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Archive for 26 aprile 2013

Insomma, dopo aver scoperto che si potevano permettere la vacanza lunga, per i miei genitori è iniziata una galoppata nel rutilante mondo della Riviera di Ponente e delle sue decadenti mollezze, dallo stabilimento attrezzato al gelato serale sulla passeggiata.
Fino al ristorante, naturalmente una volta a vacanza, a Ferragosto.

Ma andiamo per ordine: Borghetto esse-esse, l’inferno dei vivi.

Quando era un villaggio di pescatori… Sì… ti piacerebbe iniziare così, eh?
Quando era ancora una distesa di orti e prati incolti, che partivano dal canale che tuttora separa Borghetto da Loano (nel senso che è l’unico punto in cui le due località non siano a contatto fisico) e che arrivavano fino “al fiume”, un classico corso d’acqua ligure che resta secco per 360 giorni all’anno e fa danno nei rimanenti 5, la futura méta vacanziera della mia famiglia era stata scoperta da alcuni palazzinari, sicuramente cacciati da tutti gli altri posti della Riviera, gente che probabilmente si era fatta le ossa con milioni di metri cubi di case popolari. Così, visto che nella “Liguria che contava” non c’era più spazio in prossimità del mare, questa banda di cialtroni e delinquenti ha posato gli occhi su Borghetto SS.

Verso la fine degli anni 60, corrompere una giunta comunale era giustamente un gioco da ragazzi, non come oggi che gli è venuta la bocca calda anche agli usceri e che neanche più i cani muovono la coda per niente…

Detto-fatto, quello che era un piccolo borgo nè bello -credo- nè brutto, costituito da due file di case e un “carrugio” di poche centinaia di metri, che andava da poco aldilà del fiume fino alle falde del Castello, ha avuto un attacco di bulimia edilizia dalla parte opposta, cioè nel chilometro scarso fino al Canale, il punto di confine con Loano.
E l’hanno impestato di condomini.

Qual è il trucco per essere sicuri di realizzare una specie di Magliana in riva al mare? Semplice: costruire come hanno fatto lì.
Palazzine di cinque piani e i box auto a livello strada, con un’altezza di due metri e venti, così nessuno avrebbe mai rischiato di aprirci un negozio: neppure la giunta comunale di Agrigento, che se non fosse per il referendum lascerebbe costruire una centrale nucleare nella Valle dei Templi, avrebbe potuto dare l’agibilità in un locale simile.
Tutti così, a occhio direi un centinaio di condomini, senza un bar, un negozio o un calzolaio, l’ideale per spersonalizzare qualunque luogo.
Ops! Ho detto un centinaio? E perchè non 101 o 102?…
E dai, sindaco… Sarebbe sufficiente… che so… coprire la foce del canale… Oh, lì sono addirittura “appartamenti sul mare”, praticamente a Loano, quasi come comperare a Quincinetto con la sensazione di avere la casa in Valle d’Aosta.

Stiamo parlando di fine anni 60 e, per una decina di anni, ogni temporale estivo di una certa importanza ha allagato il paese, rigorosamente la parte nuova: gli ortolani e i rari pescatori grazie a cui, molto più in là, era nato Borghetto, in quel posto lì ci portavano giusto qualche capra a brucare gli sterpi intorno agli orti.
Era stato veramente un delitto perfetto, una genialata, quella di ridurre a meno della metà l’unico sbocco al mare, in un posto separato dalla spiaggia dall’Aurelia e dalla ferrovia, che facevano da diga.
E qui mi scappa di divagare.
Anzi, no, solo di uscire un attimo dal seminato.

Quello dell’arteria stradale principale e della ferrovia in riva al mare è una sfiga comune a molte località della zona ma lì c’erano un paio di situazioni degne di nota; questa è la prima:

legnanesi

In basso si intravedono le cabine degli stabilimenti, la “passeggiata”, poi la ferrovia, appena sopra l’Aurelia e in mezzo, col tetto rossiccio, indicata dall’omino che dorme, la palazzina in cui tutti gli anni affittavano un bilocale i Legnanesi, una famiglia di nostri amici.
Il costruttore proprio non era riuscito a venderlo a nessuno, così loro affittavano a prezzo stracciato. L’unica camera da letto, appannaggio dei genitori, dava sull’Aurelia e sulla perenne coda al semaforo lì vicino. La finestra del soggiorno, vista mare, in cui i figli Giuseppe e Vincenzo dividevano il divano letto, coincideva al centimetro col punto in cui i treni iniziavano a fischiare contro i pedoni che, senza soluzione di continuità, giorno e notte passavano sotto le sbarre del passaggio a livello poco più avanti. Non era raro che i ragazzi dormissero in macchina, al fresco, sulle alture dell’entroterra…

Situazione simile non molto distante:

quiete

In basso ci sono i massi che impediscono l’erosione da parte del mare, poi la ferrovia (linea rossa), in alto l’Aurelia (linea gialla).
L’edificio in mezzo alle linee, che da pochi anni non esiste più (questa è l’immagine del 2006, in quella più recente è sparita) per lasciare posto ad una rotatoria, era una pensione: La Quiete.
Lo giuro.

Torniamo alla storia di Borghetto.
Qualcuno, un bel giorno, non si sa come, non si sa dove, ha pensato bene di aprire qualche buco per lasciare sfogare l’acqua del canale e l’ultima volta in cui mi sono ritrovato a spostare di corsa la macchina alle quattro di notte, per poi tornarmene a casa con acqua e merda fino a metà coscia, risale al 1980.
Me lo ricordo bene perchè in quel preciso momento mia sorella era in viaggio di nozze a Parigi ed io pensavo a che senso avesse fare un viaggio del genere, con un posto come Borghetto a disposizione.
Giuro: io lo amavo, quel posto di merda.

Allora esisteva ancora questa forma di ingenuità vacanziera, tuttora non estinta nelle fasce meno abbienti e colte della terza età.
Oggi i sedicenni vanno a Ibiza con gli amici, mentre il primo mare “non Ligure” della mia vita è stato quello di Sorrento, anzi, di Meta di Sorrento, il paese di Schettino, a diciott’anni, in gita scolastica: purtroppo era fine aprile o inizio di maggio e l’insieme di bassa stagione e giovanile stupidità non mi hanno permesso di apprezzare le differenze col mare mostrum di Borghetto.
E meno male: proprio lì, qualche anno dopo, ho incontrato Bimbi.

Trentacinque anni fa non c’era internet ma soprattutto noi italiani avevamo ancora una mentalità contadina.
A Borghetto c’era gente che avrebbe potuto fare molto di più, a livello di rapporto passo/gamba, però stava lì lo stesso, ovviamente in appartamenti  grandi e belli, attrezzati e arredati come la casa titolare, non come a casa mia, che per qualche anno non avevamo neppure il televisore.

Sei già in vacanza, sei al mare… e che te ne fai della televisione? E poi, uno ce l’abbiamo già a casa, l’eventuale secondo… ma si è mai visto uno con due televisori?

E fino a quando la decadenza morale e l’epicureismo della mia famiglia hanno portato all’acquisto di un secondo televisore, un 14 pollici da tenere in cucina, che ad agosto contribuiva ad aumentare il già assurdo carico della 128, a Borghetto la televisione non si vedeva, almeno a casa mia.

A proposito di ingenuità vacanziera, mi ricordo una tipa ricchissima e zoccolissima, figlia di un “editore” milanese (le prime due riviste veramente porno in vendita in Italia erano sue) che abitava in uno splendido attico vista Aurelia/ferrovia/mare, arredato con l’impareggiabile gusto degli anni 70, che per qualche anno si è mischiata con noi ordinari e con me in modo particolare: ricordo che suo padre beveva solo Biancosarti ghiacciato, tenuto rigorosamente nel congelatore…
Ma toccherà parlarne domani…
Continua

Dottordivago

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