Per gli amici non c’è da preoccuparsi, per i nemici c’è poco da ridere: al momento non ho intenzione di tirarmi il collo.
Daltronde, quanti critici si sono espressi a proposito di libri mai letti o film mai visti?
Quanta gente trova rivoltante la trippa o le lumache senza avere mai assaggiato nè l’una nè le altre?
Quanti sfigati regalano consigli sul tema “patata” senza mai aver avuto un approccio personale e ravvicinato all’argomento?
A quante discussioni avete assistito sul fatto che sia meglio la Ferrari o la Porsche, discussioni portate avanti da persone che non hanno mai guidato niente di meglio di una Punto?
Quanti battezzano come “posto di merda” una località mai vista, come fa il sottoscritto, ad esempio, parlando dell’India?
E allora, visto che il nostro è un mondo in cui si procede a tentoni, in cui si naviga non per conoscenza e nemmeno “a vista” ma lo si fa “per sentito dire”, considerato che il motto di questo blog è “L’approssimazione al potere”, che male c’è se uno si esprime su un argomento che è un po’ come la storia del pane e dei denti, nel senso che chi ne parla non ha e non può avere un’esperienza diretta e chi ce l’ha non la può raccontare?
Se vogliamo provarci -a parlarne, intendo…- occorre spogliarsi di tutti i condizionamenti morali, sociali e religiosi e vedere la cosa per quello che è.
Cos’è il suicidio?
Per me, nientaltro che una scelta insindacabile, a patto che non si coinvolga nessun altro e non si rovini la vita a qualcuno che resta: in quel caso è un’immane porcata fatta a chi ti ama e/o ha bisogno di te.
Lo scrivente parte dal presupposto che di là non ci sia niente; ovviamente, se uno pensa di giocarsi il paradiso, è esentato dalla pratica.
Se invece l’Aldilà fosse come lo immaginano i martiri dell’Islam -quei coglioni che si fanno saltare in aria per ricevere la riconoscenza di Allah sotto forma di una settantina malcontata di vergini- beh… ci sarebbe quasi da pensarci.
Il fatto è che devono vendere cara la pelle, bisogna portarsi dietro un tot di nemici della Fede, in numero non precisato: resta da capire se le gnocche ti toccano anche per un solo nemico o se c’è un tetto minimo, tipo qualche passante afghano, e se c’è un super-bonus per un paio di grattacieli di New York; vorrei capire, insomma, se le vergini scattano forfettariamente o se sono un po’ come i bollini del benzinaio: tot morti – tot bollini.
O come i Punti Fragola dell’Esselunga, cioè che se ammazzi un Giapponese vale 1, mentre un Americano totalizza 10.
Se poi andasse bene un approccio laico, potrei meritarmi ’sta camionata di figa facendomi saltare in aria in Parlamento o in un qualunque ufficio pubblico o in un campo rom o in un Kollettivo Antikapitalista Kasa Okkupata; inoltre, credo che si prendano dei bei punti anche per la Casa del Grande Fratello: insomma, una specie di premio per il “Derattizzatore dell’Anno”.
Quindi, diciamo che, in un lontano futuro, l’idea del suicidio non mi sembra da buttare.
Daltronde la mia vita è una cosa mia, forse l’unica cosa veramente mia, ed il pensiero di farne quel che mi pare mi piace assai.
Ci pensavo l’altro giorno.
Le cose che ti fanno desiderare di vivere fino a naturale scadenza sono gli affetti ed il tipo di vita che conduci: ripeto, finchè c’è qualcuno che può piangerti, vai avanti; finchè la vita ti dà motivazioni, dacci dentro: una come Rita Levi Montalcini si merita di campare ancora mille anni e non sarà mai sfiorata dal pensiero dell’insano gesto.
Ma io?
Andiamo per ordine.
Non ho fatto l’unica cosa che mi sarebbe piaciuto fare: sarei stato un fantastico uomo di spettacolo, un grande intrattenitore – cantante – ballerino; se vi piace un pochino ciò che scrivo, sappiate che quell’altra cosa mi sarebbe venuta almeno mille volte meglio, senza falsa modestia; ma mi è mancata la volontà.
Pazienza, archiviamo il tutto nel ristrettissimo campo dei cazzi miei.
Una lunga vecchiaia prevede, a mio avviso, una salute di ferro: se sei una specie di discarica, tanto vale togliersi dalle palle.
Io, da una cinquantina di giorni, ho un pallino in un’ala, come diceva quel gran cacciatore di mio nonno: ho scoperto che il male al braccio -con cui ve l’ho già fatto abbastanza a fette- è dovuto ad un nido di vipere che ha preso il posto delle mie vertebre cervicali da C2 a C7, grazioso souvenir di una botta col paracadute, un quarto di secolo fa; ora, un frammento di cartilagine ha fatto il nido dove parte il nervo che dal collo arriva fino alla punta delle dita.
Un neurochirurgo mi ha appena detto che, se la cosa non si riassorbe spontaneamente nel giro di un mese, con un taglietto mi sbriga la pratica; gli ho risposto che ne ho talmente le balle piene che, se mi dice dove, il taglio sul coppino me lo faccio da solo.
“Naaa… non le taglio il coppino…”
Mi si è gelato il sangue al pensiero di un intervento per via rettale.
“No, tranquillo, passando dal collo si recidono i muscoli e la convalescenza non finisce più: passiamo dal davanti ed in pochi giorni torna un fiore”.
Ah… ecco.
La bella notizia è che non mi tagliano il collo: mi tagliano la gola.
Ora, la cosa interessante è che non si sa bene quanti frammenti compongano lo spezzatino di dischi intervertebrali che mi porto dietro, quindi la cosa potrebbe ripetersi svariate volte; magari, se ho culo, si risvegliano le lombari, così, insieme al braccio, si mette ad ululare pure la gamba .
Da ciò si evince che per parlare di una mia vecchiaia serena ci vorrebbe il Campione del Mondo di Ottimismo No Limits.
E cosa me ne faccio di una vecchiaia di rimpianti e malanni?
Una volta seppelliti i miei genitori, evento peraltro nell’ordine delle cose, mi rimarrebbe Bimbi, ragione validissima per campare altri cento anni.
Ma se Bimbi sparisse dalla mia vita?
Potrebbe mandarmi a cagare, ad esempio, visto che l’altra opzione non riesco neppure a pensarla.
Quindi, se c’è gente che si compera il posto al cimitero, perchè non posso cominciare ad organizzarmi pure io?
Allora, abbiamo detto che la regola n° 1 è non fare soffrire nessuno; ok, ma la regola 1B prevede che non debba soffrire nemmeno io, quindi niente treni o impiccagioni che, se andasse storto qualcosa, mi sa che proprio indolori non siano.
Colpo in testa?
Va già meglio, ma sporca una cifra ed io non vorrei creare troppo disturbo: poi, con la quantità di cervello che mi ritrovo, non vorrei che qualcuno si ritrovasse a pulire tutto quel casino.
Un bel sistema potrebbe essere noleggiare un aereo, farsi portare sul mare, dare una busta con la liberatoria al pilota e contemporaneamente puntargli una pistola, domandando: “Scusi, come si apre la porta?”.
E poi lasciarsi andare.
Sarebbe la caduta libera più libera della mia vita, un bagno di gioventù, un ultimo lancio, senza neanche lo stress di guardare l’altimetro.
Magari con un bel peso addosso, così, dopo la botta, affondo e sparisco.
Potrebbe andare, ma farei un regalone a quei bastardi di pesci che nella mia vita di pescatore mi hanno fatto girare i coglioni un sacco di volte e mi priverebbe del piacere di lasciare come espresso desiderio quello di diventare cibo per cani.
Non per gatti, che mi stanno sul culo: per cani.
Odio gli sprechi e poi è l’unica forma di reincarnazione che mi convince.
E allora, trattiamoli bene, i cagnucci: una bella ultima cena, con le cose che più mi piacciono, in quantità assolutamente smodata, seguita da una mezza bottiglia di Sambuca Molinari (di più no, rinviene…) ed una bella dormita con la testa in un sacchetto di nylon.
Senza neanche il pensiero dei postumi della sbronza.
Resta sempre il fatto che qualcuno dovrà ripulire quel merdaio, ma non si può fare la frittata senza rompere le uova.
Ora che sapete come stanno le cose, dipende un po’ anche da voi, quindi vi ricatto, come farebbe un rapinatore con l’ostaggio: cercate di rendere la mia vita molto interessante ed appagante, e vedete di esaudire le mie richieste.
Sennò lo scemo ci lascia le penne, sono stato chiaro?
Dottordivago