Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for aprile 2009

Visto che ad Alessandria non siamo andati tutti a bagno, non ho aggiornamenti sulla temuta alluvione e posso quindi concludere il resoconto della vacanzina ischitana del Dottordivago e gentile signora.

Naturalmente non dirò una parola sull’isola: molti di voi la conosceranno meglio di me e gli altri possono guardarsi Alle falde del Kilimanjaro o cercarsi una pagina seria e ben fatta in rete; però un paio di dritte ce l’avrei…

Appena arrivati, passiamo la domenica sera in un ristorante senza infamia nè lode.
Lunedì, pranzo in zona super-turistica, sul porto/lungomare di Forio: pizza da urlo, veramente da strapparsi i capelli, roba da rovinarsi mangiandone quaranta al giorno o da fidanzarsi in casa col pizzaiolo, che non è il mio tipo, ma vuoi mettere che investimento?…
Il posto si chiama Martinarosa e scambiando quattro chiacchiere scopro che siamo quasi parenti, visto che il titolare aveva un ristorante a Novi Ligure fino a due settimane prima: munta la vacca padana, se n’è tornato al paesello; e chiamalo scemo, potessi fare io la stessa cosa… nel senso che vorrei trasferirmi al suo paesello, al mio già ci sono, porca troia.
Torniamo alla sera per mettere alla prova il cuoco, che fa pari col  pizzaiolo:
mangiamo tre cose, una meglio dell’altra.
Unico neo del locale è un cameriere: ce ne sono due, un azzimato signore dai capelli bianchi, cordiale ma misurato e gradevolissimo, ed un altro un po’ più Pasqualino Settebellezze, più giovane ed anche lui simpatico.

Per cinque minuti.

Al sesto minuto hai voglia di ucciderlo, o quantomeno di dargli una spinta al gomito con un “Ma mi faccia il piacere!…” in stile Totò.

Gente, se le spara grosse…

Ecco, lo sapevo, mi scappa di divagare.
Vengo spesso contattato da personaggi un po’ comici ed un po’ inquietanti, gente che si propone per vari lavori; alla domanda “Sei pratico di finestre?” questi ti guardano come per chiederti se “vuoi insegnare a tuo papà come si fanno i figli” e tirano fuori un cartoncino che più che un biglietto da visita sembra la scheda di presentazione di Confartigianato: posa serramenti in legno, alluminio, pvc, ferro; porte blindate, tapparelle, zanzariere, tende da sole; carpenteria metallica, impianti elettrici ed idraulici, opere murarie, tinteggiatura, traslochi ecc. ecc.
Ti verrebbe di fare tanto di cappello ad una simile poliedricità, quando ti cade l’occhio sull’ultima specializzazione: sgombero solai e cantine.
Ora, se il fenomeno in questione sapesse fare uno di tutti quei mestieri, non avrebbe il tempo per un secondo; se poi li sapesse fare tutti, dovrebbe  trasferirsi a Cape Kennedy e mandare missili su Marte, anzichè ridursi a portare via il ciarpame da solai e cantine, no?
Chiusa la divagata.

Il cameriere-fenomeno, di cui non ricordo il nome, è indubbiamente simpatico, ma fa parte della categoria di quelli che hanno fatto tutto, prima e meglio di chiunque altro; a sentire lui, sembra quasi che il primo giorno Dio creò il cielo e la terra, il settimo si riposò e dall’ottavo giorno intervenne il nostro amico cameriere che si occupò di tutto il resto.
Avesse fatto un decimo di ciò che racconta, avrebbe dai 230 ai 240 anni, e ci sarebbero almeno un paio di nazioni con la sua faccia sulle banconote.

È un vero Signor Iodipiù:
_Di dove sei?
_Di Alessandria, non quella d’Egitto, quella della nebbia…
_La nebbia? Ad Alessandria? Ma non scherzare… Io una volta stavo a Xxxx, e lì con la nebbia ci potevi fare i pupazzi, come con la neve!

Se gli avessi confessato di essere stato violentato da un bruto con un uccello enorme, sono certo che lui mi avrebbe risposto: “Enorme? A me, una volta, uno mi ha aperto in due come una cozza, tanto ce l’aveva grosso!…”

Morale: posto consigliato per la cucina, però portatevi un i-pod per quando si avvicina il Fenomeno.

Martedì decidiamo di andare ai Giardini La Mortella, premio 2004 per “Il più bel giardino d’Italia”; calcolo il tragitto dall’albergo, circa un’oretta a piedi di cui una buona parte in riva al mare: si può fare.
A tre quarti di strada vediamo un cartello all’esterno di un ristorante, in una strada un po’ fuori mano che non avrei mai trovato se non fossi stato a piedi:

Piatto del giorno – Pasta con patate e provola (ed un “niente” di pomodorino crudo, scoprirò in seguito…)

Unire quattro ingredienti così è come mettere insieme Lennon, Mc Cartney ed Harrison, con il “niente” di pomodorino nei panni di Ringo Starr, e domandarsi se avranno successo o porsi la stessa domanda per una formazione che inizia con Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea…
Guardo Bimbi scrollando la testa: eh, mi sa che ci tocca…

Facciamo in tempo ad entrare alla Mortella, che viene giù il diluvio.
Voi, ce l’avevate l’ombrello, martedì?
Noi no.
Raggiungiamo un riparo e ci restiamo mezzora, durante la quale rivediamo il programma: è quasi l’una, se molla un attimo facciamo una volata al ristorante, poi taxi, albergo e con calma, prima di sera, si torna in macchina e si completa la visita, stavolta con l’ombrello, visto che per la giornata non sembra avere nessuna intenzione di smettere.

Mezzora dopo siamo al ristorante; ci riceve Peppe, bel ragazzo svizzero che si spaccia per ischitano, ma non lo è: ha continuato imperterrito a darmi del lei per tutto il tempo che ci siamo visti, non è mai passato al tu manco a minacciarlo; quello è di Lugano, ve lo dico io…
La prima pagina del menù racconta in due lingue quella che io credo essere la solita “storia del lupo”, invece mi ricredo in pieno; image

Al posto della solita tiritera sul “cibo che è cultura” o sul “radicamento nel territorio” o sui “km zero della materia prima”, praticamente questi ti dicono: “Balle non ne vogliamo, noi facciamo quello che sappiamo fare e lo facciamo bene, se siete dei caga amaretti non venite a scassarci la minchia”.

Sono già innamorato.
Ah, il testo riportato è storto perchè è l’ingrandimento di una foto del mio coperto, scattata in un’altra occasione:

             image

Lo scontrino non è sufficientemente chiaro; con “bruschetta” questi ragazzi intendono un pasto completo: due grosse fette di pane abbrustolito che scompaiono sotto a tutto il ben di Dio che ci mettono sopra, compresi dei pomodorini tagliati a metà che lo sa la Madonna dove vanno a prenderli, sembrano pomodori di agosto, buonissimi.
Giusto a proposito delle bruschette, Peppe, mi viene l’unico appunto: perchè coi pomodorini non provate a fare una dadolata? O qualcosa che si aggrappi meglio al pane: ho mangiato cinque bruschette ed ho battezzato cinque polo.
Comunque, non tenere conto del suggerimento se ritenete giusto mangiare la bruschetta con coltello e forchetta -bestemmia!- o se state pianificando l’apertura di una lavanderia a gettone nei paraggi…

Tornando alla versione gastronomica dei Beatles -pasta, patate e provola-, era ovviamente fantastica, cosa che ci ha fatto tornare per cena, e per tutti i pasti che rimanevano prima della partenza.
Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi: causa pioggia, Peppe chiama un taxi che ci porta in albergo; non ha il tassametro e dopo cinque minuti e quattro chilometri esatti mi chiede 20 euro; non batto ciglio e chiedo la ricevuta, alchè lo Stronzo scarabocchia la cifra su un pezzo di carta senza nè timbro nè ragione sociale; acchiappo la “ricevuta” e gli dico “Adesso vado ad informarmi quanto costa ‘sta corsa, non ti muovere, anzi, se te ne vuoi andare a mani vuote accomodati pure”.
Chiedo al portiere se 20 euro è corretto -lo so, è un furto, ma in località turistiche non mi stupisco più di nulla- lui strabuzza gli occhi ed io capisco, torno dal tipo e gli dico che non gli darei una lira -per non passare da coglione- ma intendo dargli 10 euro -per non passare da bastardo-.
Non fa una piega, prende il deca e se ne va.
Tornando da Peppe per cena lo informo del fatto, facendo presente che non credo lui sia “compare” dello Stronzo; mi conferma che i tassisti ad Ischia sono l’animaccia nera dell’isola, quindi occhio se ci capitate…

Pensandoci bene, Peppe, non potevi dirmelo prima?

A parte la scelta del tassista, il ragazzo non sbaglia un colpo: una sera fredda e umida Bimbi prende una pasta con cannellini, brodosa il giusto; la assaggio e dichiaro che è un peccato non metterci una manciata di cozze.
L’indomani, qual’è il piatto del giorno?
Mezzi paccheri con cannellini e cozze, giusto per dimostrare che ‘sta gente non ha una corrente d’aria tra un orecchio e l’altro.
E sono pure modesti: l’introduzione al menu parla di bruschette, insalate ed affettati, ma io ho mangiato dei primi grandiosi e dell’ottimo pesce.
E poi tante piccole cose: il bicchiere di birra alla spina è sempre più pieno del segno “0,40”; se invece del dolce ti mangi un gelato da passeggio, lo paghi come tale; ho chiesto una mezza minerale da portar via e l’ho pagata 0,80 anzichè 1,50 come al tavolo: sono cazzate, ma contribuiscono a non farti sentire preso in mezzo.

Insomma, uno di quei posti dove io metterei le radici.
Ma il fatto straordinario è che ce le metterebbe Bimbi, colei che al terzo giorno di vacanza non sa più cosa ordinare al ristorante e che al momento del ritorno si è consumata come una candela; beh, avreste dovuto vederla, in quel posto: per la prima volta nella vita mi sono sentito soddisfatto come la mamma che apprezza l’appetito dei suoi bimbi (minuscolo perchè plurale…).

Ah, all’ultima cena Peppe ci ha regalato una sporta di limoni che mi hanno profumato la macchina fino all’arrivo.
Oh cazzo, ma ci credete che quando parlo di sapori e profumi mi viene sempre in mente la povera Niki, la “Prigioniera di Kathmandu”?
Comunque, non so quanti di voi prossimamente faranno un giro ad Ischia, ma se dovesse succedere, fate una scappata a La Sciavica.
Magari non in taxi.

Dottordivago.

Read Full Post »

Ieri ho interrotto il temino sulla mia breve vacanza ad Ischia perchè sono stato allarmato telefonicamente sulle condizioni del fiume -il Tanaro, per i non alessandrini- che minacciava di farsi un giro nei prati e nei quartieri storicamente coi piedi a bagno; in uno di questi quartieri ho un garage in affitto, tre metri sotto il livello della strada, quindi ho pensato che sarebbe stato meglio tirar via un po’ di roba, a costo di lasciarvi lì a rodervi di curiosità sul resto della mia vacanza: mi auguro che questa notte abbiate dormito…

L’idea odierna era quella di concludere quanto lasciato in sospeso ieri, ma lo scribacchino che è in me sente odore di scoop, se non di Premio Pulitzer, quindi vi offro un’occhiata sul fiume, come lo si vede da casa mia:
questa è delle 12,45

SDC10069

mentre questa è delle 16,25

SDC10072

da cui si può vedere che, ringraziando la Madonna, pian pianino sta crescendo, il bastardo; non fatevi ingannare dalla pennellata di cielo azzurro, il problema è che stiamo aspettando l’apice di piena da monte, previsto in serata.

Nel prezzo, e vi ricordo che qui si paga in valuta locale, cioè la Ceppa di Minchia, vi offro anche due viste dal ponte Tiziano delle ore 18,00:

Tanaro 003 Tanaro 002

Non dovrebbe andare a finire come nel ’94, ne sono quasi certo, anche se qui fanno un gran casino; per il momento c’è qualcuno a bagno nel quartiere più basso, “gli Orti”, mentre nel mio garage in “Cittadella” è tutto regolare.
Il motivo di tutto il casino che stanno facendo Vigili, Polizia, Carabinieri e Protezione Civile è che quando c’è stata l’alluvione del ’94 nessuno ha avvisato nessuno: nel Cuneese -ormai a bagno- nessuno ha pensato che i fiumi scorrono quasi sempre in discesa, quindi nessuno ha avvisato gli Astigiani, i quali, una volta a bagno pure loro, si sono detti: “E noi siamo forse più stupidi degli altri? Che si aggiustino, quei coglioni di Alessandria…”

I coglioni di Alessandria, il sabato sera hanno pensato: “Sarà mica il caso di dare un colpo di telefono a Cuneo o ad Asti per sapere come gira lì?”
Solo che, se mai qualcuno ci aveva pensato, o si trattava di un ortodosso hassidim che di sabato non si gratta neanche il culo se gli prude, o più facilmente si trattava di qualcuno che il culo se lo voleva grattare tutto il sabato e la domenica, quindi è stato zitto.
Così, nella mattinata di domenica, è scoppiata la macchina della merda, ed una quindicina di cristiani ci sono rimasti.

È da un po’ che mi riprometto di raccontarvi “La mia alluvione”: lo farò a breve, così, se siamo fortunati, magari ve ne racconto due…

In compenso, quest’emergenza maltempo mi ha dato modo di completare una riflessione, è stata una specie di mela sulla testa di Newton, il quale aveva già ben chiara l’idea della teoria gravitazionale, ma è tradizione dire che la mela è stata l’elemento decisivo.
Bene, io, che sono ateo, ho scoperto che Dio esiste.
Me ne forniscono la prova le ultime notizie che sento:
in Abruzzo c’è stato il terremoto, e adesso sono venti giorni che piove sulle macerie;
in Messico c’è l’influenza suina che sta facendo un discreto numero di morti         -rigorosamente tra i poveracci che non si possono permettere gli anti virali “giusti”- e contemporaneamente ci scappa pure una bella scossa di terremoto, e se ne aspetta una peggiore;
un coglione diciannovenne festeggia tutta la notte con la peggio merda ed alle sei del mattino, rincasando, con l’auto ammazza la madre di cinque figli che a quell’ora va a lavorare, mentre lui si fa qualche graffio;
concludendo, senza volere paragonare la mia sfiga alle precedenti, io ho appena iniziato i lavori in un locale che ho preso da poco, in cui piazzerò l’esposizione dei miei serramenti, e che si trova a cento metri dal fiume in questione.

L’unica spiegazione è che Dio esiste, ed è un gran pezzo di merda.

Ma io non lo cago: domani vi riporto con me ad Ischia, e vi do pure una bella dritta gastronomica.
Sursum corda.

Dottordivago.

Read Full Post »

Svolgimento: poteva pure andare meglio.
Fine.

Vabbè, dài, poteva pure andare peggio: avremmo potuto non vedere il sole neppure quell’unico giorno in cui l’abbiamo visto…
E poi, tutto sommato, quando sei in giro a far passare la giornata, a mangiare, bere e leggere qualche buon libro, non è il caso di lamentarsi.

Potrei fare qualche piccola osservazione, giusto per riprendere la mano alla scrittura e per scaldare le candelette del cervello, atrofizzato da otto giorni di gestione delle funzioni vitali nanna-pappa-cacca.

Non è stato male il momento dell’imbarco a Pozzuoli: più che una normale operazione di imbarco, come sarebbe stato in un qualsiasi paese occidentale, è stato un momento che mi ha regalato l’essenza di Napoli, nel bene e nel male, un vero catalogo di quello che ti può offrire una vacanza lì.
Avevo prenotato il traghetto delle 18,30 per sicurezza, ma alle 15,30 eravamo già al porto; non c’è un cartello che indichi la biglietteria, però c’è un box -chiuso- con un tot di fogli appiccicati, uno dei quali spiega che la biglietteria è nel prefabbricato blu; naturalmente non c’è traccia del prefabbricato blu.
Classico iter: caffè e domanda al barista, il quale mi indica un box duemetriperdue sul molo, visibile dal bar ma non da dove è stato messo il foglio informativo: uno a zero per Calderoli.
Mi presento con la mia prenotazione in mano, il tipo mi guarda e fa: “Volete mica aspettare fino alle 18,30, no? Ce ne sta uno alle 16,30…”
Esattamente quello che volevo chiedere: Napoli-Calderoli, uno pari.
Manca mezzora abbondante, in un angolo del porto vedo un traghetto Medmar tipo questo

 image

che se ne sta lì buono buono, quindi propongo a Bimbi due passi veloci fino al Tempio di Serapide che si trova ad uno sputo da lì.
Quando torniamo sta attraccando il traghetto, ma non è quello della foto, diciamo che assomiglia più a questo

AralShip

solo che questo sotto di sè ha un rassicurante, solido terreno, quell’altro no, è sull’acqua.
Infatti tutti quelli che ne escono cominciano a gridare come pescivendoli incazzati e chiedono giustizia ai poliziotti che, probabilmente chiamati dagli stessi incazzati, sono lì in attesa.

E tutto si blocca.

La versione ufficiale è che si tratta di un mezzo d’emergenza, probabilmente un traghetto per trasporto mezzi e materiali, in sostituzione di quello vero e proprio che accusa non si sa quale problema; di conseguenza ha una cinquantina di posti a sedere per i passeggeri, solo che ne hanno caricati almeno il quadruplo, quindi una buona parte degli improvvisati migranti si è fatta un’ora di viaggio all’aperto, sotto una pioggia leggera, molto British.
Il problema mio personale è che con noi sono in attesa quattro pullman pieni, più svariate auto, per un totale di trecento e passa persone, per cui di partire non se ne parla proprio.
Colgo alcune conversazioni: ci sono tre o quattro loschi figuri, quasi sicuramente dipendenti della compagnia o del porto, con un’aria molto “Omo de panza”, che si limitano a guardare male i passeggeri incazzati e a smadonnare tra i denti; gli si avvicina un tipo con una faccia più napoletana del miracolo di San Gennaro che gli fa una specie di morale: “E c’hanno raggione… ‘Nu servizio accussì è ‘na chiavica… Nuie simm’ abbituat’, ma chill’ tengono raggione…”

Questa è l’essenza di Napoli: essere abituati a tutto.
Ed io devo ancora capire se i napoletani meritino un applauso per la pazienza o un calcio nel culo per il fatto di vivere così, visto che sopportano i problemi creati da altri napoletani.

Dopo un’oretta di attesa si decide di lasciare giù i pullman, per i quali è in arrivo un mezzo che possa offrire un posto al coperto a tutti i passeggeri.
Si parte alle 17,30, poco male.
A bordo attacco bottone con un ischitano che mi spiega che quella dell’avaria è una balla: nelle ultime due settimane lui ha fatto quattro volte andata e ritorno e sempre, almeno in una tratta, si è beccato quella schifezza; schifezza, daccordo, che però consuma un quarto del mezzo titolare e richiede un decimo dell’equipaggio.
L’amico rimpiange le navi Tirrenia, che lui stesso definisce “un’Alitalia che galleggia”, navi il cui numero è stato drasticamente ridotto per lasciare spazio
-e mercato- alla Medmar, a capitale privato ma finanziata dai soldi pubblici.

Continua.

Dottordivago

Read Full Post »

L’appendice la faccio al post di due giorni fa, I tossici del mondo.
Proprio questa mattina sul Televideo Rai era riportata una dichiarazione del ministro Frattini -quello che scodinzola con i Grandi del Mondo e che fa la faccia intelligente e volitiva appena intravede un giornalista- relativamente al sequestro del rimorchiatore Buccaneer e del suo equipaggio, composto, tra gli altri, da dieci italiani.

Piccolo passo indietro:
lo stesso ministro, è stato intervistato ieri da quella rifattona del TG di SKY, quella che crede di aver fatto un affarone nel farsi fare due labbra sporgenti come un becco di papera; dichiarava che l’Italia è fermamente intenzionata a seguire la strada della trattativa, rifiutando qualsiasi opzione violenta che possa in qualche modo mettere a rischio l’incolumità degli ostaggi.
La papera lo guarda ammiccante con l’aria di quella che ha capito tutto e gli mette praticamente in bocca un “Quindi è evidente l’errore commesso dagli Americani che hanno scelto di attaccare i pirati…”

Premesso che “l’errore evidente” è stato quello di piombare sui banditi, seccarne tre su quattro e liberare il comandante che si era offerto in ostaggio al posto del suo equipaggio, lo sgamatissimo Frattini ha avuto un attimo di incertezza: visto che stava già facendo la faccia intelligente, non poteva intelligentirsi ulteriormente, così ha optato per l’espressione 22/bis, quella da “uomo che ne ha viste tante e sa come comportarsi”
Con un’espressione in cui c’era tutto -da “quello americano è un popolo giovane”, passando per “noi abbiamo ben altra cultura”, per arrivare a “sappiamo bene come regolarci”- ha risposto che non se la sentiva di sindacare le decisioni di uno stato sovrano, ma che noi intendiamo seguire la via del dialogo.
Detto questo ha cliccato indietro ed è tornato con l’espressione intelligente e volitiva d’ordinanza.

Vediamo la dichiarazione di oggi, probabilmente rilasciata con l’espressione 18/ter, quella con un sopracciglio leggermente sollevato:

I negoziati sono condotti dalle autorità del Puntland, la regione semi-autonoma della Somalia, in stretto contatto con il governo transitorio somalo.

Permettetemi di spiegarvi, se già non lo immaginate, come funziona la cosa, e sappiate che funziona così per ogni sequestro all’estero, come mi spiegava un mio cliente ai tempi dell’armeria, dipendente di uno dei quindici o sedici servizi
semi-segreti che abbiamo in Italia.

A bordo di un aereo militare che ci costa un’election day al mese, parte per la Somalia -o l’Iraq o l’Afghanistan- una squadra di incaricati dalla Farnesina, probabilmente perchè quelli che abbiamo già sul posto tra ambasciata e consolati hanno finito il Parmigiano; scaricate le due forme di Extra Riserva 36 mesi, guardano i “resident” e domandano:”Che si fa?”.
Questi hanno già preso contatti con esponenti del governo transitorio somalo, anche se tra Corti Islamiche e Signori della guerra, un governo non c’è, quindi probabilmente  si tratta di un “generale” che la settimana prima lucidava le gavette in cucina, il quale ha già incaricato dignitari del Puntland -che hanno pascolato le capre fino al giorno in cui si sono impossessati di un pick up dotato di una mitragliatrice Browning cal. 12.7- che a loro volta stanno trattando l’importo del riscatto con i pirati in questione.

I pirati sono dei criminali fatti e finiti ma, fondamentalmente, sono dei morti di fame, quindi chiedono un milione di dollari, visto che dell’euro non si fidano; i dignitari del Puntland portano la richiesta a tre milioni di dollari, visto che neanche il cane muove la coda per niente e che un pick up con un lanciagranate gli farebbe comodo; gli esponenti del governo transitorio somalo, che anche solo per il fatto che al loro paese passa il treno sanno come si sta al mondo, arrotondano a dieci milioni, però di euro, visto che si fidano della nostra economia.

Riferiscono sconsolati la richiesta ai “resident” d’ambasciata, i quali spiegano agli emissari della Farnesina che dodici milioni di euro sono una cifra più che ragionevole… Ops, ho detto dodici? Ma sì, và, meglio avere un fondo d’emergenza: se poi non dovesse servire, sai quanto costa far arrivare le puttane ucraine fino qua?… E poi, anche voi, avanti e indietro come la pelle dell’uccello tra Roma e qui… insomma, un minimo di disturbo…

Rimontano sull’aereo appena tornato dall’Italia, che nel frattempo ha portato un generale a Baghdad, e una volta arrivati riferiscono la trattativa ad un signore che ufficialmente cura gli scambi culturali italo-somali, il quale prepara la valigetta con una parte dei fondi neri e sul libro contabile ufficioso -sennò che cazzo di fondi neri sono?- marca diligentemente:

euro 15.000.00,00    (quindicimilioni,00)

mette i dodici milioni nella valigetta e i tre che crescono nella “dotazione fondi personali” -personali una ceppa di minchia, qui tutti ne vogliono un pezzo, gente di merda…-

Intanto il ministro Frattini ringrazia i giornali per il silenzio stampa, che sta sortendo i suoi effetti…

I nostri eroi sono pronti a ripartire per la massacrante missione: l’aereo, sempre quello che ci costa come un figlio scemo e pure puttaniere, sta scaldando i motori… Ferma tutto, manda un elicottero a La Morra (CN), che a Mogadiscio sono corti corti col Barolo…

Finalmente si parte con i dodici milioni.
Arrivati in ambasciata, i “resident” caragnano perchè hanno tenuto al caldo il Barolo, -“ma se lo consumiamo in fretta si può ancora bere, barbari ignoranti galoppini della Farnesina…”-
A loro volta portano i dieci milioni al generale lucida-gavette, esponente del governo transitorio somalo, il quale fa provvedere al cambio in dollari e ne manda tre milioni alle autorità del Puntland, che però, nel frattempo, hanno visto una partita di Kalashnikov che dicono “comprami comprami”, quindi ai pirati arriva solo mezzo milione di dollari, ‘sti tirchiacci di Italiani dimmerda… Vabbè, passi per l’uovo oggi, la gallina arriva domani sotto forma di una petroliera.

Gli ostaggi vengono rilasciati, da Roma partono due aerei: uno per i nostri dieci compatrioti ed il solito per gli incaricati della Farnesina, visto che è meglio non comparire nei telegiornali.
Contemporaneamente il ministro Frattini annuncia trionfante la liberazione, avvenuta senza alcun riscatto; ringrazia il governo transitorio somalo e le autorità del Puntland per la disinteressata collaborazione e dichiara l’intenzione di realizzare un ospedale per gli uni ed una scuola per gli altri; per quanto riguarda tutti i nostri funzionari che hanno abilmente tessuto la trama della trattativa, un semplice “grazie”, visto che si tratta di integerrimi dipendenti dello stato che hanno fatto, seppur in modo magistrale, solamente il loro dovere.

Quanto a noi, con settanta/ottanta milioni tra ospedale a Mogadiscio, scuola nel Puntland e spese varie, con i mille euro che versa di contributi tutti i mesi un operaio che ne guadagna mille, moltiplicati per i milioni di operai, possiamo permetterci di riportare a casa sani e salvi anche una banda di coglioni che si sono fatti rapire nello Yemen, ai quali la Farnesina aveva vivamente sconsigliato quella particolare provincia.

Dov’è già lo Yemen?
Ah, è lì in zona… Manda l’aereo, ormai su quella rotta può volare anche senza pilota…

Bon, finita l’appendice.
Passiamo ai saluti: la prossima settimana passerà così:

image

Trattasi di Forio d’Ischia, dove qualcuno farà massaggi e grattini a Bimbi;
io, se mi cercate, sarò lì vicino a tentare di sfoltire la popolazione di orate dell’isola.
Tempo permettendo, conto di riavvicinarmi ad un computer dopo il 27 c.m.
Baci e abbracci.

Dottordivago.

Read Full Post »

Devo dirvelo io o l’avete già capito che non sono di sinistra?

Non son progressista,
non sono buonista,
non sono interista
detesto l’arista, quella di maiale, troppo asciutta e stopposa; preferisco la coppa, più venata e morbida.

Solo che non sono di destra, se con “di destra” si intendono quelle patetiche figure col braccino su, ed il centro mi fa schifo, puzza di DC.

Quindi:
non sono fascista,
non sono centrista:
sarò qualunquista?
E continuo ad odiare l’arista…

Non seguo Santoro, ma non per ciò che pensa o che dice; mi fa schifo come persona: trovo insopportabile il suo modo di fare -io li odio quelli che ridono mentre parlano, credendo di dire una figata da scompisciarsi-, non ha i tempi dello spettacolo -che non è male per uno che di spettacolo campa-, non capisce le battute, ha un atteggiamento arrogante; per me Santoro in TV è come un cane in chiesa, come sentire gli speaker del TG col raffreddore, è un non senso.

Mi scappa di divagare:
ma a voi, non girano le balle a mille quando fanno lavorare un mezzobusto del TG raffreddato?
O peggio ancora la voce di commento dei servizi filmati: quello, una cosa deve fare, leggere, e prendono uno con il naso suturato…
Porca troia, possiamo esportare i “giornalisti” in tutto il mondo e dobbiamo mettere lì quelli col rafreddore; sono tanti come le Litanie dei Santi, è mai possibile che non si trovi un sostituto?
Come se l’Inter facesse giocare uno con la gamba rotta, pur avendo gli uomini sufficienti per fare una guerra, non una partita di calcio.
Posso capire che se di mestiere fai la bagnina, ci sei solo tu ed uno sta annegando, non puoi dire “Veramente oggi avrei le mie cose…”: ti tuffi e lo salvi; ma se devi montare l’audio su un servizio e parli come un cartone animato, fatti sostituire, no?
Posso tirare lo sciacquone, ho finito di divagare.

Quindi, non sopportando Santoro, non seguo Anno Zero e mi sono perso la super polemica; poi sono andato ad informarmi un momentino ed ho trovato la vignetta che è costata il posto a Vauro; ora, il sondaggio è:

vi scandalizza o disturba più questa

Vauro

o questo?

image

Io non ho dubbi: se dovessi fare una chiacchierata con Vauro credo che non ci troveremmo daccordo neppure sul percorso del sole in cielo.
È uno di quelli che “in guerra aveva ragione Saddam, i palestinesi sono buoni e gli israeliani cattivi, e che nessuno tocchi Caino”; io penso che Abele si è rotto i coglioni, e tutto il resto di conseguenza.

Però Vauro è una persona fantastica: primo, mi fa veramente ridere, secondo, sono arcisicuro che provi più rispetto e dolore lui, per i terremotati vivi e morti, che tutti quelli che lo accusano.

Contemporaneamente il nostro premier ci sbatte sulla faccia che userà i nostri soldi per rendere inutile il nostro parere, visto che scorporando il referendum dalle elezioni, quasi sicuramente non si raggiungerà il quorum, solo perchè siamo un popolo di pirla, e qui Berlusconi non c’entra, si adegua.

Io mi regolo così: piuttosto che andare a votare per il presidente della provincia di Alessandria, figura di importanza planetaria, mi spalmo tutto di sugna e mi rotolo giù da un camino, così passo quella giornata a strizzarmi i punti neri.

Poi, pulito nell’epidermide e nella coscienza, vado a votare per il referendum.

Dottordivago

Read Full Post »

Doverosa premessa: Dottordivago è lo pseudonimo di Carlo Gallia, non di Roberto Calderoli, Mario Borghezio o Jean-Marie Le Pen.
E il Dottordivago non è un nazista xenofobo: è semplicemente uno che non sopporta le verità precostituite, già preparate come Quattro Salti in Padella, da ingoiare ed assimilare come un antibiotico.
A differenza di quel tipo di farmaco, il Dottordivago va assunto via internet/rettale, una sorta di supposta virtuale per la quale non esistono
contoindicazioni, anche se esiste il rischio, molto raro, di un effetto collaterale: quello di vedere alcune cose da un punto di vista diverso, che non è necessariamente quello giusto, sia chiaro.
Va beh, giochiamoci ‘sti due lettori e non ne parliamo più.

Io difendo l’Occidente.
Abbiamo combinato le nostre, non lo nego, anzi, ne abbiamo fatte più di Bertoldo: abbiamo creato il sistema che ha mandato avanti il pianeta negli ultimi secoli, un sistema non perfetto, ma che finora pare essere l’unico che funziona, o che ha funzionato più a lungo; abbiamo avuto i nostri scivoloni, dalle Crociate al colonialismo, per arrivare alla Borsa Mondiale che ci sta facendo passare i guai.
Non ho capacità, tempo e voglia di scrivere un trattato su pregi e difetti dell’Occidente, mi limito ad una semplice constatazione: chiunque venga toccato dal nostro sistema ne resta affascinato, che sia un Inuit che ha scoperto quanto è più comoda la motoslitta rispetto ai cani, piuttosto che un africano che scopre la televisione o un Indio dell’Amazzonia che da quando ha indossato i primi calzoncini ha rinunciato ad astucci penici o foglie di banano.
Insomma, il nostro sistema piace.

Ma soprattutto piacciono i nostri soldi, e c’è un sacco di gente a cui fanno gola: sono i tossici del mondo.

Chi sono i tossici?
La figura più comune, quella urbana, è il tipo che gira tutto il giorno cercando qualcuno che gli allunghi un paio di euro da investire in una dose o, se va male la raccolta fondi, in una birra, da abbandonare rigorosamente sul marciapiede o in mezzo alla strada.
Naturalmente sono vittime, secondo una visione che non condivido: quando ero uno sbarbato ho visti decine di amici e conoscenti imboccare quella strada dopo le prime canne fumate insieme; avevamo tutti gli stessi problemi, quelli di tutti gli adolescenti, ma alcuni, tra cui il sottoscritto, erano più furbi e non si sono scoppiati come dei copertoni.
Non molto tempo fa un’organizzazione mandava in giro dei ragazzi, spesso ragazzi a posto, che si spacciavano per ex tossici: ti fermavano e ti ponevano la domanda “Sei prevenuto dei confronti dei tossicodipendenti?”
All’ovvia ed imbarazzata risposta “Ma no… ci mancherebbe altro…” ti allungavano un depliant di mezza paginetta e ti barbavano 5 euro.
A me no: la mia risposta era “Certo che sono prevenuto!” e quell’attimo di disorientamento era sufficiente per allontanarmi, salvo poi essere rincorso da un ragazzino che mi diceva “Guarda che non sono un tossico, ci fanno dire così per vendere l’opuscolo…”
Lo sapevo già, caro: quando troverò un ex tossico che si vuole rifare una vita lo aiuterò -forse- ma per il momento non ne vedo, quindi con 5 euro mi prendo l’aperitivo.

Poi ci sono i tossici del mondo: governi, Paesi o popoli che passano le giornate a fare la stessa cosa, solo su vasta scala; tutti quanti sono vittime dell’Occidente, alcuni lo sostengono apertamente, alcuni no, però c’è qualcuno qui da noi che lo fa per loro.

Lo sapete perchè l’Italia è sempre al primo posto nel campo della Cooperazione?
Semplice: ogni euro che si sposta crea un guadagno per i più svegli, siano essi politici, cooperatori stipendiati o fornitori di beni e servizi.
Secondo voi, se l’Italia manda 50 trattori per coltivare i campi in Africa, li compera da quello che fa il prezzo migliore -e magari ce ne mette un paio di tasca sua- o li compera dagli amici degli amici?
E una volta che i trattori arrivano a destinazione, finiscono nei campi?
La metà sì, gli altri spariscono.
E per quelli andati a buon fine, si mette in piedi una rete di assistenza per ripararli, insegnando un lavoro a qualche ragazzo sveglio?
Bravo pirla!
Se dopo un anno i trattori sono a pezzi ci scappa un altro “aiutino”, no?

È brutto da dire, ma se volete fare del bene date i soldi a gente di fiducia che va là e che controlla che fine fanno; se non ne conoscete, mangiateveli voi, ai veri bisognosi cambierà poco o niente.

Leggete cosa scrivono le varie Niki dal Nepal o da altri Paesi bisognosi: tutto deve essere distrutto, così si ricomincia con milionate di euri da parte dei “donors” internazionali.
Che siamo noi.
Che ci sentiamo in colpa per il nostro passato coloniale o per il semplice fatto di aver la pancia piena.

Adesso, che un inglese si senta un po’ in colpa, ci sta pure, così come un francese, uno spagnolo o un portoghese; tra tutti hanno passato secoli ad ingrassarsi depredando mezzo mondo; persino il Belgio -il Belgio!- ha fatto danni, e che danni, in Africa.
Noi ci abbiamo solo provato; sì, i morti li abbiamo sulla coscienza pure noi, anche se molti meno, e non fatemi quei discorsi “Non è un fatto numerico…” perchè i numeri contano: se al tuo paese arriva uno che ne fa fuori dieci, sei padronissimo di scandalizzarti, se ne fa fuori mille non ti scandalizzi più, perchè molto probabilmente sei morto pure tu.
Inoltre, se nel Corno d’Africa ci sono due strade, è perchè le abbiamo fatte noi.
E chi le vuole, le nostre strade? Magari loro stavano meglio prima.
Giusto, ma vediamo l’alternativa.

Mettiamo, per assurdo, che gli europei avessero passato gli ultimi cinque o sei secoli a scannarsi tra di loro e non avessero mai messo piede in Africa, Asia e America, cosa troveremmo adesso in quei continenti?
Esattamente quello che c’era prima che arrivassimo noi.
Sono un porco etnocentrico?
Forse.

Però mi risulta che le grandi civiltà precolombiane non conoscessero la ruota nel 16° secolo, noi la usavamo da almeno 6500 anni.
Gli asiatici erano messi molto meglio, per alcune cose meglio di noi, poi gli è mancato qualcosa e gli imperi cino-giapponesi governavano un loro personale medio evo all’inizio del 20° secolo.
E l’Africa?
Oh mama, l’Africa…
Se togliamo gli antichi egizi -roba mediterranea, cosa nostra…- resta ben poco, e ve lo dice uno che per tre anni l’Africa l’ha girata: la più evoluta civiltà africana è rappresentata dall’impero Monomotapa, situato nell’attuale Zimbabwe, che nel 16° secolo era al livello tecnologico degli Assiri di 4000 anni prima, si distinguevano da loro perchè non conoscevano ancora la scrittura; basta dire che sono arrivati i Portoghesi e se ne sono andati, visto che non c’era da tirare su niente, salvo un po’ di manodopera a basso costo, ma per quella era più comodo il Senegal, più vicino all’Europa ed all’America; poi sono stati cancellati dall’invasione Zulu i quali, ve lo ricordo, non mangiavano spaghetti, pudding o crauti.
Il valore a quelle zone l’abbiamo dato noi, con la tipica cupidigia europea: fino ad allora, con l’oro ci facevano qualche gioiellino ed i diamanti li tiravano al cane quando abbaiava di notte.
Quindi, a guardare bene, non li abbiamo depredati più di tanto, semplicemente gli abbiamo detto che avevano delle cose che a noi interessavano, anche se è vero che c’è modo e modo di chiedere le cose…

Sì, lo so, faccio un ragionamento del cazzo e questa è l’unica affermazione giusta del post.
Ma la storia è quella.

Il nostro torto è essere andati là, dovevamo starcene a casa e non l’abbiamo fatto; abbiamo trovato dei bambini che si erano sempre cibati in modo sano e naturale e gli abbiamo fatto vedere gelati e Coca Cola: e li abbiamo rovinati.
E adesso?
Adesso vorremmo farci perdonare -noi, il popolo, non i politici che parlano di aiuti solo per interesse loro- e ci prendiamo anche colpe non nostre.

I contadini afghani e colombiani sono dei poveracci costretti a coltivare il papavero da oppio e la coca a causa della richiesta di droga del mercato occidentale.

Vorrei capire una cosa: prima che noi scoprissimo che figata è una pera e che seratone escono fuori con due righe di bamba, quelli, se la passavano meglio? O erano in mezzo a una strada come e peggio di adesso?
Non è che coltivano l’oppio perchè rende più dei cereali ed anche perchè, così facendo, i Talebani -strenui paladini d’Occidente- non gli tagliano la gola?
E non è che lo stesso ragionamento lo fanno gli agricoltori andini?
Se la colpa fosse nostra, allora dovremmo mandare aiuti a tutti i produttori di Champagne e spezzare il giogo che incatena i produttori di vino in genere i quali, poveracci, vorrebbero coltivare carrube ma non possono, per soddisfare la nostra decadente passione per una bottiglia di quello buono.

Sono tutte stronzate, ed il bello è che non le tirano fuori i diretti interessati, che  coltivano da millenni quella roba; no, lo dicono i buoni a tutti i costi, quelli che della carità e degli aiuti umanitari hanno fatto una professione.
Sicuramente molti sono in buona fede, e casualmente sono i volontari che non beccano una lira, ma molti hanno le idee chiarissime, quelli tipo “le due Simone”, che grazie ad amici e conoscenti stavano in Iraq a beccarsi 6/7000 euro al mese per non fare un cazzo, salvo considerare utile che due cretine stessero nella Baghdad dell’immediato dopoguerra a seguire uno stage sulla raccolta differenziata, come qualcuno ha rivelato senza mai essere smentito.

Ce ne sarebbe anche un’altra: ‘sta storia del commercio equo e solidale mi suona male, ma male male male.
Gli imperi delle banane e del caffè pagano 1 al contadino ciò che vendono a 100, ingrassandosi come dei maiali, almeno così dicono i “solidali”, quelli che pagano 10 al contadino ciò che vendono a 150: vabbè, se si tratta di essere solidali…
Solo che gli sfruttatori guadagnano 99 al lordo dei costi, gli equi e solidali ne sgobbano 140; se qualcuno mi spiegasse chi si imberta la differenza…
Ah, dovrebbero spiegarmi come mai un’associazione di commercio equo e solidale si può permettere di piazzarsi per i due mesi del periodo natalizio in un negozio del super centro di Alessandria, investimento che stimo intorno ai 20/30.000 euri, salvo che sotto non ci sia un filantropo coi controcazzi, ma ci credo poco.

Una cosa in cui, invece, credo fermamente è quella di non aiutare chi non se lo merita: forse questa ve l’ho già raccontata, ma se l’ho fatto è stato tanto tempo fa, quindi vi rinfresco le idee.
Un giorno passo vicino ad un gazebo che raccoglie aiuti per le popolazioni che vivono in Dancalia e vengo avvicinato da un cordiale volontario: gli faccio notare che piuttosto che mandare una lira per la Dancalia mando 10.000 lire al “Fondo per l’allargamento delle piscine di Beverly Hills”.
Povero, mi guarda e non capisce, così gli spiego in trenta secondi quanto segue: conosco la Dancalia, è un posto di merda nell’entroterra eritreo-etiopico, una depressione desertica circondata da vulcani e costituita per buona parte da un deserto di sale.

Dancalia-Piana-del-Sale Dancalia-Piana-del-Sale-1
Beh, sapete cosa vi dico? Se uno è così stupido da vivere lì, per me può tribolare quanto vuole.
Un deserto salato è la cosa più ostile alla vita dopo i buchi neri, porca troia; questi raccolgono il sale e lo trasportano per chilometri, ricavando a mala pena di che sopravvivere; dico io, già che sei uscito da quel posto di merda per portare il sale, non ci tornare più, no?
Piuttosto che niente, mettiti a spaccare sassi in un posto dove se pianti qualcosa cresce, vai a fare lo schiavo per un tozzo di pane, ma vattene da lì, non hai niente da perdere, fidati.

È come se io un bel giorno decidessi di vivere in Liguria, ma non a terra, no, diciamo a un paio di chilometri da riva: sarebbero cazzi miei, no?
Beh, gli aiuti per la Dancalia hanno lo stesso senso che avrebbe raccogliere fondi per costruirmi un’isola sotto i piedi.
Come dice il mio amico brasiliano Ademar: “In Brasile nessuno muore di fame, tranne che nel sertão, ma se, con tutto il Brasile che c’è, uno se ne sta a morire di fame nel sertão, è giusto che muoia”.

Oh, andiamo avanti, che si fa notte.
Oltre ai tossici innocui che chiedono l’euro, ci sono quelli che ne chiedono molti di più con una siringa in mano:

Il fenomeno della pirateria torna d’attualità a causa delle politiche economiche dell’Occidente che creano povertà nel terzo mondo.

E ‘sti cazzi?
Salgari ci ha costruito un impero, coi Pirati della Malesia e zone limitrofe: quelli lo hanno sempre fatto, dal Golfo di Aden alle Filippine.

pirati
Solo che non c’era la TV, e noi pensavamo fossero solo racconti avventurosi; poi, se il fenomeno è in aumento, è perchè una volta assaltavano col pugnale tra i denti degli equipaggi che vendevano cara la pelle, mentre oggi assaltano coi kalashnikov dei mercantili con marinai sindacalizzati ed assicurati.
Quanto alla reazione dei nostri governi, vuoi mica sparargli, no?
Meglio trattare e pagare, che sicuramente ci scappa qualcosa anche per gli emissari della Farnesina, visto che i riscatti vengono pagati coi fondi neri.
Anche in queste occasioni si distinguono le categorie:
1) noi paghiamo;
2) i francesi ci provano a farsi valere e fanno un casino;
3) gli americani -perchè ‘i ammericà sso’ fforti- liberano il comandante e ne fanno fuori tre su quattro, solo perchè il quarto gli serve per andare a dire agli altri compari che quando vedono quella bandiera è meglio se vanno a farsi un giro da un’altra parte, che al posto delle stelle e strisce devono vedere un jolly roger, e non un bancomat: quello sono liberi di vederlo sul nostro tricolore.

Sono costretti dalla povertà?
Quando anche in Italia si moriva di fame, quando anche i nostri bisnonni erano dei poveracci, per campare coltivavano la terra, spesso neanche di loro proprietà, o si facevano sfruttare dai ricchi, ma sceglievano una vita onesta; alcuni dei nostri bisnonni, nelle stesse condizioni, facevano i briganti di strada: secondo voi, c’è molta differenza con i pirati di ieri e di oggi?

Direi che per oggi può bastare.
Rimedi?
Non chiedeteli a me, anche se un paio di sistemi  da provare, in mente, ce li avrei, solo che non è roba da scrivere qua: troppo realismo e buon senso possono disturbare molte anime buone; e poi, non sono nè un tecnico nè un politico: io sono solo la testa di cazzo che queste cose, almeno, le dice.

Dottordivago

Read Full Post »

cesto18kNei cesti di benvenuto ci mettiamo una rassicurazione per Trudy, che è passata di qua un paio di volte e mi ha beccato a parlar male delle donne: io non le odio, le donne, semplicemente le conosco…
Non ho detto che le capisco, ho detto che le conosco, quindi ne conosco pregi e difetti: tu sei capitata in un paio di momenti di misoginia automobilistica, ma a breve prometto un panegirico di riparazione dedicato alle portatrici sane di patata, mentre continuerò a caricare come una sveglia gli incapaci, di qualunque sesso siano, anche incerto.

cesto18k

In quello di Val Tidone ci metto un dubbio: quando mi davi del turista che non lo frega nessuno, dicevi sul serio o mi “pigghiavi p’u ‘u culu”?
No perchè, col sottoscritto,  l’opzione più corretta è la seconda.

cesto18k

Nel cesto di Giorgio aggiungo un bonus di qualche manciata di punti e di maiuscole di inizio frase: usane quanti ne vuoi, se li finisci te li rimando.
Non per altro: leggo con piacere i tuoi commenti, ma mi fai fare una fatica…
Anche se devo riconoscere che sono i commenti che ricordo meglio, visto che mi tocca leggerli tre o quattro volte.
Tu, comunque, fai come vuoi, ma in caso di lettura prolungata in apnea, se ci resto, mi hai sulla coscienza…

Dottordivago

Read Full Post »

Older Posts »