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Archive for novembre 2011

ma che

Ho spostato il sottotitolo dal post precedente a questo perchè ha più senso di qua che di là: ieri ero partito per parlare della gente di cui parlerò oggi ma la divagata bastarda si è mangiata tre quarti del tempo, così mi sono fermato ai tatuati, i quali, per quanto mi facciano schifo i tatuaggi, non rappresentano certo la categoria di persone per la quale uno normale si domanda “ma che cazzo di gente c’è, al mondo?”. Voglio dire… c’è di peggio, no?

Questa è la prova che la divagata quando arriva, arriva e non è l’elemento da cui parto in sede di elaborazione e intorno a cui costruisco il post, come sostiene Tino, un amico-lettore silente, nel senso che non segna mai il territorio qui ma mi fa i commenti al telefono…
Eh già, dico proprio a te: lo sai che sei scemo, sì?…
Non lo sai? E allora, come diceva Totò: «Si informi, buon uomo, si informi…»

Tempo fa, quando mi ha esposto la sua tesi, io gli ho risposto: «E quindi io spaccerei il vero post per divagata e gli metterei qualcosa insieme come contorno?»
«Sapendo l’infame che sei, non mi stupirebbe…»
«E perchè dovrei farlo? Non sono mica Julie Andrews in “Victor Victoria”…»
«Và che quella si chiama Victoria Cabello, non quel nome lì…»
«Ehm… io mi riferivo al film di Blake Edwards… anni 80…? Ti dice niente?…»
«No»
«Rifacimento di “Viktor und Victoria”… anni 30…?»
«No»
«…la storia di una donna, che finge di essere un uomo, che finge di essere una donna?…»
«No»
Così abbiamo cambiato discorso: d’altronde negli anni 80 vedevi solo i film di Bombolo e non hai ancora superato il dolore per la scomparsa, eh?
Dài, su, scrivimi un sacco di insulti, fa’ l’uomo…

E comunque, proprio in tema di divagate, ‘sta cosa non c’entra una clamorosa minchia con quello di cui mi ero ripromesso di parlare…

Ricapitolando:

  • gruppo 1 – quelli che spendono soldi per cose stupide ma con un certo qual benessere di ritorno, reale o psicologico, tra cui il sottoscritto.
  • gruppo 2 – quelli che spendono soldi e soffrono anche del male per imbruttirsi, vedi tatuati o il 95% delle labbrone e tettone al silicone.

Rispetto a questa seconda categoria, reputo più intelligenti quelli che se non si fanno incatenare e frustare da un puttanone, non c’è verso di fare sesso.
Faccio fatica a capirli ma è tutta roba che guarisce in pochi giorni e poi uno può sempre decidere di ricominciare a ciulare in grazia di Dio, quando si stufa di prendere mazzate, aiutandosi magari con un po’ di sano Viagra, prima, piuttosto che con Lasonil e Cicatrene, dopo.

Poi ci sono quelli che fanno la differenza, quelli con cui incominciamo a fare sul serio: sono quelli che, rigorosamente a pagamento, si fanno piantare addosso chiodi, borchie e ferramenta assortite, tutti ornamenti ed elementi decorativi che stanno benissimo.
Se sei una cassapanca in stile Impero.
Se sei un cristiano… ecco, non riesco a capire la figata di avere, non dico chissà che, ma anche solo un “pin” in una narice: a parte il brillantino o altra decorazione all’esterno, bisogna ricordarsi che c’è il fermo all’interno, elemento che costringe la dolce e trendy signorina in questione a soffiarsi il naso come Ringhio Gattuso in campo…
Non parlatemi proprio, poi, di quelli che si fanno il piercing sulla lingua o sul labbro: posso impazzire solo ad immaginare di averne uno e non sopporto di avere a che fare con qualcuno che ce l’ha. Un anno fa mi è arrivato in esposizione un ragazzo dominicano che cercava lavoro; aveva un’aria per bene, a parte quella merdolina piantata nel labbro inferiore, e diceva di essere pratico del settore, così ci ho fatto due parole. Dopo un minuto passato a parlare mentre lui mi guardava tirando piercing e labbro, gli ho detto ridendo che se non avesse smesso glielo avrei tagliato col tronchesino; dopo trenta secondi ha ricominciato e io l’ho cacciato: non come a teatro, col classico “le faremo sapere” ma con l’insuperato ed immortale “fuori dai coglioni”. 

Farsi piantare ferraglia addosso!… Cose da pazzi, roba da Inquisizione, da Museo degli Orrori.
Se poi, in seguito ad uno di questi interventi, uno si becca un’infezione che gli mangia il cervello, allora è pronto per passare allo step successivo che consiste nel farsi sfregiare, scarificare e scarnificare al costo di una cena a base di tartufo e foie gras. Se poi proprio non ci vogliamo far conoscere, con l’extra corrispondente ad un Barolo di categoria, un buongustaio può farsi bruciare con ferri roventi. Bella storia, davvero.

Poi ci sono quelli che la sanno lunga e con la metà dei soldi che ti becca il dentista per rifarti la bocca, loro trovano uno che gliela smantella: al costo di una corona metallo/ceramica è possibile farsi appuntire un paio di denti.
Se invece si vuole rompere il salvadanaio è possibile ritrovarsi con un sorriso da luccio o da tasso del miele.
Certo, l’effetto dura poco, visto che con quel tritato i denti marciscono in un amen ma si sa, certe soddisfazioni valgono pure un piccolo sacrificio.

Poi ci sono quelli che guardano in faccia al mondo e gli urlano:

Ti faccio vedere io chi è il più stupido!

Ed è una delle ultime cose pronunciate in modo comprensibile, visto che poi si sottopongono ad interventi tipo farsi dividere in due la lingua, operazione che sì, ti impone di nutrirti per mezzo di flebo finchè non si cicatrizza, okay…
Ma poi, quando ricominci a mangiare, hai la soddisfazione di morderti la lingua il doppio delle volte, neh?…

Ora avrei dovuto mettere giù un po’ di foto di coglioni estremi, ‘sti fenomeni qui,  e magari dire due minchiate in proposito… 
Ho cambiato idea: cosa vuoi mai dire?
Mettersi lì a guardare quelle foto e commentarle è come piazzarsi in una stalla a guardare buoi e vacche che cagano: apprezzare il momento in cui la coda si alza, cominciare ad intravedere il frutto della  digestione, lo sfintere che si dilata e finalmente la liberatoria caduta.
E annotare tutto, diligentemente, su un quaderno.
Voglio dire… si può spendere meglio il proprio tempo, no?
Continua.

Dottordivago

P.S. È il secondo post di fila che concludo nella merda, sto diventando come il Comandante Rasa. Ma questa è un’altra storia…

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Bon, questa è la volta buona, è la volta che mi decido davvero.
È da una vita che mi do del pirla per non avere il coraggio di sfruttare i milioni di babbei che pascolano “allo stato ebraico”, come dice un mio cliente, e che aspettano solo di essere munti da qualcuno più furbo di me.
Ne parlo da una vita: medicine tradizionali o alternative, omeopatia, New Age, pietre calde sulla schiena, estenuanti sudate sotto a mezza balla di fieno, marinature sotto una spanna di vinacce, sansa di olive, croste di formaggio, teste e interiora di pesce o qualsiasi altro scarto di produzione che smette di essere un costo per il conferimento in discarica o in sede di riciclaggio, camionate di letame destinate ad assurgere al ruolo di terapia, anzi, di vero e proprio toccasana per chi non ha nulla da cui guarire.

Ma questi personaggi, a livello di stupidità, non sono che bambini. Almeno spendono soldi per qualcosa che, pur non avendo alcuna validità scientifica e quindi nessun effetto reale, li fa star bene psicologicamente. E buttalo via, come effetto…
Ocio che mi scappa di divagare!

A pensarci bene, nel gruppo dei babbei mi ci posso mettere pure io, anche se per “staccare la spina” non mi faccio ricoprire di schifezze ma faccio un viaggio, mentre se ho qualcosa che non va mi rivolgo ad un medico, uno di quelli che da giovane ha studiato medicina, poi ha passato un tot di sabati, domeniche e almeno un Capodanno alla Guardia Medica o al Pronto Soccorso, magari col contentino di lisciare il pelo a qualche infermiera, per poi diventare, tranne poche eccezioni, demotivato, ricco e spietato.
Quindi sono un tipo scontato, uno che delega la cura del proprio corpo a chi l’ha studiato, il corpo umano, magari a scapito di conoscenze più profonde come quelle dell’aura, dei cristalli, dei colori, degli aromi, nonchè l’antica conoscenza necessaria per sconfiggere i Drow o Elfi Scuri, la parte malvagia del popolo della Piccola Gente.
La mia medicina alternativa, intesa come pratica che ha il compito istituzionale di mangiare soldi e servire a poco, non ha nulla di evanescente ma ha i piedi ben piantati per terra, anzi, ha tutto quanto piantato nella terra, visto che il mio elisir si chiama “tartufo”.
Il tartufo non genera discussioni, è come il chiaro di giorno e il buio di notte, due fatti indiscutibili, salvo per chi, come gli Inuit, vive oltre il Circolo Polare Artico, che rappresenta, forse, lo 0,001% del genere umano, quindi ben sotto la “soglia di sbarramento” che segna la demarcazione tra chi dice la sua e chi non conta un cazzo, un po’ come l’estrema sinistra nell’ultima legislatura.
La trifula non genera contese, o si ama o si odia, anche se alcuni si dichiarano nè pro nè contro e hanno un atteggiamento neutro, dicono di consumarlo occasionalmente.
Nel senso che se c’è l’occasione di spazzolarlo a baffella, allora…
Insomma, se si elimina l’aspetto economico, che non tocca chi odia il tartufo, quelli che veramente  “non ci perdono la testa” sono molti meno degli Inuit, credo addirittura meno degli elettori di Diliberto.
Quest’anno la vedevo brutta, per la mia medicina alternativa: poca roba, quindi molto cara, non ai livelli record di pochi anni fa ma solo perchè il sentir parlare tutto il giorno di crisi, default, lacrime, sangue e secrezioni varie, ha certamente un effetto calmiere sul voluttuario/superfluo.
Credo sia questo il motivo per cui non si è arrivati ai 5 € x gr -che al fixing di oggi sarebbe più del decuplo del costo dell’argento 999- ma resta il fatto che 3,5/4 euro al grammo sono una bestemmia, per una testa di cazzo come me.
Eh sì, “patti chiari, amicizia lunga”, come dico sempre al mio spacciatore.
Con lui il mio ragionamento è il seguente: «Il tartufo mi serve per vivere? No, quindi se costa il giusto, ne compero un mucchio; se invece si seguono le regole del mercato, cioè se tiri a prendermi per il culo, te li mangi tu o li vendi a qualcuno meno stronzo di me». Questo comportamento, che infrange la più ferrea regola del capitalismo, cioè quella della domanda e dell’offerta, se generalizzato comporterebbe la fine delle ingiustizie capitalistiche ed è l’unico atteggiamento no-global del sottoscritto.
Mmm… saranno mica involontarie “prove tecniche di Grillismo”?… Naaa…L’autunno scorso -indimenticabile!- Pino Trifula, il mio spacciatore, mi dava i piccolini da 10/20 gr a 0,70 euro al grammo, che diventava 1 € per i pezzi intorno ai 150 grammi o più, che hanno lo stesso profumo di quelli da spender meno ma che solo tenerli in mano per pulirli è già una figata.
Insomma, visto che costavano “poco”, lo scorso autunno ho speso più di tartufo che di riscaldamento.
Quest’anno ero pronto a fare bigina: ripeto, se costa caro non ne compro meno ma me lo dimentico proprio, una delle poche regole che non ho mai trasgredito.
Verso le 19 di venerdì, quando suona il telefono e vedo sul display “Pino Trifula”, mi si allarga il cuore nel petto: l’uomo lo sa che mi deve chiamare solo se l’affare lo facciamo in due. Un’ora prima ne ha trovato uno da 75 grammi, praticamente il primo bellino della stagione, e ha pensato a me: vuole 150 euro, praticamente un regalo di Natale anticipato, con le quotazioni di quest’anno.
Preso!
E non per 150 ma per 140 euro, visto che “la terra si lascia nel bosco, non sulla trifula…”
Ma la figata è che Pino ha la sensazione che, nelle sue zone, la stagione inizi ora e che il bello debba ancora venire: speriamo abbia ragione.
Ora, a casa mia la pulizia del tartufo prevede me seduto a tavola con un coltellino, affilato come la spada laser di un Jedi, intento a sbucciare la trifula… Oddìo!… Prendete Enrico che si è sentito male!…
Sbucciare il tartufo? Sì, proprio così: raccontatemi quello che volete ma la terra non la mangio, figuratevi che lavo persino i funghi…
Ancora?!… E su, dài, Enrico… Stendetelo con i piedi in alto, che passa subito…
Tranquillo, Henry, nulla va sciupato: in questo caso ho raspato 8 grammi di roba che finisce in un contenitore ermetico in compagnia -non a contatto- di un buon numero di pezzetti di burro che fra qualche giorno, quando del tartufo resterà solo l’odore in casa, finiranno a crudo su un leggero risottino o su una mezza dozzina di uova fritte o anche solo a nobilitare una sorta di “concia” polenta e taleggio.
Comunque, dicevo, la tradizione prevede il sottoscritto che sbuccia la trifula e Bimbi che gira intorno come un avvoltoio, con sporadiche picchiate a sbattere col naso sul prodotto.
Ora, in tutta questa storia, Bimbi è il valore aggiunto. Per lei il profumo del tartufo è come l’odore del cucciolo per mamma orsa: sbranare qualcuno che si avvicina troppo, è un attimo…
Pensate che la classica “grattata da ristorante” viaggia sui tre/quattro grammi e non supera mai i cinque, ma se sul piatto di Bimbi io smetto di  affettare prima dei dieci/quindici grammi, mi ritrovo a fronteggiare questo sguardo:
Gatto Bimbi
anzi, parimenti tenero ma più disperato, roba da Piccola Fiammiferaia.
Poi, una volta che Bimbi parte con la degustazione, potete connettere l’audio su una “linea erotica”: giuro, fa certi versi che… al telefono c’è da scatenare un’epidemia di cazzi duri, c’è gente che si pasticcia per molto meno…

Stavo dicendo?…
Ah, sì: ci sono molti modi per farsi rubare i soldi e vivere contenti.
Ma, come dicevo, a livello di stupidità noi siamo dei bambini.
Si fa già più sul serio con quelli che si tatuano.
Sì, proprio così, sono pronto a litigare: penso che i tatuaggi non siano una minchiata, penso che siano davvero una minchiata.
Massima libertà per tutti, posso capire che qualcuno indossi un vestito che a me non piace: il giorno in cui dovesse cambiare idea, ci sono i sacchi della Caritas.
Ma se ti fai tatuare un nome o qualcosa che ricorda un periodo della tua vita, quando cambia la situazione, che fai, te lo tieni? Tipo il nome di quella che ti ha mandato a cagare ma si è tenuta la casa e tuo figlio? O il nome di quello che ti ha riempito di corna e legnate?

Ci sono quelli che danno un senso esistenziale al plebeo “tutto fa brodo”, considerando “esperienze fatte, quindi parte di me” anche certe situazioni che, pur di dimenticarle, la gente normale si fa mangiare la casa da un analista.
Io sono della vecchia scuola e penso che anche uno stronzo nasce e cresce dentro di me, quindi rappresenta una parte di me nonchè un momento della mia vita ma non per questo lo conservo per tutta la vita in un vaso di formaldeide, nell’azoto liquido o tra le pagine di un libro…
Ed è così, sulle ali della poesia, che vi rimando a domani.

Continua.

Dottordivago

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Benvenuto Jonny!

benvenuto

«Minchia Jonny… il probblema di Palemmo è il traffico!…»

Secondo commento e benvenuto ufficiale con cesto d’ordinanza a Jonny.
No, risparmiatevi una figura da pirla: Jonny senza “h”, ve lo dico io.

Allora, succede che Jonny butta lì un commento, non esattamente di quelli da inserire in una capsula del tempo per essere tramandato ai posteri; relativamente al post La fabbrica della merda Jonny dichiara:

ALESSANDRIA FA CAGARE!!!!!!!!!!

e si firma Jonny Kombat.
Non avrei scritto quel post, se non condividessi in parte l’affermazione, quindi rispondo, non senza documentarmi: prima di dire cazzate, verifico se esiste il nome Jonny e chi meglio di Google, il “Colosso di Mountain View”, mi può aiutare?

jonny1

Un’interminabile lista di Johnny, tutti con la loro bella “h”…
Confermando quello che è il pilastro della mia esistenza, cioè la più leggiadra ed evanescente superficialità, non premo “invio” e sentenzio che Jonny è una cagata.
Quindi rispondo:

Concordo all’80%.
Ma “Johnny” senza “h” fa cagare al 100%…

Passa qualche giorno e, firmandosi solo Jonny, l’amico si rifà vivo:

Jonny diminutivo di Jonathan è corretto anche senza H mi spiace…

«Sì… e “Stik”, diminutivo di “Sticazzi”, è corretto pure lui?» è il mio primo pensiero…
Assolutamente conscio di fare una cosa inutile, torno su Google, e digito Jonny: mi compare la solita lista di Johnny con l’acca ma stavolta, non so perchè, premo invio

jonny2

Oh porca puttana…
Cioè… e tutti ‘sti Jonny da dove cazzo arrivano?
Va beh, Jonny Bassotto non conta ma… gli altri Jonny, di madrelingua inglese, che di battesimo fanno Jonathan…

«Urcu dighel…» come direbbe “il Bruno di Vimercate”… «Vuoi vedere che c’ha ragione il Jonny?»
Micro divagata:

“Urcu dighel”, versione dialettale ed edulcorata della bestemmia più famosa, punteggia come le virgole l’eloquio “del Bruno” (guai a pronunciare un nome senza articolo…) di Vimercate, una delle persone che mi fa più ridere al mondo, l’ex vicino di casa dei miei suoceri quando svernavano in Brasile.
Qualsiasi possa essere il concetto da enunciare, l’incipit è
«Fighi, gu dì, urcu dighel… (Figa, ho detto, p…. D..)» e poi comincia a parlare, senza mai usare una parola che non sia in Brianzolo, ovviamente anche con tutti i Brasiliani con cui ha a che fare.
E mi ha attaccato il vizio.

Ma se proprio devo divagare di brutto brutto brutto, come esclamazione, cosa ve ne pare di Burcu Can?burcu can  Un “amico” di Feisbuk mi ha suggerito questa “amica”…
Mah, quasi quasi le mando due righe di conforto… sai che problemi avrà, a farsi degli amici, ‘sta poveraccia?…

Torniamo a Jonny.
Cercate di capirmi… non è che sono ignorantissimo… è che sono minimamente sfigato: evidentemente, più che a Google, il “Colosso di Mountain View”, mi ero collegato a Gogol, il “Colosso di Arcore”…
E sono anche prevenuto.
Negli anni in cui, oltre alla mia solita attività, passavo molto tempo nella mia ex armeria, mi capitava spessissimo di fotocopiare il porto d’armi dei clienti.
Sembra incredibile ma metà dei vigilantes che vedete fuori dalle banche o dei supermercati si chiamano Braian, Gionatan, Gionny, Maicol… e Jonny.
Non sui commenti: sui documenti.

Benvenuto, Jonny.
Ah, ancora una cosa: nella traduzione di “urcu dighel” ho usato solo le iniziali per rispetto a chi ci crede, non certo per l’individuo, che vorrei esistesse davvero, così da poter sentire tutte le bestemmie che gli urlerei nelle orecchie…

Dottordivago

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RisPost 9

Dicesi “RisPost” una cosa che è partita come risposta ad un commento ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post, da cui l’elegante calembour.

Nel tardo pomeriggio di martedì ho pubblicato Richieste legittime, (da leggere prima, per chi se l’è perso, salvo non capire di cosa cazzo parlo qui) poi ho sbrigato due cose di lavoro ed ho spento il computer.
Mercoledì mattina, quando ho dato un’occhiata, mi aspettavo un paio di commenti entusiastici dai soliti tipacci e qualche amichevolmente risentito “Molto fine, davvero…” da parte dei più.
Niente di tutto ciò: apprezzamento su tutta la linea, inaspettato, persino eccessivo, addirittura da due gentili fanciulle quali Paulìn e Voodoo DoLLy.

Stavo quasi per rispondere “Ah, invece di scandalizzarvi mi tributate una sorta di standing ovation? Siete proprio brutta gente…”, poi ho pensato che, più che blimblanare coi commenti e col blog, sarebbe stato meglio mettere insieme il pranzo con la cena e mandare avanti un po’ di lavoro: ci penserò nel pomeriggio; e poi, metti che ne arrivi ancora qualcuno…

Arrivato.
E la Skakkina non le manda a dire, con un impegno degno di miglior causa: no, dico… ci incazziamo per le barzellette? 
Anche se… sarà inconscia autodifesa, posso sbagliarmi, ma mi pare che le critiche siano quasi più per chi plaude che per chi ha commesso il misfatto.

Ora, il post è una barzelletta e chi plaude ha solo la colpa di averla capita, ognuno cogliendone gli aspetti che preferisce.
A parte il Camagna, che non l’ha capita, ma con cui esiste una specie di gara a chi ne spara di più sul sesso, in forma rigorosamente teorica, come nelle partitelle tra amici, in cui “non vale stangare” e soprattutto ci si astiene da falli ed entrate cattive: si accenna ma non si fa.
Ops… parlando di cose da uomini, come in questo caso, e non della

Donna,

posso parlare di “falli” e di “entrate cattive”?
Va beh, partiamo: proviamo ad analizzare il post, come se fosse una cosa seria, ringraziando ancora Paulìn per essere arrivata prima di me…

I fatti: una ragazza turca viene in Italia a studiare e chiede che in università ci sia un luogo in cui lei possa pregare.

Primo bivio: bisogna vedere se la tipa “pretende un luogo di culto” o se, in realtà, ha solo domandato “Non ci sarebbe mica la possibilità di…?” e, tanto per cambiare, un giornalista non ha capito un cazzo ed ha gonfiato il nulla; in questo caso, il post non avrebbe ragione di esistere. Ma, visto che esiste, noi presumiamo che la notizia sia reale e che la tipa “pretenda”.

Secondo bivio: se pretende e studia a pagamento, «Signorina, vediamo cosa si può fare»; se viene qui a baffella, senza cacciare una lira, come ritengo più probabile, «Vedi di studiare, ringraziare e di non rompere i coglioni, sennò studia a casa tua», esattamente come risponderebbero, con tutte le ragioni, i Turchi a me nel caso di una mia richiesta analoga.
Oppure, entrando nel mondo delle barzellette, c’è la tradizione di lavare i piatti al ristorante se non puoi pagare, nel nostro caso ci sarebbe da dare una mano durante le funzioni Dionisiache…

Se invece che una Turca (e mi sono trattenuto dallo scontato collegamento con il famoso tipo di cesso) fosse stato un Turco, anch’egli avrebbe succhiato la fava del Gran Sacerdote con le Fisherman’s in bocca, perchè come “penitenza” per l’Officiante mi fa ridere, non per mille stronzate vessatorie nei confronti della

Donna.

Il Gran Sacerdote gli avrebbe domandato: «Sei musulmano? Sei Turco? Allora fumi come un Turco… Niente Bacco, passiamo a Tabacco, che per definizione stessa il Turco non può rifiutare: tieni, succhia il Sacro Sigaro…»

A qualcuno è piaciuta la “Messa in Quel Posto”.
Come per il “cesso alla turca”, è una figura molto scontata se avulsa dal contesto ma qui si parla di funzioni religiose, quindi ci sta come la senape forte nella tartare, giusto per non cadere nel solito cacio sui maccheroni.
Ma la “Messa” era il dito, non la Luna.
La battuta era “l’effetto lassativo” e “il cambiamento d’aria”, perchè fa riferimento all’antica raccomandazione che veniva fatta ai proprietari o gestori di convitti per ragazze di buona famiglia che studiavano lontano da casa:

Raccomandiamo la qualità del cibo e il quotidiano olio di ricino per combattere gli effetti del cambiamento d’aria…

Tutti i giovanotti che ronzavano intorno a quei convitti davano la loro piena   disponibilità per contribuire al benefico effetto, senza, per altro, intaccare la virtù delle giovinette, avendo ben chiare le parole del saggio

Cazzo in culo non fa figli

Ecco, la battuta stava lì e secondo me è proprio bella anche se, come tutte le battute, o la cogli o ti fa cagare quando te la spiegano.
Ulteriore, tenue, elemento umoristico è giocare sul fatto che in facoltà si tengano funzioni religiose, visto che l’università è fatta per le lezioni, non per il pur sacrosanto diritto alla preghiera, motivo per cui, sempre come dice Paulìn, l’unica università dotata di luogo di culto è la Cattolica, nome che dovrebbe già mettere sulla strada giusta…

Insomma, il mondo ha una forma, è rotondo, perchè un pianeta funziona meglio così. Idem per il mondo inteso come società: fortunatamente ci sono più normodotati che handicappati, quindi tutto ciò che è stato costruito è in funzione della maggioranza ma, se Dio vuole, ci stiamo attrezzando anche per gli altri. Però, se si deve pretendere di non trovare un municipio (non ricordo quale, roba da Striscia la Notizia) con l’Ufficio Disabili al primo piano senza ascensore, non si può pensare di sostituire capillarmente due scalini, ovunque si trovino, con una rampa per disabili lunga tre metri, semplicemente perchè in molti posti non ci sta: se aldilà dei due scalini c’è un bar, un handicappato fisico -e non nel cervello- capisce per primo che non è il caso di farne scaturire un’interrogazione parlamentare ma è sufficiente andare nel bar che si trova venti metri più in là.

Allo stesso modo è impensabile che un’università si doti di cappelle o luoghi di culto per tutte le religioni. Perchè è impensabile? Perchè è una stronzata: a scuola si studia, non si dovrebbe pregare nè fare le “assemblee musicali” spacciandole per “momenti di cultura alternativa”.
Anche perchè se si cede su un punto, poi tocca stare a sentire tutte le minchiate del mondo: per esempio, come la metteremmo con i cessi?
Fino a qualche decennio fa ce la siamo cavata alla buona, poi siamo passati ai servizi riservati “Donne” e “Uomini” o, come visto in svariati bar in giro per il mondo, “Dicks/Pussies” o “Cocks/Chicks”.
E mò, con ‘sta mania del politicamente/sessualmente corretto, finiremo per trovarci con file interminabili di cessi? Ve lo immaginate un locale con tre quarti della superficie occupata da gabinetti per:

  • Uomini
  • Donne
  • Ricchioni
  • Leccapapere
  • Transex
  • Non So/Non Risponde

Ci si ritroverebbe a girare per i bagni ribaltando le antiche abitudini e domandando: «Scusi, dov’è il ristorante?»

Ma non è il momento di divagare, torniamo a noi.
Il post sarà criticabile e discutibile sotto mille aspetti ma la Ska, con un notevole effetto sorpresa, becca l’unico che proprio non mi era passato per il cervello:

La Donna.

Non le donne, sia chiaro:

La Donna…

(mi raccomando, pronunciare con enfasi)

La Donna

non esiste, esistono le donne.

La Donna

l’hanno inventata i politici per prendersi i voti delle donne.

La Donna

dovrebbe mettere insieme la troia col SUV che parcheggia nel posto degli handicappati per fare colazione al bar, con le donne che si alzano alla mattina per prime e vanno a dormire per ultime perchè, oltre al lavoro, in casa non si finisce mai. 

La Donna,

quella idealizzata, è irreale, è come il mondo di Pandora, quello di Avatar, in cui ogni cosa è parte di un tutto, in cui tu pesti uno scarafaggio e dopo un attimo arriva un tirannosauro blu che ti fa un buco del culo come uno sbadiglio, mentre le donne, quelle vere, se possono se ne combinano di tutti i colori, altro che tutto ‘sto spirito di corpo… E lo sa qualunque uomo sia entrato in un locale solo o con una donna al fianco: se sei con un’altra, tutte le donne presenti ti cagheranno di più, è matematico. Ma le donne, se necessario, si fanno in quattro per un’amica o per un uomo e sono disposte a sacrificare la vita per mettere al mondo un figlio.

La Donna

mi ha rotto i coglioni, da quando è nata, sorgendo dal fumo dei reggiseni bruciati, al grido di “Io sono mia”. 
Sarebbe il caso di iniziare a prendersi meno sul serio, anche perchè a scendere in piazza urlando "Io sono mia" c’è anche il rischio che ti rispondano "E chi cazzo ti vuole?"…
Le donne sono meravigliose oppure delle tremende teste di cazzo, sono bellissime o dei terrificanti mucchi di letame, sono tutte uguali pur non essendocene una uguale ad un’altra.

Le donne, come diceva l’immenso Giovanni Scagliotti, sono così ignoranti che più ignoranti delle donne ci sono solo gli uomini.

La Donna

è una povera cretina e chi vuole i suoi soldi l’ha capito e la coccola: non c’è uno spot pubblicitario in cui, tra un uomo e una donna, non l’abbia vinta lei, perchè più furba, più sveglia e persino più forte nello stappare lo champagne. E se per assurdo non va così,

La Donna

se ne va dopo aver mollato uno schiaffone o il contenuto del bicchiere sulla faccia dello sfigato di turno.
Provate ad immaginare uno spot del genere a ruoli invertiti…
Lasciamo perdere, non voglio neppure pensare a che merdaio verrebbe fuori.

A me quel post fa ancora ridere, come ad altri lettori.
Se a te fa ridere la comicità colta alla David Riondino… beh, non litigheremo mai per accaparrarci l’ultimo biglietto per un suo spettacolo, fidati.
Per concludere, ci dai delle botte di sfigati e segaioli che ci sarebbe quasi da offendersi… se non fosse che lo facciamo regolarmente tra noi.

Noi che distinguiamo le barzellette dalla realtà.

Per quel poco che ti conosco, sono quasi certo del fatto che se tu leggessi altri cento post simili, non ti sfiorerebbe il pensiero di incazzarti: è questo, e in quel preciso momento, che ti ha preso inspiegabilmente male.
Ci tengo a dimostrarti che non te ne voglio e lo faccio prendendoti per il culo come faccio con tutti gli amici e come avrei fatto fino all’altro giorno con te.

Con tutte le barzellette che avrai sentito sui Carabinieri, quando li vedi passare non scoppiare a ridere indicandoli e definendoli “banda di coglioni”: non è vero che per cambiare una lampadina, uno la tiene ferma e altri mille fanno girare la caserma…

Dottordivago

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Tra le dieci persone al mondo a cui voglio più bene c’è ‘sta disadattata qua:

FB

Brava eh… una persona adorabile, peccato aver trascurato quella slogatura al cervello molti anni fa, ora si comincia a vederne qualche strascico…

CHE CAZZO DICI, MAMMALELLA?!!!
E LA TUA AMICA PAULÌN CHE TI DÀ RAGIONE?!…

Se ti piazzi su Feisbuk, la parola “privacy” te la devi scordare, devi sbianchettarla sul vocabolario, anzi, devi proprio strappare le pagine da “priva…” a “privz…”, cara la mia suonata…

Mi tira fuori la privacy, mi tira…
Stai quattro ore al giorno al telefono, per il calcolo delle probabilità potresti essere finita in centinaia di intercettazioni, dal bunga bunga a Sarah Scazzi, dalla casa “regalata” a Scajola al Sistema Moggi di Calciopoli… 
E invece:

FB è cambiato! Tutti i commenti “Mi piace” ora sono disponibili su Google, cioè li leggono cani e porci…

Eh sì, eh… Google è peggio delle serve, meglio “che tutto rimanga tra noi 600 milioni di Feisbuk, meglio che non si sappia in giro”…

Ora, a parte il fatto che se dichiari “Mi piace” sulla pagina della

Focaccia di Priano,

non mi sembra gravissimo che si sappia in giro, anzi…
Magari ti suona al campanello un estimatore tuo e della Fugassa, con un bel cartoccio della medesima, e ci scappa un pomeriggio coi fiocchi, hai visto mai…
Se invece vai sulla pagina di

Quelle che pigliano cazzi di chiunque purchè con le orecchie di peluche sulla cappella come quelle sui caschi

e clicchi “Mi piace”… ecco, concordo sulla richiesta di privacy ma mi sembrerebbe un po’ come cercarsele…
Se non le rogne, quanto meno le violazioni alla suddetta privacy…

Feisbuk ha seicento milioni di iscritti, dico 600 milioni, ovvero 600.000.000, quasi milleduecento miliardi (1.200.000.000.000) delle vecchie lire!… Ah, no… questa non c’entra: sai com’è, a forza di parlare di euri…

Comunque sia, tu sei single e di appetiti sessuali ortodossi; se il pronipote di Jack lo Squartatore piazza la foto di un pivello da cinema, si dà un nome e un cognome giusti, magari con un secondo nome che fa figo, escluso “Maria” che va bene per le zie ma per gli uomini fa cagare, e ti chiede l’amicizia, tu gliela dai!
L’amicizia.
Per cominciare…

Quindi, se con un semplicissimo sotterfugio ti entrano -virtualmente- in casa pure Landrù o Annibbale il Cannibbale, dove sta la privacy?
O la “prìvati”, pronunciata “privati” -neanche “praivati”- come dice un mio cliente di Spinetta, amena località che dovrebbe ricordarti qualcosa…

E tralasciamo il fatto che, francamente, se devo scriverti due righe non ho ancora capito che cazzo devo fare:

Muovete il mouse sul mio nome, aspettate di vedere ecc ecc…, spostate il mouse su ecc ecc…, deselezionate ecc ecc…

…fai la penitenza,
fai la riverenza,
guarda in sùk,
guarda in giùk,
vafancul’ a ‘stu Feisbùk…

Se ti piazzi su Feisbuk devi accettare il rischio di poter essere la seconda persona più osservata del mondo, mentre al primo posto c’è il tedoforo che accende il braciere alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, quello che percorre l’ultimo tratto, quello che ha cinque o sei miliardi di occhi addosso.

Te lo immagini quel tipo che si ferma a un metro dal braciere, fissa la telecamera e in mondovisione fa: «…Cazzo c’hai da guardare?»…

Un bacio, adorabile citrulla.

Lo Zio Dottordivago

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Una premessa fatta dopo… cos’è? Una postmessa?
Va beh, resta il fatto che ‘sta cosa l’ho scritta dopo ma va letta prima, visto che mai un mio post ha suscitato reazioni così diverse come questo: molti si sono pelati dal ridere, uno non l’ha capito, una si è incazzata di brutto.
Sarei curioso di sapere cosa ne pensate, per cui chiedo un commento a tutti, anche a chi di solito non marca il territorio.
Se le immagini prospettate, riguardanti sesso di gruppo, vi disturbano, voglio che sappiate che sono messe lì con spirito giocoso, senza dare a ‘sto cazzo di sesso tutta l’importanza e il peso che molti gli attribuiscono: è una barzelletta e nulla più.
E se neanche così vi va bene, sono solo cazzi vostri: io ritengo che si possa scherzare su tutto, inteso come “su tutte le cose”, non su tutte le persone.
L’importanza alle cose la diamo noi, le persone sono importanti. Tutte.
Buona (o cattiva) lettura.

11111

Gent. Sindaco di Istanbul
          Dott.Kadir Topbas
          c/o Municipio di Istanbul
          Istanbul

Buongiorno signor Sindaco.
Mi scuso innanzitutto per lo stile informale ma, cosa vuole, io coi sindaci faccio così, è una categoria che tira fuori l’iconoclasta che è in me.
Sindaco Topbas… Kadir… posso chiamarti Kakà?
Sì? Grazie , non me l’aspettavo: pensa che c’è un altro sindaco a cui chiedo sempre se posso… va beh, magari un’altra volta, non voglio farti perdere tempo.

Ora, leggendo quelle che sono le richieste di questa tua concittadina, non ti nego che la prima reazione è stata quella di mandarla a dar via il culo, in senso buono, naturalmente.
Poi sono stato informato che un luogo di culto è già disponibile ma, causa scarsità di locali in ateneo, è in uso congiunto con il culto del Dio Dioniso o Bacco, non so voi con che nome lo conoscete, religione per cui Torino è famosa come per l’ottima cioccolata e le automobili di merda.
Siccome “la religione ha molte forme ma Dio è uno solo”, si potrebbe far coincidere i tre momenti richiesti dalla ragazza (mattino, pomeriggio e sera) con le funzioni già programmate.

Nel Baccanale Mattutino che, come per la colazione, è il rito più importante della giornata, potrebbe fungere da chierichetto, mansione che non prevede la partecipazione al rito vero e proprio ma è sufficiente che lo succhi per cinque minuti a testa a tutti i celebranti, affinchè siano belli pronti e ringalluzziti per la funzione, mentre il Gran Sacerdote, anche a causa dell’età, potrebbe richiedere un impegno un momentino maggiore. Niente di troppo complicato: all’Alto Prelato si rizza in un attimo se, mentre glielo succhia, la ragazza viene penetrata da una Sacerdotessa albina munita del Sacro Fallo Vibrante.

Il Rito Orgiastico delle 13 richiede un impegno minimo, tale da consentirle di pregare per conto suo in tutta tranquillità, basta che mantenga la vostra posizione di preghiera “testa a terra / culo in alto” finchè tutti i partecipanti si sono fatti un giro. Questa funzione, nota anche come “Messa In Quel Posto”, è una vera mano santa per la regolarità intestinale, effetto non secondario per chi, come la ragazza, si ritrova a fare i conti col cambiamento d’aria e di alimentazione.

Il Baccanale Vespertino ripete pari pari il rito mattutino ma, trattandosi di momento di penitenza per gli Officianti, la ragazza dovrà operare con la bocca piena di Fisherman’s Friend Extra Strong.
Ah, il Sacro Fallo Vibrante è sostituito dal Sacro Bi-Fallo, cosa che può provocare lacrimazione -ma non secchezza delle fauci, fidati, ci pensano i Sacerdoti…- anche se l’ipotesi più accreditata relativamente alla lacrimazione chiama in causa il forte aroma delle Fisherman’s.

E così, carissimo Kakà, la ragazza l’abbiamo accontentata.

A fronte di tanto impegno da parte nostra, ti chiederei un favore simile.
Il dottore mi ha prescritto un corso di Rotazione Derviscia, culto tradizionale e religioso  per cui la tua bella città è famosa nel mondo e che rappresenta un vero toccasana per la mia cervicale.
La posizione a testa reclinata sulla spalla costituisce un ottimo esercizio per C5 e C6, le vertebre interessate, mentre la rotazione antioraria annulla il giramento di testa in senso opposto dovuto alla labirintite, originata dallo stesso problema.

Ecco, stante il sacrosanto diritto di culto invocato dalla tua cara concittadina, mi domandavo se la signorina avesse delle sorelle o delle amiche con cui concelebrare i miei Riti Dionisiaci a cui proprio non posso rinunciare, anche quando sono lontano da casa.
Ah, naturalmente servirà un locale consono e, per non essere di peso, potrei condividere quello in uso alla Chiesa delle Ninfomani del Settimo Rapporto Quotidiano, con cui noi Dionisiaci siamo pressochè correligionari.

Solo un’ultima cosa: il fisioterapista che mi accompagna pratica una religione animistica sudamericana, la Churraschera, che prevede di sacrificare agli Dei, su un braciere, fiorentine, salamini di Mandrogne e un pezzetto di diaframma alla fine, giusto per gradire.
Quindi, per cortesia, fammi trovare l’altare sacrificale adatto -sono molto belli i combinati gas/carbonella della Weber- e, siccome è un rito che asciuga, anche un frigo bello grande e l’indirizzo dell’importatore della Beck’s.

Garantendo la massima attenzione nei confronti della tua concittadina, ti ringrazio in anticipo e ti saluto cordialmente.
Sinceramente tuo

Dottordivago

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Nota dell’autore: in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

Lega all’opposizione.

 

«Colpo di stato morbido:

 

ecco le Banche al Governo»  

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Prima, nel nostro interesse, i Paladini del Nord davano i nostri soldi alle banche.
Ora, nel nostro interesse, si incazzano se le banche se li pigliano direttamente.

Tranquilli, “paladini”, per noi è meglio così: “dal produttore al consumatore” si salta un passaggio…

Dottordivago

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