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Posts Tagged ‘La Mortella’

Visto che ad Alessandria non siamo andati tutti a bagno, non ho aggiornamenti sulla temuta alluvione e posso quindi concludere il resoconto della vacanzina ischitana del Dottordivago e gentile signora.

Naturalmente non dirò una parola sull’isola: molti di voi la conosceranno meglio di me e gli altri possono guardarsi Alle falde del Kilimanjaro o cercarsi una pagina seria e ben fatta in rete; però un paio di dritte ce l’avrei…

Appena arrivati, passiamo la domenica sera in un ristorante senza infamia nè lode.
Lunedì, pranzo in zona super-turistica, sul porto/lungomare di Forio: pizza da urlo, veramente da strapparsi i capelli, roba da rovinarsi mangiandone quaranta al giorno o da fidanzarsi in casa col pizzaiolo, che non è il mio tipo, ma vuoi mettere che investimento?…
Il posto si chiama Martinarosa e scambiando quattro chiacchiere scopro che siamo quasi parenti, visto che il titolare aveva un ristorante a Novi Ligure fino a due settimane prima: munta la vacca padana, se n’è tornato al paesello; e chiamalo scemo, potessi fare io la stessa cosa… nel senso che vorrei trasferirmi al suo paesello, al mio già ci sono, porca troia.
Torniamo alla sera per mettere alla prova il cuoco, che fa pari col  pizzaiolo:
mangiamo tre cose, una meglio dell’altra.
Unico neo del locale è un cameriere: ce ne sono due, un azzimato signore dai capelli bianchi, cordiale ma misurato e gradevolissimo, ed un altro un po’ più Pasqualino Settebellezze, più giovane ed anche lui simpatico.

Per cinque minuti.

Al sesto minuto hai voglia di ucciderlo, o quantomeno di dargli una spinta al gomito con un “Ma mi faccia il piacere!…” in stile Totò.

Gente, se le spara grosse…

Ecco, lo sapevo, mi scappa di divagare.
Vengo spesso contattato da personaggi un po’ comici ed un po’ inquietanti, gente che si propone per vari lavori; alla domanda “Sei pratico di finestre?” questi ti guardano come per chiederti se “vuoi insegnare a tuo papà come si fanno i figli” e tirano fuori un cartoncino che più che un biglietto da visita sembra la scheda di presentazione di Confartigianato: posa serramenti in legno, alluminio, pvc, ferro; porte blindate, tapparelle, zanzariere, tende da sole; carpenteria metallica, impianti elettrici ed idraulici, opere murarie, tinteggiatura, traslochi ecc. ecc.
Ti verrebbe di fare tanto di cappello ad una simile poliedricità, quando ti cade l’occhio sull’ultima specializzazione: sgombero solai e cantine.
Ora, se il fenomeno in questione sapesse fare uno di tutti quei mestieri, non avrebbe il tempo per un secondo; se poi li sapesse fare tutti, dovrebbe  trasferirsi a Cape Kennedy e mandare missili su Marte, anzichè ridursi a portare via il ciarpame da solai e cantine, no?
Chiusa la divagata.

Il cameriere-fenomeno, di cui non ricordo il nome, è indubbiamente simpatico, ma fa parte della categoria di quelli che hanno fatto tutto, prima e meglio di chiunque altro; a sentire lui, sembra quasi che il primo giorno Dio creò il cielo e la terra, il settimo si riposò e dall’ottavo giorno intervenne il nostro amico cameriere che si occupò di tutto il resto.
Avesse fatto un decimo di ciò che racconta, avrebbe dai 230 ai 240 anni, e ci sarebbero almeno un paio di nazioni con la sua faccia sulle banconote.

È un vero Signor Iodipiù:
_Di dove sei?
_Di Alessandria, non quella d’Egitto, quella della nebbia…
_La nebbia? Ad Alessandria? Ma non scherzare… Io una volta stavo a Xxxx, e lì con la nebbia ci potevi fare i pupazzi, come con la neve!

Se gli avessi confessato di essere stato violentato da un bruto con un uccello enorme, sono certo che lui mi avrebbe risposto: “Enorme? A me, una volta, uno mi ha aperto in due come una cozza, tanto ce l’aveva grosso!…”

Morale: posto consigliato per la cucina, però portatevi un i-pod per quando si avvicina il Fenomeno.

Martedì decidiamo di andare ai Giardini La Mortella, premio 2004 per “Il più bel giardino d’Italia”; calcolo il tragitto dall’albergo, circa un’oretta a piedi di cui una buona parte in riva al mare: si può fare.
A tre quarti di strada vediamo un cartello all’esterno di un ristorante, in una strada un po’ fuori mano che non avrei mai trovato se non fossi stato a piedi:

Piatto del giorno – Pasta con patate e provola (ed un “niente” di pomodorino crudo, scoprirò in seguito…)

Unire quattro ingredienti così è come mettere insieme Lennon, Mc Cartney ed Harrison, con il “niente” di pomodorino nei panni di Ringo Starr, e domandarsi se avranno successo o porsi la stessa domanda per una formazione che inizia con Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea…
Guardo Bimbi scrollando la testa: eh, mi sa che ci tocca…

Facciamo in tempo ad entrare alla Mortella, che viene giù il diluvio.
Voi, ce l’avevate l’ombrello, martedì?
Noi no.
Raggiungiamo un riparo e ci restiamo mezzora, durante la quale rivediamo il programma: è quasi l’una, se molla un attimo facciamo una volata al ristorante, poi taxi, albergo e con calma, prima di sera, si torna in macchina e si completa la visita, stavolta con l’ombrello, visto che per la giornata non sembra avere nessuna intenzione di smettere.

Mezzora dopo siamo al ristorante; ci riceve Peppe, bel ragazzo svizzero che si spaccia per ischitano, ma non lo è: ha continuato imperterrito a darmi del lei per tutto il tempo che ci siamo visti, non è mai passato al tu manco a minacciarlo; quello è di Lugano, ve lo dico io…
La prima pagina del menù racconta in due lingue quella che io credo essere la solita “storia del lupo”, invece mi ricredo in pieno; image

Al posto della solita tiritera sul “cibo che è cultura” o sul “radicamento nel territorio” o sui “km zero della materia prima”, praticamente questi ti dicono: “Balle non ne vogliamo, noi facciamo quello che sappiamo fare e lo facciamo bene, se siete dei caga amaretti non venite a scassarci la minchia”.

Sono già innamorato.
Ah, il testo riportato è storto perchè è l’ingrandimento di una foto del mio coperto, scattata in un’altra occasione:

             image

Lo scontrino non è sufficientemente chiaro; con “bruschetta” questi ragazzi intendono un pasto completo: due grosse fette di pane abbrustolito che scompaiono sotto a tutto il ben di Dio che ci mettono sopra, compresi dei pomodorini tagliati a metà che lo sa la Madonna dove vanno a prenderli, sembrano pomodori di agosto, buonissimi.
Giusto a proposito delle bruschette, Peppe, mi viene l’unico appunto: perchè coi pomodorini non provate a fare una dadolata? O qualcosa che si aggrappi meglio al pane: ho mangiato cinque bruschette ed ho battezzato cinque polo.
Comunque, non tenere conto del suggerimento se ritenete giusto mangiare la bruschetta con coltello e forchetta -bestemmia!- o se state pianificando l’apertura di una lavanderia a gettone nei paraggi…

Tornando alla versione gastronomica dei Beatles -pasta, patate e provola-, era ovviamente fantastica, cosa che ci ha fatto tornare per cena, e per tutti i pasti che rimanevano prima della partenza.
Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi: causa pioggia, Peppe chiama un taxi che ci porta in albergo; non ha il tassametro e dopo cinque minuti e quattro chilometri esatti mi chiede 20 euro; non batto ciglio e chiedo la ricevuta, alchè lo Stronzo scarabocchia la cifra su un pezzo di carta senza nè timbro nè ragione sociale; acchiappo la “ricevuta” e gli dico “Adesso vado ad informarmi quanto costa ‘sta corsa, non ti muovere, anzi, se te ne vuoi andare a mani vuote accomodati pure”.
Chiedo al portiere se 20 euro è corretto -lo so, è un furto, ma in località turistiche non mi stupisco più di nulla- lui strabuzza gli occhi ed io capisco, torno dal tipo e gli dico che non gli darei una lira -per non passare da coglione- ma intendo dargli 10 euro -per non passare da bastardo-.
Non fa una piega, prende il deca e se ne va.
Tornando da Peppe per cena lo informo del fatto, facendo presente che non credo lui sia “compare” dello Stronzo; mi conferma che i tassisti ad Ischia sono l’animaccia nera dell’isola, quindi occhio se ci capitate…

Pensandoci bene, Peppe, non potevi dirmelo prima?

A parte la scelta del tassista, il ragazzo non sbaglia un colpo: una sera fredda e umida Bimbi prende una pasta con cannellini, brodosa il giusto; la assaggio e dichiaro che è un peccato non metterci una manciata di cozze.
L’indomani, qual’è il piatto del giorno?
Mezzi paccheri con cannellini e cozze, giusto per dimostrare che ‘sta gente non ha una corrente d’aria tra un orecchio e l’altro.
E sono pure modesti: l’introduzione al menu parla di bruschette, insalate ed affettati, ma io ho mangiato dei primi grandiosi e dell’ottimo pesce.
E poi tante piccole cose: il bicchiere di birra alla spina è sempre più pieno del segno “0,40”; se invece del dolce ti mangi un gelato da passeggio, lo paghi come tale; ho chiesto una mezza minerale da portar via e l’ho pagata 0,80 anzichè 1,50 come al tavolo: sono cazzate, ma contribuiscono a non farti sentire preso in mezzo.

Insomma, uno di quei posti dove io metterei le radici.
Ma il fatto straordinario è che ce le metterebbe Bimbi, colei che al terzo giorno di vacanza non sa più cosa ordinare al ristorante e che al momento del ritorno si è consumata come una candela; beh, avreste dovuto vederla, in quel posto: per la prima volta nella vita mi sono sentito soddisfatto come la mamma che apprezza l’appetito dei suoi bimbi (minuscolo perchè plurale…).

Ah, all’ultima cena Peppe ci ha regalato una sporta di limoni che mi hanno profumato la macchina fino all’arrivo.
Oh cazzo, ma ci credete che quando parlo di sapori e profumi mi viene sempre in mente la povera Niki, la “Prigioniera di Kathmandu”?
Comunque, non so quanti di voi prossimamente faranno un giro ad Ischia, ma se dovesse succedere, fate una scappata a La Sciavica.
Magari non in taxi.

Dottordivago.

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