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Posts Tagged ‘alluvione’

Ieri ho interrotto il temino sulla mia breve vacanza ad Ischia perchè sono stato allarmato telefonicamente sulle condizioni del fiume -il Tanaro, per i non alessandrini- che minacciava di farsi un giro nei prati e nei quartieri storicamente coi piedi a bagno; in uno di questi quartieri ho un garage in affitto, tre metri sotto il livello della strada, quindi ho pensato che sarebbe stato meglio tirar via un po’ di roba, a costo di lasciarvi lì a rodervi di curiosità sul resto della mia vacanza: mi auguro che questa notte abbiate dormito…

L’idea odierna era quella di concludere quanto lasciato in sospeso ieri, ma lo scribacchino che è in me sente odore di scoop, se non di Premio Pulitzer, quindi vi offro un’occhiata sul fiume, come lo si vede da casa mia:
questa è delle 12,45

SDC10069

mentre questa è delle 16,25

SDC10072

da cui si può vedere che, ringraziando la Madonna, pian pianino sta crescendo, il bastardo; non fatevi ingannare dalla pennellata di cielo azzurro, il problema è che stiamo aspettando l’apice di piena da monte, previsto in serata.

Nel prezzo, e vi ricordo che qui si paga in valuta locale, cioè la Ceppa di Minchia, vi offro anche due viste dal ponte Tiziano delle ore 18,00:

Tanaro 003 Tanaro 002

Non dovrebbe andare a finire come nel ’94, ne sono quasi certo, anche se qui fanno un gran casino; per il momento c’è qualcuno a bagno nel quartiere più basso, “gli Orti”, mentre nel mio garage in “Cittadella” è tutto regolare.
Il motivo di tutto il casino che stanno facendo Vigili, Polizia, Carabinieri e Protezione Civile è che quando c’è stata l’alluvione del ’94 nessuno ha avvisato nessuno: nel Cuneese -ormai a bagno- nessuno ha pensato che i fiumi scorrono quasi sempre in discesa, quindi nessuno ha avvisato gli Astigiani, i quali, una volta a bagno pure loro, si sono detti: “E noi siamo forse più stupidi degli altri? Che si aggiustino, quei coglioni di Alessandria…”

I coglioni di Alessandria, il sabato sera hanno pensato: “Sarà mica il caso di dare un colpo di telefono a Cuneo o ad Asti per sapere come gira lì?”
Solo che, se mai qualcuno ci aveva pensato, o si trattava di un ortodosso hassidim che di sabato non si gratta neanche il culo se gli prude, o più facilmente si trattava di qualcuno che il culo se lo voleva grattare tutto il sabato e la domenica, quindi è stato zitto.
Così, nella mattinata di domenica, è scoppiata la macchina della merda, ed una quindicina di cristiani ci sono rimasti.

È da un po’ che mi riprometto di raccontarvi “La mia alluvione”: lo farò a breve, così, se siamo fortunati, magari ve ne racconto due…

In compenso, quest’emergenza maltempo mi ha dato modo di completare una riflessione, è stata una specie di mela sulla testa di Newton, il quale aveva già ben chiara l’idea della teoria gravitazionale, ma è tradizione dire che la mela è stata l’elemento decisivo.
Bene, io, che sono ateo, ho scoperto che Dio esiste.
Me ne forniscono la prova le ultime notizie che sento:
in Abruzzo c’è stato il terremoto, e adesso sono venti giorni che piove sulle macerie;
in Messico c’è l’influenza suina che sta facendo un discreto numero di morti         -rigorosamente tra i poveracci che non si possono permettere gli anti virali “giusti”- e contemporaneamente ci scappa pure una bella scossa di terremoto, e se ne aspetta una peggiore;
un coglione diciannovenne festeggia tutta la notte con la peggio merda ed alle sei del mattino, rincasando, con l’auto ammazza la madre di cinque figli che a quell’ora va a lavorare, mentre lui si fa qualche graffio;
concludendo, senza volere paragonare la mia sfiga alle precedenti, io ho appena iniziato i lavori in un locale che ho preso da poco, in cui piazzerò l’esposizione dei miei serramenti, e che si trova a cento metri dal fiume in questione.

L’unica spiegazione è che Dio esiste, ed è un gran pezzo di merda.

Ma io non lo cago: domani vi riporto con me ad Ischia, e vi do pure una bella dritta gastronomica.
Sursum corda.

Dottordivago.

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Vi sono in cielo ed in terra, Orazio, assai più cose di quante ne sogna la tua filosofia.
Shakespeare lo faceva dire ad Amleto e, senza volermi paragonare a cotanto autore, vorrei farvi notare che ci sono in giro ipocrisie, falso perbenismo, comportamenti di facciata,”questioni di principio” e falsità generiche in misura maggiore di quanto sia umanamente immaginabile e sopportabile.
Premesso questo, mi sento in dovere di dare risposta alla domanda che si porranno tutti quei due o tre che visiteranno questo sito: perché il panda deve morire?
Questa cosa è nata nel lontano ‘94, nei giorni dopo l’alluvione subita dalla mia città, Alessandria.
Mi trovavo con un bel gruppo di volontari accorsi da ogni dove per dare una mano agli alluvionati. Eravamo seduti intorno al fuoco -che bello iniziare così una storia..- e avevamo eletto a vittima della serata una khomeinista verde, una pazza ecologista integralista che era più preoccupata dell’inquinamento che dei morti.
Mi sono sentito in dovere di dirle tutto quello che mi passava per il cervello, compresa la filippica contro il panda che sto per esporre e, siccome mi piace apparire più stronzo di quello che sono, ho concluso dicendo che sognavo di possedere una pelliccia di panda sulla quale trombare Licia Colò in lacrime.
Tornando ad oggi, perchè il panda deve morire?
Perché, secondo me, il panda è l’animale fasullo e stupido per eccellenza e, come tale, incarna tutti i comportamenti fasulli e stupidi degli uomini.
Perchè? Perchè il panda non si adatta, non si arrangia, non si aggiorna. E’ un orso grosso come un bue, con dei denti così e non mangia bestie, cristiani o dolce della casa.
Odio gli sprechi e pensare che un bestione così, che potrebbe vivere di prepotenza, si comporti come vedremo, non mi va giù: è come se Michelangelo avesse fatto l’imbianchino e Rocco Siffredi lavorasse in fabbrica.
Quindi, che sse magna sto panda?
Mangia il bambù, e solo poche specie delle oltre tre o quattrocento esistenti, così, pur vantando livelli di colesterolo invidiabili, non ha la forza di piantare uno spillo in un budino e non ha energie e tempo per riprodursi.
E’ così: l’ultima volta che un panda s’è fatto una panda, si fumava ancora al cinema.
‘O animale passa 15 o 16 ore al giorno mangiando e cagando, per il resto dorme.
E chiamalo scemo, potrebbe dire qualcuno; pensandoci bene un paio di settimane all’anno da panda me le farei pure io.
Quindi come tipo di vita non sarebbe da disprezzare.
E’ solo che non gli va bene niente: se c’è uno che fa un picnic lì vicino, lui si offende e si sposta di chilometri e se trova una strada o una casa si sposta ancora e, se non lo arrestano per vagabondaggio, muore di fame.
Solo che quel picnic, la strada e la casa si chiamano “terzo millennio” e lui questo non lo accetta.
Altre bestie lo capiscono e si adeguano; prova a coltivare un orto in Africa: non raccoglierai un’ostia perché tu rompi le palle agli elefanti, che sono lì da una vita, e loro ti spiantano i pomodori.
Vengono a mancare le prede naturali della tigre del Bengala? E allora il gattone ripiega sull’indiana, intesa non come cucina ma come signorina che passa da quelle parti.
Il progresso avanza? E allora lupi, procioni ed orsi bianchi te li ritrovi a ravanare nei cassonetti dell’organico.
Poche balle: il panda sopravvive per una forma di accanimento terapeutico da parte nostra, siamo per lui una specie di telefono amico che gli urla nella cornetta “Non fare sciocchezze, la vita è bella”, quando lui vuole solo farla finita.
E’ chiaro di che bestia stiamo parlando?
Sia ancora più chiaro che, ovviamente, non ce l’ho in modo diretto con quella sfiga vivente d’una bestia. E’ solo un’icona negativa, ma se fosse in grado di sfangarla da solo, senza aiuti istituzionali, sarei felicissimo di sapere che in Cina i panda crescono e si moltiplicano come i conigli selvatici in Australia. Ma solo a condizione che lo faccia con le sue forze: una specie esiste finchè si adatta all’habitat, e non viceversa. A tal proposito ci sarebbe da dire due parole sull’Alitalia, e pure sull’intera Italia, ma non è questo il momento.
Dicevamo, se l’habitat cambia, a causa di un asteroide, di un vulcano o dell’uomo, bisogna adattarsi: abbiamo invaso centinaia di ecosistemi e li abbiamo spianati, certo, ma se tanti animali sopravvivono non vedo perché sto babbeo non si dà una mossa a quel culone peloso.
Noi dovremmo limitarci a non uccidere gli animali per la pelliccia o l’avorio, poi che s’aggiustino a campare come hanno sempre fatto.
Anche nella nostra società c’è chi non si adatta, come i ferrovieri o i vari dipendenti pubblici che rivendicano i “diritti acquisiti”, i sindacati che pretendono di mantenere un sistema pensionistico che non ha pari al mondo, gli ecologisti che non vogliono un ponte (oh, quello di Messina non lo voglio neppure io…) o una strada perché inquinano il paesaggio.
Quando i cavalli sono stati sostituiti dalle automobili, i maniscalchi sono diventati meccanici; ragionando da panda, plantigradi o umani, oggi i maniscalchi sarebbero in cassa integrazione, pagata da noi, da un centinaio di anni.
Insomma, ce l’ho con i panda, i fasulli, gli ipocriti e gli stupidi, quelli che non accettano il mondo e questa epoca, gente che non vuole capire che per fare la frittata si devono rompere la uova, che se sei in guerra ti tocca anche tirare qualche fucilata, che se cominci a lavorare a trentanni ed hai un’aspettativa di vita di ottanta non puoi andare in pensione a 55, gente che vuole cambiare il mondo senza cambiare sé stessi per primi e senza pagare il minimo scotto.
Quando faccio questi discorsi mi becco regolarmente del fascista: è il destino di noi realisti, guai a dire, per esempio, che se uno era uno stronzo da vivo resta uno stronzo anche da morto.
Allargando il significato di panda, ce l’ho con i falsi, quelli per cui è sempre una questione di principio quando è chiaro che si parla di interesse personale, o che parlano solo “politicamente corretto”, o che vanno in guerra, sì, ma in missione di pace.
Sono tutti panda, come i nostri politici, che fanno finta di non capire che così non dura, che sta finendo anche il loro bambù, sempre che non cambino dieta e finiscano di mangiarci quello che ci resta.
I panda stanno in auto in un ingorgo e s’incazzano con quelli che non usano la bici, non arrivano a fine mese per colpa del governo e non perché hanno comperato a rate le vacanze (per staccare la spina -e sono quelli che non fanno un cazzo tutto il giorno-), il divano (cinquanta euro al mese non te ne accorgi), il palmare (per dire “pronto” -di più non gli serve-), il navigatore (per fare il giro dell’isolato), il televisore (plasma o morte!).
I panda danno la colpa alle cose, tipo l’euro che ha raddoppiato i prezzi, quando la colpa è degli uomini, che ci hanno messo due anni per capire quanto stavano spendendo, che l’euro valeva 2000 lire, non 1000. I commercianti, che non sono panda, si sono adeguati immediatamente.
I panda danno la colpa agli uomini, tipo il surriscaldamento globale, quando la colpa è delle cose, o di nessuno, visto che il nostro pianeta è un tipetto volubile che si sta scaldando per conto suo e noi possiamo fare poco, nel bene e nel male; invece il panda si preoccupa del surriscaldamento del pianeta e non della merda che mangia, beve e respira, roba che, peraltro, crea problemi a più breve scadenza.
Ultimo esempio di panda: lui dice “di colore, diversamente abile e ci ha lasciato” mentre pensa “negro di merda, storpio del cazzo e crepa bastardo”.
Essere panda è tutto questo e altro ancora, e sono questi i panda che devono morire.
Concludendo, ce l’ho con un buon terzo del pianeta, e a volte pure con me.
Per cui, guerra alle ipocrisie ed ai pandismi.
E se non siete d’accordo, fate di me carne di porco.
Dottordivago

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