»

La mia prima reazione è quella di guardare se c’è qualcuno con una telecamera, poi capisco di non essere vittima di una candid camera ma di un cretino, quindi l’idea di rispondere cortesemente non mi ha neppure sfiorato per un attimo:

«Con “subito”, per caso, intende “appena ho visto la sua faccia”?»

Lei, suonata come lui ma consapevole di aver sposato un coglione, in un attimo di lucidità lo prende per un braccio e lo porta via.

Dio vi benedica, coppia di cazzoni, ho riso cinque minuti filati.

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Ok, ok, fine della ricreazione…

Dottordivago

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Grazie, Tonino.

Homer, non essere triste…

homer triste

 Grazie a te

tonino accolla

Tonino vivrà per sempre.

1707

Dottordivago.

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Sottotitolo: RisPost 16 bis

♫♫ Eeee meu amigo Marco…
♫♫ eeee meu amigo MarcoVal…

Sai cosa ti dico, MarcoVal?
Ti dico che mi hai fatto un gran piacere, con questo commento a RisPost 16:

Se un diagramma potesse registrare l’andamento del buonumore, nel leggere il Panda, per me il picco più recente sarebbe stato qui:
“[…] Ovviamente, a parte quelli che vengono rimpatriati con mille scuse perchè li abbiamo tirati su mentre facevano il bagno a Tunisi o Bengasi: non salviamo naufraghi o migranti, ci stiamo spingendo talmente in là che praticamente stiamo mettendo in atto dei veri rapimenti nei confronti degli africani in ferie al mare…
Ma sto uscendo dal seminato .”

Forse ne stavi uscendo, Boss, riguardo al filo del tuo discorso principale (d’altra parte un Dottordivago senza digressioni sarebbe come una Karima-Ruby senza trasgressioni); però avevi gettato il seme di una gag davvero spassosa, alla Vianello, che si presterebbe ad essere fruttuosamente tradotta in immagini sul grande schermo…

Non per altro, da bravo ex autore di testi brillanti faccio sempre una cosa che chiunque scriva per un pubblico fa, a differenza di quelli bravi, gli scrittori, per cui l’imperativo è “scrivi come se nessuno leggerà mai ciò che scrivi”.
Chi scrive per il teatro cerca di capire che effetto farà sul pubblico quella particolare trovata, sia comica o drammatica, è sempre immaginariamente a spiare il pubblico da dietro le quinte.
Io, da ex lavoratore della televisione, mi immagino le mie belinate che passano su uno schermo. Ma non come immagini, visto che, da almeno un quarto di secolo, la più pecoreccia e prezzolata claque può trasformare in battute al fulmicotone persino gli agghiaccianti monologhi di Greggio al Drive In o i “tormentoni” dei tanti Inutili di oggi ai vari Zelig/Colorado, per non parlare di Made in Sud, tutta gente di cui mi ostino a voler ignorare il nome.
Cerco, invece, di immaginare ciò che scrivo come le parole di un karaoke, che scorrono davanti a un pubblico che legge e cerco di immaginare quale passo del post potrà piacere.
Purtroppo molti si incaponiscono sulle idee e trascurano l’esposizione, la forma, cosa che su queste pagine rappresenta un esercizio fine a sè stesso, uno sforzo degno di miglior causa, come concentrarsi sui risultati scolastici della reginetta del college, che ha l’unico dovere di essere una bella figa, se poi è ignorante come unabbestia, pazienza.

Personalmente ridevo di gusto, mentre scrivevo del bagnino libico imbarcato a forza o del pensionato di Djerba “salvato” coattivamente mentre faceva il morto a cinquanta metri da riva. Ridevo e avrei voluto dedicare più tempo a quest’aspetto, purtroppo il lavoro incombe e ho rinunciato a prospettare scenari in cui l’arrivo delle motovedette italiane sulle coste nordafricane creasse la stessa angoscia di qualche secolo fa per l’arrivo delle navi negriere sulle coste dell’Africa equatoriale, o il sacro terrore che pervadeva ancora prima gli Europei, per gli sbarchi vikinghi.
Oppure mi immaginavo l’improvviso fuggi fuggi dei bagnanti a Bizerta al suono dell’allarme “Boldrini”, molto più temuto dell’allarme “Shark!” sulle coste australiane…
Mi immaginavo un imbufalito Mohamed, ormai “salvato” con la forza, che mostra i braccioli ai soccorritori, urlando:

Ti sembro uno che espatria, eh, pezzo di idiota?! Eccheccazzo, è la terza volta!…

oppure il più rassegnato Ibrahim che gridava all’amico rimasto a terra:

Fai su la mia roba e di’ ai miei che rientro appena ‘sti imbecilli mi rimandano a casa…

Avrei voluto parodiare la prima genialata cinematografica di Troisi, quella in cui si lamentava del fatto che, per tutti quanti, un napoletano non può viaggiare ma solo emigrare: mi divertiva molto l’idea che un nordafricano non possa essere un “bagnante” ma solo un “migrante”.

troisi

Be’, non ne ho avuto il tempo.
Ma fortuna vuole che, tra tanti che mangiano “una cosa veloce” in pausa pranzo, c’è qualcuno che ordina il menu degustazione.
Ora la domanda è: cogli meglio di altri lo spirito di queste pagine o, vista la massa media dei tuoi commenti, ti prendi più tempo?
Ti prego, non dirmi: «È solo che mi accontento di poco»…

Dottordivago

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Rispost 16

Dicesi “RisPost” una cosa che è partita come risposta ad un commento
ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post,
da cui l’elegante calembour.

El segna semper lü.
È sempre lui.
È sempre Marco, quello che mi prende per il coppino e mi mette con la faccia davanti a ciò che scrivo, come si faceva con i cuccioli che cagavano in casa, nei bei tempi spietati in cui -orrore- si dava persino uno schiaffone ai figli lavativi.

E il Dottorletargo deve uscire dalla sua tana in vetro-pvc-alluminio-legno.

Solo che coi cuccioli funzionava, con me no, a dimostrazione di quanto sia sopravvalutata la superiorità intellettuale umana nei confronti degli altri animali.

Ero contento per la condanna di Berlusconi nel processo Ruby, alla faccia della mancanza di prove e anche del reato, dal momento che la presunta vittima nega di essere tale.
Sono sufficientemente onesto per ammettere che non gioisco per la condanna moralmente giusta, visto che tutti quanti sappiamo come è andata e che le accuse sono tutte vere: però Ruby è una puttana ed è commercialmente implicito che qualcuno se la trombi, sennò cessa lo scopo.
E figuriamoci se uno stronzo come me, più realista del Re, che metterebbe in galera i tossici e lascerebbe in giro i pusher, si preoccupa se qualcuno si è scopato una puttana, anche se sedicenne.

Gioisco perchè è un chiodo piantato nella bara del Puttaniere e, nonostante sia anche l’ennesima palata di terra nella fossa della Giustizia Italiana, ben venga tutto ciò che può allontanare Berlusconi dalla politica.
Quindi, perchè mai dovrei preoccuparmi per la sospetta -quanto da sempre invocata- rapidità del sistema giudiziario nel processo Mediaset?
”Fuori Berlusconi” è il mio imperativo e stavolta senza neanche il problema di insultare la Giustizia, anzi, “rallegrandomi per la ritrovata rapidità del sistema”, come ha dichiarato quello che tagliava l’erba o schiacciava i punti neri del Capo, prima di essere spinto nella politica come una supposta di glicerina all’interno di un intestino pigro.

Fuori Berlusconi, dicevo.
E magari troverà spazio qualcuno che ricostruisca una destra giusta, senza braccia tese per salutare romanamente, chiaro, ma senza braccia tese per fare ciò che nessun altro fa, tipo partire da Lampedusa per recuperare migliaia di disgraziati quando sono ancora nelle acque africane, senza sapere poi che farne, una volta qui.
Ovviamente, a parte quelli che vengono rimpatriati con mille scuse perchè li abbiamo tirati su mentre facevano il bagno a Tunisi o Bengasi: non salviamo naufraghi o migranti, ci stiamo spingendo talmente in là che praticamente stiamo mettendo in atto dei veri rapimenti nei confronti degli africani in ferie al mare…
Ma sto uscendo dal seminato.

Sì, sono di parte.
Sono contro Berlusconi al punto di votare per due volte PD, cosa che se mai me l’avessero detto qualche anno fa…
Sono di parte, spudoratamente, vaffanculo a legalità e democrazia.
Sono pro esercito in Egitto, visto che si contrappone ai manifestanti islamici, e sono pro manifestanti in Turchia, perchè si contrappongono a istituzioni islamiche o in via di islamizzazione.
I governi islamici -non i musulmani che credono nel loro Dio senza ammazzare nessuno- mi stanno sul culo come Berlusconi, quindi i loro nemici sono miei amici.

E tu, Marcolino, anche in quei due Paesi saresti per la giustizia e la democrazia a tutti i costi? No, perchè, a guardar bene, avrebbero ragione gli allahuakbar.
Spenderesti parole infuocate in favore del povero Morsi democraticamente eletto e proditoriamente spodestato? O in favore del buon Erdogan, che ha vinto le elezione ma sta su un piede solo?

Credo che in questi casi saresti di parte come me: in mancanza di Giustizia, ti accontenteresti della Legge.
Besos, mi querido.

Dottordivago

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