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Operazione Sottoveste.

Comunicazione di servizio: mi rendo conto che una specie di diario quale è la”saga dell’alluvione” non stimoli il confronto e tanto meno i commenti ma, ormai, l’ho iniziata e mi tocca finirla. E poi mi diverte molto ricordare un periodo sì, drammatico, ma in cui ho conosciuto tanta gente splendida e, nelle vesti di guest star, qualche emerito stronzo.

Avevo già una mezza idea ma ora ne ho la conferma: mia sorella si fida di me.
Infatti, trovandosi nella merda, chi ha chiamato?

Scusate ma mi servono cinque minuti, devo mandare il cervello per funghi: mi scappa di divagare.
Come dicono quelli veramente ignoranti, “chi mi conosce lo sa”, chi mi segue dall’inizio ha già letto il riconoscimento, se non la confessione, di decine di miei difetti; tra questi, non trova spazio la falsità, in tutte le sue sfumature, dal politicamente corretto alla falsa modestia.
E non sono falso anche se racconto una serie impressionante di balle, che è una cosa molto diversa: come può farne a meno uno che è nel commercio da una vita?
Quindi, ricordatevi che quando parlo di di sesso e mi definisco “un microcazzo con l’erezione bisestile”, non è falsa modestia…
È pubblicità occulta.

Dopo questa introduzione, posso attribuirmi almeno una capacità, senza falsa modestia e senza sentirmi accusare di essere uno che se la tira.
Sono bravo, maledettamente bravo, nell’organizzare qualsiasi cosa.
Vuoi ricavare un terminal per le corriere nel giardinetto della tua villetta a schiera? Ce lo faccio stare.
Devi sincronizzare gli interventi di quattordici aziende diverse nello stesso cantiere, senza che si pestino i piedi? Ci penso io
Poi, faccio un esempio, se c’è da decidere di che colore fare le pareti di casa mia, lasciatemi perdere: da quando ho una casa, le mie pareti sono bianche; e non perchè mi piacciono: è che a decidere il colore non ci arrivo, so già che faccio una cagata.
Ma se dovete far passare un cammello attraverso la cruna di un ago… datemi cinque minuti.

E mia sorella lo sa.
Sarà il quinto o sesto giorno dal “pasticciaccio brutto” dell’alluvione ed io mi presento nel “centro ristoro e distribuzione” comunale di cui mia sorella è responsabile.
L’hanno posizionato in un piazzale sterrato, ovviamente alluvionato, visto che gli aiuti devono essere vicino ai bisognosi; dovrebbero fornire un pasto caldo ai volontari ed ai residenti che hanno perso tutto, in realtà si limitano a distribuire acqua, latte, scatolame, stivali, carriole e qualche spuntino a base di pan carrè, Manzotin e merendine a chi spala merda tutto il giorno.
L’unica acqua è quella delle bottiglie o dei sacchetti della Protezione Civile e anche solo lavarsi le mani è un casino..
Non c’è un gabinetto.
Non c’è attrezzatura da cucina, salvo due macchinette espresso Lavazza in un container, tutto quanto omaggiato dalla Guala, una ditta di Alessandria che detiene svariati brevetti mondiali nel settore dei tappi per liquore, capsule e affini: gente con le spalle larghe, la testa fina e un cuore non male.

Mia sorella è la responsabile, poi ci sono due sue colleghe.
E sono in mezzo a una strada.
Vengono regolarmente brutalizzate da straccioni (nell’anima) che arrivano da zone secche come Atacama e che l’acqua proprio non l’hanno vista, solo che trovano più conveniente rifornirsi lì che al supermercato.
Se a una delle addette scappa di fare una pipì, l’unico sistema che hanno trovato è accucciarsi con un cespuglio dietro e la collega davanti che tiene aperto il cappotto…

Ok, prima le infrastrutture.
Ringraziando la Madonna, il rottame non manca; a trenta metri dal container passa un fosso che sbocca nel fiume, a cento metri: due bancali ai lati del fosso, quattro robusti assi da cantiere fissati saldamente con fil di ferro di recupero (non ho nè chiodi nè martello…) che incrociandosi lasciano un buco a piombo sul fosso e… voilà, la toilette è servita, con tanto di scarico automatico. Mentre opero, spiego a qualche aiutante che mi servono dei pannelli per creare un minimo di privacy: “E dove li troviamo?”
”Fate un giro nelle case qui attorno: dove sono passati tre metri d’acqua ci saranno decine di porte da buttare…”
Detto fatto: in un’ora è pronta una struttura per cui molte stazioni ferroviarie ed autogrill pagherebbero…
Quando una settimana dopo arriveranno due toilette prefabbricate, quelle che al secondo stronzo diventano camere a gas, quasi tutti continueranno a preferire il mio cesso… Se fossi morto in quei giorni, sarebbe diventato il mio monumento, al “Vespasiano del XX secolo”.

Caffè e sigaretta, me li merito. 
Poi arrivano gli alti papaveri comunali.
Dunque, Alessandria è governata da qualche mese dalla Lega, gente tra cui, a quei tempi, trovavi anche elementi convinti di poter cambiare qualcosa.
”Oh, due imbecilli…”: trattasi di due assessori, uno è un mio ex compagno di scuola, con l’altro siamo amici da vent’anni.
”Cazzo ci fai qui?”
”Cerco di togliere qualche dito dal culo di mia sorella…”
Il Gatto (nome di fantasia), rientrato di corsa dal viaggio di nozze, mi prende da una parte: ”Senti, siamo nella merda fino agli occhi: arriva roba e gente da tutta Italia ma ci manca qualche testa: avresti un paio di settimane?”
Beh, è quasi una settimana che do una mano in giro e altre due settimane sono esattamente due settimane in più di quanto pensavo di dedicare al prossimo… Però, dico la verità, con i mezzi giusti so di poter fare un bel lavoro e la cosa mi intriga.
La Volpe (altro nome di fantasia) interviene con la parolina magica: “Tu fai sempre le finestre, no? Beh, usciti da ‘sta merda… potremmo parlarne seriamente…”

Eccomi qua, antenato dei militari in Missione di Pace: dare una mano al prossimo li fa sentire bene ed il quintuplo dello stipendio non li disturba…
”Allora, non voglio rotture di coglioni, non voglio fare discussioni con magazzinieri comunali o provinciali, voglio l’accredito ufficiale per muovermi bene, voglio scegliermi le persone giuste e non voglio una lira. Se poi ci sarà da fare qualche finestra…”
Salgo sulla jeep della Volpe: il neo-assessore si muoveva ancora con i suoi mezzi, a differenza degli apparatnicik, Capo di questo, Comandante di quello, che senza un mezzo ufficiale non andavano neanche in bagno.
L’unità di crisi è presso il Comando dei Vigili Urbani; mi presentano una sfilza di lavativi spostati lì dal Municipio a dare una mano ai lavativi autoctoni, tutta gente che ho sempre disprezzato, con cui litigherò mille volte e che continuo a disprezzare; poi mi mostrano uno sgabuzzino con tre o quattro telefoni a mia disposizione e mi consegnano autorizzazioni, accrediti e la cosa più importante: un bel cartello della Protezione Civile da mettere sul cruscotto dell’auto, così potrò restituire il fetentissimo TUBO LASCIAPASSARE all’amico che me l’ha prestato e che mi sta impestando la macchina; puzza sempre peggio e se mi scade una vaccinazione ci resto secco.

Allora, il mio amico colonnello in Cittadella, quello che mi ha fatto fare l’alpino ad Alessandria, andando a dormire a casa tutte le sere, adesso non mi serve: la Cittadella è a bagno, quindi…
Lo rintraccio comunque e mi faccio dare un referente nella caserma in centro; sono le dieci passate ed io mi fiondo a parlare con un capitano, un tipo in gamba.
È incredibile: hanno montagne di tende e cucine da campo, solo che nessuno gliel’ha chieste.
”Uomini?”
”Sono tutti in giro a sbadilare…”
”Riusciamo a farne rientrare qualcuno che sappia montare le tende e almeno uno che sappia come funziona una cucina da campo? Potrei provarci io ma non vorrei far saltare tutto per aria…” 
“Ci provo…”
”Vado a sgomberare il piazzale, ci vediamo là. Ah, aspetti… serbatoi per l’acqua?”
Scrolla la testa. “Ok, ci vediamo dopo. Mi raccomando, la prego… Grazie”

Torno ai telefoni.
A 15 km da Alessandria c’è una fabbrica di cisterne in vetroresina: “Buongiorno, sono il responsabile di ‘sto cazzo… bla bla bla… sì, una cisterna… boh, almeno tre o quattromila litri… Tremila? Fantastico… in prestito, ovvio… Grazie… Ah, intanto che mando un mezzo del comune… se ci volete attaccare su uno striscione col vostro marchio… È lungo? Beh, datemi due cisterne e lo attacchiamo tra una e l’altra… Dio la benedica… Senta… immagino che voi siate più bravi di noi a piazzarle… Sì, lo so, ho la faccia come il culo… Scherzi a parte, grazie”
Mi promettono due cisterne con rubinetto, relativi supporti, trasporto e montaggio: non male, per un quarto d’ora al telefono.

È più facile di quanto credessi: chiedete e vi sarà dato, la gente è disponibile, tutti vogliono rendersi utili.
In questo modo passerà più di un mese, un mese in cui il mondo mi sembrerà un posto migliore.

A mezzogiorno arriva il capitano, più lo vedo e più mi piace: inizia a far montare due tende gigantesche con tanto di pavimento in tavolato di legno, tavoli e sedie; il tecnico della cucina da campo la fa partire ed il capitano, nel prezzo, ha aggiunto una botticella da mille litri d’acqua, montata su un carrello e trainata da una Campagnola: una manna.

Dunque, alle nove e mezza ho finito di costruire il cesso; adesso sul piazzale stanno sorgendo le tende, le cisterne sono già in piedi e a breve arriveranno i pompieri a riempirle di acqua potabile; se per l’una riesco a buttare la pasta… Beh, se qualcuno vuole proprio farmi i complimenti, li accetto.

Al momento sto quasi per sbroccare, tutti mi chiamano, sono il Figaro del piazzale, avrò trecento di pressione ma…
Mi sto divertendo come un pazzo.
Mia sorella sa solo dire: “Parlate con mio fratello”, con gli occhi che le brillano.
Sembro il tenente Holden, quello di Operazione Sottoveste, una simpatica canaglia che risolve i problemi: sarà un mese duro ma onusto di gloria.
Continua

Dottordivago

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