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Archive for aprile 2010

Ostensione 3

Con la storia del Mostro me ne ero dimenticato; oggi, però, vi beccate un po’ di Ostensione:

Nota dell’autore:
per tutta la durata di quell’importante ed intelligente evento che è l’Ostensione della Sindone, questo blog vuole offrire ai suoi visitatori qualcosa di altrettanto serio, ostensando ostruendo ostiando proponendo di volta in volta oggetti di culto laici, sacri o pagani, purchè si tratti di pacchi clamorosi che rendono un mucchio di soldi solo a chi li vende, giusto per rimanere nel campo della Sindone.

 

cbProdotti anti cellulite.

 a

 

Sembra impossibile, ma milioni di donne bruciano miliardi di euri (vi ricordo una delle regole grammaticali di queste pagine: gli euro, quando sono tanti, diventano euri…) in prodotti che non danno il benchè minimo risultato.

D’altronde, Giovanni Scagliotti diceva che le donne sono ignoranti, ma così ignoranti, che più ignoranti delle donne ci sono solo gli uomini.

Dottordivago.

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Al mio segnale, scatenate l’inferno.

Era l’imbrunire di uno di quei giorni di cui potrete dire “Io c’ero”.
Siamo pronti: tra poco scatterà la trappola.
A parte i personaggi di spicco che vi ho già presentato, siamo metà di mille; il piano prevede la creazione di un campo base, nel senso che se arriviamo tutti nel bosco con le macchine, magari qualcuno con lo stereo che manda Funkytown a stecca, condito da qualche colpo di clacson, c’è il rischio che il Mostro mangi la foglia.
Quindi, campo base (leggesi “parcheggio”) distante dal luogo della trappola.

Primo intoppo: siamo a venti km da Alessandria ma tutti scendono come all’autogrill dopo averne fatti 500.
Uno si stira, l’altro ulula uno sbadiglio, un altro dichiara ad alta voce “Cazzo, fatemi pisciare che muoio…”
”Allora, banda di deficienti: siamo in aperta campagna ed i rumori si trasmettono a chilometri; va bene che siamo ad un paio di km dal posto, però…”

Secondo intoppo:
”UN PAIO DI CHILOMETRI? Per tanto così, potevamo lasciare le macchine in città…”
Stranamente, quest’inizio di ammutinamento non viene dal Cigno, l’uomo che non fa un passo neanche per salvarsi da un incendio; per forza: lui è l’unico, insieme alla coppietta-esca, che arriverà sul posto in macchina, dentro al bagagliaio.
Infatti inizia: “Mmm… coglioooni, camminate un po’, che vi fa bene…”

Ginko è un altro che piuttosto che fare un passo si farebbe amputare le gambe, però è anche del mestiere, quindi è pronto al sacrificio.
Bruno continua a sostenere che si doveva arrivare col paracadute, ma comprende le effettive difficoltà logistiche.

Prima cosa: taroccare la chiusura del bagagliaio dell’auto-esca, onde evitate che la truppa di primo intervento, cioè il Cigno, faccia la fine del topo. Faccio scattare la chiusura a bagagliaio aperto, così non si potrà richiudere, poi piazzo un cordino che servirà al Cigno per tenerlo chiuso.
Ora la truppa.
Perchè sia chiaro a tutti il livello di stupidità e di incoscienza, vi rinfresco la memoria: stiamo per tendere una trappola al Mostro, che potrebbe essere un buontempone come un vero maniaco; se funzionerà, il Mostro si prenderà un sacco di legnate.
E se il Mostro fosse armato?
Nessun problema, siamo armati anche noi.

Mini divagata: quello che oggi mi stupisce è il fatto che noi siamo partiti ridanciani e baldanzosi per una spedizione che nelle opzioni prevedeva la possibilità di sparare a qualcuno o di farsi sparare; questa cosa me la devo ricordare quando condanno senza riserve le varie minchiate ad opera di sbarbati di cui parlano i telegiornali, minchiate che, spesso, finiscono molto male.
Con ciò non intendo giustificare le varie teste calde, semplicemente mi devo ricordare che considerarli degli imbecilli viziati e rincoglioniti dai videogame equivale a pensare la stessa cosa di me, senza neppure l’attenuante dei videogame, visto che allora il massimo della tecnologia ludica era rappresentato dal flipper.
Giuro, mi sembra impossibile essere stato così stupido e fortunato.
Torniamo al periodo in cui il cervello era un opzional.

Abbiamo un bagagliaio di pistole, gentilmente ed inconsapevolmente fornite dal padre di quel suonato di Pedro: ormai quelle armi conoscono la strada, andiamo sempre in quel posto a sparare ai barattoli, chissà che stavolta non sia un bersaglio mobile…
Io prendo quella che ormai considero come mia, una Walter PPK, quella del primo James Bond: oggi sarebbe considerata un’arma da checche, in realtà è una 7.65 che fa un male della Madonna, a cui abbino un signor randello per un eventuale corpo a corpo; Pedro ha una cal. 9, Ginko e Bruno hanno una dotazione personale, Franco sceglie una 22; gli altri hanno un assortimento di armi bianche come i contadini che andavano a stanare Frankenstein nel castello, mancano solo forconi e fiaccole.

“Ok, ci siamo. Trullo a guardia delle macchine, noi seguiamo la…”
”E perchè io devo stare qua?”
”Trullo, qualcuno ci deve stare… in più tu zoppichi…”
”Lo sai che lo faccio per abitudine, mi prendi sempre a calci in culo per farmi camminare dritto…”
”Va beh… ma non possiamo lasciare le macchine… anche gli indiani, nei film, lasciano sempre qualcuno a guardare i cavalli…”
”Non so la tua macchina: la mia non nitrisce e non scappa… e poi, da solo non ci sto”.

Posso capirlo, non è un cuor di leone e se ne accorgono uomini e bestie; svariati anni più tardi, felicemente sposato, si è presentato a casa con un meraviglioso cucciolo di pastore tedesco, di cui si è dovuto liberare un mese dopo: lo mordeva regolarmente…

“Ok, chi sta con Rullo? Nessuno? Va beh, vieni pure tu, ma stammi dietro” e per farlo contento gli diamo una baionetta turca lunga mezzo metro.
Facciamo partire la spedizione, l’auto-esca ci darà venti minuti di vantaggio così, quando arriverà, noi saremo piazzati.
Dopo pochi passi metto Trullo alla retroguardia, lontano da tutti, visto che “mi stava dietro” alla lettera ed ogni volta che mi fermavo mi piantava la baionetta turca nella schiena…

Questo cambio di assetto tattico ed altre minchiate ci rallentano il passo, sull’auto-esca fremono e aspettano giusto il tempo di una sigaretta, così, appena partiti, la tempistica è già andata a puttane: il Rosso ci sorpassa, con il Cigno che sta mezzo fuori dal bagagliaio e ci regala un altro “Mmm… coglioooni…”.

Quasi quasi spero che il Mostro sia già lì ad aspettarli e che li squarti prima del nostro arrivo; comincio anche a pensare che solo io e Pedro siamo così stupidi da prendere sul serio la faccenda; Ginko è serio ma distaccato, più che altro ha un vago interesse professionale; ci sarebbe anche Bruno, ma a lui il fatto contingente non interessa: aspetta un momento simile dai tempi della Prima Comunione!

Piccolo intoppo: arrivati in zona, in vista della macchina, non possiamo stare tutti insieme, quindi occorre prodursi nella manovra di accerchiamento; accucciati a terra si decidono le ultime mosse sottovoce: “Due gruppi, si fa il giro largo e ci si ferma scalati, possibilmente a vista…”
Giro largo quanto? No perchè… io ne ho le balle piene di camminare…”
Sto per spiegare quanto largo urlando, poi mi calmo ed illustro il giro.
“Largo così???”
”Nooo… passa in mezzo alla radura, magari dai due calci nelle gomme della macchina per vedere che la pressione sia a posto e poi ti piazzi come sei comodo, cretino”; così, per dare il buon esempio, mi becco il giro più largo.
Arrivo dopo dieci minuti, tutto sgarbellato dalle spine: grosso modo, come punti cardinali, ci siamo io, Ginko, Pedro e Bruno, in modo che ogni due o tre scappati da casa ce ne sia uno normale; è stata una faticaccia ma ne è valsa la pena: siamo tutti piazzati e nessuno ha fatto il minimo rumore.

È tutto pronto, nessuno può avvicinarsi a venti metri dall’esca senza essere visto; mi metto un po’ più comodo: potrebbe essere una lunga notte, sono solo le undici.
Il silenzio è quasi totale, solo il suono appena percettibile dell’autoradio, come da programma.

Poi, nel silenzio, una voce.
Più che una voce, un cretino: “Oh… non si può cambiare musica?” seguito da un “Shhhh!!… che si sente tutto…”

Signore e signori… la nostra esca. Maestro, siglaaa!!!

Si sente un altro rumore: colpa mia, mi sono cadute le balle.
Mah, è presto, magari il Mostro non è ancora in giro… Non per altro: se era nel raggio di 500 metri, non si è perso una parola.
Passano dieci lunghissimi minuti.

Il Geometra ha sempre sostenuto che la tonalità metallica della voce del Cigno è dovuta ad un pezzo di ferro che ha in gola.
Però, in quel bosco, sembra una fanfara: “Oh, cambia ‘sta merda di musica!”
”Shhhhh! Stai zitto…”
”Eh, sì, stai zitto…” chiosa la nostra punta di diamante.

Restiamo lì ancora cinque minuti solo perchè siamo una banda di cretini.
Poi succede qualcosa:
”Oh, abbassa… in questo bagagliaio di merda ho gli altoparlanti a una spanna dalle orecchie…”
Ecco cosa succede: che incominciamo a renderci conto della banda di cretini che siamo.
Dopo dieci secondi io faccio il verso della tortora: “Gru… gruuu…”; qualcuno risponde facendo il grillo, si incomincia a vedere qualche sigaretta che si accende.

Alfiere, suona il corno: la caccia è finita

Ci ritroviamo tutti intorno alla macchina e lì si capisce che siamo una vera squadra unita: ovviamente ridendo, ma siamo tutti concordi nel dare del pirla al Cigno che, mezzo anchilosato, ci mette cinque minuti per uscire dal bagagliaio.
”Eh, sì, stateci voi a sentire tutta la sera Den Harrow e Baltimora…”
Lo capisco: lui ama solo “Hey signorina” di Giangilberto Monti, brano sconosciuto al resto del mondo.

Insomma, ci avviamo verso il campo base, dove dimostriamo di essere realmente una squadra unita: “Oh, questa non la raccontiamo a nessuno, eh?…”
Tutti d’accordo.
Rientriamo in città poco dopo mezzanotte: in Piazzetta sembra di essere al mercato, come al solito c’è il mondo.
Anche loro sono una squadra unita: tutti quanti iniziano a ridere e a dirci di tutto.

Ma… come?…
Rinti, quel Gano di Magonza, ci ha venduti!
Ha intervistato il Castel che gli ha parlato del Coso Della Chimica, lui ha elaborato un veloce manifesto che ha appeso in bacheca da Baleta, a quei tempi meglio della CNN.

Gente, ci hanno fatto un culo… mai preso tanti insulti tutti insieme.
Non potevamo neppure negare: eravamo vestiti come dei pazzi, tutti sporchi di terra e graffiati dagli arbusti.

A distanza di trentanni sono solo felice che la cosa sia andata in cavalleria, che non sia successo niente; allora, però, non posso negare di aver provato un certo disappunto.
Ma è durato poco.
Avevamo ventanni: ci sarebbero stati altri Mostri da cacciare, nel corso di altre lunghe estati calde.

Dottordivago

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Dai commenti alla prima parte, vedo con piacere che un paio di personaggi “informati sui fatti” si mostrano: Ginko ha avuto un ruolo portante, ha collaborato in modo fattivo alla causa, mentre il Cigno ha fatto molto di più: questa è una storia di giovanile stupidità e della stupidità di tutta la vicenda il Cigno ce ne ha messo un bell’80%…

Un bel salto indietro di una trentina d’anni: siamo tutti lì a guardare l’impronta impolverata e non abbiamo dubbi:

il Mostro è libero.

Come dicevano nel selvaggio West: “Per risolvere le cose, non c’è niente di meglio che una bella folla inferocita” e noi questa cosa la sapevamo: l’essenza stessa del vivere civile è una banda di scalmanati, più sono meglio è, che fremono dalla voglia di farsi giustizia da soli.
Parte la pianificazione della trappola, che scatterà inesorabile la sera successiva.

Serve una coppietta compiacente che funga da esca.
Trovata.
Il Rosso viaggia su Fiat 131 Mirafiori, vettura sufficientemente spaziosa per ospitare l’esca nonchè una forza di primo intervento, la carne da cannone, per capirci.
Il Rosso si propone per la parte del maschio, più difficile è trovare una donna che si cosparga di miele in un termitaio come quello.
Trovata: il Rosso ha un collega che ogni tanto si porta dietro, un mezzo starplato di cui nessuno ha mai conosciuto il nome.
È perfetto: minuto e con i capelli lunghi fino alle spalle, è disposto a farsi impalare su un cactus pur di non stare sempre solo come un cane.

Il piano prevede che la coppietta si fermi come ha fatto Pedro, nello stesso posto; i due piccioncini inizieranno a pomiciare, quindi i sedili verranno leggermente reclinati per lasciare spazio, sul sedile posteriore, alla forza di primo intervento, cioè qualcuno che spalanchi la portiera e punti un’arma sulla faccia del Mostro.

Primo intoppo: nessuno vuole quell’incarico.
Non per fifa, figuriamoci: abbiamo una frenesia addosso che potremmo giustiziare il Mostro a morsi.
Il fatto è che tutti vogliono far parte dei cacciatori, quelli che cingeranno la zona in un’impenetrabile cordone di sicurezza in contatto visivo con l’esca: una muta di veltri che già pregusta l’appostamento, lo scatto repentino, l’inseguimento a fauci spalancate, l’odore del sangue e l’immancabile smembramento della preda.
In poche parole, trovare uno che stia in macchina è come cercare il portiere per una partitella.

Segue un attimo di riflessione.
Lo scatto?
L’inseguimento?
Tutta roba che richiede fatica; così, fatti due conti, il Cigno si propone. E vvai!…

Ma pone una serie di condizioni: non vuole sentir parlare di armi, non sono nelle sue corde; piuttosto –quello sì- si doterà di quello che lui definisce “un bel tarello”: dicesi “tarello” un mezzo manico di badile, con cui il rappresentante della nostra forza d’elite si sente decisamente più a suo agio.
Ok, ci penso io: ho un manganello di rovere in cui è quasi impossibile piantare un chiodo; inoltre è lungo 60 centimetri ed è grosso come un avambraccio: l’ideale, in spazi ristretti.

Ancora una condizione: non starà sul sedile posteriore.
”E dove ti metti, cretino, sulla bagagliera?”
No, stRambo ha già studiato una superba strategia: starà nel bagagliaio.

“Ma sei scemo? A parte che se il Mostro, conoscendone il modus operandi, per prima cosa dà una manata sul bagagliaio, tu resti lì dentro, dimenticato come il triangolo; se, invece, si avvicina di lato, tu sei l’ultimo che se ne accorge; inoltre, sei lì dentro senza sapere cosa succede, il malamente apre il baule, ti pianta un’accetta in mezzo agli occhi e noi ti ritroviamo schienato come una tartaruga; e anche ammettendo che tutto vada bene, dopo due ore che sei lì ti ci vuole comunque un quarto d’ora per uscire”.
Niente da fare: o si fa così o ci cerchiamo un altro corpo d’elite.

Secondo intoppo, stavolta da parte delle esche: “Come… due ore? E quanto ci mette ad arrivare, quello lì?”
”Mah… sai, solitamente i maniaci sono puntuali, però non si può mai dire… COSA CAZZO NE SO, QUANTO CI METTE AD ARRIVARE?
Sia chiaro: ‘sta cosa la facciamo bene o lasciamo perdere, quindi, se c’è da stare tutta la notte, ci stiamo, ok?”
”Oh… non t’incazzare… è solo che… stare delle ore a far finta di ciulare… E poi, intendiamoci: io non mi spoglio!”
”E ci manca ancora quella!… Già se ci becca la Giusta sono cazzi, se poi ci prendono pure per una banda di froci… Non vi dovete spogliare, state coricati ed aspettate”.

Uff… ‘sto piano è già ‘na faticaccia…
Per il resto del gruppo è più semplice: di me mi fido, Ginko… va beh, sorvoliamo sui particolari ma dovrebbe essere quello più preparato, Pedro sta facendo il servizio di leva nei Carabinieri.
Ecco, dalla reazione che ha avuto dopo la pacca notturna, l’Arma non ne esce benissimo…  però, in questo caso, è pronto ed assetato di vendetta.

Abbiamo un problema: Bruno.
Figlio di un maresciallo dell’esercito, sente pulsare nelle vene il sangue di tutti i 600 di Balaklava: è uno che fa ridere ed è nostro amico da sempre ma è anche un fascistissimo guerrafondaio; la sua smania di combattere mi preoccupa un po’ ma non riusciremmo a lasciarlo a casa neanche narcotizzandolo e legandolo.
E poi ci serve, una specie di Blain: “Ehi, Blain, stai sanguinando…”

Non ho tempo per sanguinare…

Poi chi c’è?
Dunque, Franco è il profeta del verbo “se un uomo non è un quintale, non è un uomo”: non è molto indicato per gli inseguimenti prolungati, quindi è difficile che acchiappi un maniaco in fuga.
Ma se lo prende…

Poi c’è il Castel…
”Aaaspetta… io lì non ci vengo”
”Ma sei scemo? E perchè non dovresti venire?”
”Mmm…’ste storie non mi piacciono… metti che ci troviamo davanti… metti che spunta fuori un… un coso… uno con la testa sotto al braccio (intendendo un essere decapitato che si regge la testa come un bagaglio a mano, reminiscenza di un personaggio di Alan Ford) insomma… cazzo ne so… un coso della chimica…”

Dunque: Pedro è arrivato all’una, dopo dieci minuti è partita la pianificazione, Castel ha tirato fuori Il Coso Della Chimica verso le tre…
Sì, se ricordo bene, abbiamo riso fino alle cinque.

Ci sarebbe anche Trullo, alias Murlo, Rullo, Urlo, Chiurlo e Moffo, l’uomo con più soprannomi al mondo.
Non ha le stimmate del guerriero, un anno e mezzo prima si è rotto tibia e perone giocando a calcio ed ancora adesso zoppica: non per necessità, solo per abitudine.
Degli altri non mi ricordo, tranne l’infame Rinti (abbreviazione di Rin Tin Tin, e non chiedetemi perchè si chiama così, non lo so): tenetelo a mente, tornerà nella storia.

Continua

Dottordivago

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Il mostro

Ho appena preso una bracciata di conti che dovrei fare e li ho scaraventati lontano: m’aĝĝ’ rutt’ u cazz’… è suonato il campanello della ricreazione.

Quindi, prima vi beccate un po’ di ostensione, poi un raccontino.

Nota dell’autore:
per tutta la durata di quell’importante ed intelligente evento che è l’Ostensione della Sindone, questo blog vuole offrire ai suoi visitatori qualcosa di altrettanto serio, ostensando ostruendo ostiando proponendo di volta in volta oggetti di culto laici, sacri o pagani, purchè si tratti di pacchi clamorosi che rendono un mucchio di soldi solo a chi li vende, giusto per rimanere nel campo della Sindone.

180px-Hahnemann

Samuel Hahnemann,

fondatore dell’omeopatia.

E se con voi funziona,

ho due buone notizie:

la prima è che riuscite

a curarvi con la mente,

la seconda è che

non avete alcun

malanno da curare.

L’acqua fa bene

ma non se assunta

contando le gocce.

Si parlava di raccontino?
E vada per il raccontino.

1981, massimo 1982, sera d’estate: con una manciata di altri deficienti faccio la spola tra Baleta e la Piazzetta.
Come diceva Re Artù in un vecchio Carosello:

Come mai non siamo in otto?
Perchè manca Lancillotto!

”Dov’è Pedro?”
Io lo so: “Aveva del buono con una: mi sa che la porta a cena –va beh, diciamo “pizza”- e poi la fa star bene…”

È lunedì, non c’è una discoteca aperta nel raggio di 50 km, quindi “serata bassa”: si resta lì, nell’ombelico del mondo, del nostro mondo, intendo.
Verso l’una vediamo arrivare la macchina di Pedro: contrariamente al solito la parcheggia in modo maniacale, fa avanti e indietro quindici volte, come se non ci fosse tanto con la testa, poi scende e sembra un morto che cammina.
”Oh scemo, cazzo fai?”

Trema tutto, balbetta, non riesce quasi a parlare, ha come un accenno di lacrime agli occhi.
Ci penso io.
Pedro ha la capacità di ubriacarsi con l’alito di un ciucco, quando è al bar non deve neanche leggere le etichette delle bottiglie, sennò parte; lo guido fino al Moderno, dove le dosi sono più generose che da Baleta; la situazione letteraria richiederebbe un paio di bourbon doppi, in realtà gli faccio buttare giù uno Stravecchio Branca che, a parità di alcool, costa la metà: dobbiamo togliergli la macumba, non fare una degustazione o girare un episodio del detective Marlowe.
Funziona: la dose che normalmente lo avrebbe ucciso, lo riporta alla realtà.

In breve: ha minimamente sfamato la tipa, poi ha sondato il terreno; capito che la serata metteva bene ha deciso di piazzarsi tranquillo in un posto isolato.
E qui mi scappa di divagare.

Pedro non era un uomo da mezze misure.

Dico “era” perchè non c’è più. È quello di cui vi parlavo molto tempo fa: scoperto di avere una qualche forma di leucemia, ha pensato bene di farsi suicidare da un omeopata svizzero; dopo un anno di cure ha provato con un medico serio: troppo tardi, rien ne va plus.
L’Ostensione di oggi è dedicata a lui.

Niente mezze misure, dicevo: finchè c’era da fare il pirla era un Numero Uno, quando s’è messo a lavorare ha fatto una montagna di soldi, quando c’era da morire è morto da super pirla.
Uno senza mezze misure, come spende i soldi?
Casa: pacchiano-hollywoodiana
Auto: BMW X5
Moto: Harley Davidson
Cane: pit bull
Su queste cose l’ho sempre caricato come una sveglia: gli dicevo che dalla prevedibilità e scontatezza degli acquisti, probabilmente il suo personal shopper era Bobo Vieri o un altro calciatore.

Torniamo alla serata estiva: dove va “in camporella” un uomo senza mezze misure?
In un posto in cui il Conte Dracula non si sarebbe sentito tranquillo: troppo isolato, troppo inquietante.
Si trattava di una collina con la cima disboscata, tipo la testa di un frate, per capirci, ed era talmente isolata che noi ci andavamo a sparare, usando le cataste di tronchi come muro di contenimento per le pallottole.

Si ferma ed inizia le operazioni.
Piccolo particolare: in quel periodo, un mese si ed uno no, a Scandicci affettavano qualche coppietta e la cosa ci rimaneva in testa, un po’ come farsi una nuotata di notte dopo aver visto Lo Squalo.

Dopo dieci minuti, quando la caldaia spingeva a tutto vapore, sentono una tremenda botta sul retro della macchina, si immobilizzano e, nel silenzio, sentono qualcuno che si allontana di corsa.
Non so voi, io c’ho la pelle d’oca ancora adesso.
Pedro si raddrizza come una molla, mette in moto e parte, nudo come un verme, come se avesse visto il demonio, per fermarsi e rivestirsi solo alla vista delle prime luci della città; porta a casa la tipa in preda ad una crisi di nervi, che non ha smesso per un secondo di dargli del coglione per la scelta del posto, e viene in Piazzetta a raccontarci la storia.

Lo Stravecchio lo ha rincuorato, noi gli diciamo di tranquillizzarsi, forse era un animale…
Macchè animale… Fa due passi intorno alla macchina continuando a raccontare: “…ho proprio sentito come una manata, qui dietro…“
Si immobilizza, col dito che indica l’auto:

Aba.. tt…eeh…eeh… mrsz…

Ricomincia a balbettare, indicando il bagagliaio.
Andiamo a vedere e rabbrividiamo anche noi.

Nitida e spaventosa, l’impronta di una mano impolverata si mostra ai nostri occhi.
Continua.

Dottordivago

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A + B = ?

 

2

più

3

uguale 

cade

Dai che cadeee!!!

Ed ora un po’ di Ostensione.

Nota dell’autore:
per tutta la durata di quell’importante ed intelligente evento che è l’Ostensione della Sindone, questo blog vuole offrire ai suoi visitatori qualcosa di altrettanto serio, ostensando ostruendo ostiando proponendo di volta in volta oggetti di culto laici, sacri o pagani, purchè si tratti di pacchi clamorosi che rendono un mucchio di soldi solo a chi li vende, giusto per rimanere nel campo della Sindone.

spy pen

Avevo sette o otto anni ma avrei donato un organo, per averla…

Dottordivago

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Sì, lo so…

Nel post precedente vi ho detto che c’ho una botta di lavoro tra capo e collo per cui ci risentiremo nel prossimo anno bisestile.

Beh? È una novità che sono inaffidabile?

Scherzi a parte, la luce in fondo al tunnel è sempre occlusa da un gigantesco tappo di merda ma devo prendermi due minuti di ricreazione, giusto per evitare che il mio cervello passi dallo stato spongiforme a quello liquido e cominci a colarmi dalle orecchie.

Vado con la sveltina.
Mezzora fa mi telefona Misterpinna, amico blogger genovese trapiantato a Trieste per lavoro.

”Senti un po’- mi dice- come si chiama il giornale di Alessandria?” visto che deve fare una qualche ricerca e dando per scontato che ne esista uno…
Per esistere, esiste: viene da domandarsi se si può definire “giornale” una pubblicazione che riempie metà delle pagine con le inserzioni a pagamento di foto di morti, sia quelli di cui cade un anniversario che quelli freschi di giornata.
Mi sa che a breve metteranno pure i moribondi, con tanto di “borsino” e quotazioni gira l’occhio / non lo gira.

Comunque, anche se sembra il Facebook dell’aldilà, un giornale ce l’abbiamo.

Rispondo: “Si chiama come il vostro” intendendo “Il Piccolo”, come quello di Trieste.
E Misterpinna:

Belìn, Il Secolo???

Non che a Trieste l’amico abbia perso l’accento zeneize, ma dovevate sentirlo quando ha detto “belìn, il secolo”: si sentiva franze o mâ col sottofondo dei Trilli, condito col profumo di acciughe salate.
Ehm… Marcolino… devo dirtelo: si intravedeva anche un brandello verde di pesto tra due denti…

Vecchio cheu de Zena…

Genova

Dottordivago 

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A causa

di inenarrabili casini di lavoro, il Dottordivago è da considerarsi clinicamente bloggisticamente morto per qualche giorno.

ciuchino

Vi ricorderete ancora di me?
Mah…

Dottordivago

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