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Archive for 7 marzo 2012

Lavora, semplicemente lavora.

Espleto funzioni vitali, pappa-cacca-nanna, il resto del tempo lo passo a fare preventivi, rilevare misure, inviare, ricevere, scannerizzare-firmare-reinviare, accompagnare i ragazzi in cantiere, raccontare le solite minchiate ai clienti.
Che, trapa, voce del verbo traparentesi, almeno loro trovano interessanti.

Oh, ‘sta botta di gelo della prima metà di febbraio ha messo un discreto pepe al culo ai proprietari di immobili dotati di vecchie finestre, tutta gente che si è scofanata una decina di giorni con i suoi bei 14 gradi in casa…
Qualcuno ha visto le foto che ho pubblicato su Feisbuk (come “Carlo Gallia COPS Serramenti”, non come “Dottordivago”…), foto della stazione Oregon di casa mia, che indicava, per esempio, -11° all’esterno e +25 all’interno e vorrebbero provarci pure loro.

Lo so, starsene in boxer e maglietta come me, mentre fuori il mondo è cristallizzato dal gelo, è un insulto alla politica energetica e, ancora peggio, al pianeta.
Il fatto è che l’estate scorsa nel mio condominio hanno installato le termovalvole; così ti arrivavano in casa due disgraziati che, più che due dipendenti dell’azienda manutentrice, sembravano due bifolchi convinti di aver acquistato la nuda proprietà dell’appartamento: arrivavano quando gli pareva, ci stavano quanto gli garbava e se ne andavano quando cazzo volevano.
Tagliavano i tubi col flessibile, impestavano tutto quanto e piazzavano la termovalvola, poi devastavano un’altra stanza.
Quando ho capito com’era la faccenda, gli ho detto di non presentarsi in casa mia. Così è arrivato un giovanotto educato con una cartelletta di documenti, mi ha chiesto una firma di rifiuto relativamente all’installazione delle termovalvole, l’ha ottenuta e se n’è andato.
E io non ho dovuto smontare un mobile fatto su misura per inglobare un radiatore, cosa che mi avrebbe portato via una giornata di lavoro, oltre a quella -se non “quelle”…- necessarie ai due Visigoti per mettere a ferro e fuoco casa mia.

Così a casa Bimbi/Dottordivago il liquido dell’impianto di riscaldamento fluisce senza impedimenti, alla stessa temperatura che nel blocco n° 3 di Fukushima.
Oddio, non che prima cambiasse molto: per mantenere a una temperatura umana gli appartamenti con le vecchie finestre, era necessario pompare l’impianto a un regime che a casa mia corrispondeva a 23/24°, grazie a finestre da ventesimo secolo.
Non ho ancora ricevuto la prima rata del riscaldamento: quanto pagherò non lo so ma se anche mi barbassero qualche cento euro in più dell’anno scorso, non credo di dover cambiare il mio stile di vita.
E per una volta lo stronzo lo faccio io.

Quando la passata “giunta Scagni” -Dio la sprofondi del più nero degli Inferni- aveva istituito la raccolta differenziata porta a porta, alcuni condomini del centro, praticamente senza cortile, abitati da caga-amaretti che ritengono molto figo vivere in un posto ricoperto da quattro dita di merda di piccione come le scogliere di guano del Cile, nonchè abitare lì e affittare un garage a due km di distanza da casa, hanno rifiutato il posizionamento dei cassonetti negli spazi comuni.
In una città normale, una giunta normale si domanderebbe dove questi signori pensino di abbandonare la loro merda, da noi no.
Così gli aristocratici residenti, tra cui alcuni miei conoscenti, se ne uscivano di casa nella “via bella” con il loro sacchettino in mano e depositavano le interiora di pesce e gli avanzi con vetro, plastica, carta e alluminio, rigorosamente mischiati, nei cestini in cui le persone normali mettono il pacchetto delle sigarette o la coppetta del gelato.

Io mi limito a starmene in boxer e maglietta e a pagare per il disturbo.
Quando verrà spento l’impianto, se mi manderanno due persone normali -non dico ragazzi come i miei, che fanno innamorare i clienti, dico due “normali”…- che vengono quando lo dico io e si comportano da cristiani, allora, eventualmente, potremo parlarne, anche perchè, nel frattempo, ho scoperto che lo smontaggio del famoso mobile è meno invasivo del previsto.

Sì, tranquilli: vi ho abbandonato per qualche giorno ma sono tornato, e sono sempre quell’adorabile testa di cazzo di una volta.

A proposito di teste di cazzo…
Ho molto apprezzato che durante la mia assenza un paio di voi abbia amabilmente conversato di minchiate calcistiche.
Ora, io sono un Gobbo per abitudine e nel corso dell’ultima partita della Juve che ho visto allo stadio, mi sono goduto Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi, Boniek e Platini.
E l’ultima discussione calcistica che mi ha visto protagonista è stata all’oratorio.
Però mi va di fare una considerazione: ho seguito la partita incriminata in un pub, con bistecca, patatine e Beck’s sul tavolo, il Cigno al fianco e ho visto due gol sacrosanti negati, uno ciascuno.
Ma per una settimana ho sentito solo i lamenti dei piangina milanisti, ai quali invidio il numero di trofei internazionali; purtroppo mi devo accontentare della nostra classe,

quella che ti fa conoscere la vittoria e la sconfitta e ti mette in grado di trattarle alla stessa maniera

anche se sembrerebbe che siamo più pratici di pareggi, almeno ultimamente…
E rassegnarmi alla nostra decadenza, vero Marcolino?

…E poi, a prescindere, chi chiama lo stadio con due parole latine e poi le pronuncia in inglese è la vera avanguardia della decadenza…

Potresti anche aver ragione ma solo se il giovane Agnelli e i Gobbi tutti andassero in giro pronunciando malamente il latinissimo nome; in realtà ho il sospetto che se per qualcuno lo Juventus Stadium è diventato “steidium”, probabilmente  è a causa dei giornalisti, forse gli stessi che pronunciavano “par condisio”, all’ammericana o che continuano a definire “giunior” chi viene dopo un “senior”.
Se fosse come dici, saremmo secondi ai rossoneri anche in tema di decadenza: siamo gli ultimi arrivati, dei bambini, rispetto a chi è nato già decaduto e da più di un secolo si è battezzato col nome dialettale della città (Milàn) ma con l’accento spostato (Mìlan), per farlo sembrare meno dialettale e più anglofono: vergogna delle proprie radici?
Peccato, per altro, che l’accento su “Milàn” la lingua inglese lo mette come il dialetto meneghino, sull’ultima sillaba: figurone su tutti i fronti.
E stiamo parlando della parte migliore della città: dei prescritti scudettati a tavolino che si nascondono dietro i morti, non parlo.
Odiosamente gobbo, vostro

Dottordivago
del-piero

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