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Archive for gennaio 2010

Le cose, semplicemente, succedono.
Come il Big Bang: prima, dicono, non c’era nulla.
Poi, di colpo, miliardi di galassie e miliardi di miliardi di stelle.
Ora lasciate riposare il tutto per qualche miliardo di anni ed aggiungete alcune scimmie precedentemente messe in piedi e conditele con un po’ di pollice opponibile; non sono ancora in grado di accendere un fuoco e non ritengono necessario pulirsi il culo con le foglie , però riescono nella più grande impresa di tutti i tempi: creano Dio.

Questo, in sintesi, il Catechismo del Dottordivago.

Traggo ispirazione dal post di un amico, Ilcamagna, nel quale la mia personale icona dell’abbigliamento alessandrino espone le sue perplessità alle prese con le lezioni di catechismo del suo pargolo; sarebbe da dire “di uno dei suoi pargoli”, visto che quest’uomo si riproduce con una prolificità che fa mangiare la polvere anche ad alcuni batteri; prendo spunto, dicevo, e mi ricollego al filone “cazzate a lungo termine” del mio post precedente.

Anzi no, mi scappa di divagare.
Sono un vecchio bastardo incattivito che si è fermato agli anni 80, anni di goduria e stupidità totale, anni di certezze: grazie al Muro di Berlino “sapevamo” chi erano i buoni ed i cattivi; le auto avevano dei carburatori che li sentivi risucchiare aria come un palombaro e che creavano nel serbatoio della benzina un piccolo vortice, come quando si toglie il tappo dal lavandino pieno.
Come nel West, dove gli uomini erano uomini ed a parlare erano le pistole, quando un ragazzo parlava con una ragazza, era per ciularla e gli uomini “non dovevano chiedere mai”, altrochè gli “uomini che sanno anche piangere” molto in voga dagli anni 90 in poi.
E la musica, quella da ballo, intendo, è finita lì, dopodichè è iniziata quella da sballo, indispensabile per spurgare certe pastiglie piccole ma bastarde.

C’era anche un’altra certezza: l’abbigliamento si comperava alla Dress.
E basta. 
Almeno fino all’’83/’84, quando le sirene delle griffe della Milano da Bere hanno lasciato un segno indelebile nel mio portafoglio, ma che per anni, nella compagnia del mare, mi hanno fatto vincere a mani basse il premio Look of The Year, simpatica usanza dello stabilimento balneare.
Comunque, quando entravi alla Dress, ti serviva immancabilmente Ilcamagna; per quella ragione egli è, tuttora, la mia icona dell’abbigliamento.

Torniamo al catechismo.
Prima domanda: cosa ci faceva, lì, Ilcamagna?
Probabilmente oggi si usa così; durante il mio Corso per Principianti, quello della Prima Comunione, l’unico adulto era una –stranamente- dolce zitella, ad eccezione di qualche ingresso, in veste di guest star, del Parroco; nel Corso Avanzato, quello della Cresima, c’era un “vecchio” –intorno alla cinquantina…- bastardo, insegnante di lettere per campare e cintura nera di Catechismo per rompere i coglioni.
Un merdoso bigotto triste ed incazzoso che, probabilmente, si realizzava nel terrorizzare bambini anche di pomeriggio, non pago dell’odio che suscitava a scuola: evidentemente non gli bastava essere considerato una testa di cazzo part time.
Una frase attribuita, credo, ad una Lettera di Giovanni Battista ai Tessalonicesi –piuttosto che ai Giudei o ai Samaritani o ai Calabresi, non ricordo- era:

contro una foglia portata dal vento ti accanisci,
su di una canna secca dimostri la tua potenza

Lo stronzo faceva proprio così: se solo uno aveva meno di quattordici anni, età oltre la quale rischiava un calcio nelle palle, lui si sentiva in dovere di terrorizzarlo, anche perchè, a quei tempi, se qualcuno, chiunque fosse, diceva a casa tua –e soprattutto casa mia…- che non ti eri comportato bene, non mandavano l’avvocato a lui, erano cazzi tuoi -soprattutto miei-.
Per quello che ho metabolizzato in materia religiosa devo ringraziare Il Prevosto; quel mezzo prete mancato, invece, era così detestato che sono certo abbia causato più abiure che avvicinamenti alla fede cattolica; ancora oggi non so cosa sia la Cresima, e non provate ad insegnarmelo: sarebbe come spiegare ad una donna il funzionamento della frizione, quella della macchina.

A parte lo stronzo e qualche cameo del Parroco, altri adulti non se ne vedevano.
E cosa ci venivano a fare?…
Allo stesso modo, nessuno dei miei genitori si è mai avvicinato ai miei compiti a casa e men che meno –ma che, scherziamo?…- ai miei momenti dedicati al gioco, solo o con amici, con l’unica eccezione per la sacrosanta lotta serale con mio padre, all’incirca fino ai dieci anni.

Oggi, chiunque abbia a che fare con i bambini “Auspica la partecipazione dei genitori”.
E che due balle!
Bambini, ditelo a papà e mamma: “Sta sü d’adoss!”

Ora, non ce l’ho col Camagna, sono ragionevolmente certo che lì non ci è finito di sua volontà; ce l’ho con quelli che “Vogliono essere presenti” a tutti i costi: va bene la prima parola o il primo passo o il primo dentino, va meno bene assistere al parto della moglie, sofferente e stravolta, per poi continuare tutta la vita “ad essere presente”, magari anche alla prima pippa o alla prima ciulatina del pargolo.
E grazie al cazzo, che a trentanni i giovani non se la sentono di mettersi per conto loro.

Ma so di non fare testo: se mi fossi riprodotto sarei stato un padre tipo Homer Simpson, pigro ed assente, per poi riscattarmi dopo che Bimbi avesse minacciato di cavarmi gli occhi con le forchettine per le lumache.

… Oh, è più forte di me, sono andato di nuovo fuori dal seminato.

Tornando un momento al Catechismo, comprendo perfettamente l’imbarazzo del Camagna nell’affrontare, con un bambino, un argomento, quello della religione, su cui già non mi sembra convintissimo di suo.
Però la religione è importante, soprattutto per i giovanissimi; e questo lo afferma il Dottordivago che, se non è il più ateo degli uomini, è nei punti.

La religione ha un potere immenso, tipo quello di creare Crociati o Talebani, ma anche di formare il carattere e la personalità e di dare un indirizzo etico ai piccoli uomini.
Dico sempre che se la vecchia Democrazia Cristiana ha avuto un pregio, è stato quello di tenere la Cortina di Ferro da Trieste in là, per il resto è da dimenticare, o forse da rimpiangere, visto cosa propone oggi la politica.
Allo stesso modo, anche una cosa immonda e senza senso come la religione ha una ragione d’esistere: quella di mettere dei paletti, quella di dire “Questo è bene, questo è male”, quella di convincerti che se ti comporti bene, vai in Paradiso, sennò all’Inferno: diciamo che può dare una raddrizzata ai comportamenti di una persona.

A maggior ragione, oggi ,una religione che promette castighi può sopperire a mancanze di nerbo dei genitori.

Trovo bellissimo il concetto di religione espresso da “Guerre Stellari”: La Forza.
La Forza sia con te…”
“Luke, usa La Forza…”
Straordinaria, l’idea di una Forza che permei l’universo e ne costituisca il tessuto vitale e, cosa che non guasta, che sia anche verificabile, previo corso full immersion con quel tenero scrondo di Yoda.

E bravo… Lì sta il bello della Fede: credere senza prove, senza dimostrazioni.
Cosa ci sia di positivo per un miliardo di persone nel credere con tutte le proprie forze ad un mare di cazzate, con un altro miliardo che crede nell’opposto ed un altro miliardo ancora di un’altra parrocchia, proprio non lo so; so, invece, che al mio paese si è sempre detto che chi vive sperando, muore cagando.

Se avessi più tempo e più voglia, vorrei creare una nuova religione, qualcosa di respiro universale che ricordi La Forza, un’entità che non è Creatura nè Creatore.
Qualcosa che, semplicemente, esista, così come le cose, semplicemente, succedono; qualcosa che veda l’Universo stesso come la Mente Suprema e l’Osservatore di tutto e -perché no?- come il Mazzuolatore Finale se non ti sei comportato bene.
Senza che nessuno si faccia scannare su una croce, senza guerre sante, senza digiuni, penitenze o privazioni.

Nessuno vorrebbe un Dio che non ama i sacrifici?
Un Dio che non se la tiri troppo e che non accampi royalty sul suo nome, un Dio con un po’ di autoironia, un Dio tranquillamente bestemmiabile, insomma:
“…Va beh, mi è scappato un porca d’una Forza puttana! dopo una martellata sul dito, però oggi non ho fatto del male a nessuno, anzi, ho aiutato chi aveva bisogno”
Vai in pace, figliolo, sei assolto.

Un Dio i cui sacerdoti predichino comunque l’amore, l’onestà, la fratellanza, concetti senza i quali scoppierebbe la macchina della merda, il mondo sarebbe una giungla peggio di adesso ; sacerdoti che trombino alla luce del sole e che dal pulpito invitino sì al digiuno, ma non per mortificare la carne, semplicemente perché se diventi un obeso di merda ti amputano un piede, perché La Forza ti manda il diabete, giustamente, per punirti di aver mangiato per otto mentre tanti muoiono di fame.

Ho ancora molte cose da mettere a punto: perché non uccidere, perché non rubare, spiegare il perché dei milioni di morti innocenti per terremoti, tsunami, per le guerre delle Banche e sfighe varie.
Poi, sistemati alcuni punti, potrei partire con il proselitismo.

Chi non lo vorrebbe un Papa come me?
Dottordivago

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cesto18k cesto18k

“Ops… ma dove avevo la testa?” come diceva la segretaria accucciata sotto la scrivania del capoufficio…

No, dico, qui è tradizione consolidata che al secondo commento ci si becca il benvenuto ufficiale con cesto d’ordinanza.

La Sonica, bel stelìn, era già la terza volta che marcava il territorio e di benvenuto non se ne parlava proprio; non so se ha pensato male di me ma, se l’ha fatto, ha fatto bene: a pensar male del Dottordivago, ci si azzecca quasi sempre…

Con la Sonia, invece, sono un orologio svizzero: secondo commento e benvenuto d’ordinanza.

Oltre al nick molto simile, hanno un problema in comune: non sanno quello che dicono.
Entrambe mi hanno definito “un genio”

Benvenute, ragazze.
Io sono sempre qui, se vi va.

Dottordivago

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Si parlava della Mamma Lella. 
Tutta la sua famiglia scoppiava di salute, lei è donna allegra e solare, certamente non ipocondriaca; ma allora, qualcuno mi spiega la ragione di esistere del mitico (per noi frequentatori di casa sua)

armadietto delle medicine?

Dovete sapere che, in bagno, la Mamma Lella aveva quello che lei definiva “l’armadietto”: era un mobile di 120 x 250 pieno –ma PIENO!- di ogni farmaco disponibile sul mercato, più qualcuno sperimentale che le case farmaceutiche, probabilmente, le inviavano.
Quando dico “pieno”, intendo dire che le varie confezioni erano così stipate che un cucchiaio del contenuto dell’armadietto pesava quanto tre elefanti, come la materia allo stato neutronico che costituisce le nane bianche; in quella parafarmacia c’era modo di curare mali antichi come la pellagra o la scrofola, tutti i malanni attuali più, con le dovute combinazioni di materie prime, anche alcune eventuali mutazioni di virus recenti.
Se qualcuno diceva: “Ho un leggero mal di testa: hai mica della Novalgina?”

Alla spina ce l’aveva, la Novalgina, nell’armadietto.

Per la precisione, una parte dell’armadietto conteneva anche creme ed unguenti per la delicata pelle dei bambini, solo che, a giudicare dai quantitativi, c’era da farsi l’idea che l’epidermide della piccola Caco fosse pari alla superficie di una tensostruttura.
Grandi quantitativi per piccole manie, un difetto veniale: le ho sempre voluto bene in dose massiccia, dose da Mamma Lella, appunto.

Una che invece ucciderei e basta è mia madre.
A differenza della Mamma Lella, che col tempo si sta dando una regolata, mia madre peggiora.
Grande cuoca da sempre, ha avuto la disgrazia di incontrare il congelatore, che lei considera una sorta di macchina del tempo, e la sua cucina ne ha risentito; daltronde neppure il grande Auguste Gusteau riuscirebbe a ricavare granchè con ingredienti ridotti come Oetzi, l’Uomo di Similaun.

Lei continua ad acquistare e cucinare per dodici, solo che sono in due, lei e mio padre.
Capisco che se prepari una paella per due, un po’ di questo ed un po’ di quello, finisce che ne viene fuori per quattro; anche se ti scappa di fare la festa ad un bollito misto è difficile stare nelle due porzioni; ma se hai voglia di mangiare, che so, melanzane fritte, perchè ne compri una cassetta?
Io, in quanto titolare di Partita Iva, ho la tessera di un magazzino all’ingrosso, dove faccio acquisti in occasione di grigliate o cene per venti persone; bene, la tessera me l’ha sequestrata mammà e non la molla manco ad ammazzarla.
Perchè?
Ma per comperare vasetti di carciofini da 5 chili o vaschette di prosciutto pre-affettato da mezzo chilo, la porzione minima, in quel posto.

E poi sbatte tutto nel congelatore.
Ha un frigo da 300 litri, solo frigo, a cui ha abbinato il gemello in versione congelatore.
Mi hanno regalato una faraona ruspante di quasi tre chili, già congelata e divisa in due; dico: “Ma’, te ne porto metà perchè ne vale la pena”.
Risposta: “Grazie, ma tienila ancora qualche giorno, nel congelatore non ho posto”… 
Probabilmente, quella santa donna vuole demolire la triste fama del “frigo del pensionato”, quello che non arriva a fine mese e che acquista “a mezzi”: mezzo litro di latte, mezza dozzina di uova o mezzo pollo.
I suffissi di mia madre sono quelli dell’informatica: il kilo è morto, lunga vita a mega e giga. 

Un giorno mi chiede se posso prendere la tessera da socio alla Coop.
“Perchè?”
”Sai, c’è una bella offerta riservata ai soci: due tessere, due acquisti”
L’offerta consisteva in 5 chili di carne, tagli assortiti; ora, se due pensionati comperano 10 chili di carne, o sono matti o vogliono suicidarsi a botte di acidi urici o gestiscono uno zoo.

Il nostro pianeta non può più sostenere persone come mia madre.

Oggi si fa un gran parlare di prodotti “a km zero”.
La donna che mi ha dato la vita, quando partivamo per “il mese al mare” della famiglia tipo, caricava l’auto di cibo come se dovessimo portare aiuti umanitari al terzo mondo, non come una famiglia che va in Liguria.
Alle nostre rimostranze rispondeva che “la roba, in quel posto, costa il doppio”.

Ho detto Liguria? Bene: mia madre riusciva a portarsi dietro il vaso del basilico.
No, dico… eh?
A fine agosto, cominciando tre giorni prima del ritorno, faceva la spola da casa nostra ad un magazzino di Loano (SV) e ricaricava l’auto di ogni ben di Dio, tutta roba che “da noi non si trova”.
Forse, negli anni 70, la Provincia di Alessandria aveva proclamato l’autarchia.

Ho parlato di uno dei difetti di mia madre, quello legato alla sostenibilità ambientale del nostro comportamento.
Potrei andare avanti per ore elencando gli altri difetti di quella donna, li conosco tutti, perfettamente.

Sono anche i miei.

Dottordivago

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Leggevo da qualche parte che, più o meno, un abitante del Mali, in tutta la vita, beve la stessa acqua che un Americano medio consuma per lavarsi il culo una volta.
E con “la stessa” intendo la stessa quantità, non proprio la stessa acqua: anche ammettendo la brutalità del criminalizzatissimo imperialismo dello Zio Sam, penso che nemmeno nel più tetragono kollettivo proletario anti amerikano si sostenga che a Buffalo o a Seattle imbottiglino il tutto e dissetino con cacca omeopatica i poveri zumbòn del Mali.
E se vi dicono che il nome di quel paese deriva dall’antica espressione popolare “Mali mortacci tua e dell’acqua che mi mandi”, non credeteci, sono teorie comuniste.

Resta il fatto che alcuni popoli hanno un impatto esagerato sul nostro pianeta.
E siccome i popoli sono costituiti da singoli, l’unico sistema per tirare avanti senza mangiare il vitello nella pancia alla vacca è quello di educarli, questi singoli.

Io ci provo da anni con un paio di persone a me vicine: una è mia mamma, l’altra è la Mamma Lella, che si chiama così in quanto prima a diventare mamma nel mio gruppo di amici.
Se nel mondo ci fossero sette o otto persone come la Mamma Lella, il mondo sarebbe un posto migliore, tenendo conto del valore della persona.
Ma sarebbe un immondo merdaio, valutandone l’impatto ambientale.
Devo dire che mi sembra migliorata: purtroppo ci vediamo meno di una volta, quindi non ci scommetterei tanti soldi, ma la prima impressione è che oggi abbia un impatto sostenibile dal pianeta.

Anni fa era un eco-flagello.

Una comune amica, Paolino (non so perchè al maschile, chiedetelo al marito) lavora per un’importante azienda del settore cosmetico; come benefit aziendale aveva la possibilità, una volta all’anno, di effettuare un mega acquisto a prezzo di fabbrica; inutile dire che la Mamma Lella e Bimbi si univano con entusiasmo all’investimento, costituendo una joint venture con tutti i requisiti per il successo.
Infatti, Paolino rappresentava il baricentro di un sistema altrimenti sbilanciato, con la Mamma Lella, da una parte, che avrebbe acquistato il necessario per fare il tagliando ad un treno di entreneuse ucraine e Bimbi, che è donna dagli acquisti oculati e dai consumi molecolari, dall’altra.
Quando arrivava la fornitura, Paolino metteva i suoi acquisti in una borsa, Bimbi li infilava in tasca e la Mamma Lella appaltava lo scarico alla Cooperativa del Porto di Genova.
Senonchè, con l’acquisto effettuato, Paolino e Bimbi erano a posto per l’annata, la Mamma Lella finiva tutto in tre mesi.
Ora, mi rendo conto che Bimbi “non è parametro”, come dice il mio amico Milton do Brasil.

Bimbi è lieve.

Si lava 18 volte al giorno ma una confezione di detergente le dura quanto il paiolo di rame per la polenta che, in tempi andati, passava di madre in figlia; diffonde sempre e ovunque aromi delicati ma i profumi fanno in tempo a corrodere la confezione.
La Mamma Lella , per intenderci, è –o era- l’unica persona al mondo che sullo spazzolino da denti metteva più dentrifricio che negli spot pubblicitari; “nessuno può metterne di più” direte voi; la Mamma Lella sì: una volta le ho visto infilare in bocca alla –allora- piccola Carlotta una specie di Saint Honore a base di Pasta del Capitano, costruita sullo spazzolino.

Ecco, appunto, Carlotta.
Quando aveva tre o quattro anni pretendeva che assistessimo tutti al suo bagnetto –Caco, io te lo dico così, senza impegno, ma io assisterei ancora adesso…-, bagnetto che la Mamma Lella preparava con il bagno schiuma sufficiente a ripulire l’Alaska dopo il disastro dell’Exxon Valdez, dopodichè la immergeva nella vasca; terminate le operazioni, iniziava il risciacquo, vera missione impossibile: era come sciacquare una saponetta, l’acqua continuava a schiumare perchè la piccola si era impregnata come un Arbre Magique.

Un sabato sera era in programma una mangiata di asparagi; mi dice: “Zio, il risotto lo fai tu, che lo fai meglio; io ti ho preparato la casseruola col burro”.
Con quel burro ho fatto il risotto, ho preparato asparagi burro e parmigiano per otto persone e ne ho avanzato metà.

Continua.

Dottordivago

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Pollo alla Marengo.
Acquistate un pollo ruspante.
Pulire il pollo, tagliarlo a pezzi e passarlo nella farina.
Sbollentare i pomodori, togliere loro la pelle e i semi e tagliarli a pezzetti.
Pulire e affettare i funghi. Pulire i gamberi di fiume. Intanto, in una casseruola, rosolare il pollo con aglio e olio, poi bagnare con il vino e aggiungere i pomodori.
Incoperchiare la casseruola e cuocere a moderato per dieci minuti.
Poi aggiungere i funghi e cuocere per altri quindici minuti.
Verso la fine della cottura, versare sul pollo il succo di limone, spolverizzare di prezzemolo tritato e salare.
Nel frattempo, in un pentolino mettere i gamberi di fiume con un bicchiere di vino bianco il sale, e cuocere il tutto per cinque minuti.
Abbrustolire le fette di pane e friggere le uova nell’olio. Quando il pollo è pronto sistemarlo sul piatto di portata, bagnarlo con il suo fondo di cottura e guarnirlo con le fette di pane abbrustolite con adagiato sopra a ciascuna un uovo fritto.
Guarnire il piatto con i gamberi di fiume e servire.

Pollo alla Socialista.
Rubate un pollo e cucinatelo come cazzo vi pare.

Dottordivago

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Scoop!

Normalmente, in negozio, ascolto Radio Capital; lo so, sono comunisti, ma nell’etere si trova di peggio.
E poi a quest’ora c’è la Zia Mary (Cacciola), che è sempre un bel sentire.
Solo che poco fa hanno mandato in onda quell’inenarrabile dito nel culo che è “Adesso è facile” ed io, piuttosto, preferisco ascoltare il gesso che stride sulla lavagna o l’Inno di Mameli ruttato da Pino Romeo, mio compagno di classe delle medie.

Quindi si cambia stazione.
Però su 101 c’è Marco Balestri che si fa raccontare tutte le sfighe del mondo da tutti gli sfigati che ci sono in giro; la ricerca a caso si ferma su RDS, in pieno notiziario.

Ore drammatiche a Lucera, in provincia di Foggia, dove un trentacinquenne psicolabile armato di coltello tiene in ostaggio, all’interno di una cartoleria, una ragazza di 14 anni; secondo una dichiarazione del Questore, la situazione potrebbe sbloccarsi a breve: alcuni appartenenti ai Corpi Speciali sono già all’interno del negozio, in una posizione dove non possono essere visti dal sequestratore.

Ecco.

Solo che, hai visto mai la sfiga, lo psicolabile potrebbe pure essersi rotto i coglioni di tutto quel trambusto e potrebbe aver acceso la radio.
Forse quelli di RDS sanno che a Lucera non c’è un cane sano di mente che li ascolta… ma quello non è un cane ed è suonato come un tamburo!

Ed un matto può fare di tutto, anche ascoltare una banda di imbecilli come i “giornalisti” di RDS.
Che stanno a sentire, se mai  l’ha detto, un cretino come il sedicente Questore.

E mandarli tutti a cagare?
Voglio dire: con tutti i disoccupati che ci sono in giro, tre o quattro in più, che danno possono fare?

Attenzione!

Aggiornamento dell’ultimo minuto: nel 2007 il suonato aveva fatto la stessa cosa ed aveva chiesto di parlare con la Mussolini, prova incontrovertibile del grado di bollitura del cervello in questione; si era anche distratto nel corso della telefonata e qualcuno l’ha preso per i piedi come i conigli e l’ha messo in gabbia.
Ora, qualcuno che la sa lunga l’ha fatto chiamare al telefono sempre dalla Mussolini, solo che lui non ci crede che sia proprio Lei, quindi stanno cercando di attivare un collegamento video per mandargli in diretta ‘sto pezzo grosso della politica.

Tranquilli ragazzi, allarme rientrato: sicuramente arriverà Lino Banfi nei panni del Commissario Lo Gatto che presenterà il sequel dell’immortale capolavoro del 1986.
Ed io che mi ero preoccupato credendo fosse una cosa seria…

Ocio!

Proprio in questo momento si viene a sapere che i Carabinieri “grazie ad un diversivo” hanno liberato la ragazzina e messo in carpione il malamente.
Dev’essere andata così:

Guarda! Un asino che vola! Cioè, la Mussolini che vola!
Dove? Dove?
Preso!

Mah, forse era più serio fare intervenire Lino Banfi…

Dottordivago

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