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Archive for dicembre 2011

2012

I Maya hanno detto che nel 2012 scoppia la macchina della merda.
Non li cago: questi non conoscevano la ruota quando noi stavamo per metterne quattro insieme, staccare i cavalli e attaccarci un motore…
E come le hanno tramandate le loro belinate se non conoscevano la scrittura, quando da noi Dante Alighieri se l’erano già mangiato i cagnotti?
Non me li inculo proprio, i Maya…

Sono i Cinesi, che mi fanno incazzare:
oroscopo

Con tutte ‘ste bestie di merda, quando arriva l’anno giusto?

Tipo quello del Panda…

ilpandadevemorire

che deve morire…

 

Buon anno dal Dottordivago!

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Sottotitolo: Uomini di merda

Sembra facile, dire “vado dal dentista”.
L’immenso Giovanni Scagliotti diceva che

Coi soldi in tasca e l’uccello duro, ciulare non è mai un problema…

Sto scoprendo che dal dentista non è così.
Cioè, non nel senso che dal dentista ci devi andare con un’erezione in corso ma coi soldi in tasca sì.
I soldi per il tipo di barca che piace a me (da venti metri in su) proprio non li ho ma quelli per i denti sì, quindi, sostituendo la volontà di sistemare la mangiatoia all’uccello duro Scagliottiano, risolvere la pratica non dovrebbe essere un problema.
Ho appena fatto un lavoro ad un mezzo amico dentista, considerato molto bravo, con un solo difetto: qualsiasi cosa spieghi a me, cerca sempre paragoni con le finestre, come se io non capissi niente al di fuori del mio lavoro.
Io.
L’uomo che, con le dovute approssimazioni, ha un piccolo bagaglio di conoscenza in ogni campo dello scibile umano, l’uomo la cui rovina è stata l’estrema specializzazione dei nostri tempi; so fare discretamente bene un sacco, veramente un sacco di cose ma nessuna in modo sublime. Se fossi nato diecimila anni prima, in un mondo di cacciatori/raccoglitori, dove non esisteva la specializzazione ma tutti dovevano procurarsi il cibo, imparare a cucinarlo, costruirsi le abitazioni, gli utensili e gli abiti, sarei stato un re, anzi, no, un Dio.
E quello mi spiega tutto sostituendo le finestre ai denti…
Voi, a me mi conoscete, no? E allora immaginerete che un bel giorno gli ho domandato a quali paragoni potrebbe ricorrere dovendo curare una signora acclaratamente ninfomane…
Comunque, mi viene automatico chiedere a lui un primo preventivo, riservandomi poi di interpellare un buon amico che fa lo stesso mestiere.

Trentamila euri, ‘tacci sua…
Tutto compreso, eh, sia chiaro.
Compresa anche una serie di dubbi miei.
1. Spendere una cifra del genere, quando i miei denti funzionano ancora benissimo ed hanno un aspetto più che dignitoso, solo perchè, per una volta nella vita, vorrei muovermi in anticipo, mi sembra eccessivo

2. Mi dice che “ho poco osso”, a cui io rispondo “ma molta minchia”, cosa che diverte molto la bella e giovane assistente ma che non cambia la situazione: nell’arcata superiore, in corrispondenza dei molari, l’osso non consente gli impianti; occorre, quindi, provvedere a innesti, trapianti, riporti ed altre operazioni che mi disturberebbe fare al mignolo sinistro, figuriamoci in bocca, considerando anche che per un annetto mi toccherebbe passare più tempo con la bocca aperta che seduto sul cesso, con uno che mi trasforma la bocca in un hamburger. Naaa… non se ne parla neanche…

3. Per i 16 denti anteriori mi propone le “faccette”, una fettina di dente da appiccicare nella parte in vista, che è un po’ come “pulire dove passa il vescovo”; siccome sua moglie sfoggia un brillantino incastonato in una “faccetta”, la prima cosa che mi viene in mente è di ritrovarmi un sorriso con sedici faccette così:
faccine  
«Cretino, quelle sono le “faccine”…»
«Sarà… ma visto che sono il Campione del Mondo di Bruxismo No Limits, non è che alla seconda dormita che mi faccio, mi sveglio con l’equivalente del costo di un’utilitaria sparso sul letto?»
«A parte che dovresti iniziare a dormire col bite, chi dice queste cose è perchè non è padrone della tecnica d’incollaggio…»
Estrema consapevolezza o ego smisurato?
Veramente a me non ha detto niente nessuno, è un’idea mia: appiccica bene fin che vuoi ma credo sia meglio una corona che circonda completamente il dente.
«Va beh, ci penso, eh?»

Ne sento un altro, conosciuto in palestra, dall’aria molto più normaloide, privo dell’innegabile allure da luminare che ammanta il primo.
Parte meglio: «Faccette? Per un roditore come te? Ma per piacere…» e mi consiglia le corone che, come dicevo un attimo fa, avvolgono e proteggono il dente, ovviamente aiutate dall’inevitabile bite.
Parte meglio ma arriva peggio: più caro dell’altro, senza per altro essere nè famoso nè “di moda” come il primo.

Stessa musica -niente faccette ma corone, il tutto a metà prezzo, circa sedicimila euro- presso uno Studio Odontoiatrico che fa parte di una catena a livello nazionale, cosa che mi induce a pensare che sia solo una questione di ricarico sui “pezzi di ricambio”: anni fa un amico odontotecnico mi diceva che il dente che usciva dal suo laboratorio a meno di centomila lire, passava nelle mani del dentista e entrava in bocca a settecento mila lire.

Mah… chissà come funzionerà nei Paesi dell’Est… 
Mi parlano bene di uno studio in Croazia, con trent’anni di esperienza e che, trovandosi in un bel paese sul mare istriano, non mi dispiace per niente.
Invio panoramica e i preventivi, ovviamente anonimi e privi di prezzi; non mi sembra un discorso serissimo, quello del preventivo senza vedermi, ma ci sono già tre dentisti che, faccette a parte, dicono le stesse cose, che allego.

Ottomila euro.
Purtroppo sono molto sbrigativi sulla mancanza d’osso e sbrigano la pratica con 750 euro, per altro già previsti nel conto, senza avvisarmi che un intervento del genere richiederebbe di fare avanti e indietro come la pelle dell’uccello tra Italia e Croazia per chissà quante volte.
Vedo che la macroscopica differenza di prezzo è sui materiali, le corone costano meno della metà che qui da noi, al che scrivo per avere chiarimenti sui materiali impiegati, a cui segue una risposta del tipo “facciamo questo lavoro da trent’anni e questo dovrebbe bastare”.
No, non basta: replico che anch’io faccio finestre da quasi trent’anni ma se un cliente mi fa una domanda, io gli rispondo. Ciao ciao e scusate il disturbo, niente Cammino della Speranza, niente emigrazione in direzione opposta alla logica.

L’unico dispiacere è che non andando oltre-Cortina non passerò dal Veneto per una gran polenta e baccalà con il “Gruppo Stonati Camagna”.
Va beh, Verona è una bella città da visitare ed è lì vicino: mi sa che ci porterò Bimbi per un week end…

Ora sto aspettando di ascoltare la musica del mio amico Max che, al 99%, sarà quello che mi metterà le mani in bocca e con cui posso parlare papale-papale. L’ho tenuto per ultimo perchè volevo arrivare da lui già con le idee minimamente chiare, dopo aver sentito svariati pareri; non amo rompere i coglioni alla gente ma la bocca è sicuramente il mio orifizio preferito, in quanto anello di congiunzione tra me e le due cose che amo: la facoltà di parlare e il cibo.
Dopo tanto pensare, so già che gli proporrò un accordo. Non ci penso neanche di soffrire, spendere e aspettare per un lavoro come quello dell’aumento dell’osso, il cui risultato -e qui viene il bello- non è detto che sia positivo, potrebbe non funzionare ed io non sarei il primo cornuto e mazziato.
E questo a differenza delle mie finestre, che vanno sempre bene ma, nel caso ci fosse un problema, i soldi ce li rimetterei io, non il cliente.
Insomma, per 26 denti deciderà Max, io mi riservo la scelta del lavoro su tre denti a destra e tre a sinistra dell’arcata superiore: un bel ponte vecchio stile, dal premolare al dente del giudizio, che è una roccia.
Per questa parte di lavoro il costo è ridicolo, il tempo per realizzarlo anche.
La durata non si sa ma almeno posso tenere fede ad uno dei pilastri della mia esistenza: sempre rimandare a domani, possibilmente a dopodomani.
Se fra qualche anno si ripresenterà il problema -e si ripresenterà, se sarò ancora vivo- ci penseremo: hai visto mai che quel giorno mi faranno ricrescere l’osso semplicemente masticando un Vivident Xylit alle cellule staminali?

Ed ora parliamo di uomini di merda.

Ieri mattina è arrivato il Camagna in visita-parenti, pronto per il programma già stabilito: colazione a base di deliziosi panini “dei Parodi” e Prosecco.
Primo uomo di merda: io.
Non ero nè provato nè nauseato dal cibo dei giorni precedenti: non ho un grande cervello ma ho uno stomaco… gente, un tritarifiuti!
Però ero psicologicamente disgustato dal cibo: sono già guarito ma ieri avrei voluto naufragare su un’isola deserta, solo io e un fustino di acqua potabile, niente da mangiare per una settimana.
Così, non senza vergogna, ho proposto un caffè.

Secondo uomo di merda: il Camagna.
Dopo aver letto le mie ultime pagine, probabilmente si era fatto l’idea di trovarsi davanti un povero sdentato, così mi ha portato il suo regalo di Natale:

cesto Camagna

Un cestino di croccante.

No, dico, un altro cretino così, voi, lo conoscete?
E siccome dietro ad ogni grande uomo di merda c’è una grande donna (d’oro), l’ommimmerd’ ha commissionato l’articolo alla mamma, che ha fatto una cosa assolutamente deliziosa: per fortuna i miei denti funzionano benissimo e ieri sera ne ho spazzolato un quarto, alla faccia del Camagna e del fatto che solitamente non amo croccanti e dolci di mandorle, nocciole e affini.
Ma questo è assolutamente sensazionale.
Ringrazia tanto la mamma, deficiente.
Ti voglio bene.

Dottordivago

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Auguri in kit

269715_1968463848554_1151670698_1837161_7722035_n[1]IoIo non ho idea da dove si comincia ma voi, che siete bravi con ‘sta macchina di merda, potete prendere i miei auguri del 1984 e fare il fototaroc con la faccia e la data di oggi.
Andando avanti con la data e imbiancando gradualmente barba e capelli, potrete farvi i miei auguri per tutti gli anni che volete. E io non mi scasso più la uallera… 
Dottordivago

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Denti da sistemare?
Faccio presto, io, a dire «Vado dal dentista e sbrighiamo la pratica…»
Non è come andare dal meccanico se la macchina ha, che so, un cuscinetto che ronza: te lo cambia con un altro uguale e via, non c’è niente da inventarsi.
Oddio, con un po’ di fantasia qualcosa ci si può inventare, come il mio ex meccanico di fiducia.
Lo sapevo, mi scappa di divagare, proprio adesso che ho i minuti contati…

A differenza dei Coreani, i Tedeschi non sentono cazzi: due anni di garanzia e correre, così, per un tagliando qualsiasi, a garanzia scaduta, vuoi mica andare alla BMW e mollargli 60-euro-l’ora-più IVA? Naaa…
Non scherziamo proprio, andiamo dal fidato Antonio.
Una volta.
”Una volta fidato”, intendo…
Oggi, con queste garanzie prolungate, la gente va sempre meno dal meccanico sotto casa: è sufficiente che uno si comperi una Kia e, con sette anni di garanzia, il meccanico lo saluti proprio, visto che, praticamente per tutta la vita della macchina, vai in Concessionaria; così, all’Antonio di turno, non resta che tirare un filino di più la cinghia o sfruttare al massimo ciò che si presenta. Solo che l’ho scoperto 540 euri troppo tardi.
Avrei dovuto sospettarlo: chiunque della mia famiglia fosse entrato in quell’officina, mi diceva che Antonio voleva sostituire la cinghia di distribuzione; per chi non lo sapesse, si tratta di un intervento molto costoso da fare ad un certo kilometraggio o dopo un certo tempo: si può posticipare ma non evitare, altrimenti si rischia che il motore si crepi in due come Gatto Silvestro. Ma farlo a metà del kilometraggio indicato è solo un regalone al meccanico iperprotettivo, se non in malafede.
Ma ci conosciamo da vent’anni, vuoi mica che…
Vuoi mica, appunto. Oltre a cambiare olio, fluidi e filtri, ha pensato bene di sostituire le pastiglie posteriori: bisogna capirlo, la mia macchina ha la catena di distribuzione, eterna, al contrario della cinghia…
«Anto’, le pastiglie dietro? Ma se sono ancora buone quelle davanti, che dovrebbero partire per prime…»
«Sì… ma con controllo di trazione e controllo di questo e quello, le pastiglie vengono molto sfruttate, soprattutto se chi guida è un terrone come te…».
«Anto’, guarda che quello nato sotto il 40° parallelo sei tu…».
«Sì, ma quello che mette la macchina di traverso sei tu…»
«Sarà, ma il computer di bordo segnala se le pastiglie sono da cambiare…»
«Buono quello, il computer di bordo…».
Però sei mesi dopo mi segnalerà perfettamente la necessità di cambiare le pastiglie anteriori…
Va beh, pago e faccio per partire, quando l’occhio mi cade sul contachilometri; caso vuole che, quando ho lasciato la macchina in officina, mi sono segnato i kilometri per regolarmi per il prossimo tagliando.
Chiamo il figlio del meccanico: «La macchina è a posto? L’hai provata?»
«Tranchillo, tutto ok, l’ho provata…»
«Vedo, vedo… hai fatto 140 km, molto scrupoloso, davvero…»
«… Eh?… No… ma…»
«Vi saluto, gente. Per un bel pezzo…»
Alla BMW io avrei speso la metà e il giovanotto avrebbe portato la morosa al mare con la sua Fiesta: marca “bravo” al Dottordivago…

Comunque ho capito che coi denti è pure peggio ma capisco anche che questo è un periodaccio in cui ho poco tempo, quindi vi beccate un…
Continua.

Dottordivago

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Sottotitolo: Giorgio, Giorgio, perchè mi hai abbandonato?

Come anticipato nel “demo” precedente, cosa ci va a fare in Croazia, a gennaio, uno che pensava di andarsene in Oriente a soffrire tanto bel caldo?

A puttane no, non mi porterei dietro la mia rispettabile signora e, soprattutto, andrei in Cecoslovacchia (uff… ‘sta cosa della Repubblica Ceca di qua e Slovacchia di là non la digerirò mai…), vera zona di ripopolamento per la gnocca, un giacimento di figa, un vero “scandalo ginecologico”: due Paesi in cui vivono una quindicina di uomini, altrettante donne e cinque o sei milioni di superpatate, calde e simpatiche come l’icebrg del Titanic ma superpapere di primissima.

Non per voler disprezzare la gnocca locale ma in Croazia si va per ragioni diverse. In estate solitamente ci vanno quelli che hanno una conclamata allergia alla sabbia, tutta gente che, una volta passata Trieste, butta gli antistaminici nel primo fosso bordo strada, ben consci del fatto che imbattersi in un metro quadrato di sabbia in quel posto è come essere divorati da un alligatore a Courmayeur, ci vuole la stessa sfiga.
In compenso non si contano i fachiri deceduti per aver tentato di battere il record mondiale di permanenza sugli scogli che bordano il cristallino mare croato: oltre i quattro minuti e ventisei secondi distesi su quelle Vergini di Norimberga, non è sopravvissuto nessuno.

E in inverno? Salvo essere appassionati di pesca ai calamari o di “fusi al sugo” (da pronunciarsi fuji al sciugo…) in questa stagione, in Croazia, si può giusto andare dal dentista.
Almeno, quella è la mia idea in questo momento, ma ho ancora un mese buono per informarmi bene e decidermi, visto che, contrariamente a Linda Lovelace da piccola, non so ancora cosa farò da grande con la mia bocca.

Qualcosa devo fare: i miei denti hanno trecento anni, come Highlander, solo che non vorrei ritrovarmi come lui a dichiarare solennemente

Ne resterà solamente uno.

Come al solito sto facendo un casino, mi spiego meglio.
Tutti usano i denti per un’oretta al giorno, calcolando i tre pasti principali, ed io faccio lo stesso, purtroppo ci do dentro come un matto tutta la notte (coi denti…) e credo di essere il Campione Regionale di Bruxismo, quindi i miei denti hanno un’usura almeno sestupla del normale. Considerando che poi, da sveglio, mi mangio pure le unghie, è facile intuire che in assenza di dentizione continua come i ratti, un aiutino a ‘sti denti mi tocca darglielo.
Anche perchè mi sto ammazzando: da anni mi sveglio al mattino con la sabbia in bocca, quando non si tratta di vere e proprie schegge di dente.

Sì, lo so, esistono i bite ma, come vi ho detto in altra occasione, già dormo con i tappi nelle orecchie causa sonno leggerissimo, mi manca ancora il bite in bocca… poi, magari, svitare il pisello e metterlo nel bicchiere come una dentiera, così sono a posto.
Inoltre, non vorrei dare a Bimbi la sensazione di dormire di fianco ad una specie di manichino da crash test che, per coricarsi e dormire, ha bisogno di una serie di preparativi tipo la vestizione di un torero…

Ma la verità è che sono l’incontrastato recordman di “Rimandare le Cose”, oltre che uno dei più bei cretini del mondo.
Così mi ritrovo con due molari mancanti perchè spezzati, riparati, rispezzati, quindi tolti tempo fa; altri due molari spezzati di cui resta qualche vestigia e i denti anteriori sani e saldi ma consumati in modo irregolare: niente che mi renda inguardabile, in giro c’è di molto peggio, ma comincio ad avere qualche fastidio. Ovviamente, i cosiddetti “denti del giudizio”, che non servono a un cazzo tranne che a creare problemi al 50% delle persone, nel mio caso sono quattro perle: non li ho sentiti quando sono spuntati e continuo a non sapere di averli e questo giusto perchè non servono a un cazzo visto che, mi dicono, sono dei “fossili viventi”, dei “residui anatomici ancestrali” che non sono stati al passo con la nostra evoluzione, tipo l’appendice o l’osso sacro, che era la prima vertebra della coda. Se fossero stati indispensabili, figurati un po’, li avrei spezzati alla prima digrignata ben fatta…

E qual è il problema? Via due molari e un premolare per semi-arcata, totale dodici, meno quattro a cui ho già provveduto io, e vai con quelli nuovi.
Ehm… Houston, abbiamo un problema…
A forza di rosicchiare mi si è abbassato un po’ il livello dei denti, poca roba, potrebbe essere un millimetro o giù di lì; è ovvio che, rifacendoli, bisognerebbe riportarli al livello giusto, il che mi lascerebbe con gli incisivi inferiori e superiori che non si congiungerebbero, il che significa che mi toccherebbe dare l’addio ai morsi nei panini, salvo morderci dentro e poi, per staccare il boccone, cominciare a roteare come i coccodrilli.
Oppure ricorrere al sistema Inuit, che bloccano coi denti una striscia di carne essiccata o di grasso congelato e la tagliano passando a un millimetro dalle labbra un coltello affilato come un rasoio. 
Oppure abituarmi all’idea di azzannare il pane e svuotare il panino, visto che l’affettato del caso verrebbe via tutto con il primo morso.
E come si può vivere senza un panino col salame? O con la pancetta all’aglio, il San Daniele, il cotto di Moncalvo e tutto quello che vi piace…
La soluzione c’è: rifare tutti i denti, anche quelli davanti.
Ehm… Houston, abbiamo un problema…
Continua.

Dottordivago
E non fatemelo a fette per il “continua”: non avrei proprio avuto tempo ma se oggi non avessi pubblicato qualcosa, il Pirata avrebbe fatto i capricci…

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locandinapg1

Mamma mia
dammi qualche mille euri
che in Croazia io voglio andar…

Dicono la sfiga: per dieci anni sono stato praticamente obbligato a passare le mie vacanze invernali in Brasile, causa acquisto di villa in riva al mare da parte di mia suocera. Ok, aspettate a caricarmi, lo so, può capitare di peggio; però, come vi ho già raccontato in altre occasioni (tipo la serie Bacio le medaglie, Comandante) a me il Brasile sta discretamente sul culo e, pur avendo girato l’80% di ‘sto mondo rotondo, no pais tropical ci sono andato solo dopo che mia suocera si è fatta la casa per svernare.
Ci sono ancora andato quest’anno a febbraio, poi mia suocera ha venduto la casa: evvài, d’ora in poi vado dove voglio io, senza obblighi morali; non che la mia seconda mamma mi abbia mai fatto pesare la cosa, però, se tu a gennaio vuoi andare in vacanza al caldo e loro sono già là, non andare me pareva bbrutto…

Insomma, mi pregustavo un ritorno in grande stile nelle voluttuose terre d’Oriente, terre che Bimbi non ha mai visto e che io, in un’altra vita, ho consumato, ritrovare quei baraccotti dove ti cucinano cose deliziose e spaventosamente piccanti per cui ti tocca bere dei secchielli di birra, all’ombra delle palme…
Uh uh uh uh… Dài che andiamo, dài che andiamo, dài che andiamo…
Solo che…

Vediamo se avete studiato: ho un buco del culo, io?
Bravi, esatto: no, non ho un buco del culo, ho una specie di buco nero che attira con forza incontrastabile tutti i cazzi che girano nell’universo, tutti.
E domani vi racconto la rava e la fava…
Continua.

Dottordivago

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homer_simpson_doh_02

Settimana di merda, un casino dietro l’altro e ne risente la produzione di post.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Homer bello

Ma per i prossimi giorni sono ottimista…

Dottordivago

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