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Posts Tagged ‘tossici’

Doverosa premessa: Dottordivago è lo pseudonimo di Carlo Gallia, non di Roberto Calderoli, Mario Borghezio o Jean-Marie Le Pen.
E il Dottordivago non è un nazista xenofobo: è semplicemente uno che non sopporta le verità precostituite, già preparate come Quattro Salti in Padella, da ingoiare ed assimilare come un antibiotico.
A differenza di quel tipo di farmaco, il Dottordivago va assunto via internet/rettale, una sorta di supposta virtuale per la quale non esistono
contoindicazioni, anche se esiste il rischio, molto raro, di un effetto collaterale: quello di vedere alcune cose da un punto di vista diverso, che non è necessariamente quello giusto, sia chiaro.
Va beh, giochiamoci ‘sti due lettori e non ne parliamo più.

Io difendo l’Occidente.
Abbiamo combinato le nostre, non lo nego, anzi, ne abbiamo fatte più di Bertoldo: abbiamo creato il sistema che ha mandato avanti il pianeta negli ultimi secoli, un sistema non perfetto, ma che finora pare essere l’unico che funziona, o che ha funzionato più a lungo; abbiamo avuto i nostri scivoloni, dalle Crociate al colonialismo, per arrivare alla Borsa Mondiale che ci sta facendo passare i guai.
Non ho capacità, tempo e voglia di scrivere un trattato su pregi e difetti dell’Occidente, mi limito ad una semplice constatazione: chiunque venga toccato dal nostro sistema ne resta affascinato, che sia un Inuit che ha scoperto quanto è più comoda la motoslitta rispetto ai cani, piuttosto che un africano che scopre la televisione o un Indio dell’Amazzonia che da quando ha indossato i primi calzoncini ha rinunciato ad astucci penici o foglie di banano.
Insomma, il nostro sistema piace.

Ma soprattutto piacciono i nostri soldi, e c’è un sacco di gente a cui fanno gola: sono i tossici del mondo.

Chi sono i tossici?
La figura più comune, quella urbana, è il tipo che gira tutto il giorno cercando qualcuno che gli allunghi un paio di euro da investire in una dose o, se va male la raccolta fondi, in una birra, da abbandonare rigorosamente sul marciapiede o in mezzo alla strada.
Naturalmente sono vittime, secondo una visione che non condivido: quando ero uno sbarbato ho visti decine di amici e conoscenti imboccare quella strada dopo le prime canne fumate insieme; avevamo tutti gli stessi problemi, quelli di tutti gli adolescenti, ma alcuni, tra cui il sottoscritto, erano più furbi e non si sono scoppiati come dei copertoni.
Non molto tempo fa un’organizzazione mandava in giro dei ragazzi, spesso ragazzi a posto, che si spacciavano per ex tossici: ti fermavano e ti ponevano la domanda “Sei prevenuto dei confronti dei tossicodipendenti?”
All’ovvia ed imbarazzata risposta “Ma no… ci mancherebbe altro…” ti allungavano un depliant di mezza paginetta e ti barbavano 5 euro.
A me no: la mia risposta era “Certo che sono prevenuto!” e quell’attimo di disorientamento era sufficiente per allontanarmi, salvo poi essere rincorso da un ragazzino che mi diceva “Guarda che non sono un tossico, ci fanno dire così per vendere l’opuscolo…”
Lo sapevo già, caro: quando troverò un ex tossico che si vuole rifare una vita lo aiuterò -forse- ma per il momento non ne vedo, quindi con 5 euro mi prendo l’aperitivo.

Poi ci sono i tossici del mondo: governi, Paesi o popoli che passano le giornate a fare la stessa cosa, solo su vasta scala; tutti quanti sono vittime dell’Occidente, alcuni lo sostengono apertamente, alcuni no, però c’è qualcuno qui da noi che lo fa per loro.

Lo sapete perchè l’Italia è sempre al primo posto nel campo della Cooperazione?
Semplice: ogni euro che si sposta crea un guadagno per i più svegli, siano essi politici, cooperatori stipendiati o fornitori di beni e servizi.
Secondo voi, se l’Italia manda 50 trattori per coltivare i campi in Africa, li compera da quello che fa il prezzo migliore -e magari ce ne mette un paio di tasca sua- o li compera dagli amici degli amici?
E una volta che i trattori arrivano a destinazione, finiscono nei campi?
La metà sì, gli altri spariscono.
E per quelli andati a buon fine, si mette in piedi una rete di assistenza per ripararli, insegnando un lavoro a qualche ragazzo sveglio?
Bravo pirla!
Se dopo un anno i trattori sono a pezzi ci scappa un altro “aiutino”, no?

È brutto da dire, ma se volete fare del bene date i soldi a gente di fiducia che va là e che controlla che fine fanno; se non ne conoscete, mangiateveli voi, ai veri bisognosi cambierà poco o niente.

Leggete cosa scrivono le varie Niki dal Nepal o da altri Paesi bisognosi: tutto deve essere distrutto, così si ricomincia con milionate di euri da parte dei “donors” internazionali.
Che siamo noi.
Che ci sentiamo in colpa per il nostro passato coloniale o per il semplice fatto di aver la pancia piena.

Adesso, che un inglese si senta un po’ in colpa, ci sta pure, così come un francese, uno spagnolo o un portoghese; tra tutti hanno passato secoli ad ingrassarsi depredando mezzo mondo; persino il Belgio -il Belgio!- ha fatto danni, e che danni, in Africa.
Noi ci abbiamo solo provato; sì, i morti li abbiamo sulla coscienza pure noi, anche se molti meno, e non fatemi quei discorsi “Non è un fatto numerico…” perchè i numeri contano: se al tuo paese arriva uno che ne fa fuori dieci, sei padronissimo di scandalizzarti, se ne fa fuori mille non ti scandalizzi più, perchè molto probabilmente sei morto pure tu.
Inoltre, se nel Corno d’Africa ci sono due strade, è perchè le abbiamo fatte noi.
E chi le vuole, le nostre strade? Magari loro stavano meglio prima.
Giusto, ma vediamo l’alternativa.

Mettiamo, per assurdo, che gli europei avessero passato gli ultimi cinque o sei secoli a scannarsi tra di loro e non avessero mai messo piede in Africa, Asia e America, cosa troveremmo adesso in quei continenti?
Esattamente quello che c’era prima che arrivassimo noi.
Sono un porco etnocentrico?
Forse.

Però mi risulta che le grandi civiltà precolombiane non conoscessero la ruota nel 16° secolo, noi la usavamo da almeno 6500 anni.
Gli asiatici erano messi molto meglio, per alcune cose meglio di noi, poi gli è mancato qualcosa e gli imperi cino-giapponesi governavano un loro personale medio evo all’inizio del 20° secolo.
E l’Africa?
Oh mama, l’Africa…
Se togliamo gli antichi egizi -roba mediterranea, cosa nostra…- resta ben poco, e ve lo dice uno che per tre anni l’Africa l’ha girata: la più evoluta civiltà africana è rappresentata dall’impero Monomotapa, situato nell’attuale Zimbabwe, che nel 16° secolo era al livello tecnologico degli Assiri di 4000 anni prima, si distinguevano da loro perchè non conoscevano ancora la scrittura; basta dire che sono arrivati i Portoghesi e se ne sono andati, visto che non c’era da tirare su niente, salvo un po’ di manodopera a basso costo, ma per quella era più comodo il Senegal, più vicino all’Europa ed all’America; poi sono stati cancellati dall’invasione Zulu i quali, ve lo ricordo, non mangiavano spaghetti, pudding o crauti.
Il valore a quelle zone l’abbiamo dato noi, con la tipica cupidigia europea: fino ad allora, con l’oro ci facevano qualche gioiellino ed i diamanti li tiravano al cane quando abbaiava di notte.
Quindi, a guardare bene, non li abbiamo depredati più di tanto, semplicemente gli abbiamo detto che avevano delle cose che a noi interessavano, anche se è vero che c’è modo e modo di chiedere le cose…

Sì, lo so, faccio un ragionamento del cazzo e questa è l’unica affermazione giusta del post.
Ma la storia è quella.

Il nostro torto è essere andati là, dovevamo starcene a casa e non l’abbiamo fatto; abbiamo trovato dei bambini che si erano sempre cibati in modo sano e naturale e gli abbiamo fatto vedere gelati e Coca Cola: e li abbiamo rovinati.
E adesso?
Adesso vorremmo farci perdonare -noi, il popolo, non i politici che parlano di aiuti solo per interesse loro- e ci prendiamo anche colpe non nostre.

I contadini afghani e colombiani sono dei poveracci costretti a coltivare il papavero da oppio e la coca a causa della richiesta di droga del mercato occidentale.

Vorrei capire una cosa: prima che noi scoprissimo che figata è una pera e che seratone escono fuori con due righe di bamba, quelli, se la passavano meglio? O erano in mezzo a una strada come e peggio di adesso?
Non è che coltivano l’oppio perchè rende più dei cereali ed anche perchè, così facendo, i Talebani -strenui paladini d’Occidente- non gli tagliano la gola?
E non è che lo stesso ragionamento lo fanno gli agricoltori andini?
Se la colpa fosse nostra, allora dovremmo mandare aiuti a tutti i produttori di Champagne e spezzare il giogo che incatena i produttori di vino in genere i quali, poveracci, vorrebbero coltivare carrube ma non possono, per soddisfare la nostra decadente passione per una bottiglia di quello buono.

Sono tutte stronzate, ed il bello è che non le tirano fuori i diretti interessati, che  coltivano da millenni quella roba; no, lo dicono i buoni a tutti i costi, quelli che della carità e degli aiuti umanitari hanno fatto una professione.
Sicuramente molti sono in buona fede, e casualmente sono i volontari che non beccano una lira, ma molti hanno le idee chiarissime, quelli tipo “le due Simone”, che grazie ad amici e conoscenti stavano in Iraq a beccarsi 6/7000 euro al mese per non fare un cazzo, salvo considerare utile che due cretine stessero nella Baghdad dell’immediato dopoguerra a seguire uno stage sulla raccolta differenziata, come qualcuno ha rivelato senza mai essere smentito.

Ce ne sarebbe anche un’altra: ‘sta storia del commercio equo e solidale mi suona male, ma male male male.
Gli imperi delle banane e del caffè pagano 1 al contadino ciò che vendono a 100, ingrassandosi come dei maiali, almeno così dicono i “solidali”, quelli che pagano 10 al contadino ciò che vendono a 150: vabbè, se si tratta di essere solidali…
Solo che gli sfruttatori guadagnano 99 al lordo dei costi, gli equi e solidali ne sgobbano 140; se qualcuno mi spiegasse chi si imberta la differenza…
Ah, dovrebbero spiegarmi come mai un’associazione di commercio equo e solidale si può permettere di piazzarsi per i due mesi del periodo natalizio in un negozio del super centro di Alessandria, investimento che stimo intorno ai 20/30.000 euri, salvo che sotto non ci sia un filantropo coi controcazzi, ma ci credo poco.

Una cosa in cui, invece, credo fermamente è quella di non aiutare chi non se lo merita: forse questa ve l’ho già raccontata, ma se l’ho fatto è stato tanto tempo fa, quindi vi rinfresco le idee.
Un giorno passo vicino ad un gazebo che raccoglie aiuti per le popolazioni che vivono in Dancalia e vengo avvicinato da un cordiale volontario: gli faccio notare che piuttosto che mandare una lira per la Dancalia mando 10.000 lire al “Fondo per l’allargamento delle piscine di Beverly Hills”.
Povero, mi guarda e non capisce, così gli spiego in trenta secondi quanto segue: conosco la Dancalia, è un posto di merda nell’entroterra eritreo-etiopico, una depressione desertica circondata da vulcani e costituita per buona parte da un deserto di sale.

Dancalia-Piana-del-Sale Dancalia-Piana-del-Sale-1
Beh, sapete cosa vi dico? Se uno è così stupido da vivere lì, per me può tribolare quanto vuole.
Un deserto salato è la cosa più ostile alla vita dopo i buchi neri, porca troia; questi raccolgono il sale e lo trasportano per chilometri, ricavando a mala pena di che sopravvivere; dico io, già che sei uscito da quel posto di merda per portare il sale, non ci tornare più, no?
Piuttosto che niente, mettiti a spaccare sassi in un posto dove se pianti qualcosa cresce, vai a fare lo schiavo per un tozzo di pane, ma vattene da lì, non hai niente da perdere, fidati.

È come se io un bel giorno decidessi di vivere in Liguria, ma non a terra, no, diciamo a un paio di chilometri da riva: sarebbero cazzi miei, no?
Beh, gli aiuti per la Dancalia hanno lo stesso senso che avrebbe raccogliere fondi per costruirmi un’isola sotto i piedi.
Come dice il mio amico brasiliano Ademar: “In Brasile nessuno muore di fame, tranne che nel sertão, ma se, con tutto il Brasile che c’è, uno se ne sta a morire di fame nel sertão, è giusto che muoia”.

Oh, andiamo avanti, che si fa notte.
Oltre ai tossici innocui che chiedono l’euro, ci sono quelli che ne chiedono molti di più con una siringa in mano:

Il fenomeno della pirateria torna d’attualità a causa delle politiche economiche dell’Occidente che creano povertà nel terzo mondo.

E ‘sti cazzi?
Salgari ci ha costruito un impero, coi Pirati della Malesia e zone limitrofe: quelli lo hanno sempre fatto, dal Golfo di Aden alle Filippine.

pirati
Solo che non c’era la TV, e noi pensavamo fossero solo racconti avventurosi; poi, se il fenomeno è in aumento, è perchè una volta assaltavano col pugnale tra i denti degli equipaggi che vendevano cara la pelle, mentre oggi assaltano coi kalashnikov dei mercantili con marinai sindacalizzati ed assicurati.
Quanto alla reazione dei nostri governi, vuoi mica sparargli, no?
Meglio trattare e pagare, che sicuramente ci scappa qualcosa anche per gli emissari della Farnesina, visto che i riscatti vengono pagati coi fondi neri.
Anche in queste occasioni si distinguono le categorie:
1) noi paghiamo;
2) i francesi ci provano a farsi valere e fanno un casino;
3) gli americani -perchè ‘i ammericà sso’ fforti- liberano il comandante e ne fanno fuori tre su quattro, solo perchè il quarto gli serve per andare a dire agli altri compari che quando vedono quella bandiera è meglio se vanno a farsi un giro da un’altra parte, che al posto delle stelle e strisce devono vedere un jolly roger, e non un bancomat: quello sono liberi di vederlo sul nostro tricolore.

Sono costretti dalla povertà?
Quando anche in Italia si moriva di fame, quando anche i nostri bisnonni erano dei poveracci, per campare coltivavano la terra, spesso neanche di loro proprietà, o si facevano sfruttare dai ricchi, ma sceglievano una vita onesta; alcuni dei nostri bisnonni, nelle stesse condizioni, facevano i briganti di strada: secondo voi, c’è molta differenza con i pirati di ieri e di oggi?

Direi che per oggi può bastare.
Rimedi?
Non chiedeteli a me, anche se un paio di sistemi  da provare, in mente, ce li avrei, solo che non è roba da scrivere qua: troppo realismo e buon senso possono disturbare molte anime buone; e poi, non sono nè un tecnico nè un politico: io sono solo la testa di cazzo che queste cose, almeno, le dice.

Dottordivago

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