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Archive for 25 settembre 2012

 

Non è che questa vacanza greca, con cui ve lo sto facendo a fette da venti giorni, sia stata l’unica della mia vita e perciò non riesco a smettere di parlarne; il fatto è che trovo abbastanza ripugnante quanto sta succedendo in giro e cerco di rimandare il momento -ineluttabile, lo so- in cui mi toccherà farci i conti, con ‘sta quotidianità di merda.

E allora torniamo ad Elafonissos, dove le onde dello Ionio si mischiano con quelle dell’Egeo.
Abbiamo visto il perchè di “tarri” e “gnocca”.
Ma… Napalm?…

Napalm di nome fa Spiros ed è il proprietario di Ourania, unico ristorante, tra una cinquantina in tutta l’isola, che resti aperto tutto l’anno.
Ho cenato lì la sera del mio arrivo e quella prima della partenza, oltre a tutte quelle che ci stavano in mezzo.
Eh sì, non ho sbagliato una sera.
Ci siamo arrivati su consiglio del magico Kosta e, dopo il primo positivo approccio, abbiamo deciso di provare tutto quanto il menu; dopo la prima settimana, quando avevo assaggiato tutto più qualche fuori-lista, stavamo pensando di provare un altro locale, così, tanto per cambiare, ma i genitori di Denis, che ne avevano già girati altri, dopo il nostro invito da Ourania ci hanno confermato che il menu era lo stesso di tutti i ristoranti dell’isola, solo che lì era tutto buono, così abbiamo continuato fino alla fine.
In realtà era quasi tutto buono: l’incognita era Napalm.

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Andiamo per ordine: il ristorante è quello con i tavoli azzurri, dopo le palme.
Questo è il sonnacchioso assetto diurno, mentre a cominciare dall’imbrunire, la situazione evolve in questa direzione:

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Qui siamo all’inizio dell’allestimento che permette di ricavare due file di tavoli per i quindici metri corrispondenti al locale, sul marciapiede/banchina del porto, assetto che vede la fila interna perfettamente a filo strada, quella esterna a piombo sull’acqua.
In quel posto, se dicono “in riva al mare”, non scherzano, potete fidarvi: se vi cade una forchetta, non  provoca un fastidioso “sdlen-ghete-sdlen” ma un tranquillizzante “plunf”.
”Tranquillizzante” perchè non devi faticare per raccoglierla, ci pensa il cameriere, probabilmente in autunno, con la maschera e le pinne.

I componenti del team: mammà con un paio di sciure baffute in cucina, i figli Jorgo e Petros ai tavoli, coadiuvati dalla sorellina e dal cuginetto, entrambi adolescenti.
Alla griglia c’è lui, il padre: Spiros, in arte Napalm.
Probabilmente prima lavorava in un inceneritore.
O forse l’occhio per i tempi di cottura se l’è fatto cremando cadaveri per conto della mafia, resta il fatto che tutto ciò che finisce sulla sua griglia deve rimanerci almeno finchè il RIS di Parma non riesca più a capire se originariamente si trattava di carne o pesce.
Napalm è l’antitesi della cucina, un uomo che in un ristorante c’entra come un cane in chiesa, anzi, molto meno.
Per fortuna tutto ciò che non passa dalla griglia è straordinariamente buono, anche se un po’ limitato nella fantasia e nell’orgoglio nazionale.
Chissà perchè i Greci, che hanno una gustosa cucina tradizionale basata su preparazioni in umido sia di verdura che di carni ovine, ai turisti propongono, con pochissime eccezioni, due cotture, fritto o grigliato, dimenticandosi tutto il resto.
Il che, da Ourania, equivale a scartare metà menù, per non finire nelle grinfie di Napalm. Per fortuna sono persone di una gentilezza rara e bastava “chiedere oggi per ottenere domani”, tipo stracotti o ossibuchi di capra veramente da ricordare.

Purtroppo mi ci è voluto qualche giorno, per inquadrare il malamente.
Già la prima sera Napalm ha segnato un punto: il tentacolo di polpo alla griglia, solitamente una delizia, era a malapena commestibile, grazie alla terapia del dott. Napalm, che prevede la lungodegenza degli alimenti sul fuoco.
Penso ad un incidente di percorso ma la seconda sera riesce a disidratare una grigliata di splendidi gamberoni, per fortuna protetti dal carapace, quindi non carbonizzati. Li mangio comunque ma faccio due chiacchiere con Petros, che se solo ha il sospetto che non sei soddisfatto, ti cambia il cibo, il tavolino e pure il ristorante: «Tranquillo, li ho mangiati, però, in futuro…»
La sera successiva, dopo le delizie della cucina di mammà, chiedo una bella bistecca, “non al sangue, viva”, come dico sempre.
Mi arriva una cosa cotta come il bue grasso di Carrù, solo molto più bruciata all’esterno.
«Petros, abbiamo un problema…», così assistiamo da lontano alla pantomima del figlio che, col mio tizzone nel piatto, cazzia il padre, gesticolando come chi dice “te l’avevo detto, porca troia!”, mentre dai gesti di Napalm si intuisce una specie di “non potevo mica mandargliela cruda, vaffanculo a te e a quell’altro!”.

Petros torna e mi domanda se ne voglio un’altra: «Certo che sì, amico mio, ma un minuto per lato, non di più». E ribadisco il concetto quando è a metà strada tra me e Napalm: «Petros, un minuto, non di più», che non so in Grecia come sia definita la situazione ma da noi è il classico “Parlare a nuora perchè suocera intenda”.
Quando mi arriva la bistecca, sento addosso lo sguardo di Napalm da una quindicina di metri, un misto di preoccupazione e di sfida, tipo “e mò voglio vedere come ti mangi ‘sta merda cruda…”.
La taglio ed è perfetta, alzo il pollice e poi gli faccio cenno “sei il numero 1”, a cui segue un’espressione mista tra sollievo e incredulità.

La sera dopo mi informo sul pescato e Petro mi accompagna in cucina; arriva Napalm e mi mostra due casse di ghiaccio tritato su cui sono appoggiati saraghi, dentici e altre delizie freschissime, tra cui scelgo due meravigliosi pagelli.
Sempre per la serie “I know my chickens (conosco i miei polli)”, li richiedo a metà cottura, “half done, half raw”, chiaro, Napalm?
Dall’espressione deve credermi una specie di grizzly per cui, sia che si tratti di un cervo o di un salmone, il cibo deve essere non solo crudo ma moribondo.
Il risultato è pressochè perfetto: il pesce per lui semicrudo è in realtà cotto a puntino, anzi, ad essere proprio rompicoglioni, se fosse rimasto un minuto in meno sulla griglia, sarebbe stato indimenticabile.

Purtroppo, dopo qualche giorno ho abbassato la guardia e la seconda bistecca della vacanza ha avuto l’iter precedente: richiesta “viva”, arrivata cotta come un piatto dell’Artusi, rimbalzata con tanto di pantomima padre-figlio, tornata giusta.
Ma che fatica!…

Insomma, perchè ci sono andato tutte le sere della vacanza?
Perchè se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, immaginate che cuoca deve essere la moglie di Napalm per riuscire a compensare i danni del marito…
Non ho avuto il coraggio di dirlo ai due figli ma Napalm sarebbe da cacciare, magari con estrema delicatezza ma da mettere in condizioni di non nuocere.
Ma come si fa?
Con un coraggio non indifferente, viste le capacità, il ristorante l’ha aperto lui parecchi anni fa e per i figli è impensabile esautorarlo.
Come se il PDL lasciasse a casa il Berlusca o se nella partita ai giardinetti non trovasse posto il padrone del pallone.

Dottordivago

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