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Posts Tagged ‘Pietro Maso’

Da tempo mi riproponevo di dire due stupidate sui nomi che vengono imposti ai bambini e riflettevo sul fatto che mai parola fu più pregna di significato, infatti in alcuni casi i nomi vengono proprio imposti,  nel senso che se il bimbo si potesse ribellare lo farebbe ma, pover picinin, i genitori se ne approfittano, salvo poi ritrovarsi in casa un paio di Erika ed Omar o un Pietro Maso qualunque.

La scorsa settimana c’è stato il caso del bimbo di Genova che i genitori volevano chiamare Venerdì; sulla lora strada hanno trovato un funzionario dell’anagrafe che ha pensato “non saranno cazzi miei, ma prima che Bruschetta scopra che non faccio una fava tutto il santo giorno, è meglio che faccia vedere che esisto”, così ha girato la pratica ad un giudice.

Il giudice, svegliatosi bruscamente, ha pensato “per me chiamatelo come volete, ma prima che Bruschetta scopra che quello dell’anagrafe, rispetto a me, è  Aleksej Grigor’evič Stachanov, prendo un calendario e, tenendomi una mano sull’inguine per non strozzarmi l’ernia, guardo il santo del giorno in cui è nato”.
E l’ha chiamato Gregorio: poteva andare peggio, Greg è un bel diminutivo.

Se è possibile battezzare Domenica una bimba, non vedo qual’è il problema del piccolo Venerdì, salvo il fatto che esiste una Santa Domenica mentre all’appello manca San Venerdì.
Lasciamo stare il fatto che non c’è un musulmano o un indù in Italia che diano al figlio il nome di un santo cattolico, ma se a me dei santi non me ne può fregare di meno, perchè devo avere quell’obbligo?
E la calabra Domenica, prima di essere santa -e quindi prima di creare un precedente ortodosso- perchè gliel’hanno lasciata chiamare così?
Se le cose fossero sempre andate così, se ci si fosse sempre basati sui precedenti, oggi ci chiameremmo tutti “Ehi tu”, “Senta…”, “Scusi…”, “Oilà”  oppure solo “fiiiiuu”, non letteralmente ma inteso come fischio.

Ho un amico che di cognome fa Venticinque, un altro Quaranta: proprio a voler essere fiscali proibirei il nome Venerdì solamente al figlio di un ipotetico signor Diciassette; non per altro: passerebbe la vita a stringere la mano di un tizio che mentre dice “piacere” con l’altra mano si ravana nei pantaloni.

Ai genitori del piccolo Venerdì -per me si chiama così…- non ha fatto mancare la propria solidarietà niente meno che Alan Elkann, che ha un figlio di nome Lapo -ma era meglio chiamarlo Pippo…- nonchè, è cosa nota, due nipoti battezzati Oceano e Leone; il granduomo ha sentenziato “non ci trovo niente di strano” ed a questo proposito vi rinnovo una minchiata che avevo già proposto su queste pagine:

La paziente ha fatto causa al chirurgo:

 

che risponde: a me sembra tutto a posto.

chirurgo 

Tralasciamo i casi arcinoti di Domenica Melalavo e Felice Mastronzo, forse leggende metropolitane; giusto per la cronaca citerò l’amico di mio padre,  Primo, chiamato così dal papà comunista che di cognome fa Maggio.

Ritengo che ognuno possa dare ad un figlio il nome che vuole, santo o mica santo, basta non cadere nel ridicolo.
I miei amici hanno dato ai figli dei bei nomi italiani.
Una sera, al ristorante, con una coppia di amici in attesa di un maschietto si valutava un possibile Edoardo, anche se alla futura mamma sembrava troppo serio e le sarebbe piaciuto un nome più brioso: le ho proposto Petardo, ma credo non se ne faccia niente.

Un altro amico si chiama Gualtiero Maria: bel nome e suona bene.
Ma perchè un nome da donna? Se fosse nata una sorellina, sarebbero stati coerenti e l’avrebbero chiamata Veronica Luigi?

Ce l’avete un velo pietoso? Bene, stendetelo sulle varie Jessica, Natascia, Veruska ecc. ecc.: non è il caso di infierire.
Vabbè, giusto una cosina: se dài certi nomi ad una figlia, ti può pure andare bene, ma se quando ha tredici anni scopri che ha già massacrato di pompini tutta la sua classe, un po’ te la sei cercata…
Jessiche, Natasce e Veruske in ascolto: so benissimo che voi siete i casi andati bene, e ne sono felice.
Mi spiace solo per i vostri amici…

Qualche anno fa ero su una spiaggia di Formentera e, nonostante fosse settembre inoltrato, era piena di italiani.
No, non faccio il figo, non mi disturbano gli italiani: mi disturbano i nomi che danno ai figli.
Era tutto un Morgan e Jason, con la variante di una signora amante del doppio nome che passava la giornata strillando “Minchia Kevin…”.

Avendo la moglie valdostana -non nel senso che è ricoperta di prosciutto e formaggio ma nel senso che è originaria della Valle d’Aosta- ho fatto notare ad amici che vivono nel ridente capoluogo alpino che oggi, lì da loro, tutti i bambini si chiamano Didier, Thierry e Michel; mi hanno risposto che la loro è una regione bilingue.
Mi sono permesso di sottolineare che fino a qualche anno fa i valdostani, pur essendo più bilingui di quelli di oggi, si chiamavano Germano, Delio, Natalino e così via, ma la cosa è morta lì.

In Alessandria ho un box in affitto in cui ci tengo un po’ di tutto; nel cortile ho fatto amicizia con la prole della famiglia Iannacone: Nicolas, Entoni e Maicol.

Serve altro o la chiudiamo qui?

Dottordivago

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