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Archive for 23 marzo 2012

Si parlava di tavernetta, dico bene?
Cominciamo a mettere qualche punto fermo: quando la gente non viveva di cazzate, quando i comportamenti erano dettati dalla necessità se non dalla sopravvivenza, comunque sempre dalla logica, nei seminterrati ci stavano i poveri.
Quelli furbi, visto che si trattava di ambienti magari un po’ umidi ma freschi d’estate e facili da scaldare in inverno. C’erano anche i poveri stupidi, tipo bohemiens e pittori squattrinati ma quelli vivevano in mansarda, l’ambiente più infame che esista: torrido in estate e gelido in inverno, quasi impossibile da scaldare a causa della spaventosa dispersione termica.
E scomodo da raggiungere, prima dell’invenzione dell’ascensore.

Oggi le cose in mansarda sono migliorate: i moderni sistemi di coibentazione permettono di ricavare ambienti un po’ più isolati di una gabbia per conigli, sempre che l’impresa abbia lavorato bene, sennò sono sempre cazzi; condizionatore ed ascensore fanno il resto.
Resta purtroppo quella che per uno spacciatore di finestre come me è una vera bestemmia: la Velux, cioè quella finestra che, se la tieni chiusa, ti arriva il sole in casa come su Mercurio mentre se la apri devi accettare di avere uno spigolo ad altezza d’uomo in mezzo alla stanza, col rischio di lasciarci un pezzo di scatola cranica o una vetebra. In compenso, se lasci la Velux aperta quando esci, prega che non faccia due gocce d’acqua e che i piccioni scelgano un altro posto per cagare o morire (spesso morire cagando…).
Non è finita: quel tipo di finestra può essere oscurata (a costi d’affezione) solo a patto di tenerla chiusa, per cui scordatevi l’immagine estiva di belle donne mediterranee che si fanno l’ascellata con il catino, a persiana socchiusa, finestra aperta e casa fresca… 
Ah, oltre a tutto il resto, metterci una zanzariera è sempre una rogna.

Però la mansarda è così romantica…

E visto che siamo alle semifinali del Campionato Provinciale di Luoghi Comuni, dirò anche che la mansarda è come Venezia:

Venezia è romantica ma non ci abiterei…

La tavernetta, cazzo, Dottordivago, la tavernetta!
La mansarda non c’entra. Non è difficile, basta prendere un argomento e andarci dietro, dovrei provarci, qualche volta, senza un De Falco che ogni tanto mi intimi:

Torni in tema, cazzo!

Ok, vediamo se lo Schettino della blogosfera riprende la rotta…

Tema: la tavernetta.
La tavernetta può essere una figata o un’inenarrabile minchiata, dipende dall’uso che se ne fa, a patto che la vostra non sia così:

tavernettaSe invece lo fosse, fateci l’uso che volete ma sappiate che non avete speranze di far parte della figata di cui sopra.
Inoltre vi consiglio di aprire uno stand al Festival del Kitsch di Berlino: conoscenza della lingua a parte, non credo che vi sentirete fuori posto.
Ah, dimenticavo: non fatemi sapere dove abitate, potrei non resistere alla tentazione di fare un bel falò…

Dipende dall’uso che se ne fa, dicevo, un po’ come la candeggina, che per pulire il cesso è una mano santa ma come bevanda è meglio evitarla.
Dopo una cena con amici, messi a bagno piatti e pentole sennò si incrostano, basta chiudere la porta della tavernetta a mo’ di pietra tombale e farsi una bella dormita; smaltita la cena, uno può decidere quando ridare un aspetto civile al benedetto locale.
Il Trofeo per l’Uso Consono della tavernetta va a quell’uom dal multiforme ingegno che lascia la moglie e le amiche in salotto, con le gambe raccolte sul divano a raccontarsela, e occupa la tavernetta con gli amici i quali, in quanto maschi, sono sempre in cerca di una tana più che di una dimora, per potersi sbragare in modo indegno su un divano che ha visto tempi migliori,  più vecchio e sfondato del titolare salottiero ma proprio per questo più comodo e funzionale, come un paio di vecchie ciabatte o una caffettiera marrone e un po’ incrostata per l’uso intenso.
Se poi, come anticipato da Marco, a questi elementi aggiungiamo un grande televisore e una bella partita, l’insieme degli ingredienti ricorda molto le “proporzioni auree” che consentivano di costruire uno Stradivari o gli elementi che, misteriosamente combinati, portano al miracolo delle vita.
A queste condizioni, in tavernetta siamo nel rosso dell’uovo, marca “bravo” alla tavernetta.

Ma… non dovevo parlarne male?
Ecco, non mi sono espresso bene: così come la colpa non è dell’auto che investe o della pistola che spara ma del cretino che guida e del coglione che tira il grilletto, allo stesso modo ho più volte verificato un uso improprio del locale in oggetto. Conosco svariate persone, tra le quali, purtroppo, devo metterci mia sorella, che nella tavernetta non ci stanno occasionalmente ma ci vivono.

Una coppia di miei clienti, a cui aggiungo i genitori di un amico, ci hanno messo anche un armadio per tenerci gli abiti di uso più frequente e un letto, così possono passare giorni senza che qualcuno faccia un giro in casa, quella vera e inutile.
Ora, a cosa servono piano rialzato e primo piano se poi vivi sottoterra?
Non ti basta il tempo che passerai sottoterra in mezzo a quattro assi?

E la situazione del sangue del mio sangue, mia sorella, a cui voglio un bene dell’anima, è quasi uguale.
Vent’anni fa, lei e suo marito hanno acquistato una di tre ville in costruzione in una zona -allora- periferica di Alessandria; parlando con quel genio di mio cognato (allora avevo ancora quel brutto vizio…), mi sono guardato intorno e ho detto che sarebbe stato un peccato, in futuro, trovarsi circondati da palazzine…
«Ma scherzi? Qui non costruisce più nessuno…»
«Ehm… se questa zona fa parte di un progetto che l’Associazione Costruttori ha battezzato “Piano di Espansione Immobiliare”… voglio dire… ci sarà un motivo…»
«Mi hanno assicurato che qui non costruisce più nessuno.»
«E chi è stato?»
«Il geometra…»
«Quale?»
«Il titolare dell’impresa, quello che mi ha venduto la casa…»

Ah… ecco…
Poco tempo dopo ho fatto una bella litigata liberatoria con mio cognato e me ne sono andato dalla ditta, seguito dai due operai migliori.
Per oltre una decina d’anni non ho messo piede a casa sua, era sufficiente vedermelo davanti a Natale, a casa dei miei, mentre con mia sorella mi vedevo in giro. Ma si sa, il tempo lenisce offese e ferite (non ho detto “guarisce”…) così un bel giorno mi invita ad una festicciola per il suo compleanno.
Accetto obtorto collo e, quando devo imboccare la stradina che porta a casa di mia sorella, non riconosco il posto. Giuro, ci ho messo cinque minuti.

Oh cazzo!… Nello stesso periodo giusto Shanghai e Ground Zero hanno avuto uno sviluppo immobiliare simile, non riconosco il posto.
Avete presente il vecchietto che chiede aiuto all’A-Team, quel vecchietto che i cattivi tycoon vogliono scacciare per costruire l’ennesimo grattacielo al posto della casetta di cui è proprietario? Ecco, la situazione è la stessa, solo i dislivelli sono limitati a tre o quattro piani in più, in favore dei palazzinari scatenati.

Facciamo un piccolo passo indietro: oltre al seminterrato, al piano rialzato, al primo piano e al sottotetto, che tutti quanti arredano e trasformano in mansarda rigorosamente di sfroso, appena gli danno l’abitabilità, il Genio ha pensato bene di rialzare il sottotetto di un paio di metri per renderlo abitabile e realizzare la terrazza, con vista (allora) sul tetto in eternit del capannone di fronte, operazione a cui è seguita una mazzata di tassa di urbanizzazione, l’equivalente di una dependance per gli ospiti o una country house per la caccia alla volpe, stalle escluse, però.
Quindi tre piani interi di casa, più il seminterrato, diviso tra tavernetta, che si è mangiata quasi tutto lo spazio, e un garage stretto e lungo per tre auto, in fila una davanti all’altra, davvero comodissimo, in cui non è neppure applicabile l’analogia di Shockley, che non pretendo conosciate e neppure che ve la leggiate qui sotto.

Ai fini del comportamento e delle proprietà elettroniche del materiale spesso si parla di lacuna come se si trattasse di una particella carica positivamente che si muove in senso opposto agli elettroni. In realtà gli elettroni si spostano per andare ad occupare il “posto libero” causato dalle impurezze, e lasciano un “nuovo posto libero”, la lacuna. Lo spostamento delle lacune non è altro che lo spostamento dei “posti vuoti” man mano occupati dagli elettroni.Per comprendere meglio al diversità tra i due tipi di conducibilità è stata introdotta un’analogia che prendere il nome di analogia di Shockley.L’esempio su cui si basa è veramente molto semplice: bisogna immaginarsi di avere un’autorimessa a due piani, uno completamente pieno e l’altro completamente vuoto; in queste condizioni, com’è intuibile, è impossibile effettuare un qualsiasi movimento delle automobili. Se però immaginiamo di spostare un’automobile da un piano all’altro, il movimento diventa possibile sia nel piano con una sola auto (elettrone libero) che nel piano con un solo posto vuoto (buco), spostando le auto una alla volta sfruttando il buco.

Il garage-corridoio comunica con la tavernetta, come la stalla con la cucina nelle case dei contadini nei secoli andati: gli uomini arrivavano dai campi, accudivano le bestie e, passata una semplice porticina, si mettevano a tavola.
Mia sorella arriva con la macchina, scarica le merci deperibili e lascia nel bagagliaio quello che non soffre; di là dalla porta c’è una grande stanza con una cucina, un salotto e un bagno, così non devono neppure salire in casa, casa in cui, per altro, non c’è un pezzo che non sia firmatissimo e costosissimo.

E inutilizzato.
Altri tre piani di casa sopra la testa, quelli teoricamente preposti a viverci dentro, del tutto abbandonati: come essere a letto con Belen

belen

e baciarle i piedi tutta la notte, tutte le notti.
Ad una certa ora mia sorella saluta il marito, si fa due piani di scale e va a letto. Fino in mansarda non si spinge mai nessuno: nata come una zona relax o spazio hobby, è diventata essa stessa l’hobby, infatti mia sorella ci va solo per tenerla pulita e spolverata.
Mio cognato, dopo aver mangiato un boccone, si svacca sul divano, si addormenta e non si alza più fino al mattino, salvo un paio di viaggi fino al frigo, in piena notte, per un meritato spuntino. Un Grande.

Un giorno ho domandato a mia sorella il perchè di quella scelta e la risposta è stata la stessa di chiunque decida di vivere come l’Uomo Talpa, quello che studia sempre come conquistare il mondo:

Mah… è comoda… e poi la casa è sempre a posto…»

A posto? E per chi?
Va beh, lasciamo perdere la tavernetta e andiamo avanti. Domani.
Continua.

Dottordivago

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