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Posts Tagged ‘Traminer’

Tipica accezione in dialetto alessandrino che letteralmente significa “mal maritati”: una volta si usava per le coppie che non vivevano un’unione felice, sia che si trattasse di matrimonio combinato o comunque in crisi.
Oggi le coppie in crisi non esistono più, per lo meno restano in crisi trenta secondi poi ci si separa e non se ne parli più, quindi il termine “malmarià” si usa per indicare separati o divorziati.

No, tranquilli, non intendo scrivere un post elettorale sui valori della famiglia; non mi ci metto proprio a far concorrenza a Casini, inarrivabile esempio di paladino della famiglia: come diceva non ricordo più chi, Casini ci tiene così tanto alla famiglia che se ne è già fatte un paio.

Facevo solo una riflessione: quante volte vi è successo di pensare ad alta voce? Beh, a me capita di pensare per iscritto.

L’altra sera mi ritrovo a prendere l’aperitivo con un paio di quasi-amici (sono quelli con cui stai anche bene, ma se non li vedi per due anni non ti vengono in mente una sola volta), a cui pian piano se ne aggiungono altri e tutti quanti parlano solo di locali, discoteche, after hours, pub, disco bar, chioschi di orzata o caldarroste: praticamente ogni posto dove si va per passare un po’ di tempo mangiando e bevendo qualcosa.
“Mortacci vostri -dico io- ma dove la trovate la voglia di uscire tutte le sere? Io sarò diventato un uomo di merda, ma quando arrivo a casa sono -come si dice da noi- nel rosso dell’uovo, cioè sto benissimo. Se solo voglio andare, che so, al cinema, devo cenare fuori perchè, se faccio tanto di mettere i piedi in casa, non esco più neanche in caso di incendio”.
Risposta di uno per tutti:”E che cazzo ci facciamo a casa? Guardiamo Sky?” e giù risate e pacche sulle spalle.
Li guardo meglio: tutti, se non in formissima, sono comunque decenti: abbastanza curati nella persona, abbigliamento confort-trendy, velo di abbronzatura, tecno-accessori top di gamma.
Se a tutto questo si aggiunge il tono della voce -leggermente più alto del necessario- e l’occhio che, dopo ogni affermazione, saetta qua e là in cerca di consensi, il ritratto che si ottiene è quello dei più classici malmarià.
E infatti sono tutti separati.
“Ma come, anche tu? E tu, pure? Oh cazzo! Aspetta… no, tu lo sapevo e tu anche… Ma tu…minchia, non ci posso credere…”.
Probabilmente, anche se non lo vedo, esce uno spicchio di luna: ed ha inizio la mutazione.
Mi sento come in quei film dove il protagonista è l’unico che non si sta trasformando in lupo mannaro: qualcuno ulula, qualcuno ringhia, altri si contorcono perchè sono ancora in piena trasformazione; qui qualcuno sghignazza, qualcuno meno, uno cambia proprio espressione.
Comunque fanno gruppo e mi mettono in mezzo, gli uomini lupo; per cinque minuti è il loro turno: libertà, casa nuova (chi può; chi non può riscopre la cucina di mammà), macchina nuova, fusi orari sballati.
E donne. Vere, presunte o free-lance.
Mi attaccano da tutte le direzioni: “Dai, vieni con noi.. Non sai cosa ti perdi… “. Qualcuno si inventa un garbato “cazzo fai a casa, coglione…”.
Ribatto qualcosa, ma le mie munizioni non hanno alcun effetto: ci vorrebbero pallottole d’argento.
Zanne, artigli. Sto per soccombere.
Poi, hanno un attimo di sbandamento: sono entrate due o tre tipe, vampire che vogliono piantare i denti nel collo… di una bottiglia di Traminer.
Ne approfitto, in un attimo mi dileguo.
Guidando verso casa percorro un viale largo e dritto; in fondo c’è il palazzo dove abito, all’ottavo piano.
Da lontano vedo la luce accesa.
Bimbi è a casa.
La mia pallottola d’argento.

Dottordivago

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