Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 20 aprile 2015

Mi scuso

Mi scuso non una ma mille volte.
Ho letto il cazziatone di Marco per sbaglio e mi scuso ancora, anche se non abiuro il Panda per Feisbuk, visto che manco lì non scrivo niente da tempo.
Ho detto “per sbaglio”?
Sì, per sbaglio, ho cliccato l’icona involontariamente: ho il rifiuto di aprire questa pagina perchè ho il rifiuto di accendere il cervello o anche solo di infilare una serie di parole con un senso compiuto.

Sto bene, tranquilli.
Provo solo un’acuta insofferenza per la parola scritta che tanto amavo e che tornerò ad amare: oggi si scrive troppo, scrivono tutti, neanche ci si telefona più, si scrive sempre, anche all’amico seduto nello stesso locale.
Non è il mio caso, ovvio, però mi disturba sapere che succede.
E la faccenduola di lavoro che sbrigavo con una telefonata di venti secondi, adesso mi costringe a mandare un paio di email, ricevere una conferma, scaricarla, stamparla, timbrarla, firmarla, scannerizzarla, re-inviarla con l’ennesima email.

Sono cose che mi allontanano dallo scrivere, come l’eccesso di cucina e gastronomia in tv mi ha in parte allontanato dai fornelli e dalla tv.

E poi provo un profondo disgusto per quanto mi succede intorno.
Quello che vedevo e che non gradivo mi dava lo spunto per incazzarmi, per parlarne male e scriverne peggio; oggi lo rifuggo, lo rimuovo.
Quando lavoro ho sempre la radio accesa, come gli imbianchini, ma ho cambiato emittente: niente più palleggio tra 101, Deejay e Capital, non voglio sentire discutere, analizzare, polemizzare; ora ascolto Radio Nostalgia, come le parrucchiere.
Insomma, non potendo cambiare il mondo, gli ho tolto il saluto.

Vivo sospeso.
Ho fatto come fingono di fare quei mangiamerda di fachiri indiani che sostengono di poter fermare il proprio battito cardiaco con la forza del pensiero.
Io ho fermato il mio cervello con la forza del non-pensiero.
Ho fatto come nei casi di gravi lesioni cerebrali, in cui si ricorre al coma indotto, farmacologico, per tenere “fermo” il cervello, che poi è la funzione del gesso per un arto rotto.

Ecco, mi sono ingessato il cervello.

Ripeto: sto bene, scordatevi depressioni o scazzi peggiori e dico questo per tranquillizzare quei fedeli lettori, di cui ignoro la faccia, ma per cui provo un affetto difficilmente spiegabile: lo dico nel caso in cui queste persone provassero qualcosa di simile nei miei confronti.

Non so ancora quando mi toglierò il gesso, potrebbe essere domani o fra un po’ di più, vedremo.
Certo è che la sgridata di Marco è servita, mi ha fatto sentire un povero coglione.
E questo è già un segno che “il paziente risponde”…

Ci risentiamo, giuro.

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »