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Archive for luglio 2008

Nella mia vita ci sono alcuni momenti scolpiti nella mia memoria grazie alla televisione.
Il più antico nonchè quello che ricordo con più piacere -il perchè, se vi interessa, ve lo potete leggere QUI – è quello del primo passo di un uomo sulla Luna.
Poi ci mettiamo il Live Aid del luglio 1982: non sarà stato un fatto epocale, ma ci va vicino.
Un momento che sono felice di aver vissuto è stata la sera del 9 novembre 1989, quando i berlinesi dell’est si sono riversati dalla parte giusta, mandando affanculo 70 anni di quella merda di comunismo; solo la convalescenza di un intervento al ginocchio mi ha impedito di fiondarmi là e stare una settimana ubriaco.
Poi, purtroppo, c’è anche l’undici settembre 2001: ne avrei fatto volentieri a meno, ma tant’è…
Non per mischiare il sacro con il profano, ma ci sta di diritto l’ultimo Gran Premio corso da Michael Schumacher, ad Interlagos, il 22 ottobre 2006. Immenso.

Ora, non so se Berlusconi ha in memoria qualcosa del genere, ma se ce l’ha, sicuramente ha assegnato un posto d’onore al discorso di Bertinotti dell’altro ieri agli Stati Generali di Rifondazione Comunista.
Più che un discorso una dichiarazione di intenti: quella di far sì che Berlusconi governi finchè morte non ci separi.

Tra i vari luoghi comuni tipo “i negri hanno la musica nel sangue” c’è quello che recita “Bertinotti è una persona coerente”.
Anche quando coerenza fa rima con masochismo e come sinonimo ha “non avere capito un cazzo”.
Ma l’avete sentito?
Vuole rispolverare la falce e martello e riedificare le Case del Popolo!
Le Case del Popolo? E per chi? Per chi si considera “popolo”, of course.
Il fatto è che Faustino non ha capito che oggi, tranne quei quattordici o quindici che l’hanno votato l’ultima volta, nessuno vuole essere considerato “popolo” come lo intende lui.
Oggi vogliono tutti l’esclusività: la vacanza esclusiva (magari sul Mar Rosso), la casa esclusiva (magari ai Lidi Ferraresi), il gioiello esclusivo (magari di Morellato), il matrimonio esclusivo ( a costo di farlo sembrare il capodanno di Fantozzi), il locale esclusivo (magari nel privè da dieci euro).
L’esclusività per tutti e per tutte le tasche.

Insomma, l’indiscusso profeta di questa religione è il Verdone di “famolo strano”, o meglio, Berlusconi è l’unico Dio e il coatto di Verdone è il suo profeta.
E questo fa le Case del Popolo…
Se il Partito dice che il giorno è buio e la notte è chiara, è il sole che si sbaglia, compagno Peppone.
E se il mondo e la società cambiano, non è il Partito che deve cambiare: sono il mondo e la società a doverlo fare.
CCCP, fedeli alla linea.
Marca “bravo” a Bertinotti.

Ed il Berlusca, per i festeggiamenti di Ferragosto, non si accontenterà del solito finto vulcano: vorrà anche un finto tsunami di champagne.
Certe iniziative dell’opposizione meritano festeggiamenti coi controcazzi.

Dottordivago

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L’ispirazione per questo post, giusto due pensieri, mi viene da un servizio del telegiornale in cui si parla di Gheddafi e delle sue rimostranze verso l’Italia per i famosi risarcimenti di guerra.
Non voglio entrare nel merito, dico solo che, colonizzati per colonizzati, meglio avere in casa gli Italiani piuttosto che gli Inglesi o i Francesi o tutti gli altri.
Non per altro, solo perchè quelli ti entrano nel cortile nel milleseicento e se ne vanno tre giorni fà, dopo averti ripulito come uno specchio di tutte le tue ricchezze.
Con noi è diverso: quando era ora di muoversi, non esistevamo come nazione, poi, quando si è svegliato quel ciula del Duce, era quasi tutto finito.
Ocio, mi scappa di divagare.
La storia si ripete: non perdiamo mai il vizio di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati; adesso ci siamo messi in testa di rifare le centrali nucleari senza capire che mò che sono pronte -tipo fra ventanni- quelli furbi avranno trovato altri sistemi per produrre energia e noi saremo sempre indietro come le balle del cane.
Mi sembra di essere impazzito, io che sono un fautore del nucleare, a fare certi discorsi; il fatto è che questa decisione andava presa ventidue anni fa, quando tutti si cagavano addosso per Chernobil.
Però, guardando la cosa dal punto di vista dei nostri governanti, la cosa è da fare, perchè il grano delle tangenti arriva subito.
Chiusa la divagata.
Tornando al colonialismo, sì, abbiamo fatto in tempo a fare qualche morto e qualche inevitabile figura di merda, ma poca roba rispetto agli altri.
Un esempio per tutti: in Libia cercavamo l’acqua.
Proprio nel momento in cui Inglesi e Tedeschi si scannavano, con noi in mezzo, per impadronirsi del Nord Africa; e non per chi arrivava prima in spiaggia a Sharm El Sheik, bensì per il petrolio.
Solo che noi volevamo fare gli orti e i giardini e le fontane, e che cazzo ce ne facevamo di quella schifezza puzzolente che usciva dai buchi per piantare i pomodori?
E ci ricolleghiamo al titolo.
E’ proprio di quel periodo il primo Grande Stupido dell’era moderna: è ormai nella storia la frase pronunciata con voce tonante dal generale che comandava le truppe italiane; mentre scappavamo a casa a leccarci le ferite, questo stupido di cui non ricordo il nome disse: “Addio, dannato scatolone pieno di sabbia!”
Marca “bravo” al generale.

Passa qualche anno e, in Inghilterra, un giovanotto di belle speranze, tale Pete Best che suonava la batteria in un gruppo, affronta a muso duro i suoi compagni, dicendo loro che lui se ne va, perchè con gente così non si combina niente di buono.
Lo sostituiscono con un certo Ringo Starr: erano i Beatles.
Forse il nostro eroe era ancora più stupido del generale.

Spostiamoci negli Stati Uniti, negli anni 70.
Un bel giorno si presenta alla IBM un ragazzo, per la verità poco affascinante, che propone un programma di sua invenzione ad un borioso dirigente che non lo sta neanche a sentire e lo scaccia in malo modo, dicendo che quello non è un posto per secchioni sfigati.
Il programma  prevedeva finestre che si aprivano sullo schermo ed il nome dello sfigato era William Henry Gates, per gli amici Bill.
Il dirigente dell’IBM viene cacciato due anni dopo e ancora oggi è considerato il manager più stupido dall’avvento del capitalismo ad oggi.

Bon, basta, finito. Mi girava un pensiero per la testa e ve l’ho esposto.
Forse c’è ancora il tempo per una morale piccola piccola: tutti abbiamo il diritto di essere stupidi.
L’importante è non esagerare.
Buonanotte.

Dottordivago

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Ringrazio pubblicamente Paz, notoriamente mio stimolatore verbale -lo classifico come tale perchè definirlo "stimolatore orale" non sta bene…- che mi ricorda di rendere noti i risultati del sondaggio sulla gnocca ( Permanent Link- Sondaggio ) proposto tempo fa.
Semplicemente me ne ero dimenticato perchè poco soddisfatto dei risultati: chi frequenta questo blog viene probabilmente contagiato dalla congenita pigrizia del sottoscritto.
Qui gente ne passa, ma pochi marcano il territorio con una pisciatina di commento, salvo vere e proprie colonne del blog quali Elena, Pinetz e lo stesso Paz.
Pensavo di dare la stura ad un vero vaso di Pandora di commenti, ma mi sbagliavo: solo l’1% ( unopercento…) dei frequentatori ha scolpito nella roccia virtuale il proprio pensiero.
In questo uno per cento conto anche quelli che non hanno capito il sondaggio e hanno divagato sul tema, solo che qui il divagatore titolare sono e resto io, eccheccazzo…
Avevo la fondata speranza di ritrovarmi sepolto sotto valanghe di commenti salaci e fantasiosi, ma sono state deluse le mie aspettative.
No, dico, se manco più la gnocca tira…
Un ringraziamento particolare va ad Elena che, dimenticando la mancanza di pisello, ha voluto partecipare comunque; la contatterò per il sondaggio "Preferite un pugno sul muso o un calcio nelle palle?".

Quindi non mi resta che fornire le fredde cifre.
Il 60% è costituito da gentiluomini che, come tali, godono e tacciono; in poche parole, tromberebbero in segreto la supergnocca prescelta.
Il 40%, tra cui il sottoscritto, rinuncerebbe al fatto materiale in favore di una positiva esposizione pubblica, che significherebbe un’incondizionata invidia maschile ed una promettente e costruttiva curiosità femminile.
Noi dell’opposizione siamo gente che investe sul futuro, una sorta di Veltroni della figa.
Dimmi un po’, Paz, che effetto ti fa essere considerato un Berlusconi?
Giuro, Paz, era solo un’associazione, non volevo offenderti.

Dottordivago.

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Questo comincia ad essere un blog coi controcazzi, prova ne sia il fatto che Luca Cordero di Montezemolo e Alfonso Pecoraro Scanio mi hanno mandato un commento all’ultimo post, quello che va letto tenendosi una mano sulle palle.
Solo che, essendo persone che non amano apparire, me l’hanno inviato attraverso Paz, un vecchio amico di queste pagine, nonchè titolare di www.ipernova.wordpress.com
Ma io -vi conosco, mascherine…- ho subito capito che dietro ci sono loro due.
Si riconosce benissimo la mano di Fonzie P. Scanio nell’auspicio che il petrolio costi ancora di più affinchè diventino convenienti le energie rinnovabili e pulite.
Un po’ come augurarsi una carestia globale per rimettere in linea gli obesi o un catastrofico terremoto per cancellare abusi edilizi e piani regolatori infelici.
Vedi, Fonzie, il tuo discorso mi troverebbe daccordo, con tutti i distinguo del caso, per quanto riguarda il puro aspetto energetico: sarebbe sufficiente ricoprire la Sicilia di pannelli solari e la Calabria di generatori eolici per mandare a dar via il culo sceicchi vari e caravàn petròl.
E non costerebbe più di quanto ci mangeranno col ponte sullo stretto, opera pubblica con lo stesso rapporto costi/benefici della bomba all’idrogeno.

Te l’ho già detto, Fonzie, che amo la mostarda di Cremona?
Beh, te lo dico ora: la adoro, ma credo che potrei concepire la vita, addirittura,  senza quel nettare degli Dei.

Per il petrolio la storia è diversa.
Il fatto è che senza petrolio ci dobbiamo reinventare la vita: dallo spazzolino pulisciwater all’asfalto delle strade, passando per tre quarti dei prodotti dell’industria chimica, tutto si basa sul petrolio; senza petrolio, per esempio, tutti i cavi elettrici necessari per portare l’energia pulita, prodotta da sole e vento di Scilla e Cariddi, non si possono fare, il che trasformerebbe il Nord, dove abitiamo io e Paz, in una specie di geenna, in cui sarà pianto e stridor di denti…
Avrei qualcosa da ridire anche sulla chiosa finale, che suona un po’ come “quando c’è l’ambiente, c’è tutto”;  Massimo Troisi, a chi gli diceva “quando c’è l’amore, c’è tutto”, ribatteva “no, chella è ‘a salute…”
Continuo a pensare che le grandi trasformazioni si fanno con la politica lungimirante e con la volontà, due cose che in Italia hanno la stessa diffusione del koala.
Certo, lo stato di necessità aguzza l’ingegno, ma comporta inizialmente una tale serie di sacrifici per i prossimi ventanni che io, arrivato troppo tardi per godermi la libertà sessuale del ’68 e troppo presto per accumulare debiti a scuola senza dover studiare, non mi sento egoisticamente di fare per primo: io il petrolio lo voglio, non voglio essere parte della prima generazione che invecchia in uno scenario da Mad Max. 
E lo affermo senza ipocrisia, non come quei coglioni che intervistano durante le “domeniche senz’auto” che, sfrecciando  in bicicletta, dichiarano felici “dovrebbe essere sempre così!”.
Prova a dargli la bicicletta al lunedì mattina, quando è ora di andare a lavorare, o al sabato pomeriggio, quando sono in macchina -col motore acceso per stare al caldo o al fresco- nel parcheggio del centro commerciale: diventano tanti piccoli Bush, con un unico, vero, grande amore: il petrolio.
Lo so, finirà, ma finchè c’è, usiamolo per ricavare l’energia ed i materiali che servono alla ricerca di un’alternativa e non auguriamoci il peggio.

C’è poi la parte di Luca Cordero di Montezemolo che, come al solito, parla di incremento del turismo e di eccellenze italiane.
Vecchio trombatore di “supplenti” e “dottoresse del distretto militare”… Hai sempre voglia di scherzare, eh?… 
Vorrei far notare che mai come quest’anno il turismo in Italia marca rosso: si parla di milioni di presenze in meno, dall’estero e dal mercato interno.
Io per primo, salvo qualche week end in città d’arte per far contenta Bimbi, vacanze in Italia non ne faccio più.
A parità di spesa l’Italia offre meno dei diretti concorrenti, ma soprattutto qui manca una cosa impalpabile ma percepibile: il senso della vacanza.
Ed è colpa nostra.
Avete presente quel senso di rilassata pigrizia che si prova in Grecia?
O la vitalità mista a curiosità che senti quando sei in Francia, la sensazione di trovare una sorpresa dietro ad ogni angolo?
O il divertimento unito al senso di assoluta libertà che sa offrire la Spagna?
In Italia non ho mai provato niente di tutto questo.
L’ultima volta che gli amici sono riusciti a convincermi, nel 2005, siamo andati in Salento: a fronte di una cifra sconsiderata abbiamo trovato una casa veramente stupenda.
Fine delle buone notizie.
Una delusione dopo l’altra: paesi sporchi e trascurati, negozi senza alcuna attrattiva, pescherie con pesci miei coetanei.
Non ultima, da perfetto italiano, la ristorazione: i primi dieci giorni a farci prendere per il culo, e derubare, in dieci posti diversi; poi, trovato un posto all’ordine, le ultime cinque cene in grazia di Dio, però facendo 50 km tra andata e ritorno in mezzo agli ulivi. Bello, sì, ma scomodo.
I vari locali, non per colpa dei Salentini, pieni o di maranza e coatti o di caga amaretti, target simil-calciatore; purtroppo una brutta abitudine tutta italiana, sembra impossibile entrare in un locale e trovare gente che si vuole divertire: sono lì per apparire, litigare o sballare.
Il senso della vacanza, appunto.
Poi si lamentano che la stagione dura un mese e mezzo; di fronte c’è Corfù, Grecia, stesso mare, stesso clima, solo che lì la stagione dura sei mesi: ci sarà un motivo? 
Ma lasciamo perdere le esperienze personali, che non fanno statistica; parliamo piuttosto di quei turisti cinesi con cui Luca di Montezemolo vorrebbe fare cassa.
Non esistono trasporti pubblici, quelli che ci sono scioperano a tempo indeterminato come i minatori inglesi del primo 900; bar e ristoranti, soprattutto nelle città d’arte, raddoppiano i prezzi se il cliente parla straniero o non ha l’aria tanto sveglia; entrare in un taxi è come sfoggiare un Rolex in una favela di San Paolo: la rapina è assicurata; i musei chiudono nei giorni festivi.
E noi diamo la colpa all’immondizia di Napoli: dovremmo incenerire le nostre teste di merda, non le ecoballe.
Certo, i Cinesi sono tanti, ora che ce li siamo inchiappettati tutti, hai voglia…

Ora, prima di chiudere, vorrei cessare la manfrina di rispondere a Paz fingendo di parlare con i due fenomeni.
C’è una cosa che vorrei dire veramente a chi parla tanto di “eccellenze italiane” e “qualità del made in Italy”, tipo il vero Montezemolo o i politici.
Ma questi signori, si rendono conto che il Bel Paese non è come credono loro? Lo sanno che c’è un sacco di gente che non sa fare un beneamato cazzo? E che ha il diritto di non pretendere nulla più di uno stipendio onesto per un lavoro comune?
Per non parlare di quelli che non hanno voglia di fare niente ed a cui viene consentito farlo.
Parlo di diritto a ragion veduta: non possiamo diventare una nazione di artisti del pellame, della gioielleria, dell’alta sartoria; gli operai non possono lavorare tutti alla Ferrari o da Pininfarina, ci devono essere quelli che lavorano alla Fiat o al Petrolchimico di Mestre, per il semplice motivo che non possono fare altro, non ci arrivano. 
Nessun popolo è costituito solo da geni, e qui ne avete un valido esempio.
Che cosa crede, ‘sta gente? Che solo perchè uno nasce
in Italia debba diventare Benvenuto Cellini o Renzo Piano?
Reclamo il diritto alla mediocrità: non so disegnare un gioiello o sbalzare l’argento o cucire una borsa di pitone, ma so vendere le finestre ed ho gente che le sa fare ed installare, ma niente di più, come nell’ordine delle cose. 
E poi, 50 milioni di artisti avrebbero bisogno di importare 50 milioni di manovali, infermieri, spazzini, panettieri, braccianti agricoli e lavoratori comuni che costituiscano il substrato su cui coltivare le eccelleze: in Svizzera non lavorano tutti in banca o nelle orologerie, ci sono anche quelli che mungono le vacche per consentire ad altri di fare la cioccolata.
Inoltre, udite udite, persino a Cape Kennedy c’è gente che pulisce i cessi: non si può fare “un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l’umanità” con la merda sotto le suole.

Dottordivago.
P.S. Ciao, Paz.

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Sottotitolo: il girone della merda.

Forse sono un attimino in anticipo, con questa dichiarazione, ma credetemi, arriveranno tempi brutti, temo i più brutti dalla guerra ad oggi.
E non manca molto, ci stiamo arrivando.
Per la prima volta dalla nascita di questa macchina da minchiate che risponde al nome di www.ilpandadevemorire.it , mi siedo al computer e non ho voglia di tentare di strapparvi una risata o anche solo un sorrisino di compatimento.
Ragazzi, la vedo brutta.
E ve lo dice un inguaribile ottimista, una specie di Frank Capra della blogosfera, il profeta del lieto fine.
No, non mi è morto il gatto -non ne ho e se ne avessi uno avrei almeno una cena assicurata…-  e nessuno -credo- mi tromba Bimbi, ma anche se fosse, non ne sono al corrente, per cui non è quello che mi rovina l’umore.
E’ che non va, gente, proprio non va.
Stiamo precipitando, o affondando -scegliete la metafora che meno vi inquieta- e non possiamo farci niente.
Per una volta non parlo -non ancora- di valori morali che non ci sono più o di vostri -io sono perfetto- cattivi comportamenti ed abitudini che solitamente definisco “pandismi”: parlo di soldi, quelli che ci hanno permesso di vivere fino ad ora come siamo abituati.
Beh, volete saperlo? Stanno finendo.
 
Ma come, il Dottordivago ci ha fatto sempre una capa tanta con la storia che i soldi non mancano, che il 90% di quelli che non arrivano a fine mese sono stupidi che vivono al di sopra delle loro possibilità, cicale che mangiano il vitello nella pancia alla vacca, eccetera eccetera e bla bla bla…
Non rinnego nulla, confermo e sottoscrivo tutto.
Il problema è che la crisi in arrivo per buona parte del mondo ricco che conosciamo, e per l’Italia sarà molto peggio, farà sì che guardando le foto di questo periodo, tra dieci anni, ci verrà il magone al pensiero di come si stava bene oggi, ma verremo strappati alle nostre rimembranze dai morsi della fame o dal freddo.
Forse non proprio così, ma qualcosa di molto simile.
Sì, lo so, mi tranquillizzerete ricordandomi che dico sempre cazzate ed oggi ho la ciucca triste, ma io vi invito a riflettere.
Se parliamo di crisi generale è sufficiente citare la voce “petrolio” per farsi un’idea: sembra impossibile ma molti non hanno ancora realizzato che è il sangue del pianeta, la linfa vitale senza cui tutto appassisce e muore.
In quattro anni il prezzo è quintuplicato e non ha nessuna intenzione di fermarsi; mi fanno ridere quelli che vogliono convincere i produttori ad estrarne di più per abbassare il prezzo. E come potrebbero rifiutare, i produttori? Perchè mai dovrebbero avere qualcosa da obiettare?
Daltronde gli stiamo solo chiedendo di guadagnare la metà per ventanni anzichè il doppio per quaranta. Tutto lì.
Va bene che gli arabi sono degli asini carichi di soldi, ma come si può pensare che siano così stupidi?
Quindi ci dobbiamo rendere conto che l’energia ai costi degli ultimi cento anni ce la possiamo sognare.
E torno a ripetere che l’energia è tutto.

A questo quadro energetico aggiungiamo il fatto che la locomotiva del mondo, quella che “quando va bene l’economia degli Stati Uniti, vanno bene tutte le altre”, quella locomotiva, dicevo, potrebbe deragliare e a tal proposito vi invito a leggere il post di Beppe Grillo che riporto in corsivo. Il Verbo del Grillo per alcuni è oro colato, per altri merda; io mi limito a constatare che, in questo caso, ci acchiappa. 
L’Unione Sovietica è caduta non per gli ideali ma perchè sono finiti i soldi, consumati da 70 anni di economia fasulla.
Fra poco toccherà a noi, ma lo vediamo dopo: ora il Verbo del Grillo sulla situazione USA.

Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Fred, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “
subprime”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.

Uno ci può credere o no, ma resta il fatto che, anche oggi che i soldi non valgono più niente, 5000 miliardi di dollari sono una cifretta rispettabile che, per dare un’idea, corrisponderebbe a circa 6.125.000.000.000.000 lire.
Un asteroide di soldi che, anche se precipita in America, fa danno in tutto il mondo.
E da noi di più. Perchè?
Cominciamo a pensare che la ricchezza si sta spostando altrove, Cina ed India in primis -mezzo mondo in due- ma non dimentichiamoci che solo in Romania ci sono 22.000 aziende italiane, senza contare quelle in Albania, Serbia, Bulgaria e mezzo est europeo.
Ora, se un’azienda si sposta all’estero, non è una ditta costituita dal solo titolare: ve lo vedete il vostro idraulico che sposta la sede a Timisoara e fa il pendolare? No, stiamo parlando di aziende con almeno 30 dipendenti come minimo, sennò che convenienza c’è a spostarsi dove il costo del lavoro è più basso?
Calcolatrice alla mano, 30 x 22.000 = 660.000 lavoratori italiani in mezzo alla strada, o riassorbiti dal pubblico o dal “terziario”.
Il terziario è quel settore dell’economia che funziona quando a monte ci sono il primario e secondario, che sono l’agricoltura e l’industria.
L’agricoltura è il settore più assistito d’Italia dal dopoguerra, per tutti i non coinvolti equivale ad un debito; sulla grande industria non è neanche il caso di dire niente, FIAT è un esempio  emblematico di privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite: un altro debito.
Quindi chi lavora nel terziario su chi si appoggia?
Potremmo avere il jolly del turismo, ma siamo riusciti a far scappare quasi tutti: non so quanto sia vero, ma l’Espresso pone l’Italia al 28° posto nella classifica mondiale del turismo.
Dovremmo essere nei primi tre, ma qui subentra la nostra tradizionale “furbizia” e l’endemica incapacità di governarci.
Togliamoci dalla testa di attirare investimenti dall’estero in un sud strangolato dalla criminalità o in un nord soffocato, più che dalle tasse, dalle lentezze burocratiche.
Un industriale di Alessandria voleva aprire un nuovo stabilimento ma dopo un anno, pur essendo una potenza a livello locale, era ancora tutto nella nebbia.
E’ andato in Cina; il lunedì si è seduto ad un tavolo con politici ed imprenditori, il mercoledì avevano definito tutto.
Giovedì gnocchi -anche in Cina, anche in Cina…- e venerdì visita al cantiere per visionare i lavori già iniziati. Punto.

Quindi, non produciamo soldi e non ne riceviamo da altri.
Ma il peggio deve ancora arrivare.
Il motivo per cui non possiamo assolutamente farcela è che ci manca l’energia; non quella del petrolio o del nucleare: ci mancano le energie per lottare, per pensare, per fare, insomma.
Nel ’29 gli Stati Uniti erano in mezzo a una strada, ma c’erano le energie e la volontà.
Alla fine della guerra noi eravamo in mezzo a una strada, ma la gente di ventanni, la generazione di mio padre, era temprata dalle privazioni e vogliosa di riscatto.
Hanno fatto il “Miracolo Italiano”, quello vero, non quello di quel puttaniere di Arcore.
Guardiamoci intorno: cosa vediamo? L’80% dei giovani non ha la benchè minima voglia di lavorare, di studiare, di impegnarsi.
Esattamente come me quando avevo ventanni.
Solo che io sapevo che se non avessi mosso il culo, nessuno l’avrebbe fatto al mio posto. E ho mosso il culo; non ho spaccato il mondo ma sono uno che fa qualcosa, che prende una cosa e la trasforma in un’altra, realizzando un prodotto, quindi ricchezza.
Nel mio piccolo, of course.
E senza sussidi, aiuti, regalie, interventi a pioggia: quel poco che ho fatto l’ho fatto da solo e non ho creato debiti per la società.
Sono un pirla, ma non peso sulle spalle di nessuno, solo che non ho le energie o l’entusiasmo di un ventenne, e per girare pagina ci vuole quello.
Oggi, quello dei bamboccioni non è un teorema, è un postulato, un assioma. E la colpa è della mia generazione che, come api operaie, ha allevato delle larve, le ha ipernutrite, coccolate e messe in condizione di non dovere nè studiare nè lavorare: mal che vada c’è la pensione del nonno…
E se i giovani sono così, gli adulti non sono meglio; per carità, c’è in giro tanta gente in gamba, ma la media è maledettamente bassa, sia dal punto di vista caratteriale che nell’istruzione: siamo i più ignoranti d’Europa e continueremo ad esserlo; l’università da noi è un parcheggio, pochi arrivano alla laurea e pochissimi di questi lo fanno in una materia scientifica, una di quelle che aprono le porte alla ricerca ed all’innovazione.
Il fatto è che se non studi resti una bestia, solo che nel nostro caso siamo bestie che non vogliono neanche tirare il carro.
Quindi bestie da macello.
Una speranza può venire dagli extracomunitari: ne conosco parecchi e mi piace parlarci, e vedo nei loro occhi una determinazione che i nostri ragazzi non sanno neppure dove stia di casa.
Questo è il loro dopoguerra e hanno la carica che a noi manca, solo che le nostre leggi lasciano scorrazzare i delinquenti e non permettono di lavorare a chi vuole farlo: siamo così coglioni da costruire le case agli zingari ladri e fannulloni mentre costringiamo alla latitanza ed alla clandestinità un’enormità di ragazzi fantastici.
Non ne facciamo una giusta.
Minchia, che triste sto post: io la pianto lì.

Dottordivago

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Certo che siamo forti, eh?

No, dico, c’è una ragazza in coma dal 92, e se dico coma, fidatevi, è un coma coi controcazzi.
E’ un geranio, ‘sta povera crista: tu lo bagni e lui resta vivo.
Con una differenza: il geranio cresce e, dicono alcuni suonati, se gli parli capisce.
La poveretta manco quello; forse, più che un geranio, è come una bottiglia di Barolo: lì, ferma, a stagionare da 16 anni.
Anche lì con la sua bella differenza: il Barolo, col tempo, acquista valore; lei no.
Col tempo i tendini si ritirano, si rattrappisce tutto il corpo e non c’è più un muscolo manco a pagarlo oro.
Va tutto a puttane.

Dopo sedici anni di coma la sfiga peggiore è svegliarsi.

Per passare il resto della vita (vita?) a farsi asciugare la bava e, se va bene, ad emettere suoni inarticolati come il mio amico Chubeca, il sordomuto più rumoroso del mondo che per dire “ciao” fa un verso che sembra un orso Kodiak, o il peloso Chubeca, appunto.
Il padre della poveretta, che non sembra un pirla, decide di liberarla e, magari, piangere un’ultima volta e riprendere a vivere, almeno lui.
Ed ottiene il permesso da un tribunale.
Il permesso di staccare la spina? No.
Il permesso di farle un’iniezione letale? Naa….
Il permesso, come dice Massimo da Montaione, comune depisanizzato in provincia di Firenze, di darle “‘na botta ‘n capo ‘ome a’ ‘oniglioli” (nota del traduttore: una botta in testa come ai conigli)?  Assolutamente no, “sarebbe inumano”.

Così gli hanno dato il permesso di farla morire di fame.
Tecnicamente, di “sospendere l’alimentazione”, gli infami: la madre di tutte le ipocrisie.
Come gli americani, che giustiziano i criminali, ma con un contorno cerimonioso e ridondante per cui, leggevo, un’esecuzione costa due milioni di dollari.
Piccola divagazione: perchè gli americani non li mandano a me?
A metà prezzo glieli sistemo io, smaltimento incluso.
Oppure potrebbero spostare l’azienda in Cina. Lì sono specialisti nel far le cose a buon mercato: una pallottola in testa e via; e, come epitaffio, la fattura della pallottola ai parenti.
Azz!
Tornando all’ipocrita rifiuto di chiamare le cose con il loro nome, trovo vergognoso che in una situazione del genere non si possa dire “Sì, le tiriamo il collo perchè è meglio così”; no, bisogna dire che si smette di alimentarla.
Oh, sveglia! Quella, non è che va a letto senza cena, quella muore!
E allora, è chiedere troppo che un tribunale parli in modo chiaro e, soprattutto, onesto? 
Daltronde, non siamo forse noi che abbiamo fatto diventare “non vedenti” i ciechi, “diversamente abili” gli handicappati e “operatori ecologici” gli spazzini?
Prossimamente si definirà “ex possessore di mutande pulite” uno che si è cagato addosso.

Ma, tralasciando l’aspetto puramente linguistico della storia, è mai possibile che, per salvare le apparenze, non si voglia trovare un sistema più rapido e dignitoso per terminare una caricatura di vita come quella di Eluana?
Per fortuna in Italia non c’è la pena di morte, sennò quel giudice -o quei giudici- ritenendo inumani i sistemi più spicci, farebbero giustiziare gli eventuali colpevoli con metodi umanitari.
Come? Ma calci nel culo, no? 
E và che deve essere una gran brutta morte…

Dottordivago.

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In un commento mi si invita a dire:

Berlusconi devi morire, Bossi vaffanculo.

Ok, fatto.
Anche se solo sei mesi fa mi sarei rifiutato, oggi ne ho tutte le ragioni, soprattutto per l’immondo Silvio.
Però continuo a pensare che una proposta, pur demenziale, vale più che uno slogan.
Ma il mio amico Paz è giovane ed irruente, come nell’ordine delle cose.
Il fatto è che qualcuno li ha votati e mò ce li teniamo: ieri sera mi sono incazzato da matti vedendo la manifestazione di Piazza Navona, sono daccordo su quasi tutto, addirittura con la Guzzanti, che da quando si è rifatta non la userei neanche come fa il Berlusca con la Carfagna…
Grande Moni Ovadia con la vergogna di essere italiani e che tutto il mondo ci prende per il culo.
Bravo e preparato -ed un po’ primo delle classe- Travaglio.
Daccordo su tutto, ma mi rendo conto che sono bei momenti per gente di sinistra, che pensa di risolvere tutto con una giornata in piazza, sui trampoli, suonando strumenti etnici e colorandosi la faccia.
Io ho votato Veltroni come voto di protesta anti berlusconiana e minimamente semi costruttivo -c’era l’uno per cento di possibilità che ce la facesse- ma non sono di quella sinistra; darò il mio prossimo voto a chi prometterà di fare un culo così a chi sgarra, dai politici a chi butta cartacce a terra.

E’ l’unica ricetta: come nel cristianesimo l’unica regola su cui si basa tutto è “ama il prossimo tuo come te stesso”, in Italia l’unica regola deve essere “chi sbaglia paga”.
Tutto gira intorno a quel concetto.
 
Finchè non ci arriveremo, preferisco le proposte strampalate agli slogan.

Un caro saluto a Paz. Oh, a proposito, sei qua o sei là?
Beh, dove sei, sei: stammi bene.

Dottordivago

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