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Archive for 28 marzo 2012

Mi tocca, siete così caldi sull’argomento che mi tocca dire ancora un paio di cose.

Io mi sono sforzato di non confondere le cose che detesto con situazioni da

Ciao, Corpo, me ne vado.
Tuo Cervello.

Da parte mia, dove ho tirato in mezzo qualcosa che mi sta sul culo, l’ho fatto notare, inoltre vi ripropongo il disclaimer:
<Ieri volevo parlare di alcune cose stupidamente dannose e costose per cui molti vanno pazzi ma potrei aver dato l’idea di voler elencare le cose che mi stanno sul culo. Niente di più sbagliato: da vecchio bastardo inaridito e inacidito quale sono, se mi lanciassi in un’impresa del genere, non mi basterebbe il tempo che mi resta da vivere.>

Di tutte le cose che voi avete citato, parecchie stanno sul culo anche a me ma non per questo sono da considerare delle cagate universali: tutto potrebbe piacere a qualcuno.
Lo so, non è da me essere così tollerante, forse mi sto rammollendo.
Però sono sempre io, e non chiamerò mai “diversamente abile” un handicappato, “non vedente” un cieco ecc ecc. 
E faccio molta fatica a non dire “negro”, non per convinzioni razziste ma solo perchè fino a 20/25 anni fa lo dicevano anche al telegiornale ed io mi ci ero abituato, un po’ come uno Statunitense che, se dice “Nu Yrk” anzichè “Niu Iorc”, non lo fa per fare il figo, è che quel nome, al suo Paese, ce l’hanno imparato così; allo stesso modo, a costo di ripetermi, se un bimbo di Berlino a tre anni parla tedesco, non è un genio, è tedesco.
E io dico negro, oh!

Divagata bastarda, eh? Non mi sono neppure accorto di cascarci dentro…
Dicevo? Ah, sì, che tutto può piacere a te e fare schifo a un altro, non per questo uno dei due si deve essere giocato il cervello.
Va’ che adesso la dico grossa: posso addirittura capire la birra analcolica.
Eh lo so, stavolta ho svaccato…
L’ho assaggiata una volta, sputata e mai più messa in bocca, però devo anche riconoscere che in questa bocca sono entrate cose che farebbero vomitare metà di voi umani e non so come mi comporterei dopo un divieto assoluto di toccare alcolici: chissà, forse qualche “anal” me la farei.
Cazzo c’hai da ridere, Camagna? Tu non la chiami così?

Vado a braccio, sia chiaro, non ribatto colpo su colpo alle vostre bordate contro questo o quello, però su un paio di cose vorrei dire la mia.
Tipo il camper.
Non ne avrò mai uno. Ha un senso se hai una famiglia numerosa, che portarla in un tre stelle ti costa come portare Naomi al Burj al Arab di Dubai; ha senso se non ti si fotte il cervello e ti regge la palpebra a guidare per ore a ottanta all’ora; ha senso se hai spirito di sacrificio e la promiscuità non ti disturba.
E soprattutto ha senso se vai in posti tipo Bretagna, per dirne una, dove ti puoi fermare in un posto sempre diverso, su una strada litoranea, con l’aria dell’oceano che ti accarezza mentre fai un pisolino sulla sdraio; non ha più senso se ti piazzi in un’area-camper asfaltata di Follonica o di Albisola, a chilometri dalla spiaggia, e magari ci stai un mese: a quel punto, con i soldi del camper puoi affittare un alloggio dignitoso finchè hai sulle spalle la famiglia numerosa e stare molto più comodo. 
Però, con le giuste condizioni, secondo me può essere una bella vacanza.

Quando faccio questi discorsi devo sempre ricordarmi di quella volta che spiegavo a Pezzotta, per cui esiste solo il calcio, quanto sia bello pescare un pesce. E lui mi fissava con lo sguardo vuoto.
Io insistevo, cercavo di coinvolgerlo, di entusiasmarlo…
Niente da fare, occhio spento, espressione assente.
Una volta l’ho convinto a venire a pesca con me, perchè “se uno attacca un pesce, è stregato a vita…”; gli ho detto di starmi vicino e, quando ho attaccato un bel pesciotto, gli ho passato la canna: «E dimmi se non è meglio di un pompino!…»

L’ha tirato su come uno straccio, mi ha ridato la canna e si è rimesso seduto con l’espressione catatonica.
Niente da fare, eppure a me sembrava una figata pazzesca, così come a molti non sembra vero poter vivere sottoterra in una tavernetta, cosa per me folle ma che, come abbiamo visto, nei dovuti modi… avercela, una tavernetta!

Ho scritto quattro post per citare un solo vero esempio di assenza di cervello, cioè la cabina-armadio, intesa come una stanza in cui la roba si impolvera invece di stare nell’armadio: quella è una belinata, giratela come volete, spendere di più per non avere una cosa, è proprio stupido.
Un po’ come chi compera le versioni quasi da pista delle più famose granturismo. La Porsche, per dirne una, fa un modello da 100.000 euro, con aria condizionata e tutto il resto; la stessa macchina, alleggerita per la pista non con l’impiego di materiali speciali ma eliminando gli accessori, costa 120.000 euro.
Come dicevano i suonati di Top Gear: «E non comperarla, quanto costa, un milione?»

Eh sì, ce ne sono di cazzate in giro, c’è da perdersi.
Ma poi mi avete citato lo spinning…
Premesso che a me il ciclismo, anche su strada, fa profondamente cagare, a fronte di gente che letteralmente ne fa una fede, devo dire di non trovare profondamente stupido lo spinning, pur non avendolo mai praticato.
È solo uno dei tanti modi per sudare un po’, anche se concordo con Marco G che farlo con uno che ti strilla nelle orecchie è piacevole quanto una vacanza con gli animatori di un villaggio. La necessità di avere uno che ti stimola urlando depone a favore della pochezza di quello che stai facendo, infatti saremo tutti d’accordo sul fatto che non sia necessario fare sesso col personal tromber:

avanti, continua, su, giù, su, giù, cambiooo!… da dietro, vai, mani sui fianchi, via, hop, hop, non ancora, non ancora, tieni… tieni ancora… evvaaaaiiii… bravissimo!

Però, pensandoci bene, nel mondo dello spinning c’è un aspetto da “fuga dei cervelli”:
aquaspinning l’aquaspinning.
Togliamoci subito il pensiero e vediamo l’unico aspetto positivo, cioè quello economico. Per prima cosa è precluso a tutte le palestre sprovviste di piscina, cosa che dà già una bella scremata, seconda cosa te lo fanno pagare un po’ di più, vista l’attrezzatura da ammortizzare ma, soprattutto, visto che a casa tua non lo puoi fare.
Bòn, finito, il resto sono cagate da rivista femminile: il massaggio a cosce e glutei, la dolcezza dei movimenti in acqua… Tutte troiate.
Dice: «I movimenti in acqua costano più fatica»
E pedalare fuori dall’acqua su un livello più duro, non è lo stesso?
No, non è lo stesso, è meglio: puoi aggrapparti al manubrio e spingere come un dannato; nell’acqua, appena spingi un po’ di più, tendi a galleggiare.
Come gli stronzi.

Dottordivago  

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