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Archive for the ‘Valvola di sicurezza’ Category

So chi, a Catania, ha vinto i 100 milioni del Superenalotto, e dopo ve lo dico.
Ma prima mi scappa di divagare.

Finalmente posso ricominciare a guardare un qualunque TG senza sentire un quarto d’ora di speranze, sogni e banalità; finalmente si torna alle care, vecchie minchiate elargite sempre a piene mani su tutti gli aspetti dello scibile umano e non concentrate su di un unico argomento.
Ho ascoltato, per una volta con piacere, un espertone di nautica che elogiava la velocità di un cabinato di 50 piedi, superiore a 35 nodi all’ora.

Vecchio Ciuchino, icona mangiastupidi, quanto mi sei mancato…

Riascoltare le care, vecchie cazzate è un po’ come tornare a casa dopo tanto tempo: per i primi giorni ti fa piacere anche dire due parole con gli amici noiosi.

Forse all’espertone è sfuggito il fatto che il nodo è già una misura di velocità -corrisponde ad un miglio nautico all’ora- per cui dire “nodi all’ora” è come dire “il cane scodinzola la coda”, quindi il super esperto, ingaggiato per l’occasione, era probabilmente quello che porta i cappuccini a Saxa Rubra o il campione regionale di pleonasmi.

Così saputello sono insopportabile, eh? Colpa di un malvagio incantesimo: ora recito la formula magica e torno il coglione che tanto amate…
Cazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerdacazzoculofigamerda.
Oh che piacere, questi gargarismi di volgarità sono una mano santa: provateli, quando vi sentite troppo a modino…

Parlavamo del sei al Superenalotto e del fortunato vincitore: andiamo per esclusione, che ci arriviamo.
Allora, non sono io ed ho le prove, o quantomeno ho un curriculum che mi mette al riparo da ogni sospetto; mettetevi comodi, parte una simil-cialtronata felliniana.

Primavera 1977. Sono in terza superiore ed ho già le idee chiare: visto che fai una scuola del cazzo, almeno che sia in un posto scomodo; infatti tutte le mattine prendo il treno ad Alessandria alle 6.27 ed arrivo a Casale Monferrato alle 7 o giù di lì, per cui stiamo fino alle 8 in un bar con annessa ricevitoria del Totocalcio.
Il giovedì -tenetelo a mente, ci servirà…- è la giornata in cui Aldo si improvvisava sistemista; io, Ennio, Johnny e Gonzalo ci fidiamo e cacciamo la valuta; aveva un sistema infallibile da circa 20.000 lire -per darvi l’idea, il panino dal salumiere davanti alla scuola quotava 300 lire- quindi ci costava più della discoteca del sabato sera, principale ed istituzionale passivo di bilancio dell’epoca, nonchè unità di misura e di riferimento per il prezzo di qualsiasi cosa.

Non abbiamo mai fatto più di 7 o 8, anche in quelle domeniche in cui saltava una partita e tutti facevano un 11 da 10.000 lire.

Dopo tre campionati, nel maggio del ’79, Spartacus strappa le catene: li guardo brutto brutto e dichiaro che quel giorno, coi soldi del sistema, faccio colazione con venti krapfen e sei cioccolate calde: scelgo il diabete, piuttosto che dare ancora del grano alla Sisal.
Il sistema è già pronto e, come sempre, infallibile: si accollano anche la mia quota e lo giocano.

E’ il caso che ve lo dica?
Hanno fatto un piccolo 13 ed hanno vinto 1.250.000 lire a testa: allora, per noi, un capitale.
Per fortuna mancavano pochi giorni alla fine della scuola, sennò avrei dovuto cambiare istituto: a botte di “Coglioneeeee!” mi hanno pelato come San Bartolomeo.

Nel 1991 ho un negozio a Milano.
Pranzo e cena nella trattoria barese all’angolo, il cui proprietario -la fantasia al potere!- Nicola, tutti i giovedì riceve da Trani mozzarelle, burrate, trecce ed altri souvenir del Paese delle Meraviglie.
Gliele portano nel primo pomeriggio, quindi all’ora di cena sono ancora calde ed io, regolarmente, rischio la vita.
Per non esagerare, il giovedì salto il pranzo e mi faccio un panino al bar Salgari, così, già che ci sono, gioco una schedina precompilata e controllo la vecchia; una volta butto l’occhio sulla colonna vincente che recita:”Il 13 vince 431 milioni”. Controllo i risultati: sì, sì, sì, sì, sì, , , , fino ad avere undici pronostici giusti; ve lo giuro, mi tremavano le gambe anche se ero seduto: niente a che vedere con le cifre del Superenalotto, ma equivaleva comunque ad una milionata di euri oggi, quindi…
Ho gli occhi fissi sulla schedina e non ho il coraggio di guardare gli ultimi due risultati; ma non è necessario: so già che non può essere vero.

Infatti.

Allora era ancora al mondo il mio amico prete, il Prevosto, quindi facevo ancora finta di credere in Dio, giusto per non dargli un dispiacere.
Adesso, quando mi parte una madonna, non fa testo: sono ateo e sfrutto semplicemente il suono di alcune parole che, in certi momenti, mi sembrano particolarmente indicate.

Quel giorno ho veramente bestemmiato come un carrettiere.
Eccheccazzo… Fammi sbagliare le prime due, no? O la quarta e la quinta, vaffanculo a te…

Passano sei mesi e, ovviamente di giovedì, gioco un sistemino precompilato di sette colonne che il tipo della ricevitoria, avendo sbagliato qualcosa, stava per buttare.
E’ il destino, è il destino, mi sussurra una voce, ed io le do retta.
Maledetti film di Frank Capra: lì quei colpi riescono sempre, porca troia.
Infatti il giovedì successivo scopro che, su sette colonne, ho fatto 1 su due colonne e 0 sulle altre cinque.
A parte lo smacco, ma una volta anche lo zero vinceva qualcosa, solo che io -è il caso di dirlo?- ero fuori tempo massimo di una quarantina d’anni.

Abbiamo appurato che di giovedì se mi casca l’uccello mi rimbalza nel culo?
Ok, quindi per la storia di ieri non guardate me.

Ed ora parliamo del fortunato vincitore di Catania, quello del 6 da cento milioni.
Dico la verità: con precisione non so chi sia.
Però, amici catanesi, vi do una dritta: tenete d’occhio i vostri amici.
Se qualcuno ha un’irrefrenabile ridarola, seguita da momenti di distacco totale dalla realtà, tirategli giù i pantaloni: se ha un buco del culo come uno sbadiglio
è lui!

E proprio a lui do un consiglio: non dare un cazzo a nessuno, quei cento milioni mangiali, bevili, pippali, trombali, fuoriserieli, panfilizzali, insomma, goditeli.
Ma salvane un po’ per medicine e cure specialistiche: se avevi dei Jolly nella vita, ormai te li sei giocati tutti.

Dottordivago

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Per gli amici: prendete una melanzana, lavatela, asciugatela e cucinatela come volete.
O decoratela a piacere, tipo zucca di Halloween.
Per i nemici: prendete una melanzana, lavatela, asciugatela e mettetevela nel culo.

Per entrambi: non fatevi ingannare dal titolo, non si parla di gastronomia.
Si parla del Demonio.

Il Demonio, in questi giorni, ha le sembianze ora gradevoli, ora insignificanti, ora penose -causa imminente anoressia- delle giovani concorrenti di Miss Italia.
Sono tutte concentrate a Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma (fuochino, fuochino…) e ci resteranno tutta la settimana.
Ora, tutti sapete che sono ateo, quindi non avrebbe senso innalzare preghiere a chicchessia; a sentire Bimbi, per la stessa ragione non avrebbe senso tirare certe madonne che tiro ogni tanto.
She’s right, ma lì subentra un fatto fonetico: ci sono alcune parole che, in certi frangenti, stanno insieme meglio di altre…
E adesso, cosa stavi dicendo, imbecille? Ah, sì, la preghiera…
Dunque, una preghiera ha poco senso, se recitata da me; però vorrei pregare comunque tutti gli dei, i demoni, madonne varie, angeli, santi, troni e dominazioni -ho un’idea vaga di cosa siano gli ultimi due, ma li sentivo nominare quando facevo il chierichetto, quindi prego pure loro- e chiunque possa essere interessato nel settore “metafisica”.
Li prego tutti quanti, affinchè esaudiscano un mio desiderio.
Quale? Facciamo solo un piccolo passo indietro; tranquilli, roba di un attimo.
Pranzavo con sottofondo di telegiornale Rai e mi sono beccato un servizio di dieci minuti su Miss Italia, il minimo per un notiziario che si rispetti…
Scopro, inorridendo, che quei signori, quelli che fino a quest’anno hanno preso i miei soldi per l’abbonamento e che dal prossimo s’attaccano a sto cazzo, la Rai, insomma, quei signori hanno deciso di fare quattro serate in diretta con la fase finale di Miss Italia.
Come saziare di pesce dieci persone? Semplice: un’aringa e dieci chili di patate.
Questi qui, col materiale ideale per fare una serata fresca, simpatica e veloce, diciamo un paio d’ore di show, lo gonfiano di stronzate noiose e di pessimo gusto, fino a trasformare un evento, al limite, simpatico, in un insopportabile sfilata di quanto più stupido ed insulso esiste nella nostra società: una carogna di mastodonte gonfio di gas di putrefazione, trascinata per quattro sere per un minimo di tre o quattro ore per sera.
Lungi da me l’idea di indignarmi per l’uso e l’abuso che si fa dell’immagine femminile e bla bla bla bocchini vari; mi incazzo per l’uso che la Rai fa di uno strumento nostro, che noi paghiamo.
E’ la stessa cosa di Sanremo: anni fa era un evento seguitissimo, due serate fino alle undici ed una fino a mezzanotte o poco più; ora una settimana ininterrotta fino alle tre o quattro del mattino, più tutti i programmi della tv collegati tutto il giorno. Ovvio che calino gli ascolti: quando cominciano a cantare la gente ne ha già due balle terrificanti.
Ma torniamo a Miss Italia.
Volete far durare una settimana un evento di due ore? Ve lo do io il materiale, e vi garantisco che nessuno si annoierà.
Però mi serve un aiuto per la preghiera.
Preghiamo insieme: oh Signore, fà che un treno che trasporta qualche centinaio di migranti verso “un destino più dignitoso”, per un disguido inspiegabile venga deviato su un binario che lo conduca fino a Salsomaggiore Terme, provincia di Parma (fuochino, fuochino…).
E fà sì che, per incompetenza o disorganizzazione, che ringraziando la Madonna alle nostre Ferrovie non mancano, il treno resti bloccato lì, senza che nessuno si incarichi di trovargli una destinazione.
Sarebbe anche utile che sul treno ci fosse un bel 50% di criminali di guerra e maniaci sessuali scappati dalle galere di mezzo terzo mondo i quali, vedendosi abbandonati e dimenticati, si diano al saccheggio della ridente località e che piombino come furie nel luogo in cui si trovano aspiranti miss, capistruttura Rai, raccomandati vari e, come a Sanremo, tutti gli sfaccendati d’Italia.
Orbene, questi gentiluomini che da tempo immemore non toccano una donna avrebbero di che svagarsi: come i marocchini che in “La Ciociara” fecero la festa a Sofia Loren e figlia cinematografica, così questi ragazzi potrebbero sequestrare tutti per una settimana e trasformare tutti in semplici oggetti sessuali.
Allora sì, avrebbe senso una settimana di riprese; ho già pronto il titolo: La Parmigiana, tipo una sottomarca della Ciociara.
Ah ah… Capito adesso?
La scena madre, che dà il titolo al film, è quella con Fabrizio Del Noce, la Parmigiana, trombato allo sfinimento da orde composte da tutte razze dotate di piselli extra large, mentre le ragazze urlanti fuggono qua e là, inseguite da branchi arrapati ed urlanti:”Vieni qui, che te lo do io, lo scettro!”.

Ecco, così troverei giustificato il fatto di tenere occupata la televisione pubblica per una settimana.
A prescindere dal fatto che guardo quasi solo più Sky.
Cribbio, lo dico per la comunità, mi consenta…
Continua.

Dottordivago

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Attenzione: per un problema tecnico questo post è stato ri-pubblicato il 15/02/2009.

Qui sono rimasti solo i commenti al vecchio post.

Dottordivago.

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Stavamo dicendo Alitalia e Malpensa.
Sento tanto parlare di salvare le professionalità di Alitalia, le rotte, i servizi, l’immagine della nostra compagnia di bandiera.
Ma… parliamo della stessa cosa?
No, perchè l’Alitalia che conosco io fa veramente cagare.
Li senti parlare, i nostri politici, e snocciolare dati e ti fai l’idea che Alitalia, nei settori specifici (manutenzione, incidentalità ecc. ecc.), è a livelli d’eccellenza: come mai la somma di tante virtù  dà come risultato una compagnia che, repetita iuvant, fa cagare?
Vogliamo parlare degli aspetti più evidenti, tipo le cameriere volanti che sembrano tutte nobildonne che servono il pranzo di Natale ai senzatetto? O dei loro colleghi uomini, per la maggior parte burini che si credono dandy? O che non esista una destinazione, salvo convenzioni per amici e figli di, che non sia tre volte più conveniente con altre compagnie? O che quando arrivo in aeroporto, io, che non voglio vedere Alitalia da dieci anni, parto regolarmente e vedo quasi sempre qualche cliente della nostra compagnia di bandiera che resta a terra per lo sciopero degli addetti ai rifornimenti o dei piloti o degli uomini radar o dei loro cugini che, anche se fanno un altro lavoro, non si parte lo stesso.
L’ultima volta che ho volato con ‘sti stronzi è stato dieci anni fa; per fortuna andavamo solo in Turchia perchè, se il viaggio fosse stato più lungo, avremmo subìto danni permanenti all’udito e all’apparato osteo-articolare: giuro che c’era un rumore da non potersi parlare ed eravamo seduti in posti tipo sedile posteriore di una Porsche -non chiedetemi che aereo fosse: non ne ho mai più trovati, forse è un modello specifico realizzato per l’Amatriciana Airlines-. Abbiamo però goduto delle particolari attenzioni di un cameriere volante che ci ha ribadito la propria solidarietà e, smanioso di offrirci un servizio extra, ci ha venduto tre schede telefoniche “specifiche per la Turchia”.
Se ci avesse venduto Boninsegna, Pizzaballa e Frustalupi  (raccolta Panini 72/73)  forse qualche speranza di telefonare l’avremmo avuta: quelle altre erano finte!
In compenso ci hanno regalato un giorno di vacanza in più, visto che al ritorno, per problemi di overbooking, hanno imbarcato solo quattro di noi (ed eravamo in otto).
Avete presente quando si dice “farci una croce sopra”? E’ stata una delle poche promesse che ho mantenuto nella mia vita.

Ocio che adesso viene il bello: avete sentito come parlano di Malpensa?
Scalo strategico, punto nevralgico, porta del mondo, risorsa nazionale; Malpensa 2000: la Gardaland del viaggiatore.
Ma… parliamo della stessa cosa?
No, perchè io, con quel nome lì, conosco un aeroporto veramente da radere al suolo con metà dei dipendenti dentro, così diamo una sfoltita al settore “ladri di bagagli”. 
Unica nota positiva il Travel Parking, che non c’entra con l’aeroporto e, forse per quello, fornisce un servizio coi fiocchi al prezzo giusto; superato lo scoglio di quel nano pelato di merda che tutte le volte finge di dimenticarsi il resto, tutto funziona e ti scodellano alle partenze, rapidi ed efficienti.
E’ quando vedi i terminal, che hai voglia di tornare a casa.
O di espatriare e non tornare più.
Ma avete mai visto un posto più brutto? Io no; ho passato tre anni della mia vita in tutti gli aeroporti del mondo, ho visto terminal con cascate e fontane ed altri in cui il banco del
check in era un tavolino del Pernod, ma un posto così brutto non lo ricordo proprio.
Il terminal 2, poi, è una perla: non so se sono sfigato io, ma tutte le volte che atterro mi tocca fare due piani di scale che in confronto quelle del mio condominio sembrano quelle di un musical di Busby Berkeley.
Dieci giorni fa sono andato lì a recuperare i miei suoceri di ritorno dal “letargo” brasiliano; orario di arrivo le 19. Seguo tutto il giorno il volo su internet che mi dà come arrivo previsto le 20,05. Perfetto: il tempo di imbarcare Bimbi in uscita dal lavoro e partire.
A parte il fatto che, se non voglio attraversare venti paesi devo fare un tragitto che ricorda una chiave di SOL o di violino, alle 20 in punto sono al terminal 2, dove il monitor mi conferma l’arrivo previsto per le 20,05 e ne è così convinto che insiste fino alle 21,30, quando mi rompo le palle ed andiamo a mangiare qualcosa.
A Gallarate.
Salvo accontentarsi di un Buondì del ’96 -peraltro annata strepitosa per le brioches…- del distributore automatico.
Sì, perchè agli arrivi del terminal 2 di Malpensa non c’è, ma che dico, un ristorante,  ma manco un bar; e ci saranno state duecento persone ad aspettare i voli, roba da guadagnare la giornata lavorando due ore.
Torno alle 22,05 e l’arrivo è sempre previsto per le 20,05; temo per un attimo che si tratti delle 20,05 dell’indomani quando compare la scritta “22,10 – atterrato” quasi come a dirmi “visto che bravi?”.
Dio vi maledica.

E domani ne pettiniamo qualcun altro…

Dottordivago
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La campagna elettorale è una cosa meravigliosa.
L’ipocrisia e la falsità assurgono a vette normalmente inarrivabili e diventano arte, che vale la pena salvare.
Quella del 2006 era noiosa e monocorde quanto l’attuale è scoppiettante e variegata, non ha un tema dominante ma rimbalza da uno schieramento all’altro spaziando per tutti i campi dello scibile umano.
Ci sono, però, alcuni “cavalli di battaglia” che tutti cavalcano a briglia sciolta ma che mi lasciano perplesso al punto di domandarmi se stiamo parlando la stessa lingua.
Nessuno può esimersi dal portare la propria solidarietà al popolo napoletano, inquinato, intossicato, sommerso di veleni e vittima, vittima assolutamente incolpevole dei cattivi politici e dei perfidi industriali del nord che hanno portato i loro carichi di morte “nei posti più belli del mondo”.
Ma… parliamo della stessa cosa?
No, perchè la Napoli che conosco io sarà, sì, pittoresca ma è da mò che le bellezze se le sono giocate e non per colpe unicamente altrui. Tuttaltro.
Così come JFK non si chiedeva cosa poteva fare il proprio paese per lui, ma cosa poteva fare lui per il proprio paese, i napoletani -e, per estensione, i campani ed i meridionali in genere- dovrebbero domandarsi, oltre a ciò che la politica fa contro di loro, che classe politica possa uscire da una società che vive nella perenne illegalità.
Se nasci in Germania ed a tre anni parli già tedesco, non sei un genio, sei semplicemente tedesco.
Se nasci in un posto in cui nessuno rispetta una legge che è una, dove non vedi un motociclista col casco, un automobilista con la cintura, dove non si paga il canone Rai (peraltro giustissimo, ma mi serviva un esempio…), dove ci si attacca abusivamente a luce, acqua e gas, dove tutto è abusivo, dalle attività agli edifici, dove il “nero” rappresenta i tre quarti del prodotto, dove niente di pubblico funziona -e le colpe del “pubblico” sono la somma delle colpe private- come fai a sviluppare una coscienza civica?
E’ un po’ la storia dell’uovo e della gallina: é la politica che rovina la società o viceversa?
Non so come funziona in Campania, ma so che nelle nostre campagne i contadini sanno quanti fili d’erba ci sono nei loro prati: se gli zanzi due patate, il giorno dopo vedrai il ‘gricolo che tappa il buco smadonnando come un carrettiere; ognuno sa quanti trattamenti o concimature fa il vicino e pure il lontano; vedono una potatura malfatta su una pianta a cento metri. 
Alla seconda volta che gli passi davanti a casa, ti hanno già preso la targa, alla terza volta si piazzano sulla porta e ti guardano con l’aria “qui non ci piacciono i forestieri”.
Credetemi, sono cresciuto in campagna: non gli sfugge niente.
In Campania no, il contadino non vede niente.
Dalla sera alla mattina gli sotterrano una cisterna con il camion attaccato -e chissà quale schifezza dentro- e lui niente.
Gli mollano in un prato migliaia di bidoni -per cui sono state necessarie decine di viaggi- e lui se ne accorge dopo Striscia la Notizia e comincia a spiegarsi tutte quelle pecore che nascono con due teste e arti dispari.
Ci vuole un po’ ma, una volta che se ne accorge, il contadino campano non lo ferma più nessuno; se poi tira aria di risarcimenti per la bonifica, si scatena. E porta le telecamere a testimoniare che i suoi ortaggi crescono vicino alla Cernobyl de noiartri e si dice preoccupato per chi se li mangerà.
Oddio, piuttosto che preoccuparsi sarebbe meglio non raccoglierli proprio, in attesa che le istituzioni provvedano a distruggerli. Ma tutto questo in un paese civile.
Lo so, sembro Calderoli e non mi piace. Giuro che dovendo scegliere se vivere a Bergamo o a Napoli non avrei dubbi: sole, pizza e ammore. E gente più simpatica. 
Ma mi resta il dubbio: io ed i politici parliamo della stessa cosa?

Altro tormentone da campagna elettorale: Alitalia e Malpensa.
Ma li teniamo al caldo per domani.

Dottordivago
http://www.ilpandadevemorire.it

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Per mangiarsi la casa sono sempre esistiti due organi istituzionali che sono i casinò e le donne.
Oggi ci sono anche l’arte moderna, i centri benessere, il vino e tutte quelle balle di fumo di cui parlo in “Perchè non credo?” e ” Mi faccio la frusta. E due…”
https://ilpandadevemorire.wordpress.com/2007/12/27/perch-non-credo/ 
https://ilpandadevemorire.wordpress.com/2008/01/22/mi-faccio-la-frusta-e-due/.
Detto in due parole, espongo l’invidia che provo nei confronti di quelli che hanno il coraggio di credere che al mondo ci sono un sacco di coglioni.
E li castigano.
Non sono in buona compagnia: l’ultimo a pensarla come me, cioè dando credito al genere umano, è stato il Berlusca, prima delle elezioni del 2006, poi si è ricreduto.
Adesso, se ha ragione il genio che ha realizzato l’opera di cui vi sto per parlare, cambio idea anch’io.
Anzi, cambio mestiere. Giuro.

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Quella che vedete è una foto, scaricata da Google Earth, di Spinetta Marengo, paesone a sei km da Alessandria.
Mi auguro che riusciate ad ingrandirla perchè merita un attimo di attenzione.
Partiamo da in basso a destra, il punto segnato col vulcano: sta a rappresentare la vulcanica mente di chi ha realizzato l’opera misteriosa, nonchè il sito preciso dell’opera stessa.
Ora saliamo al punto “A”; non è una discarica, è “la discarica” di Alessandria e dintorni, a 1500 m dal sito: col vento giusto, la puzza arriva fino in città, e sono 7 km… Scendiamo al punto “B”; è lo stabilimento Michelin, uno di quei posti dove, potendo, è meglio non lavorare: è a 500 m dal sito.
Punto “C”, attaccato al sito; solo innoqui capannoni industriali  ma che, al posto dei cani, ci gira intorno tutto il giorno una colorata colonna di Tir.
Punto “D”; quella riga dritta, quasi orizzontale, è la ferrovia, dove passa un treno ogni tanto. Per capirci è quella che collega Torino -e quindi la Francia e l’Europa- con Reggio Calabria: attaccata al sito. Lì vicino c’è un traficatissimo svincolo, punto “E”, con tanto di sopraelevata che passa, ad un tiro di sasso, davanti al terzo piano del sito.
E siccome non volevano farsi mancare niente, il punto “F”, a sinistra, è lo stabilimento Montedison -o come si chiama adesso non ricordo-. Parte da “F” e si estende sulla sinistra a perdita d’occhio: uno di quei posti dove le macchinette non erogano il caffè ma ti fanno direttamente la chemio.

Praticamente vi ho appena offerto un volo sull’unico, vero, incontrovertibile buco del culo del mondo.

Ora, cosa stanno costruendo? Quale sarà il fine ultimo della misteriosa opera?
Un imprenditore con un minimo di buon senso potrebbe investirci due lire per realizzare un bel campo di sterminio, o un inceneritore, o la fabbrica della merda.

Ma il genio no.

Il genio investe sulla più grande risorsa del pianeta: i coglioni.
E lì ci costruisce un… No, fatemi riprendere fiato.
Ne ho scritte tante di cagate su questo blog: possibile che, una volta ogni mille anni, espongo la realtà e mi sembra di parlare della cosa più assurda che vi ho mai raccontato.
Vabbè, lo dico tuttodunfiato e non ci penso più.
Si tratta di un hotel cinque stelle, con cinema multisala, varie piscine di cui una olimpionica con onde artificiali, vari ristoranti, centro fitness superattrezzato e -rullo di tamburi- beauty farm.

                                           -Pausa di riflessione-

Lì. In quel posto. Nel buco del culo del mondo.
Posso capire il multisala, ed anche ristoranti, palestra e piscina, purchè al coperto; ma la beauty farm… Che nome daranno alle varie sale? Seveso? Bhopal? Exxon Valdez? Chernobyl?
Voglio dire, se un imprenditore vuole mangiarsi via tutto, perchè non trasferirsi in Svizzera e portare di nascosto i soldi in Italia? O aprire una catena di salumerie alla Mecca?
Eppure, se qualcuno c’ha messo dei soldi, tanti soldi, una ragione ci deve essere, e non può essere quella di credere che qualche pazzo possa mai entrare lì dentro, a parte il politico che taglierà il nastro.
Sono arcisicuro che non ci possono essere tanti coglioni così.

Se invece il tempo dovesse dare ragione all’ignoto genio, se avrà successo, sarà il segnale che creature aliene si stanno lentamente ma inesorabilmente sostituendo agli umani, prendendone le fattezze.
Ma lasciando il cervello sul loro lontano pianeta.
L’invasione degli ultragonzi.

Dottordivago.

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No, non è l’urlo di un’anima che percepisce l’esistenza di un essere supremo e si sente, povera anima di serie B, prigioniera della mente più materialista e scettica del creato. Si, certo, sono più ateo di un prete pedofilo, che basa il suo comportamento sulla certezza che non c’è un Dio che possa fargli un culo così, però credo nell’esistenza di due grandi entità metafisiche, le uniche per cui non serve la fede, visto che sono più evidenti e lampanti di un paio di mutandoni addosso a Cicciolina.

Sto parlando del Culo e della Sfiga.

Volete le prove che questi due Dei volubili e crudeli esistono? Pensate a Prodi o Berlusconi: il fatto che individui del genere governino -ma è più corretto dire comandino- un paese, è prova provata e certa che esiste il Culo, per loro, e la Sfiga, per noi.

No no no, tranquilli, non parliamo di politica. Era solo un esempio, come può esserlo quello di Napoleone, che aveva capito tutto e che diceva: “Non voglio generali capaci, li voglio fortunati”.

Ma non intendo parlare neppure della mia religione personale; eh, lo so, il Dottordivago si perde, divaga -appunto-, e apre mille parentesi che poi non riesce a chiudere. Quindi ricomincio.

La cosa che mi fa incazzare nero è che non credo. Ma non nelle cose importanti: non credo nelle cagate.

E oggigiorno le cagate sono quelle che rendono. Se fai un lavoro serio tipo l’operaio, l’impiegato, l’artigiano, il commerciante o altro, escludendo solo l’80% dei dipendenti pubblici, ti scontri con mille problemi, difficoltà ed incertezze. Se sei nel settore  delle cagate, almeno le incertezze le puoi scartare, perchè di coglioni ne nasceranno sempre. E quelli, sì, che rendono. I nuovi ricchi sono i venditori di fumo; no, non gli spaccia: quelli un pezzo di fumo te lo danno davvero; intendo i venditori di aria, i piazzisti del nulla.

Purtroppo, però, io non riesco a convincermi ad aprire un’attività che sfrutti questo gigantesco giacimento di stupidità che è il nostro mondo. E non c’è un cazzo da fare: non ci riesco. E’ che, in fondo, sono un buono; prendetelo come atto di fede nei confronti dei miei simili: non riesco a convincermi che sia così facile prendere per il culo il prossimo.

Diamo un’occhiata alle occasioni di guadagno che mi perdo, e solo all’aspetto economico, perchè mi rendo conto che ognuna meriterebbe di essere sviscerata singolarmente: un mucchio di materiale per i prossimi post.

Prendiamo, tra i tanti, il settore merceologico più  remunerativo e semplice allo stesso tempo: la religione. 

Richiede investimenti bassissimi, praticamente zero, visto che chiese, sinagoghe, moschee e templi vari -praticamente lo stabilimento- si possono costruire in un secondo tempo e con i soldi dei fedeli.  Oppure trovi già tutto pronto se ti appoggi ad uno dei vari franchising tipo Cristianesimo, Ebraismo,Islamismo e sottomarche. Giacenze di magazzino? Zero! Ricerca e aggiornamento? Doppio zero. Consegna, posa o collaudo del prodotto? Neanche a babbo morto: addirittura a cliente morto, il che azzera la voce “reclami”. E comunque, parlare male dell’azienda o del titolare è una vera bestemmia… (so’ccomico).

Il leader del settore, da noi, prende il cliente dal battesimo al trapasso, passando per matrimonio e vari sacramenti. Poche regole fondamentali: quando nascono sono tutti belli, quando si sposano sono tutti ricchi e quando muoiono erano tutti buoni; e l’incasso è assicurato.

Poi, fàttesi le ossa, ci si può mettere in proprio come i dipendenti degli artigiani, ma richiede già più testa…

E’ che ste cose mi annoiano…non fanno per me; poi ti cercano a tutte le ore, devi essere disponibile con tutti; un po’ come fare l’animatore, che deve sempre essere allegro per forza: io, se mi sveglio con le balle in giostra, “vaffanculo tu, tre quarti del tuo paese e il torneo di beach volley”.

Restiamo grosso modo nel settore:  ma io,  che mago sarei, eh? Sarei un vero Signore dell’Occulto: la fantasia non mi manca, la faccia da culo neanche e dico certe stronzate…Già me lo vedo: “Dottordivago: pranoterapista, guaritore, scaccia il malocchio, riporta la persona amata, legge le carte e la vita”. ‘Aazz’!… Il problema è che tutte le volte mi scapperebbe una botta di “…ma vai a casa, pirla…”, e spacciarla per una formula magica… Non so, dovrei lavorarci su.

Ci sarebbe poi l’omeopatia: và che per crederci bisogna essere dei bei gelindi,eh? Ti danno l’acqua, diluita con acqua, diluita con…indovina? Acqua. Bravo.

Come il mio amico Pedro. A quarantunanni gli hanno diagnosticato non so che forma di leucemia e lui cosa ha fatto? Senza dir niente a nessuno, per un anno, è stato in “cura” da un omeopata svizzero. Poi è morto.

Quando ha quagliato la situazione non c’era chemio o trapianto che potesse funzionare. Ho pianto prima di dolore, poi di rabbia quando ho saputo la storia. E non passo dal cimitero per un saluto: sicuramente con le lacrime agli occhi, ma gli cagherei sulla tomba.

No, non sono sufficientemente bastardo, per questo settore.

Invece, mazzuolerei volentieri i frequentatori di centri benessere, o beauty farms, se sei figo, o spa, se essere troppo figo è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve fare.

E’ un business gigantesco ma, così come credo che uno alla mattina si svegli e decida di acquistare le finestre che produco, non riesco a credere che uno mi dia duecento euro per farsi grattare i piedi con un covone di fieno, o farsi cospargere di miele od olio, o ricoprire di vinacce, crusca o pasta con le cotiche.

Domanda da caga-amaretti:”Praticate la stone therapy?” che è come dire:”Quanto costa farsi mettere dei sassi caldi sulla schiena?”. Risposta del guru:”Cacci la centocinquanta, sir”. Affare fatto: vuoi mettere appoggiare la schiena al termosifone di casa tua? Nella spa c’è la musica new age (boni quelli…) e bruciano un pout pourri di petali, frutti essiccati e legno di sandalo.

A parte il fatto che un sandalo che brucia mi ricorda l’incendio di una discarica ed evoca visioni di nigeriane che si scaldano con i copertoni, vi rendete conto di quanta gente c’è che si indebita per “regalarsi una settimana di coccole”?

E con dei coglioni così in giro, io faccio le finestre. Mah…!

Evidentemente non sono portato per  i settori acchiappagonzi tradizionali; puntiamo sull’innovazione. A parte i tecnopirla che si fanno ibernare o quelli che cacciano il grano per comperare una stella o un ettaro di luna, ciò che mi stupisce  maggiormente e che più mi affascina nella new economy for ciulandary è la vendita dei certificati di eco compatibilità.

Signori, giù il cappello davanti alla spietatezza del genio: ci sono aziende che calcolano le emissioni di CO2 di altre aziende, che lavorano davvero, e calcolano quanti alberi bisogna piantare -quasi sempre in Sud America- per compensansare l’impatto sull’ambiente e si fanno dare il grano per la piantumazione.

E quelli glielo danno!

Fantastico! E non parlo di aziendine familiari -a quelle col cazzo che gli barbi il grano- bensì gruppi del settore fashion, venditori di fumo un po’ più denso, che cercano consenso e immagine. E in Costa Rica ci sarà un “Miguel son mì” pagato due dollari al giorno per dire che sì,  è vero, sono quelli lì,  e indicare qualche albero a caso. Comodo farlo in Costa Rica, che può esportare alberi in tutto il mondo; vai a far finta di piantarli in un qualunque paese che finisce in “stan”, dove i cani muoiono di cistite perchè non c’è un cazzo di albero dove farsi una pisciatina.

Qui non ho scuse: non sono all’altezza di quei luminari della truffa. Ed anche per tutti gli altri pacchi in circolazione ho sempre un “si però” valido per non combinare niente.

Ve l’ho detto, non credo. E la pena per la mia eresia, la negazione o il non riconoscere la stupidità umana, la sto già scontando in questa vita: mi tocca lavorare.

Dottordivago

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