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Posts Tagged ‘Putin’

Mandiamoli a Sanremo.

Giuro che non volevo.
Mi ero ripromesso di non dire niente su tutta la faccenda ma… come si fa? Su mezzora di telegiornale ci sono venti minuti di “rivelazioni catastrofiche”, con frequenti aggiornamenti nel corso dei dieci minuti che restano.

Morale di tutta la storia?
 molto rumore per nulla
Molto rumore per nulla. Tutti schivano i commenti e si limitano a minimizzare, salvo l’ineffabile ministro Frattini che considera la sparata da gossip come l’11 settembre della diplomazia. Più che altro mi sembra il Primo Novembre; prima il disbrigo di una noiosa incombenza diplomatica (visto che il 90% delle persone va al cimitero per vedere la pelliccia nuova di una parente…), poi tutti a casa con le gambe sotto al tavolo, con un bel piatto di ceci e cotiche innaffiato da un bicchiere di quello buono: chi muore giace, chi vive si dà pace.

Sulle eventuali conseguenze di questa catastrofe diplomatica, vediamo un po’ di storia, che c’è sempre qualcosa da imparare.

Bill Clinton ha fatto quello che voleva, non ha dato le dimissioni, è tuttora considerato dai suoi elettori “il miglior Presidente dopo Kennedy” e dopo ogni conferenza se ne va con una valigiata di dollari.

I politici italiani, coinvolti in tutti gli scandali possibili… lasciamoli stare, che c’è solo da mangiare del nervoso.

Kate Moss, beccata a dare una bella schiacciatina seguita da un pippone da giorno della festa, ha visto cancellati metà dei suoi contratti pubblicitari, per vederseli triplicare nel giro di un mese.

Fabrizio Corona, ingabbiato qualche giorno, tornato a casa lanciava mutande dalla finestra alle fans in delirio.
Poi si scopre che si è fatto (fare) un culo così per un paio di milioni di euri più un appartamento, nel prezzo, ed hanno ricominciato a caricarlo di soldi per un’intervista o una comparsata in TV.

Lapo Elkann ha passato i suoi guai dopo una figura di merda di portata planetaria ma io continuo ad essere pronto ad uccidere, se servisse, per essere al suo posto; magari tenendomi il mio cervello, che non sarà tutto ‘sto “di più” ma ormai mi ci sono affezionato…

Marrazzo non ha ancora messo a frutto la disavventura ma, sulla base dell’esperienza maturata nel settore, con due coccole ben fatte a Vendola non dovrebbe avere grossi problemi per le prossime elezioni; magari le Europee, che non danno nell’occhio…

Metà delle troie che l’hanno succhiato al Berlusca sono diventate star del jet set, le altre sono meritocraticamente distribuite tra Parlamento, Commissioni o Consigli Regionali.

Bon, piantiamola lì, che viene lunga, ‘tanto avete chiaro il concetto, no?
Non succederà nulla: è tutta gente che dà uno scrollone come i cani e la merda che avevano addosso schizza su quelli come noi.

Cosa abbiamo scoperto di inedito?
Berlusconi è un puttaniere, Putin è un mafioso padrone della Russia, la Merkel ha poca fantasia (giusto per chi la credeva l’autrice di Harry Potter…), Sarkozy si gonfia come un rospo ma non combina un cazzo (incredibile, per un politico francese…), gli Arabi sono falsi come l’oro delle bombolette spray.

Jaws dropping news, notizie da far cadere la mandibola…

E tutto questo dovrebbe essere la Vittoria della Verità?

codice d'onore

Ma ve lo ricordate Jack Nicholson in “Codice d’Onore”?
“Volete la Verità? Voi non siete pronti per la Verità!”
Ci sono cose che quelli come noi non devono sapere; primo perchè non siamo pronti per la verità, secondo perchè non sapremmo cosa farcene, esattamente come i bambini piccoli con il sesso: a otto anni, cosa ti cambia sapere come realmente nascono i bambini? Spermatozoi, liquido amniotico, placenta, sangue, dolore… Che schifo!…
Naah… meglio cicogne e cavoli, date retta, così, almeno, non ci provano prima della Cresima.

“Volete la Verità? Voi non siete pronti per la Verità!”
Vi migliorerebbe la vita scoprire che quella pizza meravigliosa che adorate è fatta da un pizzaiolo con la goccia al naso perenne? O che non si è mai lavato le mani dopo una bella pisciata?
E se fosse proprio quello, l’ingrediente segreto?

Se qualcuno di voi, ingenuo al punto di pretendere sempre e comunque la verità, trovasse riprovevole il comportamento delle varie diplomazie, si guardi allo specchio e rifletta… Cioè, no, è lo specchio che riflette… cazzo, mi sto incasinando…
Comunque, dite la verità: quanti di voi possono affermare di non aver mai detto qualcosa di antipatico su un amico o un parente a cui volete un bene dell’anima?
Non solo l’avete detto, lo pensate ancora e siete pronti a ripeterlo, non al diretto interessato, ovviamente, ma questo non vi impedisce di apprezzare la persona oggetto delle vostre critiche. Nessuno è perfetto, nè io nè voi, quindi ci sarà sempre un aspetto della nostra personalità o un nostro comportamento che va su per il culo a qualcuno; se questo qualcuno ci vuole bene, continuerà a farlo, anche se si concederà qualche piccolo pettegolezzo su di noi.
Quelli che ci detestano li conosciamo e non li frequentiamo, anche perchè, se mi detesti, cazzo ci stai a fare con me? Quindi il problema non si pone.

baudo

“Hai toppato, Wikileaks, hai toppato…”, direbbe il Pippo nazionale.
E giusto parlando di Baudo, mi viene un’idea: l’algido Assange, teniamocelo buono.
Se Wikileaks diventasse una specie di franchising con tante filiali nazionali e dirottasse le sue attenzioni dal bersaglio grosso per rivolgerle a fatti singoli, hai visto mai che qualcuno che sa e che non può parlare riesca a trovare il cantante giusto per la sua canzone?
”Caso Mattei”, ”Piazza Fontana”, ”Piazza della Loggia”, “Stazione di Bologna”, “Ustica”, “Falcone e Borsellino”, tanto per dire qualche titolo: vi farebbe tanto schifo una specie di Sanremo con una scaletta del genere?

Dottordivago

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Allora, messa giù semplice, le cose stanno così: il metano russo, per arrivare in Europa occidentale, deve passare dall’Ucraina, dove dovrebbe diramarsi in due direzioni, una per il fabbisogno interno ed una per evitare i geloni al resto del continente.
Quando esisteva ancora il non-rimpianto-Impero-Sovietico, l’Ucraina ne era parte, e la bolletta non gli arrivava: pagava Pantalonev, ‘tanto al Cremlino credevano che i soldi li cagassero le renne, così si permettevano di mantenere tutti quelli che appiccicavano falce e martello sulla bandiera, tipo Cuba ed altri esempi di democrazia socialista.

Poi è andato tutto a puttane.

Chi si è mosso bene, si è sistemato, tipo Abramovic, che si sarebbe potuto permettere di tenere Beckham come autista e quel ragno di sua moglie come sguattera.
Le nuove repubbliche ex sovietiche si sono trovate un po’ in mezzo a una strada, con una classe dirigente impreparata e corrotta, una classe media inesistente ed un proletariato cresciuto secondo la vecchia regola “tu fai finta di lavorare ed io faccio finta di pagarti”.
Quindi, per non saper nè leggere nè scrivere, molti sono rimasti nell’orbita della Grande Madre Russia, che ha passato un brutto momento comunque, ma possedere metà delle materie prime e delle fonti energetiche del pianeta è sempre un bell’aiutino, se non una gran bella botta di culo, nonchè una sicurezza per la vecchiaia.

Alcuni, invece, hanno detto “no, grazie, a noi ci piace la Coca Cola”, senza pensare che non la passa la mutua, così sono ancora in mezzo a una strada adesso, tipo l’Ucraina.
Con l’aggravante che “chi volta el cùu a Milan, il volta el cùu al pan” (porca troia, come si fa a scrivere la u coi puntini sopra?), ma chi gira il culo a Vladimir Putin rischia di più che girarlo a Vladimir Luxuria, visto che si becca la megabollettona del gas.

Siccome Putin è un bravuomo, per i primi tempi gli ha fatto un prezzo da amico    -circa un quarto di quanto lo pagavamo noi- per vedere se mettevano la testa a posto; il fatto è che questi non ci sentono, e continuano a volere la Coca Cola.
In più, oltre a bruciargli il gas, gli bruciano anche il paglione: niente di che, giusto un paio di miliardate di euri di vecchie bollette, una cifra che il buon Vladimir può spianare personalmente con quello che ha in una qualsiasi banca di Zurigo piuttosto che di Londra o Francoforte.

E’ una questione di principio, che diamine.
Così gli ha detto di chiudersi il rubinetto da soli, visto che la centrale di smistamento è in Ucraina.
“Fidati”, gli hanno risposto.
E si sono attaccati alla nostra canna del gas, ‘tanto “dove ci si scalda in due, ci si scalda anche in tre”; se poi pagano gli altri due, è la quadratura del cerchio.

Adesso, noi occidentali siamo dei pirla, ma i conti li sappiamo ancora fare, così abbiamo contestato la bolletta: già stiamo ingrassando quel mezzo milione di puttanoni che ci hanno mandato, Dio li benedica; già cerchiamo di rimettere in bolla quei bambini fosforescenti che, povere stelle, vengono qui a togliersi la più grossa, che Dio gliela mandi buona; insomma, non è che possiamo prendere tutta l’Ucraina su ‘ste spalle, eh?!…

E così il rubinetto l’ha chiuso lui.

Adesso tutti, in Europa, caragnano che il Vladimir fa un uso politico dell’energia, che vuole affossare il governo filo-occidentale dell’Ucraina, che vuole mostrare i muscoli all’Occidente; gli Ucraini, poi, fanno gli offesi.
Tutto ciò è incontrovertibilmente vero, però…

Però al mio paese hanno sempre detto “Prima spiana i gobbi e poi parla pure”.

Vi è mai capitato di avanzare dei soldi da qualcuno?
Se sì, avete mai provato a chiederglieli?
Se sì, qual’è la prima reazione?
Si offende.

Oddio, qualcuno, a botta calda, si sforza ancora di cercare una scusa, ma se insistete, statene certi, si offende.
L’ho capito, la prima volta, a18 anni: avevo venduto non ricordo cosa, forse un disco, ad un amico che non si è mai sognato di pagarmelo; ho provato a farglielo presente, con molto tatto, un paio di volte, ottenendo come risposta qualche grugnito incomprensibile misto ad alcuni “ma figurati…”; alla terza volta, non ci crederete, si è offeso; mi ha guardato, ferito nella nostra amicizia, e mi ha domandato:”Cos’è, hai paura che mi dimentichi?”
“Sì”.
Oh, mi ha tolto il saluto…

Quella è stata la prima, ma ho rivisto la stessa scena per anni da Baleta.
Cazzo, ragazzi… Baleta!

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Ad Alessandria basta la parola, ma questo è un blog ad ampio respiro e, siccome “nemo propheta in patria”, ho più lettori in India e Brasile che non nella mia città -forse perchè ne avranno le balle piene di sentirmi- quindi dirò due parole su Baleta.

Baleta era un posto.
Anzi, era il posto.
Ricordate Cheers e la canzone Where everybody knows your name?
Da Baleta tutti conoscevano il tuo nome, però ci aggiungevano sempre “coglione!”
Parafrasando Louis Armstrong quando parlava del jazz

se uno deve chiedere “cos’era Baleta”,
non lo capirà mai.

Aperto nel ’29, una sorta di sberleffo alla Grande Crisi, chiuso nel ’91.
Passato di padre in figlio, come un reame.
Era un piccolo bar con una grande sala dedicata al gioco delle carte, una saletta flipper ed un’ampia sala dalle basse volte a padiglione, con pilastri in granito e piccole finestre ad arco che davano su un vicolo, che ricordava più una catacomba pagana che una sala con cinque bigliardi.
I flipper erano le colonne d’Ercole per i nuovi arrivati, che col tempo acquisivano il diritto di passare ai bigliardi.

L’aristocrazia stava nel bar ed in sala carte.
Non esisteva un telefono, tranne quello a gettoni che non poteva ricevere
e le donne, garbatamente, non erano ammesse; ed a quei tempi non esistevano i cellulari.
In più c’erano due ingressi in due vie diverse: una sorta di porto franco, una Tortuga in pieno centro.

Lì nascevano cacce al tesoro, tornei di tennis e di calcio, nonchè la recita del 25 dicembre che, al teatro comunale di Alessandria, scatenava fenomeni di bagarinaggio che neanche la finale del Mundial…
Lì è nata e morta l’Alessandrinità, un misto di umorismo, pigrizia, cattiveria e disincanto.

L’ultimo proprietario, Gino, era soprannominato, ingiustamente, “l’Ebreo” perchè, come dire… non aveva le mani bucate, ecco, ma era -e, per fortuna, è-persona di altissima statura morale, grande cultura e raro senso dell’umorismo.
E’ ovvio che, quando uno ha a che fare con centinaia di clienti al giorno per cinquantanni, debba stare un po’ attento ai conti.
Personalmente ho un ricordo che, per i suoi detrattori, è un po’ ai confini della realtà: Baleta era chiuso da un anno, quando trovo Gino in un negozio mentre sto mettendo giù la mia lista di nozze.
“Oh Gallia, se ‘t fai?”
“La lista di nozze, Gino: stavolta mi tocca…”, rispondo con in mano un macinacaffè a tramoggia semi-professionale.
“E allora il caffè te lo offro io…” e, sotto i miei occhi, paga il pezzo che avevo in mano, mi fa tanti auguri e se ne va.
Alla faccia dell’Ebreo: grazie, Gino; ma non per il regalo: grazie di esistere.

Ehm… Dottordivago, si parlava del gas russo…
…e di quelli che si offendono quando…
Ah, sì, adesso ci arrivo.

Gino aveva la capacità ultraterrena di resuscitare ritagli di focaccia e fette di pan carrè che avevano visto giorni migliori e di trasformarli in toast deliziosi, nonchè la faccia di servire “tre ciliegie” sotto spirito al prezzo di tre belon ; forse è per questi motivi che in alcune biografie non autorizzate si è guadagnato l’appellativo semitico.

Ma soprattutto perchè Gino aveva il Libro Nero.

Quella specie di Neconomicon era un quaderno in cui l’importo dei crediti poteva tranquillamente risanare il bilancio di alcuni stati.
Alcuni facevano segnare per comodità, altri per cronica mancanza fondi; quindi “alcuni” provvedevano periodicamente a spianare il gobbo, mentre agli “altri” bisognava sollecitare più volte la cosa.
Beh, raramente nella mia vita ho visto persone offendersi così: cominciavano col controllare minuziosamente ogni voce, una consumazione sì ed una no dicevano “questa doveva offrirmela il tale”, poi disconoscevano la paternità di una focaccina e “tre ciliegie” e finivano in un crescendo rossiniano di “Ebreo di merda!…”, “Non mi vedi più!…” e porte che sbattevano.
Salvo tornare dopo qualche giorno di noia mortale, nel vicolo, a fare due parole con chi entrava ed usciva, prendere Gino da una parte e dargli qualcosa per “…cominciare a scalare”.
Ma si dichiaravano ancora offesissimi.

Una volta un cliente, anonimo perchè già tornato, si è trasferito in Polinesia, niente meno, lasciando un conto chilometrico; alla domanda “…ma dov’è che è andato Tizio?”, Gino rispondeva signorilmente “Sicuro non a Pago Pago…”, e mai una parola maligna o rancorosa.

Il più offeso del mondo è stato l’Uomo Pera.
Conseguito il diploma di scuola media inferiore presso un istituto privato, ha tirato i remi in barca e dall’età di 15 anni non ha più strappato una paglia.
Il padre ci ha messo qualche anno per capire l’indole del figlio, ma realizzata la cosa ha chiuso i rubinetti, come Putin, e l’Uomo Pera si è ucrainizzato a morte.
A ventanni riusciva a camolare qualche mille lire a mamma e nonni, ma spesso girava con cento lire in tasca, più spesso neanche quelle.
E quindi faceva segnare da Baleta.
Quando la misura era colma, Gino insisteva un po’ di volte -e l’Uomo Pera si offendeva- poi telefonava al padre che, tra un “…non gli dia più niente!” e una serie di madonne, spianava il gobbo.

Una volta, forse a causa del rimbambimento senile di una nonna, l’uomo Pera si presenta con diecimila lire in tasca!
“Gino, una focaccina…”
“Pear Man, il piatto piange…”
“Cazzo vuoi, ebreo di merda… Toh, sei contento? Posso pagartene dieci!” e gli molla il deca.
“Focaccina in arrivo…”
L’Uomo Pera se la gusta e si avvicina alla cassa per il resto; Gino estrae il Libro Nero, fa due conti e tira una riga su una minima parte della pagina, corrispondente a diecimila lire: “E’ una goccia nel mare, ma apprezzo la buona volontà…”
L’Uomo Pera si è sentito come Paperon De’ Paperoni quando trovava il deposito vuoto a causa della Banda Bassotti: ha imprecato, inveito, insultato, minacciato.
Ma soprattutto si è offeso.

Sono passati 25 anni, ma mi sa che è ancora offeso adesso.

Dottordivago

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Sentivo dell’ultimo giornalista ucciso in Russia e, siccome la cosa mi interessa, ho approfondito la questione.
Dunque, solo in Russia, dalla caduta dell’Unione Sovietica ad oggi sono stati uccisi circa trecento giornalisti, mentre in Messico, per non fare la figura dei soliti sfaticati, nel loro piccolo ne hanno seccati una settantina nello stesso periodo.

Ma guarda che certa gente ha tutti i culi del mondo.

E noi dalla Russia importiamo il metano e dal Messico le banane, invece di importare questa splendida usanza.
Beh, c’è da dire che i ragazzi stanno andando un po’ lunghi, qualcuno si è fatto prendere la mano, ma quelli sono popoli duri, temprati dalla storia e dal clima.
Noi, che come popolo non contiamo un cazzo, potremmo copiare Ivan e Miguel, sì, ma all’italiana.
Un po’ come abbiamo fatto con la moda punk.
Per capire questa è necessario essere un po’ avanti con l’età: nel 1978, quando in Inghilterra il fenomeno punk era agli sgoccioli e tutto quello che poteva essere fatto e detto era, appunto, stato fatto e detto, a Sanremo si presenta Anna Oxa “vestita da punk” all’italiana, cioè in doppio petto scuro ma con qualche buco nei lobi ed un look, allora, trasgressivo. Per essere ancora più punk, anzichè sedersi sulle merde dei cani, faceva finta di fumare la pipa.
Un promemoria per i più giovani:

Anna Oxa nel 1978, anno dell'uscita del suo primo singolo

E l’Italia scoprì il punk.
Pensa te, i Sex Pistols vomitavano sulla regina e noi scoprivamo il punk rivisitato da Mary Poppins…
Per carità, i punks mi facevano schifo a 18 anni, figuriamoci se li rimpiango adesso; era solo per dare un senso al “copiare all’italiana”.
Cosa c’entra tutto questo? Niente, mi scappava di divagare.

Dunque, dicevamo di copiare da russi e messicani.
Ma all’italiana.
Più che ingaggiare dei sicari, come fanno gli altri, dovremmo mandare in giro dei calmieratori di cazzate, tipo una specie di Mister Prezzi.
Oh mama, Mister Prezzi… Ma l’avete visto?
E’ l’unico che fa ricordare come brioso ed affascinante un altro ex garante, quella mummia di Stefano Rodotà.
Usti, se non gli do un taglio alle divagate, qui facciamo notte.

Il calmieratore di cazzate dovrebbe piazzarsi dietro all’inviato di turno, in modo discreto e non come fa quell’uomo di merda di Paolini, se si chiama così.
Appena il giornalista dice una cagata, il calmieratore, inquadrato in campo lungo, si arrotola tranquillamente le maniche, si avvicina e gli dà uno schiaffone forte, ma forte, su un orecchio, da dietro.
In caso di cazzata pesante deve essere più rapido: tre passi di rincorsa e un poderoso calcio nel culo.

Si possono sprecare facili battute sul fatto che Emilio Fede finirebbe tutti i giorni all’ospedale e Luca Giurato morirebbe per le lesioni dopo mezzora di trasmissione, ma il problema non sono loro: chi li sta a sentire? Chi dà loro credito? Sono macchiette, pagliacci, caricature.
Quelli da calmierare a legnate sono i giornalisti con ancora un po’ di credito, quelli che non ti senti un cretino a dargli retta, quelli da cui ti aspetti una notizia nella sua integrità ed essenza.
Quelli considerati bravi o anche solo seri.
Non so voi, ma io non ce la faccio più. E’ diventato impossibile conoscere un fatto per come è o per come è successo.
La notizia riportata non rispecchia più il fatto stesso: lo interpreta, lo eleva a potenza, lo contraddice a seconda di chi parla; e qui non è un fatto di piaggeria o di interesse di quello che tossisce lo stipendio, cioè l’editore.
Non sto parlando di etica professionale e di onestà, parlo di stupidità, approssimazione, della totale assenza di verifica delle fonti, del piacere perverso di aumentare la gravità o l’importanza di un fatto, neanche la notizia fosse un pesce da ingigantire ad ogni racconto al bar.
Ho già fatto discorsi del genere, ma ogni giorno peggioriamo.
Monica Maggioni, al momento negli USA, aspettava l’uragano Gustav in mezzo alle strade di New Orleans, con gli abiti sventolanti -lei non sventolava, l’avete vista ultimamente? Sembra un camion- ed il microfono senza paravento, così non si capiva un cazzo, ma l’effetto uragano era assicurato.
Non era meglio dare la notizia in studio, con calma, così la gente capisce anche quello che dici, testa di cazzo?
Oddio, che poi “capire” è una parola grossa: Gustav era un classe 4 su Haiti, ma il passaggio sul Golfo del Messico l’avrebbe nutrito fino a diventare di classe 5, prima di colpire New Orleans.
Ops, quand’è arrivato era solo di classe 1…
Ma la Monica non si scoraggia: afferma che Gustav è ancora in grado di fare più danni di Katrina, salvo constatare il giorno dopo che non è successo niente, o quasi, ma in un’ultima impennata d’orgoglio dichiara “che poteva andare molto, molto peggio”.
Anche a lei: poteva passare la vita a pulire scale condominiali o a fare bocchini, invece racconta cazzate e la pagano bene.

Cari giornalisti, dipendesse da me vi manderei a Mosca a dire cagate su Putin, ma in mancanza di meglio mi accontenterei di vedervi doloranti con la faccia tra le mani nel bel mezzo di una notizia: per questo basta pagare un addetto.
Vedervi rettificare la notizia con qualche livido in faccia, invece, non ha prezzo.

Dottordivago

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