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Archive for luglio 2014

Ritengo il moonwalking il massimo dell’apparire senza essere, infatti consiste nel dare l’illusione di camminare in avanti, pur andando indietro.
Da quando ho smesso di fumare, non tossico più e non ho più mal di testa, da quando ho smesso di interessarmi di politica, non ne parlo più; quindi, nella precedente definizione, non dovete vedere un riferimento al grande sbattimento istituzionale relativo alle riforme promesse da Renzi.

Il moonwalking, al di fuori del palco o della pista da ballo, applicato alla vita di tutti i giorni, non è l’inutilità, è peggio: è essere cornuti e mazziati, è il danno e la beffa.
Da qualche giorno su Feisbuk gira l’aforisma di non ricordo chi, forse un premio Nobel, che, più o meno, dice:

C’è da domandarsi dove va una società in cui ci si reca in auto in palestra per pedalare su una cyclette.

Va be’, che camminare sul tapis roulant o pedalare sulla cyclette siano il simbolo dello sbattersi inutilmente, io lo dico da una vita ma questo è un premio Nobel, quindi è giusto che venga condiviso dai poveri di spirito.

E a tal proposito, ocio alla divaghetta, la divagata-doppietta.
Primo, un ricordo a Giorgio Faletti, di cui tutti hanno ricordato tutto ma non l’idea di personaggio più brillante tra quelli partoriti, purtroppo non capito dai più: il Cabarettista Mascherato, “colui che ruba le battute ai ricchi per donarle ai poveri di spirito”. Grande Giorgio.
Secondo, a proposito della stupidità del concetto stesso di ginnastica e palestra, oltre a citare G. B. Shaw («L’attività fisica è inutile: se stai bene, non ti serve, se stai male, te la proibiscono») citerò Fabrizio Battista, mio “commesso di lusso” ai tempi dell’armeria.
È nato commerciante in una famiglia di commercianti e a me serviva dietro al banco, così, facendo leva sulla passione per caccia e pesca, l’ho convinto a chiudere un suo negozio di intimo e a trasferirsi da me, sperando di convincerlo a diventare socio. Ma era così furbo che già dopo poco tempo ha dichiarato che non voleva saperne, perchè ha capito prima di me quanto stronzi fossero gli altri tre soci della s.r.l. , salvo beccarsi (giustamente) i nostri clienti  quando i tre stronzi hanno mandato tutto a puttane e lui ha aperto un suo negozio.

Dunque, Fabrizio era un po’ sovrappeso e, con poca convinzione, se ne lamentava in previsione dell’estate.
«Fai come me –dico io- all’ora di pranzo vai in palestra… o a correre…»
Fabrizio la sa troppo lunga, per fare una minchiata del genere. Così si è messo d’accordo con Livio, un nostro cliente che consegnava a domicilio gli elettrodomestici per Trony. In pausa pranzo lo aiutava un paio d’ore, su per le scale dei condomini, con frigo e lavatrici sulle spalle, poi si faceva una doccia e tornava in negozio.
E guadagnava 20 euro al giorno invece di spenderne 50 o più al mese, oltre a beccarsi qualche mancia da gente che lui avrebbe potuto tranquillamente comperare.

Tornando al moonwalking, non c’è come rifare una casa dopo 22 anni dalla precedente, per capire quanto ci ha portato indietro tutto questo sviluppo, questa innovazione, questa “creatività tutta italiana”.
Parlo dell’arredamento.
Anzi, parlerò dell’arredamento.
Continua

Dottordivago

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Vale più il titolo del post, sicuro.
La campanella della roggia è questa:

campanella

L’acqua fa girare la ruota a pale, sull’albero della ruota c’è una camma (praticamente un’altra paletta, più piccola) che ad ogni giro dell’albero aziona il campanello appeso al parapetto.
Chiunque avesse necessità dell’energia ricavata dal passaggio dell’acqua, aveva molto a cuore il buon funzionamento della ruota, che poteva in qualsiasi momento essere bloccata da un ramo o un detrito; il ritmico e continuo “din – din” della campanella stava a significare che tutto andava bene, l’acqua scorreva e la ruota girava.
Una cosa tipo il “ping” della pulsazione cardiaca dei pazienti in rianimazione.

Ecco, io starei pure bene, quindi faccio suonare la campanella per farvelo sapere. La ragione per cui sono praticamente sparito è sempre la stessa, cioè, le stesse: il lavoro, anche se marginalmente, poi gli ultimi lavori di ristrutturazione della nuova casa che si sovrappongono ai preparativi del trasloco. Ci sarebbe pure mammà ferma ai box ma lì non servo, se non per dire quattro cagate alla sera, prima di correre a casa a cucinare per me e Bimbi.

Un po’ una cosa, un po’ un’altra, alla fine non riesco a scrivere.
E mi incazzo, anche perchè nel corso della giornata mi vengono in mente un sacco di buone idee, o anche solo di stronzate meritevoli, che poco dopo evaporano, ‘ngulallòro e alla capa mia…

Ve ne dico una veloce, prima di dimenticarla.
Parlo con un cliente che mi domanda se ho figli. La risposta è la solita, collaudata: «No, ho sempre avuto paura di ritrovarmi in casa un’altra testa di cazzo come me… No, scherzo, non mi sono mai piaciuti i bambini.»
Il tipo è un meridionale tra i 60 e 70 anni che ha generato quasi una squadra di calcio e la cosa gli suona male:
«Eh ma… il primo istinto di un uomo … è avere dei figli!»
Normalmente è un argomento che mi tocca affrontare con le donne, alle quali faccio notare che la spinta alla riproduzione è la cosa più animale del creato e che persino miliardi di miliardi di polipi del corallo, una volta all’anno, non si sa come, emettono uova e sperma contemporaneamente e si riproducono.

Ma questo è un uomo, stranamente tignoso sull’argomento, non riesco a parlare di finestre. Così gli dico ancora che non mi sento un pirla per la mia scelta e che lui non deve credersi un genio perchè si è riprodotto, visto che la riproduzione è la cosa più semplice del mondo.
E questo fa la faccia di quello che non ci crede tanto. Gli parlo dei coralli? No, meglio qualcosa di più “pulp”…
«Persino i pesci si riproducono, e lo fanno col sistema più idiota in assoluto, cioè quello di nuotare sopra le uova deposte ed eiaculare in corrente, il che corrisponde ad un uomo che, circondato da donne fertili con le gambe aperte, si faccia una pippa in un ventilatore. Ecco, quella è la riproduzione. La differenza, per l’uomo, è l’educazione dei figli».
Non so se ha capito il concetto ma ha realizzato che ero pronto a dirne anche di peggio, così, finalmente, siamo tornati a parlare di finestre.

Ci sentiamo al prossimo “din”.

Dottordivago

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