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Archive for luglio 2011

Nota dell’autore: in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

berlusca

Che si metta in coda, ‘sto beduino di merda…

Dottordivago

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Ho sempre sostenuto che in estate si sta nel Mediterraneo: se ci viene gente da tutto il mondo, un motivo ci sarà, no?
E poi di qua c’è il monsone, di là c’è il ciclone, sotto è inverno… non si discute: l’agosto vacanziero/marittimo è roba mediterranea.
L’anno scorso sono andato a Cefalonia -bel posto, senza essere quel paradiso descritto negli internet-commenti- che è a uno sputo ma non ci sono voli diretti dalle mie zone, così tocca perdere una giornata in macchina e una notte in traghetto: due balle…

Così io e Bimbi ci siamo trovati d’accordo: i viaggi lunghi li riserviamo per l’inverno, quest’estate stiamo vicini, qualcosa da tre o quattro ore di macchina, non di più, tipo Costa Azzurra o poco più in là.
«Sì, sì, facciamo così, almeno partiamo quando vogliamo, torniamo quando ne abbiamo le balle piene, in giornate di traffico relativamente tranquillo.. Sì, sì, basta sbattimenti.»

E allora via, si parte.
E, giusto per confermare che siamo gente di parola, si va a Mauritius.

Sì, lo so, siamo due deficienti.
Però ci sono un paio di punti da marcare sul cartellino di Mauri (ormai è “Mauri”, siamo già in confidenza…): primo, non ci siamo mai stati nè io nè Bimbi e, secondo, è uno dei pochissimi posti in cui a fine agosto/settembre si è nel rosso dell’uovo, inteso come clima fresco e assenza di precipitazioni, uragani, tifoni, monsoni o cazzi volanti.
Va beh, col culo che ho, finisce che in quel posto, in quel periodo, gli aerei precipitano, i cani mordono ed ai cristiani puzza l’alito.

Ora, perchè vi scasso la minchia con le mie vacanze, a costo di sembrare uno che vuol fare lo sborone, manco fossi l’unico che va in quel posto?
Semplice, chiedo informazioni che non ho tempo di cercare su internet, causa momentaccio lavorativo.
Ho trovato un volo ad un prezzo stracciato, con Air Mauritius: andata e ritorno per due, voli diretti, assicurazioni e tasse, totale 1700 euri; a me sembra una miseria, quasi quasi c’è da sospettare il pacco.

Adesso bisogna trovare un bell’appartamento in riva al mare, su una bella spiaggia bianca, in un paesotto con qualche ristorante come si deve e un paio di negozi: dove miro? Avete qualche dritta in proposito? C’è un posto migliore di un altro?
Ad esempio, una vita fa qualche amico che c’era stato mi aveva detto dei “terribili” coralli morti sulla spiaggia che rendono dolorosissime le passeggiate: potrebbe essere la madre di tutte le troiate ma un paio di scarpette da windsurf tengono poco posto in valigia, no?
Su, ragazzi, risparmiatemi un po’ di tempo.

Insomma, giusto per non fare quello che rinfaccia, quando ho un attimo io a voi ci penso e qualche volta vi regalo un po’ di buon sangue con qualche minchiata ma in questo momento sono realmente nel baraccone degli specchi e non ho tempo per nulla: credo che da domani metterò su un pannolone da incontinente per capitalizzare il tempo necessario a prendere in mano il pisello.

E se non avete niente di buono da consigliarmi, considerato che “piuttosto che niente è meglio piuttosto”, mi va bene anche qualche link giusto, sarebbe tutto tempo risparmiato.
Confido in voi, grazie.

Dottordivago

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Nota dell’autore: in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

strage-norvegia-anders-behrin-breivik-300x300 Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi di Utoya e Oslo, per la legge norvegese rischia al massimo 21 anni di carcere.

 

Va a finire che ha ragione lui: mi sa che in quel Paese ci sia qualcosa da rivedere

Dottordivago

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Caco, Carlotta, la mia prima e praticamente unica nipotina.
Dei suoi genitori, Mauro e Lella (rigorosamente nell’ordine in cui li ho conosciuti) ve ne ho già parlato spesso, ora aggiungerò che si tratta di figli unici.
E ci sarà un motivo, no?…

Scherzi a parte, una volta i bambini avevano un sacco di “zii di sangue”, fratelli e sorelle dei genitori; poi, con il calo delle nascite e l’aumento dei figli unici, molti bimbi si sarebbero ritrovati “nipoti di NN” per mancanza di fratelli di papà e mammà.
E lì sono intervenuti gli amici, promossi al ruolo di zii, che potremmo definire “zii di cuore” o “zii ad honorem” o, come nel mio caso, “zii di merda”, visto che posso orgogliosamente affermare di aver insegnato a Caco tutte le parolacce che ha imparato nel periodo pre-scolare, nonchè quello che si è presentato con un tamburo come regalo per il suo terzo o quarto compleanno, giusto perchè avevo un conto da regolare con i suoi genitori, che avevano sintonizzato Italia 1 sul 9 anzichè sul 6 come fanno tutti.
No, non sto farneticando nè leggendo una poesia futurista, è la pura verità.
Ah, dite che non è grave? Ocio alla divagata…

Primissimi anni 90.
Il mio sabato prevede una giornata di pesca al mare, con rientro pre-serale per cenare con altri amici a casa Mauro/Lella. A me rode un po’ il culo, visto che ci sono le qualifiche di un GP di Formula Uno, sport di cui, in quegli anni, non mi perdevo un fotogramma: vorrei registrarle a casa mia e rivedermele con comodo ma figurati se riesco a passare indenne pomeriggio e cena con gli “amici” senza che qualche stronzo mi dica come sono andate…
Ci pensa la Lella: «Beh, che problema c’è? Registri le qualifiche qui da noi e, quando rientri, un po’ cucini e un po’ te le vedi, oppure ci dai due dritte e cuciniamo noi. Però lo devi programmare tu perchè io non lo so usare, il videoregistratore…»
Ok, non è come vederle in diretta ma accontentiamoci…
Programmo l’arnese e parto.
Riesco miracolosamente ad ignorare il risultato per tutto il pomeriggio; alle 19.30 sono a casa Mauro/Lella, do qualche dest-riga in cucina e mi fiondo davanti al TV; riavvolgo il nastro e vai col “play”.
Mi si gela il sangue.
In basso a destra c’è il marchio di Tele Montecarlo e quello che sto vedendo è “Tappeto Volante”, condotto da Luciano Rispoli e le sue adenoidi.CAZZO CAZZO CAZZO!!! Ho programmato il canale 6, che in tutto il mondo è Italia1, che in quegli anni aveva i diritti per la F1…
Solo che in quella casa di scollegati dalla realtà sul 6 ci sono Tele Montecarlo e le adenoidi di Luciano Rispoli.

rabbiaNo, Lella, figurati…Non sono incazzato… E perchè mai dovrei?… Solo perchè…? Ma pensa te…

Sono

 

furibondo,

 

porco di qua e

 

porco di là!…

Un paio di mesi dopo era il compleanno di Caco ed io mi sono presentato con un tamburo come regalo ma solo perchè era troppo piccola per i raudi…

Torniamo sul pezzo.
Anche altri amici si sono riprodotti e ci hanno appioppato dei nipotini, così quando andiamo a trovarli Bimbi può scatenarsi coi regali e a me resta la sensazione di essere andato dal dentista…

Ma sono nipoti di seconda…
Caco è Caco.
Una sera abbiamo cenato con una coppia di amici, genitori di un nostro “nipotino”; ad un certo punto Federico mi ha chiamato “zio” e probabilmente mi ha creduto sordo, visto che mi ha dovuto chiamare tre volte: non capivo che ce l’aveva con me.
Bel tesoro, è un bimbo stupendo, simpatico e gradevole; solo che, a differenza di Bimbi, superamicissima di sua mamma nonchè zia a ragion veduta, io lo vedo pochissimo e non mi aspettavo l’appellativo, che mi ha stupito ed onorato.

Caco l’ho vista nascere e, anche se ultimamente ci vediamo poco, uno «Zio…» di Caco lo sentirei in mezzo ad un bombardamento e guai se dovesse mai chiamarmi in un altro modo.
Anche se ho rischiato di ucciderla…

Nel 1994 Caco aveva tre anni ed è venuta con noi a Porto Cervo, a giugno, periodo ideale per la scarsa presenza di turisti.
La poveretta si succhiava delle tirate assurde: in spiaggia all’una, come da Lella-programma, poi tutto il pomeriggio senza pisolino, sferzata dal classico maestrale -bella la Sardegna, eh?…- poi casa, doccia e… nanna?
No, ristorante.
A nanna mai prima di mezzanotte e il giorno seguente si ricominciava.

Ovviamente piangeva tutto il giorno.
Io resistevo cinque minuti, poi mi allontanavo meditando propositi infanticidi i quali, come la maggior parte dei miei propositi, non hanno trovato realizzazione: Caco, ti è andata bene che sono un pigro inconcludente…

Comunque, quest’infanzia da giovane spartana (la prima volta al ristorante, Caco ci è andata che aveva un mese di vita) l’ha temprata e oggi Caco è bella tosta: ha sviluppato un caratterino niente male, tutto questo senza perdere la sua caratteristica principale, che è quella di “essere su una rama” (in dialetto alessandrino “ramo” è femminile).
Anche se più che su un ramo è sempre stata sulla sua nuvoletta rosa, cosa che faceva ululare, ruggire, muggire e bramire la Mammalella.
Caco… a volte la mamma esagerava ma anche tu…: io mi ricordo bene di quella volta in cui hai fatto due volte il giro del salone cercando di infilare una ciabatta che ti sfuggiva…

Ho un’immagine di Caco piantata nel cervello.
Agosto 1998, Punta Ala.
Mauro e Lella sono le uniche persone a cui è riuscita l’impresa di portarmi in campeggio, anche se a determinate condizioni.
Il campeggio era meraviglioso, tutto all’ombra in pineta, con spiaggiona privata dotata di ristorante da urlo, gestito dall’immenso Sergio di Castiglione.
I proprietari erano tedeschi e lì dentro vigeva una disciplina da Wehrmacht: le macchine potevano passare un’ora al mattino e una al pomeriggio, solo e rigorosamente per scarico o carico bagagli, le piazzole erano enormi e cintate da una bassa vegetazione da sottobosco.
Tutti gli anni, a giugno, i genitori della Lella piazzavano la roulotte con veranda ed ogni comfort, ci stavano fino alla fine di luglio e ad agosto lasciavano il posto ai “ragazzi”.
Il fatto di trovare già tutto pronto, con solo una tenda da montare per la nanna, mi aveva convinto, congiuntamente alla possibilità di avere il bagno privato, una figata, anche se due volte su tre arrivavo lì e scoprivo di aver dimenticato la chiave in tenda…

Una mattina, saranno state le otto, stavo giusto rientrando “al campo” dal bagno, distante una cinquantina di metri.
A metà strada vedo Caco, sveglia da trenta secondi, bella come solo una bimba di sette anni appena alzata può essere, con una mise da spezzare il cuore di un poeta o spappolare il cervello di un pedofilo: lunghi capelli biondi, camicia da notte bianca sull’abbronzatura, ciabattine rosa.
Probabilmente stava inseguendo l’ultimo sogno: guardava in alto, verso i rami dei pini marittimi solitamente pieni di scoiattoli ma l’oggetto del suo interesse non erano gli animaletti, probabilmente non era niente in particolare, però lo inseguiva con una specie di danza da Driade, un grazioso balletto da un albero all’altro, con una leggiadria, appunto, da ninfa pagana in rapimento onirico.
O da bimba che ha giocato con l’armadietto dei medicinali…
O, più semplicemente, da Caco.

«Oh suonata, vedi gli angioletti?»
Un attimo per il ritorno alla realtà, poi: «Ciao zio, vado a fare la pipì…» e via, tranquillissima, come se fino ad un momento prima si fosse limata le unghie, anzichè aver danzato sotto lo sguardo divertito di mezzo campeggio.
Sì, se c’è una cosa di Caco che non dimenticherò mai, è proprio la danza silvestre della piccola Driade.

Fino ad una decina di anni fa eravamo sempre insieme, poi il trasferimento a Genova, la crisi, papà di qua, mamma di là…
Ci vediamo un paio di volte all’anno e l’ultima è stata un paio di mesi fa. Ci presentiamo di sabato sera per portare a cena la Mammalella e scopro che ci è concesso l’onore di avere Caco con noi: ormai è genovese a tutto tondo, vorrai mica che perda l’occasione per farsi offrire una cena?

Va là, testina, ero così contento che mi rideva anche il buco del culo (e poi la cena l’ha offerta di nascosto la Mammalella…), soprattutto quando ha dichiarato che ci avrebbe portato con la sua Mini con le orecchie rosa (gli specchietti sono rosa, vero?…) e che avrebbe messo a nanna i vecchietti prima di lanciarsi nella movida della Superba.
Equipaggio: Mammalella e zia Bimbi dietro, io copilota, Caco alla guida…

Caco alla guida???

Oh Gesù Bambino, sono “portato” da Caco!…
E guida bene, la piccola turbotarra…
Parcheggia “alla genovese”, cioè inteso come lasciare la macchina in un posto che da noi manco ti fanno la multa: i Vigili stessi ti tagliano le gomme.

Cena all’imbarcadero di Nervi.
Poco dopo inizia a piovere e la nostra autista dichiara che pensa di noleggiare un dvd e passare la serata dal moroso: lo zio tarro ch’entro mi rugge non condivide ma che ci posso fare?
Mmm… facimm’ ‘e persone serie, eh, zuccule’…

Sono un po’ suonato: troppe cose, troppe novità, troppi “avevo dieci anni da qualche parte e non so più dove li ho messi…”
E poi, una Caco così grande e sicura di sè… mi spiazza.

Usciamo dal ristorante, piove e naturalmente non abbiamo l’ombrello; la macchina non è distante ma bisogna passare un momento dal videonoleggio “lì vicino”.
Sarebbe lì vicino… Riportando Nervi sul quadrante di un orologio, noi siamo ad ore 11, torniamo verso ore 10, facciamo tutto il giro antiorario per arrivare, marci come funghi, davanti al negozio, ad ore 12.
Vorrei strangolarla ma… meno male, mi sento sollevato: Caco è sempre lei…
Entra con la zia Bimbi, io e la Mammalella le aspettiamo sotto un ponte , trenta metri più in là, verso la macchina.
Attacchiamo bottone con una signora che si ripara nello stesso posto, in attesa del marito che dovrebbe passare a recuperarla. Dopo un quarto d’ora dico alla Lella che è meglio tenere d’occhio il negozio, che quelle due insieme non ne fanno una normale; non finisco di dirlo: escono dal negozio e svoltano a sinistra, in direzione opposta a noi e alla macchina.

«OH STONATE… DOVE CAZZO STATE ANDANDO?!… »
Secco dietro-front, si guardano e si ammazzano dal ridere, ‘ste due disadattate…
Sì, grazie a Dio Caco è sempre lei.
E pure la zia Bimbi, mannaggia alla capa sua…

Oggi Caco compie vent’anni.
Solo a scriverlo mi commuovo, come questa mattina, quando le ho mandato gli auguri su Feisbuk.
Starò mica diventando un vecchio coglione sentimentale?

Auguri Caco, dal profondo del mio cuore.

Anche se non ti ho ancora perdonato uno dei peggiori affronti subiti nella mia vita: me lo ricordo ancora come se fosse oggi.
Avevi tre o quattro anni, io e la zia eravamo a casa vostra, come sempre.
La Mammalella, scommettendo su un cavallo sicuro, ti ha domandato chi fossero i tuoi zii preferiti; ok, eri solo una pupetta e in seguito hai valutato le persone per quello che sono…
Ma non ti perdonerò mai di aver risposto

la zia Orelia

Brutta stronza…

Lo zio Dottordivago

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RisPost 5

Dicesi “rispost” una cosa che è partita come risposta ad un commento ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post, da cui l’elegante calembour…

Nell’ultimo post ho giocato sporco.
Non avevo tempo per niente di speciale o anche solo di originale, così ho fatto come la RAI con le fiction: quando sono disperati puntano su un qualsivoglia polpettone o melodrammone ottocentesco in confronto a cui “Anche i ricchi piangono” diventa avanguardia, anzi, la più astrusa delle trans-avanguardie.
Anch’io ho maramaldeggiato, ho mirato al bersaglio grosso, ho mietuto facile gloria: detta in italiano corrente, ho parlato di figa.

Facendo sentire l’usta ai miei fedeli e ululanti cani da figa, è regolare che la partecipazione di personaggi del calibro del Camagna o del Sonnambulo _manca il Pirata: devo preoccuparmi?_ sia assicurata.
Inoltre apprezzo la corrispondenza di vedute omozigotica con mio “fratello” Giorgio, incasso anche la riflessione di Carlo sul valore effimero della bellezza e accetto i lievi dissensi estetici di Marco ed Enrico: se piacesse a tutti lo stesso tipo di donna, si arriverebbe al matrimonio non dopo il fidanzamento ma dopo aver sterminato centinaia di rivali, sempre che si finisca all’altare e non nella lista degli sterminati…

Mi è invece andato profondamente su per il culo il commento de Laperfidanera, in questo caso più nelle vesti de L’Incazzatanera.

Sarebbe interessante vedere pubblicata qui una tua foto in costume da bagno, anzi due: di fronte e di profilo, e magari in compagnia di alcuni altri maschi altrettanto criticoni…
Questo è un brutto vizio molto diffuso tra gli uomini. Anche delle piccole (in altezza) palle di lardo semicalve e con triplo mento sfuggente si arrogano il diritto di criticare ferocemente qualsiasi donna che non sia a) molto giovane, b) grandiosamente gnocca, c) almeno passabilmente intelligente.
Ma un’occhiata di tanto in tanto a uno specchio, no, eh?

Eh la Madonna!…
Ho toccato un nervo scoperto?
Laperfidanera è il nome dietro cui si nasconde una delle pseudo-fighe criticate?Una parente stretta?
Non per altro: l’apertura con la storia della mia foto e la conclusione con lo specchio esulano dal classico commento in disaccordo e diventano un attacco personale; il sottinteso “guardati tu” io lo riservo a chi mi tocca personalmente o quantomeno da vicino. 
Mi concedo una risposta rilassata, visto che posso tranquillamente dare dieci fighe di vantaggio ad andare agli undici a tanti uomini, anche più giovani, e considerato che proprio non sono capace di mandare a cagare una persona finchè penso mi sia amica:

Ti sfugge una cosa: per campare io mando avanti un’azienda, non faccio il sex symbol; nel momento in cui fossi pagato per farlo, mi sentirei obbligato ad esserlo e mi sentirei ridicolo a spacciarmi per tale se non lo fossi.
Non pubblicherei mai la foto di una donna brutta solo per il gusto di prenderla per il culo, salvo che non se la tirasse da superfiga, nel qual caso la massacrerei.
Mentre io mi guardo allo specchio, vedi se ti riesce di afferrare il concetto: al momento sembra che ti sfugga.

Su una cosa ha ragione Laperfidanera: tanti, tanti uomini non capiscono un cazzo di donne, infatti vediamo maritate o accoppiate molti esseri di sesso femminile non appartenenti alle forme di vita conosciute, esemplari che se dipendesse da me sarebbero talmente vergini da dover urinare col catetere.

Ma torniamo un momento agli “uomini criticoni” ed alla consapevolezza che si tratta di un esercizio prevalentemente, se non esclusivamente, maschile: mai sentito una donna criticare gli uomini, vero?
No, non è mia intenzione scatenare una guerra intersessuale, è mia intenzione far notare che se una o uno è brutta o brutto, constatare la cosa non è prerogativa di un sesso, dell’altro o dei belli di entrambi i sessi ma di chiunque sia benedetto dal senso della vista; anzi, a pensarci bene, una critica che viene da una persona particolarmente bella è sicuramente più feroce di una valutazione negativa da parte di uno starplato qualunque: in questo caso direi che non vale la regola per cui “Se ti morde un lupo, pazienza, se ti morde una pecora ti incazzi”…

Forse i giornalisti sportivi sono stati tutti grandi campioni, prima di dare le pagelle a calciatori, piloti, tennisti e sciatori?
Forse tutti i critici d’arte o musicali o gastronomici sono stati geni nei rispettivi campi, prima di giudicare l’operato degli altri?

Ho sempre pensato _e scritto_  che chi gira in rete e, a maggior ragione, nella blogosfera, è una persona in cerca di qualcosa da leggere, quindi si merita di trovare almeno delle “parole”; chiarisco sempre, inoltre, che su queste pagine come parole ci siamo, per i contenuti ci stiamo attrezzando.

Questo è un blog lieve.
Lo comprova il motto, che partendo da uno slogan per nulla greve,

La fantasia al potere

lo priva ulteriormente di autorevolezza e lo fa diventare

L’approssimazione al potere

Esiste qualcosa di meno impegnativo?
Prendete un bambino che ancora non parla e non cammina, piazzatelo su un tappeto in mezzo ai giocattoli e lo vedrete immediatamente sbattere ripetutamente a terra un pesce di gomma o una paletta di plastica, accompagnando il gesto con un salmodiante “A-ba ba ba baaa…”
Ecco, io metto per iscritto il mio “A-ba ba ba baaa…”

Gente, qui si cazzeggia, si fanno chiacchiere da bar, senza neppure voler cambiare il mondo come i Quattro Amici della canzone.
E al bar si parla di figa, balle non ce ne sono.
A proposito, mi scappa di divagare.

Pochissimi giorni fa ho assistito ad un revival anni 50/60 e sono stato testimone del ritorno di un personaggio che credevo relegato in qualche museo antropologico: lo stomiatore da bar.
Dicesi “stomiatore da bar” (da “stomiare”, che sta per nauseare, come un pasto che pesa nello stomaco) quel personaggio da bar seduto un po’ scomposto e che, all’arrivo di una bella gnocca, prima si dà un contegno, poi elargisce un complimento (evitabilissimo ma non pesante, salvo si tratti di un “coglione da bar”) alla passante di suo gusto: giuro, credevo non esistessero più, credevo che quel tipo di approccio fosse finito con la scomparsa di Maurizio Arena e tutti gli altri “Poveri ma Belli”.
Ebbene, in ritardo di almeno quarant’anni (l’ultima volta l’avevo sentita da Walter Chiari che faceva, appunto, l’imitazione del “boro” Maurizio Arena) ha lasciato passare la signorina e guardandole il culo ha dichiarato ad alta voce: «Oh, questa è proprio targata Bologna-Napoli!…»
Un amico ha approvato silenziosamente, il secondo ha riso sguaiatamente, un terzo gli ha dato una specie di “cinque”.
Io mi sono limitato a depennare il bar dalla mia personale lista della movida alessandrina; non per altro, avevano l’aria di essere clienti abituali…

Se poi, oltre a parlare genericamente di donne e criticarne alcune, si portano elementi incontrovertibili come la cellulite e l’ignoranza della Marini, le gambe a “X” e le tette molli della Ferilli o i fianchi squadrati e i baffi della Cucinotta (gli occhioni da mucca sono un parere personale, strettamente soggettivo), anche a fronte di un apprezzamento nazionale i fatti restano tali, come il culone storicamente grosso della Lopez che riscuote comunque consensi planetari.
Aldilà di tutto ciò, non ho mai detto che anche solo con due Beck’s nella pelle non le tromberei tutte e quattro, anche se, potendo scegliere, ce ne sarebbero alcune migliaia prima di loro.
È una cosa che mi fa incazzare da un lato e togliere tanto di cappello dall’altro:  il fatto che quattro donne così vengano elevate al rango di “Dee dell’Amore” sta a confermare che molti uomini non sono attentissimi ai particolari, molto importanti quando si fa dell’accademia sulla figa; provo invece grande rispetto ed invidia per la capacità di queste donne, diventate sex symbol senza possederne le caratteristiche, un po’ come se io, col mio pisello, diventassi un famosissimo porno-divo.

Tornando all’attacco con effetto sorpresa della Perfida, se io fossi una donna troverei molto più offensivo leggere “parlare di figa”, espressione che

va a ledere l’immagine della donna legandola all’iconografia dell’organo sessuale bla bla bla…

insomma, come se le donne contassero qualcosa solo perchè hanno la patata.
Eh… perchè… non è vero?

Calma, tigrotte, scherzavo…
”Parlare di figa” non presenta bene ma si dice così, quindi…
Come quando si diceva “negro”: io l’ho sentito dire da quando sono nato, Fausto Leali a Sanremo cantava

non sono che un povero negro ma nel Signore io credo,

fino ai primi anni 80 lo dicevano al telegiornale, riferendosi a questo o quel “leader negro”: adesso è una paòla butta, da non usare ma io faccio fatica a perdere l’abitudine.

Nella chiacchiera, un po’ di tagliamento di colletti, qualche critica e un po’ di parolacce sono come il sale nel pinzimonio.
E se avete la pressione alta e il sale vi fa male… beh, lì sono cazzi vostri…

Dottordivago

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Pulizie

Il qui scrivente Dottordivago non ha tempo per cucinare niente di speciale, quindi oggi si apre il frigo e si mangia quel che si trova.

Dando una sistemata alla cartella “Immagini” ho trovato qualche foto che tenevo lì per momenti tipo questo, situazione che ricorda più una rovistata nel reparto congelatore alla ricerca di qualcosa con cui sopravvivere, che non una discesa in cantina per prendere una bottiglia di categoria, tenuta buona per qualche occasione speciale.

Prima un assaggino che proviene direttamente dallo spam della posta:

spam

Ehhh???…

Scusi, potrebbe ripetere?

spam1

Ah… ecco… grazie.

 

Avevo iniziato le pulizie qualche tempo fa e, già che c’ero, ne ho approfittato per eliminare alcune foto della Marini, della Ferilli e della Cucinotta, tre scanarde sopravvalutate che, grazie al tempo che passa, si vedono sempre meno e nessuno osa più citarle come prototipi della bellezza italica.
Volevo scrivere un pezzo sulle fighe presunte ma non ne ho più voglia, quindi ve ne faccio il Bignami: la Marini è sempre stata un vagone di ignoranza e cellulite (rimossa a ciclo continuo la seconda ma inscalfibile la prima); la Ferilli ha sempre avuto le tette molli e le gambe ad “X” (e il buon gusto di tenersele); la Cucinotta ha i fianconi larghi, le coscette piccole, i baffi (rimossi) e gli occhi grandi e languidi da mucca.
Fine.

Ma almeno sono un fenomeno locale: aldilà di Ventimiglia e Trieste non se le incula nessuno.

Jennifer Lopez, invece, è stata a lungo classificata come “Gnocca a Livello Planetario”.
Io ricordo un video –parliamo di una decina di anni fa- in cui lei camminava lungo una strada e si spogliava un pezzo alla volta; non ricordo il brano ma ho davanti agli occhi quei jeans elasticizzati su cui il regista –un pazzo o un sadico-insisteva con spietati primi piani: già allora era un culo e mezzo ma Laggennifer veniva spesso citata proprio per la bellezza di quella parte.

Ed io piombavo nell’incubo vissuto da Troisi in “Pensavo fosse amore invece era un calesse”.
In breve, Troisi veniva lasciato da Francesca Neri e piombava in una crisi totale, situazione aggravatasi in seguito al fidanzamento della Neri con tal “Elia”(credo fosse questo, il nome), interpretato da Marco Messeri, attore di grandi qualità ma tutt’altro che un bell’uomo.

Solo che tutti lo trovavano bellissimo!
E il povero Troisi, distrutto dall’abbandono, prima, massacrato dalla gelosia, poi, si ritrovava anche ad aggirarsi incredulo tra gli amici che sostenevano l’indiscutibile bellezza del rivale.
Un vero colpo di genio: grandissimo Troisi, ci manchi.

A me succedeva la stessa cosa con le figastre nominate finora e, prima che qualcuno dica “Eh, ma la Lopez è una gran gnocca…”, ve la mostro:

24__11_jennifer_lopezEcco, vista così, ci sarebbe pure di peggio, facendo finta di non capire la sapiente mascheratura della buzzecca (pancia, ndt) operata dal lamè.
24__12_jennifer_lopezQui si vede meglio che la tendenza di sempre, quella del culo e mezzo, è sfociata in un “king size” da due piazze e mezza.
Conosco un’altra che ha due fianchi e due gambone così: è mia mamma, solo che lei è una incontrollabile mangiona di 75 anni…

Ok, Laggennifer ha già marcato un bel numero di tacche, non è più una sbarbata.
Però non è mai stata paragonabile (e mi domando chi possa esserlo) a quello sterminato giacimento di figa conosciuto col nome di

Jessica Biel

jessica biel 2Sì, “mascolina” ‘sto cazzo…

Trattasi della più fantasmagorica patata attualmente in circolazione.

Dice:«Anche la Lopez, da una certa angolazione fa la sua figura…»

Giusto, vediamo Laggessica di profilo…

jessica biel

 

Aaaaaaaaaah-

 

hrrrrrrrrrrg-

 

ggggggggggh-

 

hhhhhhh!!!…

 

Oh Signùr, che mal di testa…

Chiudiamola qui, che è meglio.

Dottordivago

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Ti ’i

Sottotitolo: Allarme siam pallisti!

Il titolo sarebbe Ti Gi.
Ma ne ho i coglioni così pieni di sentirlo chiamare Tiggì che per disintossicarmi lo scrivo senza manco una “g”.
E a costo di ripetermi, sarebbe ora che gli speaker dei Ti ‘i facessero un bel corso di dizione, come i loro colleghi fino a venti/trent’anni fa e conservassero la parlata romanesca per le chiacchierate con i vicini di casa, gli acquisti dal pizzicaggnolo e le stornellate tra amici: almeno i primi sette canali della TV, più Sky, farebbero bene a distinguersi un momentino da Telebburinissima Lazio.
Non voglio vincere il premio per “Il Leghista più anti-Romaladrona”, semplicemente mi stanno plaggiando e la cosa mi disturba: l’altro giorno ho scritto “inaccettabbile”, il correttore me l’ha segnalato e io pensavo:«Cazzo vuoi, macchina di merda, spiegami un po’ perchè non va bene?…»
E sono di Alessandria, eh, non di Accilia

Per non parlare del recente “Castellammare di Stabbia”, scritto e pubblicato con estrema tranquillità, visto che non l’ho mai sentito pronunciare con una sola “b”, e corretto dopo l’intervento della Voodoo Dolly.
Finchè la “b” me la aggiungono gli amici Enzo di Ercolano o Nino di Salerno, ci sta, anzi, è sacrosanta; peccato che neppure nei decenni in cui i grandissimi fratelli Abbagnale, orgoglio e vanto di Castellammare di Stabia, hanno vinto per l’Italia, nessuno, dico nessuno in RAI si sia schifato di pronunciare una sola volta il nome della loro città in modo corretto.
Confesso di essere davvero nel baraccone degli specchi: sono appena andato a vedere con quante “b” si scrive “Abbagnale”…
Va beh, andiamo avanti.

Caldi e ribassi: la lunga estate calda

A caccia di sensazionalismi, se le notizie non ci sono, si creano -News of the World insegna- così tutti quanti i Ti ‘i hanno aspettato che il termometro passasse i 30° e si sono scatenati, come sempre, da una decina d’anni a questa parte.
Dio maledica la scoperta della “temperatura percepita”, che permette di spararle più grosse; la notizia «Si prospetta una settimana a quaranta gradi» va letta «Temperatura percepita alle ore 14, in zone fortemente soleggiate, in presenza di elevata umidità e con un impacco di polenta sul torace per far maturare il catarro» e la precisazione deve essere letta a bassa voce e velocissimamente, come le avvertenze per i medicinali.
Una notizia del genere va letta allo stesso modo di

Una settimana a Ibiza, 380 euro!

dove poi scopri che, tra adeguamento carburante, tasse aeroportuali, assicurazione obbligatoria, extra bagagli oltre i 150 grammi, indennità di rischio che durante l’assenza qualcuno trombi la moglie del Comandante… morale, ti tocca tossire un mille. Stessa cosa per il caldo, solo al ribasso. 
Quindi, nella realtà, si parla di una giornata con 24° alle otto del mattino, 33/34° nel pomeriggio, magari 35, seguiti da abbassamento a livelli umani in serata: si scrive così ma come si pronuncia tutto ciò?

“Una giornata di luglio”.

La cosa spettacolare è la capacità della gente di farsi condizionare. Questa mattina, tra le 10 e le 11 ho parlato con una decina di persone e tutte quante stavano letteralmente “morendo dal caldo”: c’erano 28° e, se al sole faceva caldo, all’ombra si stava benissimo.
Da due giorni, nel pomeriggio sono tutti in giro con la lingua fuori mentre io, che sia ieri che oggi non avevo tempo e/o voglia per la corsetta mattutina, ho recuperato -ieri e oggi- tra le due e mezza e le quattro con una camminata veloce sull’argine, dove non c’è un metro all’ombra.
Ok, sudare in calzoncini, in campagna, non è come avere i vestiti appiccicati addosso in una via del centro, però in città nessuno cammina a 6/7 kmh per un’ora e mezza, mentre io l’ho fatto e non sono morto.

Intervista di un Ti ‘i di oggi, a Bologna:«Ha caldo, signora?»
«Mai sentito un caldo come oggi! Eh… purtroppo, a Bologna, tutti gli anni ci tocca un periodo così…»
Ecco.

Ma quanto mi costi?

Ieri mattina Bimbi doveva portare la macchina in concessionaria per una piccola lacuna nell’efficienza automobilistica teutonica: in sette mesi dall’acquisto, è successo qualche volta che non partisse il climatizzatore, cosa che in questo periodo, indipendentemente dalle esagerazioni dei Ti ‘i, non è il massimo.

Partiamo con due macchine e la sua è a secco, quindi ci fermiamo al distributore. Ho seguito il Ti ‘i di Sky durante la colazione e temo di dover fare un mutuo o vendere un rene: poco fa parlavano di impennata dei prezzi, con gasolio a 1,550 e benzina a 1.670, ovviamente “prezzo medio”.
Toh, una piccola gioia: 1,370 il mio naftone e 1,480 la benza per Bimbi, ovviamente in un distributore “no brand”.

Facciamo i 15 km da Alessandria a Valenza ed io tengo d’occhio i prezzi nei vari distributori: il più caro espone 1,440 e 1,550.
Lasciamo la Bimbimobile e torniamo a casa, non prima di una puntata in un centro commerciale, dove le pompe erogano a 1,340 (arrgghh!… c’ho rimesso tre cent al litro…) e 1,450 (mattinata di acquisti sconsiderati: tre cent al litro pure sulla benza…).

Ora, salvo il fatto che la mia città sia una sorta di porto franco per i carburanti, perchè ‘sti imbecilli dei Ti ‘i devono creare quest’ansia da prezzi alle stelle, anzi, da “prezzo dei carburanti fuori controllo”?
Dove fanno il rilevamento dei prezzi? Al molo di Portofino o nella piazzetta di Porto Cervo?
Sarebbe meglio se ‘sti cazzoni rendessero noti i prezzi minimi così, chi vede un prezzo molto superiore, tira dritto verso un altro distributore.

Sei loro “prezzi medi” sono superiori del 15% rispetto a quelli rilevati da me, si può sapere quanto costa la benza nei distributori più cari da loro considerati?
Due euro? Tre-e?
Boh, saranno distributori tipo “You and Eni: viaggiate coccolati”, però nella versione a cinque stelle:

“You and Eny”

dove per Eny intendesi un noto troione d’importazione e la seconda parte della promozione si chiamerà “Viaggiate spompinati”.
Capirai, con quei prezzi, nei cinque minuti che ti fermi da loro, un qualche contentino te lo dovranno pure dare, no?

Dottordivago

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