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Archive for 10 marzo 2012

Vediamo di deciderci: se i Marò che sparano ai pirati indiani sono due “valorosi soldati”, allora anche gli Inglesi sono nel giusto, se cercano di non farsi prendere per il culo dal primo straccione o Pecoraio di Allah che si presenta.

D’accordo che noi, a differenza della Perfida Albione, se c’è da farsi prendere per il culo siamo teste di serie, abbiamo una predisposizione nel DNA nazionale, forse come contrappasso per tutte le truffe perpetrate da napoletani e limitrofi in tutto il mondo.
Gente, ci siamo fatti fare

“…erta la pista?…” ”Ehhh?…” ”Sucaaa!…”

dagli Indiani.
No, dico, gli Indiani…

A tre o quattro navi dicono: «Per favore, venite in porto per il riconoscimento dei pirati». E mentre tutti quanti non se li inculano quanto sono lunghi, noi giriamo il biroccio, nonostante qualcuno con un briciolo di cognizione ci avesse consigliato di fare la bella; così dalle acque internazionali entriamo in acque indiane, i quali mandano a bordo l’appuntato Scaharamacahaji che prende il primo che trova e gli intima il più classico “Venga con io!”.
E mò buttiamo sangue per portare a casa quei due ragazzi.
Hanno sparato? Sì.
Hanno colpito qualcuno? Dicono di no.
Non penso siano così stupidi: se avessero colpito qualcuno, certamente non si sarebbe trattato di pescatori, sono ben diversi i mezzi e l’atteggiamento.
I pescatori sono diversi da questi

pirati

e non si avvicinano alle navi al largo.
A quel punto, dire di non aver colpito nessuno è una cretinata, si rischia di essere smentiti dalla prima perizia balistica e di dare un’immagine poco credibile.
«Avete sparato?»
«Sì, certo, siamo qui apposta.»
«Avete colpito qualcuno?»
«Speriamo…»
«Ci sarebbe da fare un riconoscimento…»
«…ma anche no. Ciao ciao…»

Anche se dire che si trattava di pescatori non è neppure falso: metà dei pirati sono ex pescatori che hanno capito che così si guadagna di più.
Oppure, poveracci, i due morti erano pescatori per davvero, solo ammazzati dai criminali veri, per i quali è un momentaccio: un tempo gli equipaggi lottavano, poi è iniziata l’era d’oro della pirateria moderna, con gente che non si difendeva e si attaccava all’assicurazione o al proprio governo.
E i pirati trovavano più comodo aggredire equipaggi indifesi piuttosto che, come da qualche tempo, professionisti che gli fanno la riga in mezzo con un fucile d’assalto.
Ammazzano due poveri cristi e danno la colpa ai difensori delle navi, così la prossima volta la scorta ci penserà due volte a sparare e può essere anche che qualche armatore politicamente corretto rinunci a questo servizio.

Insomma, siamo riusciti a comportarci da stupidi persino con gli Indiani.
E  gli Inglesi in Nigeria sono stati troppo educati: hanno coinvolto i Nigeriani.
Per carità, gran popolo, grandi esportatori di petrolio e puttanoni ma con un difetto di fondo: sono africani.
Nei miei tre anni di frequentazioni africane ho conosciuto un paio di inglesi che avevano addestrato i soldati dello Zimbabwe quando era ancora Rhodesia, poi erano diventati consulenti del Sud Africa razzista degli anni 80. Mi raccontavano che i loro alunni era tutta gente che, per dare più energia allo sparo, tirava il grilletto con tutta la forza, spostando di una spanna il fucile e di cento metri la traiettoria del proiettile.
E mi dicevano quanto fosse difficile tendere imboscate o avvicinarsi furtivamente all’obiettivo con gente che si sentiva debole e inefficace se non lanciava qualche urlo di guerra o si sentiva vigliacco a non sfidare i nemici urlando insulti…

Secondo voi, perchè gli Americani non hanno coinvolto i Pakistani quando c’è stato da fare la festa al vecchio Bin? Perchè se l’avessero fatto, il vecchio Bin sarebbe diventato ancora più vecchio.
Gli Inglesi pensavano che, per evitare fughe di notizie, bastasse tenere fuori dai coglioni gli Italiani, purtroppo non potevano fare a meno dei Nigeriani, che giocavano in casa. Ed è andato tutto a puttane.

Ma li assolvo, nonostante il risultato, che considero un costo enorme ma inevitabile e resto della mia idea: con certa gente non si tratta.
Basta buonismi e millantati artifici diplomatici, tanto lo sanno tutti che si tratta solo di pagare, infatti pare che in Nigeria noi avessimo avviato una trattativa e addirittura già anticipato una parte di riscatto, salvo poi dichiarare di non aver cacciato una lira.
Ma chi ha intascato i soldi lo sa e lo rifarà, se nessuno gli fa scappare la voglia o gli spiega che di soldi non ne vedrà; basta non pagare, come è stato fatto da noi con il blocco dei beni per i parenti dei rapiti, la vera ragione per cui in Italia non viene quasi più rapito nessuno.

Che sfiga, proprio questo ci hanno ammazzato… Un brav’uomo che lavorava lontano dalla propria famiglia, senza grilli per la testa, senza colpe.
Porca troia, avrei dato una dozzina di Giuliana Sgrena e un pullman di “due Simone”, in cambio del povero ingegnere di Gattinara.

Ah, mò che ci penso… Stavo già per passare ai saluti, poi mi sono ricordato che circa tre anni fa avevo già sfiorato l’argomento, così vi faccio un Bignami di un paio di post dell’epoca, caso mai ve li foste persi…

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Il fenomeno della pirateria torna d’attualità a causa delle politiche economiche dell’Occidente che creano povertà nel terzo mondo.

E ‘sti cazzi?
Quelli lo hanno sempre fatto, dal Golfo di Aden alle Filippine e Salgari ci ha costruito un impero, coi Pirati della Malesia e zone limitrofe.
Solo che non c’era la TV, e noi pensavamo fossero solo racconti avventurosi. Invece è la realtà e se il fenomeno è in aumento è perchè una volta assaltavano col pugnale tra i denti degli equipaggi che vendevano cara la pelle, riuscendoci spesso, visto che molti di loro erano al livello dei pirati; quelli moderni, invece, assaltano coi kalashnikov dei mercantili governati da equipaggi sindacalizzati ed assicurati, quindi meglio disposti a dire “prego si accomodi”.

Quanto alla reazione dei nostri governi, vuoi mica sparargli, no?
Meglio trattare e pagare, che sicuramente ci scappa qualcosa anche per gli emissari della Farnesina, visto che i riscatti vengono pagati coi fondi neri.
Anche in queste occasioni si distinguono le categorie:
1) noi paghiamo;
2) i francesi ci provano a farsi valere e fanno un casino (Niger, 12/01/11, nove morti: quattro cattivi, tre poliziotti, due ostaggi francesi;
3) gli americani -perchè se c’è da spara’ ‘i ammericà sso’ fforti- liberano il comandante della nave sequestrata e fanno fuori tre cattivi su quattro (12/04/2009), solo perchè il quarto gli serve per andare a dire agli altri compari che quando vedono quella bandiera è meglio se vanno a farsi un giro da un’altra parte, che al posto delle stelle e strisce devono vedere un jolly roger, un cartello “PERICOLO DI MORTE” e non un bancomat: quello sono liberi di vederlo sul nostro tricolore.

Sono costretti dalla povertà?
Quando anche in Italia si moriva di fame, quando anche i nostri bisnonni erano dei poveracci, per campare coltivavano la terra, spesso neanche di loro proprietà, o si facevano sfruttare dai ricchi, ma sceglievano una vita onesta; alcuni dei nostri bisnonni, nelle stesse condizioni, facevano i briganti di strada: secondo voi, c’è molta differenza con i pirati di ieri e di oggi?

Proprio questa mattina (17/04/2009, nota dello scrivente) sul Televideo Rai era riportata una dichiarazione del ministro Frattini -quello che scodinzola con i Grandi del Mondo e che fa la faccia intelligente e volitiva appena intravede un giornalista- relativamente al sequestro del rimorchiatore Buccaneer e del suo equipaggio, composto, tra gli altri, da dieci italiani.

Piccolo passo indietro:
lo stesso ministro, è stato intervistato ieri da quella rifattona del TG di SKY, quella che crede di aver fatto un affarone nel farsi fare due labbra sporgenti come un becco di papera. Frattini dichiarava che l’Italia è fermamente intenzionata a seguire la strada della trattativa, rifiutando qualsiasi opzione violenta che possa in qualche modo mettere a rischio l’incolumità degli ostaggi.
La papera lo guarda ammiccante con l’aria di quella che ha capito tutto e gli mette praticamente in bocca un “Quindi è evidente l’errore commesso dagli Americani che hanno scelto di attaccare i pirati…”

Premesso che “l’errore evidente” è stato quello di piombare sui banditi, seccarne tre su quattro e liberare il comandante che si era offerto in ostaggio al posto del suo equipaggio, lo sgamatissimo Frattini ha avuto un attimo di incertezza: visto che stava già facendo la faccia intelligente, non poteva intelligentirsi ulteriormente, così ha optato per l’espressione 22/bis, quella da “uomo che ne ha viste tante e sa come comportarsi”.
Con un’espressione in cui c’era tutto -da “quello americano è un popolo giovane”, passando per “noi abbiamo ben altra cultura”, per arrivare a “sappiamo bene come regolarci”- ha risposto che non se la sentiva di sindacare le decisioni di uno stato sovrano, ma che noi intendiamo seguire la via del dialogo.
Detto questo ha cliccato indietro ed è tornato con l’espressione intelligente e volitiva d’ordinanza.

Vediamo la dichiarazione di oggi, probabilmente rilasciata con l’espressione 18/ter, quella con un sopracciglio leggermente sollevato:

I negoziati sono condotti dalle autorità del Puntland, la regione semi-autonoma della Somalia, in stretto contatto con il governo transitorio somalo.

Permettetemi di spiegarvi, se già non lo immaginate, come funziona la cosa, e sappiate che funziona così per ogni sequestro all’estero, come mi spiegava un mio cliente ai tempi dell’armeria, dipendente di uno dei quindici o sedici servizi
semi-segreti che abbiamo in Italia.

A bordo di un aereo militare che ci costa una manovra al mese, parte per la Somalia -o l’Iraq o l’Afghanistan- una squadra di incaricati dalla Farnesina, probabilmente perchè quelli che abbiamo già sul posto, tra ambasciata e consolati, hanno finito il Parmigiano; scaricate le due forme di Extra Riserva 36 mesi, guardano i “resident” e domandano:”Che si fa?”.

  • Questi hanno già preso contatti con esponenti del governo transitorio somalo, anche se tra Corti Islamiche e Signori della guerra, un governo non c’è, quindi probabilmente  si tratta di un “generale” che la settimana prima lucidava le gavette in cucina, il quale ha già incaricato
  • i dignitari del Puntland -che hanno pascolato le capre fino al giorno in cui si sono impossessati di un pick up dotato di una mitragliatrice Browning cal. 12.7-
  • i quali, a loro volta, stanno trattando l’importo del riscatto con i pirati in questione.

I pirati sono dei criminali fatti e finiti ma, fondamentalmente, sono dei morti di fame, quindi chiedono

  • un milione di dollari, visto che dell’euro non si fidano; i dignitari del Puntland portano la richiesta a
  • tre milioni di dollari, visto che neanche il cane muove la coda per niente e che un pick up con un lanciagranate gli farebbe comodo; gli esponenti del governo transitorio somalo i quali, anche solo per il fatto che al loro paese passa il treno, sanno come si sta al mondo, arrotondano a
  • dieci milioni, però di euro, visto che, bontà loro, si fidano della nostra economia.Riferiscono sconsolati la richiesta ai “resident” d’ambasciata, i quali spiegano agli emissari della Farnesina che
  • dodici milioni di euro sono una cifra più che ragionevole…

Ops, ho detto dodici? Ma sì, và, meglio avere un fondo d’emergenza: se poi non dovesse servire, sai quanto costa far arrivare le puttane ucraine fino qua?… E poi, anche voi, avanti e indietro come la pelle dell’uccello tra Roma e qui… insomma, un minimo per il disturbo…

Rimontano sull’aereo appena tornato dall’Italia, che nel frattempo ha portato un sottosegretario a impolverarsi le scarpe a Baghdad, e una volta arrivati riferiscono la trattativa ad un signore che ufficialmente cura gli scambi culturali italo-somali, il quale prepara la valigetta con una parte dei fondi neri e sul libro contabile ufficioso -sennò che cazzo di fondi neri sono?- marca diligentemente:

  • euro 15.000.00,00    (quindicimilioni/00)

mette i dodici milioni nella valigetta e i tre che crescono nella “dotazione fondi personali”, bofonchiando «”Personali” una ceppa di minchia, qui tutti ne vogliono un pezzo, gente di merda…»

Intanto il ministro Frattini ringrazia i giornali per il silenzio stampa, che sta sortendo i suoi effetti…

I nostri eroi sono pronti a ripartire per la massacrante missione: l’aereo, sempre quello che ci costa come un figlio scemo e puttaniere, sta scaldando i motori… Ferma tutto, manda un elicottero a La Morra (CN), che a Mogadiscio sono corti corti col Barolo…

Finalmente si parte con i

  • dodici milioni.
    Arrivati in ambasciata, i “resident” caragnano perchè nel viaggio hanno tenuto al caldo il Barolo, ”ma se lo consumiamo in fretta si può ancora bere, barbari ignoranti galoppini della Farnesina…”.
    A loro volta portano i
  • dieci milioni al generale lucida-gavette, esponente del governo transitorio somalo, il quale fa provvedere al cambio in dollari e ne manda
  • tre milioni alle autorità del Puntland, che però, nel frattempo, hanno visto una partita di Kalashnikov che dicono “comprami comprami”, quindi ai pirati arriva solo
  • mezzo milione di dollari, ‘sti tirchiacci di Italiani dimmerda… Vabbè, passi per l’uovo oggi, la gallina arriva domani sotto forma di una petroliera.

Gli ostaggi vengono rilasciati, da Roma partono due aerei: uno per i nostri dieci compatrioti ed il solito per gli incaricati della Farnesina, visto che è meglio non comparire nei telegiornali.
Contemporaneamente il ministro Frattini annuncia trionfante la liberazione, avvenuta senza alcun riscatto; ringrazia il governo transitorio somalo e le autorità del Puntland per la disinteressata collaborazione e dichiara l’intenzione di realizzare un ospedale per gli uni ed una scuola per gli altri; per quanto riguarda tutti i nostri funzionari che hanno abilmente tessuto la trama della trattativa, un semplice “grazie”, visto che si tratta di integerrimi dipendenti dello stato che hanno fatto, seppur in modo magistrale, solamente il loro dovere.

Quanto a noi, con quaranta/cinquanta milioni tra

  • ospedale a Mogadiscio,
  • scuola nel Puntland,
  • voli,
  • Barolo e
  • spese varie,

potendo contare sui mille euro che versa di contributi tutti i mesi un operaio che ne guadagna mille, moltiplicati per i milioni di operai italiani, possiamo permetterci di riportare a casa sani e salvi anche una banda di coglioni che si sono fatti rapire nello Yemen, ai quali la Farnesina aveva vivamente sconsigliato quella particolare provincia ma “come si fa ad accontentarsi dei palazzi di fango di San’a’ e non andare a vedere le capanne di merda di capra nel villaggio di ‘Ngul’ a’ allah?…”

Farnesina in fibrillazione: «Dov’è già lo Yemen?»
«Più o meno è lì in zona… Manda l’aereo, ormai su quella rotta può volare anche senza pilota…»

Dottordivago

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