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Archive for 27 marzo 2012

Il fatto che la tavernetta sia un’arma a doppio taglio, cioè che può essere una figata ma anche, in caso di fuga dei cervelli, una scelta di vita da pazzi, fa sì che il concetto in sè non sia da bocciare a prescindere.
Lo so che mò mi vado a cercare una grana, visto che alcuni di voi avranno in casa quella che io ritengo, ma posso sbagliarmi, eh… (giusto per non dare del pirla ai miei lettori) essere la più grossa minchiata che uno può fare in casa sua:

la cabina-armadio.

Naaa… troppo drastico, come al solito troppo brutale…
Non è la più grossa, è solo la più priva di senso.
Quindi diamo un senso alle cose e alle parole.

Una volta, parlando del fatto che da alcuni anni è nata la moda di far partire o passare il Giro d’Italia dall’estero, cercavo, senza riuscirci, di capire il senso della cosa e dicevo:

Si chiama Giro d’Italia… Giro d’Italia… Non vi dice niente, ‘sta parola?
Lascia stare “Giro”, dimenticalo, concentrati su “Italia”: se si chiama Giro d’Italia vuol dire che si deve “girare in bici in Italia”.
Se già passi da San Marino, non vale.

Lo so, sono un cagacazzo, mi attacco a certe stupidate…
Torniamo alla cabina-armadio.

Cos’è la cabina-armadio?
Un armadio no, sennò continuavamo a chiamarlo così; diciamo che è una “cosa” più grossa di un armadio ma più piccola di una stanza? O è più una  piccola stanza (una cabina, appunto) che funge da armadio? Fate voi, datevi una risposta e tenetela lì.
Ora, metto troppa carne al fuoco se vi domando a cosa serve un armadio?
Un armadio è una cosa, contenuta in una stanza, al cui interno contiene altre cose, tipo un enorme contenitore da frigo, in cui metti una cosa per tenerla divisa dal resto. Nel nostro caso ci metti dentro i vestiti, che ci possono rimanere mesi o anni, affinchè non si impolverino, magari con un tamponcino di antitarme all’interno, giusto per non trovarsi il blazer blu con i buchi, come è successo a quel coglione del sottoscritto quando viveva lontano dalla mamma e prima che si materializzasse sulla Terra quell’angelo di Bimbi.

Bene, quindi la nostra matrioska vituosa prevede una stanza al cui interno c’è un armadio con funzioni protettive.
Se noi manteniamo la stanza e i vestiti ma togliamo l’elemento intermedio, cioè l’armadio, cosa otteniamo?

Calma, voglio darvi un ulteriore elemento di valutazione, anche perchè mi scappa di divagare un attimo…

Non molto tempo fa, non ricordo in quale “cinque minuti dedicati alla buona tavola”, ho seguito affascinato un “redazionale” (pubblicità  mascherata da servizio) in cui un ristoratore di Milano millantava una “internazionalizzazione” del proprio menu e portava come esempio un “Sushi di carne”.
Si trattava di un classicissimo carpaccio, però servito “alla Giapu”: marca “bravo” al ristoratore, almeno per l’abilità con le parole e l’abbattimento dei costi. Infatti, se metti il carpaccio o un battuto di fassone (Avanti Savoia! È un periodo in cui sento rinascere un certo orgoglio piemontese…) in un piatto, un sessanta/settanta grammi di carne glieli devi mettere, e deve essere buona, mentre se appoggi una fettina di insapore ed economico girello su una polpetta di riso aromatizzato, non dico con curry o wasabi ma anche solo un trito d’erbe, la carne diventa una decorazione ininfluente sul sapore e, doppia libidine, con venti grammi di ciccia l’aggiusti.
Poi -e lì non so come ha fatto l’inviato a non scoppiare a ridere o sputargli in faccia- ha proposto un “Sushi di verdure”, ovviamente crude…
Si chiama insalata, faccia di merda.
Anzi, pinzimonio, visto che veniva servito con “olio e salsa di soia a parte”…
Comunque bravo, qualche ciula che gli darà retta lo troverà di sicuro.

Torniamo a noi.
Ripeto: se manteniamo la stanza e i vestiti ma togliamo l’elemento intermedio, cioè l’armadio, cosa otteniamo?
Una cabina-armadio?
Ci sono due risposte:

  • «NO, faccio una cagata» se sei titolare di un cervello e capisci che hai ottenuto una stanza piena di vestiti in balìa di polvere e ragnatele;
  • «SI’, con gli accessori giusti» se il tuo cervello si è dato alla macchia e se saresti disposto a pagare quindici euro per un sushi di verdure.

Ma la cosa bella è che “gli accessori giusti”, quei quattro ferracci o mensole o cassettiere che un bravo venditore di mobili vi appiopperà per “attrezzare” la cabina-armadio, li pagherete molto, molto più di un bell’armadio, magari ai piedi del lettone matrimoniale, su cui allargare bene i capi per studiarli o solo per ripiegarli comodamente.

Ho visto una casa con quelli che sono due loculi al posto delle camere da letto.
Stupido paesano del cazzo che sono…
Si trattava di “zona sonno con annessa cabina-armadio”, capito?
Come l’inviato al ristorante, anch’io non ho sputato: dovevo fargli le finestre, a quel pirla…
La camera da letto grossa come l’armadio o l’armadio grosso come la camera da letto? Non ci arrivo, non capisco, eppure a certe cose ci penso. 
A volte medito sul fatto che se porti a casa in un secchio un pesce pescato in un fiume limaccioso e inquinato e lo metti nella nostra “acqua potabile”, dopo due minuti muore; a volte medito sul “vero succo di limone” nel detersivo per i piatti e gli “aromi naturali” in un gelato al limone; a volte medito sul fatto che chi trasportava schiavi negri attribuiva loro un “rack” di 19 pollici, mentre i posti economy sugli aerei ne prevedono venti: dice “beh, è un po’ di più, no?”.
Sì, ma i negri viaggiavano gratis…
Medito sul fatto che il progresso dovrebbe essere tale, cioè migliorarci la vita, ma nessuno medita sul fatto di assegnare a quattro stracci lo stesso spazio e volume -quindi la stessa aria– che assegni a te stesso in un luogo in cui passi quasi un terzo della tua vita?

Il mio amico Gianni, collezionista di arte moderna e zecche appiccicate su una tela, uomo con la passione per l’arredamento, si è preso la briga di arredare la casa del fratello, homo erudito che vive su una nuvola, quindi incapace di disquisire o decidere su alcunchè di pratico.
Avete presente che belle stanze avevano ancora le case dei primi anni sessanta? Belle, peccato fossero pensate per l’abbinata vincente letto+armadio e se uno si incaponisce a volerci ricavare la cabina-armadio poi deve mettere il letto da una piazza e mezza, un po’ come quelli che comperano il super suv e poi non riescono a entrare in garage.
Ciao Giuàni, vediamo quanto tempo ci metti a leggere ‘sta cosa…

Ah, nell’armadio ci si può pure nascondere:
«Cielo, mio marito!»
«Dove cazzo è l’armadio?»
«Ehm… ho voluto la cabina-armadio…»
«Ma vai a cagare, zoccola cogliona!…»

Concludendo, come dico sempre “il cesso in casa è progresso, il cesso in cortile era civiltà”, ritengo che la cabina-armadio sia pura ostentazione, sempre che qualcuno te la tenga a posto come l’armadio di Mickey Rourke in “Nove settimane e mezzo”, sennò, con un calzino quà e ‘na mutanda appesa là, che cazzo ti ostenti?
Come le cucine con le ante trasparenti: per tenerle a posto non ci vuole la colf, ci vuole un vetrinista, perchè un conto è vedere un mobile occupato dagli spaghetti a ventaglio in un vaso di vetro (ma chi cazzo ce li mette gli spaghetti in un vaso di vetro?) un altro conto è vedere le scatole dei fusilli incastrate con quelle lunghe dei bigoli e i sacchetti dei biscotti che fanno mucchio con fette biscottate e crackers…
«Robi muderni…» sentenziava mia nonna scrollando la testa.

Non siete d’accordo, vero?
Eccomi qua, miei amati carnefici, mi lacero la camicia bianca per scoprire il cuore, ora sparate pure.
Ma sappiate che potrete uccidere il mio corpo, non le mie idee: nelle vostre notti insonni sentirete la mia voce, come il “Cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe, che martellerà la vostra mente con battiti di

pi-rla – pi-rla – pi-rla…

Sempre che voi, per cabina-armadio, non intendiate la stanza degli armadi:

armadi
ma non come questa, in cui la roba si impolvera: intendo armadi con le ante, richiudibili, come è sempre stato giusto.
In quel caso taccio: significa che volate a quote che non mi appartengono.

Dottordivago

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