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Archive for 14 aprile 2012

Seconda Marzullata.
Mi sono indignato per l’arresto dei nostri soldati accusati di aver sparato ai pirati/pescatori. Poi ho fatto un paio di riflessioni.
A parte la minchiata, che abbiamo già trattato, di lasciare le acque internazionali per entrare in un porto indiano, mi domandavo che senso avrebbe dire di non aver sparato a qualcuno se invece l’hai fatto e se, soprattutto, l’hai preso.
In quel caso… 
«Avete sparato?»
«Certo, abbiamo sparato a gente armata e speriamo di averli presi, siamo qui apposta.»
«Ma erano pescatori…»
«Strano modo di pescare: quelli a cui abbiamo sparato noi, erano armati.»
E così ti sei parato il culo: hai fatto il tuo mestiere e hai sparato a gente armata. Ah, l’ideale sarebbe spiegarglielo via email, quando arrivi in Italia…

Ventilavo anche l’ipotesi che i morti fossero davvero pescatori, uccisi dai pirati per scoraggiare l’impiego di scorte armate sulle navi, ipotesi da non scartare, considerato quanto vale la vita umana per quella gente.
Insomma, di riflessione in riflessione, mi sembra sempre più improbabile che i nostri abbiano sparato su una barca di pescatori.

Ma se l’avessero fatto?
Il momò che hanno fatto gli Indiani per attirare in porto la nostra nave, l’ostinazione nel trattenere la stessa nave e l’equipaggio, la volontà, in spregio a tutte le leggi internazionali, di ingabbiare e processare i nostri due militari, sono tutte cose che mi danno da pensare: saranno pure Indiani, gente per cui non provo una grandissima stima, però mi sembrano abbastanza sicuri di quello che dicono.

Perchè mai due professionisti dovrebbero sparare su una barca di pescatori, ben diversa da un motoscafo di pirati sia per l’aspetto che per l’atteggiamento dell’equipaggio?
E perchè il super addestrato pilota statunitense di un EA-6B Prowler dovrebbe tranciare il cavo di una funivia, facendo una marmellata di sciatori, solo per fare il cazzone in volo tra le valli alpine?
E che dire del comandante sorrentino -popolo di navigatori, quello…- di una splendida nave da crociera, uomo iperqualificato a cui sono affidate migliaia di vite, che apre la chiglia come una cozza, strisciando sugli scogli in un punto in cui non avrebbe mai dovuto passare?

Morale della riflessione?
Mi sono stufato di riflettere.

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La merda

 

càpita.

Per chi proprio con l’inglese non ci prende, spiegherò che si tratta di un gioco di parole tra “it happens” (succede, càpita) e “shit” (merda).

Negli Stati Uniti è l’adesivo più venduto nella storia, negli anni 70/80 lo potevi vedere sul retro di due automobili su tre, sui libri degli studenti, sui lampioni.
Quelle due parole sono finite su tante di quelle T-shirt, che nei locali per bene, in quegli anni, si affiggevano cartelli di divieto di ingresso per chi portasse una maglietta del genere.

No “S” word allowed

È proprio andata come in “Forrest Gump”:

Un tizio calpesta una merda e tira una madonna; un passante lo guarda con riprovazione e domanda cosa capita: «La merda, càpita…» risponde di brutto il primo, come dire “fatti i cazzi tuoi”.
Poi, appena pronunciata la frase, lo smerdato ci pensa e se la annota.
Ci stampa un adesivo, con l’accortezza di farne un marchio registrato.
E diventa multimilionario, in dollari.

Perchè è vero: la merda càpita.

Dottordivago

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