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Archive for marzo 2009

In tema di dipartite inizierei con un negrologio, come dice il mio amico Luciano, quello che soffre di menischio, mangia le linguine all’aspice e detesta l’odore delle vernici perchè il solvente è volubile e respirarlo fa male.

Se n’è andato Maurice Jarre, padre di numerose colonne sonore -di cui m’ pass’ manc’ p’o cazz’- la più famosa delle quali, l’unica che mi sta a cuore, è l’indimenticabile Tema di Lara, quella del Dottor Zivago.
Non sto a spiegarvi perchè devo molto a quel film, più che altro al titolo, e alla sua colonna sonora che è stata anche un po’ la mia: anni fa, quando un pugno di amici ha cominciato a chiamarmi Dottordivago, era nata l’abitudine di interrompere le mie divagate cantando a squarciagola “ta-ra-raraaaa” sulle note del Tema di Lara, appunto.
Salvo poi pregarmi “Dài, continua, che faceva ridere…”
Bastardi.
Quindi, due righe di silenzio in ricordo del Maestro.
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Colgo l’occasione per anticiparvi che nel caso della malaugurata morte di Omar Sharif questo blog terrà la serranda chiusa per un giorno; se crepo prima io dategli un colpo di telefono, almeno si regola lui come vuole…

Altra dipartita (oh, è un periodaccio, ‘na strage proprio, eh?…) è quella meno toccante, ma ben più grave per tutti, della credibilità della finanza mondiale:
la Chrysler ripone ogni sua futura speranza nella Fiat.

Da ciò possiamo trarre tutta una serie di deduzioni, la prima delle quali è che Alvaro Vitali sarà molto impegnato, in futuro, visto che Tyson lo assumerà come guardia del corpo, mentre nei ritagli di tempo dovrà insegnare recitazione a De Niro e come si becca la figa a Brad Pitt.
Ah, non è finita: dovrà anche insegnare a suo padre come si fanno i figli.

Forse ho un unico pregio: riconosco quando sbaglio.
In un vecchio post mi domandavo chi fosse questo Marchionne ed esprimevo le mie perplessità in proposito, concludendo col timore che questo signore affittasse un bel giorno la casa di Bettino a Marrakech e ci lasciasse un buco nero di debiti da tappare con una montagna di soldi, nostri, of course.

Contrordine, Dottordivago: quell’uomo è un genio.

Negli USA la Fiat ha una lunga tradizione di figure di merda; negli anni 80 ho fatto un po’ di giri negli Stati Uniti e non perdevo mai l’occasione di criticare le loro auto, quanto di più assurdo esistesse per la mia mentalità di turbotarro, a quei tempi amante delle piccole “pepate”: quando dicevo che con la mia Uno Turbo potevo suonare qualsiasi leviatano made in USA, gli amici mi rispondevano che dopo i primi cento metri la mia Fiat si sarebbe fermata o per un problema o perchè avrebbe sicuramente perso qualche pezzo; infatti, per loro, FIAT era l’acronimo di Fix It Again Tony, avvitalo ancora, Antonio…

Questa fama sinistra è stata ancora più avvalorata dal “Grande Rifiuto” della General Motors, nel 2005: quella che allora era la prima casa automobilistica mondiale ha preferito tossire due miliardi di dollari -sì che i soldi non valgono più un cazzo, ma due miliardi di dollari…- pur di uscire da un’opzione di acquisto della maggioranza Fiat; un po’ come uno che va al cinema e paga cento euro chiedendo se per favore lo lasciano stare fuori.

E Marchionne li ha imbertati.

Adesso fa il salvatore della Chrysler e rischia di imbertare anche sei miliardi di dollari che Obama ha deciso che gli crescono.
Poi, forse, sposterà mezza Detroit in Sicilia, prenderà una carrettata di soldi per “rilanciare il Meridione” e, se lo pagheranno bene, accetterà di trombare Naomi Campbell.

Gente, io non porto cappelli, ma se lo facessi, davanti a quest’uomo mi scappellerei come un Moschettiere al cospetto del Re di Francia.

Speravo che questa crisi portasse un po’ di buon senso nella finanza mondiale, luogo dove l’assurdo è ordinaria amministrazione, dove si mandano a puttane le due regole fondamentali del commercio: vendi se hai qualcosa da vendere e comperi se hai i soldi.
In Borsa si compera oggi senza soldi una cosa che ti impegni a vendere tra un anno, sperando, nel frattempo, di possederla.

Questo sistema mi ricorda Chiarugi, un pazzoide alessandrino un po’ tossico, un po’ alcolizzato e completamente suonato, ma di animo buono.
Anni fa accadeva spesso che in Piazzetta gli offrissimo un panino anzichè dargli dei soldi, con cui si sarebbe solo fatto del male; dopo un discreto numero di panini, un bel giorno ci chiede qualche spicciolo, visto che avrebbe piacere di mangiare un piatto di spaghetti; inteneriti, scatta la colletta, e Chiarugi tira su una bella cifretta.
Naturalmente non è andato al ristorante.
Se li è bevuti o fumati o sparati in vena?
No, è tornato mezzora dopo con due poster di Gullit e Rijkaard.
Quando l’ho visto con l’acquisto gli ho detto:”Chiarugi, cretino, hai comperato due poster e non hai un muro dove appenderli: ti ricordi che dormi sui treni allo smistamento?”
“Magico -mi chiamava così…- magari domani qualcuno mi dà una casa: intanto i poster ce li ho.  Ah, mi mancavano 1500 lire, ma Bertolotti ha detto che ti conosce e non c’è problema: quando passi…”

Mi stupisce che Chiarugi non sia riuscito a sfruttare lungimiranza, sfacciataggine ed ottimismo nel mondo dell’Alta Finanza.

Dottordivago.

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Dipartite

Oltre a me, c’è qualcuno che si ricorda di Cochi e Renato o sono l’unico vecchio rimbambito che riesce ancora a tirarli fuori dai polverosi antri della memoria?
C’è stato un periodo, nei primi anni 70, in cui quei due rappresentavano il massimo della comicità, i primi, a mia memoria, a proporre battute e situazioni surreali; ricordo che a scuola parlavamo esattamente come loro, infilando in ogni discorso una serie impressionante di loro tormentoni.

Ma… “non sono qui per lodare Cochi e Renato, bensì per seppellirli”.
A rivederli adesso ci si rende conto di quanto si cambia; si prova la stessa incredulità che -credo- provino le donne quando vedono una loro foto di dieci o ventanni prima, con quella pettinatura, per non parlare di quei vestiti.
Come una qualsiasi di voi non può farsi una ragione di come abbia potuto girare per anni con le spallone imbottite ed i pantaloni con la cintura sopra all’ombelico, così io non riesco a credere a quante risate ci siamo fatti per degli sketch che visti adesso a malapena strappano un risolino di circostanza; siamo alle solite, il tempo è galantuomo, cancella dolori e false grandezze, mentre lascia immutati i bei ricordi ed il genio, quello vero: io rido sempre fino alle lacrime per alcune scene di Totò e trovo che i completi sfoggiati da Cary Grant siano sempre il massimo che un uomo possa indossare, anche se mi vesto come uno straccione, sia chiaro.

Forse per le donne è diverso: vedo Bimbi incredula, se non letteralmente scandalizzata, quando in televisione una vip qualunque comincia a riproporre i pantaloni a vita alta e la terrorizzo sibilandole che a giorni toccherà a lei, magari abbinandoli a spalle imbottite e pettinature cotonate; lei è conscia di questa spada di Damocle, sa che prima o poi le cascherà sulla testa una mise del genere, e non ci potrà fare nulla, anzi, dopo averne viste tre o quattro diventerà di suo gradimento.
In difesa delle donne dirò che credo e spero che nessuna delle mie lettrici trovi inguardabile un tailleur classico di Chanel di trentanni fa.
Comunque sia, sono cose da donne, io non capisco ma mi adeguo.

E quindi?

Non so come sono arrivato qui, di solito dichiaro che mi scappa di divagare e poi quel che viene, viene; stavolta si è trattato di una divagata bastarda, di quelle che anch’io mi ci ritrovo dentro solo dopo essermi perso.
Mi sono ricordato di Cochi e Renato per un loro vecchio tormentone, quello dei tacchi, dadi e datteri, la storia di uno che vendeva tacchi, dadi e datteri ed aveva chiamato il negozio “TACCHI, DADI E DATTERI”.
Penso che il lato comico fosse quello della totale mancanza di fantasia che portava uno a battezzare la sua attività col nome del prodotto, un po’ come il Medium Pietro, losco figuro che ha operato sul mercato dell’occulto alessandrino alcuni anni fa, che non volendo sforzarsi più di tanto non si era dato un nome da antico dio pagano ma aveva scelto il suo nome di battesimo, forse per non cadere nell’errore di un suo collega che si faceva chiamare “il mago d’Egitto”, cosa che non suona benissimo: “…ma che mago d’Egitto!…” detto da una persona educata suona come “…ma che mago del cazzo…” detto da me.

Quindi tacchi, dadi e datteri, quando eravamo ignoranti, era un’allegoria.

Poi sono arrivati gli anni 80 che, oltre a rimamere impressi nella mia memoria come il punto più alto della mia attività sessuale, hanno lanciato il marketing nell’olimpo delle scienze esatte e trasformato i frequentatori della Bocconi nella categoria dei Bocconiani, praticamente la generazione che oggi è sulla cinquantina e che ci ha trascinato tutti nella merda con le sue rutilanti variazioni sul tema della finanza classica; dovevamo capirlo subito che non era gente affidabile: proprio in quel periodo hanno tramortito la fantasia commerciale con panetterie Nonsolopane, pizzerie Nonsolopizza e tabaccherie Nonsolocancro.

Beh, per la serie “si stava meglio quando si stava peggio” oggi vi annuncio la dipartita (vedi che prima o poi glielo diamo un significato, a ‘sto titolo…) di quella fantasia commerciale già tramortita dai rampanti anni 80.

Me ne sono reso conto quando ho girato un po’ di negozi alla ricerca di un divano: siccome non amo apparire scontato, ho avuto un primo approccio con Chateau d’Ax, e qui col nome ci siamo; purtroppo non avevano ciò che cercavamo quindi siamo finiti da Poltrone & Poltrone, ma niente anche lì;
allargando il nostro orizzonte siamo approdati da Poltrone & Sofà: sarà che è gente indecisa, sarà che chiedono troppo ad una sola attività, ma ce ne siamo andati insoddisfatti.
Abbiamo svoltato in direzione del più spietato pragmatismo e ci siamo finalmente ritrovati da Divani & Divani; ovviamente c’era ciò che cercavamo: con un nome così  nessuno, alla ricerca di un divano, ti perdona niente…

L’altro giorno cercavo un paio di Adidas: ho provato a premiare la creatività girando un po’ di negozi con dei bei nomi di fantasia, ma niente da fare; ho fatto un “fuochino” da Scarpissima, ma mancava la misura.

Lo confesso, mi giravano le balle quando sono entrato da Scarpe & Scarpe.
Però sono uscito con le Adidas…

Mi sarebbe piaciuto comperarle da un “Millepiedi” qualunque, o da un bravo commerciante di una volta che oltre alla faccia ci metteva pure il nome; una volta ad Alessandria c’era “Carlo calzature”, con un cartellone fuori dal negozio che recitava”da Carlo si compera bene” e dentro c’era il signor Carlo che dirigeva un paio di commesse: prima di venderti un prodotto ti vendeva sè stesso.

Eppure, se ho voluto trovare le scarpe che cercavo, ho dovuto piegare il capo e rinunciare alla familiarità ed alla fantasia, per cadere tra le braccia di un fornitissimo ma teutonico e spietato Skarpen und Skarpen.
Fantasia l’è morta…

È il progresso, bellezza.

Dottordivago

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Questo è per Pizia, di cui so quanto ne so di filatelia scandinava.
Certamente trattasi di donna dal nick delizioso e quasi sicuramente dall’indole di bimba: almeno credo, visto che al secondo commento mi ha sollecitato il cesto, come fosse la paghetta.
Semplicemente adorabile.

 cesto18k

Questo, invece, è per l’indimenticabile Magnum P.I.

  cesto18k

Magnum P.I.

o quantomeno per il suo succedaneo alessandrino, Magnum, senza pi-ai.

Non è granchè elegante definire uno “un succedaneo”, sarebbe come dire che il nostro Magnum sta a Tom Sellek come le uova di lompo stanno al caviale.
Intendiamoci, il “nostro” è sempre un gran bel bocconcino, ed una ventina di anni fa presentava una somiglianza impressionante col fascinoso detective; resta il fatto che, anche solo per quei due metri che sfoggia la versione a stelle e strisce, Magnum, te lo devo confessare, e te lo faccio dire da Vito Catozzo:
“Se mai un giorno io diventerei orecchione, mi sceglieressi allùi”

Ma non te la prendere: Bimbi, ad esempio, preferisce le uova di lompo al prodotto originale.
E devo riconoscere che la cosa mi lascia perplesso: non per il fatto che lei possa preferire te al bel Tom – se proprio deve succedere, almeno con un amico…- ma per il fatto che…
Sarà mica che… sulla base di quei suoi strani gusti abbia preferito sposare me, piuttosto che qualcun altro bello, ricco e furbo?…

Dottordivago.

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tarallucci vino

Ho fatto la pace con Alda, e quindi, per proprietà transitiva, credo anche con Giovanna e Giacoma.

Alda ha riconosciuto di non avere letto bene, io di essere una linguaccia di merda.

Mi ripropongo anche di eliminare ogni riferimento personale, nei limiti della mia nota dimestichezza con questa macchina infernale (di solito dico “macchina di merda”, ma non potevo scrivere “merda” in due righe consecutive).
Invece due volte nella stessa riga va bene, eh, cretino…
Scusate, pensavo ad alta voce.

Non volendo trasformare questo luogo di letizia in un succedaneo del blog di Beppe Grillo, da questo momento cancellerò -cosa che non ho mai fatto-  ogni nuovo commento riguardante la vicenda, sia che si tratti di fuoco amico o nemico; se qualcuno avesse ancora qualcosa da dirmi, lo può fare su “Ditelo al Dottordivago”, e lo leggerò solo io.

Qui rimettiamo in moto la macchina delle minchiate.

Un’ultimissima cosa: se qualcuno volesse costituire un altro gruppo contro questo blog, è pregato di muovere il culo e di farlo in fretta: in questi ultimi giorni ho triplicato i contatti.
Non c’ho guadagnato un cazzo, ma sono soddisfazioni…

Dottordivago.

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 Aggiunta successiva: fatto pace, taroccato post.

image 

Immagino e temo che i più saggi di voi se lo siano già fatto a fette con la storia di Alda, Giovanna e Giacoma, i volti nuovi della comicità involontaria: se così fosse, vi capisco.
Solo che io mi sto letteralmente sbudellando dal ridere, quindi vi chiedo di portare pazienza ancora per oggi: praticamente, mi fumo ancora questa e poi smetto…

Nel precedente Alda, quanto ti ho aspettata! cercavo gentilmente di spiegare a tale Alda, una sbarbata con il cervello di un protozoo, che io non mangio i panda, non stupro i panda e neanche cerco di investirli con la macchina, come anche un
ciuchino  capirebbe se leggesse almeno fino a metà “Perchè il panda deve morire”; purtroppo, questa 19/20enne frutto di un sistema scolastico che per dieci anni ha permesso di accumulare debiti anzichè conoscenza, fa parte di quel drammaticamente alto numero di giovani che, come risulta da una attendibile statistica, o legge a stento o, se legge speditamente, non afferra il significato di ciò che legge.
Oppure fa parte di quella categoria che per il mal di testa usa il Lasonil, visto che l’unica cosa che può far male in quel punto è l’osso.
Concludevo il post con un bacio: io la posso capire, ho fatto certe figure dimmerda per aver parlato prima di leggere bene…

Niente, questa insiste e si porta un paio di amiche, che sarebbe una bella cosa se fossimo ad una festa e se loro fossero due maiale, invece arriva con due ciuchino ciuchino

Al che sono partite Boom Boom Antares e Skakkina Mano de Pedra.
Siete mai andati a caccia? Io no, ma ho avuto spesso l’occasione di vedere i cani da caccia saltare giù dalla macchina in preda ad un’irrefrenabile agitazione, un misto di gioia e sete di sangue; esattamente come le mie due ragazze.
E si stavano solo scaldando…

Nel precedente Disinfestazione ho mostrato il Comico Trio-rendendole irriconoscibili- più che altro perchè qualcuno, incredulo di tanta povertà intellettuale, mi domandava se fossero vere o se si trattasse di un anticipo di pesce d’aprile.

Oggi, ieri per chi legge, casualmente, scopro che Alda, l’unico caso di morte cerebrale che non influisce sulla deambulazione, ha creato un gruppo su Feisbuk:

immagine cancellata

Okay, adesso facciamo le cose per bene.

Lei vorrebbe farmi chiudere il sito, io mi accontenterei di farla chiudere in casa, col computer spento, per evitare che continui a fare delle figure da dislessica… no, non è dislessica… come si chiamano quelli che leggono ma non capiscono? Non mi viene il termine giusto, ma con “testa di legno” ci andiamo vicino.
“Beautifull mind” Alda (il nick completo è alda alda, forse perchè fin da piccola dovevano chiamarla due volte prima che capisse…) si presenta così:

Ross

Peccato non si veda il viso, rischia di essere carina, anzi, quasi sicuramente lo è, sennò non si metterebbe così in bella mostra su un’auto scoperta.
Oddio, anche solo per non farsi importunare da tutti i camionisti -parlare di buon gusto mi sembra troppo- sarebbe buona cosa che le gambe fossero un attimino più coperte, ma forse fa parte del suo lavoro: la collaudatrice di minigonne.
Perchè, cosa avevate capito?
Va là, che scherzavo: stava solo facendo prendere aria al cervello.
Nel senso che prende l’aria in faccia! Perchè pensate sempre male, eh?

Lasciamo perdere le altre due, mi sto stufando, e poi la Giovanna ha un musino troppo carino, non ce la faccio; Giacoma si marca da sola, come quei calciatori che litigano col pallone: ha scritto due righe e tre cagate, ve le mostro

sostengo Alda con tutta me stessa. E’ l’unica persona intelligente tra di voi.
non ho mai sentito gente così ignorante e cattiva verso animali ke nn fanno male a nessuno.
se ammassero voi (cosa più ke giusta) come vi sentireste?

Giacoma, tesoro, se ci ammassero, e fosse vero ammore, noi ne saremmo felici.

Bon, chiudiamola qui.

Vi chiedo solo una cortesia:

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perchè non vi unite al gruppo che vuole la fine di questo blog?
Così potreste lasciare due righe -niente insulti, mi raccomando- solo per spiegare che senso ha tutto ciò ai soci di questa poveretta.
Questo è il link .
Per carità, non vedetelo come un obbligo, semplicemente mi farebbe molto piacere, e voi non vi svegliereste con una testa di cavallo nel letto…

Un saluto a tutti ed un ultimo messaggio ad Alda,Giovanna e Giacoma: state tranquille, da gente come noi i panda, quelli veri col pelo ed il faccione tenero, non hanno nulla da temere; con dei difensori come voi, non lo so…

Dottordivago

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Micro divagata, così mi tolgo il pensiero.

Dio benedica Alda, Giovanna e Giacoma: non c’è mai stata una guerra così, su queste pagine.
Le Charlie’s Angels (mia mamma mi ha chiamato Carlo, non Dottordivago…)
Anna e Skakkina hanno fatto girare lo spandiletame nella zona rossa del contagiri: così vi voglio, Angeli.
Mi spiace solo che non siano saltate nel mucchio due Angeli storici come Elena e Simona -mi sa che sono molto impegnate- sennò ‘o sapess’ ‘a Maronn’ cosa veniva fuori…

Ancora una cosa; guardate cosa ho scoperto (ci sono ovviamente anche le Tre Parche…) e poi ditemi se Feisbuk non è una cosa nata bene ma ormai ostaggio di una banda di coglioni; e dico coglioni perchè, se aderisci ad un gruppo senza sapere perchè, sei un coglione; invece, se prima leggi “Perchè il panda deve morire” e poi aderisci, non hai capito un cazzo, quindi sei un coglione.
Cosa dite, ci infiltriamo?

Dunque, l’aggiornamento, dicevo.
Qualche mese fa, in Minchia Kevin! , alla fine del post vi parlavo dei pargoli della famiglia Iannacone: Nicolas, Entoni e Maicol.
Non so come compaiono sullo stato di famiglia -come sono scritti i nomi, per capirci- ma ho il sospetto che le varie H e Y non siano proprio tutte al posto giusto, così mi sono limitato a scriverli come si pronunciano.

Ho un box in affitto (pieno di tutte quelle cagate che “potrebbero sempre servire”) nel cortile dove imperversano i tre piccoli, rumorosi ma non insopportabili oriundi.
Ho scoperto che esiste un quarto fratello, che non conoscevo in quanto più grandicello, quindi non compagno di giochi di Bufera Nicolas, Tempesta Entoni e Grandine Maicol.
Stava trafficando vicino al suo motorino e, quando la mia macchina è stata colpita da una pallonata, ha brutalizzato i fratellini senza che io avessi detto “Ba”, anche perchè ho un bel rapporto con l’auto: comincio a preoccuparmi quando ci casca sopra un pianoforte a coda; è venuto a scusarsi -un vero ometto- poi si è offerto di pulire lo stampo della pallonata -“ma figurati, lascia stare”- e prima di andarsene si è così accomiatato:”…E se i miei fratelli le scassano la minchia me lo dica ammè, che li faccio neri di mazzate.”
Per la serie “I fratelli so’ piezz’e core”: bravo.

Ah, si è anche presentato: non so come compaia sullo stato di famiglia, so solo che si chiama Stiven.

È stato molto gentile: se mi trovassi nella necessità di contraccambiare un favore, proprio vicino al mio tipografo di fiducia ho trovato il negozio giusto:

Copia di happy

Dottordivago

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Attenzione: post modificato in seguito, dopo che è scoppiata la pace.

Abbiamo verificato l’avvenuta intrusione di parassiti di per sè innocui, direi addirittura stimolanti, però pericolosi portatori di cervello spongiforme..

Alda Giovanna Giacoma

Sono proprio loro: Alda, Giovanna e Giacoma, tre volti nuovi della comicità involontaria.

Ohh, dunque: gente, trattenete il fiato cinque minuti.

velenotossico

Scusate, solo un attimo ancora…

nocivoirritante

Ok, grazie, dovremmo essere a posto.

Mmmm, ‘spetta me… per sicurezza
meglio dargli una passata di l'esorciccio

Proprio per stare tranquilli, glielo metto il collare anti-pirla al panda?

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È che si trovano solo le taglie per cani…

Dottordivago

P.S. Si vede tanto che oggi non avevo tempo per niente di meglio?

Dottordivago

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Quando parlo della mia città, lo sapete, sono portato a parlarne male.
Sarà che Alessandria non è esattamente il posto per cui la gente è disposta a farsi ammazzare pur di andare ad abitarci o anche solo a passarci una vacanza, sarà che raccontare le sfighe fa sempre più ridere che non vantarsi, resta il fatto che non vi ho mai dato un’immagine idilliaca di questo pezzo di Locride in piena Padania.

Ultimamente, chi mi segue con una certa regolarità avrà notato che ho leggerissimamente corretto il tiro, quantomeno per quel che riguarda l’operato del Sindaco che, oltre a riguadagnarsi la maiuscola -prima scrivevo “sindaco”…- addirittura si è preso la briga di mandarmi un paio di funzionari per approfondire il discorso relativamente ad alcune mie lamentele: questa dichiarazione non è da archiviare sotto la voce “leccata di culo” ma è il giusto riconoscimento a chi prova a metterci del suo nella gestione della cosa pubblica.
Non ho deposto le armi, caro Sindaco, la mia condizione nella Striscia di Gallia, insieme a qualche centinaio di vicini, non l’ho ancora digerita, ma mi sembra giusto riconoscerle i meriti, quando ci sono.

Proprio sabato sera ho avuto per ospite un amico che, oltre ad essere cliente abituale della mia mensa con la simpaticissima morosa, ha passato due mandati in Comune.
Gli ho chiesto alcune informazioni sulla città; non era a conoscenza di elementi chiarificatori relativamente alla puzza che quasi quotidianamente ci impesta -e forse è meglio non saperlo…- ma mi ha fornito una serie di dati che i più ignorano, cosa sbagliatissima dal punto di vista della comunicazione perchè costituiscono circostanza attenuante alle tante sfighe di Alessandria.

Il discorso è partito dalla condizione delle strade; se vi fate bendare gli occhi e mettete un amico alla guida, vi renderete conto di essere arrivati in Alessandria dagli scossoni e dagli scuotimenti della macchina; se ve ne siete già accorti prima a causa della puzza di discarica, non vale: chiudete il ricircolo e riprovate.
Comunque, quando il collo vi ciondola e le otturazioni vi vibrano in bocca, i casi sono due: o l’amico alla guida è uscito di strada per un colpo di sonno e sta percorrendo un fiume in secca o siete arrivati.

Ok, con le nevicate ed il gelo di quest’inverno è abbastanza normale che le strade abbiano un aspetto vagamente iracheno o libanese; il problema è che da noi questa è la norma, cosa di cui Bimbi, proveniente dalla ricca -ed autonoma, Diolimaledica- Valle d’Aosta, non riesce a farsene una ragione.
E qui interviene la spiegazione dell’amico-commensale, attendibile in quanto “persona informata sui fatti” ed affidabile in quanto non colluso con l’attuale amministrazione.

Sembra una cosa strana, ma Alessandria ha il territorio comunale più vasto del Piemonte; e non citatemi a sproposito Cuneo, quella è la Provincia Granda.

Ostia, mi scappa di divagare.
Non sopporto la mania ammerricana di snocciolare cifre: se parlano di football sanno quante yarde ha corso il tale nell’anno tale, quanti passaggi ha effettuato, quanti punti ha realizzato, quanti punti di sutura gli hanno dato e quanti minuti dura alla prese con una bella gnocca; se parlano di altri sport è pure peggio.
Però, a volte due cifre aiutano, tenendo sempre a mente che il motto di questo blog è “l’approssimazione al potere”…

Bene, anzi male, Alessandria ha un territorio comunale di oltre 200 km² con, malcontati, 100.000 abitanti, il che ci dà una densità di circa 450 anime per km²; il comune di Torino, per fare un esempio, ha una superficie di 130 km² per poco meno di un milione di abitanti, il che ci dà una densità di poco meno di 6800, oltre 15 volte quella alessandrina.
Da ciò si desume che ad Alessandria non ci pestiamo i piedi uno con l’altro.

Questo cosa significa?
In primis, che qualcuno mi deve spiegare, allora, perchè in tutte le città tipo Alessandria che frequento si parcheggia meglio che da noi -ma questo, al momento, lo teniamo in sospeso, Sindaco…-, in secundis significa che abbiamo una rete stradale sterminata e molti meno soldi per mantenerla come si dovrebbe; non occorre essere degli scienziati per capire che, per ogni km², a Torino ci sono 15 volte i contribuenti di Alessandria.
Va bene che si è sempre detto che “dove si mangia in due si mangia anche in tre”, ma se asfaltare una strada da solo anzichè in 15 non ha mai generato proverbi o modi di dire, un motivo ci sarà, no?

Ve ne dico un’altra: il comune di Alessandria ha in carico 14 cimiteri, no, dico, quattordici; sì che, ringraziando la madonna, qui si muore parecchio, ma sono sempre spese sproporzionate al numero di contribuenti.

Quindi, amici forestieri, se vi preoccupaste un po’ meno dello scrufolo maculato del Kilimanjaro, degli iceberg dell’Antardide e del disboscamento dell’Amazzonia e mandaste un po’ di aiuti ad Alessandria, comune del Darfur, ve ne saremmo riconoscenti.
Meglio ancora, potreste dirottare l’8 per mille: anzichè mandarlo alla chiesa cattolica, che non mi sembra proprio il caso, potreste trasformarlo in “buoni asfalto”, tipo ticket restaurant, e girarceli; sarebbero soldi ben spesi: noi, a differenza del papa, non andiamo in giro per il mondo a sparare minchiate e, se me lo consentite, i cannolini di Zoccola (così gli amici napoletani si fanno quattro risate…) ed i baci di Gallina (eh lo so, sui cognomi va così…) sono le vere prove certe dell’esistenza di un dio qualsiasi.

Poi, amici alessandrini, non incazzatevi se da qualche giorno sono iniziati i lavori di riasfaltatura: o quelli o le buche, non ci sono alternative.
Io, da parte mia, ho rinunciato alle gomme run flat, molto rigide, in favore di pneumatici più ammortizzanti, così quando percorro via Giordano Bruno non devo mettere il paradenti ed il sospensorio…

Oh mama, mi scappa di nuovo di divagare…
Lo so, non è un malcostume locale, è un problema tipicamente italiano, ma è mai possibile che i lavori sulle strade non si possano fare di notte?
Da noi, se fai lavorare uno di notte, gli devi pagare lo straordinario; posso capirlo se uno fa il bidello, ma non se uno di mestiere stende l’asfalto: il lavoro notturno dovrebbe essere inserito a contratto, e se ti va bene è così, sennò puoi sempre allevare le galline, che vanno a nanna col sole; oppure puoi andare a Cape Kennedy a mandare i missili sulla luna, se te lo consente il cervello.
Vuoi lavorare sulle strade? Contratto da panettiere, non si discute.

Infine, caro Sindaco, pensava mica che mi dimenticassi di lei?
Rendendo noto il nostro sfavorevole rapporto strade/soldi, o se preferisce lo chiami rapporto impegni/risorse, credo di averle fornito un discreto paio di mutande di lamiera, ma non se ne approfitti.
Quando un mezzo del comune esce con due carriolate di asfalto nel cassone per andare a tappare un po’ di buche, io vorrei esserne felice; se questa cosa accade in un giorno di pioggia, e lo vedo con i miei occhi, a me girano i coglioni; eh lo so, sono fatto così: vedere posare una badilata di asfalto -che ci costa come la crema dei Lindor- in una buca piena d’acqua che lo raffredda all’istante e non lo lascia attaccare, è una cosa che grida vendetta.
Vedere fare la stessa cosa in una giornata asciutta va già meglio, ma se l’addetto tappa la buca e “compatta” il tutto con due badilate dopodiche se ne va, le prime tre macchine che passano portano via il frutto di tanta fatica e siamo daccapo: ci sono quelle macchinette che si chiamano compattatori a piastra vibrante che sicuramente fanno parte dei beni strumentali del Comune e che non servono, mi creda, per fare la maionese stando a duecento metri dalla cucina, no, servono anche in casi come quello dell’asfalto, solo che ci vuole un pirla che li faccia andare.

Caro Sindaco, non temo di passare per adulatore se le dico che in città, a ricoprire il suo incarico, abbiamo visto di peggio, anzi, di molto peggio.
Signor Sindaco  Sindaco ,

si incazzi come una bestia! rabbia

Si Brunettizzi brunetta ,

faccia dei gran  culi  .

Dobbiamo fare le nozze coi fichi secchi? Ok, facciamole.
Dobbiamo mordere nel limone e dire che è dolce? Ci sto.
Io sarei disposto a darle una mano, anche solo nel rendere noto ciò che di buono dovesse fare.
E non sono mica l’unico, sa?

Dottordivago

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Benvenuta Erika!

cesto18k

Beh, questa è bella…

Erika mi manda due commenti su “Sono una donna al volante”; il secondo, oltre a farle meritare il classico cesto di benvenuto, mi incuriosisce per l’italiano non perfetto, anche se migliore della media nazionale.
Ve lo giro:

ERIKA                                                 20/03/2009 a 23:04
MAMMA MIA !!! CHE GRANDE CHE SEI, DONNA AL VOLANTE …
FIGURATI, IO CON LA MIA MACCHINA VADO ANCHE A DUE RUOTE….
CHI VUOLE SFIDARMI? ? … SONO UNA RAGAZZA , PERò IL RELLI E LA MIO SPORT PREFERITO … DELL’ UOMO NE POSSO FARE ANCHE A MENO … MA DELLA MIA GRANDE MACCHINA NO..
UN BACIO……….. GRANDE, GRANDE. …………… ERIKA

Naturalmente, visto che sono uno stronzo, il primo pensiero è:”E brava la nostra ex ballerina da night club, che ha sposato il pollo giusto che le compera “la grande macchina”…

Poi ho visto che l’URL porta il suo nome: non sono pratico di ex puttanoni da night, ma di solito, quando si sistemano, cercano un po’ di anonimato, non hanno un sito personale.
Quanto costa un clic?
Clicco.

Ehm… ci ero andato vicino, solo che non è un’ex, è ancora sulla breccia.
Ma non in un night, non esattamente.

In un Parlamento.

Eh? Ma no che non batte in Parlamento!…
È una Parlamentare, e non vi dico di quale paese: uno importante, comunque.
E non per sbaglio o per prova: è dal ’94 che pratica la professione più antica del mondo che è in politica.

Ovviamente quando i rally le lasciano un po’ di tempo libero.

Grande Erika!
Dal tuo italiano immagino che tu abbia spesso l’occasione di attraversare le Alpi, magari per venire dalle mie parti: i tuoi connazionali si sono comperati metà Langa e metà Roero…

Come diceva il Principe in “Totò e Peppino divisi a Berlino”image

“Ho attraversato l’Alto Adige!…”

Se te ne capita l’occasione, fammelo sapere: ci facciamo qualche rotonda su due ruote e se ci fermano lascio parlare te…

Un bacio anche a te.

Dottordivago

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Attenzione: post modificato in seguito, dopo che è scoppiata la pace.

Lo giuro, cominciavo a perdere le speranze.

È da un anno e mezzo che esisto (bloggisticamente parlando) e, francamente, non ci speravo più: è mai possibile, mi dicevo, che non sia ancora uscito fuori un “mutante” che mi carichi come una sveglia, che mi riempia di male parole?

Cazzo, uno che crea un blog che si chiama “ilpandadevemorire”, che per un anno e mezzo ne dice di tutti i colori, odori e sapori e come risultato riceve solo commenti positivi o tuttalpiù neutrali, deve anche cominciare a porsi domande sul senso della propria vita.
Cominciavo a pensare che non esistessero, i mutanti, che fossero solo una leggenda, una stupida credenza nata nella blogosfera ed invece…

Alda, che Dio ti benedica.

Ah, ferma, scusate: dicesi “mutante” un essere, frutto di una mutazione, che si differenzia dai normali umani o per l’aspetto fisico o per i poteri di cui è dotato; i rappresentanti più conosciuti della categoria sono gli X Men.

In questo caso, udite udite, abbiamo a che fare con una Mutante.
xmen_storm2_800

No, ecco, non proprio così: questa è Storm, colei che possiede il potere di governare le forze della natura, la signora delle tempeste, ma che, soprattutto, sotto la tuta nasconde quell’inesauribile giacimento di figa che è Halle Berry. (nota dello scrivente: uomini, sono partito bene? No, perchè… sennò gioco il carico, eh?…)

Questa, invece, è la nostra Alda:

18/03/2009        ora 22:36 
Alda
Vorrei solo dire a tutti coloro che pensano ke il panda debbe morire, ke farebbero un favore all’umanità se la liberassero dalla loro presenza inutile in quanto umani che nn capiscono un cazzo.
Se persone come voi non esistessero il mondo sarebbe più bello.
grazie

Giuro, non l’ho taroccato, è un semplice copia-incolla e se non ci credete basta cercarlo nei commenti.

Non potevo mettere la foto, non sarebbe corretto, anche se la mutante è presente su Feisbuk e, indirizzo e-mail alla mano, c’è voluto un secondo per scoprire almeno in che modo fa la pipì; non le ho ancora mandato una richiesta di amicizia, ma me lo segno e prima o poi lo faccio. Fidatevi.

Ora, si capisce che si tratta di una mutante per il fatto che ci chiama “umani”, un umano ci avrebbe dato delle “bestie”.
Gente, siamo nel girone della merda, ci siamo fatti un nemico coi controcazzi.
E con i superpoteri, soprattutto.
Ora si tratta di capire quali possano essere, onde abbozzare una linea difensiva; dobbiamo prenderla sull’esperienza, mi sa che è giovane: sulla sua
e-mail compare un 89…

Il primo superpotere è lampante: essendo così giovane, le è toccato quello che tutti gli altri prima di lei hanno scartato, cioè il potere di non capire un cazzo, in modo prodigioso.
No, no, non ridete: badate, è un potere subdolo e potenzialmente letale; provate a spiegare qualcosa ad una così: non ottenendo nessun risultato voi vi impegnereste con più lena, ma questa, imperturbabile, continuerebbe a non capire un cazzo, alchè voi insistereste con sempre maggior foga, ma lei non farebbe una piega; nel frattempo, avete tenuto d’occhio la vostra pressione?
No, eh?
Col volto paonazzo provate ancora una volta, ma questo ciocco di rovere è impenetrabile; è fatta, crollate stroncati da un ictus.

Il secondo superpotere è meno generico, è un potere Berlusconico, ad personam: è quello di trovare sempre un modo diverso per fare incazzare la gente.
La Skakkina si inalbera per l’uso disinvolto della lingua italiana: ti capisco, ma non prendertela, potrebbe inviarti una paginata di congiuzionali, i verbi più urticanti, per una purista come te.

Io mi incazzo per l’uso dell’essemmessese, l’ho già detto: ke al posto di che e nn al posto di non sono un vero dito nel culo, non li sopporto.
In un’altra sede avevo criticato questo vizio di merda, mi ricorda la forma scritta del linguaggio San (i Boscimani, ndr) che parlano a schiocchi, pernacchiette, scatarri e sputazzini; ma a quelli lo concedo, si puliscono ancora il culo con una manciata di sabbia…

Però, forse non è colpa della nostra X Alda, forse è solo distrazione, infatti un “che” ed un “non” li scrive correttamente, addirittura sono convinto che lo sciagurato “debbe” sia solo un errore di battitura.
È giovane, è in classe con gli altri X Men, capirai…: vuoi che non ci sia qualcuno che la disturba e la distrae?
Mi farete notare che tutti hanno avuto compagni rompicoglioni e che, nonostante ciò, hanno imparato lo stesso a scrivere.

Sì, ma vorrei vedere voi, se il vicino di banco che ti infila le mani sotto alla gonna fosse Wolverine…

image

Concludendo, facimm’ i person’ serie: Alda, ho piacere che tu legga molto, che trovi addirittura tempo per me; ti ho leggiadramente preso per il culo ma non ho volutamente calcato la mano perchè capisco che l’articolo a cui ti riferisci è un po’ lungo, forse non sei arrivata in fondo, dove spiego che il panda è solo un’icona sfigata, io ce l’ho con I PANDA, quelli con due gambe.

Te lo dimostro: l’amico Enrico mi ha inviato una foto che mi fa impazzire, scattata da lui medesimo
image

Secondo te, è umanamente possibile odiarlo?
Secondo te, attacco questa foto sul bersaglio delle freccette?

Alda, io ti mando un bacio, tu fanne quello che vuoi.
Ma non farne “quell’uso”, il primo che ti viene in mente: attenta, ho la lingua come i gatti…

Dottordivago

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