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Archive for 4 aprile 2012

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J’Accuse…! (Io accuso…!) è un editoriale scritto dal giornalista e scrittore francese Émile Zola in forma di lettera aperta al Presidente della Repubblica francese Félix Faure, e pubblicato dal giornale socialista L’Aurore il 13 gennaio 1898, con lo scopo di denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo contro Alfred Dreyfus, al centro di uno dei più famosi affaire della storia francese.
La locuzione «j’accuse» è entrata nell’uso corrente della lingua italiana, come sostantivo, per riferirsi a un’azione di denuncia pubblica nei confronti di un sopruso o di un’ingiustizia.

Mah… ogni epoca ha le vittime e i paladini che si merita, così si passa

  • da Emile Zola che scrive in difesa di Alfred Dreyfus 
  • al Dottordivago che scrive in difesa di ‘sto barlafüs:

barlafüs m inv (variante ortografica moderna)
oggetto inutile, ingombrante
ghè chì dumo barlafüs: ci son qui solo cose inutili
(per estensione) persona incapace e incompetente, buono a nulla

Bossi

Ebbene sì, difendo l’indifendibile Umberto I di Padania.
E mi appello all’incapacità di intendere e volere.

Negli anni 90 un mio carissimo amico era assessore nella giunta leghista del sindaco Calvo, giunta che ha amministrato Alessandria per due mandati.
Ha avuto svariate occasioni di cenare con Bossi e, nonostante sia persona degna della massima fiducia, mi raccontava cose incredibili, tipo che Bossi non tocca un goccio d’alcol, almeno non nelle occasioni in cui era presente lui: centinaia di sigarette, sì, ma solo acqua e Coca Cola.
Ecco, a pensarci bene mi sono già giocato una circostanza attenuante: se parlasse e operasse come fa -e come ha sempre fatto- sotto gli effetti dell’alcol, tante cose si spiegherebbero da sole.
E invece no, non beve, porca troia.

Eureka! (oggi sono per le esclamazioni celebri: mi sa che prima della fine vi beccate un “obbedisco” o un “eppur si muove”…)
Ci sarebbe l’ictus… Ok, è roba recente ma il fatto che gli sia schioppata una valvola o una condotta in sala comando, significa che una certa vasocostrizione nella colombarda ce l’aveva, col risultato che il cervello, per chissà quanti anni, ha funzionato come i piedi nelle scarpe strette.
E si spiegano tante cose.

Come molti che si credono Napoleone, lui era convinto che si potesse fare la secessione del Nord e ha lavorato come un pazzo inseguendo questo ideale.
Mi diceva il mio amico che, negli anni 80, Bossi avrà dormito dieci notti all’anno nel suo letto: sempre in giro a fare comizi, ad aprire sedi, a scaldare animi.
Poi, negli anni 90, avanti e indietro da Roma, come un pazzo, più volte alla settimana.
Una vita così stressante ha lasciato il segno su un cervello che già aveva le sue belle grane e l’incontro con gente tipo Cusani, che ha cominciato a coprirlo di soldi (anche se il rapporto era 7 miliardi a Bettino e 200 milioni allo scemo), deve averlo convinto di essere nel giusto.

Quello che non mi spiego non sono le cagate che dice ma il fatto che molti lo stiano a sentire e che una buona parte ci creda.
Ecco, ci sarebbe il materiale per uno studio di tipo neurocircolatorio su una parte della popolazione del Nord, probabilmente affetta dallo stesso problema di Bossi. Il numero delle persone interessate è abbastanza rilevante, trattandosi di roba non super-localizzata come il gozzo dei Cuneesi o il cretinismo di certe valli, bensì a diffusione macro-regionale, principalmente Piemonte-Lombardia-Veneto, per capirci.

Ora, io confesso di avergli dato un paio di voti a livello locale e -credo- uno nazionale ma non ho mai creduto per un attimo alla secessione.
Se uno ha un briciolo di cervello, funzionante, intendo, non che va a tre come quello di Bossi e di certi Padani, dovrebbe capire che a predicare la secessione o si è pirla o si è in malafede, un po’ come ho già detto parlando dei grandi scienziati che hanno iniziato, convinti, a cercare qualcosa di irrealizzabile; poi, probabilmente, si sono resi conto dell’utopia ma nel frattempo qualcuno li ha caricati di soldi, così vanno avanti in ricerche come la Particella di Dio o la fusione nucleare, roba che, come per chi pianta datteri, non dà risultati nel corso di una vita.
E così come per l’energia ci sono alternative praticabili, anche se non efficienti come quelle ricercate ma mai realizzate, alternative quali il solare, l’eolico o le onde, anche nella Questione Settentrionale c’è una soluzione più semplice, che è l’Autonomia Regionale.
Meta lecita da perseguire: nessun Lombardo o Piemontese si beccherebbe una denuncia per aver propugnato l’uguaglianza con la Valle d’Aosta o la Sicilia, si tratta di un’istituzione che già esiste, ingiustamente sancita dallo Stato Italiano che, a fronte di una costituzione che dice che siamo tutti uguali, ammette che alcune regioni siano più uguali delle altre.
Certo, non ci sarebbe la soddisfazione di vedere la faccia del Trota sulle banconote ma si risolverebbe comunque il problema delle regioni virtuose che mantengono quelle scialacquatrici.
Gli ospedali calabresi vogliono continuare a pagare le siringhe il quintuplo dell’Emilia? Facciano pure: finchè gli bastano i soldi…
Parlo dei loro soldi, ovvio.

Parlare di Autonomia è più difficile perchè prima o poi chi ti vota vuole vedere risultati, come quando Kennedy ha promesso agli americani che sarebbero arrivati per primi sulla Luna, promessa mantenuta nel giro di pochi anni; se avesse promesso di arrivare per primi sul Sole, e si fosse comportato così per tutto il resto, magari sarebbe ancora vivo.

Quindi matto sì, fesso no, il nostro Umberto I: secessione, Padania, dito alzato, “col tricolore ci si pulisca il culo!”…
Vostro onore, cerchi di capire, non dice sul serio, sono semplici grimaldelli per fare breccia nel cuore dei più stupidi, strattagemmi che permettono a tutti questi bifolchi della politica di intrufolarsi in ministeri, municipalizzate, CdA…
Vostro onore, non è bello prendersela con un mezzo deficiente, anche se quando sento le minchiate sulla bandiera, mi verrebbe di dire: «Oh, stronzo, io sono piemontese e quella è la mia bandiera, bavoso cerebroleso del cazzo…»
Ma un difensore serio, certe cose non le dice.
E a proposito di “serio”, ci terrei a dire ancora una cosa: in tutto questo casino dei soldi della Lega, non crederò mai che Bossi (padre) abbia toccato una lira e non lo dico per fiducia: lo dico con disprezzo.
Il nostro uomo è così gretto e limitato che dei soldi e del lusso non sa cosa farsene: quando ha una canottiera, un sigaro e quattro pirla con cui cantare “daghel al terùn” in una tavernetta con il lampadario ricavato dalla ruota di un carro, non gli serve altro.

Dottordivago

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