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Nel post precedente mi ha mollato il coraggio al punto in cui il “Maresciallo Carotenuto” tarava il cervellone per il riconoscimento vocale.

Comunicazione di servizio: il post precedente, se non l’avete ancora letto, vi conviene dargli un’occhiata, sennò non capite di cosa sto parlando.
Ah… non si capisce comunque?
Eh… non so cosa dirvi…

Tarata la sedicente apparecchiatura, incominciava il vero tormento:
- Ora dovrà ripetere alcune delle frasi ingiuriose rivolte a Don XXX; dal momento che la voce è chiaramente e pesantemente modificata con il solito accorgimento del fazzoletto sulla cornetta, le chiedo di fare altrettanto.
- Oddio… trova un fazzoletto, presto… grazie. Fatto, maresciallo.
- Bene, parta pure con le frasi ingiuriose.
- … Eh… ma… se non me le dice…
- …Dovrebbe saperle…
- Maresciallo, non le permetto…
- Vabbè, vabbè, era una domanda-trabocchetto… Dunque, ripeta: “I preti scopano le suore…”
- … I preti… I preti scopano le suore
- Più forte, per cortesia.
- I preti scopano le suore!
- Ecco, così ci siamo… “anzi, le inchiappettano…”
- Oh mamma mia… Anzi, le inchiappettano!
- “…perchè cazzo in culo non fa figli ma fa brodo per conigli…
- Maresciallo… il bambino dorme qui vicino, forse si è svegliato e sente tutto… 
Cerchi di capire…
- Cerchi lei di capire che io voglio risparmiarle la pattuglia sotto casa per
portarla qui…
- Certo, certo… Cazzo in culo non fa figli ma fa brodo per conigli!    
- Bene, ora c’è da aspettare qualche minuto per il responso del cervellone…
Per passare il tempo, mi dica… Conosce Don XXX da molto tempo?
- Maresciallo… Io non so chi sia, questo prete… Non mi tormenti più, non so di cosa sta parlando…
- Abbia pazienza, vorrei proprio crederle… lei mi sembra una persona per bene… È che Don XXX mi ha sposato… non fraintenda, non ho sposato il prete, lui ha celebrato la messa del mio matrimonio *** (questo ricordatevelo…) ed io vorrei proprio trovare quel disgraziato che lo tormenta…
- La capisco, maresciallo, ma io le giuro che…
- Aspetti, aspetti… La risposta del cervellone… Mah, direi che la sua voce non corrisponde…
- Oddiotiringrazio…
- Aspetti, la sua voce non corrisponde, ora dobbiamo fare la stessa cosa con tutta la famiglia.
- No, guardi, questo proprio no, mi rifiuto. Si dovrebbe capire se la voce era di un uomo o di una donna…
- Sì, ma io le ho anche detto che era pesantemente modificata…

Il tira molla durava solitamente un paio di minuti, poi la vittima capitolava regolarmente: solo una volta, a quel punto, al grido di “piuttosto mettetemi in galera…” ci hanno buttato giù il telefono in faccia.
La moglie, solitamente, non dava molta soddisfazione, salvo farci pensare che, una volta finito tutto, la coppia scoprisse il fascino delle parolacce a letto, cosa che ci faceva sentire quasi dei benefattori…

I bambini…
Quelli sì, che ci facevano ammazzare: sentire un bambino, un bambino che se normalmente avesse detto una parolaccia il padre l’avrebbe gonfiato, sentirlo che si scatenava al telefono, era una cosa che ci faceva impazzire…

Tagliando corto, tutti quanti venivano assolti dal cervellone, alchè il maresciallo…
- Facciamo così: ora lei chiami Don XXX per avere anche la sua conferma, dopodichè archiviamo il caso.
- Ma certo, maresciallo: sarà la prima cosa che farò domattina…
- No, guardi, lo chiami ora.
- Ma maresciallo, sono le tre passate…
- Non c’è problema: da quando è iniziata questa cosa il poveruomo non dorme più; le passo il piantone che le dà il numero.

Ricominciava la storia: segnale di attesa per due minuti, poi qualcuno interpretava il centralinista che dava il numero del prete alla vittima, numero corrispondente a quello del prete in questione, casomai avessero controllato sull’elenco.
Solito giochino di registratori e ricominciava l’incubo: Guido era un Don XXX fantastico, completamente rincoglionito ed insopportabile.

- Pronto…
- Senta, Don XXX… scusi per l’ora ma ho avuto l’incarico dal maresciallo Carotenuto ecc. ecc…
- Ah, così sei tu, figliolo, quello che mi ha fatto tanto male?…
- Ma no, reverendo! Assolutamente no! Il cervellone ha detto che noi non c’entriamo… anzi, la chiamo proprio perchè, dice il maresciallo, sia lei a dire l’ultima parola!…
- Certo, certo… il maresciallo è un bravuomo… Lo sa che l’ho sposato io?***( come i serial killer che inconsciamente vogliono essere catturati, seminavamo svariati indizi…) No, non fraintenda… non l’ho sposato io, ho solo celebrato la funzione… Ricordo che quel giorno…

Dieci minuti di racconto assolutamente surreale, con la vittima che friggeva ma era obbligato ad ascoltare.

- …comunque, richiama il maresciallo e digli pure che per me è tutto a posto…
- La ringrazio, reverendo, non sa che peso mi toglie…
- Figliolo, se non ti perdono io, chi deve farlo?
- Reverendo!… Lei ha appena detto che…
- Ah… sì, figliolo, scusa ma sono così frastornato… Sto prendendo anche delle medicine che…

Cinque minuti di malanni e cure. Poi la liberatoria e la conseguente richiamata al 113 e ricominciava il giochino di registratori, fino al maresciallo:
- Bene, signor XXX, le abbiamo fatto perdere la nottata, ma le ho risparmiato un giorno in questura con tutta la famiglia…

Solitamente, a questo punto era la vittima che, vedendo la fine dell’incubo, non smetteva più di parlare:
- Certo, maresciallo, e di questo la ringrazio… Anzi, sa cosa faccio domani, cioè oggi? Dormiamo finchè ci pare, vacanza per tutti: nè lavoro nè scuola.
- Bravo, fa bene… Oh, scusi un attimo, ho una chiamata sull’altra linea… attenda ancora un minuto…
A quel punto il maresciallo diceva ad un ipotetico agente, immancabilmente dal cognome tipicamente meridionale, di mettere in attesa la vittima e di passargli l’altra chiamata; di solito era un “Caruso” o un “Macaluso” piuttosto che un “Laganà” ma una volta Ciccio se n’è uscito con un “Lèpore, metti in attesa…”
Non so perchè, ricordo solo che sentire quel cognome… non lo so… un poliziotto, alle cinque del mattino, in un centralino della questura… come si chiama?
Si chiama Lèpore, senza ombra di dubbio; si chiama talmente “Lèpore” che proprio quel tipo di incarico, a quell’ora, dovrebbe prendere il nome “Lèpore”.
Resta il fatto che siamo letteralmente esplosi dal ridere ed abbiamo mandato tutto a puttane, proprio un attimo prima del gran finale.

Ma normalmente, dopo la richiesta di mettere in attesa la vittima, il maresciallo attaccava con: “Mò sentiamo Don XXX che dice…”
Solo che la vittima sentiva tutto e si rendeva conto di ascoltare un dialogo che non avrebbe dovuto ascoltare.
- Reverendo, carissimo… Allora, cosa ne dice? A-ha… È lui?! L’ha riconosciuto? Ah, sicuramente lui… al mille per cento, addirittura… Ne ero quasi sicuro, ma volevo che lo sentisse anche lei…
Non si preoccupi, sarò inflessibile… quello lo facciamo a pezzi!

Praticamente lo scherzo finiva qui; quando il maresciallo si faceva ripassare “Chill’ fetent’ ‘immerd’…”, i primi balbettii della vittima, finalmente, ci impietosivano: sentire ’sto poveraccio che ripiombava nell’incubo ma non voleva far capire che aveva origliato il dialogo… ce lo vedevamo proprio, ed era troppo anche per noi.
Una volta abbiamo sentito la mamma urlare al figlio:”Marco tieni il papà che cade!” nel momento in cui il poveraccio si stava sentendo male.
Da quella volta abbiamo alleggerito la cosa ma così facendo l’abbiamo anche resa molto più noiosa, senza il gran finale, così il divertimento è andato scemando e siamo passati ad altre malefatte.

Ma sapete cosa ricordo meglio di tutta la storia?
Ricordo che nel momento in cui la vittima riusciva solo più a balbettare, il maresciallo cessava di esistere ed io, o Ciccio, parlavamo con la nostra vera voce, per spiegare che si trattava di uno scherzo; beh, potete crederci o meno, ma la maggior parte ci metteva almeno mezzo minuto per capire cosa stavamo dicendo, alcuni anche di più; altri si facevano ripetere cento volte “È uno scherzo”, qualcuno urlava: “Lei chi è? Mi ripassi il maresciallo!”
E noi: “Non esiste il maresciallo, le ripeto che è uno scherzo…”
“Eh… magari fosse uno scherzo…” rispondeva qualcuno.
Altro che le “vittime” di Scherzi a Parte, che in un decimo di secondo realizzano la situazione e scoppiano in una gran risata o gli parte una simpatica raffica di vaffanculo, o fingono di incazzarsi davvero…

In un caso, dopo essersi tranquillizzato, uno ci ha chiesto: “Ma visto che non sono stato io… chi è che fa gli scherzi al prete?”
Un paio di poveracci erano così sollevati che, vittime di una specie di Sindrome di Stoccolma, si mettevano a chiacchierare con noi.

Più spesso ci riempivano di insulti, farciti con minacce di morte a cui noi replicavamo solo con dei “Ci scusi… ha ragione… abbia pazienza… le chiediamo ancora scusa…”.
Per noi era come “l’andata via” teatrale; le nostre scuse ad ogni insulto sostituivano l’inchino ripetuto verso il pubblico plaudente, una serie di passerella finale; e non ci stancavamo di ripetere le nostre più profonde scuse, e lo rifacevamo ad ogni nuova bordata di insulti, come ad una richiamata sul palco.
Teste di cazzo, sì, ma che senso dello spettacolo, eh?…

Dottordivago

Stamattina ho visto un cliente -le cui finestre sono pronte- e gli ho detto che per gravissimi problemi produttivi gli avrei consegnato il tutto non prima di febbraio: questo, a momenti dà uno schiaffo per terra, per cui mi sono sentito in dovere di tranquillizzarlo prima che svenisse, o che iniziasse ad insultarmi, confermandogli la consegna per fine settimana.
“Certo che lei è peggio di Scherzi a Parte, eh?” ha ridacchiato dopo essersi ripreso.
La chiacchierata è proseguita sull’argomento “scherzi” e mi sembra impossibile che una persona normale come quel signore possa credere che in quell’inguardabile programma ci sia una sola parola o immagine vera.

Ho avuto occasione di seguirne un paio di puntate -con un occhio solo- a casa di amici, fedele audience di quella schifezza nonchè pronti a scommettere un organo sulla genuinità degli “scherzi”. Sono persone a posto, ma non hanno mai avuto la perfidia o la voglia di perdere tempo per organizzare uno scherzo vero, quindi non sanno che effetto faccia.
Si parla di “perfidia” e di “tempo da perdere”?
Eccomi qua.

L’ho scritto anche nel mio profilo su Feisbuk:

Ci sono voluti anni, ma mi sono costruito una solida reputazione da scemo.

Sono parecchi anni, quasi una trentina, che non facciamo star male qualcuno con spaventosi scherzi telefonici: appena passi i ventanni ti manca quell’incosciente spietatezza necessaria per portare una persona sull’orlo di una crisi di nervi: ma una volta era diverso, rompere i coglioni era un obbligo morale, come il fumo a quattordicianni.
Ne parlo ora, nella speranza che se tra i miei lettori ci fosse qualche vittima innocente di allora, consideri il reato prescritto.

Credetemi sulla fiducia: quando ti tirano in mezzo in certe situazioni, non basta che tu senta “Sei su Scherzi a Parte” o su una qualunque Candid Camera per capire cosa sta succedendo.
Se lo scherzo è ben fatto, ci vogliono cinque minuti d’orologio, per riprendersi.

A parte questa mia esperienza “sul campo”, posso fornire altre prove: nel mio passato di autore televisivo ho collaborato ad un “famoso” -per l’epoca- programma tipo Candid Camera, in cui nulla, assolutamente nulla, era vero, come  tutto ciò che si vede in televisione, che siano drammi, litigi o Carrambate.
Non voglio fare nomi, non tanto perchè sarebbe sputare nel piatto in cui ho mangiato, ma piuttosto perchè oggi ci sono in giro un sacco di permalosi e di avvocati incazzati e beccarsi una querela è un attimo…
Dirò solo che noi ideavamo e scrivevamo le situazioni in un vero e proprio copione che le ignare vittime recitavano, con tanto di regista che urlava alla povera comparsa “Non guardare in macchina (telecamera, ndr), coglione, che sennò lo capiscono tutti!…”

Una trentina di anni fa non lo capiva nessuno, in quelle notti passate con Guido, Ezi, Squarcia e Ciccio, notti in cui l’unico verbo era “rompere i coglioni a qualcuno”.

La base era il retro del negozio dei genitori di Guido; allora non c’era identificativo chiamante e per beccarti bisognava che la Questura ti mettesse sotto controllo, ed anche così ci voleva il suo tempo; i telefoni avevano il disco combinatore e le linee avevano tutti contatti elettromeccanici, per cui, quando chiamavi uno, era come parlare in un tubo che quello teneva vicino all’orecchio, non come adesso che è tutto digitale e filtrato.

Tutto ruotava su un cardine: convincere la vittima del fatto di parlare con la Polizia o i Carabinieri, la cosa più facile del mondo, dopodiche eri il padrone della sua vita.
Attrezzatura necessaria: due registratori a cassetta col tasto “pausa”ed un captatore telefonico, che oggi si chiama vivavoce ed è su tutti i telefoni ma che, allora, era costituito da un microfono a ventosa che si appiccicava sul telefono e che mandava il segnale ad un altoparlante, che serviva da monitor di regia e che permetteva a tutta la banda di deficenti di ammazzarsi dal ridere.

In un registratore c’era il nastro con il segnale di libero (il “tut-tuut” che si sente ancora oggi), nell’altro, il segnale di chiamata (il “tuuut-pausa-tuuut” classico che si sente prima che l’altro risponda).
Tutto chiaro?
Bene.

Si individuava la vittima e si chiamava, rigorosamente dopo le due di notte.

I più bravi con l’accento meridionale eravamo io e Ciccio, che ci alternavamo al telefono: si parte.

-Vittima (con voce assonnata): Pronto?…
-Io o Ciccio: Parlo col signor XXX?
- Sì… ma chi parla?…
- È la Questura (o i Carabinieri). Abbiamo comunicazioni che la riguardano: ci richiami.
- Come…?… Cosa…?
-(Tono brusco) È il signor XXX, titolare dell’abbonamento n° 0131 xxxxx? (era semplicemente il suo numero di telefono, ma faceva un certo effetto…)
-Sì… certo… ma cosa succede?
-Ci richiami: abbiamo una comunicazione che la riguarda!
-Ma… mi dica… parli pure…
-Ma ha voglia di ridere? Potrebbe essere uno scherzo, non le pare? Ci richiami al 113 (o 112), così avrà la certezza di parlare con noi!…
- Ah, sì, mi scusi…

E così facendo, si era venduto l’anima al diavolo.

Ovviamente questo rimaneva un attimo col telefono in mano, inebetito, alchè…
-Riappenda! Non abbiamo tempo da perdere!…
E quello metteva giù, ma noi no, quindi restavamo in linea; quando sentivamo il rumore dell’apparecchio che veniva sollevato, facevamo partire il libero con il tasto pausa ed appoggiavamo la cornetta all’altoparlante del registratore.
Spesso sentivamo dei “Ma cosa sarà successo?… Oddio, speriamo niente di grave…”

Oggi mi vergogno come un ladro.
Allora ci pelavamo dal ridere.

Quando la vittima cominciava a comporre il numero, si metteva in pausa il libero e si faceva partire il segnale di chiamata. Dopo pochi squilli, pausa.
- Centotredici, dica!…
- Scusi, è il centotredici?
-Sì, centotredici, dica!…

Era fatta: la vittima era in linea con la Polizia!

-Guardi, non so… mi avete appena chiamato voi…
-Attenda, sento il collega…
Ripartiva il segnale di chiamata: questa fase poteva durare anche alcuni minuti, durante i quali la vittima cuoceva a fuoco lento.
-Pronto!…
- Sì… sono XXX, mi avete chiamato…
- Ah, sì, giusto lei!…
E così il Maresciallo Carotenuto (in onore dell’indimenticato Vittorio De Sica di “Pane, amore e fantasia”) informava il malcapitato che dal suo telefono erano partite telefonate ingiuriose nei confronti di Don XXX, parroco di XYZ.
- Ma sta scherzando, maresciallo? Si figuri se io…
- Come si permette? Mando lì una pattuglia a prenderla, poi vediamo se sto scherzando!…
- No no, per carità! Dicevo così…
- Ecco, non lo dica più, che la sua situazione è già abbastanza grave così…
Ed il maresciallo spiegava che il “cervellone” aveva individuato in modo inequivocabile l’apparecchio da cui partivano le chiamate ingiuriose all’indirizzo del sant’uomo, frasi volgari inventate sul momento, tra cui trovava sempre posto un bel “cazzo in culo non fa figli ma fa brodo per conigli”, anzi, proprio quella era la frase più ricorrente, per cui il maresciallo chiedeva alla vittima di ripeterla…
Questo poveruomo era sveglio da mezzora, spesso circondato dalla famiglia preoccupata…

Cristo, se mai ho provato rimorso per qualche cagata, questa le supera tutte.

Prima della frase, per “tarare l’apparecchiatura”, il maresciallo gli faceva dire l’alfabeto:
- Oh santo cielo… A B C D E…
- Piano, piano!… La macchina deve scannerizzare e così satura il compressore dinamico!… (che è l’equivalente di dire “sfrizza la velopendula…”). Piano, lentamente, come i numeri del Lotto…
- Oh Gesù…   A…      B…     C…
Così fino alla Z: un minuto di puro tormento.
- Bene, ora l’alfabeto inglese, visto che sono state proferite frasi in varie lingue…

Sembra una minchiata, eh? Ma la vittima stava parlando con la Polizia…
E così ’sto poveraccio ricominciava, incasinandosi sulla J, che il maresciallo definiva “la I di Juventus” o sulla Y, che diventava “la I fatta a fionda”…

Per ora lasciamoli lì.
Non so se ho il coraggio di proseguire: vediamo domani…

Dottordivago

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