Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2012

 

Non è che questa vacanza greca, con cui ve lo sto facendo a fette da venti giorni, sia stata l’unica della mia vita e perciò non riesco a smettere di parlarne; il fatto è che trovo abbastanza ripugnante quanto sta succedendo in giro e cerco di rimandare il momento -ineluttabile, lo so- in cui mi toccherà farci i conti, con ‘sta quotidianità di merda.

E allora torniamo ad Elafonissos, dove le onde dello Ionio si mischiano con quelle dell’Egeo.
Abbiamo visto il perchè di “tarri” e “gnocca”.
Ma… Napalm?…

Napalm di nome fa Spiros ed è il proprietario di Ourania, unico ristorante, tra una cinquantina in tutta l’isola, che resti aperto tutto l’anno.
Ho cenato lì la sera del mio arrivo e quella prima della partenza, oltre a tutte quelle che ci stavano in mezzo.
Eh sì, non ho sbagliato una sera.
Ci siamo arrivati su consiglio del magico Kosta e, dopo il primo positivo approccio, abbiamo deciso di provare tutto quanto il menu; dopo la prima settimana, quando avevo assaggiato tutto più qualche fuori-lista, stavamo pensando di provare un altro locale, così, tanto per cambiare, ma i genitori di Denis, che ne avevano già girati altri, dopo il nostro invito da Ourania ci hanno confermato che il menu era lo stesso di tutti i ristoranti dell’isola, solo che lì era tutto buono, così abbiamo continuato fino alla fine.
In realtà era quasi tutto buono: l’incognita era Napalm.

4316415

Andiamo per ordine: il ristorante è quello con i tavoli azzurri, dopo le palme.
Questo è il sonnacchioso assetto diurno, mentre a cominciare dall’imbrunire, la situazione evolve in questa direzione:

39812769

Qui siamo all’inizio dell’allestimento che permette di ricavare due file di tavoli per i quindici metri corrispondenti al locale, sul marciapiede/banchina del porto, assetto che vede la fila interna perfettamente a filo strada, quella esterna a piombo sull’acqua.
In quel posto, se dicono “in riva al mare”, non scherzano, potete fidarvi: se vi cade una forchetta, non  provoca un fastidioso “sdlen-ghete-sdlen” ma un tranquillizzante “plunf”.
”Tranquillizzante” perchè non devi faticare per raccoglierla, ci pensa il cameriere, probabilmente in autunno, con la maschera e le pinne.

I componenti del team: mammà con un paio di sciure baffute in cucina, i figli Jorgo e Petros ai tavoli, coadiuvati dalla sorellina e dal cuginetto, entrambi adolescenti.
Alla griglia c’è lui, il padre: Spiros, in arte Napalm.
Probabilmente prima lavorava in un inceneritore.
O forse l’occhio per i tempi di cottura se l’è fatto cremando cadaveri per conto della mafia, resta il fatto che tutto ciò che finisce sulla sua griglia deve rimanerci almeno finchè il RIS di Parma non riesca più a capire se originariamente si trattava di carne o pesce.
Napalm è l’antitesi della cucina, un uomo che in un ristorante c’entra come un cane in chiesa, anzi, molto meno.
Per fortuna tutto ciò che non passa dalla griglia è straordinariamente buono, anche se un po’ limitato nella fantasia e nell’orgoglio nazionale.
Chissà perchè i Greci, che hanno una gustosa cucina tradizionale basata su preparazioni in umido sia di verdura che di carni ovine, ai turisti propongono, con pochissime eccezioni, due cotture, fritto o grigliato, dimenticandosi tutto il resto.
Il che, da Ourania, equivale a scartare metà menù, per non finire nelle grinfie di Napalm. Per fortuna sono persone di una gentilezza rara e bastava “chiedere oggi per ottenere domani”, tipo stracotti o ossibuchi di capra veramente da ricordare.

Purtroppo mi ci è voluto qualche giorno, per inquadrare il malamente.
Già la prima sera Napalm ha segnato un punto: il tentacolo di polpo alla griglia, solitamente una delizia, era a malapena commestibile, grazie alla terapia del dott. Napalm, che prevede la lungodegenza degli alimenti sul fuoco.
Penso ad un incidente di percorso ma la seconda sera riesce a disidratare una grigliata di splendidi gamberoni, per fortuna protetti dal carapace, quindi non carbonizzati. Li mangio comunque ma faccio due chiacchiere con Petros, che se solo ha il sospetto che non sei soddisfatto, ti cambia il cibo, il tavolino e pure il ristorante: «Tranquillo, li ho mangiati, però, in futuro…»
La sera successiva, dopo le delizie della cucina di mammà, chiedo una bella bistecca, “non al sangue, viva”, come dico sempre.
Mi arriva una cosa cotta come il bue grasso di Carrù, solo molto più bruciata all’esterno.
«Petros, abbiamo un problema…», così assistiamo da lontano alla pantomima del figlio che, col mio tizzone nel piatto, cazzia il padre, gesticolando come chi dice “te l’avevo detto, porca troia!”, mentre dai gesti di Napalm si intuisce una specie di “non potevo mica mandargliela cruda, vaffanculo a te e a quell’altro!”.

Petros torna e mi domanda se ne voglio un’altra: «Certo che sì, amico mio, ma un minuto per lato, non di più». E ribadisco il concetto quando è a metà strada tra me e Napalm: «Petros, un minuto, non di più», che non so in Grecia come sia definita la situazione ma da noi è il classico “Parlare a nuora perchè suocera intenda”.
Quando mi arriva la bistecca, sento addosso lo sguardo di Napalm da una quindicina di metri, un misto di preoccupazione e di sfida, tipo “e mò voglio vedere come ti mangi ‘sta merda cruda…”.
La taglio ed è perfetta, alzo il pollice e poi gli faccio cenno “sei il numero 1”, a cui segue un’espressione mista tra sollievo e incredulità.

La sera dopo mi informo sul pescato e Petro mi accompagna in cucina; arriva Napalm e mi mostra due casse di ghiaccio tritato su cui sono appoggiati saraghi, dentici e altre delizie freschissime, tra cui scelgo due meravigliosi pagelli.
Sempre per la serie “I know my chickens (conosco i miei polli)”, li richiedo a metà cottura, “half done, half raw”, chiaro, Napalm?
Dall’espressione deve credermi una specie di grizzly per cui, sia che si tratti di un cervo o di un salmone, il cibo deve essere non solo crudo ma moribondo.
Il risultato è pressochè perfetto: il pesce per lui semicrudo è in realtà cotto a puntino, anzi, ad essere proprio rompicoglioni, se fosse rimasto un minuto in meno sulla griglia, sarebbe stato indimenticabile.

Purtroppo, dopo qualche giorno ho abbassato la guardia e la seconda bistecca della vacanza ha avuto l’iter precedente: richiesta “viva”, arrivata cotta come un piatto dell’Artusi, rimbalzata con tanto di pantomima padre-figlio, tornata giusta.
Ma che fatica!…

Insomma, perchè ci sono andato tutte le sere della vacanza?
Perchè se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, immaginate che cuoca deve essere la moglie di Napalm per riuscire a compensare i danni del marito…
Non ho avuto il coraggio di dirlo ai due figli ma Napalm sarebbe da cacciare, magari con estrema delicatezza ma da mettere in condizioni di non nuocere.
Ma come si fa?
Con un coraggio non indifferente, viste le capacità, il ristorante l’ha aperto lui parecchi anni fa e per i figli è impensabile esautorarlo.
Come se il PDL lasciasse a casa il Berlusca o se nella partita ai giardinetti non trovasse posto il padrone del pallone.

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »

Solo una cosa sul post precedente.
Commenta Marco G:

aa

Ho risposto:

Per inventare certi personaggi, o sei un genio come Matt Groening, quello dei Simpson, o sei piazzato come loro.
Pensa che per ricostruire le tre situazioni mi sono fatto aiutare da mia moglie e ancora ci sembrava impossibile.

Poi mi è sorto un dubbio e ho aggiunto:

Salvo che quella non stia scrivendo sul suo blog “Come ho quasi fatto impazzire uno, in vacanza”…

Ci pensate? Se anzichè stordita fosse stata diabolica? Tre o quattro persone così in giro per il mondo e i manicomi traboccherebbero di gente come me.
Va be’, resto col mio dubbio e vado avanti.

Tarri.
Ve l’ho detto, per me viaggiare -anche a breve raggio, come per questa vacanza-significa conoscere gente, in primis, poi vedere la natura del luogo, poi città, musei e tutto il resto.
I Greci, che sono dei tarri al quadrato, mi sono sempre piaciuti, se vanno a piedi.
In macchina cambia tutto, li odio.
Negli anni 80, quando io, giovane gaudente giramondo, facevo impazzire le scandinave con tutte le firme del Made in Italy e facevo morire d’invidia gli amici greci con una tarrissima Uno Turbo, loro mi ricordavano gli Italiani dell’immediato dopoguerra, dall’abbigliamento alla forma fisica, dal livello di vita  al livello di motorizzazione.
Gli amici greci erano tutti appiedati, quindi adorabili.

Oggi sono pressochè indistinguibili da noi: panzoni, cellulare-dipendenti, caciaroni, forse con un tocco, una nuance di Grande Fratello in più a livello di abbigliamento; diciamo che sono identici ai nostri meridionali, che indulgono maggiormente a magliette super attillate, occhiali da sole in stile Sandra Mondaini o sneaker dorate.
Se invece si parla di circolazione stradale, sono a livello africano o calabrese al cubo: per loro la macchina è come la merda per i cani, la mollano esattamente dove si trovano. Anzi, no, i cani annusano e valutano un momento dove liberarsi.

Vi dico un classico? In un vicolo in cui ci passa la macchina e a malapena una persona, quello davanti a te inchioda davanti ad un negozio, ti dice qualcosa tipo “Auana gana scaramacai”, entra nel negozio e dopo un paio di minuti (va’ che son lunghi, eh?) esce con le sigarette o il pane, non ti caga quanto sei lungo e riparte.
Naturalmente, dieci metri più in là c’è uno slargo per parcheggiare con comodo, così la bile che stavi riassorbendo ti schizza dalle orecchie.
A quel punto uno deve scegliere se diventare matto o diventare come loro.

E comunque, un po’ di autentico spirito terrone ha i suoi pregi: ho conosciuto il noleggiatore di auto più rilassato del mondo, uno che sul lavoro si comporta come me, senza tante balle, come quando dico ai clienti particolarmente preoccupati di mettere per iscritto ogni virgola:

Vi insegno un trucco. State attenti che è un po’ complicato ma funziona sempre.
Siamo d’accordo sulla cifra?
Bene: se ve ne chiedo di più, non me li date.
Capito il trucco?

Quando ho realizzato che la Focus con cui è venuto a recuperarci  all’aeroporto, e che aveva bisogno di un’equilibratura “like a flower needs the rain”, sarebbe diventata la mia auto della vacanza, gli ho fatto notare che non aveva un centimetro quadrato sano. Lui mi ha risposto che:

  • primo, era l’unica rimasta, cosa a cui non avrei mai creduto se non mi avesse convinto col seguito;
  • secondo, con tutti quei bolli e graffi, se l’avessi riportata con uno in più, chi mai se ne sarebbe accorto? Quanto avrei guidato più rilassato? Ero in vacanza, no?

Giù il cappello, gente, onore al genio.

Gnocca.
Ecco, pensandoci bene, non sarebbe male diventare come loro, soprattutto per le donne: la Grecia, una volta popolata da donne chiatte o secche, glabre o baffute, ma sempre e comunque brutte come la fame,
oggi è uno sterminato giacimento di figa.
E questo vale per la mia isoletta come per Atene.

Certo, quelle della mia età, brutte in gioventù, ancora brutte sono, ma almeno  sono tutte bionde, come le palestinesi con due soldi in tasca.
Calando di una generazione, tipo le trentenni, il gnoccometro si impenna.
Per quelle di vent’anni, poi, un campione di dieci esemplari è così composto:

  • due superpatate,
  • cinque buone come la torta,
  • due normali tendenti al carino
  • una bruttarella.
  • Per trovare un mago bisogna allargare parecchio il campione.

Le sedici-diciottenni… meglio lasciar perdere… Sarei andato in giro come un grosso Pac Man e le avrei mangiate tutte, una dopo l’altra.

pacman

Continua.

Dottordivago

Read Full Post »

Insomma, in questa vacanza, niente super-amico. Ma qualche incontro rimarchevole sì, nonchè un mezzo amichetto: Denis, tredici anni, aspirante pescatore.

Su 1500 m di spiaggia c’erano tre file di ombrelloni ad un’estremità e altrettante dall’altra, in mezzo un km di splendido nulla.
Per noi sarebbe stato più comodo andare agli ombrelloni sul lato destro ma era la “zona attrezzata” del Buddha’s Beach Bar, l’unico posto da caga-amaretti dell’isola, un patetico scimmiottamento da People from Ibiza, l’antitesi di un luogo come Elafonissos.
Oddio, anche se era l’area più affollata dell’isola, a mezzogiorno potevi vedere sì e no trenta persone in acqua, un numero di bagnanti da stabilimento ligure alle sette del mattino.
Ma a squalificare il posto c’era il fatto che i due o tre super-SUV circolanti nell’isola erano regolarmente parcheggiati lì, nonchè la musica a palla in spiaggia, roba che può incattivire fino all’idrofobia anche il più mansueto degli uomini.
Ma non è quello, il punto.
L’insostenibilità di un posto del genere è che, escludendo le superfunny e supergaye Santorini, Mikonos e poche altre, una spiaggia greca che imita Ibiza mi fa ridere quanto un western di Bollywood ed è credibile quanto l’american boy Nando Moriconi.

Insomma, dopo un giorno lì,  giovane Denis è arrivato on the right side of the beach con i suoi genitori, una piacevole coppia di Milano, e si sono piazzati all’ombrellone di fianco al nostro. Tanto per inquadrarli positivamente, chiacchierando ci hanno detto peste e corna della Buddha’s beach, dove sono stati il giorno prima, e ce la confermano come un’enclave di spocchia e falsa fighezza in un’isola altrimenti rilassatissima.
Mi sembra da subito che i genitori abbiano fatto un buon lavoro, con Denis: sveglio ma educato, simpatico ma mai sopra le righe. Quando poi ha tirato fuori una cannetta da pesca di quelle da 5 euro, mi si è intenerito ‘l core: «Uehi… ma qui c’è un pescatore…»
«Sì, si figuri… Mi sono fatto comperare la canna da due settimane ma non ho ancora preso un pesce…»
«Vediamo cosa si può fare…»
Il giorno dopo sono arrivato con metà di quei trenta kg di attrezzatura da pesca che mi trascino regolarmente dietro e ho iniziato a inquadrargli i fondamentali, poi l’uscita in coppia. Faccio io il primo lancio con la sua cannetta, giusto per spiegargli da che parte è l’acqua, e… vai col primo cefaletto lungo una spanna.
Gli sono venuti due occhi pallati che ho temuto gli cadessero sulla scogliera…
Poi è toccato a lui ed è stata l’apoteosi. Normalmente i pescetti tornano in acqua immediatamente ma per il suo battesimo ho fatto un’eccezione: dovevate vederlo quando siamo tornati dai genitori con sette o otto pesci vivi in una borsa di plastica piena d’acqua… Li ha appoggiati sul bagnasciuga e, dopo un breve servizio fotografico, li ha liberati.
Per quanto mi riguarda, continuo a preferire la frattura di un femore alla nascita di un figlio, però devo riconoscere che è stato un bel momento anche per me.

Siamo andati anche un paio di sere a cena insieme e sono riuscito persino a non caricare come una sveglia la mamma, donna assolutamente piacevole e concreta ma, allo stesso tempo, convinta seguace di tutte le teorie parapsicologiche conosciute, nonchè assertrice di tutte le medicine tradizionali e alternative.
Uh Signùr…
Appena ne ho avuto la sensazione, ho guardato Bimbi, che mi ha fatto gli occhi come il gatto di Shrek, implorandomi di risparmiare alla tavolata tutte le filippiche che leggete normalmente su queste pagine: è stata dura ma il fatto di poter parlare di pesca con qualcuno che pendeva dalle mie labbra mi ha aiutato a mordere nel limone e dire che è dolce…
Comunque, bel voto a tutta la famiglia.

Ma l’incontro più spettacolare è stato quello con un’altra coppia di Milano.
Anch’essi ospiti a casa di Kosta, sono arrivati pochi giorni dopo di noi: sulle 40 tacche lei e poco di più lui, anche se lei sembrava sua figlia.
Il tipo lo liquidiamo in un attimo: un imbecille.
O meglio, è “un uomo chiamato cavallo”, probabilmente imparentato con Varenne, infatti era lunatico come un cavallo da corsa. Avete presente quelli che alla mattina sembrano tuo fratello e nel pomeriggio stentano a salutarti? Incontenibile in alcuni momenti e sfuggente in altri, tipo incontrarsi in paese dopo cena, con lei che si fermava per due chiacchiere e lui che proseguiva senza un accenno di saluto, inarrestabile.  Come gli squali, che se smettono di nuotare muoiono soffocati.
Poi, magari, la mattina dopo ti ubriacava di parole.
O non alzava la testa dalla colazione.

Lei no, tutta un’altra pasta: carina e simpatica, dalla conversazione piacevole. Infatti per un paio di giorni la domanda che ci ponevamo Bimbi ed io è stata: «Ma come fa una tipa così a posto a stare con un babbeo del genere? Ha pure la faccia da pirla e di montagne soldi non se ne parla, visto che sono venuti dall’Italia con una Yaris e non sono andati una sera al ristorante…»

Poi una mezza spiegazione ce la siamo data: senza ombra di dubbio, lei è la sorella di Andrea, L’uomo che non capiva le iperboli.
Però con un superpotere diverso: lei non capiva le battute.
Mai, non una, neppure per sbaglio, una cosa incredibile se non la vedi, se non la vivi.

Ci trovavamo tutte le mattine a colazione e il primo giorno gli (allo scemo) ho indicato una specie di scorciatoia per la spiaggia, più che altro un sentiero grazie a cui si arrivava in riva al mare senza macchine e moto che ti passavano a una spanna.
La mattina dopo lei fa: «Grazie per la dritta, quella strada è molto meglio dell’altra…»
«Peccato che poi si arriva su quella spiaggia di merda… con quell’acqua schifosa…»
Attimo d’imbarazzo: «Ma… no… a me sembra un bel posto… cioè…»
Era un posto ASSURDO, tanto era bello, e l’acqua sembrava cristallo liquido: definire quel posto come ho fatto io è, appunto, il paradosso che dovrebbe far scattare un barlume di effetto comico.

Niente.
NIENTE! Non capiva, la vedevi palesemente in difficoltà, in imbarazzo. Okay, quella battuta (che poi una battuta non era) non finirà in un’Antologia del Buonumore ma è l’equivalente delle chiacchiere sul tempo, in ascensore, sono cazzate per scambiare due parole.
Niente.
Va beh, se non va non va…

Una mattina, a colazione: «Be’… noi, col cane, non possiamo andare nella parte attrezzata (falso: la ragazza che girava per i lettini a battere cassa aveva sempre il suo cane attaccato…). Voi andate al Buddha o dall’altra parte?»
«Eh no, eh… Io al Buddha? Guarda che mi offendo…»
Imbarazzo! «…Cioè… no… non volevo… io…»
È costernata.
Oh Signùr, ci risiamo… La mia faccia diventa di gomma, ripeto la frase tra strizzatine d’occhio e espressioni “aumma aumma”, come Totò quando ordinava “birra e salsicce”…
Niente.
È sempre più preoccupata, probabilmente pensa che oltre ad essermi offeso mi stia anche agitando e perdendo il controllo della mimica facciale…
Ero semplicemente penoso, mi mancava un cartello “risate”, come quello che i capoclaque, negli studi televisivi, alternano ad “applausi”.
Bimbi mi è testimone, ho dovuto dire una cosa che detesto, una sorta di pietra tombale che faccio calare sulla persona a cui la dico: «È una battuta, sto scherzando…»
Ed ora che mi hai costretto a dirla… cartellino rosso, via, fuori dal campo, a vita: tranne il saluto, non ti rivolgo più la parola.

Purtroppo sono un noto smemorato e ci ricasco.
Una sera, durante la classica passeggiata post-ristorante, li incrociamo: lo scemo, in fase down, tira dritto col cane, e lei, la donna col senso dell’umorismo dell’abate de “Il Nome della rosa”, quello disposto ad uccidere e morire pur di non sdoganare il riso -quello che si usa per ridere, non quello per il risotto- lei si ferma, solare e cordiale come sempre.
È per quello, che mi distraggo, è quello, che mi frega.
Cercando di giustificare lo scemo, ci dice che da quando sono usciti il cane non ha fatto niente e lui lo sta portando a sporcare.

Qualcuno ha chiamato Roger Rabbit, il cartone animato disposto a rischiare la vita pur di assolvere al proprio compito istituzionale che è “dire una minchiata”?
Eccomi.
«Posso capirlo, povera bestia, in quest’isola è un’impresa trovare un albero, rischia di morire di cistite come i cani dei nomadi delle steppe…»
E BALLE NON CE NE SONO: QUESTA ERA BELLA.

Un velo le scende sugli occhi e scuote leggermente la testa con aria interrogativa.
CAZZO! CAZZO! CAZZO! Mi ero dimenticato dell’handicap…
«Cioè… nel senso che non trova un albero… alzare la gamba… pisciare… tieni e tieni… viene la cistite…?…»

Le si illumina il viso. HA CAPITO!
«Nooo… È una femmina, non alza la gamba… può farla senza albero…»

AAAARRRRRGGGGGGGHHH!!!

Bimbi mi è testimone, giuro, ha detto così.
Non le ho contate ma, da quella sera, le avrò detto una decina di parole: tutti “ciao”.

Dottordivago

Read Full Post »

Sottotitolo: Due belinate sulla Grecia 3

555520_3885310128513_604405985_n
Non c’era un gran casino, eh? Comunque, cercando bene, qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere si trovava.

Peccato che la barriera linguistica abbia fortemente condizionato il dialogo con il mio mancato super-amico Kosta, il mio padrone di casa, uomo dalla gradevolezza a prova di prolungata convivenza in un modulo lunare ma pressochè impermeabile alla lingua inglese, cosa peraltro strana, visto che è una persona di buona cultura e di animo raffinato.
Ex libraio di Patrasso, ha scoperto Elafonissos vent’anni fa e se n’è ovviamente innamorato, al punto di trasformare il valore della libreria nella residenza che mi ha ospitato per due settimane e di trasferirsi lì in pianta stabile da ormai cinque anni. 
Poteva essere il mio classico “amichetto da vacanza”, come dice sempre Bimbi.

Il fatto è che una volta trovavo una specie di anima gemella ad ogni viaggio, con cui si creava immediatamente un forte legame, roba da groppo in gola al momento dei saluti, mentre ultimamente mi succede un po’ meno ma per un fatto logistico: non voglio lasciare sola Bimbi.
Una volta era molto più facile organizzare con qualche coppia di amici, quindi io potevo affidare loro Bimbi a cuor leggero e volare di fiore in fiore in cerca dell’anima gemella della vacanza.
Sì, lo so, non è educato nei confronti degli amici ma per me il vero significato di un viaggio è parlare con gente diversa dalla solita, conoscere il loro mondo, magari mangiare e bere con loro, come loro.
Purtroppo oggi sembra impossibile comporre tutte le variabili: o non va bene il periodo o non c’è accordo sulla destinazione o la sistemazione non è quella ideale; resta il fatto che nessuno fa un mezzo passo verso un punto di accordo.
Nessuno tranne me, tengo a precisare, e faccio un esempio.
Nel 2005 siamo finiti in Salento con due coppie di amici, in una casa stupenda.
Non mi sono spiegato bene: ho detto “stupenda”.
Una casa che se mai fosse mia, ci farei un giro di filo spinato intorno e manco il postino, lascerei entrare.
Tanto per capirci, questa era la loggia a picco sul mare, da destra a sinistra:
IMG_0215IMG_0216
IMG_0217 IMG_0218
Questa è la terrazza privata con scalinata per accesso al mare
IMG_0214
e questa è la vista dalle due camere da letto che, dal piano superiore, si affacciano sulla loggia
IMG_0228
Ops!
Ho detto “due”?
Purtroppo sì, due camere matrimoniali, ampie, ariose e con una vista così, più un loculo di due metri per due, con due letti a castello che si intravedono sulla destra
IMG_0183
Panorama ok, almeno quello, però lo sgabuzzino era proprio una schifezza.
L’affare stava andando a monte, nessuno (degli altri) avrebbe accettato dei turni, tipo “quindici giorni, tre coppie, uguale cinque giorni a coppia” nello stanzino delle scope”.
Ho parlato con Bimbi -che non me lo perdonerà mai- e ci siamo offerti quali occupanti del loculo, offerta accettata al volo dagli amici con cui, tengo a precisare, abbiamo diviso la spesa in parti uguali.
E non erano noccioline, credetemi.
Quindi, se qualcuno grida “egoista”, io non sono uno di quelli che si gira con l’aria di domandare “dice a me?…”
Morale, da qualche anno le vacanze ce le facciamo io e Bimbi, e bene che stiamo, anche se questo mi limita un po’ nei rapporti umani.
Continua.

Dottordivago

Read Full Post »

Giusto un pensierino di giornata, che ho il lavoro che spinge.
Riprendiamo la marcia d’avvicinamento a quel gran bel posticino in cui ho trascorso due splendide settimane.
Dunque, in un’isoletta come Elafonisos, bel posto come mille altri bei posti in Grecia ma con un di più costituito da Simos beach, la spiaggia che vi ho mostrato l’altro giorno, diventa imperativo “abitarci”, su quella spiaggia, costi quel che costi.
A proposito di Simos…
Un giorno il vento era veramente forte, così abbiamo provato a cambiare versante dell’isola, trovando una spiaggia che da un’altra parte sarebbe bella, ma se paragonata a Simos sembra quelle spiagge del mare del Nord grazie a cui i tedeschi impazziscono per la Riviera Romagnola e quel passato di verdure che chiamano “mare”.
Effettivamente c’è un pelino meno vento e dividiamo i trenta lettini, in un ettaro di spiaggia, con quattro coppie di camperisti milanesi con prole, arrivati la sera prima.
Dopo un po’, uno di loro che ha noleggiato un motorino per fare il giro dell’isola, arriva spedito: «Volete sapere una cosa? ‘Sta spiaggia fa cagare! Dall’altra parte ci sono le Maldive, ci sono!…»
Viene tempestato di domande, al che mi sento in dovere di dare qualche informazione, anche se devo trattenermi dal ridergli in faccia: avete presente il pilota che atterra sull’isola di “Mediterraneo” e trova Abatantuono e compari all’oscuro degli avvenimenti bellici degli ultimi tre o quattro anni?
Ecco, la situazione è la stessa.
In un posto dove, da tutto il mondo, i turisti vanno per vedere Simos Beach, questi manco sapevano che esiste, esattamente come andare in vacanza a Riace e scoprire che lì ci sono pure i Bronzi, o come quei romani alle Eolie, sulla barchetta che ti porta a fare il giro delle isole, che si stupivano per il fatto che «Ahò, a Vurcano ce sta ‘r vurcano!…»
Va be’, andiamo avanti, tornando indietro…Uhm… vicino alla spiaggia dei miei sogni si vedono solo un paio di campeggi e tutte le offerte di studio e appartamenti riguardano il paese o altre zone dell’isola.
Poi…
Io lo dico sempre: hanno dato Nobel a cani e porci e manco una pacca sulle spalle al creatore della Beck’s e all’inventore di Google Earth, due pilastri della mia esistenza. Va’ che il mondo è strano, eh?…
Battendo metro per metro la fascia di terreno alle spalle della spiaggia in questione, qualche casa si vede ma senza alcun riferimento commerciale o link, finchè…

domatia1In corrispondenza del marcatore che ho inserito (sarà da un anno che ho scoperto come si fa…) si vede una costruzione e, ingrandendo, compare un “coso” su cui cliccare.
Signorina, scriva: «Ricordarsi di domandare a quelli che la sanno lunga come si chiamano quegli affari che rivelano un link puntandoli col cursore».
domatia2Insomma, quel quadratino lì, tanto per capirci.
E io clicco.
domatia3Be’… non sarà la classica casa di pescatori con gatto dormiente e vecchia ricamatrice d’ordinanza seduta fuori dall’uscio ma… come si dice a Settemmezzo, io “sto”, per me va bene.
Domatia me Thea tu mi provochi?
E io mi ti affitto, se possibile…

Un unico sospetto: perchè il sito non mostra la vista dalla casa?
È in posizione rialzata, non dovrebbe essere male…
Infatti la vista dal balcone del mio appartamento era spettacolare e appena mi ricordo di scaricare le foto dalla macchina…
Così mi sono marzullanamente dato la risposta, solo dopo aver conosciuto il proprietario, Kosta, una delle migliori persone che il destino ha messo sulla mia strada, nella mia vita: l’assenza di foto vista mare sarà semplicemente una dimenticanza o una forma di understatement.
Kosta è un artista inconsapevole, un’anima bella, l’uomo che ha creato una sua particolare forma di arredamento Zen, che io definirei “essenzialità ridondante”.
Ma ne parleremo più avanti, era solo per dimostrarvi che padroneggio l’ossimoro quanto il mio pisello per scrivere con la pipì sulla neve.
Le “convergenze parallele”, a me, mi fanno una pippa.
Continua.

Dottordivago

Read Full Post »

RisPost 12

Dicesi “RisPost” una cosa che è partita come risposta ad un commento ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post, da cui l’elegante calembour.

Il post dei post, cioè “Perchè il panda deve morire”, continua a fornire spunti.
È la volta di Rey Zulu (bel nick, mi piace…) che, dopo essere partito male -“molto intelligente” a chi, eh?…- si riprende e va a toccare alcuni punti che a mio parere possono stimolare la discussione.

Sono sinceramente colpito dal post. E’ molto intelligente, soprattutto perchè stimola una riflessione, scatena reazioni di un qualsiasi tipo.
Credo che il fatto che abbiamo basato tutta la nostra tecnologia su fonti inquinanti e esauribili sia stato un errore grossolano, purtroppo commesso in tempi non sospetti (o almeno non troppo). Per me i veri problemi dell’essere umano sono la pigrizia e l’avidità. Quest’ultima ci porta a prendere decisioni solo in nome del quattrino, quindi in poche parole si fanno le cose solo se c’è convenienza e un ritorno concreto. Il bene del pianeta, degli altri esseri umani o della fauna mondiale non rende, e quindi semplicemente ce ne fottiamo allegramente. Poi nell’era del protagonismo, del “dì la tua, ci interessa!” ogni coglione, compreso il sottoscritto, può dire la sua cazzata, perchè è semplice e non impegna. Quando in realtà siamo il più lontano possibile dal partecipare alle decisioni davvero più importanti. Nemmeno votare conta più un cazzo. O forse non è mai contato un cazzo?

Agli altri lettori lascio le riflessioni su cupidigia e politica, io mi riservo la difesa d’ufficio dei nostri trisnonni.
Come diceva in un’intervista non ricordo quale allenatore di calcio, “sono completamente d’accordo a metà” con le tue affermazioni e quella su cui sono meno d’accordo è che sia stato un errore sfruttare le fonti non rinnovabili.
L’uomo ha sempre basato la sua tecnologia sulle risorse disponibili di più facile approvvigionamento e dal costo più basso, come è logico che sia, a partire dalla forza degli animale domestici e passando all’acqua e al vento, seppur in modo rudimentale. Poi la forza del vapore ha permesso la rivoluzione industriale, dopo di che gli idrocarburi e l’atomo hanno permesso tutto il resto.

Ma l’Età della Pietra non è finita perchè erano finite le pietre.
È terminata quando qualcuno ha scoperto come ricavare il bronzo.
Poi è finito il bronzo? No, hanno scoperto come ricavare il ferro.
E si è smesso con i mulini ad acqua o a vento quando il vapore ha permesso di far partire una qualsiasi macchina indipendentemente dalle condizioni meteo, visto che, fin dalla notte dei tempi, l’uomo ha sempre saputo che

‘u temp e ‘l cü el fa ‘me che ‘l vô lü (il tempo e il culo fanno ciò che vogliono, ndt)

Il petrolio ha reso possibile far funzionare tutto in un lampo, senza dover accendere un fuoco e aspettare l’andata in pressione della caldaia e ancora oggi è difficilmente sostituibile –ci vogliono 30 Kg di batterie per immagazzinare l’energia di 30 gr di benzina- se non addirittura insostituibile, tipo per far volare un aereo.
Sostenere il contrario significa vivere nel mondo dei sogni.

Da anni sento parlare di mirabolanti scoperte tenute in un cassetto, di auto ad aria compressa e di formule tipo pietra filosofale che le “Sette Sorelle” negano al mondo.
Non ci credo. Io credo che se avessero un asso del genere nella manica, lo tirerebbero fuori e ne avrebbero il controllo totale, con in più la soddisfazione di non dipendere dagli Arabi.
Sento parlare di idrogeno: è sicuramente inesauribile ma chi ne invoca l’impiego ignora che, oltre a viaggiare seduto su una bombola caricata a 700 bar (il “pericoloso” GPL arriva a 6 bar e il metano a 220), il fatto è che, oggi, produrre idrogeno sufficiente a generare un kilowatt, richiede due kilowatt di energia, o qualcosa di simile.

Certo, oggi dobbiamo darci una mossa, tassativamente.
Il sole e suo figlio, il vento, sono risorse inesauribili ma difficilmente stoccabili per la notte, quando spariscono. Dovremmo cercare di sfruttarli al massimo almeno di giorno e continuare coi vecchi sistemi per le ore notturne. Se poi scopriremo come trasportare l’energia in modo conveniente, con tre megacentrali in Asia, Africa e America ne avremo sempre almeno una al sole, cioè produttiva. 

Ma se tutto questo ci sembra fantascienza oggi, ci pensi cosa avrebbe dovuto avere nel cervello, cent’anni fa, uno che si fosse rifiutato di usare una risorsa apparentemente inesauribile e perfetta quale era il petrolio?
Tu ti rifiuteresti di ingiaccare una gnocca spettacolare e sempre disponibile solo perchè, forse, fra cinquant’anni sarà una vecchia cicciona rompicoglioni?

Torna a trovarmi, Rey Zulu.

Dottordivago

 

 

Read Full Post »

Nel post precedente ho mostrato come, dall’intenzione di andare a Creta, sono finito ad Elafònisos.
Commento di Sonica:

Sonica

Quando il dito indica la Luna, lo sciocco guarda il dito, infatti io non riuscivo proprio a collegare il filo ad Elafonisos: l’unico “fuochino” l’ho avuto pensando a “filo” come diminutivo di Elafonisos o sul significato greco (amore, amicizia, a favore) di “filo”.
Poi il dito si è mosso insistentemente in direzione della Luna, come per dirmi “guarda là, cretino…”, così ho valutato la possibilità che si riferisse alla scivente o a Creta.

Eureka!
Sonica, tesoro, il perchè di “la mia isola” ancora mi sfugge ma ora capisco che “filo” è riferito a te, anche se non ricordo se di cognome fai Di Lana, Spinato o A Piombo.

Mi sento sempre molto intelligente, quando risolvo un enigma.
Ciao Arianna.

Dottordivago

Read Full Post »

Older Posts »