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Archive for 26 aprile 2012

Oscillo.
Tentenno.
Guarda come dondolo.
Il Pendolo del Dotto’.

Sono fuori posto. A stare a sentire alcuni acchiappa-nuvole-per-la-coda, il nostro universo è in realtà un insieme di infiniti universi, tutti differenti. 
Ed io proprio in questo dovevo finire?

Facciamo un po’ d’ordine.
L’elemento scatenante -ma più che altro direi l’ultima goccia- sono state le prossime Elezioni Amministrative nella mia città: cazzo, bisogna votare, c’è un Sindaco da eleggere, dopo una settimana il Comune verrà commissariato… ed io non ho niente da mettermi.
Più che altro non so con chi mettermi, situazione che si ripete a livello nazionale.

Va be’, lì adesso c’è Monti e per un po’ non si vota ma pensando a come è combinato il Comune di Alessandria, mi domando come sia possibile che a qualcuno possa interessare diventare Sindaco, salvo che si voglia fare come a Tripoli, quando i primi ribelli che entravano nelle regge di Gheddafi, dopo aver ripreso e messo su Youtube le immagini dei rubinetti d’oro, si affrettavano a smontarli e a farli sparire…

In giro per la città ci sono i manifesti che raggruppano gli elenchi di liste e candidati Consiglieri: in totale sono 33 liste per 32 Consiglieri.
Bene che vada, per una lista è già garantito il percorso netto.
Nel “nuovo che avanza” c’è di tutto: gente che ci crede -poca- e gente che ci prova -molta-, gente che non ha nessuna speranza di essere eletta ma che intende far fruttare in sede di ballottaggio quei pochi voti del primo turno.
I vecchi protagonisti li conosciamo già.
E io devo perdere un quarto d’ora al seggio per essere loro complice?

Così oscillo, tentenno.
Questo no, quello neanche, l’altro… uh Signùr, no, per carità…
Eh… bei tempi, solo una decina di anni fa, quando credevo in Berlusconi… 
E non era male anche dopo, quando lo votavo turandomi il naso: almeno sapevo quasi sempre da che parte stare.
qualcunodaodiarePoi ho scoperto che Babbo Natale non esiste e, credetemi, è stata dura, durissima: uno resta scioccato, al punto di fare delle cazzate, tipo votare per Veltroni, gesto che ho sempre definito “più che uno scheletro nell’armadio, una specie di Ossario di Redipuglia”.
E comunque, sempre grazie a Berlusconi, grazie alla volontà di votargli contro, ho trovato

“una ragione per vivere: odiarlo”

come Tom Courtenay nei confronti di George Segal, in quel grandissimo film che è “Qualcuno da odiare”. Anche se per me la ragione non era odiarlo ma semplicemente non votarlo (come disse Silvio un giorno “non ho il know how per odiare”…) ma quella volta, almeno, ho ancora votato con un minimo -minimo, eh…- di convinzione.
E questa è una cosa che bisogna riconoscere all’Uomo di Arcore: uno spessore, una -magari luciferina- personalità, una certa quale grandezza che crea amore e odio, a differenza del piattume misto-merda generale.

Oggi oscillo, tentenno, dondolo.
Non riesco, proprio non riesco a trovare qualcuno che mi rappresenti, le ragioni che ho per scegliere uno vengono sempre, ampiamente, annullate dal rovescio della medaglia: li ho già presi in considerazione quasi tutti ma… niente. 
Andy Wharol diceva quella del “quarto d’ora di celebrità che, prima o poi, tocca a tutti”; io dico che anche l’uomo migliore del mondo, prima o poi, nella vita, una cazzata la dice e che, per contro, anche l’ultimo imbecille, sempre in una vita, può tirar fuori una figata.
Infatti io vorrei prendere il mio voto e darne il 15% a uno, il 26% all’altro e così via, fino ad esaurimento dei centesimi, a pioggia, sulla base di ciò che dicono che mi piace.
Ocio che mi scappa di divagare…

Se a livello locale non vedo nessuno, a livello nazionale fa eccezione un uomo per cui, guarda caso, non posso votare, almeno non ancora, un uomo a cui non ho mai sentito dire una minchiata: Matteo Renzi.
Eh lo so, l’ho detta grossa, eh?
Questa non me la passate, cari palati fini della politica, vero? 
Non ho capito perchè se dici Pino Rauti o Landini della FIOM riesci a trovare qualcuno che li apprezzi, se dici Renzi manca solo che la gente si tocchi…

È solo un populista…

Allora io sono populista.
Mi piace ciò che Renzi dice, oltre a come lo dice: vorrei scrivere a Renzi e con lui vorrei fondare il Partito Populista Italiano.
Perchè deve essere screditante il fatto che uno dica ciò che il popolo pensa?
Amo le cosa semplici, non riesco a capire le cose troppo intelligenti.
Faccio un esempio che non c’entra con il pensiero di Renzi: se mi dite

Nessuno tocchi Caino

prima resto un po’ lì con la faccia di quello che sta elaborando un concetto più grande di lui, poi mi domando perchè il bastardo debba sempre farla franca e contrappongo, come ho già detto, che

Abele si è rotto i coglioni

Sono fatto così, sono prevedibile: se sei un delinquente, devi andare in galera e restarci; se sei disonesto e/o incapace, se sei in politica da trent’anni e quello che hai fatto è sotto gli occhi di tutti, significa che oggi, come dice Renzi, te ne devi andare: vista la situazione in cui ci troviamo, sarà mica il caso di insistere con gli stessi personaggi, no?
E se dovessi fondare il Partito Populista con Renzi “il Rottamatore”, vorrei aver l’onore di occuparmi io del turnover politico e  diventare “il Calcinculatore”.

Torniamo tra Tanaro e Bormida.
Il mio quasi-amico online Piercarlo Fabbio, il Sindaco uscente, a fronte di alcune cose positive che gli riconosco, ha purtroppo continuato a percorrere la strada tracciata da decenni di politica come noi la conosciamo e adesso abbiamo le pezze al culo. Se ricordo bene -non garantisco eh… ricordate “l’approssimazione al potere”…- l’ultima giunta Calvo, nel 2002, ci aveva lasciato con una decina di milioni di gobbo, portati a una cinquantina dalla giunta Scagni, nel 2007.
Oggi siamo circa a cento. 
Cioè, in effetti, più che le pezze al culo, non abbiamo neanche più gli occhi per piangere: per ripianare il buco di bilancio, ogni alessandrino dovrebbe tirar fuori, se bastano, mille euro, per arrivare ai 100 milioni del gobbo. 
Se poi penso che già ne devo 30 o 40.000 alle banche per il debito pubblico, mi dico che meno male che alle spese condominiale ci pensa puntualmente Bimbi, perchè un ulteriore debito con l’amministratore mi potrebbe portare al default.

Potrei proporre un voto di scambio al mio quasi-amico Fabbio: fino a non molto tempo fa, giuro, avrei votato per lui, a gratis: l’ho già detto, dove ho segnalato qualcosa, ho potuto verificare il suo intervento risolutivo.
Purtroppo, più che i tre anni senza ponte, sono quei 50 milioni di aumento del vecchio buco di bilancio quelli che pesano. E visto che rappresentano 500 euro ad Alessandrino, guardi, signor Sindaco, facciamo che me ne dà altrettanti e io la voto senza guadagnarci una lira.

Faccio un gioco sporco? Ho semplicemente capito che qui in Alessandria non sono tempi per le frivolezze, per il bel gioco, per lo spettacolo, quindi proporrei sia localmente che a livello nazionale, “fuori Arrigo e dentro Nereo”.

 sacchi rocco

Diamo retta a Gianni Brera, che fu il profeta del “calcio all’italiana”, del catenaccio.

Convinto dell’inferiorità atletica degli italiani, le uniche risorse a cui i nostri connazionali potevano attingere, per battere avversari più forti, erano, secondo lui, l’astuzia, la difesa accorta e il contropiede malandrino e micidiale.

Il problema è che, sia il nostro allenatore locale che quello della Nazionale, non hanno capito che il calcio totale, spettacolare, con la “squadra corta”, è per colossi con polmoni d’acciaio e piedi di cemento, per gente dotata di grandi mezzi fisici, non per mezzeseghe dai piedi d’oro e cervello fino come noi.
Bisogna spiegare ai nostri allenatori/amministratori, locali e nazionali, che dobbiamo rinunciare allo spettacolo del “calcio bailado” e tirare una riga in terra, come faceva Burgnich, o Gentile dopo di lui, e da lì non deve passare più nessuno. 
Non possiamo più fare come quelle coppie che hanno un giro di amici più ricchi di loro, amici di cui tenere il passo al ristorante, in vacanza, coi regali di Natale…
Queste coppie, prima danno fondo a tutte le risorse, poi scoppiano.
Oppure devono rinunciare all’orgoglio e dire: «Ragazzi, noi non ce le facciamo, andate avanti voi», che poi è anche un bel sistema per testare la qualità degli amici, per vedere se sono disposti a limitarsi o ad aiutarti, pur di stare insieme.
O se…

«Vediamoci una di queste sere, eh? Non sparite, mi raccomando…»

Le cose che non ci possiamo più permettere sono, fondamentalmente, gli attuali politici, sempre come dice il mio nuovo idolo, Renzi.
Lo dice anche Grillo,

altro populista…

e con piena ragione; peccato che a dare retta a lui, nelle notti senza sole (quasi tutte, direi…) e senza vento, il nostro Paese tornerebbe indietro di duecento anni, salvo trovare qualcuno che ci venda un po’ di energia prodotta con lo sporco petrolio o l’immondo nucleare.
Le sue liste prenderanno voti, abbastanza per mandare un messaggio ma, fortunatamente, pochi per governare un Paese o amministrare un Comune, sufficienti, però, per mandare a lavorare qualche culo di cemento che ha sempre vivacchiato di politica.
Considerando che l’alternativa, per me, sarebbe quella di non andare a votare, la Lista 5 Stelle potrebbe essere una buona soluzione ai miei tentennamenti, a patto che non lo facciamo in troppi. Non per altro: ok il voto di protesta, ok mandare il messaggio e tutto quello che volete; ma non vorrei ritrovarmi con i NO TAV che, tipo Guardiani della Rivoluzione, impongono il blocco della circolazione privata, una sorta di ramadan automobilistico, per 23 ore al giorno, nonchè i punkabbestia al posto degli usceri comunali.
Diciamo che penso ad un mio eventuale voto alle Liste di Grillo come ad un rilancio all’asta senza avere i soldi, giusto per fare spettacolo, sperando che arrivi l’offerta di qualcuno con intenzioni serie…

Resta il fatto che non ci possiamo più permettere gente che ci è costata il lavoro di un paio di generazioni e che continua a costarci molto più di quella pipata di tabacco che è il loro pur lauto stipendio: è l’indotto, che ci frega. 
È la corruzione, che costa, sono le tangenti, che costano, sono i lavori e gli acquisti inutili, sempre per ricavare tangenti, che costano.
Bon, con questi amici non possiamo più uscire: niente ristorante, niente Ponte di Messina e niente squadriglie di nuovi F35; giusto uno strappo alla regola, stringendo i denti, per la TAV: non dico che serva, ma è una cosa per cui ci siamo impegnati con l’Europa ormai da vent’anni.

E a livello alessandrino, niente Ponte Meier.
Primo, perchè con venti milioni di euro, un ponte di 150 metri lo puoi fare in Swarovski e Capodimonte, non in ferro e facendo una cosa normale, con cinque milioni ci scappa anche qualche opera di contorno; secondo, perchè con quei soldi sarebbe meglio pagare gli stipendi ai dipendenti delle Municipalizzate. Anche se per una buona metà si tratta di lavativi che non se lo meriterebbero, ormai, come per la TAV, abbiamo preso l’impegno e sarebbe una cosa che farebbe muovere l’economia locale più di un ponte “firmato”.
Ci sarebbero anche le ditte fornitrici, che da anni aspettano il pagamento di lavori per cui hanno già pagato a loro volta i loro fornitori e per le cui fatture emesse hanno già versato l’IVA, oltre alle mazzette erogate in anticipo per assicurarsi gli stessi lavori…

E poi mi sa che quel ponte prezioso porti sfiga, come il diamante Hope.
Il mio quasi-amico Fabbio ci si è strinato le piume ma lo posso capire: il boccone era ghiotto e valeva il rischio; chi, invece, ci si avvicina per tagliare l’erba sotto i piedi a Fabbio, spesso fa dei figuroni, come l’ineffabile candidato del video che segue.
Solo due dritte per chi non conosce la storia:  il Ponte Cittadella, quello “nel cuore degli Alessandrini”, è quello che è stato abbattuto nel 2009; il Ponte Meier è quello costosissimo, che ancora non esiste e che, speriamo, non esisterà mai.

Dunque, la tipa, pagata per farlo, domanda al candidato-pagatore cosa ne pensi del Ponte Meier e questi parla con nostalgia di un ponte che non esiste e non esisterà mai. È un lapsus, d’accordo, ma… se ne fosse accorto uno! Non dico l’intervistatrice ma anche solo un cameraman, uno al montaggio…

Quasi quasi lo voto: se sulle eventuali future delibere di questo sindaco ci sarà un controllo come sulla propaganda, invece che con l’IMU alle stelle potremmo ritrovarci con la maria legalizzata.
Se poi, anzichè la difesa personale, riuscisse ad introdurre la nobile arte del burlesque nel corso per vigilesse, il futuro si tingerebbe di rosa, gente.

Dottordivago

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