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Archive for 4 settembre 2012

“Cariii… sono tornatooo…”
Avremo tempo per parlare di come sono andate le vacanze ma vi anticipo che le mie sono andate benissimo: se lo scopo delle vacanze è quello di tornare più rilassati, posso dire “missione compiuta”, ho le prove.

Sono una testa di cazzo?
Sì, fidatevi. Se vedo qualcuno parcheggiare male e occupare due posti, oppure approfittare di un posto invalidi senza esserlo, quasi sempre gli dico qualcosa.
Se sento dire una cagata -dall’obeso che sostiene di mangiare come un passerotto alla mammina che definisce “ingestibile” il bambino di cinque anni- sono pronto a dire la mia, anche se ci fosse da litigare.
Sono il terrore di quelli col raffreddore “per un colpo d’aria”

la sai l’ultima? Hanno scoperto degli affarini piccolissimi, i virus, e mi sa che è colpa loro

e faccio carne di porco dei tremebondi seguaci della “fisiologia della nonna”, quelli per cui la corrente d’aria è più pericolosa della corrente elettrica e il condizionatore “ti ammazza”.
Avete paura degli spiriti maligni e siete schiavi di convinzioni settecentesche?
Be’, non ditelo in mia presenza: non faccio come Franz il Mangiastupidi, che quando sentiva dire una cagata mordeva la testa dell’incauto tontolone, ma mi trasformo da affabile interlocutore a insopportabile cagacazzi.

Almeno quando sono “a regime”.
Tornato dalle vacanze, invece, passo un paio di giorni in balìa di una sorta di dolce jet lag, anche se non ho attraversato alcun fuso orario, e divento molto più tollerante.
Sabato sera, ad esempio, un po’ per il clima, un po’ perchè appena tornati, Bimbi ed io abbiamo deciso, dopo una ventina di sere al ristorante, di starcene tranquilli a casina.
Va beh… giusto un aperitivo per me, per salutare quattro pirla.

Il termometro segna 16° e tutti si lamentano della pioggia, dopo sei mesi in cui ad Alessandria non abbiamo visto una goccia d’acqua, Atacama ci faceva una pippa e in Corso Roma il vento faceva rotolare i tumbleweeds come nei film western. E io niente, manco un accenno di “Ancora un paio di mesi senza pioggia e ci saremmo fatti la doccia con la Levissima, banda di deficienti…”

«Eccolo che arriva, il turista… Bastardo, tu in vacanza e noi qui a 43 gradi…»
«43° mi sembrano tantini…»
«Anche 44, caro cazzone… E un pomeriggio, il termometro di via xyz segnava 50°. Ok, era al sole, ma 45 c’erano tutti…»
Normalmente avrei risposto che tutti i giorni mi guardavo il meteo di Alessandria e che la temperatura rilevata non ha mai superato i 38°, dopodichè mi sarei fatto spiegare l’utilità o il merito di insistere con queste cazzate sul tempo. Invece ho glissato con un “mi è andata bene…”

Non ho neppure battuto ciglio quando il macellaio che ha il negozio a fianco del bar ha sentenziato che passare da un caldo del genere ai 13° di quella mattina… eh, qualcuno girava l’occhio.
Quante volte ho idealmente morsicato la testa ad un interlocutore dopo un’uscita del genere…
Normalmente avrei spiegato che è vero l’opposto, cioè che il pericolo per un cardiopatico è il brusco aumento di temperatura e che il suo discorso è valido per uno che in Namibia sta otto ore al sole della Skeleton Coast e poi si tuffa a bomba nella Corrente del Benguela, che non supera mai i 13°. Per uno che si svegli la mattina ad Alessandria, il discorso non vale.

E invece… dovevate vedermi: ho assunto un’espressione fatalista del tipo “eh, triste a chi capita…”.
Sono un uomo nuovo.
Ero un uomo nuovo: oggi ho già litigato col telegiornale.

Dottordivago

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