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Archive for marzo 2011

E se Dio vuole mia suocera ha venduto la casa in Brasile.

Ve l’avevo già detto: negli anni 80 ho fatto un giro e mezzo del mondo e non sono mai andato in Brasile e in India. E se per il Brasile, che pur non mi ha mai attratto più di tanto, valeva un “mai dire mai”, per l’India è ancora valido un “assolutamente mai”.
Lasciando perdere i pareri di quelli che vanno in India per trovare sè stessi in riva al Gange –e se trovi te stesso lungo un fiume pieno di stronzi e cadaveri… sarà mica perchè o sei uno o sei l’altro?…- ho parlato con almeno una dozzina di persone che ci hanno lavorato, in India, e di conseguenza la conoscono bene; sembra che si siano messi d’accordo tutti quanti, prima di parlare con me: per tutti è il posto più fetente del mondo e pure la gente non ci mette molto del suo. Ho provato a ribattere, premettendo che la mia unica esperienza indiana sono i documentari del National Geographic, che “la gente sembra affabile e disponibile” ma la risposta è stata: «Non sono furbi ma sanno che si prendono più mosche col miele che con l’aceto: prima affabili e disponibili, poi t’inchiappettano o, almeno, ci provano, visto che, non essendo delle aquile, spesso li prendi fuori…»
Poi, siamo sempre lì: in un posto così grande da meritarsi l’appellativo di Subcontinente, con una popolazione venti volte quella italiana, sei obbligato a trovare qualcosa di bello e qualcuno a posto, basta avere voglia di cercarlo.
E se io quella voglia non ce l’avevo a venticinque anni, figurati adesso che ne ho il doppio e sto precocemente diventando un vecchio bastardo incazzoso.

Per il Brasile, dicevo, avevo lasciato aperto uno spiraglio che mia suocera ha spalancato, comperando una casa per svernare no pais tropical.
Per carità, nella vita può pure capitare di peggio che avere una villetta a disposizione in Brasile, in riva al mare, però questa disponibilità si è trasformata in ossessione: ci sono andato troppe volte e me lo sono fatto a fette, così credo proprio che quella di febbraio sia stata l’ultima trasferta brasileira, se non della mia vita, quanto meno di questo secolo.

Quando ti muore una persona cara, la prima cosa che ti viene in mente è tutto ciò che avresti potuto dirgli e non gli hai detto; per me, che sto mettendo la croce su quel luogo, il pensiero va a quello che non sono riuscito a vedere di quel Paese.
In Brasile, quello che proprio mi interessava l’ho visto, quello che non mi interessava non l’ho cagato, a cominciare da Foz de Iguaçu, passando da Fernando de Noronha, per finire con la foresta amazzonica.
Merda… non proprio… Foz de Iguaçu, come meta mi sarebbe piaciuta; non al punto da perderci il sonno ma mi sarebbe piaciuta.

Solo che io sono per il turismo sostenibile.
Ma non sostenibile come lo intendete voi.
Il mio turismo non deve essere sostenibile per il luogo: deve essere sostenibile per me.
Sono un turista modello: non rompo, non sporco e, nei limiti del possibile, non disturbo, però, i cosiddetti “santuari” mi stanno sul culo.

“Sull’Everest non si dovrebbe andare” –non guardate me, io non ci penso proprio- perchè poi si seminano le bombole, i rifiuti e i cadaveri in un posto “unico al mondo”: e io che credevo che di montagne ce ne fossero un mucchio o che bastasse far pulire a spese di chi ci guadagna…

“Alle Galapagos non si deve andare” perchè si tratta di un “habitat unico al mondo”: e allora chiudete la baracca e non rompete più i coglioni, invece di aumentare sempre più i prezzi. In realtà, se proprio non vai lì a farci i condomini, con un turismo responsabile non si rovina niente e gli animali sono molto meno schizzinosi di quanto crediamo, panda a parte: in Canada si trovano gli orsi polari nei paesi e i lupi in città, mentre in periferia di New York i procioni sono un flagello.

“A Venezia non è sostenibile il turismo di massa”: più che altro il turismo mordi e fuggi, da saccopelisti col panino nello zaino; il turismo che non porta una lira di guadagno non è sostenibile; vorrei vedere se la “massa” fosse costituita da Russi scialacquatori, Arabi sconsiderati o sboroni Cinesi, vorrei vedere a quelle condizioni se i grandi numeri non sarebbero compatibili con la delicata città-museo.

Va beh, torniamo in Brasile, và…
Su  Foz de Iguaçu, dicevo, ci ho pensato bene, mi tentava.
Così ci ho pensato bene.

Dunque, se devi andare da Maceio, località casa-suoceri, a qualunque altro posto del Brasile, ti conviene tornare a Malpensa e prendere un volo diretto per la località che ti interessa. A Maceio, città che se la tira per l’Aeroporto Internacional Zumbi dos Palmares, non ci arriva un volo normale ma solo charter carichi di turisti e trombatori di qualsiasi esemplare del genere Donna Orribilis, specie Disgustibus, quella a cui, prima delle tette, crescono i peli e la pancia.
Una volta, per andare da Rio de Janeiro a Maceio sono dovuto andare a Recife e da lì succhiarmi 250 km di strada brasiliana, roba che vi ho già descritto e che rappresenta il vero motivo del mio odio per il Brasile. Certo, ci sono posti in cui le strade sono molto peggio di quelle brasiliane -sempre quando ci sono- ma si tratta di posti in cui la gente gira con un osso nel naso e si pulisce il culo con le foglie -se se lo pulisce- e non se la tirano da Potenza Emergente.
Morale, ho impiegato tre ore per 2500 km in aereo e cinque ore per 250 km di strada, pur guidando l’unica auto in circolazione, quindi senza un accenno di coda: è proprio la strada che è una merda.
Un’altra volta, già raccontata, a Natal –600 km da Maceio- avrei dovuto prendere tre aerei e stare in giro come l’Ebreo Errante per 24 ore, così ho optato per 11 ore di viaggio in taxi.
Quindi, vediamo il primo dei miei mancati rimpianti brasiliani.

Foz de Iguaçu
Andare a Foz de Iguaçu avrebbe comportato un giorno passato su due o tre aerei, più una mezza giornata sballottati tra giungla e precipizi; poi avremmo detto : «Beeelloo…» per un paio d’ore, dopo di che un’altra mezza giornata di giungla e dirupi –bagnati fino al midollo– e un altro giorno su due o tre aerei.
Sostenibilità: zero.
Nel senso che dopo uno sbattimento del genere è impossibile sostenere di aver fatto una figata.
E poi: mi sono visto le Cascate del Niagara, il Salto Angel, le Cascate Vittoria… voglio dire… se anche mi perdo quelle… è sempre acqua che cade, no?

Fernando de Noronha
Per certe cose i Brasiliani potrebbero tenere corsi di nazionalismo ai Francesi. Quando, poi, un Brasiliano ti parla di Fernando de Noronha, sembra che parli di un paese in cui le donne hanno due patate, due culi e due bocche e che a te, dopo un giorno che sei lì, spuntino altri cinque cazzi.
In realtà è un arcipelago vulcanico a 350 km dalla punta più orientale del Brasile ed ha la particolarità di non avere una foce di fiume ogni cento metri come capita in tutto il Nordeste brasiliano, così lì l’acqua è pulita.
Posto non male, mi dicono… ma quanto se la tirano!…
Dove hanno (avevano, devo abituarmi) la casa i miei suoceri ci sono sessanta villette, ormai tutte di Italiani, molti dei quali si sono fatti irretire dal canto delle sirene dell’Isola Incantata e sono tornati tutti incazzati come bestie.
Con la scusa dell’impatto ambientale, di alberghi non se ne costruiscono; le uniche strutture sono case di quelli che erano quattro pescatori disperat’ e mmurt’ i famm’ ed oggi miliardari, visto che godono di una sorta di autonomia contributiva e i prezzi sono da hotel otto stelle.
In compenso, sempre per rispettare l’ambiente, non ti puoi neppure lavare col bagnoschiuma, quando basterebbe obbligare i miliardari a mettere filtri e depuratori.
Ma così si fa prima e rende di più, un po’ come per i produttori di roba omeopatica: perchè studiare dieci anni un farmaco grazie a cui incassare dieci euro con pagamenti a 180 giorni dalla mutua, quando puoi imbertare 50 euro pronta cassa per un botticino d’acqua?

La giungla amazzonica
Secondo voi, perchè nella mia grigia Alessandria ci sono case, strade, bar, negozi ecc. ecc. mentre nella lussureggiante giungla amazzonica non c’è un cazzo?
Non scervellatevi, ve lo dico io: perchè Alessandria non sarà tutto ‘sto di più ma la giungla amazzonica è proprio un posto di merda.
Anni fa, in aeroporto a San Paolo, ho chiacchierato con una coppia italiana che ci ha passato una settimana e ne parlava in termini entusiastici: quaranta gradi all’ombra -nel senso che il sole non lo vedi mai- e 100% di umidità, visto che per i tre quarti del tempo piove.
Meraviglioso.
E non c’è una bestia normale: una morde, l’altra punge, un’altra dà la scossa e le altre, ringraziando la Madonna, sono quasi tutte velenose.
Quelle che si vedono.
Quelle che non si vedono sono pure peggio: se il Padreterno si è inventato un parassita e non si ricorda dove l’ha messo, state tranquilli che è lì.
Infatti, un mese dopo esserci stati, quei due pazzi di San Paolo erano ancora marci come due funghi e raccontavano di aver passato venti giorni pieni di sfoghi, ponfi, ferite, infezioni e con uno spruzzone devastante.
Indimenticabile.

Il primo che dice: «Eccolo lì, il classico turista da villaggio vacanze…» me lo mangio: sono stato in posti in cui la maggior parte di voi sarebbe scappata o morta; mi sono disidratato in Namibia, ho avuto un principio di congelamento a –42 in Alaska, mi sono distrutto le ginocchia e incriccato cervicali e dorsali col paracadute, quando lavoravo in Rai, a Roma, sono stato a cena a casa di Mario A., scenografo, costumista e ricchione di fama mondiale, circondato da suoi simili ed ho salvato le chiappe…
E chi è la mezza sega, adesso? Eh?!…

Semplicemente non riesco a considerare interessanti i posti ostili alla vita: il deserto è bellissimo, con l’attrezzatura giusta e per un giorno al massimo, poi cominci a domandarti cosa cazzo ci fai, in quel posto.
Idem per i deserti di ghiaccio e non parlatemi di alberghi di ghiaccio a quattrocento euro a notte perchè vi tolgo il saluto.
Le vette sopra i seimila metri sono sicuramente spettacolari, peccato che non si respiri.

E se anche si tratta di luoghi non ostili alla vita, in un’ipotetica bilancia a tre bracci, rappresentati da costo, sbattimento e benefici, il piatto che pende deve essere sempre quest’ultimo.

Continua

Dottordivago 

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RisPost 4

Dicesi “rispost” una cosa che è partita come risposta ad un commento ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post, da cui l’elegante calembour…

Partiamo da Cristina:

Dottore, sei proprio un anziano. Ah, i giovani d’oggi… sono bamboccioni come quelli di ieri. Per quanto riguarda il pacifismo, alcune considerazioni. Abbiamo potuto notare in questa occasione la novella (?) categoria dei pacifiNti, tipo i cari leghisti, pacifisti per convenienza e con credibiltà ø. Sempre per convenienza però agiscono e ciarlano gli interventisti: frega qualcosa di quei disgraziati di libici che si ribellano al dittatore? No, certo che no. Si agisse per buon cuore potrei ancora capire, ma non siamo in un film. E poi chi sono questi ribelli? Appoggiandoli per spodestare Gheddy chi si va a sostenere? Non lo sappiamo, ma non possiamo neanche ignorarli perchè altrimenti l’immagine dei salvatori della democrazia se ne va alle canarie. Ed ultimo: “l’occidente” può veramente esportare la democrazia? Chi siamo noi per ristabilire l’ordine attraverso bombardamenti? No, non è così che si fa. Ci si pensa prima, quando ci si accorge che un capo di stato è un dittatore di merda. Ma ovviamente ha fatto comodo, per alcuni. Quindi non veniamoci a raccontare che la guerra è un aiuto:
”la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” Albert Einstein

Mi aspettavo del “fascista”, ero pronto.
Anziano” mi dà molto più fastidio: un fascista può smettere di esserlo in mille modi, un anziano, purtroppo, può smettere di esserlo in un solo modo.
L’unica soddisfazione da anziano è che io a 51 anni ci sono arrivato, per molti di quelli più giovani non si può mai dire…
Sì sì, toccatevi pure… 
È innegabile, è un assioma, non è un teorema: tra i giovani di oggi ci sono molti più bamboccioni che nella mia generazione, per il semplice fatto che era più difficile prendere per il culo i nostri genitori, gente nata durante la guerra, non in odore di ’68.
Chi stava con i genitori a 35/40 anni era un povero sfigato che usciva solo per andare a lavorare e per accompagnare la madre a fare la spesa; oggi ci stanno anche quelli che escono e trombano, solo che poi si fanno lavare le mutande da mammà.
E se va bene per mammà, va bene per tutti, me compreso, ma non raccontatemi minchiate: è solo pigrizia e convenienza e la storia della “Generazione mille euro” è una comoda e vigliacchissima scusa. Lo dimostra il fatto che in tutto il mondo quasi non esiste il fenomeno e per ogni bamboccione ci sono cento ragazzi che vanno a friggere le patatine da McDonald pur di essere indipendenti.
E le chiacchiere stanno a zero.

A proposito di McDonald, Cristina, si può sapere cosa ti ha fatto l’Occidente, a parte farti il favore di nascerci?
Conosco personalmente pochi di voi ma, tranne qualcuno che vive di rendita (conta anche una “signora pensione”, vero Enrico?), ho il sospetto che siate tutte persone che, con risultati più o meno buoni, tutte le mattine vi alzate e, come me, andate a lavorare o a studiare.
Bene: lo sapete che nel mondo, tranne che in Occidente, la gente come noi si fa un buco del culo che ci puoi giocare a biliardo? Lo sapete, sì, che solo nel bistrattato Occidente operai ed impiegati possono permettersi di andare in vacanza e di mandare a scuola i figli? O che solo in Occidente da qualche secolo si va a votare?

Dico così perchè a molti sfugge sempre il fatto che il nostro sistema capitalistico non sarà l’ideale ma è quello che sta funzionando da più tempo e che ha sotterrato fascismi, nazismi e comunismi. E se Dio vuole, tempo al tempo, siamo sulla buona strada per mandare a cagare anche le religioni.
Abbiamo esportato il Colonialismo e c’è scappato un certo numero di morti iniziali, quando ci siamo piazzati; ma per l’80% delle ex colonie, la dominazione occidentale è stato il periodo in cui il popolo viveva meglio e le vere stragi (vedi Khmer Rossi, Rwanda e Sudan) sono iniziate quando ce ne siamo andati.
Il Colonialismo è stato semplicemente l’Ultimo Impero, un impero molto più simile a quello Romano, che portava dominazione ma anche progresso, civiltà e libertà di culto, piuttosto che all’Impero Mongolo, tanto per dirne uno, che portava solo stupri e teste mozzate.
Vedremo il prossimo impero, quello Cinese, cosa porterà.

Dove siamo arrivati? Ah, sì, la citazione finale.
Ma poi, perchè il pacifismo continua a citare Einstein?
Mi risulta che per i viaggi nel tempo non ci siamo ancora, quindi l’unica applicazione delle teorie di Einstein è l’energia atomica, sia quella che inquina, sia quella che scoppia, entrambe non proprio culo e camicia con i veri pacifisti.
Inoltre, cari amici, vi ricordo che Einstein, quando nel 1939 ha capito che i nazisti stavano studiando la fissione atomica per scopi bellici, ha scritto a Roosevelt dicendo di aprire il portafoglio e di finanziare la ricerca sulla bomba atomica, iniziativa, la sua, alla base del Progetto Manhattan.
Progetto iniziato in sordina ma finito col botto, anzi due: Hiroshima e Nagasaki.

Quindi?
Quindi Einstein era un genio pacifista, che si è comportato da stronzo guerrafondaio per fare, alla fine, una cosa giusta.
Lungi da me eccedere con i paragoni ma… Sarkozy (e chi sta con lui) non sta facendo una cosa molto diversa.

Eh sì, perchè a tutti voi, apprezzati commentatori delle mie belinate, è sfuggita una cosa, l’essenza della mia “lettera aperta” a Gino Strada.
Tutti quanti vi siete lanciati in dissertazioni storiche o socio-politiche ma non avete dato la risposta alla mia domanda.
Non mi domandavo chi sia Gheddafi, di chi fosse amico, cosa abbia fatto, cosa succederà dopo di lui e a chi converrà; semplicemente, ‘sto stronzo stava bombardando il suo popolo, aveva promesso nessuna pietà per gli insorti –e sarà pure un uomo di merda ma quando dice una cosa…- e si preparava a mettere a ferro e fuoco mezza Libia, contando nella debolezza dell’ONU.
Bisognava fermarlo.

E Gino Strada voleva mandare gli ispettori della Lega Araba a dirgli: “Ragazzi giù le mani dai grilletti, è il momento di parlare, di dialogare“.
Al bastardo sarebbero bastati ancora pochi giorni e ce l’avrebbe fatta, prova ne sia che non ci ha ancora rinunciato adesso che non può usare gli aerei e che ogni tanto gli piovono le bombe in testa.
Questo intendevo io: voi, come avreste salvato quella gente?
Imparatemi il pacifismo, spiegatemi come è possibile non capire che la diplomazia avrebbe impiegato anni solo per farsi ricevere dal Cammelliere.
Possibile che per ‘sto cazzo di pacifismo ci sia solo il “prima” e il “dopo”?

Prima avevamo il Trattato di Amicizia, lo coccolavamo, lo abbiamo armato… Poi lo bombardiamo…

Sì, ed è giusto che sia così: c’era uno che si chiamava Prima ma è morto.
Prima è finito, prima non mi interessa, prima sono cazzi di Berlusconi.
Prima ci si salta addosso e si tromba appena ci si vede, poi ci si sposa, poi si divorzia e magari ci si ammazza pure. È la vita.

Dopo si capiranno i veri interessi… e il petrolio… e bla bla bla…

E ‘sto cazzo?
Dopo non c’è ancora, dopo non mi interessa, dopo saranno problemi nostri o di qualcun’altro.
Gheddafi i morti li avrebbe fatti adesso, si doveva intervenire adesso, le cose si possono fare solo adesso, per prima è tardi e per dopo è presto.

Prima Sarkozy mi era indifferente, adesso mi piace: ha rotto il cazzo a mezzo mondo, finchè ha strappato all’ONU la no-fly zone e il giorno dopo era lì a rompere dei culi sudati, con Americani e Inglesi.

Mi piace la gente che capisce quando bisogna fare le cose e le fa adesso.

Dottordivago
P.S.
Già che vi sto tirando le orecchie, in “Faccio la Figa” ho detto che non mi interessa essere “amico” su FB di una biblioteca perchè

sono solo libri ed io ne ho già uno… 

E nessuno che mi abbia detto crepa.
Beh, per me è una battuta spettacolare, quindi mi faccio i complimenti in proprio..
Buona domenica.

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Davvero, insegnatemi il pacifismo, non sto scherzando: ci tengo veramente a capire come funziona un certo tipo di pensiero e da solo non ci arrivo.
Ripeto: non c’è un briciolo d’ironia, voglio solo capire.

gino strada

Io, certe volte, Gino Strada lo ammazzerei.
Anche se sono felice che esista gente del genere, infatti da anni gli giro il mio 5 per mille.
L’intervista inizia così:

Sono Gino Strada di Emergency, era necessario attaccare la Libia? Io credo proprio di no, io credo che la scelta della guerra avvenga casualmente e non credo che la guerra sia una necessità, non lo è mai, è sempre una scelta per tante ragioni che possono essere anche diverse.
La guerra è sempre una scelta, questa in particolare, bastava avere voglia di evitarla, ma insomma c’era già chi si era abbondantemente preparato. Il triste è che si continua a pensare a questo strumento come risoluzione dei problemi e questo è tipico di cervelli meno che mediocri tra i politici e i militari governanti.

Sono il Dottordivago, blogger per signora nonchè “cervello meno che mediocre”.
Deve essere così, visto che io, stupidamente, ritengo che quanto si sta facendo sia indispensabile per fermare il massacro.
Gino Strada avrebbe agito diversamente:

…per esempio mandare ispettori, ispettori dell’O.N.U., ispettori della Lega Araba, gente che andasse là con lo scopo di dire “Ragazzi giù le mani dai grilletti, è il momento di parlare, di dialogare“.

Ah… ecco… bisognava fare così, eh? Cazzo… averci pensato prima…
Ginetto, ‘spetta ‘n attimo:

gheforse ti sfugge che, le cose che dici, bisognava raccontarle a questo qui► Lascia stare l’espressione, non è venuto benissimo; resta il fatto che si tratta di un dittatore, anche se nel suo genere si trova pure di peggio.
Però è matto.
Più che altro è un nord africano, gente dalle reazioni imprevedibili, dannose per sè e per gli altri: possono darsi fuoco per una multa o sfondare con la macchina una vetrata dell’aeroporto perchè sono incazzati con la moglie.
E questo se si tratta di gente qualunque.
Quelli come lui lanciano due missili (1986) su Lampedusa, Italia, quando è incazzato con gli Americani: se vuoi provare a parlarci tu…

E se non parli con lui, con chi parli?

Gheddafi-Jr. Con uno dei suoi figli, tipo questo?
A parte che in Libia non lo trovi mai, ma hai presente quando si dice “Costa come un figlio scemo”?
Con i soldi del popolo libico ha tentato di comperarsi una carriera da calciatore in Italia ma costava un pozzo di petrolio al mese, quindi papà ha chiuso il rubinetto; sarà per quello che se n’è andato lasciando un gobbo di 300.000 € in un albergo in Liguria.
No, non c’è stato tre anni, c’è stato un mese. Però in una bella suite…
hannibal-gheddafi Ecco, quest’altro figlio è meglio lasciarlo stare: in Svizzera l’hanno messo in carpione,  insieme a mammà, per maltrattamenti ai domestici.
No, dico, maltrattamenti da galera, eh?
D’altronde, se si chiama Hannibal, come il dottor Lecter, ci sarà un motivo, no?
saif Questo si vede che è un burattino, eh?
Eppure pensa che sarebbe stato il successore designato, il Delfino.
Tipo il Trota, per capirci.
Beh, non proprio così: lui in Inghilterra ci ha studiato, quanto meno ci è stato, infatti parla un inglese dignitoso a differenza del Trota che è andato con l’interprete a ritirare l’agognato diploma, ottenuto studiando in inglese e sfuggito per ben tre volte quando poteva studiare nella propria lingua.
Ma non divaghiamo.

Diamo per scontato che si possa parlare con il titolare della faccenda.
Arrivi lì e gli dici: «Senti Mu, quei ragazzi lì… a Bengasi… E lasciali stare, no?… Sì, lo so, vorrebbero toglierti il potere e magari la pelle insieme… ma è il caso di bombardarli? D’altronde, cosa ti costa? Rinunciare al potere assoluto in un ricco Paese produttore di petrolio? E che sarà mai… Restituire qualche decina di miliardi che hai depositato in giro per il mondo? E allora? Lo sai che quando c’è la democrazia c’è tutto, no?»

Non ti viene in mente, Ginetto, che Gheddafi, se non è fatto con lo stesso stampo di Saddam, esce comunque dalla stessa fabbrica?
Quell’altro è passato dall’essere il Paladino dell’Occidente al cuccarsi l’embargo più devastante della storia ma se non arrivavano gli Abrahams dentro Bagdad, ancora lì stava…
Diplomazia, dialogo, sanzioni, embargo… Ma ti rendi conto con chi abbiamo a che fare? Se avessimo costruito una muraglia tutto intorno all’Iraq e li avessimo lasciati lì per cinquant’anni, sai cosa avremmo trovato nel 2053?
Saddam.
Invecchiato ma sempre in forma, visto che, finchè ci fosse stato un tozzo di pane o una cipolla, se la sarebbe mangiata lui; terminate le cibarie, avrebbe iniziato tranquillamente a mangiarsi gli Iracheni…

Quella gente la tiri giù solo a calci nel culo.
Che poi sia un bene che non ci sia più Gheddafi, per noi e per il popolo libico è tutto da dimostrare.
Di sicuro, una volta partita la rivoluzione, dovresti capirlo anche tu che quello avrebbe trasformato Bengasi in una nuova Masada.

Sai, Ginetto, cosa dico sempre?
«Dio maledica il ‘68!»
Da lì è partito il rincoglionimento del mondo.
Da quel giorno hanno sempre ragione “gli altri”: in politica, l’Occidente ha sempre torto; a scuola hanno sempre ragione gli studenti che contestano; sul lavoro hanno sempre ragione i lavativi; nella società hanno sempre ragione i tossici e gli zingari; in famiglia hanno sempre ragione i figli.
Dialogo, dialogo a sproposito, dialogo allo sfinimento, dialogo quando sarebbe l’ora dei calci nel culo.
Calci nel culo alla faccia di pacifisti come Russia e Cina

conati

…scusate, quando dico certe parole mi parte il vomitino…

A Cinesi e Russi, dicevo, non gliene frega un cazzo di dialogare, però sono regolarmente contrari a questo tipo di intervento solo perchè al loro paese le cose vanno come in Libia e non è un buon esempio dimostrare al mondo –e ai loro sudditi- che le tirannie possono cadere.

Ginetto, te lo dico sinceramente: il dialogo m’ha cagat’ o cazz’!
E mi scappa di divagare.

Prendiamo l’eccesso di dialogo con i giovani.
A forza di dialogare, di essere comprensivi, di essere presenti e di dare loro tutto l’aiuto e l’appoggio possibile, abbiamo (avete: io non mi sono riprodotto…) allevato la generazione dei bamboccioni, famosa in tutto il mondo. Conosco genitori che hanno seguito i figli dai primi giochi fino alla tesi universitaria, profondendo in molti casi un impegno superiore a quello dei figli, aiutandoli  ad ogni passo, difendendoli da tutto, a cominciare da un insegnante che si è permesso di sgridarli, per finire con i disinfettanti contro gli acari del divano: nulla deve minacciare il loro bambino.
Bambino che cresce così alieno al mondo e così incapace di fronteggiare gli eventi negativi al punto che, storia di un mese fa, dopo un incidente d’auto, scappa di casa e muore di freddo dopo una settimana!  
Oppure, storia di ieri, investe un bambino e, incapace di affrontare le proprie responsabilità, scappa con l’auto, per suicidarsi dieci minuti dopo.
Oppure, quando il bambino ha quarant’anni e i genitori settanta, è più facile che sia la vecchia che lava e stira per i giovani, anzichè viceversa ed è più facile che la pensione finisca in beni voluttuari per i giovani, con i vecchi che tirano la cinghia. Che schifo.

La violenza è inutile? 
La violenza è come la lingua dei Boscimani, che la parlano in quindici, per cui è inutile conoscerla.
Ma se devi parlare con i Boscimani?

Mi spiace essere io a dirtelo, Ginetto: a volte la violenza è indispensabile.

Dottordivago

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Faccio la figa

Sottotitolo: Galateo del Feisbuk.

feisbuk

Qualcuno mi deve spiegare ‘ste cose da ggiovani.
Qui tutti vogliono diventare miei amici ma sbagliano approccio: mi mandano un freddo comunicato emesso da un microchip, senza un minimo di partecipazione personale.

Ed io sono un pezzo di figa:

«Come ti chiami? Di che segno sei? Cosa fai? Studi o lavori?».

Insomma, mi aspetto qualcosa del genere.
Se c’è qualche sconosciuto che vuole diventare mio amico, io ne sono felice.
Però dovrebbe almeno dirmi –o scrivermi- qualcosa del tipo:

Ciao, sono Tizio. Mi sembri simpatico e vorrei conoscerti

Al che io, educatamente, gli risponderei:

A frocio fracico, vai a conoscere i militari alla stazione, piuttosto, brutto zozzo…

Nel caso si trattasse di una donna, gradirei un approccio un momentino più formale:

Sono gnocchissima (allegare foto), ricchissima (allegare stato patrimoniale) e intelligentissima (… va beh, non ha importanza…). Mi piacerebbe bruciarti dieci anni di vita nel corso di un week end di sesso selvaggio.

Al che io risponderei:

Mah… parliamone…

Se mi scrive un bar, non il titolare di un bar, dico un bar, mi dite come faccio ad accettare l’amicizia di un bar?
Ci scambiamo un succedaneo di stretta di mano scambiandoci carta d’identità –mia- e licenza commerciale –il bar-?
E poi sarebbe un’amicizia in cui avrei solo da rimetterci: io potrei andare a fargli una visitina, lui no; io potrei andare in vacanza e mandargli una cartolina, lui no.
Naah… non è cosa.

Quelle dell’immagine sono due richieste di amicizia di oggi.
Per quanto riguarda la biblioteca… cosa ci vuoi fare… si tratta solo di libri…
E io ne ho già uno…
Oh, è sparito il tasto “ignora”, quello che usavo più di tutti gli altri… Va beh, accontentiamoci di “non ora”…

Invece, un intero paese che vuol fare amicizia con me… beh, quello mi interessa, e ai non Alessandrini dirò di non storcere il naso per il nome “Borgoratto”: c’è di peggio.
‘Spetta ‘n attimo: mi scappa di divagare.

Ad Alessandria coi nomi non siamo proprio dei poeti.
I dolci più buoni del mondo sono i Baci di Gallina, peccato che il cognome del pasticcere (il sig. Gallina) non sia proprio il massimo dell’accostamento, anche se i Baci della Vergine di Ascoli (sì, bacia, bacia… e quando trombi?…) o i Baci del Nonno di Varazze… 
Si è mai visto qualcuno, da bambino, a cui sia piaciuto baciare i nonni? 
Non so oggi ma i nonni ai miei tempi avevano un odore strano e ti davano delle caramelle fetenti, alla genziana, menta-liquirizia, rabarbaro… Bleaah!C’è un altro dolce alessandrino dal nome non esattamente evocativo: i Cannolini di Zoccola, dall’antica e –a dispetto del nome- costumata famiglia Zoccola.
I Baci di Gallina hanno un vantaggio: puoi mangiarne mille.
Anche di Cannolini di Zoccola puoi mangiarne mille.
Però poi muori.
Intendiamoci, si tratta di roba squisita e di prima qualità, eh?…
Solo leggerissimamente calorici…

Torniamo a Borgoratto.
In questo caso penso che non farò la figa e non pretenderò un approccio con messaggio: hai visto mai… e se poi mi tocca rispondere a tutto il paese?… 
Deve essere un paese simpatico: adesso gli hanno fatto una circonvallazione ma quando si passava ancora con l’auto in centro, era impossibile non fermarsi ad ammirare la produzione dell’allegra panettiera del paese, donna simpatica e sanguigna che non nascondeva i propri gusti: non c’era una pagnotta, piccola o grande, che non fosse a forma di cazzo.
Giuro, è una vita che non passo di là ma, se capita, pubblico la foto della vetrina.

Già me la vedo, ‘sta storia: arrivo lì, tutto il paese in piazza, il Sindaco, la Banda, un bel pranzo alla Pro Loco e tutti che vengono lì a stringermi la mano, a darmi una pacca sulla spalla, mi portano i bambini da accarezzare e tutti vogliono fare una foto con me…
Giornata pesante ma sarà bello essere l’amico di tutti.
Okay, sarà meglio cominciare ad organizzarmi: faccio qualche telefonata a Borgoratto, a caso, dicendo che sono Carlo, l’amico che tutti vorrebbero avere.
Oh, è successo una cosa che non riesco a spiegarmi: tutti quanti mi hanno mandato a cagare.
Ma ‘sto cazzo di Feisbuk…

Dottordivago

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Benvenuta Ladonia!

benvenuto

Per la serie “vi tengo d’occhio”, porgo il benvenuto ufficiale con cesto d’ordinanza a Ladonia.

Come sapete, il benvenuto scatta al secondo commento e la nostra aveva già marcato il territorio in quel di gennaio; da oggi, quindi, acquisisce la cittadinanza di questo posto, status che non comporta nè diritti nè doveri, nè vantaggi nè svantaggi.
Però, metti che divento l’Imperatore di Qualcosa…
Conto di farli star bene, i miei cittadini.
Intanto benvenuta.

Dottordivago

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Rispost 3

Sottotitolo: Ich bin ein Japanese.

Dicesi “rispost” una cosa che è partita come risposta ad un commento ma che, per deformazione dello scrivente, diventa lunga come un post, da cui l’elegante calembour…

japan Dietro stimolazione verbale (sì che si parla con la bocca ma stava per scapparmi “stimolazione orale” e non sta bene…) della nostra Voodoo Dolly, direi ancora due cose sui Giapponesi.
Ma prima mi scappa di divagare.
O mi volete troppo bene o vi siete un po’ accasciati o, peggio, non mi cagate: fatto sta che non mi spernacchiate più come una volta.
E questo non è un posto per anime buone, ve lo ricordo.
Dove è finita, faccio un esempio, la causticità genovese del Misterpinna?
O la schiettezza mediterronea del Tuttoqua?
Per non parlare del gusto innato, tipicamente alessandrino, di dare del coglione a qualcuno, come mi sarei aspettato da Enrico o dal Camagna

Sabato ho dichiarato che, relativamente alla Libia, l’Europa e la Nato non avrebbero fatto niente ed ho pubblicato il post alle 17.01: mezzora dopo i Francesi facevano partire i primi calci nel culo del fidanzatino –ripudiato- del Berlusca.
Ora, non sono un genio ma solo un cretino integrale poteva pensare che non succedesse niente: troppo brutto e odioso il nemico, troppo ricca e ghiotta la sua terra; così ho pensato: «Devo sbrigarmi a scrivere ‘sta minchiata, prima che scoppi la macchina della merda…»
E nessuno mi ha dato del pirla.
Mi devo preoccupare?
Chiusa la divagata.

Torniamo alla Voodoo, che dice:

Ah no dottore, non toccarmi i giapponesi! Innanzitutto la massima espressione della loro cucina non è il pesce crudo… una delle cose più buone che abbia mai mangiato, l’ okonomiyaki, è un piatto (cotto) giapponese. E poi, i giapponesi sono formali e fissati col lavoro: è vero. Ed è pure vero che hanno le gambe storte. Ma sono educati e gentili, precisi ed efficienti! Le città, i parchi, le strade, tutto quel che è “pubblico” è trattato con una cura che noi ci sognamo, il traffico non è caotico, i servizi sono efficientissimi. Le donne non si sentono in dovere di essere fighe a tutti i costi, e i maschi non si sentono obbligati a emanare testosterone 24 ore su 24. Vogliamo fare il paragone?

Voo, vedi che potresti far bene ma non ti applichi? Io ho parlato di aspetto più appariscente della loro cucina, non di massima espressione.
L’aspetto più appariscente della cucina italiana sono gli spaghetti ma non dobbiamo dimenticare che rappresentano l’1% di un’offerta gastronomica senza pari.
Ovviamente concordo su tutto ciò che pensi dei Giapu e ti dirò di più: leggevo da qualche parte che a causa dell’occidentalizzazione di parte della loro dieta e della loro postura, hanno incominciato ad assumere non ricordo quale sostanza che gli sta raddrizzando le gambe, fenomeno agevolato dal fatto che sempre più Giapu si siedono sulle sedie, invece di stropicciarsi le giunture in quella posizione da pazzi.

A livello comportamentale sono meravigliosi: io in Giappone ci sono stato tre giorni nell’85 ma ho fatto in tempo a noleggiare una Corolla decapottabile e, in precarie condizioni psicofisiche, infilare una rotonda al contrario e creare un ingorgo micidiale.
E nessuno che ha detto “ba”…
Quando la gente ha iniziato a scendere dalle auto (giuro, era venuto fuori un merdaio…), mi sono alzato in piedi sul sedile e ho urlato: «I’m an italian kamikaze: war is not over!»
Oh, non uno che mi abbia messo le mani addosso… 

Le bacchette no, quelle non gliele perdono.
Ok, loro trovano disgustoso vedere infilzare il cibo; e noi, cosa dovremmo dire? È forse meglio infilarsi in bocca un nigiri grosso come un uovo sodo? Oppure staccarne metà con un morso e posare il resto nel piatto? Basta, chiuso l’argomento, ne ho già parlato a sufficienza in passato.
E il sushi mi fa incazzare, anche se poi il problema sarebbe nostro: ho già detto che ritengo un curioso contrappasso per noi Italiani, abituati a mangiare pesce cotto e riso al dente, ritrovarci a strapagare pesce crudo e riso scotto, il tutto che sa di salsa di soia e wasabi, almeno qui in Italia, dai Cinesi finto-giapponesi.
Nei veri ristoranti giapponesi le salsine e gli intingoli sono decisamente spettacolari e devo riconoscere che, proprio in questo periodo, sto leggendo un libro di cucina orientale, con le cui tecniche e sapori ibridare la mia cucina mediterranea: vi ho già parlato del “sushiammammete”, no?

A proposito di crudo e cotto: non ce l’ho col pesce crudo, l’ho sempre mangiato, molto prima della gran moda.
Le acciughe mangiate crude in barca sono meglio delle ciliege sulla pianta e non parlo di roba lavorata e ben servita, eh?
Quando un branco di predatori se la prende con un banco di acciughe, scoppia il finimondo: le prede si appallano e, per sembrare più grandi e numerosi, ‘sti pescetti si radunano sotto alla barca, ti vengono proprio a cercare; a quel punto è sufficiente avere un guadino ed il gioco è fatto, vengono su a badilate, per non parlare di quelle che saltano direttamente sulla barca, col terrore negli occhi.
Così, se non si riesce a pescare i predatori, almeno ci si toglie la voglia di acciughe, semplicemente strappando testa, lisca ed interiora con un unico movimento, a cui segue una sciacquatina pro-forma in acqua e… mmm… che delizia…

Per concludere, devo dissentire dal Camagna: il livello medio della gnocca non è poi così basso. A parte quel poco che ho potuto vedere in tre giorni –e che non era male…- ho conosciuto molto bene un paio di signorine –una alla volta, of course…- del Sol Levante, in quel di Los Angeles: due vere bamboline.
Sai cosa? Ti fanno sentire una specie di Rocco Siffredi: fisicamente evolute da millenni in una certa direzione e probabilmente abituate ad acchiappare delle supposte, entrambe emettevano degli squittii e degli urletti che, per una volta, anch’io ho provato il turpe piacere di sentirmi una sorta di bruto impalatore  ed è una cosa che, sempre per una volta, gratifica selvaggiamente anche chi, come me, è fermamente convinto che “le dimensioni non contano”…

Dottordivago

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Tranquilli, non succederà niente.

Niente a causa del Giappone.
Egoisticamente, a noi non succederà niente: siamo troppo lontani, che i profeti di sventure non vengano a raccontarci minchiate.
Per i Giapponesi, in effetti, potrebbero essere cazzi.
Dal punto di vista del territorio sono inguaiati; evacuare la zona di Chernobyl sarà stato problematico ma, in fondo, si trattava di una zona depressa in un territorio molto vasto, come il 99% dell’ex Impero Sovietico. Evacuare zone anche relativamente poco vaste, in un Paese grande come l’Italia ma con il doppio degli abitanti, quale è il Giappone, è un po’ come la storia di “dove si mangia in due, si mangia anche in tre”: si può fare ma è una situazione da “coperta corta”…
Territorio a parte, ripongo una grande fiducia nei confronti dei Giapponesi: dico sempre che sono il popolo più stupido del mondo ma non lo penso veramente. Detesto il loro esasperato formalismo, non sopporto il fatto che anche grattarsi il culo sia per loro una disciplina regolamentata da ferree norme comportamentali; non mi piacciono le loro gambe storte,

odio le bacchette

e non riesco a considerare favolosa una cucina il cui aspetto più appariscente è quello di non cuocere il pesce, pratica che dovrebbe trasformare in gourmet qualunque orso Kodiak mangia-salmoni, nonchè atteggiamento che crea un pericoloso precedente, consentendo a tutti di vantare non-attitudini e non-abilità: 
«Tu sei bravo a non-cucinare? E guarda come sono bravo io, svaccato sull’amaca, a non-fare il trapezista…»
Sì, un po’ ce l’ho, coi Giapponesi ma… «Signora maestra, hanno cominciato loro…»: negli anni 80, un sondaggio eseguito in Giappone ha decretato quello italiano come il “Popolo Più Stupido Del Mondo”.
Potrebbe pure essere vero, di certo non lo è per la motivazione addotta dai Giapu: saremmo stati i più stupidi perchè ci piace vivere bene lavorando il meno possibile.
E gli stupidi siamo noi, eh?…

A parte ‘ste belinate, in realtà sono un popolo straordinariamente capace e se c’è qualcuno che può superare una crisi del genere, si tratta certamente di loro: la disciplina e la compostezza dimostrate in questa tragedia la dicono lunga.
Magari, come dopo la guerra,  da questa ricostruzione potrebbe partire un nuovo Giappone, una sorta di Rinascimento in cui, addirittura, la Toyota potrebbe iniziare a fare macchine guardabili, oltre che funzionali.

Non succederà niente a causa della Libia.
Sto sentendo il notiziario alla radio e sembra che manchino poche ore all’inizio degli attacchi a Gheddafi.
Gli Americani non vogliono e non possono intervenire, quindi, come dimostrato in quest’ultimo secolo, se non si muovono loro, non si muove nessuno.
Inoltre, ho talmente poca fiducia negli Europei -e ancor di meno nell’ONU- che credo si tratti di un bluff: parleranno i ministri degli esteri e quelli della difesa, poi qualcuno dirà: «Come mai non siamo in otto? Perchè manca Lancillotto!», così si perderà tempo per convincere la Germania, che da quell’orecchio non ci sente, giusto per dare modo a Gheddafi di sistemare tutto. A quel punto, quando per riconquistare la Cirenaica non serviranno più i bombardieri, diventerà una faccenda interna e non avremo più titolo per intervenire, anche perchè a quel punto bisognerebbe farlo con i piedi per terra, sul campo e… qualcuno di voi se la sente?

A meno che non si tratti di una guerra difensiva dell’Europa: in quel caso, la miglior difesa potrebbe essere l’attacco.
Tra noi che siamo passati dal baciamano alla rottura del Trattato di Amicizia –ma sul nostro calendario, è sempre l’8 settembre?- e mezza Europa che, giustamente, Gheddafi non se l’è mai inculato prima ed ora lo minaccia pure, a chi finirà tutto quel ben di Dio che i Libici hanno sotto i piedi, se il perduto amore di Berlusconi dovesse restare al potere?
Alla Cina.
Che si sta comperando l’Africa, con scambi commerciali passati da 5 mld di dollari del ‘99 ai 200 e passa di oggi, di cui il 60% è rappresentato dal petrolio. Non sarà mica un caso se fino all’ultimo la Cina ha posto il veto su qualsiasi iniziativa contro il dittatore di Tripoli… Tranne in quest’ultima occasione: il beduino è ormai francamente impresentabile.

Non succederà niente in Italia.
E ci mancherebbe ancora: mezzo Mediterraneo brucia, mezzo Giappone ce lo siamo giocato, i festeggiamenti per il 150°, abbiamo una possibile guerra alle porte, la polemica sul nucleare…
Con tanta carne al fuoco è normale che alcuni programmi saltino: abbiamo tenuto duro col martedì grasso, stringendo i denti riusciamo a mantenere gli gnocchi di giovedì…
Ma i processi del lunedì…
Eh… quelli mi sa che saltano.

Dottordivago

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