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Posts Tagged ‘fortunato vincitore’

So chi, a Catania, ha vinto i 100 milioni del Superenalotto, e dopo ve lo dico.
Ma prima mi scappa di divagare.

Finalmente posso ricominciare a guardare un qualunque TG senza sentire un quarto d’ora di speranze, sogni e banalità; finalmente si torna alle care, vecchie minchiate elargite sempre a piene mani su tutti gli aspetti dello scibile umano e non concentrate su di un unico argomento.
Ho ascoltato, per una volta con piacere, un espertone di nautica che elogiava la velocità di un cabinato di 50 piedi, superiore a 35 nodi all’ora.

Vecchio Ciuchino, icona mangiastupidi, quanto mi sei mancato…

Riascoltare le care, vecchie cazzate è un po’ come tornare a casa dopo tanto tempo: per i primi giorni ti fa piacere anche dire due parole con gli amici noiosi.

Forse all’espertone è sfuggito il fatto che il nodo è già una misura di velocità -corrisponde ad un miglio nautico all’ora- per cui dire “nodi all’ora” è come dire “il cane scodinzola la coda”, quindi il super esperto, ingaggiato per l’occasione, era probabilmente quello che porta i cappuccini a Saxa Rubra o il campione regionale di pleonasmi.

Così saputello sono insopportabile, eh? Colpa di un malvagio incantesimo: ora recito la formula magica e torno il coglione che tanto amate…
Cazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerda.
Oh che piacere, questi gargarismi di volgarità sono una mano santa: provateli, quando vi sentite troppo a modino…

Parlavamo del sei al Superenalotto e del fortunato vincitore: andiamo per esclusione, che ci arriviamo.
Allora, non sono io ed ho le prove, o quantomeno ho un curriculum che mi mette al riparo da ogni sospetto; mettetevi comodi, parte una simil-cialtronata felliniana.

Primavera 1977. Sono in terza superiore ed ho già le idee chiare: visto che fai una scuola del cazzo, almeno che sia in un posto scomodo; infatti tutte le mattine prendo il treno ad Alessandria alle 6.27 ed arrivo a Casale Monferrato alle 7 o giù di lì, per cui stiamo fino alle 8 in un bar con annessa ricevitoria del Totocalcio.
Il giovedì -tenetelo a mente, ci servirà…- è la giornata in cui Aldo si improvvisava sistemista; io, Ennio, Johnny e Gonzalo ci fidiamo e cacciamo la valuta; aveva un sistema infallibile da circa 20.000 lire -per darvi l’idea, il panino dal salumiere davanti alla scuola quotava 300 lire- quindi ci costava più della discoteca del sabato sera, principale ed istituzionale passivo di bilancio dell’epoca, nonchè unità di misura e di riferimento per il prezzo di qualsiasi cosa.

Non abbiamo mai fatto più di 7 o 8, anche in quelle domeniche in cui saltava una partita e tutti facevano un 11 da 10.000 lire.

Dopo tre campionati, nel maggio del ’79, Spartacus strappa le catene: li guardo brutto brutto e dichiaro che quel giorno, coi soldi del sistema, faccio colazione con venti krapfen e sei cioccolate calde: scelgo il diabete, piuttosto che dare ancora del grano alla Sisal.
Il sistema è già pronto e, come sempre, infallibile: si accollano anche la mia quota e lo giocano.

E’ il caso che ve lo dica?
Hanno fatto un piccolo 13 ed hanno vinto 1.250.000 lire a testa: allora, per noi, un capitale.
Per fortuna mancavano pochi giorni alla fine della scuola, sennò avrei dovuto cambiare istituto: a botte di “Coglioneeeee!” mi hanno pelato come San Bartolomeo.

Nel 1991 ho un negozio a Milano.
Pranzo e cena nella trattoria barese all’angolo, il cui proprietario -la fantasia al potere!- Nicola, tutti i giovedì riceve da Trani mozzarelle, burrate, trecce ed altri souvenir del Paese delle Meraviglie.
Gliele portano nel primo pomeriggio, quindi all’ora di cena sono ancora calde ed io, regolarmente, rischio la vita.
Per non esagerare, il giovedì salto il pranzo e mi faccio un panino al bar Salgari, così, già che ci sono, gioco una schedina precompilata e controllo la vecchia; una volta butto l’occhio sulla colonna vincente che recita:”Il 13 vince 431 milioni”. Controllo i risultati: sì, sì, sì, sì, sì, , , , fino ad avere undici pronostici giusti; ve lo giuro, mi tremavano le gambe anche se ero seduto: niente a che vedere con le cifre del Superenalotto, ma equivaleva comunque ad una milionata di euri oggi, quindi…
Ho gli occhi fissi sulla schedina e non ho il coraggio di guardare gli ultimi due risultati; ma non è necessario: so già che non può essere vero.

Infatti.

Allora era ancora al mondo il mio amico prete, il Prevosto, quindi facevo ancora finta di credere in Dio, giusto per non dargli un dispiacere.
Adesso, quando mi parte una madonna, non fa testo: sono ateo e sfrutto semplicemente il suono di alcune parole che, in certi momenti, mi sembrano particolarmente indicate.

Quel giorno ho veramente bestemmiato come un carrettiere.
Eccheccazzo… Fammi sbagliare le prime due, no? O la quarta e la quinta, vaffanculo a te…

Passano sei mesi e, ovviamente di giovedì, gioco un sistemino precompilato di sette colonne che il tipo della ricevitoria, avendo sbagliato qualcosa, stava per buttare.
E’ il destino, è il destino, mi sussurra una voce, ed io le do retta.
Maledetti film di Frank Capra: lì quei colpi riescono sempre, porca troia.
Infatti il giovedì successivo scopro che, su sette colonne, ho fatto 1 su due colonne e 0 sulle altre cinque.
A parte lo smacco, ma una volta anche lo zero vinceva qualcosa, solo che io -è il caso di dirlo?- ero fuori tempo massimo di una quarantina d’anni.

Abbiamo appurato che di giovedì se mi casca l’uccello mi rimbalza nel culo?
Ok, quindi per la storia di ieri non guardate me.

Ed ora parliamo del fortunato vincitore di Catania, quello del 6 da cento milioni.
Dico la verità: con precisione non so chi sia.
Però, amici catanesi, vi do una dritta: tenete d’occhio i vostri amici.
Se qualcuno ha un’irrefrenabile ridarola, seguita da momenti di distacco totale dalla realtà, tirategli giù i pantaloni: se ha un buco del culo come uno sbadiglio
è lui!

E proprio a lui do un consiglio: non dare un cazzo a nessuno, quei cento milioni mangiali, bevili, pippali, trombali, fuoriserieli, panfilizzali, insomma, goditeli.
Ma salvane un po’ per medicine e cure specialistiche: se avevi dei Jolly nella vita, ormai te li sei giocati tutti.

Dottordivago

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