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Storiella surreale, scritta da un ignoto sulle piastrelle di un bagno della scuola, molti anni fa.

Una giraffa entra in una panetteria e chiede del blu.
Il panettiere domanda: “Glielo incarto?”
Risponde la giraffa: “Non lo so, mi sa che piove…”

Daltronde era proprio nei cessi che ci facevamo le canne.

Per certe cose va forte anche quel che rimane del mio amico Bunny che da quasi trentanni convive con grossi problemi psichici; questa mattina l’ho trovato per strada mentre parlavo con un cliente e, col cane in braccio, mi ha posto a bruciapelo una delle sue domande preferite: “Oh, Gallia, hai visto quel tedesco in bici che vendeva?”
Senza battere ciglio ho risposto “Sì, è andato di là”, salvo poi spiegare al cliente che non si trovava in un quadro di Dalì ma in Via Mazzini, e che i soldi che mi avrebbe dato non sarebbero finiti in acidi.

A volte, le cose surreali semplicemente succedono, e il breve dialogo con Bunny mi ha risvegliato un antico ricordo.

A voi, è mai caduta una tartaruga sulla macchina?
A me sì, e vi garantisco che ci vuole un momentino per capire in quale dimensione ci si trova.
Parto con la storia, astenersi non-perditempo.

Primavera 1979, Casale Monferrato: naturalmente non sono a scuola.
Sono seduto in macchina, un’indimenticabile FIAT 128, aspettando una fidanzatina, quando sento una botta spaventosa sulla capote, roba da lasciare una frenata nella mutanda; alzo gli occhi e vedo che il rivestimento del tetto ha un bell’aspetto concavo.
Mi prendo uno spavento coi controcazzi, visto che “potevo rimanere offeso”, come è successo ad un poveraccio che, seduto nella sua auto, è stato trapassato ed inchiodato all’asfalto da una sbarra di ferro caduta dal sesto piano: avevo 10 anni ed ho assistito al fatto mentre uscivo da scuola e devo riconoscere che una certa diffidenza per le cose che cadono me l’ha lasciata.
Sarà una battuta pesante, ma è un po’ come dire a uno di Viareggio:”Oh, non senti odore di gas?…”

Okay, verifico che sto bene.
Quindi scendo e vedo il tetto della macchina che, da leggermente convesso che era, ha assunto un bell’aspetto da Pagoda , bello concavo e molto stylish, ma non si sposa bene col resto dell’auto.
Senonchè non c’è un graffio: un vaso di fiori avrebbe lasciato un bel po’ di terra mentre un cristiano avrebbe sporcato anche di più…
Mmm… niente: solo la vernice ripulita dallo strato di polvere nel punto colpito e non si vede niente intorno alla macchina…
Un momento, qualcosa ci sarebbe ma… naaa, vuoi mica che sia colpa di…
Una tartaruga.

Voglio dire: già vedere una tartaruga che se ne va tranquilla in una via del centro -non di Giakarta, di Casale- non è il massimo della logica; se poi pensi che ti è caduta sulla macchina, ti gira un attimo la testa.
Cosa faccio, le prendo la targa?
No, mi prendo tutta la bestia: mal che vada, se non è assicurata, ho sentito che ci può uscire una zuppa da favola…

Allora, le tartarughe non volano, e fin qui ci siamo, quindi è caduta da un balcone; escludendo improbabili capacità di planare come gli scoiattoli volanti, mi concentro sull’edificio a piombo sulla mia macchina.
È da escludere anche che sui campanelli ci sia qualche riferimento, quindi ne suono uno a caso e mi risponde una voce di donna dal tono alterato che urla “Qui non vogliamo la benedizione della casa! Andate via! Via!!!”

Quante possibilità ci sono che succedano due fatti del genere nello stesso momento? Boh, non c’è problema: è chiaro, sto sognando, adesso mia mamma mi sveglia, questione di un attimo…
Ma non succede.
Ecco, il primo istinto è stato quello di mettere giu piano piano la bestia e di sgommare via da quel Girone dei Pazzi, ma il pensiero del conto del carrozziere mi dà coraggio.
Sto per suonarne un altro quando esce una signora, fortunatamente nel possesso delle facoltà mentali, o quasi, visto che saluta la tartaruga: “Ciao Chicca! Hai fatto la passeggiata?”
“No, non sono il suo turtle-sitter, è caduta sulla mia macchina…”
“Oh Signùr!… E si è fatta male?”
Ero giovane, ora le direi che “il consulto di veterinari che ho convocato ha escluso complicazioni” ma in quel momento le domando solo se sa di chi è.
“È la Chicca, la tartaruga del dottor XXX, quello del terzo piano”
Ringrazio ed infilo le scale; arrivato al terzo, suono XXX.

Allora non c’era l’abitudine di domandare “Chi è?”, quindi mi ritrovo davanti una bella signora -adesso direi ragazza-  poco più che trentenne.
Un urlo: “Chicca!… Dove l’ha trovata?!”
“Sulla mia macchina…”
“Dentro??!!”
“Sì, mi stava zanzando l’autoradio… No, signora, è caduta sulla macchina”
“Ossignore!… E si è fatta male?”
Pausa.
Avete presente quando un attore fissa la telecamera? Se ci fosse stata, l’avrei fatto anch’io.
“… Ci dia un’occhiata lei, che se ne intende più di me…”

Morale della favola, la signora ringrazia, si scusa e chiede notizie della macchina; ecco, lì me ne intendo più che di tartarughe, e le garantisco che si è fatta male.
“Venga stasera dopo le 9, così trova mio marito: non si preoccupi per i danni”
L’appartamento è un po’ più piccolo dello Stato del Vaticano, quindi la copertura, la Chicca, ce l’ha.
Mi fido e rinuncio a portarmi via l’ostaggio.

Vado da un amico carrozziere che mi mette un bel timbro su un foglio e compila un preventivo come se fosse caduto un meteorite su una Rolls Royce.
“Ehm… Beppe… non è che siamo andati lunghi, no-o?”
“Figurati, se è come dici, il dottor XXX è ricco come il mare…”
Sarà, ma 380.000 lire mi sembravano uno sproposito.

Cena di buonora a casa ed alle 9 mi presento.

Il dottor XXX ha una quarantina d’anni ed è una persona squisita, oltre che immensamente ricco, in quanto rampollo di una dinastia di notai, baroni della medicina e con un paio di cardinali in famiglia (avevo preso informazioni al bar…).
Mi fa accomodare nel salotto buono, su un divano di cuoio radicato che io ho sempre e solo visto in televisione, sotto al culo di presidenti o pontefici; con un “beviamo qualcosa” stappa un Dac d’Armagnac del 1957 e me ne versa un dito, dopodichè si accomoda e mi dice “Lo sai, sì, che mi hai salvato la vita?”
Azz… questo sì che ama gli animali…
Mi indica il resto della famiglia, quella gnocca della moglie con due bambini, che stanno giocando con la Chicca nel salotto living, una cinquantina di metri più in là; ci giocano come con un cane: “Chicca… Chicca… Guarda, ride!”

Ride?

Guardo il dottore e capisco che capisce che ho capito: “Se succede qualcosa a quella bestia di merda, mi conviene scappare e fare il minatore in Belgio…”, espressione che io uso ancora adesso.
Va beh, facciamo ancora due chiacchiere poi mi chiede quant’è il disturbo del carrozziere: io mi vergogno come un ladro, ma trovo il coraggio di passargli il preventivo.
“Mmm… 380 mila…”
Sto per dire “Metà va benissimo” quando lo vedo estrarre il libretto degli assegni dicendo “Facciamo 400 mila, così ti ripaghi il viaggio…”

Minchia, 400.000 lire!
Malcontati sono 150 ingressi in discoteca! (2500 lire al Top 2 e 3000 lire al Life)
“Va bene l’assegno? Ce l’hai un conto?”
“Ce l’ha mio papà…”
La faccio breve: poco dopo me ne vado ed il giorno dopo, con i soldi in tasca, vado dal carrozziere, il quale punta il palmo della mano sotto al tetto e con un “thump” sistema il danno.
“Quanto ti devo?”
“Ma vai a cagare…”

Sono un uomo ricco.

Poco tempo dopo sono andato apposta a parcheggiare sotto casa della Chicca, ma i balconi del terzo piano erano rivestiti di rete come una nassa per aragoste.

Ma sì, teneteveli i vostri soldi, ricconi del cazzo!…

Dottordivago.

Sto invecchiando precocemente o sono semplicemente noioso?
Fatto sta che parlerei sempre delle stesse cose e se non lo faccio è proprio per non sentirmi dare del vecchio rincoglionito o anche solo del rincoglionito e basta.
C’è da dire che sono in buona compagnia, o meglio, in numerosa compagnia.

Se il Padreterno facesse il suo mestiere non succederebbero disgrazie, tanta povera gente non morirebbe, quelli che rimangono non piangerebbero ed io non dovrei convivere con la voglia di piantare un piccone nello schermo del televisore.
Ve l’ho già detto: per me l’informazione è rappresentata dal telegiornale, solo che TG1, Tg2 e TG5 sono tre pupazzi a cui un governo ventriloquo fornisce la voce, il TG3 propone altri pupazzi ed altre voci che dicono l’opposto -e non sempre l’opposto di “balle” è “verità”- ma il tipo di spettacolo è sempre quello, il varietà, con anche momenti involontariamente comici ma che non soddisfano uno che vorrebbe essere informato.
Visto che Rete 4 ed Italia 1 non hanno un telegiornale -però, che strano, potrebbero almeno provarci…- a livello di reti nazionali rimangono La 7 e SKY.
Il primo non mi sembra male, ma lo vedo molto raramente per incompatibilità di orari, quindi non mi sento di rilasciare giudizi; quello di SKY … come dicono a Napoli: “Bella Milano, se se putess’ verè…”, effettivamente non sarebbe male, se lo si potesse guardare.
Nel dopo terremoto si sono comportati abbastanza bene: a differenza della RAI che per qualche giorno non ha dato altre notizie che non riguardassero l’Abruzzo, il TG a pagamento si degnava di dedicare cinque/dieci minuti all’ora al resto del mondo conosciuto.

Ma non parlargli di treni, che non si tengono più.

Con la storia di Viareggio si sono guadagnati il mio odio perpetuo: ore, dico ore, di testimonianze inutili; hanno passato cento volte un filmato fatto con un cellulare, di notte, da una moto in movimento, cosa che la dice lunga sulla qualità del “documento sconvolgente”: si vedeva una luce confusa che poteva anche essere un Falò del Martedì Grasso ma credo si trattasse dell’incendio di Viareggio, visto che ogni due parole si sentiva un “Madonna bonina…”; ore di testimonianze inutili del tipo “Noi s’è ssentito ‘n botto, poi s’è visto ‘l foco, poi tutti che gridavano…”
Ma và? Ed io che credevo che intorno ad un fuoco, con la spiaggia vicina, uno tirasse fuori la chitarra e tutti cantassero le canzoni di Battisti…

A questi di SKY gli va bene che sono piazzati come i liguri: vista l’offerta televisiva nazionale si è quasi obbligati a dargli dei soldi, esattamente come i liguri che, per quante porcate facciano, hanno un entroterra di lombardi e piemontesi che tutti i fine settimana gli alzano l’estratto conto.

Basta, avete ragione, dico sempre le stesse cose.
E mi scappa di divagare.

Tutti dicono sempre le stesse cose.
Brunetta, il mio idolo tascabile -a proposito, Ministro, faccia fare dei santini con la sua effige, che io uno nel portafoglio lo metto sicuro…- ha dichiarato che in alcuni uffici pubblici le assenze per malattia sono calate del 40%; naturalmente alcuni dirigenti di uffici ed enti pubblici hanno dichiarato:

Le pecore nere non mancano, ma bisogna evitare attacchi indiscriminati e fare di ogni erba un fascio.

Non sanno dire altro.
Lo sapete che mestiere fa Bimbi?
L’impiegata part-time del nostro medico di famiglia, in uno studio associato con circa diecimila mutuati.
Nelle alte sfere possono fare ciò che vogliono con numeri e percentuali, la realtà spicciola non mente: da quando c’è il piccolo grande Brunetta le richieste di certificati di malattia si è letteralmente dimezzato, alla faccia delle poche mele marce.
Chiudo questo capitolo perchè non ne parlo volentieri: il mio medico è anche ginecologo ed io sono l’unico che se il datore di lavoro della moglie se la ravana a mani basse deve anche stare zitto ed essere contento, visto che lo fa a gratis…

Voi, se foste ingiustamente accusati di essere dei ladri, come vi sentireste?
Ve lo dico io: col culo per terra. E non dormireste la notte.
I politici no, dicono tutti

Sono sereno ed ho piena fiducia nella giustizia.

Poi c’è il nuovo Luogo Comune Assoluto, quello che sta soppiantando “Di mamma ce n’è una sola” ed “I negri hanno la musica nel sangue”.
Cosa si deve fare dopo le festività natalizie?

Bere molta acqua e consumare frutta e verdura.

Per superare l’arrivo della primavera? Niente integratori o altro:

Bere molta acqua e consumare frutta e verdura.

Per rimettersi in forma prima della prova costume?
Per combattere il caldo?
Per la tintarella?
Al rientro dalle vacanze?
Per combattere l’influenza?
Contro la crisi ed il surriscaldamento del pianeta?

Ormai lo sappiamo: se vogliamo avere qualche probabilità di diventare vecchi dobbiamo trasformarci in tanti Antaress , che peraltro si scofana certe torte che lascia stare…
Da parte mia può anche andare bene: amo la frutta, non mi dispiace la verdura e la Beck’s contiene il 95% di acqua; ma i popoli nomadi delle steppe, che quella roba vegetale non l’hanno mai vista, come fanno a campare abbastanza a lungo per riprodursi?

Altri che si ripetono allo sfinimento?
Vi ricordate di Paolo Ferrari, l’uomo dei due fustini in cambio di un Dash?
Non sono appassionato di teatro, quindi l’ho solo visto nei panni di Archie Goodwin, il segretario di Nero Wolfe/Tino Buazzelli, in una vecchia produzione RAI, godibilissima, quando i serial si chiamavano sceneggiati televisivi e non erano solo roba da serve o da nonnine dal pianto facile; però so che si tratta di un bravo attore col torto di aver prestato la faccia per troppo tempo ad un prodotto.
Nei primi anni 80 Paolo Ferrari era al teatro di Alessandria per un paio di serate ed un mio amico doveva intervistarlo per una TV privata; per dare un tocco di simpatia al servizio si è presentato con due fustini e naturalmente Paolo Ferrari non se l’è cagato quant’era lungo.

Bene, oggi abbiamo un volto nuovo della ripetitività a tutti i costi, una i cui problemi di regolarità intestinale e di gonfiore non ci fanno dormire la notte, una che -più che la salute- “quando c’è la motilità intestinale c’è tutto”.

Alessia Marcuzzi, la salutista profetessa della cagata, l’ineffabile Vestale della Merda.
E sempre discreta gnocca, tra l’altro.

Dottordivago

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