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Archive for dicembre 2008

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Buone feste a tutti gli amici, un cancher ai nemici.

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Dottordivago

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Nel post Cos’è il genio? ipotizzavo che il pianeta Terra stesse subendo una sorta di colonizzazione da parte di alieni che, però, lasciavano il cervello sul loro lontano pianeta e ventilavo un‘Invasione degli Ultragonzi.

Mi sa che ce n’è in corso un’altra: l’Invasione degli Ultrastronzi, attuata da alieni che, avendo poco posto sulle astronavi, lasciano sul loro pianeta il senso dell’umorismo.
Daltronde, come dicono loro, “dfjghkfhgljwefhgòoiekuèrytpoxcnbzxwç*#zzy”, che significa “Ancora bagagli? Oh, non è che tutte le volte che ci muoviamo possiamo portarci dietro la casa, eh?”

Sono fatto male, lo riconosco: cerco sempre di trovare l’aspetto divertente di ogni cosa, una specie di Cabarettista Mascherato (personaggio minore di Giorgio Faletti, ndr) che “ruba le battute ai ricchi per darle ai poveri di spirito”.

Però è dura, ragazzi: manca la controparte, cioè quello che ride per una battuta; o forse, semplicemente, la gente non si aspetta più una risposta simpatica ma monosillabi e grugniti.
Ormai la battuta va annunciata, così hanno tempo di attivare l’area di cervello preposta, come a Zelig, dove ci sarebbe poco da ridere, ma tutti si sganasciano.

E’ un po’ come, per strada, chiedere a qualcuno se ha bisogno una mano: non ci sono abituati, e ti guardano male.
Ed io non riesco a rendermene conto, continuo a fare delle gran belle figure da pirla.
Ve ne citerò un paio, le prime due che mi vengono in mente.

Il giorno dello sciopero generale, il 12 dicembre, mi serve un po’ di “fresca” (contante, ndr), quindi vado in banca, dove, ovviamente c’è una sola cassiera ed una coda della Madonna.
Naturalmente è tutto un lamentarsi che “non si può andare avanti così” e che “è una vergogna”, quindi posso capire che l’unica cassiera ne abbia due balle notevoli; me ne sto zitto: o ti incazzi davvero o te ne stai muto, non serve mugugnare luoghi comuni; quando è il mio turno richiedo duemila euro e la cassiera, mai vista, mi domanda il numero di conto; sorridendo le dico che speravo potesse prenderli sul conto di qualcun altro, visto che sono un po’ tirato…

Se le avessi infilato una mano sotto la gonna si sarebbe offesa molto meno…
“Non mi chieda di fare dei pasticci, che non è giornata…”
Non ci credo: “Scusi eh, ma secondo lei, io le chiedo seriamente di darmi i soldi di un altro?”
Bruscamente: “Sapesse quante ne sento, io…”
Vabbè, le dico il numero del conto e si mette all’opera, con molta calma: prende il foglio di un’operazione precedente, un modulo della banca, e lo guarda sei volte, una persino controluce, come se non avesse mai visto niente di simile.
Poi si alza, fissa intensamente un’altra scrivania, si risiede; gira la testa e si guarda una spalla, come se temesse un attacco di forfora.
La lascio fare, anche perchè sto leggendo uno dei due fogli attaccati con lo scotch ai lati dello sportello: uno riguada i cambi delle varie valute, l’altro è più divertente; spiega le modalità della giornata di sciopero: qualcuno sciopera tutto il giorno, qualcun altro, ad “inquadramento orizzontale”, sciopera in un certo orario, mentre quelli ad “inquadramento verticale” in un altro.

Avete presente Roger Rabbit, quando esce dal nascondiglio perchè un cartone,  al richiamo “Ammazza la vecchia…” non può trattenersi dall’urlare “…Col fliiit!”?

Ecco, io sono uguale.

Vedo che l’arpia mi sta guardando, e col mio miglior sorriso dico:”Deduco che, se lei sta lavorando, è perchè il suo è un inquadramento diagonale…”
Va beh, non entrerà nell’Enciclopedia delle Battute, però…
Forse non ho scandito bene e deve aver capito “succhiami ‘sto cazzo fino alla morte”, a giudicare dalla faccia che fa: parte con un proclama sindacale che lei è l’unica a lavorare e che se voleva poteva starsene a casa ecc. ecc.
Adesso basta.
“Senta un po’, signora Cigielle: primo, poteva starsene a casa, sì, ma nella busta paga non avrebbe trovato i soldi di questa giornata, quindi che non se la tiri da Stakanov o da eroina del terziario; seconda cosa, aspetto da dieci minuti duemila euro: mi dà quelli già fatti o li sta stampando?”
Naturalmente ad alta voce.
Non apre bocca, ma un po’ di schiuma le esce da un lato.
Ritiro, firmo e mi congedo con “E’ stato un piacere; IO vado a prendere un caffè, IO…”
Esco probabile vincitore.

Ma non va sempre così.

L’altro giorno: sto comperando frutta e verdura e sono concentrato sulla scelta dei peperoni, quando una signora, una cliente come me, non un’addetta, me ne mette uno sotto al naso dicendo: “Prenda questo, ha quattro falde anzichè tre: sono i migliori…”
Sorridendo rispondo: “Grazie, ma mi hanno insegnato a non accettare peperoni dalle sconosciute…”
Ovviamente avrei proseguito ringraziandola ed accettando il frutto della sua conoscenza, senonchè questa manco mi fa finire e sbotta “Madonna santa, che malfidato!…” e butta l’ortaggio della discordia nel cesto.

Oh ssignur… ma li trovo tutti io?
“Signora, non si offenda, era una battuta”
Non mi sente neanche: “Se pensa di saperla tanto lunga, si aggiusti…” e continua a borbottare per alcuni secondi, giusto il tempo di farmi saltare il nervo e di farmi partorire un “…E lei porti la mela a Biancaneve, che con quella faccia le viene meglio”.
Ancora non capisce e probabilmente mi crede pazzo, tant’è vero che arretra un passo, si gira e si allontana guardandomi come si guarda un maniaco squartatore.
E non è l’unica: alcuni, che non hanno seguito dall’inizio, mi osservano leggermente preoccupati.

Ma non potevo mandarla affanculo come fanno tutti?
Non imparerò mai.

Me ne vado, diversamente dalla banca, con un pareggio stiracchiato.
Ma non prima di aver posato un vile tre falde per acchiappare l’ortaggio della discordia.
Che si è rivelato uguale agli altri, vaffanculo alla matta…

Dottordivago.

P.S.
Per Natale, lo dico ai poveri di spirito, …e fatevi ‘na cazzo di risata!…
A tutti gli altri, indistintamente, auguro di prenderla bene.
Buone feste.

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Ho fatto un tentativo per interpretare il ruolo di homo tecnologicus lanciando un allarme virus, ma quellichenecapisconodavvero mi hanno fatto intendere che non è il caso: vabbè, ignorantecanebbestia ero e ignorantecanebbestia rimango.

Mi rimane solo Bimbi: stavo spostando sul computer alcune foto fatte col telefono, grazie all’impagabile chiavetta bluetooth, quando lei passa di lì, domanda cosa sto facendo e, dopo averglielo spiegato, mi guarda come la mamma di Mozart guardava il suo pargolo e mi dice:”Come sei bravo!…”.
E non scherzava, ci crede veramente.

Una donna così me la devo tenere stretta, ma ne parliamo dopo.

Sia chiaro che a me il telefono serve per dire “pronto” quando mi chiamano e per sentire “pronto” quando chiamo io, ma l’ho comperato con la fotocamera perchè, per il mio lavoro, a volte fotografo case per avere un rinfresco di memoria in sede di progetto o preventivo e particolari di vecchie finestre che il cliente vuole fedelmente riprodotte sul nuovo.
Va da sè che poi, quando ce l’hai, la fotocamera la usi anche per le cretinate; in più, ne faccio un casino, involontariamente, col telefono in tasca, per cui ogni tanto si satura la memoria e allora gli do una ripulita.

Quelle dell’interno della mia tasca ve le risparmio, così come quelle di finestre, portoncini o inferriate; ma ce ne sono alcune che meritano di perderci una manciata di secondi.
Siete di corsa? No-o? Ok, vediamole.
Un’ultima cosa: uno come me, che tecnologicamente parlando gira con un unghione d’orso al collo contro gli spiriti maligni, volete mica che per fotografarsi l’interno della tasca si comperi un centoquaranta megapicsel, no?
1.3 e andare, quindi la qualità non è esattamente da calendario Pirelli.

Questa è dell’altro ieri:

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Abito vicino al liceo scientifico e quasi sempre ci parcheggio la macchina davanti, per cui passo di lì tutte le mattine; spesso, molto spesso -per la gioia del vicino edicolante-  ci sono alcune centinaia di copie di quotidiani freschi di giornata, come potete vedere nella foto seguente.

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Particolare interessante: ho fatto la foto alle 9, un’ora dopo l’ingresso a scuola dei diretti interessati, gli studenti, a cui è dedicato questo servizio di “diffusione dell’informazione”, nonchè dopo il passaggio di svariate camole che ormai passano di lì anzichè dall’edicola.
Domanda: ma quanti cazzo ne portano?
E poi, siamo ad Alessandria e su 10 quotidiani venduti 5 sono La Stampa di Torino; di quei 5, l’edicolante ne vende solo più un paio, se va bene, mentre degli altri 5 ne venderà solo tre perchè “io comprerei Repubblica -piuttosto che Il Giornale-, ma questo è gratis…”
Ma dico io: regalate Il Riformista o Il Campanile, quello della famiglia Mastella, tutta roba che nessuno comprerebbe comunque.
Non per altro: a 100 metri c’è la mia ex palestra, dove la stessa cosa avviene col “Corriere”.
Il bello è che l’edicola è in mezzo e, prima o poi, l’edicolante andrà a prendere la minestra alla Caritas.

Propongo di raddoppiare i contributi statali all’editoria, svincolandoli dalla tiratura, perchè, visto che questa discarica incontrollata di quotidiani serve solo a smaltire una tiratura sproporzionata alle vendite ma proporzionale ai contributi, forse così la smetteranno di consumare tutti i giorni tonnellate di carta, quintali di inchiostro e megawatt di elettricità per stamparli, nonchè fiumi di carburante per trasportarli.
E così non mi vengono più a rompere i coglioni col protocollo di Kyoto.

Adesso che ci penso, perchè non fate girare questo post e non creiamo un archivio con centinaia di situazioni simili, ed un bel giorno mandiamo tutto non al governo, ma a gente seria, tipo il Gabibbo?
Lo so che il Gabibbo lo sa già, ma se fossimo tanti…

Cambiamo genere.
Quest’estate un’amica di Bimbi le dice che ha mangiato benissimo in un “ristorante” annesso ad un circolo sportivo vicino ad Alessandria; mi fido poco: l’informatrice è proprietaria di un’erboristeria, nonchè socia in una fabbrica del fumo dove si pratica medicina alternativa ed un centinaio di altre cazzate che non ricordo, tutta roba che ne determina già il livello di conoscenza di argomenti reali come il cibo.
Però il posto è in collina, fa un caldo da forca ed una serata infrasettimanale al fresco mi attizza: si va.
Alla prima occhiata capisco che non ci siamo mica tanto: il posto è bruttissimo, roba da far male agli occhi; però, ormai abbiamo fatto trenta…
Ci sediamo.
Di fronte a me c’è una parete in finta radica su cui hanno appeso farfalle in viscosa ricoperta di paillettes: la bocca dello stomaco inizia a chiudersi.

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Alla mia sinistra, ad un metro di distanza, appesa al muro c’è questa immonda opera del demonio:

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Senza cornice, ovvio: potrebbe distrarre l’attenzione dall’opera.

Fortunatamente una cameriera, del peso stimato di una tonnellata, passa di lì ogni trenta secondi e non sbaglia una volta la mia sedia; non mi lamento: primo, perchè passa a stento dove in due cammini a braccetto, secondo perchè mi nasconde la vista su quell’abisso di orrori.
Fortunatamente -deve essere la mia serata…- si mangia male, ma veramente male, così ce ne andiamo tra la costernazione dei gentilissimi titolari che ci vedono lasciare pressochè intonse non una, ma due portate su due; sono così gentili che non dico ciò che sarebbe giusto: non è colpa loro se il destino gli ha fatto sbagliare mestiere…

E poi c’è Bimbi:

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in questa foto sulla slitta di Babbo Natale dimostra tutti i suoi dodici anni.

Per introdurre la foto successiva, preciso che il cuoco di famiglia sono io, ma Bimbi ha metabolizzato alcuni insegnamenti ed ha imparato a cucinare quattro o cinque cose, tra cui un ottimo minestrone, su base bustone surgelato Findus; lo cito per la spettacolarità della preparazione, che vede Bimbi cingere la cuffia da doccia, per non impuzzolentirsi i capelli; non le insegnerò mai a fare la bagna cauda: quanto mi costerebbe una tuta anti radiazioni?
Un altro 20/25% delle sue conoscenze culinarie è rappresentato dalla rollata arrosto: un giorno si è cimentata sull’articolo e le serviva un rametto di rosmarino che ha raccolto dalla pianta, sul balcone.
Ma le sembrava troppo, così ne ha usato solo metà; che fare con la rimanenza?
Non si butta via niente, soprattutto ciò che riguarda il cibo: io l’avrei messo in frigo, da qualche parte.

Bimbi anche, ma così:

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Quando ho aperto il frigo ho dapprima pensato ad una pratica esoterica o all’offerta ad un Dio che si accontenta di poco, poi ho capito che è proprio “il mio grande amore / il mio amore grande” che è fatta così.

Ah, quello sotto è un semilavorato di tiramisù: è l’unica sua conoscenza culinaria prematrimoniale, ma sarebbe bastato questo, per sposarla.
Ancora una cosa su Bimbi, anche senza foto: poco tempo fa mi dice che va a comperarsi un bel vestito.
“Era ora”, le risponde il miglior marito del mondo (solo da quel lato, ad essere sinceri…); è da un po’ che le dico di comperarsi qualcosa di bello, uno di quei capi giusti -e logicamente, per un fatto di qualità, costosi- che puoi indossare oggi come tra ventanni, tipo un pantalone di Burberry o qualcosa di simile; passo il pomeriggio scherzando con gli amici, dicendo che andrò a mangiare a casa di qualcuno di loro, visto che mia moglie è in fase di shopping.

Si è comperata un vestito da euro 24,90.
L’avrei strangolata.

Domenica scorsa si lancia in uno shopping natalizio con due amiche; stavolta tremo davvero, sono soldi buttati: io da anni non faccio e non accetto regali di Natale.
Ha speso un paio di euro per quattro palline rosse da aggiungere all’albero.
L’avrei risposata.

Devo ricordarmi di chiedere a Bimbi che ambienti frequentasse negli anni 70: ho il sospetto che Stevie Wonder si riferisse a lei, quando cantava
“Isn’t she lovely”.

Dottordivago

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Aggiunta successiva: trattasi di minchiata, ma se volete leggerla lo stesso…

Mi è arrivata ‘sta cosa, che vi giro paro paro; magari è una minchiata e solo per l’uso che l’ignoto informatore fa dell’italiano, meriterebbe poco credito, ma it’s better to be safe than sorry, come dire che non si sa mai.

Ma dimmi te: mi faccio ridere da solo a parlare di virus, hacker e hard disk;
ahh… bei tempi, quando i virus si chiamavano scolo o creste di gallo, e tuttalpiù mi si attaccavano al pisello…
Va beh, partiamo con l’annuncio.

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Dì a tutti i tuoi contatti della tua lista, di non accettare nè il
> >> contatto peteivan@hotmail.com nè un video di Bush, è un hacker,
> >> formatta il computer, ti cancella i contatti e ti toglie la password
> >> alla posta elettronica.
> >>
> >> ATTENZIONE, se i tuoi contatti lo accettano,
> >> pure tu lo prenderai, così invia il messaggio urgentemente a tutti,
> >> questo è di molta importanza, semplicemente copia e incolla.
> >>
> >>
> >> URGENTISSIMOOOOOOOOOOOO !!!
> >>
> >> PER FAVORE, FAI CIRCOLARE QUESTO AVVISO AI
> >> TUOI AMICI, FAMILIARI, CONTATTI!!!
> >>
> >> Nei prossimi giorni devi stare
> >> attento: Non aprire nessun messaggio con un allegato chiamato : Invito,
> >> indipendentemente da chi te lo invia. E’ un virus che BRUCIA tutto
> >> l’hard disk del computer.
> >>
> >> Questo virus verrà da una persona conosciuta
> >> che ti aveva nei contatti. E’
> >>
> >> per questo che devi inviare
> >>
> >> questo
> >> messaggio ai tuoi contatti.
> >>
> >> E’ preferibile ricevere questo messaggio
> >> 25 volte che ricevere il virus e aprirlo. Se ricevi il messaggio
> >>
> >>
> >> chiamato: Invito, anche se è inviato da un amico, non aprirlo e spegni
> >> subito il computer.
> >>
> >> E’ il peggior virus annunciato dall a CNN. ‘Un
> >> nuovo virus è stato scoperto> recentemente ed è stato classificato da
> >> Microsoft come il virus più distruttivo che sia esistito.
> >>
> >> Questo virus
> >> è stato scoperto ieri pomeriggio dalla Mc Afee e non c’è rimedio contro
> >> questa classe di virus.
> >>
> >> Questo virus distrugge semplicemente il
> >> Settore Zero dell’Hard Disk, dove le informazioni vitali della sua
> >> funzione vengono conservate.
> >>
> >> INVIA QUESTA E-MAIL A CHI CONOSCI. COPIA
> >> QUESTO TESTO E INVIALO A TUTTI I TUOI AMICI.
> >>
> >> RICORDA: SE LO INVII A
> >> LORO, CI BENEFICI A TUTTI. URGENTISSIMOOOOOOOOOOOO

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Dottordivago

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Gente, sono braccato dal lavoro, mi sembra di avere il diavolo che mi corre dietro…

Quindi due-pensieri-due sulle ultime minchiate spacciate per notizie.

La scorsa settimana hanno messo in carpione un po’ di zingari perchè trovati in possesso di oggetti rubati; gli investigatori -… va beh, non diciamo niente-hanno altresì scoperto che avevano appartamenti di proprietà, svariati conti in banca ed auto di grossa cilindrata.
Ho un ricordo sbiadito come un sogno: avevo forse tre anni ed ero a spasso con mia nonna, quando vediamo passare alcune roulotte di zingari trainate da enormi Mercedes dell’epoca.
Mio padre aveva la Millecento ed io non avevo occhi che per quella macchina, ma mi sono reso conto che quelle degli zingari erano diverse; ho detto “Nonna… che macchinone!…” e lei mi ha risposto così:”Gioia, lo sai che bisogna stare attenti agli zingari perchè rubano tutto, così non fanno niente tutto il giorno e si comprano delle belle macchine…”.
Si è portata nella tomba il suo segreto, ma io sono sempre più convinto che fosse un agente della CIA, visto che sapeva cose che si scoprono solo oggi, più di quarantanni dopo.

Un’altra: c’è il sospetto -hanno proprio dichiarato così: sospetto– che qualcuno abbia giocato nel culo a De Magistris quando indagava su porcate che vedevano coinvolti gli allora Presidente del Consiglio Prodi e Ministro della Giustizia Mastella (mi sembra avesse quella carica, ma trattasi di un personaggio il cui ricordo, per fortuna, ho rimosso).
Il CSM ha il sospetto che il magistrato sia stato rimosso per bloccare le indagini, oltre all’altro sospetto, più vago, che Kennedy non sia morto dal freddo.

Un’altra: alcuni alti ufficiali dell’Esercito Italiano sono indagati in seguito al crescente sospetto che in occasione della strage di Nassirya non fossero state prese tutte le precauzioni necessarie per mettere in sicurezza il Quartiere Generale italiano.
Dopo l’attentato, quando ho visto le varie ricostruzioni in TV e letto articoli con dettagliatissimi disegni, ho avuto il sospetto anch’io, ma io sono nipote di mia nonna, quella della CIA, e ho lo spionaggio ed il sospetto nel sangue.
Questi credevano di essere in un campo nudisti e hanno tirato su un muro di terra alto due metri, per sottrarsi ad occhi indiscreti, lasciando libero un pezzo per l’ingresso; e siccome non sono mica stupidi, ci hanno messo una bella sbarra bianca e rossa come un passaggio a livello, sbarra che per i terroristi suicidi è come aglio e croce per i vampiri.
Vuoi mica fare un terrapieno di fronte all’ingresso, così chi vuole entrare di prepotenza ci deve girare intorno e fai in tempo a farlo a fette?
Naaa… e chi vuoi che se la pigli coi gentili e pacifici soldati italiani?
Probabilmente un autista ha detto:”Genera’, sta gip non tiene il servosterzo: che fatica agg’ ‘a fa’ per girare intorno al terrapieno?”
E così non l’hanno fatto, salvo poi sentire le dichiarazioni di un ufficialone quasi dislessico che sosteneva che non si poteva prevedere l’uso di armi non convenzionali.
Vero: in Iraq, se hanno bisogno un’auto, un carico di esplosivo ed un coglione che si fa saltare insieme, oh… non sanno da che parte cominciare.

Ormai lo sapete: sono sospettoso come mia nonna, quella della CIA, e comincio a pensare che da un serraglio di qualche allevamento siano scappati degli imbecilli col pedigree.
Ma questo è niente: il vero tarlo che non mi fa dormire la notte è: ma la coca cola, avrà le bollicine?

Dottordivago

P.S. Se qualcuno invia un commento dicendo “Se è sgasata, no”, lo sputo in faccia.

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Mah…

El me amis Misterpinna ha scritto un micro trattato di economia dal titolo Inflazione inflazionata .

Questa cosa mi ha fatto ricordare di un servizio del TG di qualche anno fa in cui c’era una vera perla di macro-economia, oltre che di macro-facciacomeilculo.
L’avevo già tirata fuori un anno fa, ma chi mi leggeva allora non mi sopporta più, quindi non mi legge più, mentre chi mi conosce da poco se l’è persa.

Intervista ad un super manager di stato, non ricordo se De Vita o De Rita, comunque un giovanotto da qualche miliardata di lire all’anno di stipendio, con noi in veste di sponsor, interpellato a proposito del costo della benzina.
Questo signore, appartenente ad una categoria che dovrebbe essere in grado di spiegarci quello che succede, alla domanda del giornalista “Gli italiani si chiedono: perchè la benzina costa 2000 lire al litro?” ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga “Gli italiani devono capire che oggi, a livello industriale, la benzina costa 300 dollari alla tonnellata”.
E non si sbagliava, erano dati corretti.

Messa giù così, uno chiede scusa per il disturbo e se ne va con la coda in mezzo alle gambe pensando “Come parla bene quello lì”. Se, invece, uno fa come me e prende una calcolatrice, scopre ciò che il fenomeno ha detto.

Allora, considerato che in quel periodo il dollaro valeva 1750 lire e sapendo che una tonnellata di benzina è pari a più di 1300 litri, il conto è semplice: 300 x 1750= 525.000 lire, che divise per 1300 litri fa circa 400 lire al litro.

Ora, il fenomeno ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga “La benzina costa 2000 lire al litro perchè la benzina costa 400 lire al litro, cari coglioni che di economia non capite un cazzo…” 

Visto che lo stipendio di questo signore, al 99% delle probabilità, ce l’abbiamo ancora sulle spalle noi, è lecito lanciare un sondaggio in cui si domanda se è completamente scemo o se ci prendeva solo per il culo?

Dottordivago

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Allora, come già detto, ho cambiato gestore telefonico, passando da TIM a Poste Mobile, anche se non ne sono sicurissimo, visto che il passaggio doveva avvenire il 10 dicembre, cioè ieri, mentre un operatore del 119 da me contattato -non ricordo il nome, forse Nostradamus…- mi ha detto che sarebbe avvenuto il giorno 9 alle ore 17, cioè l’altro ieri, ma al momento faccio ancora parte della grande famiglia TIM.
Eh, quella è gente che quando si affeziona…
Dirò di più: se hai un amico della TIM, è un amico davvero, che se gliele chiedi ti dà pure le mutande.

Ed anche per questo mese sono Campione Provinciale di luoghi comuni.

Dunque, l’altro ieri ho chiamato il 4916 per conoscere il mio credito residuo ma invece del solito, gioioso “Buongiorno ecc. ecc.” detto da una macchina, mi risponde un’operatrice; giuro, credevo fosse uno scherzo: mi ha risposto con un accento siciliano che neanche Fiorello che imita Camilleri riesce a regalarci.
Quando ho capito che parlava proprio così -oh, non sono razzista, è che sarebbe bello riuscire a comprendere senza fatica una che di mestiere parla alla gente- le ho domandato spiegazioni; semplice, conoscendo la mia intenzione di andarmene, le mie chiamate ai servizi TIM vengono dirottate ad un operatore incaricato di convincermi a fare parola turna indrè, allettandomi con super offerte che prima non si sono mai sognati di farmi.
Uè, bella mia, ho già mandato a stendere un tuo collega qualche giorno fa: se avevate delle tariffe vantaggiosissime dovevate propormele a suo tempo, invece di prendermi per il culo prima e tentare di prendermi per i capelli ora.
Tono triste-deluso-seducente:”Ma allora è proprio convinto?…”
Di secondo nome faccio “Convinto”, piccolo fiore di Trinacria.
E già che ci siamo, mi spiega come fare per la restituzione del traffico telefonico acquistato?
“Quelle sono cose che deve vedere col 119. Buongiorno” e mette giù: mi sa che le è andato su per il culo il mancato incasso della taglia che pendeva sulla mia testa, se mi avesse riportato vivo o morto.

Faccio il 119.
Non mi risponde la stessa, ma una che parla in modo identico: o i call center sono tutti in Sicilia, o qualcuno ha scoperto che i siciliani sono bravi al telefono, un po’ come quegli indiani che geneticamente non soffrono di vertigini e che per questo venivano assunti per la costruzione dei primi grattacieli di Manhattan.
O forse perchè, come don Vito Corleone, sono bravi a fare “un’offerta che non si può rifiutare”.

Le espongo la situazione:”Me ne vado con Poste Mobile: il credito residuo non utilizzato, come me lo ridate?”
“Lei ha fatto la richiesta, quando ha fatto il contratto con l’altro operatore?”
“No, anche perchè, a distanza di dieci giorni, telefono ancora con TIM…”
“Eh, allora mi dispiace, mischinu (mischinu ce l’ho messo io, ma la Montalbano in gonnella l’avrà pensato…), ma lo perde…”
“Vede, secondo piccolo fiore di Trinacria, io vivo in un mondo tutto mio, dove se paghi di più, ti danno il resto…”.
“Lei -vossìa- ha ragione, ma…”
“Lo so, che ho ragione; è quando ho ragione che mi incazzo, quando ho torto sto zitto”.
“Guardi, non so proprio che dirle… Provi in un centro TIM”.

Chiamo il centro TIM di proprietà di mia cugina, l’Alligatrice (va beh, è una storia lunga…) che mi conferma quanto già sentito.
Richiamo il 119 e chi mi risponde? Probabilmente quella che presta la voce ad Angelica, fidanzata di Orlando, negli spettacoli di pupi siciliani.
Comincio a parlare avvolto dai profumi di agrumeti e zagare; bella l’atmosfera ma brutta la risposta: ‘u criditu m’u pigghiaiu ‘n tu’culu, praticamente.

A me, voi mi conoscete, no?

Richiamo il 119, tanto è gratis e, mal che vada, un ripassino di siciliano può tornare utile per un’eventuale vacanza o per trovare lavoro in un call center.
Toh, un uomo: Marco, milanese al 90% con un 10% indefinibile.
Ri-espongo.
Ocio che parte Marcolino:
“Certo, signore, deve scaricare il modulo da internet, ma se mi dà un indirizzo email, glielo mando io, dopodichè lo deve stampare, compilare ed inviare via fax al numero indicato”.

Eeehhh?…

“Non sono stato chiaro? Glielo ripeto: dunque, grazie alla legge Bersani…”
“No, no, si è spiegato perfettamente, conosco la legge Bersani -per una volta, grazie Prodi…-, è solo che le sue colleghe, nonchè l’Alligatrice ecc. ecc.”
“Non è colpa loro, manca la formazione, e a volte anche la voglia di informarsi…”

Questo ragazzo mi piace, e ci attacchiamo un bottone micidiale.
Gli confesso che per tutto quanto riguarda il lavoro, sono gay dichiarato: nel senso che amo trattare con gli uomini, non che maneggio cazzi.
Lo inviterei a cena e sarei disposto a spendere più dei 60 euro di credito che devo recuperare, ma avrebbe un sapore un po’ equivoco, dopo la battuta sul mio frocismo professionale…

Morale: anche se sembra una parabola presa dal “Vangelo secondo Bossi”, è andata esattamente così: ho trovato tre cretine siciliane -ma se fossero state altoatesine sarebbero state tre cretine altoatesine- ed un ragazzo in gamba milanese o quasi, ma sarebbe stato in gamba pure fosse stato calabrese.

Alla fine della fiera, come dicono quelli che vogliono tagliare corto, se avete intenzione di mandare a stendere TIM, o un altro operatore, sappiate che il credito acquistato e non consumato ve lo devono restituire per legge con assegno o bonifico, al netto delle spese sostenute -mi sembra ragionevole- che per TIM ammontano a 5 euro; propone, inoltre, il trasferimento del credito ad un’altro numero TIM, in questo caso a costo zero.
Chi fosse interessato può scaricare il modulo di richiesta qui: http://www.tim.it/showfile/73302.pdf

Già dal modulo si evince che banda di teste di cazzo sono; dove c’è lo spazio per il codice IBAN, semplicemente non c’è lo spazio per il codice IBAN; in 6 cm di tratteggiatura ho tentato, inutilmente, di farci stare i 27 caratteri del codice: solo che se scrivevo leggibile non ci stavano, e se ce li facevo stare non si leggeva un cazzo, così, in fondo al modulo ho scritto “ripeto codice IBAN: IT 41 K ecc. ecc.”

Sai com’è, se dopo tre o quattro mesi non arriva il grano, nove su dieci se lo dimenticano; se uno se lo ricorda, ed attacca a caragnare, Alì Babà e soci possono sempre tirare fuori la storia che il codice IBAN che non si legge bene, o al fax uscito male.
E sicuramente è questo il motivo per cui richiedono il fax e non un’email o una raccomandata: se ne stanno nella zona grigia tra la tecnologia e l’arcaico, sfruttando la difficile comprovabilità dell’invio di un fax o della sua data.

Tra l’altro, adesso mi viene in mente una cosa: questi non dormono la notte per pensare a come mettercelo in quel posto, quindi sarebbe consigliabile, dopo aver mandato il fax, chiedere una conferma di ricezione: ‘stibbastardi sono i campioni del mondo, a fare gli indiani.
Per la conferma non so dove e non so come, ma ci penso; e se lo scopre qualcuno di voi, ditemelo.
Grazie.

Ah, nel modulo di richiesta, se trovate spazio, fate un appunto in schietto operatorese TIM: “Curnuti, aviti da cacciari i piccioli, minchia…”

Dottordivago.

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