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Archive for the ‘Pandismi’ Category

Io parlo tanto.

Non “troppo”, ho detto tanto, anche se devo riconoscere che logorroici, ubriachi e matti sono le classiche categorie che non riconoscono mai di essere tali.

Cosa volete che vi dica… Ho un sacco di argomenti, li espongo abbastanza bene e allora parlo. Tanto.
Ho sempre diffidato -ed invitato gli altri a farlo- dei cosiddetti uomini di poche parole, erroneamente considerati positivamente; avete presente quelli che “parla poco, ma quando parla…”?
Beh, secondo me, spesso chi parla poco è perchè ha poco da dire; ed è ovvio che quando apre la bocca è un avvenimento, quindi sei portato a stare a sentire: non è che uno cammina tutto il giorno guardando il cielo, però, se gli astronomi dicono che passa una cometa, allora ci stai subito più attento, no?

Ho una mia filosofia: se puoi fare o dire una cosa che fa ridere, perchè fare o dire una cosa triste? O “impegnata”?

Le cose tristi arrivano da sole, e la vita richiede già abbastanza impegno.

Un po’ come al cinema: se un film è sconclusionato, costruito con pezzi slegati messi insieme senza un senso, una cosa “felliniana”, per capirci, se sembra il parto di un ubriaco, perchè lo si definisce surreale e visionario anzichè una gran cagata?
Ancora: quando Marlee Matlin ha vinto l’Oscar per il ruolo in “Figli di un Dio minore” la motivazione è stata “…per la splendida interpretazione nella parte della sordomuta”; ottenuta la statuetta ha ringraziato dicendo: “Tnkiu vr mc!”, non perchè aveva mezzo cheesburger in bocca ma perchè è sordomuta.
Mi sembra sufficiente per ridimensionarne i meriti, no?
Per proprietà transitiva, se parli poco potresti anche avere il cervello bollito, più che essere un fenomeno; e se non parli sei un musone, non uno che la sa lunga.

Altro esempio cinematografico -oh, oggi gira così…- sulla disparità di considerazione di cui siamo vittima noi pagliacci chiacchieroni a vantaggio dei tristoni taciturni: ho provato un paio di volte a violentarmi e costringermi a guardare un filmone tipo fratelli Taviani o roba così: dopo dieci minuti in cui nessuno parlava, avrei dato un braccio per sentire qualcosa, anche solo “ET telefono casa”, e mi è saltato il nervo. Esperienza archiviata.
Cari registi impegnati, se volete creare un’opera immortale senza dire una parola, dipingete un quadro, no? Costa anche meno…

E’ molto più difficile scrivere “Harry ti presento Sally”,

 image dai testi frizzanti e spassosi, che non un silenzio dopo l’altro, Antonioni style; e richiede  sicuramente più talento creare personaggi come Nick e Nora, quelli della serie di film dell’Uomo Ombra,

image  due milionari gaudenti -ed un po’ etilisti, a dirla tutta- dalla classe, stile ed ironia sconfinati, che non clonare sullo schermo dei borgatari brutti, sporchi e cattivi come faceva Pasolini.

Poi, voi potete pensarla come volete, neh?

E cosa mi dite di questa divagata coi controcazzi?
Una volta, quando mi scappava di divagare, mi perdevo dietro alle mie stupidate; adesso, nel corso della divagata, inserisco anche le foto: la sto istituzionalizzando, la divagata.
Non volevo scrivere un articolo di contro-critica cinematografica, è solo che mi sono perso: andiamo avanti, anche se so già che non avrò il tempo per finire.

Io ritengo che se sei in mezzo ad altri e non dici niente è come andare al ristorante e non mangiare: prima o poi, fosse anche solo il cameriere, qualcuno ti chiede se va tutto bene.
A me non è mai successo, anzi…; e se qualche volta sono andato lungo, me ne scuso, non tanto con gli amici di vecchia data, ormai vaccinati, quanto coi nuovi, che so, qualche blog-friend tipo Paz o Misterpinna, con cui ho avuto il piacere di sedere intorno ad una tavola; con Misterpinna due volte: eh va beh, amico mio, se te le cerchi…

Continua.

Dottordivago

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Didascalia: VERGOGNA!

E’ a questo che volevate arrivare?
Avete prima messo alle corde un paese, poi lo avete messo al tappeto.
Finti governi e finte opposizioni che si alternano ci hanno regalato un paese allo sbando: un popolo che non arriva a fine mese, ridotto alla ressa per il cibo come nel più disperato terzo mondo.

Avete visto tutti le immagini da Roma, dove una guerra tra poveri ha rischiato di mietere vittime innocenti che cercavano solo un pezzo di pane per sopravvivere: e sono fatti del 29 ottobre, non dell’immediato dopo guerra.

29 ottobre, ma potrebbe essere il 29 di un qualsiasi mese dell’anno, tranne febbraio, che se non è un anno bisestile ne ha solo…
Ma non divaghiamo: signori, questa è  La Grande Fame del fine mese.

Sono immagini che fanno male: vedere la ressa fuori da un centro Trony, nota catena no profit distributrice di aiuti umanitari, con la gente prostrata dagli stenti che trova le forze per lottare, per raggiungere il cibo.
Guardate in primo piano quel signore dai capelli bianchi: sicuramente sarà un pensionato che non arriva neppure alla terza settimana, visto che si tiene ai margini della ressa per non essere travolto e calpestato da altri affamati più giovani e forti.
O forse solo più affamati.

Guardate la donna vicino a lui, quella con la felpa bianca: tiene desolatamente sulla spalla una borsa vuota; sperava di riuscire a portare a casa il necessario per sfamare i suoi figli, ma il cibo è poco e gli affamati sono tanti, troppi.
Dovrà forse finire sul marciapiede per sfamare i suoi piccoli?

Guardate i più disperati, quelli la cui mente è obnubilata dalle privazioni, quelli che tentano di scavalcare le recinzioni che li separano dal cibo, dalla speranza di sopravvivere ancora un giorno.
Ma vale la pena vivere ancora un giorno così? 

Che speranze ci sono per un paese che…

Eh? Non ho capito un c…?
Come? Non è una ressa per gli aiuti uman…
Ah, Trony non è un’associazione no profit?… Cioè non regala…? E cosa…
Vende???
Beh, certo, venderà cibo super scontato…
No-o?…
Farmaci salvavita? Antitumorali?
Elettrodomest…?!

Ci scusiamo per il problema tecnico; ora, se è pronto il pezzo giusto…
E’ pronto? Bene, possiamo farlo partire.

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Didascalia: VERGOGNA!

Vergognoso assalto ad un centro Trony, uno di quei posti per pochi privilegiati dal portafoglio gonfio ed il cuore di ghiaccio, uno di quei posti che i disperati del fine mese possono solo sognare, come faceva la Piccola Fiammiferaia.

Dall’immagine potete vedere il vergognoso assembramento di agiati  benestanti, se non ricchi sfondati, disposti a tutto pur di accaparrarsi le ultime novità del settore elettronico da esibire poi come trofei agli amici o come veri status symbol al resto del mondo.

Guardate il signore con i capelli bianchi in primo piano: abbiamo scoperto trattarsi di notaio e lo conferma la saggezza e l’astuzia di tenersi fuori dalla mischia per far sì che i più giovani si scannino, dopodiche piazzerà qualche colpo da maestro e se ne tornerà alla sua lussuosa dimora con i pezzi migliori.
Senza rimorsi.

Guardate la signora con l’elegante blazer bianco di grande marca che stringe a sè la costosissima borsa piena di carte di credito a cui dar fondo nel corso della giornata: è la moglie di un partecipante alla cordata per rilevare Alitalia.
Non pensa ai poveri piloti che state riducendo alla fame?

E cosa dire dei più assatanati, quelli che scavalcano le recinzioni?
Si riconoscono chiaramente due dentisti, un petroliere ed alcuni sfaccendati, figli della Roma-bene: gente che non si deve preoccupare per i tagli alla scuola e per il pane e la pasta i cui prezzi raddoppiano ogni giorno, fortunati che non devono sopravvivere con stipendi da dipendente pubblico sempre più bassi, a fronte di carichi di lavoro massacranti e, se non bastasse, tacciati di menefreghismo ed assenteismo.
Sono immagini che non avremmo voluto vedere.

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C’è nessuno…?

Oh, ragazzi, sono io…

Come “io chi?”…
Io, il titolare del blog, il giullare del terzo millennio, il Grillo Parlante inattendibile, l’anello di congiunzione tra l’uomo ed il peccato di gola: io, il Dottordivago.

Ci tenevo a farmi riconoscere perchè è un periodo che qualche quotidiano on line la fa fuori dalla tazza e mi invade il sito: voi avete mica notato qualcosa di strano? No-o?
Va bene, allora cominciamo.

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Tranquilli, sarò telegrafico.
Volevo solo farvi vedere cosa succede in un paese alle corde, un paese per cui la fine del mese, per non parlare del futuro, è un’incognita.

Questa massa di cretini siamo noi, lo sapete?
Daccordo, io lì in mezzo non ci sono e non vedo nessuno di voi, ma siamo noi: gli Italiani.
Non riesco a capire cosa ci sia successo; e non mi riferisco al fatto in sè, sto semplicemente  meditando su chi siano quegli imbecilli che, quotidianamente intervistati, si stracciano le vesti dichiarando che non ce la fanno più, che mangiano la carne sì e no una volta alla settimana, che non si ricordano dell’ultima volta che si sono comperati un paio di scarpe.
Io non so quanti siano, ma hanno una capacità di apparire in televisione che Paolini lo Scemo se la sogna, nonchè la stessa dignità di un ubriaco che vomita sul marciapiede.
Cristo santo, quando c’era davvero la miseria, chi la provava non la sbandierava come un’onorificenza; oggi, basta dare un’occhiata alla foto qui sopra per capire dove sono finiti decoro e dignità

Porca puttana: ma a me, non m’intervista mai nessuno?
Forse qualcuno come me lo intervistano pure, ma poi lo tagliano: il parlare chiaro non è una moneta spendibile nè una merce richiesta.

Giusto per chiudere, volete vedere chi davvero rischia di non arrivare alla fine, non dico del mese, ma della settimana?
Eccoli.

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Qui si vedono due cose che realmente noi ignoriamo: la vera miseria e la DIGNITA’.

Dottordivago.

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Non è l’invito a continuare a leggere, è l’avvertimento che prima ci sarebbe da leggere il post precedente, se non l’avete già fatto…image

Ho iniziato con l’elogio della boxe ed un saluto a Peter Buckley, il più grande sacco da botte vivente -per miracolo…- poi, forse per il clima di questi giorni, mi deve essere entrata un po’ di pioggia nel cervello e ho finito per parlare della proliferazione degli incontri di calcio, causata dalle televisioni che vorrebbero trasmettere più partite che telegiornali.

Nella boxe è peggio.

Nella boxe moderna, quella codificata dal marchese di Qeensberry nell’800, esistevano inizialmente tre categorie: leggeri, medi e massimi; agli inizi del ‘900 vennero create le categorie dei mosca, gallo, piuma e medio massimi.
E si è andati avanti per decenni con le sette categorie classiche.

Vado a braccio, ma credo che la prima federazione sia stata la WBC, che dirigeva tutta la musica e pianificava gli incontri.
Poi un giorno si sono detti: “Và che siamo dei pirla… Abbiamo 7 campioni del mondo i cui incontri ci portano soldi: perchè non ne facciamo una decina?”
Visto che la cosa funzionava, altri si sono ingolositi ed hanno costituito la WBA, una seconda federazione con altri otto o dieci campioni.

Nella boxe hanno cominciato a girare valanghe di soldi, quindi da lì a nascere una terza federazione, la WBO, c’è voluto un attimo.

E noi, siamo figli di puttana? hanno detto degli altri; ed è nata l’IBF, così abbiamo 4 federazioni con le stesse identiche caratteristiche e che mirano solo a dividersi il 90% della torta, come PDL e PD.
Ci sono anche altre federazioni che non contano un cazzo: i soliti Casini, insomma.

Il problema è che ognuno vuole aiutare gli amici ed aumentare i profitti, quindi, se da una parte uno vuole fare il ponte di Messina, gli altri vogliono assumere 12 milioni di insegnanti e bidelli: nella boxe basta aumentare le categorie che, così facendo, sono salite a 15.

Mosca fino a 50,802 kg
Super Mosca fino a 52,163 Kg
Gallo fino a 53,525 Kg
Super Gallo fino a 55,338 Kg
Piuma fino a 57,152 Kg
Super Piuma fino a 58,967 Kg
Leggeri fino a 61,237 Kg
Super Leggeri fino a 63,503 Kg
Welter fino a 66,678 Kg
Super Welter fino a 69,853 Kg
Medi fino a 72,574 Kg
Super Medi fino a 76,204 Kg
Medio Massimi fino a 79,378 Kg
Massimo Leggeri fino a 86,183 Kg
Massimi oltre 86,183 Kg

Ci sarebbero anche federazioni orientali che prevedono i pesi Paglia -giuro!-  che fanno combattere denutriti di 45 kg: roba da andare lì, prendere i due pugili per le orecchie e dirgli: “Se vi trovo ancore a fare a botte lo dico ai vostri genitori. E adesso filate a casa…”

E si arriva al momento attuale in cui, se uno è campione di una categoria, gli basta un piatto di gnocchi ai quattro formaggi per combattere in quella superiore, o una bella cagata per passare in quella inferiore.

Ma non è così semplice: vi ricordate le 4 federazioni?
Bene, visto che ognuna ha i suoi campioni, ci ritroviamo con 4 campioni del mondo della stessa categoria che, moltiplicati per le categorie fa

4 x 15 = 60 campioni del mondo.

Arriveremo al Campionato del Mondo Pesi Massimi del Capricorno, a quello dei Gemelli e così via? Mica per altro: ci sarebbero ben 12 categorie ulteriori ed un mucchio di incontri da organizzare; se poi uno finisce per essere poco più che il Campione del Condominio, poco male.
Ed a livello nazionale, ci sarà il Campione Italiano Pesi Welter di quelli che di nome fanno Armando che sfida il Campione Italiano Pesi Welter di quelli che si chiamano Franco?

Oddio, è da così tanto tempo che non seguo più la boxe che forse ci siamo già arrivati: io mi sono fermato agli anni 80, quando i Campioni erano Campioni.

Thomas HearnsRay Sugar Leonard

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Va beh, ci metto anche l’animale, ma piccolo piccolo, come la statura morale.

tyson

Dottordivago

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Dài, non fare così…
Ma sì, lo so, nel post precedente ti ho dato dell’ incommensurabile coglione… ma con l’amicizia che c’è, se anche uno si prende un minimo di confidenza…
Lo sai come faccio, no? Subito mi incazzo, ma dopo un attimo è tutto finito…
Su, Walterino, tira via quel muso lì, dài…
Vuoi che ti porti al cinema?
Eccolo lì… lo vedi che ti scappa un sorrisino?
Guarda, pur di far la pace, anche un film di Ermanno Olmi…
Eh? I fratelli Taviani?
Walter… non te ne approfittare, eh? Lo sai come la penso: meglio un Olmi oggi che due fratelli Taviani…
E se tiri troppo la corda ci metto un attimo a farti vedere un blockbuster made in USA, chiaro?…
No no no… non fare di nuovo il muso…
Guarda qua cosa c’è…

bellissima

Ah ha… lo sapevo io che questo… eh?…
1951, bianco e nero, drammatico, regia di Luchino Visconti…
Pace?…
Oh, bravo, adesso ti riconosco.

Senti un po’, già che ci siamo, volevo chiederti un favore…
Eh? Ma figurati se voglio un posto di lavoro…
No, neanche una raccomandazione; lo so che non conti un cazzo e che per queste cose devo chiedere a Baffino o a quello lungo lungo secco secco…
No dài, non t’incazzare di nuovo…
Ma non volevo… non conti un cazzo… nel senso buono, capito?
Conti, conti…
Eh? Sì, sì, più di Francesco, sì, giuro, più di Francesco… Okay?…

Allora, senti qua: è un periodo che sono incasinatissimo, mi serve una mano per dare una girata a tutta la situazione ed ho appena scoperto che sei l’uomo giusto: io ti dico cosa vorrei fare e tu mi spieghi come farlo, okay?

Dunque, sai che la macchina in garage non mi va di metterla, troppo casino, ci entra a malapena quella di Bimbi; ecco, vorrei farci entrare comodamente anche la mia e quelle di tutto il condominio: due scale, trenta appartamenti per scala… togli i vecchietti… diciamo un centinaio di macchine, più o meno.

Poi, l’officina: non riesco più a muovermi, c’è un merdaio di roba dentro e vorrei ricavare un po’ di spazio per lavorare comodo; inoltre, visto che ho dei macchinari che uso poco, mi farebbero comodo altri due o trecentomila metri quadrati da affittare alla Boeing per farci gli aerei.

E devo mica spiegarti come sono messo in casa?…
Vorrei aggiungere almeno tre o quattro camere per gli ospiti, ognuna col suo bel bagno, e, se possibile, una zona giorno, con cucina, per organizzare matrimoni: centocinquanta coperti, non di più. Ah, se ci stesse anche una chiesetta potrei offrire il pacchetto completo, che ne dici?

E per finire… Cosa?
Come sarebbe a dire “ed io cosa c’entro”?
Ma non voglio i finanziamenti, te l’ho detto…
…E se non parlavi di soldi, qual’è il problema?
Che è una cosa impossibile?

Senti un po’, fenomeno, per gli altri si può fare tutto e se ti chiedo un favore io…
Sai benissimo di cosa sto parlando: l’altro giorno hai fatto stare due milioni e mezzo di persone al Circo Massimo e per quattro pirlate che ti chiedo…
Cosa “ma no, vedi…”?
Hai preso tutta ‘sta gente, li hai fatti stare in un posto che, sì e no, ce ne sta un decimo; li hai stipati come gli atomi di una nana bianca, che un cucchiaino di quei manifestanti pesava come l’Everest, rischiando di creare un buco nero nella Città Eterna se solo ne arrivava ancora un pullman…
E per me non puoi fare niente?
Come sarebbe “non erano proprio tanti così”?
Guarda, lo sapevo, non dovevo chiederti niente: pur di lasciarmi nella merda sei disposto a fare la figura dello scemo…
Bell’amico!…

Cosa?…
Eh no, bello mio: quel film dimmerda te lo vai a vedere per i cazzi tuoi…

Dottordivago

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Un commento di Simona a “Stiamo nel vago” mi ha fatto ricordare che il post non era finito quando il kopi luwak si è impadronito della mia mente.
Va bene che parlare di mente e del sottoscritto nella stessa frase è quasi una contraddizione in termini, ma rimane stupefacente quanto poco basti a farmi perdere la strada di casa; ero lì, col post praticamente scritto nella testa, e, non so come, sono stato aggredito dal pensiero dell’orrido intruglio; da questo all’idea del macchiato freddo – scagazzato caldo è stato un lampo, solo che la cosa mi faceva talmente ridere che mi sono dimenticato un pezzo di post.
Ma voi, dite la verità, è così che mi volete, no?
Parecchio tempo fa, il buon Paz -che tanto buono, poi… va beh…- in uno scambio epistolare mi criticava bonariamente per la lunghezza dei miei post ed a proposito dei suoi si scherniva -o mi pigghiava p’u u culu?…- dicendo che lui non possiede il dono della divagazione: è una delle cose più acute e sottili che mi siano arrivate su queste pagine; ovviamente non ho recepito l’invito alla stringatezza, anche perchè, come dimostra la storia della mia vita, non ho mai ascoltato un consiglio che sia uno; forse per una volta ho fatto bene: se mi firmassi Dottorconciso o Dottorconcentrato, e scrivessi di conseguenza, forse non sareste qui a leggermi.

Il fatto preoccupante è che, normalmente, mi rendo conto quando mi scappa di divagare, lo dichiaro e, magari a fatica, riesco a tornare nel seminato; stavolta, invece, ero lì tranquillo quando… BAM!
Tutto inarrestabilmente andato.
Ad una certa età -che non è la mia…- alcuni hanno questo problema con la vescica; non vorrei che questa sorta di incontinenza alla divagazione porti ad associare la mia testa all’organo collegato alla vescica.
Vabbè, me lo sono cercato e me lo dico da solo:

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‘A testa de cazzo!

Comunicazione di servizio: Pinetz, non ti ricorda qualcuno che conosciamo? Vediamo se ha la coda di paglia…

Oh, ragazzi, sto divagando nel corso di una divagata: forse, quelle due pirlate che dovevo dire, è destino che non le dica; però ora ci provo.

Sempre a proposito di quelli che ti dicono chi sei e come sei.

Da sbarbato avevo il terrore di due categorie: gli amici mollati dalla morosa -che ti facevano degli elmi micidiali- e quelli -ma soprattutto quelle– che si iscrivevano a Psicologia.
Col passare degli anni, i cuori infranti mi spaventano meno: come già detto, la maggior parte dei miei amici si è separata, qualcuno anche due volte, ma con l’età c’è una maggior reticenza a disperarsi in pubblico; quelli che tengono duro sono quelli -ma soprattutto quelle– che la laurea in psicologia l’hanno conseguita; ma anche quelli che si sono fermati prima continuano a rendere la vita, o quantomeno la conversazione, impossibile.
Un po’ come l’epatite C: quando hai preso in mano un libro di psicologia, resti positivo e pericoloso per tutta la vita.

Faccio un esempio.
Io mi rosicchio le unghie, da sempre; non in modo maniacale e rabbioso come quelli che si massacrano a sangue, così no, ma non ne vengo fuori comunque: posso anche stare un mese con le mie manine sante tutte belle e a postino quando, vuoi per un Gran Premio o per un film o per una minchiata qualunque, mi ritrovo con i polpastrelli da lebbroso e le briciole sputazzate sulla camicia.

Sì, non è una bella immagine, ma con tutte ‘ste donne che mi stanno addosso uso queste cose come deterrente, tipo le mutande strausate di Homer Simpson che “Potrebbero scoraggiare persino Joan Collins…”.

Forse mi rosicchio le unghie perchè sono un inguaribile agitato, o forse perchè possiedo una dentizione continua come i topi, fatto sta che se non ho la bocca in movimento, compreso il parlare, non sto bene.
Una notte ero a pescare con un amico: mare di fronte, canne piazzate e sopra di noi solo il cielo; finiamo i panini e ci schiaffiamo uno stuzzicadenti in bocca -chi non ha provato, in un momento così, non sa cosa si perde…- a cui segue una Marlboro (ora non più) ed un chicles (chewing gum, ndr); poi è il momento di una Fisherman, perchè anche a pesca l’alito è importante: e se Marcolino, tra il chiaro e lo scuro, mi tirasse la lingua in bocca?
Infatti il socio si avvicina e mi dice:”…Ma cosa cazzo stai facendo?”
Dunque, avevo il chicles e la Fisherman in bocca, lo stuzzicadenti da un lato, la Marlboro dall’altro… e mi rosicchiavo le unghie!
Marcolino, che è un amico, mi domanda se voglio uno Xanax per rilassarmi o se preferisco fargli un pompino per tenere impegnata la bocca.
Ho risposto che stavo bene così e di farsi i cazzi suoi, però mi sentivo un pirla.

Orbene, quando mi metto le mani in bocca e nei paraggi c’è uno nel tunnel della psicologia spicciola, è la fine; mi sono sentito dire che sono un insicuro, che ho bisogno d’affetto, che è un desiderio di ritorno all’utero -può darsi: come diceva Woody Allen,”desidero tornare all’utero: uno qualunque…- o quantomeno di ritorno alla mammella -idem, magari una quinta…-, che sono insoddisfatto, che sono…  AAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!
E TU, PERCHE’ SEI COSI’?
PERCHE’ SEI UN CAGACAZZO?
PERCHE’ SEI UN SUCAMINCHIA?
PERCHE’ SEI UN ROMPICOGLIONI?
EH? PERCHE’?

Di solito smettono.

Morale_ Non fatevi dire chi siete: siatelo.

E già che non vi faccio mancare niente, chiosa finale.
Che non c’entra niente col resto, ovvio.
Stamattina sono andato da Pino Trifula, il mio pusher di tartufi.
Il poverino -poverino una sega…- si dice dispiaciuto, ha poca roba -ma buoonaa…- per colpa del clima troppo secco.
Faccio l’acquisto -due pezzi trovati sotto ad un rovere, e chi vuole intendere…- e lo tranquillizzo: vado a far lavare la macchina, come estrema macumba per attirare la pioggia.

Ringraziando la Madonna ha funzionato, sta cominciando giusto adesso, porca troia…

Però stasera, mentre fuori piove, tartare di manzo e uova fritte con sopra l’equivalente del PIL della Cambogia: mmmmmmm…
Problemi di coscienza? …. Naaa! Piuttosto mi creerà qualche problema coi vicini: quando mangia il tartufo Bimbi fa dei versi che sembra stia trombando.
E non la solita roba: con uno bravo, intendo…

Dottordivago.

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Ho già avuto modo di esprimere le mie perplessità sui vari sistemi per vendere fumo o, genericamente, per ciulare il prossimo; molti miei “scritti” sono permeati da un fisiologico -se non patologico- scetticismo che proprio non riesco a scrollarmi di dosso, quando non si tratta di un vero e proprio limite intellettuale, come evidenzio nel post  Perchè non credo?

Sempre con l’occhio che balla guardo le mode più stupide del momento in Mi faccio la frusta. E due…

Non sto facendo autopromozione, è solo che così me li controllo, per non scrivere due volte la stessa cosa visto che, con l’arterio che mi ritrovo, ormai, dico sempre le stesse cose come i vecchi…

Tutte le stronzate di cui tratto in quelli ed altri post, hanno come causa scatenante la sempre più diffusa stupidità che va a braccetto con il benessere ed il progresso e che fa a schiaffi con la civiltà.

La nostra società ci porta a fare un sacco di cazzate convincendoci con pubblicità e falsi idoli…
…e adesso mi sono stufato di me stesso: sembro uno di quei sociologi o psicologi da salotto TV.

In poche parole: cos’è che mi fa girare i coglioni, oggi?
Presto detto.
E’ mai possibile che un sacco di gente deve farsi dire da altri non come devono essere ma come sono?
Mi spiego meglio: se la mamma ti dice di non essere maleducato, va bene; se il codice della strada ti dice che non devi far guidare la scimmia, va sempre bene; al limite, se la società ti dice che per essere figo devi acquistare un certo vestito o una certa auto, può ancora andare bene.
Quello che non accetto è che mi dicano come sono, senza aver mai saputo chi cazzo sono.

Allora, partiamo dagli oroscopi.
Sono nato l’8 febbraio e quindi sono un Acquario; ho alcuni amici nati a pochi giorni di distanza da me, quindi Acquari pure loro, e non potremmo essere più diversi; uno di questi si chiama Carlo pure lui, è nato addirittura lo stesso giorno, alla stessa ora, e l’unica cosa in comune oltre alla data di nascita ed al numero degli arti, è che siamo due deficienti: per il resto non c’entriamo un cazzo uno con l’altro.
Però, se vado a leggere le “caratteristiche dell’Acquario”, dovremmo essere due cuori ed un’anima sola.
In un periodo, per me particolarmente felice, Carlo 2 si è separato dalla moglie e ha perso il lavoro.
Ma l’oroscopo del periodo era lo stesso.
Questa capacità che hanno gli astrologi del dirti come sei, ha preso una bella scoppola -casomai fosse necessario provare che è una stronzata- nel corso di un esperimento condotto una ventina di anni fa in un’università americana.
Un campione di un centinaio di soggetti, maschi e femmine, è stato diviso per segno zodiacale; a tutti è stato dato un profilo astrologico relativo al proprio segno, con il divieto di commentarlo con i vicini.
Dovevano dare un voto da uno a cinque alla corrispondenza del profilo con le proprie caratteristiche reali, o presunte.
Bene, nel computo seguente la media è stata superiore a quattro, quindi i soggetti esaminati hanno commentato con fior di dottoroni la quasi perfetta corrispondenza.
Tutto finito? No, ragazzi, ancora una cosa: scambiatevi i fogli, a caso.
Si trattava di un testo unico, fotocopiato, con l’unica differenza del segno, che in un caso diceva Acquario, in un altro Vergine e così via per tutti i segni.
Come è possibile?
E’ sufficiente stare nel vago: se ti dicono che ami essere indipendente ma che non arrivi al più gretto egoismo, tu dici “ok, giusto”; se ti definiscono fantasioso ma non scollegato dalla realtà, tu ti ci riconosci; e avanti così.

Quindi, amici astrologi, andate a cagare.

Altro stereotipo, ancora più stupido: succede che nel corso di un TG ci sia un servizio sulla sfilata del tale cazzutissimo stilista che dichiara “La donna di quest’inverno è libera e determinata, ma non prevaricatrice; allo stesso tempo è dolce e romantica, pur sapendo tirare fuori le unghie…”
E tutto questo in inverno, perchè per la primavera/estate è prevista una muta del carapace, come gli astici, che ci regalerà una donna “allegra e scanzonata, ma che non dimentica la classe e l’eleganza…”
Peccato che, mentre ci elargisce queste perle di conoscenza dell’altra metà del cielo, faccia sfilare dei burattini di trenta chili -dopo mangiato e prima di andare in bagno, ovviamente- che indossano cose che ho la fortuna di non avere mai visto in giro.

In queste occasioni, se sono abbastanza rapido nel cambiare canale, mi risparmio ‘sto rosario di minchiate; se mi distraggo un attimo Bimbi mi dice:”Aspetta, solo un momentino…”
Come posso negarglielo? Già ha sposato me: vogliamo darle una soddisfazione, bella stella?
Premessa: Bimbi è femmina costumata, che ggira con gli occhi bbassi.
Inoltre spende pochissimo per vestirsi, almeno credo; di sicuro non è sensibile al canto di certe sirene.
Ma, in quanto donna, certe cose le piacciono, salvo poi rimanere sè stessa per tutte e quattro le stagioni, fortunatamente.
E, come me, non si capacita di quello che indossano le ammalate terminali in passerella per corrispondere all’idea di donna della stagione.
Una volta un’anoressica sfoggiava un top di bisso, che probabilmente costava come la Sindone, e che avrebbe dovuto classificare la donna come “attenta ai particolari ma senza pedanteria”.
Per chi non sapesse cos’è il bisso, dirò che è un tessuto ricavato dalla barba delle cozze, il bisso, appunto; non viene prodotto nelle pizzerie con lo scarto dell’impepata, bensì da pochissimi artigiani, nella sola area mediterranea, che in realtà lavorano il bisso della Pinna Nobilis, la madre di tutte le cozze -la sgnacchera, per noi pescatori-, quella grossa come il cofano di una Matiz che si vede appesa nei locali dove si millanta “specialità pesce”.

Parlando di una donna del genere, che si veste di bisso, non sarebbe più corretto definirla “Una donna che sa cosa vuole, sicura di sè; una donna che a forza di pompini riesce a trovare un coglione carico di euri pronto a tutto pur di accontentarla…”?
O meglio ancora:”Una donna che pretende attenzioni dal suo uomo, che deve essere pronto a darle il meglio”.
Anche perchè una donna così, se la porti in giro, ti costa come un figlio scemo; se per ipotesi entri in un bar per un caffè, una donna così  ordinerà, come minimo, un kopi luwak…

Il Kopi Luwak è un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme comune.
Il nome deriva dall’indonesiano Kopi, caffè, e Luwak, nome locale dello zibetto delle palme.
Le bacche del caffè sono parte integrante della dieta dell’animale, così come insetti, piccoli mammiferi, piccoli rettili, uova e nidi di uccelli. La parte interna della bacca di caffè non viene digerita; tuttavia gli enzimi digestivi dello zibetto intaccano la parte esterna, conferendogli un aroma amaro, causato dalla parziale digestione delle proteine.
La produzione del Kopi Luwak avviene nelle isole dell’arcipelago indonesiano, quali Sumatra, Giava e Sulawesi, e nelle Filippine.
Il Kopi Luwak è inoltre il caffè più costoso al mondo: il suo prezzo è di circa 500 €/Kg[1], mentre al dettaglio viene venduto per 5 € a tazzina in alcuni casi, mentre a Londra a 62 € la tazzina[1]. Viene prodotto principalmente per il mercato nipponico e statunitense, ma sta diventando reperibile un po’ ovunque.

Quest’uomo, “che non deve chiedere mai ma che sa anche piangere” con la sua sola presenza magnetica attirerà l’attenzione del barista e scandirà:”Due caffè: uno macchiato freddo ed un kopi luwak…”.
Dio, come vorrei essere il barista; risponderei all’uomo inverno 2008 che per il macchiato freddo non c’è problema, ma il kopi luwak l’ho finito, quindi, glielo scagazzo io o si aggiustano loro in bagno?

Dottordivago

P.S. Lo so, quest’ultima parte non c’entra molto con la prima, ma mi faceva ridere..
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Per la cronaca: questi sono il “sig. Illy” della situazione con un semilavorato…

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Prima di continuare a donare la luce all’umanità sull’argomento “Bio”, mi permetto una comunicazione di servizio.
Nella mia assoluta ed inguaribile ignoranza del mondo informatico, ogni tanto mi si accende una lampadina
idea 
e compio quello che è un piccolo passo per un uomo ma un gigantesco balzo per un imbecille come me.
Leggevo i commenti al post precedente, quando vedo lì vicino una scritta verde che dice “modifica”.
Ripeto, essendo ignorantecanebbestia ho sempre pensato:”Ma dimmi te se devo modificare i commenti…” per poi scoprire che serve per RISPONDERE ai commenti ad personam, come il Silvio con le leggi della Repubblica Italiana.
C’è poco da ridere; sia sulla mia situazione che su quella della Repubblica…
Comunque, a partire dal post precedente ho iniziato col rispondere a tutti voi, e continuerò a farlo, sempre che il commento non sia intoccabile come il sorriso della Gioconda o assolutamente insulso, cosa, finora, mai verificatasi.
O quasi.

Torniamo al Bio? Sì, dài, che qui si fa notte…

Nella mia nota e riconosciuta tolleranza nei confronti di tutti e di tutto, ho sempre considerato una smisurata minchiata l’uso di erbe e prodotti erboristici vari.
Quantomeno da un punto di vista scientifico; ritengo che curarsi con le erbe sia come accendere il fuoco coi sassi quando si ha l’accendino in tasca: qualcosina si ottiene, ma a fronte di un impegno sproporzionato.
Resta l’indiscutibile effetto placebo, che se funziona con l’omeopatia, figurati con le erbe, che, almeno, qualcosa dentro ce l’hanno…
Se poi a qualcuno piace la tisana di tiglio prima di coricarsi, l’infuso di broccolo dell’Annapurna dopo cena, o l’uso del cetriolo intero nei momenti di solitudine, nessun problema: è un fatto di gusti, e quelli non si discutono.
Oddio, nel caso del cetriolo c’è il rischio che rinvenga, ma solo se uno/a lo mangia: per l’altro uso, basta lavarlo bene. E non rinviene ruttando, salvo uso assolutamente smodato…

Per quanto mi riguarda, con caffè, tè e -nei dopociucca- camomilla, ho esaurito la lista degli infusi che mi servono.
Però posso capire che qualcuno, dopo cena, preferisca l’infuso di ortica
-barbari!- alla Sambuca Molinari con la mosca, e non posso andare contro il parere di Vittorio Gassman che nel film Il Turno, a schiaffoni, inculcava in Paolo Villaggio la fede nella tisana di gramigna “che è bbuona e fa ccacare”.

Orbene, chiarito il concetto, ho un’altra cialtronata felliniana (bella definizione, Paz) da raccontarvi.
Anzi, no, in questa cialtronata ci vedo più la mano di Quentin Tarantino, tant’è che non fornisco dettagli per non giocarmi un amico.erbe alpine

Una quindicina di anni fa, il mio amico Mario -tranquillo, mi limito a questo…-, che vive in una zona prealpina ed ha un’avviata azienda artigianale con il papà, viene avvicinato da un distinto signore che, dopo essersi educatamente presentato, gli domanda se è suo quel meraviglioso campo di malva in quel tal posto; “Credo di sì, erano terre di mio nonno ed ora sono mie, ma dovrei chiedere ai vicini, visto che non ci ho quasi mai messo piede”.
Si era già informato il distinto signore, che gli conferma la cosa ed aggiunge:”Perchè, ne ha anche altre?”
“Uh… -fa Mario- ne ho un mucchio… Non un metro edificabile, porca troia, ma di prato che non vale un cazzo ce n’è fin che ne vuole. Se le interessa la malva si serva pure”
Al distinto signore gli -rafforzativo…- brillano gli occhi e spiega di essere un grossista di prodotti erboristici: non vuole una bracciata di malva, la vuole acquistare tutta, e poi buttare l’occhio al resto dei terreni incolti per vedere cosa c’è di buono. Pagamento pronta cassa, le fatture le lasciamo fare alle fattucchiere…
A Mario gli -sempre rafforzativo…- si drizzano le orecchie e dice:”Parliamone”.
Con un cugino che ne sapeva più del Catasto, Mario e l’erborista passano una giornata per prati, in mezzo ad erbe di ogni specie; alla sera, l’ultimo sciamano sembrave Hernàn Cortès davanti all’Eldorado.

Parte il business, e fin qui tutto bene.

L’anno successivo lo sciamano dice a Mario che è soddisfatto, ma si potrebbe fare meglio; si potrebbe raddoppiare la produzione, ma sarebbe necessario “fare qualche trattamento”.Achillea_G
“Io, letame non ne ho…” risponde Mario.
“Ma quale letame… Prendi un contadino a giornata, uno che abbia l’attrezzatura, e con due o tre spruzzate a stagione vedrai che roba!”
Mario mette in chiaro che lui non ci capisce un’ostia di agricoltura e di trattamenti, al che l’altro gli fornisce il supporto tecnico completo, compresi i costi per moggia (un terzo di ettaro, nota del redattore).
Qualcosa tipo idroclorononfabene alla fioritura e una bella passata di nitrobenzostailontano un po’ più avanti; poi, se la stagione fosse piovosa, è quasi obbligatorio il pentasolfurodistocazzo, che si attacca e non si stacca più
Parole testuali, a parte i prodotti.
Mario è basito:”Ma ‘sta roba… la gente se la beve o se la mangia…”
Risposta:”E tutto il resto? La frutta? La verdura? L’acqua?…”
“Sì, ma i controlli?…”
“Non ti preoccupare, a quelli ci penso io; e poi, la roba sfusa non la controlla nessuno, e, nel caso, mica ci scrivo sopra “Genziana non trattata”, no?
E poi, un Eco qua ed un Bio là, la gente si compra qualunque merda”.

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Affare fatto, Mario diventa uno spacciatore; e, come tale, si assolve pensando che se non li avvelena lui, si fanno avvelenare da qualcun altro.
E, purtroppo, non ha tutti i torti.

Brutta storia, eh?

Rincaro la dose citando la risposta che un amico, produttore di pesche di Volpedo, mi ha dato alla domanda quale fosse la frutta meno dannosa: “Quella che non mangi”, mi ha detto.
Più che una risposta, un epitaffio.

Minchia, sono riuscito a prendermi male da solo…
E quindi, una cosina allegra.
Un altro amico -eh, ne ho, ne ho…- è titolare di una ditta che tratta un particolare prodotto in legno per l’edilizia; anche qui, omertà totale: vi basti sapere che il nome della ditta, tanto per cambiare, contiene il simpatico suffisso Bio.
Chiacchierando con X -manco il nome vi dico-, prendo in mano un pezzo di legno e gli domando perchè Bio; risposta:”Perchè ci sta bene, no?”
Effettivamente suona bene, ma dentro, cosa c’è?
“Cosa vuoi che ci sia? La solita roba, no?… Cosa sono, un chimico?”
Poi, tra una stupidata e un’altra, gli domando cosa ci faccia con gli scarti, e lui mi risponde che li manda in discarica; solo una volta ha provato a bruciarli nel camino ma la casa, dopo un momento, era peggio del petrolchimico di Marghera. La prima volta che gli capita, parlando col rappresentante, glielo racconta e quello inorridisce:”Ma sei scemo? Ti rendi conto della merda che c’è lì dentro?”

Gli dico che è un peccato buttare via quella grazia di Dio e gli consiglio di bruciarlo tranquillamente, tanto con una bio-chemioterapia spesso ti salvano…

Dottordivago.

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