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Archive for 29 febbraio 2012

Meritocrazia

Avevo già dato ►qui 1◄ sui genitori che perdono il sonno nel terrore che il figlio sedicenne -che quando è in montagna sembra un Alaskan Malamute- possa scivolare sul ghiaccio; ma solo andando a scuola, perchè quando è in giro a fare il pirla per i cazzi suoi, gli crescono le zampe artigliate e antiaffondamento come quelle degli orsi bianchi.
Poi siamo passati ►qui 2◄, e precisamente ai genitori che diventano burattini in mano ad un marmocchio dai primi vagiti fino alla pubertà. Poi, per fortuna, le cose cambiano e ne diventano schiavi.

Eh, sono finiti i bei tempi andati, quando essere genitori era un piacere…
Certo, ai tempi di Edipo poteva anche capitare che uno ammazzasse il proprio padre e poi si scopasse la propria madre, ovviamente dopo averla sposata, così nessuno aveva niente da ridire o che, ai tempi di Agrippina, tuo figlio Imperatore ti mandasse dei sicari a farti la festa.
Ma cosa vuoi che sia tutto ciò in confronto a uno che, alle tre della notte tra sabato e domenica, si alza dal divano sul quale sta dormendo e va a recuperare la figlia sedicenne fuori da una discoteca?
Per altro con la consapevolezza che fino a quel momento è stata in compagnia di “amici” che, come capitava a lui trent’anni prima, non vedono l’ora di tirarglielo nella pelle.

Amici miei coetanei -o anche più giovani- guardatevi allo specchio e domandatevi cosa avrebbe risposto trent’anni fa vostro padre ad una richiesta del genere…
Dice «Cambiano i tempi…»
No, i tempi sono sempre cambiati, dal Big Bang in poi: il fatto è che sono cambiate le teste. Le vostre, non la mia, che non mi sono riprodotto, e nemmeno quella dei giovani, che hanno sempre avuto una terrificante testa di cazzo con cui si è sempre confrontata la testa dei genitori, quella testa che appoggiava su quella cosa… come si chiamava? Ah, sì: spina dorsale.

Ditemi quello che volete, trovate mille scuse, mille ottime ragioni per giustificare un comportamento ingiustificabile, le so tutte. Potete anche convincere voi stessi ma non provateci con me; è sufficiente pensare che siete la prima generazione a totale disposizione dei figli.
Gente, parliamo di un centinaio di generazioni dopo Cristo, non due o tre.
Come diceva quello: «Provate a mangiare merda: miliardi di mosche non possono sbagliarsi tutte», voi provate a pensare come mai tutti i genitori che vi hanno preceduto si sono comportati diversamente da voi.
La risposta è “perchè è giusto così”.

Perchè è giusto che un genitore si sacrifichi per la salute, l’educazione e l’istruzione dei figli, cose sacrosante a cui ogni figlio avrebbe diritto.
Ma la discoteca resta un articolo voluttuario, per cui si può aggiustare da solo o rinunciare. 
Quindi se ci va per i cazzi suoi, va bene, sempre se se lo merita, sennò ciccia.
Se invece deve rovinarti l’unica notte della settimana in cui potresti andare a dormire senza puntare la sveglia e tu glielo consenti, allora te lo meriti.
Cioè, ti meriti il mio disprezzo, visto che se accetti certe situazioni significa che sei pure contento di farlo o quanto meno te ne convinci o, nelle situazioni più disperate, ti convinci che sia “per il suo bene”.
“Il suo bene” sarebbe avere un genitore equilibrato che non consideri il figlio ora un bamboccio, incapace di camminare sulla neve, ora un tiranno che pretende da te cose che tu non ti saresti mai immaginato di chiedere a i tuoi.

Poi ci sono questi esempi:

papino

E vai! Finalmente la svolta meritocratica, tipo quella che propugna la Lega favorendo la discesa in campo del Trota…
Oddio, un aspetto meritocratico la faccenda ce l’ha, nel senso che uno stronzo come Bossi si merita un figlio scemo come il Trota.

Qui, invece, il caso grave, anzi, i due casi gravi, sono il padre e la Facoltà, non la studentessa in questione.
Ora, è mai possibile che la valutazione di un lavoro per l’università dipenda dai “mi piace” su Feisbuk?
E ha un senso che un padre si attacchi al computer per chiedere una pirlata del genere ai suoi “amici” di Feisbuk? Pensa se durante quel pezzo di università che ho fatto avessi presentato un lavoro a mio padre dicendo: «Pa’, stasera, al bar, mentre giocate a carte, chiedi ai tuoi amici se ci scrivono sopra “complimenti, bravissimo, ottimo, bel lavoro” ecc ecc…

Ricordo benissimo un dialogo tra l’indimenticata professoressa Cremonini e una madre, credo la prima della new wave genitoriale. Allora se prendevi 4 eri un asino, non una vittima, ma quella mamma era molto avanti e, in occasione delle udienze, chiese all’insegnante di Lettere il perchè, la ragione dei 4 fissi su ogni tema del figlio, temi che lei, in modo assolutamente equo, trovava molto belli.
«Signora, suo figlio fa due o tre errori per riga…»
«Ma io do più importanza ai concetti…»
«Per i concetti c’è tempo, prima vorrei che imparasse a scrivere almeno indirizzo e saluti su una cartolina, senza errori…»
«Io non sono d’accordo!»
«Peccato che i voti li metta io. Pensi, mi pagano addirittura, per farlo. Ed ora, mi scusi ma c’è gente che aspetta…».
Chiusa la faccenda, oggi sarebbe materiale da Giudice di Pace.

papino

Mi sembra una gigantesca minchiata, è una cosa ancora più stupida del Televoto di Sanremo o del GF: almeno quelli servono a generare traffico telefonico e relativi guadagni. Ma quando hai raccolto cento “mi piace” cosa hai ottenuto? Cos’è, un gruppo di pressione? Una lobby?
E se ancora posso salvare l’insegnante, che -non vorrei pensare troppo bene-forse dà un aspetto ludico al compito per aumentare l’interesse degli studenti, proprio non riesco a capire il comportamento del padre. Non ha senso.

La mia è una generazione di crocerossine, nei confronti dei figli ventenni, e di padroni delle ferriere, nei confronti dei genitori settantenni, esattamente l’opposto di ciò che avrebbe senso fare. Invece…

Stai a casa da scuola, gioia, che nevica. Telefono alla nonna e, mentre domattina viene qui a lavare/stirare/riordinare, le dico di passare a prenderti la focaccia…

Portagli una merda, nonna, dammi retta.
Anche se in parte te la meriti, una figlia così. È colpa tua e della tua accondiscendenza se buona parte della mia generazione considera i genitori settantenni come degli animali da soma, dei baby sitter/autisti/governanti finchè riescono a stare in piedi.
Per poi cambiare registro quando non ce la fanno più, magari esagerando, tipo la paziente di Bimbi.

Per chi non lo sapesse, dicesi “Bimbi” la mia rispettabile signora, a causa di un’indole assolutamente pre-puberale.
Bimbi è impiegata part-time in uno studio medico intorno a cui gravitano almeno 11.000 mutuati, più i pazienti degli specialisti. Ne vede e ne sente di tutti i colori, si fa un fegato così, arriva alla sera che rischia la cistite perchè spesso non ha tempo di fare la pipì… ma le piace, non chiedetemi perchè ma le piace.
Comunque ogni tanto me ne racconta qualcuna bella, rigorosamente la situazione e non i personaggi, rispettando la privacy in modo ferreo: forse ha paura di trovare qualcosa qui sopra, come se io fossi uno che… Va beh.

Spesso mi parla di quanto spreco ci sia e di come i responsabili siano in primis i pazienti, che vorrebbero avere armadi pieni di medicinali e fare una tac ogni settimana, tanto sono esenti dal ticket, chi se ne fotte delle radiazioni…
L’altro giorno mi raccontava di una circa quarantacinquenne che si è presentata con una richiesta di un esame che non ricordo, una cosa che serve per valutare la condizione delle ossa, un esame costosissimo, se uno dovesse mai pagarlo.
Beh, mi sembra giusto: a quell’età un po’ di prevenzione per l’osteoporosi  potrebbe non essere tempo sprecato…
No, non era per lei.
Per chi?
Per la nonna, 94 anni: la nipote vuole sapere in che stato sono le ossa della nonna di 94 anni.

Devo aprire un centro analisi per quel tipo di accertamento:
«Vorrei sapere come sono le ossa di mia nonna»
«Certo, signora: sono cinquanta euro. Grazie, ecco la ricevuta. Quanti anni ha la nonna?»
«94»
«So’ mmarce, signo’! So’ mmarce, sempre se ce l’ha ancora, l’ossa… Avanti ‘n artrooo!…»

Dottordivago
ilpandadevemorire2

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