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Posts Tagged ‘Morandi’

Dicono che Sanremo riesce sempre a stupire quelli che lo seguono tutti gli anni, anche se chi lo dice è il classico oste che parla del proprio vino.
Immaginate chi, come me, non lo vede da più di vent’anni: ero rimasto a Pippo Baudo e al playback e mai come in questo caso è corretto dire “bei tempi!”…
Criticare Sanremo non è come lamentarsi del tempo o delle nuove generazioni.
Il tempo non va mai bene, o è troppo caldo o troppo freddo; e dire delle nuove generazioni “noi eravamo diversi” è una belinata, visto che lo dicono tutte le generazioni, da qualche migliaio di anni. Sono lamentele fasulle, più un comodo argomento di conversazione che un esame della situazione reale.

Sanremo no, Sanremo fa schifo proprio.
Postmessa (premessa fatta dopo): non parlerò di Sanremo come fenomeno di costume, parlerò di quello che vede sul palco uno come me.
Mi qualifico: sono il più bel caso di “ammè m’ha rovinato ‘a guera” che esiste, uno degli esempi più clamorosi di come sia possibile sprecare, letteralmente gettare alle ortiche un talento cristallino, grazie alla mancanza assoluta di voglia di applicarsi in qualsiasi cosa. Praticamente un cretino.
Oggi spaccio serramenti ma quand’ero una voce bianca avevo un’estensione vocale di tre ottave, caso rarissimo, tipo Edda Dell’Orso, il cui nome non dice niente a nessuno ma se vi dico che è quella di “Giù la testa”…
Ah-haa… adesso avete capito chi è. 
E per chi non lo sapesse, il cantato inizia a circa 1’30’’

Qualcuno ha provato ad insegnarmi a cantare per davvero, per non rimanere il solista di un coro di bambini che, non per vantarmi, ha fatto venire giù teatri, nonchè intrattenuto e emozionato frequentarori di chiese, oratori e ricoveri di tutto il Monferrato (no, dico, eh?…) negli anni a cavallo tra i 60 e i 70.

Ovviamente il tentativo di farmi del bene non è riuscito, ero troppo lavativo, ero un somaro che ragliava come un angelo. Però di canto qualcosina ne capisco comunque, così come ho un’idea di cosa sia lo spettacolo, avendo scritto testi TV e qualche collaborazione teatrale, tra cui una con Garinei e Giovannini: insomma, sono il classico ex calciatore di serie C che non sarà stato Maradona ma che, quando parla di calcio al bar, ne capisce un po’ di più dell’avventore medio.
Quindi, dando alle mie affermazioni il peso che hanno (ho visto un’ora di Festival in tre serate), vi dirò che, aldilà di simpatie personali e gusti soggettivi, analizzando ciò che si vede e si sente sul palco, questo Sanremo è oggettivamente e tecnicamente un’immonda porcata.

La partenza è stata affidata a Luca e Paolo, che ricordavo piacevoli in quelle due o tre cose della scorsa edizione che ho visto su internet, dato che l’anno scorso in questo periodo ero in vacanza.
Molto meno gradevoli quest’anno, gratuitamente volgarotti (da che pulpito, eh? Ma vi ricordo che io non parlo a mezza Italia…) anche se, al momento, sono stati la seconda cosa migliore che ho visto.
La cosa migliore, finora, è Rocco Papaleo, in parte perchè “tra gli orbi il guercio è Re” ma anche perchè è un simpatico terroncello con un grande entusiasmo, quasi fanciullesco. Non lo invidio: tentare di far ridere il pubblico dell’Ariston non è facile; se poi la tua spalla è Gianni Morandi… eh beh, allora…
mission-impossible 2 

Morandi è l’antitesi dello Spettacolo.
Per carità, buono come il pane, amicone di tutti, educato, bravo cantante, tutto quello che volete.
Ma, come presentatore, tecnicamente un disastro.
Un’amica che non perde un Festival mi dice che rispetto all’anno scorso è decisamente imbolsito, persino più goffo nei movimenti.
Ma quello sarebbe il male minore se non fosse che , evidentemente a livello congenito, ha una carenza gravissima: non ha “i tempi”.
“I tempi” sono l’elemento catalizzatore della comicità, sono ciò che è l’ossigeno per la combustione: senza quelli, non funziona niente. Sono come la punteggiatura nello scrivere e a questo proposito vi giro l’esempio che mi fece quaranta e rotti anni fa il maestro Gavazza.

  • Il maestro dice: “Pierino è un asino”.
  • “Il maestro, dice Pierino, è un asino”.

Spostando la punteggiatura, il significato della stessa frase cambia diametralmente; la stessa gag, con tempi sbagliati, passa da “figata” a “ciofeca”.

Probabilmente, il cervello di Morandi sarà una sorta di Ritratto di Dorian Gray che invecchia al posto del fisico: a fronte di un aspetto giovane e scattante, non è pronto in nessun caso, mai, in più non ha argomenti propri e, credo, non ricorda i testi degli autori, sennò non si spiegherebbe la piattezza di ciò che dice. Se interviene dopo venti cantanti, per venti volte parla mezzo minuto di quel meraviglioso palco su cui si trova e di quanto non gli sembri vero tutto ciò; ieri sera, la terza sera, quella delle coppie  “concorrente – ospite straniero”, ha superato sè stesso: non ne ho viste molte ma dopo ogni esibizione si diceva incredulo della grandezza di certi personaggi e della fortuna di trovarsi lì.
I suoi dialoghi con Rocco Papaleo sono da dilettanti allo sbaraglio (riferito a lui, non a Rocco) e quasi sempre arriva in ritardo, spesso dopo un’occhiata del suo socio che lo invita a partecipare e che spesso non riesce a nascondere la sua perplessità.
Purtroppo Papaleo, che fa dignitosamente il compitino, non è Walter Chiari, non riempie il palco, non prende in pugno la situazione, forse la sobrietà che attribuisce all’essere “tecnico” ha un po’ il sapore di fare di necessità virtù.

Su una cosa i due si equivalgono.
È spettacolare la determinazione e l’impegno con cui la RAI vuole confermare al Mondo l’immagine dell’Italiano che non dice una parola in inglese neanche sotto tortura: ieri sera c’erano decine di ospiti stranieri e non uno in grado di rivolgere loro la parola. Stupefacente.

Quindi la domanda è: perchè mettere su un palco uno che è palesemente incapace di starci perchè inadatto al ruolo?
Ma a quel punto bisognerebbe chiedersi perchè su quello stesso palco ci è finito Celentano.
Intanto ci penso, eh?…
Continua

Dottordivago

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